Internet of Everything – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 08 Nov 2018 11:45:49 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Internet of Everything – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 #SiamoForty: Visioni del futuro https://www.datamanager.it/2016/07/siamoforty-visioni-del-futuro/ Tue, 19 Jul 2016 08:46:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=106103 Dal personal computer al personal data center. La spinta alla separazione tra i livelli fisici e logici delle infrastrutture ci porta verso un’informatica sempre più agile e pervasiva, con conseguenze distruttive e ricombinanti su un’economia di impresa che dovrà far tesoro delle competenze dei CIO per riorganizzarsi Prevedere il futuro della tecnologia è un esercizio […]

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Dal personal computer al personal data center. La spinta alla separazione tra i livelli fisici e logici delle infrastrutture ci porta verso un’informatica sempre più agile e pervasiva, con conseguenze distruttive e ricombinanti su un’economia di impresa che dovrà far tesoro delle competenze dei CIO per riorganizzarsi

Prevedere il futuro della tecnologia è un esercizio quasi sempre vano, per non dire fallimentare. Il futuro, per definizione, ti arriva alle spalle, quando meno te l’aspetti, ti supera a destra, ti spiazza, e te lo trovi di colpo davanti. Allora iniziano i problemi perché sei costretto ad adeguarti e adeguarsi è sempre un’operazione costosa e sofferta. Oggi, però la tecnologia viaggia molto in fretta, una parte del suo futuro è già quasi a portata di mano, fa capolino dai progetti open source più avanzati, cuoce lentamente ma continuamente nei pentoloni della Ricerca e Sviluppo dei grandi nomi del software. La seconda parte della nostra discussione è dedicata a questo futuro, ai trend informatici che già si stanno delineando e che le aziende più illuminate hanno già cominciato ad adottare, spesso ponendosi alla guida di grandi progetti software di tipo infrastrutturale. Le aziende e i vendor seduti al tavolo di Data Manager hanno percorso questi trend, cercando di tracciare gli scenari più probabili dell’informatica professionale che vedremo in azione nei prossimi anni, delle nuove dinamiche di mercato che la tecnologia sta rendendo possibili, creando un nuovo sistema di relazioni tra vendor di componenti e hardware, sviluppatori software, rivenditori, system integrator, provider di servizi e aziende che proprio in virtù della Terza Piattaforma sono chiamate a svolgere ruoli sempre più partecipativi, in un ecosistema che vedrà coinvolti tutti questi attori. Numerosi e molto stimolanti i punti che sono stati messi sul tavolo. Uno di questi riguarda le conseguenze più estreme della virtualizzazione, evoluzione del data center aziendale e della sua centralità. Siamo davanti al tramonto delle grandi infrastrutture proprietarie?

Le questioni sono tante anche nella PA. Come l’urgenza di una commissione parlamentare che si occupi di innovazione e di un Ministero ad hoc in grado di affrontare i temi del diritto di accesso e della rete neutrale, dell’identità digitale, della concorrenza tra gli operatori e dell’apertura del sistema pubblico ai privati. Secondo Stefano Quintarelli, imprenditore high-tech, pioniere di Internet e attualmente deputato e presidente del Comitato di indirizzo dell’Agenzia per l’Italia digitale (AgID), in video collegamento dalla Camera – «molte PA non sono in grado di dialogare e spesso non scambiano i dati tra loro. SPID dovrebbe eliminare queste ridondanze, queste inefficienze». E parlando di futuro, la sfida più grande resta quella di costruire il domani, per usare il titolo del suo ultimo libro. Per Quintarelli, che a sua volta cita William Gibson, forse il futuro è già qui, è solo distribuito male. «E questa differenza di passo, fa sì che in tutti i settori dell’economia si stiano realizzando trasformazioni che da un lato creano grandi opportunità di benessere e di miglioramento della qualità della vita, dall’altro presentano nuove prove per la società umana. E la più importante disomogeneità sta nella differenza di passo tra lo sviluppo delle attività economiche e la lentezza delle istituzioni a comprendere e a creare un’adeguata risposta normativa capace di sfruttare la nuova “dimensione immateriale” a favore di tutta la società».


.@UniCredit_PR Velocità, adattamento e capacità di competere sul mercato
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VIRTUALIZZAZIONE ESTREMA

La virtualizzazione ci introduce in una sorta di meta-ambiente informatico che va oltre le barriere di interoperabilità degli attuali “standard” architetturali hardware e dei sistemi operativi con strumenti “disruptive” come i software container. Oggi, l’informatica agile può avvalersi di tool di virtualizzazione, nati in ambito open source, che rendono possibili livelli impensabili di flessibilità nella gestione dei carichi di lavoro, con ulteriore ottimizzazione dei costi rispetto alla prima fase di virtualizzazione dei server fisici. Una rivoluzione che va a vantaggio di tutti i comparti che fanno affidamento sulla potenza di calcolo transazionale. Da questi fenomeni, sta gradualmente emergendo una nuova geometria applicativa da cui affiorano la cosiddetta API economy e un business digitale sempre più basato su un grande ecosistema di “microservizi” ed esposizione di dati aziendali. Le imprese focalizzate su un determinato business si trovano ormai a generare informazioni dirette o indirette (per esempio sul comportamento dei loro clienti, o sul funzionamento dei loro servizi) che la tecnologia permette di aggregare e riutilizzare per nuovi filoni di business. Ma le informazioni grezze possono essere “esposte”, o cedute, a beneficio di terze parti che potranno a loro volta sviluppare attività, anche del tutto collaterali, in contesti B2B, B2C o B2B2C. In campo manifatturiero si sta sviluppando il concetto di Fabbrica 4.0, quella in cui gli atomi dei prodotti industriali portano con sé una dose grande o piccola di bit, di intelligenza digitale, abilitando nuove prospettive per l’industria della produzione, gli smart product, la robotica e gli oggetti autonomi. Dal veicolo senza guidatore, alla fabbrica intelligente, le microcentrali di energia, la smart city. L’intelligenza “embedded” in tutti i prodotti industriali, persino nei tessuti e nei materiali di rivestimento, e in tutti i processi, inclusa l’edilizia dei prefabbricati o delle abitazioni “progettate” con tecniche 3D, aprirà una serie di impensabili nuove frontiere.

LA PERDITA DELLA CENTRALITÀ

Come sarà, in definitiva, l’informatica che si appresta a traguardare l’era della Internet of Everything, del mondo come computer? L’arrivo di un personal computer su ogni scrivania preconizzato dai pionieri della microinformatica, la crescita esponenziale della potenza dei server dipartimentali prima e delle server farm poi, fino all’avvento del cloud computing e del “data center as a computer”, ci hanno traghettato in un mondo molto lontano dalla centralità, dalla piena coincidenza tra risorse fisiche e logiche che Data Manager aveva raccontato ai suoi esordi. Che cosa succederà quando le informazioni cominceranno a fluire tra decine di miliardi di persone, esseri viventi, oggetti, nei punti geografici più diversi, in ambienti fissi o in movimento, ma tutti invariabilmente connessi?

Fabio Rizzotto, senior research and consulting director di IDC Italia, aiuta a definire i temi in discussione citando quelle che a suo parere sono già alcune tendenze che, dalla sua finestra di osservatore degli effetti della tecnologia sulla vita e l’operatività delle aziende, stanno già maturando negli incubatori delle imprese più innovatrici, proprio a partire dall’informatica della Terza Piattaforma. Rizzotto mostra una prima slide che indica una mappa di queste tematiche applicative, – Internet of Things, 3D printing, cognitive computing – i cosiddetti acceleratori della Terza Piattaforma, che prendono gradualmente piede, magari con sperimentazioni limitate, fino a diventare completamente “mainstream”. «Non c’è il tempo per esplorarli tutti, ma l’idea è che questi fenomeni sono già parte integrante del nostro modo di essere». L’elemento che deve interessare in modo particolare il management delle aziende e i loro responsabili tecnologici è duplice, sottolinea Rizzotto. «Un’azienda deve essere in grado di valutare se determinate evoluzioni hanno un impatto diretto sui propri obiettivi di business e una ripercussione sull’organizzazione. Ma è fondamentale sapere anche se esse avranno un impatto dentro l’ecosistema in cui si muovono, perché forse quello che ancora non ci è chiaro è come eventuali competitor e nuovi attori potranno utilizzare, far leva su queste tecnologie da qui a tre, quattro anni, per scompaginare ulteriormente scenari già oggi scompaginati».


Stefano Quintarelli @AgidGov Il futuro è già qui, è solo distribuito male
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SE ALLA GUIDA C’È UN ROBOT

Tutto, insomma, sarà sempre più interdipendente e sarebbe ingenuo guardare al futuro delle tecnologie come qualcosa che potrebbe non interessarci in prima persona, o smettere di porci domande sull’evoluzione che anche la “nostra” informatica, le “nostre” architetture dovranno subire. Il discorso si fa ancora più filosofico quando si prendono in esame le conseguenze di un mondo completamente digitalizzato, automatizzato e robotizzato, non solo sulle organizzazioni e i processi delle aziende, ma sulla funzione stessa del capitale umano. «Se tutto, intorno a noi, è digitale, saremo destinati a gestire solo le eccezioni?». Altri dubbi non mancano. Il digitale sarà in grado di sostenere l’economia mondiale? Quali saranno gli effetti sulle catene di valore e di fornitura, sulle norme che regolano tanti aspetti, incluso quello giuridico, della nostra vita? Provocatoriamente, Rizzotto cita un articolo di una rivista dedicata all’high-tech riferito alle auto senza guidatore: «Chi paga la multa se alla guida c’è un robot»?

In un contesto come il nostro, prosegue Rizzotto, vale però la pena segnalare alcuni fenomeni che impattano in particolare sul “motore” dell’IT, il data center e le infrastrutture tecnologiche, temi in realtà già ampiamente dibattuti come il cloud, la virtualizzazione, il DevOps, i software container. «Forse, la domanda che dobbiamo rivolgerci oggi riguarda il ruolo che il data center come lo abbiamo concepito finora avrà nelle aziende che si misureranno negli scenari futuri» – afferma l’analista di IDC, mostrando una rappresentazione dello spettro delle tecnologie emergenti suddivisa in quattro comparti. Il primo riguarda i progressi costantemente maturati nel campo del silicio, da processori e memorie. Il secondo si riferisce alle macchine virtuali e altri tipi di “computing vehicles” sempre più evoluti. Poi abbiamo gli ambienti di automazione e orchestrazione, popolati da piattaforme open source che aprono la strada a un mondo di microservizi informatici. E infine, i modelli di accesso alle risorse informatiche dove, secondo Rizzotto, dovremo abituarci a un approccio ancora più ibrido e liquido per scelte che oggi si collocano tra due estremi più netti, data center “in house” o cloud pubblico.

La lezione riassuntiva che si può trarre da questo excursus, dice Rizzotto, è che insieme alle tecnologie che già affollano la cassa degli attrezzi del CIO, si stanno affacciando una serie di novità che potranno giocare un ruolo importante nell’abilitare gli acceleratori di cui si è parlato prima. «Che siano architetture storage estremamente scalabili, o database concepiti secondo logiche cloud, piuttosto che le cosiddette next generation application, ciò che emerge è una completa rottura degli schemi tradizionali su cui era costruita l’intera architettura dell’IT fino ad oggi». Una rottura basata su logiche che ci astraggono sempre più dall’infrastruttura hardware, per trascinarci verso un’economia legata al digitale e alla capacità di ricombinare, attraverso le API, le interfacce programmabili, i servizi resi possibili in milioni di applicazioni in mano a miliardi di utenti. Uno scenario sfidante per tutti i CIO, ma anche per la relazione che lega le aziende ai fornitori di tecnologie e servizi consulenziali.


Fabio Rizzotto @IDCItaly Business e IT. Emerge una completala rottura degli schemi
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DALLE APPLICAZIONI AI MICROSERVIZI

Al posto di rapporti non più ingessati come in passato ma pur sempre regolati da lunghi contratti formalizzati, la nuova informatica dei microservizi, delle API e dei carichi di lavoro dinamicamente orchestrati su infrastrutture sempre più “ibride”, con la potenza computazionale gradualmente distribuita tra “core” del data center e “edge” della periferia più prossima al cliente, si affermerà piuttosto un tema di “solution creation” fondato sul coinvolgimento di end user e fornitori in un composito ecosistema di progetti di co-design, co-innovazione, co-sviluppo. Con un’avvertenza finale rivolta alle aziende che per stare al passo della futura economia digitale dovranno acquisire nuovi talenti. Secondo le ricerche dell’Unione europea, nel 2018 sconteremo un gap a livello continentale, tra domanda e offerta di skill in ICT, pari a oltre 420mila esperti. No, i robot non possono fare tutto.

Molti degli spunti suggeriti durante la fase preparatoria di #SiamoForty nascono nelle conversazioni con Massimo Messina, head of group ICT di UniCredit e protagonista, insieme a tanti altri colleghi CIO delle tavole rotonde che Data Manager organizza da due anni in collaborazione con il gruppo bancario. Anche per questo abbiamo chiesto a Messina di rompere il ghiaccio e fornire la sua visione su alcuni concetti e definizioni di un’informatica vista in prospettiva, costretta a trasformarsi, mantenendo al contempo la barra dritta sulla continuità del business. «Si deve partire – afferma Messina – dalla competitività dell’azienda. La capacità di assorbire questi tipi di tecnologie è quindi legata alla capacità di competere sul mercato, in termini di prodotti generati e di costi sostenibili. Il fenomeno cui assistiamo è una biforcazione rispetto alla gestione tradizionale dell’IT e ciò che emerge è una modalità che può consentire una velocità molto diversa rispetto a oggi, con profili di costo molto più bassi. Il problema non è se si riesce o no a farsi contaminare internamente da questi processi, ma in quanto tempo e se il tempo definito sarà sufficiente per essere competitivi e vincere sul mercato».


Gloria Gazzano @AICA_1961 @snam Come creare un ecosistema dell’innovazione?
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ESTERNALIZZARE È INDISPENSABILE

A evolvere, aggiunge Messina, non è tanto il costo, ma il fattore criticità della tecnologia. In passato si doveva scegliere tra questa o quella tecnologia di storage, o su un determinato ambiente. «Ma alla fine il conto economico non cambiava. Oggi, cominciamo a parlare di cose che vanno fatte in un certo modo, o di non riuscire a farle per niente». Proviamo a partire, prosegue Messina, dalla parte infrastrutturale. «Io che ancora mi diletto a scrivere qualche riga di codice ho fatto un esperimento. Ho preso una macchina online, una bella macchina, 50 giga di storage, un processore 4 core, un buon clock, banda di entrata/uscita illimitata. La pago tutto compreso 5 euro al mese, ci pago quello che voglio e ancora non ho registrato un problema». Davanti a un esempio del genere e confrontando i costi aziendali dell’infrastruttura, Messina ipotizza che l’esternalizzazione delle risorse di calcolo non è un’opzione, ma un preciso trend. «Riuscire a gestire la compliance è solo questione di tempo, ci sono già iniziative a livello europeo, come il Digital Single Market. Tutta una serie di questioni si vanno ammorbidendo, la sicurezza è sempre più indirizzabile». Messina non ha quindi dubbi che le aziende più infrastrutturate prima o poi avranno la possibilità di esternalizzare completamente la loro potenza computazionale. In linea di principio, sarebbe fin d’ora possibile far migrare sul cloud lo sviluppo di interi parchi applicativi, raccogliendo oltretutto significativi vantaggi in termini di costo complessivo delle risorse di testing, pre-produzione e produzione e gestendo con il DevOps le complessità legate ai processi. «Se certe sperimentazioni appaiono ancora molto ardite – sottolinea il responsabile ICT di UniCredit – molto è dovuto al patrimonio applicativo pre-esistente, il cosiddetto legacy, perché i costi di una migrazione “isofunzionale” risulterebbero, a tutt’oggi, proibitivi».

La questione, prova a riassumere Messina alla fine del suo intervento, è che le aziende si trovano davanti a scelte che non devono più distinguere tra approcci tecnologici diversi. «I trend a mio parere sono chiarissimi» – dichiara. Il futuro dell’informatica aziendale riguarda invece la capacità di delineare piani industriali che consentano di traghettare con successo dall’oggi delle infrastrutture al domani. Perché, secondo Messina, entra a questo punto in gioco il concetto di software container? «Il contenitore consente di dividere il problema in problemi più piccoli, ci permette di isolare le componenti vitali che fanno parte delle nostre applicazioni, interconnetterli e iniziare a distribuire quelle componenti sul cloud pubblico, in modo da avere subito applicazioni fatte in modo completamente diverso». Messina ritiene insomma, che con le tecnologie già disponibili è possibile suddividere una applicazione complessa in tante unità di esecuzione elementari, che rappresentano un container orchestrato, dal punto di vista delle risorse computazionali, in modo elastico, in base alle necessità.


Mimmo Zappi @Colt_IT “In-novare” per cambiare l’ordine delle cose
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L’INFORMATICA DEI LEGO

Il container, spiega Messina, è una struttura esecutiva standard capace di trasportare qualsiasi “contenuto” applicativo. Un contenitore che maschera all’esterno ciò che trasporta, ma che grazie alla sua modularità standard diventa duttile e componibile come il Lego. «Una volta che so come collegare queste scatole posso organizzarmi in modo estremamente dinamico». Le applicazioni stesse devono essere concepite in modo da poter sfruttare questo nuovo concetto architetturale del software. Qui entra in gioco l’altro concetto innovativo del microservizio. «I software container sono talmente efficienti che è possibile crearne tantissimi, anche migliaia, a ciascuno dei quali possiamo associare un lavoro chiamato microservizio». La standardizzazione di questi mattoni software rende possibile un modo di creare applicazioni su infrastrutture completamente virtuali, a costi molto ridotti ma con grande flessibilità, resilienza e disponibilità dei servizi. Un “Eldorado” che le grandi organizzazioni possono raggiungere attraverso un importante processo di ristrutturazione dei loro parchi applicativi. Nella duplice veste di presidente di CIO AICA Forum e CIO di Snam Gloria Gazzano prende la parola per osservare come i progetti di innovazione infrastrutturale hanno una duplice valenza in una prospettiva futura. Se da un lato – afferma la responsabile tecnologica di un gruppo che dopo essere tornato a concentrare in un unico brand le attività di Snam Rete Gas ha di conseguenza dato il via all’accorpamento di sette diversi data center in una unica struttura – le infrastrutture più agili sono più aperte a processi più snelli, veloci e di per sé innovativi, dall’altro l’accelerazione e l’ottimizzazione servono entrambe a liberare risorse da dedicare all’innovazione applicativa. Il tema, prosegue Gazzano, è quello dell’innovazione da portare in azienda, assorbendo e metabolizzando i concetti che Rizzotto e Messina hanno illustrato all’inizio di questa discussione.

«Dall’inizio del 2012, ancor prima che si parlasse di concetti come l’ecosistema dell’innovazione, Snam stava studiando il modo di orientarsi in un mondo così caotico e complesso. Censire quello che accedeva era la mia priorità, temevo che mi potesse sfuggire qualcosa di molto significativo». Da questa costante attenzione, racconta la CIO di Snam, è nato un vero e proprio sistema strutturato, che aveva alla base specifici processi, una propria organizzazione (anche se “ombra”, per evitare la burocrazia connessa all’istituzione di un vero e proprio dipartimento) e un obiettivo ben definito: capire che cosa stesse succedendo “là fuori”. «E quindi – spiega Gazzano – avere un’IT ben informata, che sfrutta l’ecosistema esterno, che è in grado di dialogare alla pari con i colleghi del business sui temi dell’ecosistema e su come riuscire a sfruttarli al proprio interno. Anche perché sono convinta che l’innovazione non sia un fatto episodico, né di una singola organizzazione, ma qualcosa che coinvolge tutto il mondo esterno». L’approccio deciso da Gloria Gazzano ha da subito cercato di utilizzare una varietà di canali di contatto. Uno di questi è la relazione con i fornitori, di cui Snam ha esplicitamente chiesto la complicità («non sempre corrisposta»). Un altro canale importante è quello delle startup: «Un mondo affascinante ma anche molto complesso da capire e integrare a causa delle differenze linguistiche, di diversi meccanismi reattivi». Nella prima fase di questa attività, fino a tutto il 2015, l’ufficio di scouting di Snam ha lavorato per selezione, studiando il mondo delle piccole imprese innovative, isolando le applicazioni più interessanti. I numeri di questo approccio non sono, ammette Gazzano, del tutto confortanti. «Abbiamo esaminato e classificato almeno 150 startup e ne abbiamo contrattualizzate un paio». In definitiva, una forma di innovazione complessa, a basso tasso di rendimento.


Francesco Cavarero @MiroglioGroup Come innovare il Made in Italy
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TORNA LA VOGLIA DI TECNOLOGIA

Con il 2016, l’approccio cambia. Il modello della pesca a strascico di nuove idee va a rilento? Snam decide allora di inquadrare da sola un argomento specifico su cui poter lanciare una call pubblica, coinvolgendo le giovani imprese e lanciando loro una sfida: «Immedesimatevi in Snam, cercate di capire come una grande azienda possa mettere in pratica idee “disruptive”. I primi esiti di questo capovolgimento di strategia per il futuro sono stati molto interessanti, anche se il lavoro fatto di stimoli costanti, e una variabilità degli strumenti usati per coinvolgere le persone è più impegnativo». Eppure, conclude Gazzano, un primo risultato di natura culturale è stato raggiunto. Snam oggi è un’azienda in cui oltre il 90% della spesa informatica è esternalizzata, il team guidato da Gazzano ormai si occupava più di contrattualistica che di IT. «Il fatto di aver risvegliato la voglia di tecnologia è un traguardo molto significativo».

Il futuro delineato da Fabio Rizzotto e Massimo Messina ha nella velocità e bassa latenza della rete il suo asse portante. Qual è la vision di un operatore come Colt, tornato recentemente a focalizzarsi sull’originario mestiere del carrier, del trasportatore di informazione digitale? Sicuramente, una direzione da evitare è quella del puro abbattimento dei costi di cui si accennava prima, risponde Mimmo Zappi, amministratore delegato di Colt Italia. «Nel 2015 – racconta Zappi – Colt ha scelto di uscire dal mercato dei servizi cloud per tornare a concentrarsi sui propri asset strategici iniziali, la proprietà dei data center e l’infrastruttura di rete a livello globale. L’idea di fondo è quella di tornare a giocare un ruolo fondamentale nella componente del trasporto, garantendo la flessibilità, l’elasticità, la dinamicità di cui si parlava». Il concetto che Colt ha ereditato da 5 anni di esperienza nei servizi IT, è la modalità “as a service” che oggi, in virtù del paradigma della software defined networking stiamo applicando al mondo delle reti, destinate anch’esse a diventare sempre più “logiche” e virtuali.

IL BOOM DEL SOFTWARE DEFINED NETWORKING

«Da poco – continua Mimmo Zappi – abbiamo lanciato un’offerta che si chiama “DC Net as a service” con l’idea di mettere a disposizione a livello globale queste infrastrutture di rete estremamente flessibili, performanti. Oggi, i tagli di banda disponibili sono di uno e dieci gigabit, ma intendiamo scalare ulteriormente, applicando dei modelli di self-provisioning online, con un modello che resta cloud oriented e abilita i concetti visti prima attraverso il dinamismo nell’allocazione di banda come funzione dei carichi e delle priorità applicative». Secondo le stime di Colt, il mercato delle soluzioni di software defined networking avrà tassi di crescita del 50-70%, un’ottima ragione, sottolinea Zappi, per abbandonare il mercato dei servizi IT erogati in cloud ormai dominato dai grossi player mondiali che si stanno chiaramente muovendo verso modelli cloud sempre meno ibridi e più pubblici. «Nel prepararmi a questa conversazione – conclude Zappi – mi sono divertito a cercare il significato etimologico del termine innovazione. Deriva da “novare”, che tra i molti significati vuol dire generare qualcosa che non esiste, cambiare l’ordine delle cose. Ma il prefisso “in” – riferito proprio ai contenitori e ai contenuti ai quali faceva riferimento Messina – funziona solo nella misura in cui il contenuto ha un vantaggio per il cliente e un valore per gli azionisti dell’azienda».

Francesco Cavarero, CIO di Miroglio Group un’azienda tessile che ha sdoppiato il proprio business, servendo con la sua produzione una importante rete di punti vendita retail, in questo futuro sempre più software defined e virtualizzato, ha un’idea molto precisa di quello che potrebbe diventare il suo ruolo quando la “sala macchine” sarà diventata pura commodity. Ogni azienda ha evidentemente le sue specificità, osserva Cavarero, e le problematiche legate al data center sono inserite in un contesto. «Miroglio appartiene a una fascia di aziende che in misura crescente delegano all’esterno certi temi, mantenendo un forte presidio di conoscenza che permette loro di contrattualizzare e acquisire i servizi in modo consapevole, con contenuti noti. Ascoltando i miei colleghi mi è tornato in mente un intervento semiserio di Severino Meregalli di SDA Bocconi. Nessuno in azienda, diceva Meregalli, si interroga sul proprio ruolo come fanno i CIO o come viene loro richiesto di continuo: «Siamo sempre qui a chiederci che cosa dobbiamo fare, quali sono le nostre competenze».


Massimo Rosso @RaiTv Come valorizzare la “I” di ICT e sviluppare analitiche
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CHIEF INFORMATION OFFICER

UN PATRIMONIO ESCLUSIVO DI COMPETENZE

Una ragione dell’insolita “amleticità” insita nella figura del responsabile tecnologico è l’estrema variabilità del contesto di mercato in cui si opera. «Veniamo da una storia in cui eravamo abbastanza autosufficienti perché depositari di conoscenze che avevamo soltanto noi» – racconta Cavarero. «Il problema più grande era farsi approvare il budget. La situazione attuale è stata descritta molto bene da Gloria Gazzano. I fornitori erano pochi, erano loro a portarci innovazione, ma oggi gli interlocutori sono tantissimi, molti fanno mestieri diversi e le vecchie barriere di capitale sono sempre più basse. Chiunque abbia un’idea innovativa può portarla avanti con pochi mezzi». Un mondo molto più caotico che spesso e volentieri cerca di parlare direttamente con quelli che erano gli interlocutori del CIO a livello di business. «Se il gioco è diventato questo, dobbiamo giocare la partita, facendo leva sulle competenze che continuiamo ad avere solo noi».

Cavarero si rifà all’intervento di Stefano Quintarelli, che aveva illustrato le novità dei servizi digitali della PA, finalmente ispirati ai criteri di apertura e compartecipazione, e che si era  soffermato anche su quello che a suo parere dovrebbe essere la funzione di un ministro per l’innovazione. «In modo molto semplice – ricorda Cavarero – Quintarelli ci spiegava che il ministro ideale dovrebbe sedersi insieme ai suoi colleghi, cogliendo tutte le possibilità di digitalizzazione che le questioni non digitali di per sé propongono. Ecco, dovrebbe essere così anche per il CIO, in mezzo ai colleghi che fanno un mestiere diverso, ma avvertono una serie di stimoli positivi, e devono essere aiutati a cogliere queste opportunità».

Se non per i prossimi quarant’anni, sicuramente per i prossimi quindici o venti resterà centrale, secondo Cavarero, il tema delle competenze e anch’esso dovrà essere affrontato dal CIO. Il responsabile tecnologico di Miroglio parla per esempio del ruolo della business intelligence, che ha subito uno stravolgimento. Operando nel retail, Miroglio oggi riesce a venire in possesso di una varietà e una mole di informazioni assai più significativa che in passato. Sono dati, precisa Cavarero, che i colleghi delle varie unità di business cominciano timidamente a utilizzare. «Come funzione IT, mi accorgo però che fatto salvo i particolari casi di colleghi che hanno avuto un percorso particolare, non ho tendenzialmente le competenze che servono per accompagnare il business in questa esplorazione». Una delle sfide future sarà il sourcing di questo tipo di competenze, un asset che le aziende, avverte Cavarero, dovrebbero coltivare e conservare “in casa”. «E così abbiamo lanciato una vera e propria startup interna, affidata a due colleghe che avevano tutt’altra mansione. Per qualche mese le abbiamo inserite in un contesto esterno all’azienda, abbiamo assunto uno sviluppatore e questa squadra di tre persone ha realizzato un sito, che promuove la creazione on demand di tessuti». Un modello di business prima sconosciuto, che ha dimostrato di poter funzionare con competenze nuove.


Alessandro Canzian @VodafoneIT Anche l’innovazione va continuamente innovata
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RAI, DA SPETTATORI A TREND SETTER

Il parere di Massimo Rosso, fisico teorico prestato alle infrastrutture informatiche e CIO di RAI, è che il futuro dell’ICT si sposterà finalmente sul valore dell’informazione, dopo tanti anni di focalizzazione sugli aspetti della comunicazione e della tecnologia. L’intervento di Rosso nel corso della nostra tavola rotonda è, come da mission aziendale, il più spettacolarizzato, pieno di continui rimandi ai personaggi e ai programmi televisivi di maggior successo. Fenomeni come la business intelligence, osserva Rosso, non sono nuovi e i broadcaster come RAI hanno cominciato a capirlo con l’avvento delle televisioni commerciali, quando il messaggio rivolto al pubblico non riguardava tanto la possibilità di comperare l’auto, come era avvenuto alla TV degli anni Sessanta, ma l’opportunità di scegliere tra tante opzioni diversificate. «All’epoca, era molto più semplice non solo perché i canali televisivi erano pochi. Come uomo IT, ritengo che la digitalizzazione di tutti i contenuti ha un valore importante perché dà la possibilità di sviluppare applicazioni che correlano il comportamento delle persone alla programmazione dei contenuti».

Il pilastro social è sicuramente quello di maggiore interesse. Rosso ritiene straordinaria – per una media company e non più semplice “broadcaster” come RAI – la possibilità di poter sfruttare i dispositivi e le piattaforme social del web come “second screen”. «Qui il tema diventa veramente importante. Non fate l’errore di pensare che sia una fenomenologia che riguarda un’azienda di comunicazione, che ha già di fatto un prodotto dematerializzato. Perché tutti noi, con le nostre attività digitali, stiamo lasciando delle impronte». Questo, prosegue Rosso, ci deve far capire che al di là delle parole d’ordine ripetute a ogni convegno, le realtà aziendali hanno finalmente l’opportunità, valorizzando la “I” di ICT, di sviluppare algoritmi e analitiche che, indipendentemente dal settore di riferimento, permettono di studiare e capire i comportamenti delle persone. «Ma dobbiamo cambiare approccio, perché quando facevamo i report con SAP avevamo un approccio top-down e sapevamo prima come andava costruito quel report. L’approccio che dobbiamo avere da oggi è quello della “serendipity”: quando ci affacciamo su questi dati non sappiamo ciò che troveremo e non c’è visionario che l’abbia già immaginato».

COSTRUTTORI DI RETI DI COSE

Se dobbiamo dar retta a Rosso, ogni azienda avrà dentro di sé un pezzo di “media company”. Cosa tanto più vera per operatori globali come Vodafone, uno dei pochi, anzi probabilmente l’unico proprio in virtù della sua globalità, a perseguire una precisa strategia infrastrutturale nel campo della Internet of Things. «Se devo pensare al concetto che in modo più dirompente può portare l’etichetta di innovazione nel nostro settore è proprio l’IoT» – riconosce Alessandro Canzian, direttore marketing corporate di Vodafone. Un’applicazione trascurabile nei conti economici degli operatori fino a pochi anni fa, ha assunto un’importanza notevole anche nei budget di quei clienti che hanno iniziato a esplorare soluzioni di connettività tra gli oggetti in rete – che nel 2020 saranno 30 miliardi – e i loro servizi e prodotti. Vodafone in questo settore ha acquisito, proprio in Italia, una società di nicchia che si è rivelata un asset molto importante, continuando in parallelo il monitoraggio del mondo delle startup, perché, come dice Canzian, «anche l’innovazione va continuamente innovata». Non solo. «Il nostro mestiere di operatore, ci ha spinti a sviluppare una piattaforma di connettività con caratteristiche di sicurezza intrinseca, la Global Delivery Service Platform, che consente a chi concepisce un progetto di smettere di preoccuparsi di dove verrà commercializzato». La rete che Vodafone ha in mente deve abilitare una convergenza che va ben al di là dell’unificazione, ormai scontata, di voce e dato ma punta a incorporare «la vita digitale di un’azienda, di un consumatore, con la connettività di cui hanno bisogno quando si muovono nel territorio». Una rete, sottolinea ancora Canzian, su cui il data center deve focalizzarsi, per essere sempre a un “singolo salto” dal cliente che deve allocarvi il proprio carico di lavoro. Una rete in grado di rispondere alle future esigenze della API economy. «Il concetto che abbiamo sviluppato si chiama digital exposure e prevede che attraverso le API, la grande azienda, ma anche il piccolo sviluppatore o la startup, possa pubblicare in rete app che altri, attraverso un modello transaction based, siano in grado di riutilizzare costruendo nuovo valore» – conclude Canzian, rivendicando – per il buon funzionamento della rete come motore primario dell’economia del futuro – l’importanza di una qualità che può derivare solo «dagli investimenti e dalla capacità di dare giusto valore ai servizi».


Alessandro La Rocca #Trenitalia Creare un ponte tra IT e Organizzazione
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IL VALORE DELL’ORGANIZZAZIONE

Ci sono altre due tipologie di rete che attraverso il crescente processo di digitalizzazione subito possono indurre effetti profondamente trasformativi. Alessandro La Rocca, head of the Organizational Structure Innovation Plans and Sales Integration e Strategic Planning Head Office di Trenitalia, che ha una responsabilità che lo vede a capo degli sforzi riorganizzativi dell’innovazione e dell’integrazione commerciale del grande operatore di trasporti, offre alla discussione un contributo molto legato alla sua lunga esperienza, in un’azienda che in passato lo aveva promosso a capo dell’esercizio dei sistemi informativi. «Parliamo di un portafoglio di 150 applicazioni e se oggi sono stato liberato da quella responsabilità, mi è rimasta una approfondita conoscenza dei processi interni a Trenitalia». Un’azienda, prosegue La Rocca, è tanto più innovativa quanto il CIO riesce a far corrispondere la “O” dell’acronimo a “organizzazione”. «L’innovazione a volte consiste nel risolvere un problema per conto di qualcun altro, qualcuno che non vuole saper niente di ciò che ha intorno, vuole raggiungere un obiettivo e ti prende in ostaggio fino a quando non hai trovato la soluzione». Spesso, aggiunge La Rocca, nelle aziende arrivano fornitori super-tecnologici che offrono servizi che il dipartimento IT riesce a implementare in tempi rapidi. «Talmente rapidi che gli aspetti organizzativi che ne conseguono sembrano rimanere immobili, come in un fotofinish». Il risultato è che un’azienda come Trenitalia dispone di soluzioni di capacità elaborativa distribuita, precision marketing, sistemi commerciali innovativi, molto poco sfruttati in ottica di business o di ottimizzazione e spesso a causa di problematiche organizzative, di scarsa conoscenza e condivisione dei potenziali di certi strumenti. Ma perché sarebbe importante creare un ponte più stabile tra il motore tecnologico di un’impresa e la sua macchina organizzativa, quella che può mettere a terra il potenziale del business? «Perché – risponde La Rocca – questo collegamento consentirebbe forse di cogliere in modo più efficace le opportunità che nascono dalla trasformazione digitale. Innanzitutto, l’arte di rimescolare le carte, di sovvertire modelli di business radicati nel tempo aprendo filoni nuovi e inaspettati. Un’azienda come Trenitalia, abituata a spostare passeggeri e merci da un punto all’altro sui treni, oggi è sempre più interessata alle storie dietro quelle persone e quei viaggi».


Luca Buscherini @rielloups Infrastrutture convergenti, smart grid e sicurezza
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“MONO-RETISMO”

Il punto di vista conclusivo riguarda l’infrastruttura, altrettanto critica, dell’alimentazione elettrica. Una rete, sottolinea Luca Buscherini, direttore marketing di Riello UPS, che in un mondo sempre più integrato fa parte a pieno diritto di quell’insieme di infrastrutture e sistemi che stanno convergendo uno sull’altro. «Tutti i fenomeni di cui abbiamo parlato oggi hanno un impatto diretto sulle reti, i data center, le varie infrastrutture che hanno bisogno di essere alimentate. Al fabbisogno crescente di energia elettrica si può rispondere sempre meno con l’energia prodotta con metodi convenzionali e tutti ormai parlano di produzione energetica ecosostenibile. Stiamo passando da una modalità di tipo predittivo, basata per esempio su impianti a carbone o nucleari, a una generazione distribuita, con sistemi eolici, solari, turbogas, basata su sistemi di scambio bilaterale. Insomma, le reti elettriche diventano sempre più intelligenti». Con la convergenza aumentano i dati digitali da elaborare in data center sempre più potenti. Questi data center incidono sul fabbisogno di energia, che viene prodotta e distribuita da reti smart, che contribuiscono al circolo virtuoso con altri dati da elaborare. «In futuro, dobbiamo essere in grado di correlare i dati di chi consuma energia con quelli generati da chi la produce, un’immagine che dà il senso dell’integrazione tra i due mondi. Per noi, specializzati in soluzioni di alimentazione elettrica di installazioni critiche, è un trend importante, su cui stiamo investendo molto». Buscherini termina con un appello che suona alquanto familiare ai colleghi CIO. «Ci sono tanti problemi legati alla smart grid, ai suoi aspetti normativi, alla capacità di gestione di tutte le informazioni. Ma io vedo soprattutto un grande problema di sicurezza: stiamo parlando di dati sensibili, magari relativi al funzionamento di una centrale nucleare. Un attacco a questi dati può essere distruttivo non solo nei confronti dell’economia ma di interi territori». Da una risposta efficace dipende il futuro delle smart grid e della fondamentale relazione tra potenza di calcolo ed energia elettrica.

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IoE Talks: quando Cisco parla dei “Digitaliani” https://www.datamanager.it/2016/05/ioe-talks-cisco-parla-dei-digitaliani/ Tue, 31 May 2016 07:42:24 +0000 http://www.datamanager.it/?p=102544 La fabbrica in digitale e le nuove opportunità dell’Internet of Everything Si è tenuto lo scorso martedì nell’ambito della fiera SPS di Parma sull’automazione industriale e il manufacturing 4.0, l’evento di Cisco per parlare dell’Internet di tutte le Cose, #IoEtalks. L’agenda della giornata, dedicata alle varie declinazioni dell’essere “Digitaliani”, si è sviluppata intorno al tema […]

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La fabbrica in digitale e le nuove opportunità dell’Internet of Everything

Si è tenuto lo scorso martedì nell’ambito della fiera SPS di Parma sull’automazione industriale e il manufacturing 4.0, l’evento di Cisco per parlare dell’Internet di tutte le Cose, #IoEtalks. L’agenda della giornata, dedicata alle varie declinazioni dell’essere “Digitaliani”, si è sviluppata intorno al tema della “Fabbrica in Digitale”. Agostino Santoni, AD Cisco, ha introdotto l’evento sottolineando l’importanza della partnership con SPS e focalizzando uno dei temi centrali del dibattito: «Siamo qui soprattutto per imparare a spostarci dal paradigma dell’automazione industriale alla completa digitalizzazione delle imprese, perché vogliamo davvero diventare ‘digitaliani’». Donald Wich, AD Messe Frankfurt Italia ha invece rilevato come SPS rifletta lo stato dell’arte del mercato, dove la tecnologia e l’industry 4.0 sono destinate a diventare sempre più dominanti e l’obiettivo è «la creazione di nuove opportunità di crescita per il Paese». Francesca Selva, VP Marketing & Events Messe Frankfurt Italia ha approfondito i trend di SPS Italia, che in sei anni ha registrato una crescita del 120%, e le iniziative per lo sviluppo del manufacturing 4.0, mentre il keynote speech è stato affidato a Rik Vera, CEO Nexxworks. Dalla nascita di Internet alle macchine che si guidano dal sole, dal network globale alle nuove frontiere dell’intelligenza artificiale, tutto il mondo sta cambiando a ritmi impressionanti. «L’azienda di successo è quella che fa sentire il cliente al centro dell’universo. Ormai non si vende più solo un prodotto o un servizio, ma un’esperienza, un’emozione. Il CEO di domani sarà sempre più un Chief Emotions Officer. Ancora una volta, è la forza combinata del digitale e dell’esperienza utente che può fare la differenza».

Il focus della giornata si è poi spostato sulla dimensione locale e politica, con l’intervento di Leda Bologni, Responsabile unità ricerca industriale – Aster e membro organismo di coordinamento e gestione cluster Fabbrica Intelligente: «La tecnologia deve risolvere i problemi reali delle persone, deve cioè consentire di personalizzare i prodotti, di semplificare il lavoro e di creare occupazione». Il sostegno concreto della Regione Emilia-Romagna si esprime tra l’altro nella dotazione di fondi per la ricerca e l’innovazione, per lo sviluppo dell’ICT e l’attuazione dell’Agenda Digitale e per la competitività del sistema produttivo. Per Carmine Stragapede, Direttore generale Intel Italia «parlare di Internet of Things significa parlare di intelligenza pervasiva, e di opportunità di business valutate in trilioni di dollari entro il 2025. La strategia di Intel per il mondo IoT si regge su tre pillar: una piattaforma tecnologica predisposta per le app, un progetto di riferimento ed elementi di base standard. La competitività abilitata dal digitale è una sfida che il nostro Paese non può permettersi di perdere». Cecilia Laschi – Istituto di Bio-robotica, Sant’Anna Scuola Universitaria Superiore di Pisa – ha parlato delle nuove frontiere della robotica e in particolare dei soft-robotics ispirati al mondo naturale, che imitano le straordinarie caratteristiche di flessibilità e mobilità dei polipi e che li rendono utili in vari ambiti a supporto dell’uomo. Per il focus sul mondo delle imprese hanno parlato i responsabili di importanti aziende clienti di Cisco (Fameccanica, Inpeco, La Marzocco e Marcegaglia, mentre in chiusura l’AD Agostino Santoni ha sottolineato i benefici del digitale nelle tre aree chiave della «riduzione dei costi e del rischio e dell’aumento dei ricavi», ricordando anche gli accordi con il Governo Italiano per lo sviluppo del digitale nell’industria manifatturiera e alimentare, con il Ministero dell’Istruzione per la formazione dei giovani e per l’open innovation e il mondo delle start-up.

L’evento ha voluto anche essere un tributo a Marco Zamperini, pioniere di Internet in Italia, e un supporto al #funkyprize.

Videointervista a Michele Dalmazzoni, Responsabile Commerciale Mercato Collaboration e Customers Business Outcomes Cisco

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Videointervista a Michele Dalmazzoni, Cisco
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Cisco Photonics, innovazione “alla velocità della luce”… https://www.datamanager.it/2016/04/cisco-photonics-innovazione-alla-velocita-della-luce/ Tue, 19 Apr 2016 13:04:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=99460 Eccellenza tecnologica e sviluppo per Internet of Everything e Smart City. Visita al centro di R&D a Vimercate, fiore all’occhiello della multinazionale per la fibra di nuova generazione Cisco, uno dei leader globali nel settore IT per la produzione di apparati di networking, vanta una struttura di ricerca e sviluppo di livello mondiale: Cisco Photonics. […]

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Eccellenza tecnologica e sviluppo per Internet of Everything e Smart City. Visita al centro di R&D a Vimercate, fiore all’occhiello della multinazionale per la fibra di nuova generazione

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Alessandro Cavaciuti, Manager Engineer, responsabile di Cisco Photonics

Cisco, uno dei leader globali nel settore IT per la produzione di apparati di networking, vanta una struttura di ricerca e sviluppo di livello mondiale: Cisco Photonics. Specializzato nelle reti ottiche di nuova generazione, questo centro d’eccellenza è stato acquisito dalla divisione fotonica per applicazioni terrestri di Pirelli Optical Systems all’inizio degli anni 2000. Nel luglio 2014, Cisco Photonics lasciava i laboratori di Monza presso cui era insediato e si trasferiva in una nuova sede di 6.000 metri quadrati a Vimercate, in Brianza. Si tratta di uno spazio appositamente realizzato, dove non solo la tecnologia è allo stato dell’arte ma sono rispettati i criteri di comfort per i dipendenti e di sostenibilità ambientale. Data Manager ha visitato questa struttura e incontrato Alessandro Cavaciuti, Manager Engineer, responsabile di Cisco Photonics.

Ricerca, sviluppo software, ingegneria di prodotto e management

“Ci troviamo in quello che rappresenta l’eccellenza globale di Cisco nel campo dell’ottica – spiega il manager – . Si tratta di un ambito tecnologico e di business molto interessante, che sarà uno dei principali driver di sviluppo del futuro”. Nel centro di Cisco collaborano vari team. Si va dalla ricerca sull’ottica all’R&D sullo sviluppo software, dai team di ingegneria di prodotto al management delle linee di prodotto per i clienti. La struttura si sviluppa su quattro piani, due dei quali sono dedicati ai laboratori e due invece agli uffici. “Siamo stati acquisiti da Cisco nel 2000, un’operazione legata alla strategia di sviluppo del colosso IT. Cisco infatti era interessata alle tecnologie di trasporto su fibra per proporsi al mercato dei service provider”. Cisco Photonics detiene un ruolo di leader nel campo dell’ottica sia a livello di competenza che di conoscenza. Lo staff è composto da 150 addetti, molti dei quali sono ingegneri elettronici o delle telecomunicazioni, e l’azienda investe circa 40 milioni di Euro l’anno nelle attività che qui vengono condotte.

La mission di Cisco Photonics

“La nostra mission è restare il centro d’eccellenza delle comunicazioni ottiche in Cisco e continuare ad aumentare la penetrazione dell’ottica in tutti i domini in cui Cisco opera”. Le comunicazioni ottiche sono pervasive – anche se spesso restano “invisibili” all’utente – , necessarie ovunque quando si parla di network per il trasferimento di dati ad alte prestazioni e richiedono expertise e talenti non facilmente reperibili sul mercato. Uno dei team di lavoro in Photonics si occupa degli optical transceiver, appliance di forma simile alle chiavette USB la cui funzione è di trasformare i segnali elettrici che ricevono in ingresso, in segnali ottici elaborati da speciali laser che si trovano all’interno del transceiver stesso. Collegando la fibra ottica, è così possibile dare a un router, a uno switch o ad altre apparecchiature un’interfaccia ottica. I transceiver possono essere di tipi diversi e garantire collegamenti dati su distanze diverse. “In Cisco Photonics curiamo la stesura delle specifiche di queste interfacce ottiche, effettuiamo la qualifica delle parti che compriamo da terzi e abbiamo inoltre una parte di sviluppo interno. Curiamo poi lo sviluppo degli standard internazionali che governano la realizzazione degli apparati, i quali vengono installati su tutte le apparecchiature Cisco”.

2.000 chilometri in un click

I numeri che riguardano la capacità delle comunicazioni in fibra sono notevoli. “Una survey di Google – continua il manager – sostiene che qualsiasi ricerca o query, si traduce in termini tecnici in un viaggio di dati pari a circa 2.000 chilometri per l’elaborazione degli stessi. Il tutto avviene ovviamente in un pochi millesimi di secondo, praticamente in tempo reale per l’utente. Una simile velocità non può che essere realizzata grazie alla fibra ottica”. E’ impressionante anche il fatto che la gran parte del traffico Internet giri su apparati Cisco, quindi su queste appliance passano tantissimi dei  dati a cui gli utenti di tutto il mondo accedono ogni giorno…

datacenter

La connessione globale: Smart City e Internet of Everything

Ma dire fibra ottica vuole anche dire, in una prospettiva futura che però è sempre più vicina, Smart City. E la “città intelligente” è qualcosa che Cisco ha già realizzato nei fatti, anche se su scala relativamente piccola, in occasione di Expo Milano 2015. “In quel caso, l’infrastruttura tecnologica del sito dell’esposizione, una vera e propria smart city, era targata Cisco – sottolinea Cavaciuti – . Sono stati posati ben 360 chilometri di fibra ottica per un sito che nei giorni di punta ha superato i 200.000 visitatori”. L’azienda è stata anche partner tecnologico delle Olimpiadi estive di Londra 2012 e sta collaborando per l’Expo di Dubai 2020. Cisco poi spinge molto sul paradigma dell’Internet of Everything (IoE), qualcosa che va oltre la stessa Internet of Things (IoT) che si sta affermando sempre più nell’IT avanzata. “IoE significa connettere cose, persone, processi e informazioni, con il fine ultimo di vivere in un ambiente migliore per l’uomo perché strutturato in modo tale da rispondere alle sue esigenze in modo intelligente, e anzi anticiparle”, sottolinea il manager.

Cultura e internazionalità di un grande player

Nell’era della connessione globale e dell’informatica avanzata, il vero valore, al di là degli sviluppi tecnologici, sembra però restare sempre nella relazione umana. Anche, e forse soprattutto, quando questa avviene con i colleghi di lavoro. In Cisco ne sanno qualcosa… Il personale di Photonics lavora con team distribuiti praticamente ovunque nel mondo, quindi si parla sempre inglese. “Gli Headquarters si trovano a San Jose, in California, poi vi sono team di sviluppo hardware e software in India, altri  in Cina, mentre il team di ingegneria di prodotto si interfaccia con altre unità localizzate all’estero che in tutto coprono qualcosa come otto fusi orari diversi… Ogni paese ha la sua cultura e le sue abitudini, e saper collaborare con team così internazionali non è per niente banale”.

Smart Office: oltre i confini dell’ufficio

Nella stessa sede di Vimercate, costruita ex-novo appositamente per ospitare Photonics, sono state infine applicate le idee più avanzate di quello che si può definire lo “Smart & Connected Office”. Infrastruttura per remotizzare i meeting tra gli uffici e con l’esterno e per accedere alla rete da ovunque, sfruttamento della luce naturale per creare un ambiente il più possibile confortevole e vivibile, e ancora flessibilità operativa agli addetti. “Lavoriamo per obiettivi perché ci interessano solo i risultati, a prescindere dagli orari che facciamo. Chat aziendali, telefono dell’ufficio virtualizzato e collegamento da casa con le stesse priorità d’accesso alla rete che si hanno quando si lavora da qui fanno parte dell’ufficio di nuova concezione in cui operiamo tutti i giorni. Cerchiamo inoltre, dove possibile, di incoraggiare il lavoro da casa, perché per noi è importante il life&work balance e la qualità di vita dello staff”.

Il Lab degli apparati di trasporto: 15.000 km di fibra

Cavaciuti ci accompagna infine in visita ai laboratori di testing e di sviluppo delle apparecchiature che si trovano in Photonics. Il Lab degli apparati di trasporto contiene tra l’altro rocchetti di fibra ottica per testare le appliance e una telecamera per le dimostrazioni da remoto. “Solo in questo locale ci sono in tutto 15.000 chilometri di fibra avvolti su rocchetto. I dati che girano qui sono unicamente di prova, per testare la qualità dei collegamenti. E’ un locale molto rumoroso per via delle ventole necessarie a raffreddare le macchine. Uno dei problemi letteralmente più ‘caldi’ del momento è appunto trovare il modo di abbassare i consumi energetici delle apparecchiature, per risparmiare sfruttando i vantaggi di una tecnologia più eco-friendly”.

Uno sguardo al futuro della fibra: Wavelength Division Multiplexing

Wavelength Division Multiplexing è invece “una delle tecnologie più innovative che, insieme ad altre, hanno spinto Cisco ad acquisirci”, spiega il manager con orgoglio illustrando una macchina nel datacenter. Il dispositivo consente di trasmettere diverse lunghezze d’onda della luce sulla stessa fibra allo stesso tempo, senza che interagiscano, mantenendole quindi separate e indipendenti. Sul display compare lo spettro ottico della fibra, con diversi picchi che rappresentano un canale a 100 Gigabit ciascuno, corrispondenti ai segnali trasportati. “Lo strumento consente di vedere quanti segnali luminosi stanno percorrendo la fibra, e la loro intensità. Questo è importante perché permette di aumentare la capacità trasmessa da ogni fibra ottica, riducendo i costi. Maggiore è la capacità di trasmissione di segnali ottici indipendenti del cavo in fibra, minori diventano i costi della tecnologia. Possiamo dire che il futuro stesso delle telecomunicazioni passa, in qualche modo, attraverso questo stesso apparecchio…”

Wavelength Division Multiplexing

Testare l’hardware: stress test e analytics predittivi

Il Lab di testing dell’hardware è infine composto da postazioni di lavoro e da una serie di camere climatiche, pensate per sottoporre a stress tecnici e ambientali le apparecchiature Cisco. “Tutti i nostri prodotti devono soddisfare precisi standard a seconda del tipo di destinazione. I data center hanno un certo regime di temperatura, diverso ad esempio da quello che si trova in una centrale operativa. Scopo del laboratorio è validare in base a specifiche internazionali la qualità dei nostri sistemi in modo da garantirne l’affidabilità e il corretto funzionamento in tutte le variabili di funzionamento, dalla temperatura alla tensione elettrica”. In caso di interruzione della tensione, il sistema dev’essere in grado di ripartire da solo grazie all’automazione, mentre nel prossimo futuro i sensori embedded e i sistemi di controllo con gli analytics saranno sempre più importanti in ottica di prevenzione dei guasti. Il laboratorio testa anche i transceiver con temperature alte e basse, con tutti i tipi di segnali, per garantire che funzionino correttamente anche nelle situazioni peggiori… “Cisco ha una trentina di piattaforme e vende centinaia di apparati. La grande forza dei sistemi di controllo delle appliance è l’automazione, che offre vantaggi sostanziali dal punto di vista del risparmio di tempo e dell’affidabilità dei risultati”.

Start-up e collaborazioni

Nel marzo 2012, Cisco ha acquisito la start-up americana LightWire. Oggi, nel laboratorio di Photonics, c’è un chip in silicio della stessa start-up che elabora con tecnologie laser la luce iniettata all’interno del circuito, un rettangolo da 7 x 4 mm, restituendo in uscita un segnale per la fibra ottica. L’appliance “consuma meno dei prodotti della concorrenza, garantisce prestazioni superiori a livello di tecnologia e a costi ridotti”. In Italia, Cisco Photonics collabora con due centri d’eccellenza per progetti di ricerca tra i più importanti dell’azienda a livello mondiale. Si tratta del Politecnico di Torino, con cui sono in corso sperimentazioni per trasmissioni a lunga distanza sempre più performanti, e della Fondazione Bruno Kessler di Trento per definire algoritmi per il controllo delle reti ottiche. “Sono orgoglioso di lavorare in una realtà come questa – conclude Cavaciuti – . Anche se l’Italia sta attraversando una fase difficile, ci sono realtà d’eccellenza nel business e nella ricerca che ci fanno sperare in una ripresa del Made in Italy a livello mondiale”.

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Cisco: al via dal 29 febbraio “IoE: L’Aperitivo delle Cose” https://www.datamanager.it/2016/02/cisco-al-via-dal-29-febbraio-ioe-laperitivo-delle-cose/ Tue, 23 Feb 2016 15:19:14 +0000 http://www.datamanager.it/?p=95124 Dieci webinar su trend, innovazione e tecnologie con i protagonisti dell’Internet of Everything trasmessi in diretta streaming sulla IoE TV Prenderà il via il 29 febbraio prossimo una nuova iniziativa Cisco dedicata a trend, innovazione e tecnologie dell’Internet of Everything.  Si tratta di “IoE: l’Aperitivo delle Cose”, una serie di 10 incontri, organizzati presso la sede […]

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Dieci webinar su trend, innovazione e tecnologie con i protagonisti dell’Internet of Everything trasmessi in diretta streaming sulla IoE TV

Prenderà il via il 29 febbraio prossimo una nuova iniziativa Cisco dedicata a trend, innovazione e tecnologie dell’Internet of Everything.  Si tratta di “IoE: l’Aperitivo delle Cose”, una serie di 10 incontri, organizzati presso la sede di via Calabiana di Talent Garden, che saranno trasmessi in webstreaming sulla IoE TV, la web TV realizzata da Cisco in collaborazione con Intel.

I 10 appuntamenti si svolgeranno sempre il lunedì alle ore 12, avranno una durata di 45 minuti e saranno seguiti da un momento di domande/risposte;  anche visitatori ed ospiti di Talent Garden in quel momento potranno partecipare “dal vivo” ed in ogni caso tutti potranno rivedere quando desiderano i contenuti dello streaming che saranno messi a disposizione sulla IoE TV.

Le tematiche più “calde” legate allo scenario tecnologico odierno –  che consente di connettere in modo sempre  più intenso e innovativo persone, dati, cose e processi – saranno affrontate con il contributo di Cisco e Intel, aziende consolidate, start up, esperti di settore, spaziando dalla connected home al blockchain, dalla sanità all’agricoltura di precisione, alle smart city.

Gli appuntamenti con “IoE: l’Aperitivo delle Cose” si svolgeranno fra il 29 febbraio e il 27 giugno prossimo e potranno essere seguiti in webstreaming su www.ioetv.it.

Per partecipare è richiesta una iscrizione, tramite la pagina web dedicata che riporterà anche ulteriori informazioni sui contenuti degli aperitivi in programma.

Questo il calendario degli incontri:

29/02/2016
La conquista dello spazio nelle case: soluzioni IoT e relazione con il design

14/03/2016
Sfida per la casa, parte II: i dash button. Cosa sono, come funzionano, applicazioni

21/03/2016
Bitcoin e tecnologie blockchain: definizione e applicazioni per garantire l’integrità e l’origine dei dati

04/04/2016
Sanità e e-Health – parte I: soluzioni per la gestione del processo sanitario e delle relazioni con i cittadini

18/04/2016
Sanità : i wearable. Sensori medicali, motivatori fitness, aggiornamento dei medici e valore dei dati

02/05/2016
Soluzioni per il tracking fisico e digitale dei clienti: potenzialità, opzioni e scenari

16/05/2016
Agrifood, Industria 4.0 e IoT: l’agricoltura di precisone, ottimizzazione dei processi

30/05/2016
Smart city – parte I : cos’è e come funziona una città del futuro

13/06/2016
Smart city – parte II:  casi concreti a confronto. Quali sono le esperienze disponibili?

27/06/2016
Training formativo sull’Internet of Everything.

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Santoni (Cisco): l’Italia che innova deve accelerare sul digitale adesso https://www.datamanager.it/2015/12/santoni-cisco-litalia-che-innova-deve-accelerare-sul-digitale-adesso/ Wed, 02 Dec 2015 17:00:43 +0000 http://www.datamanager.it/?p=89992 L’Amministratore Delegato di Cisco Italia, Agostino Santoni, è intervenuto nella prima tappa di “Viaggio nell’Italia che Innova”,  percorso dedicato a scoprire e raccontare il mondo dell’innovazione e delle imprese italiane a 360 gradi, organizzato da Il Sole 24 Ore e Confindustria in collaborazione con EY. Santoni ha presentato un keynote speech sul tema “Connettersi – […]

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L’Amministratore Delegato di Cisco Italia, Agostino Santoni, è intervenuto nella prima tappa di “Viaggio nell’Italia che Innova”,  percorso dedicato a scoprire e raccontare il mondo dell’innovazione e delle imprese italiane a 360 gradi, organizzato da Il Sole 24 Ore e Confindustria in collaborazione con EY.

Santoni ha presentato un keynote speech sul tema “Connettersi – una società sempre più connessa e la manifattura digitale”.

Guardando al panorama tecnologico odierno, che Cisco definisce “Internet of Everything”, è grande la  possibilità di mettere in connessione persone, dati e processi, per costruire un ecosistema in grado di dare nuovo impulso alla competitività del nostro Paese.

“Stiamo vivendo un momento cruciale per la crescita, perché il tipo di tecnologie e di innovazione che oggi sono disponibili sono quanto mai allineate con le caratteristiche del nostro tessuto industriale e imprenditoriale.  Questo è vero certamente nel settore manifatturiero ma anche per altre nostre eccellenze, come ad esempio il settore agroalimentare” ha affermato Santoni. “Nello scenario competitivo attuale, i nuovi paradigmi di successo sono la velocità di esecuzione e di cambiamento dei modelli di business: queste capacità dipendono soprattutto dalla qualità e dalle competenze delle persone, che devono essere messe al centro del percorso di trasformazione. La centralità della persona è un elemento distintivo del modo italiano di fare impresa, quindi attraverso la digitalizzazione abbiamo l’opportunità di esaltare la flessibilità, la creatività e l’eccellenza che da sempre ci caratterizzano”.

Secondo Santoni, è necessario agire subito e in modo deciso.  “Abbiamo condotto di recente una ricerca interpellando top manager di aziende della produzione industriale e costruttori di macchine di tutto il mondo, inclusa l’Italia: il 79% di questi manager sa che la digital disruption avrà un impatto importante sulla sua azienda entro i prossimi tre anni. Questo significa che il percorso di digitalizzazione del settore produttivo e del Paese nel suo complesso non può subire battute d’arresto. E’ il momento di mobilitare tutte le risorse disponibili, per accelerare la crescita e offrire nuove opportunità di occupazione e di sviluppo”.

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Tra pochi giorni a Roma appuntamento con IoE Talks https://www.datamanager.it/2015/11/tra-pochi-giorni-a-roma-appuntamento-con-ioe-talks/ Tue, 10 Nov 2015 18:00:35 +0000 http://www.datamanager.it/?p=88012 Si avvicina l’appuntamento Cisco del 17 novembre: all’Auditorium Parco della Musica confronto aperto sul digitale per la trasformazione del Paese. Le registrazioni sono aperte: tutti gli aggiornamenti anche su twitter con l’hasthag #IoEtalks Si avvicina velocemente l’appuntamento con IoE Talks: l’evento con cui Cisco offre l’opportunità di esplorare, con l’apporto di storie, testimonianze, relatori d’eccezione, il […]

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Si avvicina l’appuntamento Cisco del 17 novembre: all’Auditorium Parco della Musica confronto aperto sul digitale per la trasformazione del Paese. Le registrazioni sono aperte: tutti gli aggiornamenti anche su twitter con l’hasthag #IoEtalks

Si avvicina velocemente l’appuntamento con IoE Talks: l’evento con cui Cisco offre l’opportunità di esplorare, con l’apporto di storie, testimonianze, relatori d’eccezione, il significato dell’opportunità digitale legata all’Internet of Everything.

L’evento è  a partecipazione gratuita e  le registrazioni sono già aperte sul sito www.ioetalks.it

Ospitata dall’Auditorium Parco della Musica, la tappa romana di IoE Talks si pone l’obiettivo di evidenziare come il motore della trasformazione digitale nel nostro Paese sia l’insieme di vocazioni, territori, risorse umane ed economiche unico nel suo genere che già possediamo e che può prendere nuova vita nella creazione di nuove connessioni.

“Grazie al digitale possiamo valorizzare l’identità sociale e culturale, l’eccellenza, il talento, la capacità di innovazione facendoli diventare parte di una rete capace di mettere in movimento l’Italia e migliorare davvero la qualità della vita per ognuno di noi” spiega Agostino Santoni, Amministratore Delegato di Cisco Italia. “ A Roma vogliamo affermare che per crescere dobbiamo esaltare e costruire una nuova qualità nel vivere, nell’apprendere, nel fare impresa o ricerca: è un obiettivo ambizioso per cui è particolarmente rilevante la relazione fra cittadini e istituzioni – attraverso una Pubblica Amministrazione in grado di accogliere le opportunità che la tecnologie ci offre”.

Gli ospiti della giornata, organizzata da Cisco in collaborazione con Intel e con il sostegno di sponsor quali Canon, Hitachi, Philips, Plantronics, Samsung Business, Schneider Electric e Veeam, affronteranno nei loro interventi le potenzialità del digitale legandole sia ai propri ambiti professionali, sia alle proprie esperienze personali di vita.

IoE Talks a Roma si aprirà alle 9.45 con l’introduzione di Barbara Carfagna, giornalista RAI che modererà l’intera giornata. Come di consueto, l’agenda è suddivisa in tre segmenti dedicati a innovazione, società e istituzioni.

  • Per “Digitaliani e Innovazione” interverranno David Bevilacqua, Vice Presidente South Europe di Cisco; Carmine Stragapede, Direttore Generale di Intel Italia; Maurizio Di Robilant, Presidente della Fondazione Italia Patria della Bellezza.
  • Per la sezione “Digitaliani e Società” torna sul palco degli eventi di Cisco dedicati all’IoE Luciano Floridi, professore di Filosofia ed Etica dell’Informazione alla Oxford University; cui si aggiunge Ciriaco Scoppetta, Professore di Neurologia presso l’Università La Sapienza di Roma e scrittore.
  • La terza parte, “Digitaliani e Istituzioni” vedrà l’intervento di Flavia Marzano, Presidente degli Stati Generali dell’Innovazione; di Anna Masera, Capo dell’Ufficio Stampa e Responsabile della Comunicazione della Camera dei Deputati; di Riccardo Luna, Digital Champion italiano.

Infine la chiusura dei lavori, prevista alle 13, sarà affidata  l’intervento di Agostino Santoni, Amministratore Delegato di Cisco Italia.

Per seguire aggiornamenti, novità e contenuti legati a IoE Talks è possibile seguire su twitter @CiscoItalia e l’hashtag #IoEtalks.

Anche IoE Talks a Roma sarà un tributo a Marco Zamperini ed  è un evento che va a supporto del Funky Prize (#funkyprize). La partecipazione all’evento è gratuita e le registrazioni sono già aperte sul sito www.ioetalks.it

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Cisco: nasce IoE TV, il punto di riferimento per scoprire tutte le opportunità dell’IoE https://www.datamanager.it/2015/10/cisco-nasce-ioe-tv-il-punto-di-riferimento-per-scoprire-tutte-le-opportunita-dellioe/ Mon, 26 Oct 2015 11:46:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=86610 Una web tv dedicata all’”Internet di tutte le cose”: applicazioni, casi reali, eventi, innovazioni  ed anche un po’ di leggerezza per diventare il luogo di incontro di chi vuole sfruttare le opportunità della trasformazione digitale Cisco Italia presenta oggi IoE TV, la web tv dell’Internet of Everything, realizzata in collaborazione con Intel. “In onda” all’indirizzo […]

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Una web tv dedicata all’”Internet di tutte le cose”: applicazioni, casi reali, eventi, innovazioni  ed anche un po’ di leggerezza per diventare il luogo di incontro di chi vuole sfruttare le opportunità della trasformazione digitale

Cisco Italia presenta oggi IoE TV, la web tv dell’Internet of Everything, realizzata in collaborazione con Intel. “In onda” all’indirizzo web www.ioetv.it, IoE TV si propone di essere il punto di riferimento per tutti coloro che vogliano scoprire le opportunità della trasformazione digitale nel contesto professionale ed anche personale.

Contenuti video di elevata qualità dedicati ad applicazioni e casi reali, innovazioni, resoconti e interventi da eventi rilevanti dedicati a tutti gli aspetti di questo mercato ed alla digitalizzazione costituiscono il piatto forte della “programmazione”: protagonisti, oltre ai promotori del progetto, tutti gli attori principali del settore, esperti, visionari, rappresentanti del mondo industriale e tecnologico.

Per aiutare ad orientarsi al meglio in un ambito così vasto, tutti i contenuti di IoE TV sono organizzati e consultabili secondo aree di interesse specifiche che possono essere selezionate dagli utenti, con un “palinsesto” di canali dedicati ad aree quali Wearable, Smart City, People, Industry 4.0 e Retail. Solo nel corso del primo anno, è prevista la disponibilità di oltre 100 video (qui un esempio), la realizzazione di streaming di eventi di settore – come ad esempio Fronteers of Interaction del 12/13 novembre prossimi o l’edizione di SMAU Milano in corso questi giorni – e l’organizzazione di webinar di natura più tecnica.

Ilaria Sanvito, Responsabile Marketing di Cisco Italia, spiega le origini del progetto e il suo futuro. “IoE TV nasce dalla volontà di dare continuità e visibilità ad un percorso già iniziato dal 2014, basato sulla realizzazione di grandi eventi dedicati al tema dell’Internet of Everything, organizzati su scala nazionale e poi portati nei territori a contatto con il tessuto socioeconomico delle diverse aree del nostro paese. Vediamo questa web tv come un “evento digitale” di lunga durata che rappresenti per la comunità aziendale, tecnologica e anche per l’utente finale un punto di incontro e di arricchimento, basato sulla forma di comunicazione più efficace e amata oggi a disposizione: il video. Per noi è anche un modo per dare a tutti la possibilità di attingere a risorse e relazioni che abbiamo costruito nel tempo, lavorando con le aziende dell’ecosistema digitale e con i maggiori esperti del settore”.

L’Internet di tutte le cose per tutte le persone

IoE TV nasce pensando, in primo luogo, all’ampia e variegata audience composta da tutti coloro che nelle aziende e nelle organizzazioni pubbliche si confrontano già con l’impatto del digitale in termini di cambiamento di modelli operativi e organizzativi: IoE TV vuole offrire loro strumenti per capire e immaginare le opportunità che possono essere colte connettendo in modi nuovi oggetti, persone, dati, processi, contando su tecnologie che già oggi consentono di innovare e crescere.

Anche i professionisti ICT che sono chiamati a supportare aziende e organizzazioni nel loro percorso di digitalizzazione trovano in IoeTV un punto di riferimento, con una offerta di contenuti di approfondimento e webinar tecnici dedicati alle tematiche più strettamente tecnologiche e operative legate all’adozione dell’Internet of Everything.

A tutto questo si affianca anche un approccio più “leggero” al tema dell’Internet of Everything e in generale del rapporto con il digitale che è sempre più presente nelle nostre vite: questo con l’obiettivo di raggiungere, in prospettiva, anche il pubblico più ampio che oggi sente parlare sempre più spesso del cambiamento che la tecnologia porta nella vita quotidiana ma si trova a viverla in modo a volte poco consapevole. La scelta è quella di portare conoscenza con un sorriso: per questo è stato chiamato a collaborare con IoE TV il disegnatore Makkox che ha creato ad hoc una serie di vignette pubblicate settimanalmente e sono state prodotte con Zootropio 10 puntate di una webserie. (qui la prima puntata)

“L’Internet di tutte le cose” sarà  trattato in modo innovativo, infine, anche attraverso la produzione di una performance teatrale che sarà presentata nella primavera del 2016: un modo per portare dal web all’esperienza diretta delle persone i temi legati al digitale nelle nostre vite, e creare ulteriori contenuti che possano poi vivere nuovamente anche nel web per essere fruiti da più persone possibili.

IoE TV è un progetto realizzato con il partner editoriale TRIWU’ – la Webtv dell’innovazione: un team di professionisti esperti di comunicazione di scienza, tecnologia e innovazione, che cura e realizza i contenuti del sito.

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Cisco: il 17 novembre a Roma torna IoE talks https://www.datamanager.it/2015/10/cisco-il-17-novembre-a-roma-torna-ioe-talks/ Wed, 07 Oct 2015 09:20:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=85058 All’Auditorium Parco della Musica confronto aperto sul digitale per la trasformazione del Paese Dopo il successo registrato a Roncade (TV) nel giugno scorso, torna alla ribalta IoE Talks: il 17 novembre prossimo, infatti, si terrà a Roma un nuovo appuntamento con questa serie di eventi, pensata per esplorare con l’apporto di storie, testimonianze, relatori d’eccezione […]

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All’Auditorium Parco della Musica confronto aperto sul digitale per la trasformazione del Paese

Dopo il successo registrato a Roncade (TV) nel giugno scorso, torna alla ribalta IoE Talks: il 17 novembre prossimo, infatti, si terrà a Roma un nuovo appuntamento con questa serie di eventi, pensata per esplorare con l’apporto di storie, testimonianze, relatori d’eccezione il significato dell’opportunità digitale legata all’Internet of Everything.

Ospitata dall’Auditorium Parco della Musica, la tappa romana di IoE Talks si pone l’obiettivo di evidenziare come il motore della trasformazione digitale nel nostro Paese sia l’insieme di vocazioni, territori, risorse umane ed economiche unico nel suo genere che già possediamo e che può prendere nuova vita nella creazione di nuove connessioni.

“Grazie al digitale possiamo valorizzare l’identità sociale e culturale, l’eccellenza, il talento, la capacità di innovazione facendoli diventare parte di una rete capace di mettere in movimento l’Italia e migliorare davvero la qualità della vita per ognuno di noi” spiega Agostino Santoni, Amministratore Delegato di Cisco Italia. “ A Roma vogliamo affermare che per crescere dobbiamo esaltare e costruire una nuova qualità nel vivere, nell’apprendere, nel fare impresa o ricerca: è un obiettivo ambizioso per cui è particolarmente rilevante la relazione fra cittadini e istituzioni – attraverso una Pubblica Amministrazione in grado di accogliere le opportunità che la tecnologie ci offre”.

Gli ospiti della giornata, organizzata da Cisco in collaborazione con Intel e con il sostegno di sponsor quali Hitachi, Plantronics, Schneider Electric e Veeam, affronteranno nei loro interventi le potenzialità del digitale legandole sia ai propri ambiti professionali, sia alle proprie esperienze personali di vita.

IoE Talks a Roma si aprirà alle 9.45 con l’introduzione di Barbara Carfagna, giornalista RAI che modererà l’intera giornata. Come di consueto, l’agenda è suddivisa in tre segmenti dedicati a innovazione, società e istituzioni.

  • Per “Digitaliani e Innovazione” interverranno David Bevilacqua, Vice Presidente South Europe di Cisco; Carmine Stragapede, Direttore Generale di Intel Italia; Maurizio Di Robilant, Presidente della Fondazione Italia Patria della Bellezza.
  • Per la sezione “Digitaliani e Società” torna sul palco degli eventi di Cisco dedicati all’IoE Luciano Floridi, professore di Filosofia ed Etica dell’Informazione alla Oxford University; cui si aggiunge Ciriaco Scoppetta, Professore di Neurologia presso l’Università La Sapienza di Roma e scrittore.
  • La terza parte, “Digitaliani e Istituzioni” vedrà l’intervento di Flavia Marzano, Presidente degli Stati Generali dell’Innovazione; di Anna Masera, Capo dell’Ufficio Stampa e Responsabile della Comunicazione della Camera dei Deputati; di Riccardo Luna, Digital Champion italiano.

Infine la chiusura dei lavori, prevista alle 13, sarà affidata  l’intervento di Agostino Santoni, Amministratore Delegato di Cisco Italia.

Per seguire aggiornamenti, novità e contenuti legati a IoE Talks è possibile seguire su twitter @CiscoItalia e l’hashtag #IoEtalks.

Anche IoE Talks a Roma sarà un tributo a Marco Zamperini, ed è un evento che va a supporto del Funky Prize (#funkyprize). La partecipazione all’evento è gratuita e le registrazioni sono già aperte sul sito www.ioetalks.it

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La rete è il dispositivo di sicurezza https://www.datamanager.it/2015/10/la-rete-e-il-dispositivo-di-sicurezza/ Fri, 02 Oct 2015 13:35:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=84973 A cura di Stefano Volpi, Area sales manager, Global Security Sales Organization (GSSO), Cisco Più di trent’anni fa, John Gage di Sun Microsystems ha coniato l’ormai famosa frase: “La rete è il computer“. Infatti, il vero potere del computer si sprigiona quando i computer sono connessi, e più dispositivi sono collegati, più esso tende a […]

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A cura di Stefano Volpi, Area sales manager, Global Security Sales Organization (GSSO), Cisco

Più di trent’anni fa, John Gage di Sun Microsystems ha coniato l’ormai famosa frase: “La rete è il computer“. Infatti, il vero potere del computer si sprigiona quando i computer sono connessi, e più dispositivi sono collegati, più esso tende a crescere in modo esponenziale. Lo vediamo oggi con il cloud computing e sempre più lo vedremo con l’Internet of Everything (IoE) che sta creando opportunità senza precedenti per collegare in rete di persone, processi, dati e oggetti.

Soprattutto a causa di questa evoluzione, per così dire “rivoluzionaria”, ci troviamo di fronte a un punto di svolta simile, anche per quanto riguarda la sicurezza. Per cogliere le opportunità rese possibili da una connettività in continua espansione, la sicurezza deve evolversi in modo parallelo e analogo. In pratica, “La rete deve diventare il dispositivo di sicurezza”.

Mi spiego. L’adozione diffusa di Cloud e IoE porta nuove opportunità di business sotto forma di maggiori velocità, efficienza e agilità, cambiando il luogo in cui sono memorizzati, archiviati e da cui è possibile accedere ai dati. Inoltre, mobilità e Cloud hanno notevolmente aumentato la produttività e la soddisfazione dei dipendenti, ma anche sostituito il tradizionale perimetro della rete con una nebulosa in costante variazione di utenti, posizioni, applicazioni, metodi di accesso e dispositivi. Questo raddoppia la sfida della security che deve proteggere un perimetro quanto mai labile e dinamico e un numero pressoché infinito di punti di vulnerabilità. Inoltre, tutte queste considerazioni sono ben note anche agli aggressori cui offrono maggiori opportunità di attacco.

E noi, come difensori, come abbiamo sviluppato il nostro approccio alla sicurezza? La verità è che non è stato fatto ancora abbastanza. Ancora ancorati a una logica di best of breed, non è raro trovare aziende con fino a 40 o addirittura più di 60 soluzioni di sicurezza differenti che non possono lavorare insieme – e che non sono proprio in grado di farlo – né di interoperare. Gli aggressori stanno approfittando delle lacune nella visibilità e protezione dovute a tale complessità e frammentazione per penetrare la rete. Consapevoli di tutto ciò, gli aggressori navigano attraverso la rete estesa, eludendo il rilevamento e muovendosi a latere fino a raggiungere la destinazione. Una volta che compiono la loro missione rimuovono le prove, ma mantengono una testa di ponte per futuri attacchi.

Per affrontare efficacemente il panorama delle minacce dinamico di oggi, i modelli di business in continua evoluzione, oltre alla notevole complessità, la sicurezza deve essere incorporata nel cuore dell’infrastruttura della rete intelligente e attraverso la rete estesa – dal data center verso l’endpoint mobile e persino negli impianti delle fabbriche.

Quando la rete diventa il dispositivo di sicurezza, il nostro approccio alla sicurezza può essere:

  • Pervasivo – per persistere in tutti i vettori di attacco
  • Integrato – per condividere le informazioni e le capacità con un ricco ecosistema di applicazioni e servizi
  • Continuo – per consentire la protezione continua durante tutto il continuum di un attacco – prima, durante e dopo un attacco
  • Aperto – per l’integrazione con terze parti, comprese le tecnologie di sicurezza complementari e l’intelligence delle minacce

Ciò richiede le tecnologie di sicurezza siano integrate nelle infrastrutture di rete e che siano in grado di aumentare la visibilità su tutte le attività della rete stessa, di fornire informazioni sulle minacce basate sul contesto a livello locale e globale, e di permettere il controllo utilizzando l’analisi e l’automazione per la protezione contro le minacce rilevate dinamicamente. E per far questo, dobbiamo progettare infrastrutture che siano aperte in modo da poter incorporare in modo semplice le nuove capacità e l’intelligenza tali da poter affrontare minacce complesse e in continua evoluzione. Inoltre dobbiamo far sì che le funzionalità di sicurezza integrate non ostacolino risorse e processi business-critical.

Le previsioni di John Gage non avrebbero potuto essere più attuali. Sono passati tre decenni e l’analogia con la sicurezza è più che calzante. Incorporando la security everywhere attraverso la rete estesa, non solo la sicurezza diventa più efficace contro gli attacchi avanzati, diventa anche un business enabler. Solo così le aziende possono trarre pieno e sicuro vantaggio dalle opportunità presentate da nuovi modelli di business digitali e dall’IoE.

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Cisco: al via il progetto italiano MyLearnSmart https://www.datamanager.it/2015/07/cisco-al-via-il-progetto-italiano-mylearnsmart/ Tue, 14 Jul 2015 15:00:16 +0000 http://www.datamanager.it/?p=80792 Internet of Everything, Smart City e digitalizzazione di tutti i settori industriali sono i trend tecnologici di maggiore rilievo anche qui in Italia, sono gli aspetti che cambiano il modo di lavorare, imparare, studiare e vivere le nostre città. Proprio sulla base di queste prerogative, Cisco Italia, insieme a Between – Ernst & Young e […]

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Internet of Everything, Smart City e digitalizzazione di tutti i settori industriali sono i trend tecnologici di maggiore rilievo anche qui in Italia, sono gli aspetti che cambiano il modo di lavorare, imparare, studiare e vivere le nostre città.

Proprio sulla base di queste prerogative, Cisco Italia, insieme a Between – Ernst & Young e Schneider Electric, inaugura una nuova piattaforma di training, MyLearnSmart, dedicata ai partner e a tutte le aziende che desiderano approfondire le tematiche “SMART”.

MyLearnSmart è una piattaforma, gratuita e ricca di contenuti in italiano, studiata per offrire validi strumenti per dialogare con i clienti in modo sempre più professionale, mettendo a disposizione  informazioni, argomentazioni e valore da mettere in campo per le trattative commerciali.

Il progetto è suddiviso in moduli che al loro interno includono dei singoli corsi:

MODULO 1: Conoscere l’Internet of Everything e la Smart City (già disponibile)

MODULO 2: Finanziare  la Smart City (disponibile a breve)

MODULO 3: Verticali di mercato (disponibile dopo la pausa estiva)

I temi del primo modulo sono Internet of Everything e la Smart City proprio a conferma di quanto le città si siano dimostrate uno degli ambiti in cui digitalizzazione e innovazione generano i maggiori benefici per i cittadini, per le imprese e per le città stesse. In questo modulo si approfondiranno le nozioni di Internet Of Everything, dell’architettura tecnologica che lo sostiene, di come creare una Smart City e come abilitarla.

“Questo nuovo progetto tutto italiano nasce dalla consapevolezza di un processo di digitalizzazione e trasformazione del Paese già in atto e dalla volontà di mettere a fattor comune conoscenze ed esperienze che come Cisco abbiamo sviluppato, al fine di fornire a partner e aziende tutti gli strumenti oggi indispensabili per poter essere competitivi” afferma Giorgio Campatelli, Partner Organization Leader di Cisco Italia. “Questa iniziativa è stata resa possibile anche grazie a due eccellenze, Between – Ernst & Young e Schneider Electric, che hanno collaborato con noi nella realizzazione dei contenuti e condividono con Cisco quella vocazione al digitale, oggi così fondamentale per la nostra economia e per lo sviluppo del nostro Paese”.

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