islam – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:01:17 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png islam – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Zuckerberg vs Donald Trump: “Io sto con i musulmani” https://www.datamanager.it/2015/12/zuckerberg-vs-donald-trump-io-sto-con-i-musulmani/ Thu, 10 Dec 2015 14:52:32 +0000 http://www.datamanager.it/?p=90615 Il numero uno di Facebook, Mark Zuckerberg, ha criticato la proposta di Donald Trump di chiudere le frontiere statunitensi ai musulmani Il CEO di Facebook Mark Zuckerberg si schiera apertamente contro Donald Trump, candidato alle primarie per il partito repubblicano. Il miliardario aveva proposto di chiudere le frontiere USA a tutte le persone di religione […]

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Il numero uno di Facebook, Mark Zuckerberg, ha criticato la proposta di Donald Trump di chiudere le frontiere statunitensi ai musulmani

Il CEO di Facebook Mark Zuckerberg si schiera apertamente contro Donald Trump, candidato alle primarie per il partito repubblicano. Il miliardario aveva proposto di chiudere le frontiere USA a tutte le persone di religione musulmana e di bloccare Internet per impedire ai terroristi di organizzarsi. Zuckerberg in un post su Facebook ha dichiarato di voler “aggiungere la mia voce a sostegno dei musulmani nella nostra comunità e ovunque nel mondo”. “Gli attacchi alla libertà di chiunque finiscono per colpire tutti.  – ha continuato il co-fondatore del social network – L’odio di qualcuno può rendere facile soccombere al cinismo. Ma non dobbiamo perdere la speranza”.

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Nel frattempo Donal Trump non ha rinnegato le sue posizioni e in una intervista ad Abc News ha ribadito: “Ho grande rispetto e amore per i musulmani. Ma dobbiamo fare la cosa giusta”. Inoltre, ha sottolineato che il bando dei musulmani dal Paese sarebbe temporaneo, fino a quando i leader “non capiranno cosa sta succedendo”. Le parole del miliardario non hanno suscitato solamente l’indignazione di Zuckerberg. Il Washington Post lo ha paragonato a Benito Mussolini mentre il Regno Unito sta pensando di impedire il suo ingresso nel Paese per incitazione all’odio. Oggi anche il presidente Barack Obama è intervenuto sulla questione. “Ricordiamoci che la nostra libertà è legata alla libertà degli altri indipendentemente dalla loro razza, dal loro nome e dalla fede che praticano”, ha dichiarato Obama durante l’intervento al Congresso per celebrare i 150 anni dalla fine della schiavitù negli USA.

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Turchia: “L’Islam non approva le foto sui social network” https://www.datamanager.it/2014/11/turchia-lislam-non-approva-foto-sui-social-network/ Wed, 19 Nov 2014 13:31:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=65229 In Turchia la massima autorità religiosa ha affermato che condividere foto sui social network è contrario alla morale dell’Islam In Turchia riprende vigore l’avversione nei confronti dei social network. Dopo la chiusura per qualche tempo di Twitter e YouTube a causa delle manifestazioni di piazza che imperversavano per il Paese, è arrivata una nuova accusa a […]

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In Turchia la massima autorità religiosa ha affermato che condividere foto sui social network è contrario alla morale dell’Islam

In Turchia riprende vigore l’avversione nei confronti dei social network. Dopo la chiusura per qualche tempo di Twitter e YouTube a causa delle manifestazioni di piazza che imperversavano per il Paese, è arrivata una nuova accusa a queste piattaforme da parte della Direzione affari religiosi (Diyanet) di Ankara. L’istituzione, che risponde direttamente al primo ministro Davutoğlu, afferma che condividere foto su Facebook, Instagram e Twitter andrebbe contro i dettami dell’Islam.

“Condividere le foto sui social network non è da buon musulmano”

“E’ sconveniente, per la religione, che una persona esponga la propria privacy su piattaforme virtuali e la condivida con altre persone – scrive Diyanet sul proprio mensile -. Le persone dovrebbero stare attente rispetto a questo pericolo. Bisogna pregare Dio per evitare i peccati e occuparsi di cose più utili. Le amicizie andrebbero formate in base a questo“. Inoltre, la Direzioni affari religiosi sottolinea come donne ed uomini debbano avere lo stesso diritto di utilizzare la Rete ma allo stesso tempo sia importante seguire la morale islamica.

Le dichiarazioni di Duyanet hanno suscitato reazioni contrastanti in tutto il Paese. Alcuni religiosi ritengono che i consigli dell’autorità siano utili per vivere una vita retta e senza rimpianti e sottolineano come poi la decisione finale spetti al singolo. Altri, invece, ritengono che la Direzione affari religiosi sia fin troppo rigida in quanto al concetto di morale e vedono nei suoi dettami un modo alternativo per controllare la popolazione da parte del governo.

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Pakistan: donna e due bambini arsi vivi per una foto su Facebook https://www.datamanager.it/2014/07/pakistan-donna-bambini-arsi-vivi-per-foto-facebook/ Tue, 29 Jul 2014 09:50:16 +0000 http://www.datamanager.it/?p=59389 In Pakistan, una donna e due bambini molto piccoli sono morti dopo che la loro casa è stata data alle fiamme per un’immagine su Facebook ritenuta blasfema Ieri in Pakistan si sono registrate tre vittime, di cui due erano bambini, a causa dell’integralismo religioso. Nella città di Gujranwala, nel nord est della provincia del Punjab, una […]

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In Pakistan, una donna e due bambini molto piccoli sono morti dopo che la loro casa è stata data alle fiamme per un’immagine su Facebook ritenuta blasfema

Ieri in Pakistan si sono registrate tre vittime, di cui due erano bambini, a causa dell’integralismo religioso. Nella città di Gujranwala, nel nord est della provincia del Punjab, una donna e i suoi nipoti sono morti asfissiati dopo che una folla inferocita aveva dato fuoco alla loro causa per una foto ritenuta blasfema pubblicata su Facebook, che da tempo presta maggiore attenzione a contenuti che potrebbero offendere la sensibilità altrui. La vicenda è stata raccontata dal quotidiano locale Pakistan Today.

Tre morti in un rogo appiccato per una foto su Facebook

Secondo le fonti citate dal quotidiano di Lahore la folla omicida si è radunata dopo che un componente della comunità religiosa Ahmadi, una setta islamica non riconosciuta da molti seguaci della dottrina tradizionale, aveva postato su Facebook del materiale ritenuto blasfemo e offensivo nei confronti dell’Islam. Le persone inferocite si sono recate nella abitazione ma non avendolo trovato in casa hanno deciso di darle fuoco. A causa dell’incendio una donna 30enne e due bambini tra i 5 anni e gli 8 mesi (l’età delle due piccole vittime non è ancora stata accertata) sono morti per asfissia.

[blockquote style=”2″]“La polizia era lì, ma solo a guardare le fiamme. Non ha fatto nulla per fermare la folla”, ha denunciato Salim ud Din, membro della comunità Ahmadi. “Prima hanno saccheggiato le case e negozi e poi hanno bruciato tutto”.[/blockquote]

In Pakistan le leggi sulla blasfemia prevedono la condanna a moto per chiunque insulti la religione o profani un luogo di culto. Negli ultimi tempi però la sentenza viene spesso decisa ed eseguita da semplici cittadini senza processo e in modo del tutto arbitrario. Negli anni passati a Lahore sono avvenute moltissime azioni violente per colpire la comunità religiosa Ahmadi.

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Messaggi blasfemi sulla pagina Facebook di Papa Francesco: è opera di hacker islamici https://www.datamanager.it/2014/07/messaggi-blasfemi-pagina-facebook-papa-francesco-opera-hacker-islamici/ Mon, 07 Jul 2014 08:12:47 +0000 http://www.datamanager.it/?p=57587 Un gruppo di hacker islamici ha preso possesso nella giornata di ieri dell’account non ufficiale di Papa Francesco su Facebook: sulla pagina dal pomeriggio si leggevano bestemmie e improperi in arabo, accompagnati da foto chiaramente inneggianti all’Islam Pur non essendo una pagina ufficiale, che il Vaticano possiede invece su Twitter, gli oltre 1,3 milioni di […]

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Un gruppo di hacker islamici ha preso possesso nella giornata di ieri dell’account non ufficiale di Papa Francesco su Facebook: sulla pagina dal pomeriggio si leggevano bestemmie e improperi in arabo, accompagnati da foto chiaramente inneggianti all’Islam

Pur non essendo una pagina ufficiale, che il Vaticano possiede invece su Twitter, gli oltre 1,3 milioni di utenti che seguono quotidianamente le iniziative del pontefice sono rimasti esterrefatti dall’inaspettata “profanazione”.

La pagina, grazie alla quale i fan di Papa Francesco potevano tenersi aggiornati sui suoi messaggi, leggere stralci di omelie o pensieri tratti da suoi discorsi, ha subito da ieri pomeriggio un attacco dagli hacker. Il risultato? Messaggi in arabo in copertina e in diversi post, contenenti bestemmie e insulti di evidente matrice islamica.
Papa Francesco, che è  uno dei personaggi più ricercati in Rete, così come il suo predecessore Benedetto XVI fa grande uso di Twitter per lanciare messaggi ai fedeli attraverso il profilo @Pontifex_it, ma nonostante  il Vatican Insider a fine febbraio abbia rivelato che Bergoglio avrebbe aperto un profilo certificato su Facebook, questo ancora non è avvenuto. Eppure la passione del Papa per i media e Internet è del tutto dichiarata: “Internet è un dono Dio, ci avvicina gli uni agli altri”, così ha dichiarato in Pontefice, tornando sul tema del corretto uso della tecnologia.

Facebook prima la rimuove e poi fa giustizia

L’ultimo aggiornamento “reale” della pagina risale a sabato sera, con la foto del pranzo alla Caritas di Campobasso, durante il viaggio pastorale del Papa in Molise. Dopo l’assalto degli hacker e la comparsa degli insulti, sono piovute migliaia di segnalazioni della pagina a Facebook, che inizialmente ha rimosso la pagina, fermando quindi l’azione degli hacker, ma impedendo anche ai legittimi proprietari di ritornare in possesso del proprio account. Dopo pochi minuti però finalmente la pagina torna online e in mano ai suoi amministratori, che provvedono ad eliminare tutti i messaggi blasfemi e si scusano con i numerosissimi followers, nonostante non ci sia alcuna responsabilità da parte dei proprietari per quanto accaduto.

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La NSA spiava i siti hard nella lotta al terrorismo https://www.datamanager.it/news/la-nsa-spiava-i-siti-hard-nella-lotta-al-terrorismo-51817.html Thu, 28 Nov 2013 10:45:53 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/11/la-nsa-spiava-i-siti-hard-nella-lotta-al-terrorismo/ Nuovi documenti di Edward Snowden affermano che la NSA ha spiato la visione di contenuti pornografici in Rete di alcuni leader musulmani radicali per screditarli

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Nuovi documenti di Edward Snowden affermano che la NSA ha spiato la visione di contenuti pornografici in Rete di alcuni leader musulmani radicali per screditarli

Nel giorno in cui gli Stati Uniti hanno deciso di non incriminare il fondatore di WikiLeaks Julian Assange, arrivano altre indiscrezioni sul caso Datagate. Nuovi documenti del whistleblower Edward Snowden confermano che la National Security Agency (NSA), che ha creato un malware apposito per lo spionaggio, ha spiato le attività online, ed in particolare la visione di siti pornografici, di sei esponenti dell’Islam radicale al fine di minarne la credibilità.

Porno per ricattare possibili terroristi

Nei documenti pubblicati dall’Huffington Post si afferma che “i leader radicali appaiono particolarmente vulnerabili dal punto di vista della loro autorevolezza quando il loro comportamento privato non è coerente con il loro comportamento pubblico”. La NSA, che ha monitorato i server di Yahoo! e Google, ha quindi pensato di sfruttare i vizi online di queste persone, come la “visione di materiale online sessualmente esplicito” e “l’uso di un linguaggio persuasivo sessualmente esplicito nel comunicare con giovani e inesperte ragazze”, per screditarli agli occhi dei loro seguaci. Nei documenti emerge che i sei leader spiati, di cui non è stato rivelato il nome, non sono mai stati implicati in atti di terrorismo.

“Senza entrare in merito alle singole persone, – ha spiegato Shawn Turner, portavoce della NSA – non dovrebbe sorprendere che il Governo USA utilizzi tutti gli strumenti legali a nostra disposizione per ostacolare gli sforzi di potenziali terroristi che tentano di fare del male alla nostra Nazione e di radicalizzare altri spingendoli alla violenza”.

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Il pianista turco Fazil Say in carcere per tweet blasfemi https://www.datamanager.it/news/il-pianista-turco-fazil-say-carcere-tweet-blasfemi-45982.html Mon, 15 Apr 2013 13:10:35 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/04/il-pianista-turco-fazil-say-in-carcere-per-tweet-blasfemi/ Un tribunale di Istanbul ha condannato il pianista di fama internazionale a 10 mesi per i tweet ironici sull’Islam

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Un tribunale di Istanbul ha condannato il pianista di fama internazionale a 10 mesi per i tweet ironici sull’Islam

Il pianista turco Fazil Say, ateo e di Sinistra, è stato condannato nel suo Paese a 10 mesi di carcere con la condizionale per i suoi tweet considerati blasfemi. I giudici hanno riconosciuto il musicista colpevole di “insulti ai valori religiosi di una parte della popolazione”. Non è la prima volta che un tweet attira l’attenzione dei magistrati. In Francia un tribunale ha imposto al sito di microblogging di consegnare i dati personali degli utenti razzisti. Anche la UEFJ ha richiesto a Twitter di riferire alle Autorità le informazioni sugli account antisemiti.

Ironia sull’Islam

Su Twitter, Say aveva ironizzato sulla chiamata alla preghiera di un muezzin di una moschea di Istanbul: “come mai tutta questa fretta? Una amante o il Raki (un bevanda alcolica tipica della Turchia)?” e aveva  schernito l’idea di paradiso musulmana citando il poeta persiano Omar Khayyam. I commenti non sono piaciuti agli utenti conservatori che lo hanno denunciato.

La reazione di Say

Il pianista aveva subito considerato il processo una “causa politica” voluta dal premier Recep Tayyip Erdogan, che sta cercando di riportare nel Paese una ventata di nazionalismo filo musulmano. “Sono forse la prima persona al mondo – ha dichiarato Say – sotto processo per avere dichiarato il mio ateismo”.

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L’Iran annuncia il Google Earth islamico https://www.datamanager.it/news/l-iran-annuncia-il-google-earth-islamico-45892.html Thu, 11 Apr 2013 14:50:43 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/04/liran-annuncia-il-google-earth-islamico/ "I servizi di Google servono a spiare i Paesi del mondo, perciò noi ci costruiamo i nostri"

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“I servizi di Google servono a spiare i Paesi del mondo, perciò noi ci costruiamo i nostri”

Diciamo la verità, le autorità iraniane hanno a lungo accusato Google Earth di essere uno strumento per le agenzie di spionaggio occidentali. Il Governo di Tehran sembra aver cambiato idea, o meglio, ha colto le presunte operazioni di spionaggio per creare la propria versione di Google Earth, un servizio di mappatura 3D concorrente islamica del colosso statunitense. Il Ministro iraniano per le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, Mohammad Hassan Nami, ha annunciato questa settimana che il Paese sta sviluppando quello che ha descritto come “Islamic Google Earth” chiamato “Basir” (ovvero “spettatore” in lingua persiana) che sarà pronto per l’utilizzo entro i prossimi quattro mesi.

Google serve per spiare?

“Siamo ad una fase avanzata dei preparativi per lanciare il progetto del nostro mondo in 3D a breve – ha detto Nami all’agenzia Mehr – al momento stiamo creando uno specifico centro dati che può essere capace di processare il volume di informazioni a disposizione”. Mohammad Hassan Nami è l’uomo migliore per portare avanti un progetto del genere in Iran. Già vice presidente del comando congiunto del personale delle forze armante dell’Iran, è stato nominato ministro dal Presidente Mahmoud Ahmadinejad nel mese di febbraio. Lo stesso Presidente alla fine del 2012 aveva lanciato un servizio di fruizione video interno chiamato mehr.ir.

Perché un altro servizio di mappe

Dietro la volontà di sviluppare un proprio motore di mappe tridimensionale c’è la convinzione che gli stati occidentali utilizzino Google Earth e Maps per spiare nemici e zone da attaccare. Gli utenti in Iran possono accedere a Google ma alcune caratteristiche di Gmail e Google Earth sono filtrate, funzionando a intermittenza, così come era stato fatto nel 2008 con YouTube. Il ministro ha dato alcune informazioni su cosa voglia dire sviluppare una mappa 3D islamica: “Stiamo realizzando questo servizio per portare le persone di tutto il mondo verso la realtà … I nostri valori sono quelli insegnati da Dio, e questa sarebbe la più grande differenza tra Basir e Google Earth, che appartiene al triangolo inquietante degli Stati Uniti, l’Inghilterra e i sionisti (un riferimento esplicito ad Israele)”.

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