fotovoltaico – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 02 Nov 2016 09:01:22 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png fotovoltaico – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Tetti fotovoltaici, batterie casalinghe, auto elettriche: ecco la città solare di Tesla https://www.datamanager.it/2016/11/tetti-fotovoltaici-batterie-casalinghe-auto-elettriche-la-citta-solare-tesla/ Wed, 02 Nov 2016 14:01:03 +0000 http://www.datamanager.it/?p=112617 Tra qualche giorno ci sarà la fusione con SolarCity (attesa per il 27 novembre), intanto Elon Musk ha svelato il sistema a impatto zero che rivoluzionerà le nostre vite La scorsa settimana Elon Musk ha presentato i prossimi progetti di Tesla. No, non parliamo di automobili o di nuovi viaggi interspaziali (quelli li fa la SpaceX) […]

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Tra qualche giorno ci sarà la fusione con SolarCity (attesa per il 27 novembre), intanto Elon Musk ha svelato il sistema a impatto zero che rivoluzionerà le nostre vite

La scorsa settimana Elon Musk ha presentato i prossimi progetti di Tesla. No, non parliamo di automobili o di nuovi viaggi interspaziali (quelli li fa la SpaceX) ma di come sarà presto possibile cambiare il proprio modo di vivere puntando sulle energie rinnovabili. Già nel portafoglio dell’azienda ci sono delle batterie ricaricabili, in grado di soddisfare in parte il fabbisogno di una famiglia, ma la soluzione, chiamata Powerwall, va comunque agganciata a un sistema di accumulo energetico indipendente, da adattare e modellare sulle proprie esigenze.

Il nuovo concetto di sostenibilità

La novità è proprio questa, assieme alla seconda generazione di Powerwall, Musk ha presentato anche il concept di tetti fotovoltaici, un “hardware” nato proprio per dialogare con le batterie della casa. Il sogno americano disegnato dal lungimirante imprenditore è questo: una famiglia che vive in un appartamento con un tetto dotato di pannelli solari, che invia l’energia ricevuta alle Powerwall presenti in casa, tra cui un accumulatore in garage, che va dritto a ricaricare una Tesla, ovviamente. Al di là del veicolo, non alla portata di tutti, la soluzione energetica dovrebbe invece adottare una politica di abbattimento dei costi importante. Ad oggi non è dato sapere quale sia il suo prezzo né la disponibilità nei vari paesi ma l’obiettivo finale è di rendere i rivestimenti economici, resistenti e più belli di quelli attuali. Per questo, Tesla punta su quattro design differenti: tuscan glass, slate glass, textured glass e smooth glass. Vada per il bene del pianeta e dell’economia famigliare, ma anche il design vuole la sua parte.

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Tesla con Panasonic per produrre energia rinnovabile https://www.datamanager.it/2016/10/tesla-panasonic-produrre-energia-rinnovabile/ Tue, 18 Oct 2016 09:17:10 +0000 http://www.datamanager.it/?p=111594 Negli USA le due compagnie realizzeranno celle fotovoltaiche modulari per fornire energia pulita a consumatori privati e aziende Un accordo non vincolante ma esistente. Quello avviato da Tesla e Panasonic è un progetto che ha il fine di allargare l’utenza in grado di sfruttare l’energia rinnovabile prodotta da celle fotovoltaiche, per il momento solo in […]

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Negli USA le due compagnie realizzeranno celle fotovoltaiche modulari per fornire energia pulita a consumatori privati e aziende

Un accordo non vincolante ma esistente. Quello avviato da Tesla e Panasonic è un progetto che ha il fine di allargare l’utenza in grado di sfruttare l’energia rinnovabile prodotta da celle fotovoltaiche, per il momento solo in una zona di Buffalo, nello stato di New York. Secondo i punti della partnership, Tesla userà celle e moduli in un sistema di accumulo che potrà operare senza soluzione di continuità con dispositivi Powerwall e Powerpack, realizzati dalla stessa Tesla. Il ruolo di Panasonic in tale contesto prevede l’acquisto delle celle installate, così da “commercializzarle” secondo le proprie strategie. Un particolare interessante della collaborazione è che, tra le attività da svolgere in cooperazione vi è anche qualcosa che riguarda i veicoli elettrici, anche se non è chiaro con quale impegno da parte della giapponese, che è novizia del mondo automotive.

Città della luce

JB Straubel, CTO e co-fondatore di Tesla, ha affermato in occasione dell’annuncio: “Siamo entusiasti di poter estendere la nostra partnership con Panasonic nell’ottica di concretizzare le idee di SolarCity (con la quale Tesla si è fondata). Lavorando insieme, produrremo celle e moduli per l’accumulo di energia solare a costi ridotti e di alta qualità”. L’obiettivo di Tesla, di creare una città che sia realmente sostenibile, va avanti senza sosta. Proprio con SolarCity, Elon Musk potrà accelerare l’adozione di strumenti innovativi per migliorare l’accesso ai servizi a impatto zero. La compagnia di cui fa parte la divisione che costruisce la Model S, non è nuova a un accordo con Panasonic. Tra le due l’amore era già sbocciato con Gigafactory, la più grande fabbrica di produzione di batterie agli ioni di litio.

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I tempi cambiano: la Route 66 diventa fotovoltaica https://www.datamanager.it/2016/06/tempi-cambiano-la-route-66-diventa-fotovoltaica/ Tue, 28 Jun 2016 09:49:00 +0000 http://www.datamanager.it/?p=104366 La madre di tutte le strade ospiterà pannelli solari in una porzione del Missouri, con lo scopo di ripagare i lavori di ristrutturazione La Route 66 è nell’immaginario collettivo, non solo di chi sfoggia una t-hisrt a tema o un adesivo appicciato sul retro della propria auto. Il motivo è semplice: la strada, aperta nel […]

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La madre di tutte le strade ospiterà pannelli solari in una porzione del Missouri, con lo scopo di ripagare i lavori di ristrutturazione

La Route 66 è nell’immaginario collettivo, non solo di chi sfoggia una t-hisrt a tema o un adesivo appicciato sul retro della propria auto. Il motivo è semplice: la strada, aperta nel 1926, collega l’est degli Stati Uniti all’ovest, una sorta di ponte funzionale per milioni di automobilisti, americani e non. La sua fama è sempre stata alta anche se la beat generation e i racconti di Jack Kerouac hanno contribuito a far crescere la leggenda. Adesso una porzione che interessa il territorio del Missouri potrebbe cambiare, seguendo così la logica dei tempi. Il progetto di Solar Roadways, con base in Idaho, punta a installare pannelli fotovoltaici lungo il cammino per produrre energia.

A cosa serve

Energia per far cosa? Proprio il Missouri ha necessità di adeguare alcune strade interne con dei lavori che potrebbero costare un bel po’ di dollari. L’idea di Solar Roadways sarebbe dunque quella di produrre energia da rivendere, sfruttando il passaggio del sole sulla Route 66. Grazie a pannelli in vetro temperato ad alta resistenza, lo stato assicurerà l’immagazzinamento di luce utilizzando l’illuminazione a LED rifrangente per mostrare la segnaletica e avvisi. Nella pratica dunque cambierà ben poco, la porzione di autostrada interessata potrebbe dare un po’ nell’occhio, almeno rispetto al resto ancora privo di pannelli, ma il fine è più che lodevole: ottimizzare i costi di rifacimento grazie ad un aiutino “dall’alto”. Il fotovoltaico integrerà le più recenti tecnologie in materia, vista la costruzione antiabrasiva e autopulente e alla presenza di diodi che assicurano un alto grado di ricezione solare.

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Babcock Ranch, la prima città al 100% green https://www.datamanager.it/2016/05/babcock-ranch-la-citta-al-100-green/ Fri, 20 May 2016 17:30:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=101962 Babcock Ranch, in Florida, sarà la prima città a sfruttare totalmente l’energia solare per alimentare abitazioni e servizi pubblici Il sogno di un mondo davvero ecosostenibile sta per realizzarsi in Florida e più precisamente a Babcock Ranch, la prima città alimentata totalmente da fonti rinnovabili come l’energia solare. Il complesso è stato progettato da Syd Kitson, proprietario dell’agenzia […]

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Babcock Ranch, in Florida, sarà la prima città a sfruttare totalmente l’energia solare per alimentare abitazioni e servizi pubblici

Il sogno di un mondo davvero ecosostenibile sta per realizzarsi in Florida e più precisamente a Babcock Ranch, la prima città alimentata totalmente da fonti rinnovabili come l’energia solare. Il complesso è stato progettato da Syd Kitson, proprietario dell’agenzia immobiliare che ha acquistato i terreni dove sorgerà la smart city al 100% green.

Babcock Ranch potrà ospitare 50mila abitanti distribuiti in 19mila appartamenti ognuno dotato di pannelli per raccogliere l’energia solare. Tutti gli edifici della città, dal municipio all’ospedale fino alle scuole e gli uffici, sanno alimentati tramite il fotovoltaico. Per migliorare la gestione e l’efficienza delle risorse verrà realizzato un network per l’energia solare che la ridistribuirà in modo equo per garantire a tutti il consumo necessario alle proprie attività quotidiane. I mezzi pubblici a propulsione ibrida saranno anch’essi dotati di pannelli solari, che forniranno energia anche all’illuminazione pubblica. Un appartamento a Babcock Ranch costerà tra i 200mila e gli 800mila dollari. I primi 1.100 alloggi saranno pronti per il 2017.

Negli Stati Uniti è già presente un progetto che permette di ridistribuire l’energia solare tra centinaia di case sparse anche in stati diversi. L’elettricità in eccesso prodotta dai pannelli può essere acquistata anche da coloro che non possiedono questa tecnologia con un discreto vantaggio non solo per l’ambiente ma anche per i costi in bolletta.

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Pannelli solari che trasformano la pioggia in energia https://www.datamanager.it/2016/04/pannelli-solari-trasformano-la-pioggia-energia/ Wed, 13 Apr 2016 09:38:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=98956 Alcuni ricercatori cinesi hanno sviluppato pannelli solari che grazie al grafene producono energia anche con la pioggia Uno dei problemi maggiori dei pannelli solari è la gestione del proprio rendimento energetico. Fenomeni come la nebbia o un temporale ne riducono notevolmente la produzione ma il problema potrebbe essere risolto a breve. I ricercatori dell’università cinese […]

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Alcuni ricercatori cinesi hanno sviluppato pannelli solari che grazie al grafene producono energia anche con la pioggia

Uno dei problemi maggiori dei pannelli solari è la gestione del proprio rendimento energetico. Fenomeni come la nebbia o un temporale ne riducono notevolmente la produzione ma il problema potrebbe essere risolto a breve. I ricercatori dell’università cinese di Qingdao hanno realizzato un sistema fotovoltaico in grado di produrre energia anche con la pioggia.

I pannelli solari sviluppati dagli scienziati cinesi sono ricoperti da un microstrato di grafene. Gli elettroni presenti su questa superficie producono una reazione con gli ioni di calcio, sodio e altri elementi presenti nella pioggia e permettono alla cella di sfruttare la differenza di carica per accumulare energia elettrica. I primi test su questi pannelli solari hitech sono stati realizzati con acqua salata artificialmente e lasciano comunque presagire un futuro sviluppo. I pannelli solari hanno attualmente un’efficienza introno al 6,5% ma fra qualche anno la percentuale potrebbe diventare molto più significativa.

Negli ultimi anni sono stati fatti enormi passi avanti nel settore del fotovoltaico. Un’azienda della Corea del Sud ha realizzato dei pannelli solari stampati in 3D dimensioni che riducono il costo di produzione di questa tecnologia. In Finlandia le celle fotovoltaiche vengono addirittura inserite nella carta da parati mentre la Cina sta pensando di spedirle nello Spazio per aumentarne l’efficienza.

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Google spinge ancora sulle energie rinnovabili https://www.datamanager.it/2015/12/google-spinge-ancora-sulle-energie-rinnovabili/ Thu, 03 Dec 2015 14:45:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=90321 Google ha quasi raddoppiato la quantità di energia prodotta da fonti rinnovabili per alimentare i suoi data center Google fin dalla costruzione del suo primo data center ha sempre voluto utilizzare solo fonti di energia rinnovabili. L’azienda di Mountain View, che ha brevettato una nuova tecnologia per le sue Google Car, ha oggi annunciato un […]

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Google ha quasi raddoppiato la quantità di energia prodotta da fonti rinnovabili per alimentare i suoi data center

Google fin dalla costruzione del suo primo data center ha sempre voluto utilizzare solo fonti di energia rinnovabili. L’azienda di Mountain View, che ha brevettato una nuova tecnologia per le sue Google Car, ha oggi annunciato un nuovo progetto green che la renderà una fra le aziende più sostenibili a livello globale. Big G ha chiuso diversi accordi che le permetteranno di aggiungere ulteriori 842 megawatt di energia prodotta da fonti a impatto zero per alimentare i suoi data center. L’elettricità prodotta con eolico e fotovoltaico proviene da impianti in Svezia, Cile e altri parti del mondo. Grazie a questa nuova iniziativa, Google raddoppierà la sua capacità di energia rinnovabile che si attesta attualmente a 2 gigawatt. Il progetto permette di fare un enorme passo avanti verso l’obiettivo di alimentare il 100% dei suoi sistemi con energia prodotta da fonti pulite entro il 2025.

Anche Apple è da tempo molto attenta alla sostenibilità ambientale. L’azienda di Cupertino è stata più volte premiata da Greenpeace per il suo lavoro nei confronti dell’ambiente e ha investito una somma ragguardevole nella realizzazione di un impianto a Singapore totalmente green.

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Inaugurata la “nanofabbrichètta” https://www.datamanager.it/2015/09/inaugurata-la-nanofabbrichetta/ Fri, 18 Sep 2015 12:48:39 +0000 http://www.datamanager.it/?p=82805 Il Politecnico di Milano apre le porte di PoliFAB, innovativa struttura aperta e pay-per-use rivolta a ricercatori e nuovi imprenditori delle micro e nanoscale Anche Milano, dopo analoghe installazioni a Torino e a Trento, ha una sua struttura con camera bianca e altri ambienti e strumentazioni per avanzate attività di ricerca e prototipizzazione alle micro […]

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Il Politecnico di Milano apre le porte di PoliFAB, innovativa struttura aperta e pay-per-use rivolta a ricercatori e nuovi imprenditori delle micro e nanoscale

Anche Milano, dopo analoghe installazioni a Torino e a Trento, ha una sua struttura con camera bianca e altri ambienti e strumentazioni per avanzate attività di ricerca e prototipizzazione alle micro e nanoscale su materiali diversificati. La struttura, circa 400 metri quadri suddivisi in due aree distinte (per gli addetti ai lavori la classificazione, in ordine di livelli di impurità nell’aria, è ISO 06 per la “yellow room” e ISO 08 per la zona grigia), dove si potrà usufruire di strumentazioni per litografia ottica e a fascio di elettroni, incisione chimica umida e ionica a secco, deposizione di film di materiali, caratterizzazione, deposizione di contatti, microscopia a forza atomica. Insomma, una vera e propria officina dove non si lavora con viti e bulloni, ma ai livelli dei singoli atomi. La struttura, il nuovo Polifab, è ospitata nel mitico “Cremlino”, l’edificio con due torri a cuspide all’interno del Campus Leonardo.


#PoliFAB Andrea Lacaita @polimi : «Puntare sulla ricerca per crescere»
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Dietro PoliFAB e i suoi obiettivi virtuosi c’è una storia di intelligente riconversione di attrezzature, capace di ricompensare – addirittura con un buon margine di profitto – un territorio che negli ultimi anni ha assistito alla chiusura o alla riconversione di diversi spazi di ricerca privata industriale. Del resto, lo ha sottolineato lo stesso rettore del Politecnico, Giovanni Azzone, osservando che in Lombardia si può e si deve ancora scommettere sulle aziende di produzione high-tech, ma una partita del genere richiede il pieno coinvolgimento di una potenza accademica come il Politecnico e le altre università, che non possono più restare isolate. Le apparecchiature che oggi vengono messe a disposizione, in modalità open e pay-per-use, anche ai ricercatori e alle imprese esterne al Politecnico, sono quelle ereditate dai Pirelli Labs, una società che nella stessa periferia di Milano, che aveva visto nascere brand come Breda e Falck, era riuscita, negli anni 90 del secolo scorso, a raggiungere eccellenti traguardi nel campo della fotonica.

Dare valore alla ricerca

Un nobile predecessore di PoliFAB, hanno spiegato i partecipanti del panel di presentazione, è la Fondazione Cife, creata cinque anni fa, in collaborazione con Cnr, Fondazione Politecnico di Milano e Gruppo Pirelli & C, che insieme hanno dato vita a una organizzazione non-profit per la promozione, il trasferimento, la valutazione e la valorizzazione della ricerca nel settore della fotonica applicata alle energie rinnovabili. PoliFAB compie un decisivo passo avanti, come ha spiegato il direttore della “nanofabbrica”, Andrea Lacaita, docente del dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria al Politecnico di Milano. «PoliFAB non è solo una palestra per ricercatori, ma un luogo attrezzato dove è possibile arrivare già oltre le prime fasi della prototipizzazione, lavorando su quelle che vengono definite “pre-serie” qualificate per la produzione in volume». Anche in questo caso Pirelli, anzi i Pirelli Labs, si inseriscono nel contesto di questa nuova iniziativa, mettendo a disposizione un insieme di macchine e strumenti che superano i cinque milioni di euro di valore complessivo e assicurano a PoliFAB una notevole continuità operativa. Al PoliFAB non si entra in concorrenza con i big dei microprocessori, ma Lacaita assicura che è possibile scendere dai micron fino ai dettagli di 20 nanometri. Un limite di tutto rispetto, specie considerando la varietà di lavorazioni e materiali di cui PoliFAB potrà farsi carico. Anche per come sono state impostate le modalità di accesso alla struttura, è chiara fin dall’inizio la volontà di agire da stimolo nel trasferimento di conoscenze e nel delicato – e finora difficile – passaggio da una imprenditorialità basata essenzialmente sul software alle forme di produzione industriale più adatte all’economia digitale. «L’assoluta maggioranza delle startup lavora con i bit – precisa Lacaita – noi vogliamo mettere a disposizione dei nuovi imprenditori gli strumenti necessari per lavorare sugli atomi. Il software va bene, ma è importante anche riuscire a costruire l’hardware del futuro». PoliFAB funzionerà quindi sia come laboratorio condiviso tra tutti i dipartimenti del Politecnico sia come struttura autonoma capace di operare per conto terzi in modalità completamente “as a service” o accogliendo direttamente al proprio interno ricercatori e tecnici di aziende e istituzioni che ne facciano richiesta. In quest’ultimo caso, sono previste anche attività di formazione e certificazione del personale che dovrà accedere alle “cleanroom”, ma che potrebbe non aver mai maturato esperienze di lavoro in ambienti così particolari.


#PoliFAB Andrea Lacaita @polimi : «L’innovazione per una nuova economia 4.0»
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La cultura del “nanofare”

Proprio perché PoliFAB nasce anche dall’accentramento di gruppi di ricerca attivi in altre aree del Politecnico, la visita organizzata dopo il taglio del nastro, in occasione dell’inaugurazione, è avvenuta in stanze già affollate di tecnici, tutti rigorosamente bardati in tute, calzari e cuffie protettive. Oggi, PoliFAB funziona a pieno regime e ospita diverse attività finalizzate in collaborazione con grandi aziende o con i finanziamenti europei.

Le lavorazioni spaziano dai sofisticati memristor – componenti che memorizzano i flussi di corrente che li hanno attraversati e potrebbero essere alla base di memorie, circuiti logici e persino di architetture computazionali che imitano i processi neuronali (Intel e HP sono già impegnate in intense ricerche in quest’ambito) – ai “laboratori” su singolo chip, che sfruttano sofisticate micro-tubazioni incise su vari supporti per mettere in evidenza la presenza di determinate sostanze su scala molecolare. Un modo per consentire la diagnosi anticipata e molto rapida, di malattie virali e oncologiche. Uno dei progetti in corso è Eschilo, un Lab-on-chip per il riconoscimento delle mutazioni geniche portatrici di tumori che potrebbe aprire la strada alla diagnostica precoce e low-cost in campo oncologico (questo è un progetto finanziato da Fondazione Cariplo che vede come partner il Politecnico, l’Istituto FIRC di oncologia molecolare, Euroclone e STMicroelectronics).

Altri gruppi lavorano con diversi obiettivi in campo medico e fotonico, sui componenti per la spintronica (una sorta di elettronica 2.0 che sfrutta anche la dimensione dello spin, o “momento magnetico” dell’elettrone oltre che la sua carica elettrica) o su applicazioni promettenti come il rilevamento “non invasivo” del passaggio di luce nelle fibre ottiche. La possibilità di misurare il passaggio della luce senza interrompere fisicamente il mezzo porterà a significativi miglioramenti nel settore della fotonica, tanto da aver coinvolto un partner come Huawei. Grazie al PoliFAB e alla cultura del “nanofare”, l’area milanese potrebbe insomma tornare a essere un punto di riferimento europeo di una nuova economia della produzione.

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Environment Park: tecnologia e ambiente al servizio del business https://www.datamanager.it/2015/06/environment-park-tecnologia-e-ambiente-al-servizio-del-business/ Wed, 17 Jun 2015 09:35:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=76888 In visita al Parco Scientifico di Torino, trasformato da area industriale in declino a centro d’eccellenza del terziario avanzato Il Parco Scientifico e Tecnologico per l’Ambiente di Torino, Environment Park, è una delle eccellenze italiane quando si parla di innovazione e sviluppo al servizio delle imprese. Lo andiamo a visitare in una mattina di sole […]

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In visita al Parco Scientifico di Torino, trasformato da area industriale in declino a centro d’eccellenza del terziario avanzato

Canavesio
Davide Canavesio, Amministratore Delegato di Environment Park

Il Parco Scientifico e Tecnologico per l’Ambiente di Torino, Environment Park, è una delle eccellenze italiane quando si parla di innovazione e sviluppo al servizio delle imprese. Lo andiamo a visitare in una mattina di sole e siamo accolti da Davide Canavesio, Amministratore Delegato, Davide Damosso, Direttore Innovazione e Sviluppo del Parco e Davide Suppia, Director della Divisione Networks Services di Colt Italia, azienda di telecomunicazioni e servizi IT di cui ci siamo occupati in un altro servizio, e che ha organizzato la nostra visita, facendoci incontrare i vertici amministrativi del Parco. EnviPark è un’azienda S.p.A. ad azionariato pubblico partecipata da Finpiemonte, dagli enti locali (Comune, Città Metropolitana, Camera di Commercio, Unione Industriale di Torino) e alcune aziende private (Amiat, Iren Energia, Smat). Envipark nasce nel 2000, sviluppando la sua attività su due pillar principali: innovazione e sviluppo da una parte, servizi immobiliari dall’altra. “Svolgiamo la funzione di ‘agenzia’ di supporto all’innovazione, in alcuni settori chiave individuati come strategici: green building, plasma nano-tech, green chemistry, advanced energy, ovvero produzione e stoccaggio di energia, clean tech. Oltre a questo offriamo anche spazi fisici per ospitare aziende tecnologiche. Disponiamo infatti di una proprietà che si estende per 100.000 metri quadri con uffici di una sessantina di compagnie”, spiega Davide Damosso, che ci accompagna durante la visita al Parco.

“Supporto alla pubblica amministrazione per i piani di efficientamento energetico, leadership nel settore delle clean technologies, implementazione delle partnership con aziende ed enti di ricerca: questi i punti di forza di Environment Park, che raggiunge quest’annoi 15 anni di attività” ha specificato l’amministratore delegato Davide Canavesio. “Puntiamo fortemente sul settore dell’energia e in questo senso abbiamo recentemente realizzato progetti promettenti per il futuro del Parco e delle aziende ad esse collegate”.

Ieri Ferriere Fiat, oggi green architecture

La struttura dedicata agli uffici della direzione è un’ampia costruzione che ospita anche un centro congressi, dove si tengono le lezioni dei corsi di informatica del Politecnico. E’ un centro servizi realizzato in legno, secondo concezioni moderne del costruire eco-sostenibile. Si proietta decisamente verso il futuro ma non dimentica il passato. Un passato all’insegna dell’industria siderurgica, quando qui c’erano le Ferriere Fiat che lavoravano il ferro e l’acciaio per produrre la lamiera delle macchine. L’area industriale, caduta in declino dopo gli anni del boom economico, è stata dismessa alla fine del decennio 1980. La struttura metallica che adesso è puro elemento decorativo del centro servizi, richiama quella storia. “Le Ferriere occupavano in tutto 1 milione e mezzo di metri quadri, vicino al centro di Torino. Il Parco è un caso esemplare di green architecture a livello internazionale. Si tratta di un vero e proprio laboratorio di recupero urbanistico. Abbiamo investito 3 milioni di Euro in opere di bonifica ambientale, per poter costruire EnviPark.”. L’impatto ambientale è ridotto al minimo, in conseguenza dell’adozione di specifici criteri estetico-paesaggistici e funzionali. Tutti gli edifici sono coperti di verde, come le tasche di prato che rivestono i tetti. Anche l’energia è prodotta in modo eco-sostenibile.

Energia pulita, fotovoltaico e idroelettrico

“Tutti gli edifici sono teleriscaldati e teleraffrescati da una centrale che si trova qui vicino, e che viene alimentata da cippato di legno per produrre il caldo in inverno. Siamo carbon-neutral, con soluzioni particolarmente innovative per i tempi in cui sono state pensate, una quindicina di anni fa”, spiega Davide Damosso. Un canale d’acqua che si stacca dalla Dora fornisce energia elettrica, grazie a una centrale in grado di produrre 300 kilowatt, e viene venduta alla rete. Passa attraverso un canale sotterraneo e salta un dislivello di 5,5 metri per alimentare i generatori. Una parte dell’acqua invece non viene utilizzata in turbina ma viene destinata al free-cooling nella mezza stagione, quando il clima comincia a scaldarsi. Dopo aver raffrescato i gruppi frigo, l’acqua torna infine nella Dora. Lo stesso sistema viene usato anche da  Colt per raffreddare il data center durante tutto l’anno. Accanto al centro servizi si trova un’installazione di pannelli fotovoltaici da 17 kilowatt, che alimentano alcune utenze adiacenti.

Centro Servizi
Centro Servizi

I laboratori: dalle tecnologie al plasma…

“L’attività svolta all’interno dei laboratori avviene in collaborazione con le aziende che hanno qui i loro uffici, si tratta quindi di servizi a supporto dell’innovazione industriale e tecnologica”, prosegue Damosso. Il primo laboratorio di EnviPark che visitiamo si occupa delle applicazioni del plasma, di cui il Parco ha depositato il brevetto. L’obiettivo è lavorare sulla superficie dei materiali per migliorarne le proprietà, abilitando molti tipi di applicazioni. Si va dal packaging ai tessuti, alle lastre di policarbonato o di legno. “Utilizziamo macchine che lavorano su superfici planari – ci spiegano i tecnici del laboratorio – e modificano unicamente lo strato nanometrico superficiale, non l’intero volume del materiale. Particelle infinitesimali ad altissima energia impattano contro la superficie, alterando le caratteristiche del ‘bersaglio’”. Con questa tecnologia si può ad esempio fare in modo che un colorante penetri meglio nel tessuto da tingere, risparmiando sulla quantità di colore da usare, oppure che le solette da sci assorbiscano sciolina per più tempo, migliorando le performance degli atleti in gara. “Abbiamo trattato per un cliente grosse quantità di lana in uno stabilimento industriale, nelle fasi di finissaggio, per migliorare alcune caratteristiche dei capi risparmiando sull’uso dei coloranti e riducendo anche l’impatto ambientale. Abbiamo lavorato con un tintore biellese, professionisti esperti che richiedono gli standard di qualità più elevati al mondo. Con la nostra tecnologia, siamo riusciti a soddisfare pienamente le aspettative”.

… all’idrogeno per veicoli e data center

La visita continua nel laboratorio dove si effettuano prove sulle pile a combustibile e le batterie. Le pile a combustibile sono generatori elettrochimici che producono energia in corrente continua. Vengono alimentate a idrogeno e generano energia elettrica, come prodotto di scarto solo acqua. Sono destinate sia ad applicazioni mobili che fisse. Gli autobus ad esempio, ma anche alcuni modelli di auto fabbricate da Toyota e Hyundai, funzionano con queste batterie. Tra le applicazioni fisse invece, una delle più interessanti è la generazione elettrica in situ, per gruppi di continuità o alimentazione ausiliaria per stazioni di telecomunicazione mobili o anche data center. “I sistemi ibridi di Toyota, le fuel cell, sono in fase di introduzione proprio in questi mesi in California e in Giappone. In Italia la tecnologia c’è, ma si tratta di costruire l’infrastruttura, i distributori di idrogeno”, commenta Damosso. Le pile a combustibile si alimentano a idrogeno e aria e generano elettricità, ma possono anche funzionare a fase opposta, ovvero alimentarsi ad acqua e fornire idrogeno ed energia elettrica. “Le installazioni off-grid possono prevedere un pannello fotovoltaico o un mini impianto eolico, producendo idrogeno o elettricità. Se c’è comunque connessione alla rete, quando la corrente dovesse saltare, il dispositivo, che stava producendo idrogeno, ora darebbe corrente. Sono installazioni particolarmente interessanti anche nei paesi in via di sviluppo, per favorire soluzioni tecnologiche nuove in contesti difficili”.

Biogas e chimica verde

Passiamo poi a vedere due impianti pilota per il trattamento della biomassa. Il primo “digerisce” la materia in ambiente anaerobico, producendo biogas (metano, biometano e idrogeno) grazie al lavoro di alcuni tipi di batteri. L’impianto simula le situazioni che si potranno poi trovare in ambienti grandi, nelle applicazioni industriali, e permette di studiare il comportamento dei batteri quando vengono nutriti con varie qualità di biomassa. Il secondo impianto invece è destinato al pre-trattamento di particolari biomasse che non possono venire digerite facilmente dai batteri, come la paglia. Si tratta quindi di disintegrare la struttura molecolare per facilitare l’azione batterica, e questo avviene all’interno del laboratorio con tre tecniche diverse: a livello fisico, portando il materiale a 30 atmosfere di pressione e poi riducendola istantaneamente, in modo da farla “esplodere” e spaccare i legami molecolari; a livello chimico e infine a livello biologico. “La normativa oggi in Italia sta per consentire l’immissione del metano nella rete, oppure l’utilizzo per alimentare i veicoli. Tra poco si comincerà ad avere disponibile del gas che non proviene più da fonti fossili, ma rinnovabili. Le applicazioni riguardano l’industria petrolifera, chimica, nutraceutica e tutto il ramo della ‘chimica verde’. Qui in laboratorio utilizziamo tecnologie standard dell’industria di processo, applicandole al cleantech. Si tratta in sostanza di estrarre valore dai rifiuti, prima di buttarli via”.

Data center Colt
Il data center Colt

Il data center di Colt e gli open day aperti al pubblico

L’ultima tappa della nostra visita è il data center di Colt, che ci viene mostrato da Francesco Delfino, Site Manager. Il data center è stato costruito nel 2001, ed è stato realizzato rispettando i più importanti parametri di ridondanza Tier 3, che fornisce una disponibilità di servizio pari al 99,98% per poter intervenire sui sistemi tecnologici senza compromettere il sevizio fornito al cliente finale. “Il data center è dotato di 2 trasformatori da 1600KVA in configurazione 2N, 2 gruppi elettrogeni in configurazione N+1 e UPS da 800KVA – Uninterruptible Power Supply – in configurazione 2N; tutto questo per garantire continuità di servizio ai nostri Clienti anche in caso di mancanza dell’energia elettrica per brevi o lunghi periodi, da parte del Fornitore”, ci spiega Delfino. Tutte le alimentazioni dei sistemi nel data center sono realizzate con ridondanze da 2,3 a 4,6 kilowatt per rack; la sala Dati, nel suo complesso, occupa una superficie di 450 metri quadri, atta ad ospitare circa 200 rack. L’impianto è comunque già predisposto per future espansioni. “Uno degli aspetti più interessanti del mio lavoro – commenta il Site Manager – è proprio mostrare ai clienti i sistemi tecnologici per gestire i loro dati. Colt organizza open day ma anche visite per i singoli clienti, che vogliono vedere in prima persona le strutture alle quali poi affideranno parte del loro business. Penso che sia importante aprirsi al pubblico quanto più possibile, mettendo in luce le proprie eccellenze, e l’azienda sta facendo proprio questo puntando anche sul data center come elemento di grande rilievo per offrire servizi di altissima qualità”.

EnviPark in pillole

Numero di aziende: 64

Numero addetti: 697

Fatturato complessivo: €162.213.689

Settori di attività: ambiente, energia, biotech, Ict, meccatronica, servizi (incluso formazione, certificazione, HR per le imprese)

Dati 2000-2015: aziende insediate: 209; 178 pmi, 24 grandi imprese, 7 organismi pubblici di ricerca, 67 start-up nate nel Parco, ricavi per 27,3 M€, attività svolte per oltre 40 M€, 43 M€ di investimento in R&I

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SolarMill, l’impianto domestico che unisce eolico e solare https://www.datamanager.it/2015/06/solarmill-limpianto-domestico-che-unisce-eolico-e-solare/ Thu, 04 Jun 2015 13:43:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=75816 SolarMill è un sistema che attraverso l’uso simultaneo di pannelli fotovoltaici e turbine eoliche consente di produrre energia pulita Il surriscaldamento globale e l’inquinamento stanno mettendo a serio rischio la nostra sopravvivenza sulla Terra e diventa quindi sempre più necessario trovare fonti di energia pulite e rinnovabili. L’azienda statunitense WindStream Technologies ha creato una tecnologia […]

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SolarMill è un sistema che attraverso l’uso simultaneo di pannelli fotovoltaici e turbine eoliche consente di produrre energia pulita

Il surriscaldamento globale e l’inquinamento stanno mettendo a serio rischio la nostra sopravvivenza sulla Terra e diventa quindi sempre più necessario trovare fonti di energia pulite e rinnovabili. L’azienda statunitense WindStream Technologies ha creato una tecnologia chiamata SolarMill che unisce un impianto fotovoltaico domestico ad uno eolico. Questo sistema consente di compensare la mancanza di vento per con la raccolta dell’energia solare e viceversa.

SolarMill: sole e vento insieme per salvare il Pianeta

SolarMill è stato pensato per aree dove l’elettricità è assente o ha costi poco competitivi. Il sistema può essere installato sui tetti delle case e ha un peso di 170 kg. I tre moduli fotovoltaici di cui è dotato producono 300 W di energia mentre le tre micro turbine eoliche consentono di raccogliere altri 300 W aggiuntivi. In totale SolarMill ha una potenza complessiva stimata di 1,2 kW. I due sistemi si attivano alternativamente a seconda delle condizioni atmosferiche. I pannelli fotovoltaici raccolgono energia in assenza di vento mentre le turbine eoliche lavorano durante la notte o con il brutto tempo.

Recentemente l’interesse dei cittadini verso uno sviluppo sostenibile anche in ambito domestico è cresciuto esponenzialmente. In Italia è nata una cooperativa solare per condividere in 13 Regioni diverse l’elettricità raccolta tramite i pannelli fotovoltaici di un unico impianto. Un progetto simile, chiamato Solar Sharing Network, è stato realizzato anche negli Stati Uniti.

 

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Energia solare, in California inaugurato l’impianto più grande del mondo https://www.datamanager.it/2015/02/energia-solare-in-california-inaugurato-limpianto-grande-mondo/ Thu, 12 Feb 2015 13:59:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=69549 Si tratta del più grande impianto solare mai realizzato su suolo pubblico: è il Desert Sunlight Solar Farm, inaugurato e gestito da First Solar in California Il mega impianto ha una capacità record da 550 MW, per 16 chilometri quadrati di pannelli solari, che che andranno a coprire il fabbisogno energetico di oltre 160 mila […]

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Si tratta del più grande impianto solare mai realizzato su suolo pubblico: è il Desert Sunlight Solar Farm, inaugurato e gestito da First Solar in California

Il mega impianto ha una capacità record da 550 MW, per 16 chilometri quadrati di pannelli solari, che che andranno a coprire il fabbisogno energetico di oltre 160 mila famiglie americane.

300mila tonnellate in meno di CO2

Inaugurato dal segretario degli Interni americano, Sally Jewell, l’impianto prevede il funzionamento di oltre 8 milioni di pannelli, per la maggior parte moduli fotovoltaici cristallini. In minima parte invece Desert Sunlight Solar è costituito da pannelli a film sottile fatti con tellururo di cadmio (CdTe), prodotti dalla First Solar. Il fotovoltaico sta diventando una fonte di energia diffusa e in forte crescita nei mercati emergenti, così come la realizzazione di sistemi innovativi per sfruttare l’energia solare, come la pista ciclabile con pannelli solari ad Amsterdam.
Si stima che l’impianto andrà a eliminare un quantitativo di emissioni dannose pari a circa 300 mila tonnellate di anidride carbonica ogni anno.

“Questo è l’inizio di un futuro ad energia rinnovabile. Prima del 2009 nessun progetto solare aveva ricevuto un’autorizzazione su un terreno pubblico; ma da allora il sistema è cambiato.” ha detto Jewell.

Realizzato su un suolo pubblico gestito dal Federal Bureau of land management, l’impianto è stato sovvenzionato con quasi 1,5 miliardi di dollari: l’energia prodotta dal Desert Sunlight verrà acquistata da due aziende californiane, la Pacific Gas & Electric e la Southern California Edison.

Migliorare l’energia rinnovabile e aumentare l’occupazione

Armando Pimentel, presidente di NextEra Energy Resources, uno dei proprietari del progetto insieme a GE Energy Financial Services e Sumitomo Corporation, ha commentato così:

“Non saremmo qui oggi senza il duro lavoro e la collaborazione di tutti i nostri partner: siamo orgogliosi del progetto e sappiamo che Desert Sunlight aiuterà la California a raggiungere gli obiettivi fissati in materia di energia rinnovabile e ad aumentare notevolmente l’occupazione.”

Al lavoro sull’impianto al momento sono 15 operatori soprattutto per la sua manutenzione, ma sono stati necessari una media di 440 per i lavori di costruzione, nell’arco di oltre tre anni. E’ stato previsto che le risorse provenienti dall’affitto del suolo serviranno a finanziare miglioramenti infrastrutturali delle comunità locali.

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