Marco Marinucci – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 09 Oct 2018 09:17:21 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Marco Marinucci – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Ignazio Marino in visita alla fondazione Mind the Bridge https://www.datamanager.it/2014/09/ignazio-marino-in-visita-fondazione-mind-the-bridge/ Thu, 11 Sep 2014 14:49:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=60698 Per il Sindaco di Roma incontro nell’incubatore di San Francisco con alcuni dei migliori progetti italiani usciti dai programmi della fondazione e numerosi rappresentanti dell’innovazione italiana in Silicon Valley Domani, venerdì 12 settembre, in occasione del suo viaggio in California, il Sindaco di Roma Ignazio Marino farà visita alla fondazione Mind the Bridge. Il primo […]

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Per il Sindaco di Roma incontro nell’incubatore di San Francisco con alcuni dei migliori progetti italiani usciti dai programmi della fondazione e numerosi rappresentanti dell’innovazione italiana in Silicon Valley

Domani, venerdì 12 settembre, in occasione del suo viaggio in California, il Sindaco di Roma Ignazio Marino farà visita alla fondazione Mind the Bridge. Il primo cittadino ha scelto di fare tappa nell’headquarter della fondazione italo-californiana, al 13esimo piano del palazzo JP Morgan a San Francisco, al fine di conoscere meglio i programmi di entrepreneurship education offerti da Mind the Bridge e incontrare alcuni dei migliori rappresentanti dell’innovazione italiana in Silicon Valley.

A fare gli onori di casa il fondatore e CEO di Mind the Bridge Marco Marinucci il quale illustrerà al Sindaco la nascita e l’evoluzione di un network di contatti che dal 2007 (anno in cui ha dato vita a Mind the Bridge) a oggi ha offerto a tantissimi giovani italiani l’opportunità di vivere esperienze formative e professionali di alto livello e di confrontarsi con un mercato unico al mondo.

[blockquote style=”4″]“Dal 2007 accogliamo giovani imprenditori da centinaia di città. Inizialmente solo dall’Italia e, da un paio d’anni, da dozzine di paesi diversi – commenta Marco Marinucci – . Roma, soprattutto negli ultimi 2-3 anni, è diventata di fatto uno degli hub principali da cui ha origine un numero sostanziale di progetti imprenditoriali importanti che abbiamo il piacere di ospitare e supportare da questo lato del ponte”.[/blockquote]

Dalle prime Business Plan Competition all’Italy Tour fino ai vari BootCamp, Venture Camp, Job Creator Events, Italian Innovation Day passando per la Startup School e i nuovi programmi dedicati a manager di imprese tradizionali (Executive Program) e investitori (Angel School): un percorso che in tutti questi anni ha esteso i confini al di là dell’asse Italia/Stati Uniti facendo della fondazione uno dei principali punti di riferimento a livello mondiale nel campo dell’educazione all’imprenditorialità. E proprio questa vocazione internazionale è stata, a gennaio 2014, alla base della chiamata da parte della Commissione Europea per guidare la Startup Europe Partnership, la piattaforma paneuropea nata per aiutare le startup del Vecchio Continente a “scalare” velocemente e a diventare campioni globali.

Tra coloro che sono passati attraverso i programmi di Mind the Bridge si registrano anche diverse startup della Capitale: è il caso per esempio di Monkey Parking oggi più che mai al centro del dibattito tra amministrazione pubblica e iniziative legate alla “sharing economy”. La App, realizzata da Paolo Dobrowolny, Federico de Legge e Roberto Zanetti, consente infatti di mettere in contatto guidatori alla ricerca di un parcheggio per la propria auto con altri guidatori che stanno per liberarne uno, lasciando loro la libertà di accordarsi in formula peer-to-peer su un riconoscimento economico per l’informazione ottenuta.

Come non citare poi Atooma, fondata da Francesca Romano, Fabrizio Cialdea, Gioia Pistola e Andrea Meriggioli: la App è un digital enabler che consente a chiunque di trasformare il proprio smartphone in una sorta di assistente personale che compie autonomamente delle azioni a seconda delle condizioni in cui si trova, secondo regole precedentemente impostate dall’utente. Atooma ha raccolto finanziamenti per circa 800 mila dollari e vanta già un colosso come Samsung tra i suoi clienti.

Totalmente diversa invece la storia di Staq.io, fondata da Francesco Simoneschi, Massimo Andreasi Bassi e Luca Martinetti. Dopo il programma di incubazione TechStars la piattaforma di game management è stata recentemente acquisita da Playhaven/Upsight, la business engine per il mobile game, decisa a rinforzare la propria offerta analytics.

Mind the Bridge come catalizzatore di aspiranti imprenditori, quindi, ma anche rete di professionisti, partner e “amici”. All’incontro saranno infatti presenti, tra gli altri, nomi noti dell’innovazione italiana negli Stati Uniti come Fabrizio Capobianco (Funambol e ora Tok.tv), Matteo Daste (SquireSanders e board member MTB), Loris Degioanni (CACE Tech, Riverbed e ora Draios), Elena Favilli (Timbuktu) e Andrea Ballarini (Hyperfair), oltre a una rappresentanza di importanti realtà collegate come Staq/Upsight, IoXWorks, Carr & Ferrell, SVIEC, CMES, GTECH, Goldman Sachs, Xplorer Capital e Digital Persona

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Marco Marinucci intervista Isidro Laso, Head of Startup Europe Partnership https://www.datamanager.it/news/marco-marinucci-intervista-isidro-laso-head-startup-europe-partnership-56374.html Thu, 15 May 2014 10:35:41 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/05/marco-marinucci-intervista-isidro-laso-head-of-startup-europe-partnership/ Durante l’evento “Go Global Now” iniziativa ideata e promossa da Skillpoint, Mind the Bridge Foundation, co-organizzata da Campania Innovazione e CESVITEC con il patrocinio di Comune di Napoli e Regione Campania e altre istituzioni regionali e ospitata dal 10 al 13 maggio nella prestigiosa sede di Castel dell’Ovo, nella capitale partenopea, l’innovazione internazionale si è riunita a Napoli. In […]

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Durante l’evento “Go Global Now” iniziativa ideata e promossa da Skillpoint, Mind the Bridge Foundation, co-organizzata da Campania Innovazione e CESVITEC con il patrocinio di Comune di Napoli e Regione Campania e altre istituzioni regionali e ospitata dal 10 al 13 maggio nella prestigiosa sede di Castel dell’Ovo, nella capitale partenopea, l’innovazione internazionale si è riunita a Napoli.

In occasione di “Go Global Now” ha debuttato anche il primo evento di “matching” della Startup Europe Partnership (SEP). La Startup Europe Partnership, coordinata dalla fondazione italo-americana Mind the Bridge insieme alla britannica Nesta e alla tedesca The Factory, fa parte delle sei azioni per l’imprenditorialità definite all’interno dell‘Entrepreneurship 2020 Action Plan.

In questa occasione Marco Marinucci – co-founder and Managing Partner at MTS Venture Partners ha intervistato Isidro Laso – Head of Startup Europe sector, European Commission, analizzando nel dettaglio le strategie della Commissione Europea finalizzate alla crescita dell’intero ecosistema dell’innovazione.

 

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Videointervista: Start up, Marco Marinucci commenta le dichiarazioni di Briatore https://www.datamanager.it/news/videointervista-start-marco-marinucci-commenta-le-dichiarazioni-di-briatore-56328.html Tue, 13 May 2014 15:05:23 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/05/videointervista-start-up-marco-marinucci-commenta-le-dichiarazioni-di-briatore/ Marco Marinucci – co-founder and Managing Partner at MTS Venture Partners – commenta le dichiarazioni di Briatore secondo le quali le Start up sarebbero solo “fuffa” Durante l’evento “Go Global Now” iniziativa ideata e promossa da Skillpoint, Mind the Bridge Foundation, co-organizzata da Campania Innovazione e CESVITEC con il patrocinio di Comune di Napoli e Regione Campania […]

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Marco Marinucci – co-founder and Managing Partner at MTS Venture Partners – commenta le dichiarazioni di Briatore secondo le quali le Start up sarebbero solo “fuffa”

Durante l’evento “Go Global Now” iniziativa ideata e promossa da Skillpoint, Mind the Bridge Foundation, co-organizzata da Campania Innovazione e CESVITEC con il patrocinio di Comune di Napoli e Regione Campania e altre istituzioni regionali e ospitata dal 10 al 13 maggio nella prestigiosa sede di Castel dell’Ovo, abbiamo incontrato Marco Marinucci – co-founder and Managing Partner at MTS Venture Partners.

Con Marco abbiamo commentato l’ormai famosa dichiarazione di Flavio Briatore: ”Le start up? Fuffa. Aprite una pizzeria’‘.

Professore per una sera all’università Bocconi di Milano Flavio Briatore parla di manager e imprenditori del “Non voglio portare sfiga, ma per voi non ci sono opportunità. Fate un lavoro normale, magari apritevi una pizzeria. Così se fallisce almeno vi mangiate una pizza. Se fallisce la start up non vi rimane neppure quello”.

“E’ importante che ci sia una discussione sana, in US la diversity è un valore e la discussione se è costruttiva può portare valore ad esempio è accaduto recentemente con la dichiarazione di Peter Thiel cofounder di Paypal che ha duramente criticato il sistema universitario americano che secondo lui costa molto e non porta valore”.

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Video: i fondatori di Mind the Bridge si intervistano a vicenda https://www.datamanager.it/news/video-i-fondatori-di-mind-bridge-si-intervistano-vicenda-51105.html Mon, 11 Nov 2013 11:46:37 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/11/video-i-fondatori-di-mind-the-bridge-si-intervistano-a-vicenda/ Videointervista a Marco Marinucci e Alberto Onetti

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Durante l’evento “From Vesuvio to Silicon Valley and Back” – Il Job Creator Tour di Mind the Bridge si è fermato a Napoli.

Una giornata interamente dedicata alla formazione imprenditoriale, volta a far incontrare il meglio della creatività partenopea con i capitali della Silicon Valley. In quest’occasione Marco Marinucci ed Alberto Onetti, Fondatori di Mind the Bridge hanno accettato di “giocare” a intervistarsi.

“Cosa non funziona in Italia? Molte cose ma soprattutto il continuo lamentarsi di ciò che non funziona ” – Alberto Onetti.

“Non solo startup, bisognerebbe creare in Italia dei Centri di Eccellenza dove che vuol fare innovazione possa accederee trovare competenze distintive e di valore. Per fare ciò non serve molto, si potrebbero utilizzare le risorse che oggi si iniziano a trovare in questo settore ” – Marco Marinucci.

Buona visione!!!

 

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L’impresa entra nelle scuole medie italiane con BizWorld Italia e Mind the Bridge https://www.datamanager.it/news/limpresa-entra-nelle-scuole-medie-italiane-con-bizworld-italia-e-mind-bridge-49140.html Thu, 25 Jul 2013 16:30:02 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/07/limpresa-entra-nelle-scuole-medie-italiane-con-bizworld-italia-e-mind-the-bridge/ Dopo il crescente successo negli Stati Uniti, Paesi Bassi, Korea, India e Singapore, il celebre corso americano per startupper in erba fondato dal venture capitalist Tim Draper debutta in Italia grazie all’Associazione Culturale no-profit BizWorld Italia, di cui Mind the Bridge diventa partner attivo

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Dopo il crescente successo negli Stati Uniti, Paesi Bassi, Korea, India e Singapore, il celebre corso americano per startupper in erba fondato dal venture capitalist Tim Draper debutta in Italia grazie all’Associazione Culturale no-profit BizWorld Italia, di cui Mind the Bridge diventa partner attivo

Non è mai troppo presto per imparare cosa significhi essere imprenditori e come nasca e si gestisca un’impresa. Soprattutto quando la formula adottata è quella del divertimento e del gioco. Da queste premesse parte ufficialmente anche in Italia BizWorld, il celebre corso americano per startupper in erba fondato nel 1997 dal venture capitalist Tim Draper per la promozione della cultura imprenditoriale presso i ragazzi delle scuole medie.

Dopo anni di crescente successo negli Stati Uniti, Paesi Bassi, Korea, India e Singapore e un primo progetto pilota realizzato a Torino nei mesi scorsi, BizWorld approda infatti nel nostro paese con la nascita dell’Associazione Culturale no-profit BizWorld Italia, nata per volontà dell’imprenditore torinese Adriano Marconetto (co-fondatore in passato di Vitaminic, Electro Power Systems e, recentemente, di ProxToMe) che oggi annuncia l’ingresso della Fondazione Mind the Bridge tra i propri soci e nell’Executive Board.

“Fu proprio Marco Marinucci, fondatore di Mind the Bridge, a parlarmi di BizWorld un anno fa – dichiara Adriano Marconetto – e sono felice che la sua fondazione abbia deciso di unire le forze con BizWorld Italia per far crescere anche presso i ragazzi italiani la consapevolezza che, un giorno, crearsi un lavoro può essere meglio che cercarsene uno”.

La scuola dell’obbligo italiana non prevede, come noto, alcun momento di insegnamento dei principi di base dell’economia e dell’imprenditorialità e BizWorld si propone per l’appunto di ridurre questo gap attraverso un corso divertente e multidisciplinare di circa 15 ore durante il quale gli studenti di una classe di terza media vengono suddivisi in 4 gruppi (startup), ciascuno dei quali deve confrontarsi con gli altri nel progettare, produrre e vendere i braccialetti dell’amicizia. I ragazzi si danno un ruolo all’interno della propria “azienda”, imparano a negoziare con investitori e banche, definiscono politiche di prodotto, di prezzo e di marketing e comprendono come una buona strategia possa condurli a creare profitto e valore per tutti gli azionisti.

“Sono anni che lavoriamo per diffondere in Italia una cultura ‘positiva’ dell’imprenditorialità, mestiere incredibilmente importante per il futuro di ogni paese ma che da noi è stato, in misura crescente, abbandonato e stigmatizzato – commenta Alberto Onetti, Chairman di Mind the Bridge – Il nostro ingresso nell’associazione BizWorld Italia ci permetterà di contribuire ulteriormente all’educazione imprenditoriale, aggiungendo anche i giovanissimi. Si tratta di un investimento a lungo termine, ma la capacità di guardare lontano è proprio quello che serve al nostro paese e che purtroppo manca da tempo”.

Il primo corso pilota in Italia si è tenuto nei mesi scorsi a Torino presso la Scuola Media Alvaro Modigliani e proprio a questa prima esperienza il programma Super Quark (Rai 1) dedicherà un servizio ad hoc sabato 27 luglio alle 21.20.

BizWorld svolge questo corso in un’ottica totalmente no-profit e ricerca volontari esperti di economia e imprenditoria, imprenditori, startupper e insegnanti per individuare scuole medie interessate ad attivarlo nel corso del nuovo anno scolastico.

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Videointervista a Marco Marinucci. Il futuro di Mind The Bridge https://www.datamanager.it/news/videointervista-il-futuro-di-mind-bridge-43424.html Fri, 11 Jan 2013 15:20:41 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/01/videointervista-a-marco-marinucci-il-futuro-di-mind-the-bridge/ “Fuggire non è una soluzione, ma confrontarsi con gli altri è una piccola parte di una soluzione”

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“Fuggire non è una soluzione, ma confrontarsi con gli altri è una piccola parte di una soluzione”

Durante il tour di Data Manager nella Silicon Valley abbiamo incontrato a San Francisco, Marco Marinucci – Founder & CEO di Mind the Bridge. Dopo tante interviste in remoto finalmente abbiamo avuto la possibilità di vedere con i nostri occhi questa fantastica realtà dell’innovazione italiana.

Con Marco abbiamo ripercorso i successi delle ultime edizioni ma soprattutto parlato del futuro, delle nuove attività e dei nuovi progetti.

 

 

“Quando siamo partiti nel 2007 avevamo un obiettivo chiaro in mente. Con le Business Plan Competition, simposi e conferenze, Mind the Bridge ha posto le basi per un ecosistema imprenditoriale in Italia. La nostra scuola ha diplomato 44 ragazzi che in molti casi sono diventati degli imprenditori di successo.

Tra di loro c’erano imprenditori seriali, ricercatori che volevano valorizzare le loro intellectual properties e consulenti d’azienda in cerca d’innovazioni da trasferire alle loro aziende.

Il nostro lavoro però non è finito. Le grandi idee imprenditoriali hanno bisogno di capitale finanziario. Questo è il motivo principale per cui abbiamo deciso di aggiungere un braccio d’investimento per le nostre attività. Mind the Seed (MTS), il cui obiettivo è di investire nelle migliori iniziative che transitano in MTB.

Come ogni altro fondo, dobbiamo generare ritorni economici per i nostri investitori. Mentre le attività di Mind the Bridge erano (e sono) filantropiche, Mind the Seed è una for-profit. MTS e la sua società di gestione sono stati creati qualche mese fa e ora sono pienamente operativi.

Un secondo elemento importante della nostra evoluzione è un ampliamento della nostra attenzione oltre l’Italia. Noi pensiamo che le nostre esperienze in questi ultimi 5 anni in Italia, potrebbero essere utilizzate nell’area del Mediterraneo, in particolare Spagna, Portogallo e Grecia. Abbiamo già stabilito piani e partnership (che saranno presto annunciati) in Spagna, Grecia, Libano e Slovenia. In altre parole, un lato del ponte continuerà a essere in Silicon Valley, ma l’altra estremità avrà rampe multiple in tutto il Mar Mediterraneo.

Dove le aziende si sviluppino, è un falso problema, l’importante è metterle in condizione di poterlo fare. Il periodo d’incubazione da noi a San Francisco è funzionale all’approfondimento, alla qualificazione e al miglioramento della forma imprenditoriale e alla valutazione di quali possano essere le possibilità di sviluppo dell’azienda. Alcune delle startup che passano da noi troveranno il loro percorso di sviluppo negli US, per altre questo accadrà in Italia. Quello che è rilevante è che siano messe nelle condizioni di crescere. Il fatto che da quest’anno investiamo nelle nostre aziende ci consente di allinearci sui loro obiettivi e fare dei loro successi i nostri successi”.

Con Marco abbiamo anche affrontato i temi legati alle recenti iniziative della Task Force del Ministro Passera.

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Startup Marketing https://www.datamanager.it/news/startup-marketing-42507.html Thu, 29 Nov 2012 19:44:06 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/11/startup-marketing/ Startup: reale innovazione o moda? Siamo nell'era dello Startup Marketing? Per capire meglio abbiamo raccolto il parere di Fabio Lalli, Presidente di Indigeni Digitali, Marco Marinucci e Alberto Onetti, Fondatori di Mind The Bridge e Paolo Iabichino, Executive Creative Director di OgilvyOne e OgilvyAction Italia

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Seguo il mondo delle startup per lavoro da alcuni anni; ho visto crescere questo fenomeno negli ultimi tempi in maniera vertiginosa, ormai tutti parlano di questo nel settore IT. Ultimamente il termine si sta affrancando ed è iniziato a diventare uno slogan da utilizzare anche per ministri o candidati premier. Questo accade in Italia ma non solo, addirittura c’è chi pensa di realizzare una speciale versione di X Factor – “X Factor for Tech” dove invece che talenti musicali ci siano giovani startuppers a contendersi fama e soldi. Sono nati alcuni termini come startuppers seriali, startup market, e così via. Ultimamente anche le grandi aziende hanno fiutato l’opportunità e hanno deciso di finanziare eventi in questo mondo, la prima è stata Telecom con Working Capital, a seguire Microsoft, Enel, etc… forse si sono accorti che è scattata l’ora dello startup marketing?

Vedo cose positive e cose negative e davvero non so quale possa essere la cosa giusta da fare per far crescere questo movimento, se cavalcare l’onda o magari abbassare i toni e puntare i riflettori solo su chi davvero ha avuto successo.

Ho chiesto aiuto ad alcuni amici che sono molto più esperti di me per provare a capirne qualcosa in più: Fabio Lalli, Presidente di Indigeni Digitali, Marco Marinucci e Alberto Onetti, Fondatori di Mind The Bridge e Paolo Iabichino, Executive Creative Director di OgilvyOne e OgilvyAction Italia.

A loro ho posto queste domande:

Quanto le startup sono una moda e quanto una realtà?

Fabio Lalli: Penso che il termine startup in questo momento sia abbondantemente abusato. E’ pur vero che il mercato è sempre trainato e stimolato da mode e quindi non saprei se sia un bene o un male. Quello che vedo in questo momento è una forte euforia che sta spingendo molti ragazzi a lanciarsi in un percorso imprenditoriale in alternativa alla ricerca del posto fisso. Da una parte c’è un vantaggio e riguarda lo stimolo e le nuove opportunità per una generazione che necessariamente ha bisogno di una nuova modalità di lavoro, dall’altra, il contro, è la creazione di tanti piccoli kamikaze che si sentono imprenditori solo per aver fatto due righe di codice o aver in mente la prossima Facebook.

Paolo Iabichino: Farei una distinzione: un discorso è farci prendere dall’euforia, come spesso noi provincialissimi italiani facciamo, facendoci affascinare dagli idiomi e dal fatto che la parola startup suona bene e ha a che fare con il futuro, con la tecnologia e con l’innovazione. Sono tutti temi che ci stanno a cuore, molto affascinanti e seduttivi e quindi sono d’accordo con te, è una moda e il tema può essere facilmente strumentalizzato in chiave di marketing. Improvvisamente le aziende diventano tutti dei business angels, tutte alla rincorsa dell’ultima idea etc… c’è pertanto un pericolosissimo fenomeno hype.

Tuttavia in un momento dove mancano realmente le opportunità e dove realmente manca la possibilità di confrontarsi con dei mentori e di avere delle guide in qualsiasi campo, il fatto che ci sia qualcuno che decide di fare impresa in autonomia contando solo sulla bontà della propria idea è un bellissimo segnale. Vuol dire che nonostante tutto c’è qualcuno che ha voglia di mettersi o rimettersi in gioco. Quand’è che l’acqua s’intorbidisce? Quando il messaggio che arriva è quello della fascinazione della Silicon Valley: soldi facili e applicazioni create in 24 ore durante una maratona che fa tanto showbiz. Laddove vanno in onda questo genere di meccanismi, io m’insospettisco.

Quello che non mi piace è la strumentalizzazione ai fini di marketing che viene fatta e una lettura un po’ superficiale del fenomeno. Per me una startup è anche il caso di un art director di 29 anni che si è stancato della multinazionale in cui lavora e apre una libreria a Trastevere o un caffè sui Navigli. Anche queste sono startup, anche se non hanno nulla di tecnologico, c’è qualcuno che ha avuto un’idea e ha deciso di avviare un’impresa sfidando la sorte. Per essere una startup non c’è bisogno per forza di algoritmi o piattaforme tecnologiche, in questo momento chi può e ha un’idea e la mette in circolazione è solo da ringraziare, è salutare per l’intero Sistema Paese e deve essere incoraggiato.

Mi sembra che si sia un grosso hype, ma numeri certi pochi, si parla spesso d’impatto potenziale, ma oggi?

Marco Marinucci: L’ecosistema delle startup, per quanto sia difficile misurarlo, è di certo in crescita, sia sul fronte della quantità sia della qualità, come abbiamo annunciato all’inizio del Venture Camp, limitandoci al sottoinsieme dei 7 progetti scelti come vincitori del Venture Camp 2011 (IlikeTV, Vivocha, D-Orbit, Timbuktu, StereoMood, Vinswer, NextStyler). In meno di 10 mesi: in aggregato, $6.4M ricevuti di funding, una valutazione di oltre $32M. Ovvero 824% in più di valore di mercato in meno di un anno. Per non parlare del 156% di crescita di posti di lavoro creati da queste startup. Pochi, certo, in valore assoluto. Tuttavia creano a loro volta una cultura di startupper che diventa virale e fa crescere le opportunità in progressione biometrica.

Fabio Lalli: Questo credo sia normale. L’hype è generato dall’euforia e soprattutto da un’esigenza economica. La realtà è che non esistono cambiamenti sociali ed economici che fanno uno switch da 0 a 100 senza tutto il percorso intermedio. Per arrivare ad avere numeri interessanti in termini di realtà che fanno risultato, è necessario avere numeri straordinari in termini di produzione, avvio e morte. Penso sia normale, è sempre successo così, non credo che di aziende tessili o industriali siano nate solo quelle che poi sono emerse. Per 1.000 che ne nascono, uno decolla.

Come presidente di Indigeni Digitali, quali sono i numeri reali in Italia? Quante startup? In che settori e con che fatturato?

Fabio Lalli: Beh, questa domanda è difficile. Per quanto ci stiamo proponendo come osservatorio sulle startup da qualche giorno e stiamo iniziando una serie di studi (come estensione della mappa che abbiamo già realizzato che stiamo sviluppando ulteriormente), ti dico che numeri “ufficiali” non ne ho. Quello che posso dirti è che ora, trovato per lo meno un perimetro comune di definizione di startup, si può procedere con un’analisi più puntuale. Sul discorso fatturato… è ancora più difficile.

Si moltiplicano gli eventi e le competitions relative a questi settori, non c’è un rischio X Factor o Amici dove si vendono sogni e si illudono molti ragazzi? Siamo sicuri che qualcuno non ci stia speculando?

Alberto Onetti: Il fenomeno è di certo diventato una moda e come tale si presta a generalizzazioni che possono, in alcuni casi, essere fuorvianti. Il fatto che se ne parli crediamo possa aiutare a farlo crescere e diffondere. Ovviamente diventa sempre più importante fare informazione obiettiva e non auto celebrativa. E’ quanto noi facciamo da anni per esempio con la nostra MTB Survey. Da questi dati è evidente che startupper non ci s’improvvisa, ma sono necessarie istruzione ed esperienza.

Fabio Lalli: In tutto c’è qualcuno che specula, anche tra fantomatici Angels, Investitori e Incubatori. E’ normale: se c’è una domanda, c’è qualcuno che si propone con servizi per fare business. Questo è il mercato! In merito al discorso “eventi”, ne abbiamo parlato spesso anche in rete: non esiste il troppo o il poco. Ogni evento, per quanto marchetta, può dare allo startupper un beneficio fatto di contatti, relazioni, visibilità, accelerazione economica seppur minima o anche, da non sottovalutare, consapevolezza e stimolo a confrontarsi di più. Sta allo startupper capire quando, come, dove e quanto partecipare in base al suo progetto, all’esigenza e al mercato in cui si deve inserire.

Paolo Iabichino: Ti racconto un aneddoto, qualche mese fa ho registrato un dominio Stortup.it, l’idea era di raccontare le storie delle decine, centinaia di startup che non hanno funzionato e soprattutto il perché non hanno funzionato. Raccontare i fallimenti (che inevitabilmente sono molti di più dei successi) da una prospettiva lucida, può insegnare molto. In Italia abbiamo il tabù del fallimento e ciò è proprio contrario alla filosofia delle startup ovvero provare a realizzare la tua idea e provarci in ogni caso. Può andare bene o male, ma se va male non devi essere messo alla gogna e invece in Italia succede questo. Il format dei talent show serve, però, forse a sdrammatizzare; spettacolarizzando, infatti, mitigo l’effetto fallimento addolcendolo; perché tutto sommato non abbiamo bisogno più di un business plan ma solo di 3 minuti di elevator pitch su un palcoscenico.

Il mondo del lavoro sta cambiando anche a causa della crisi perdurante. La soluzione è l’auto imprenditorialità? Se sì, come si cambia la storia e la cultura di un Paese come l’Italia dove il lavoro e’ stato sempre sinonimo di posto fisso?

Alberto Onetti: Il posto fisso fa parte di un mondo che non esiste più. Bisogna educare i giovani a essere imprenditori di se stessi. Il che non significa che tutti debbano fare partire una startup, ma che debbano cogliere le opportunità che sono offerte loro dal mondo del lavoro con uno spirito imprenditoriale… Il lavoro viene sempre più di rado offerto, bisogna trovarselo e convincere il potenziale datore di lavoro del valore che si può produrre.

Fabio Lalli: Questa euforia sta cambiando la mentalità e l’approccio e sta portando un cambiamento importante nella cultura del lavoro. Questo cambiamento è ancora incompleto e privo di molte strutture sia culturali sia organizzative. Culturali, ossia di formazione e cultura imprenditoriale, mentre per organizzative intendo lo sviluppo di tutti quegli stakeholder necessari a un ecosistema imprenditoriale (VC, incubatori, università, reti di imprese, …) come scritto anche in The Rain Forest.

Paolo Iabichino: Bisogna riflettere sul valore delle parole, nel senso che quando un ministro dice che forse siamo un po’ choosy, lasciando correre la superficialità dell’affermazione, forse è una verità con cui dobbiamo fare i conti, ossia cambiare drammaticamente la prospettiva rispetto a un lavoro che siamo stati abituati a concepire in questo Paese in un modo che purtroppo è diventato anacronistico. Come cambiare? Secondo me, poiché è un fattore endogeno culturale che ci appartiene, dobbiamo educare le nuove generazioni: questo è un discorso che deve entrare nelle scuole, nelle università, nelle accademie. Dobbiamo aiutare chi deve entrare nel mondo del lavoro a orientare le proprie professionalità in una logica più imprenditoriale che aziendalista, meno protettiva. Dovremmo cominciare già nelle scuole un lavoro d’inserimento o di “startup” con workshop progettuali in cui le persone si cimentano con quello che sanno fare e prendono le misure delle loro capacità di lavoro in autonomia, non necessariamente a livello imprenditoriale. E anche addestrare al turnover. I nostri ragazzi quando entrano a scuola si siedono in un banco e rimangono lì fino all’ultimo giorno di scuola. Le scuole devono diventare delle palestre di cambiamento. La laurea non è più una condizione di privilegio, non dà più nessuna garanzia, bisogna ripensare il nostro modo di studiare e formarci.

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Volunia, cronaca di una morte annunciata https://www.datamanager.it/news/volunia/volunia-cronaca-di-una-morte-annunciata Wed, 08 Feb 2012 10:58:18 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/02/volunia-cronaca-di-una-morte-annunciata/ Ho aspettato qualche giorno per dire la mia su Volunia per non dare giudizi affrettati. Oggi è giunto il momento, anche alla luce dei pareri che ho raccolto (e che qui riporto) di Fabrizio Capobianco, Marco Marinucci e Layla Pavone

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Ho aspettato qualche giorno per dire la mia su Volunia, il nuovo progetto di Massimo Marchiori il professore dell’Università di Padova famoso in tutto il mondo per aver creato l’algoritmo  HyperSearch citato da Sergei Brin e Larry Page come “base” per PageRank, l’algoritmo di Google.

Un vecchio adagio dice “bene o male non importa, l’importante è che se ne parli”, beh in questo caso basta leggere in giro per non avere dubbi in quanto quasi tutti ne parlano male. L’hashtag #epicfail è stato quello più comune che si vedeva su Twitter durante la presentazione di questo progetto. 

Eppure la fase precedente alla presentazione era stata svolta molto bene creando mistero e attesa attorno a questo progetto, tanto è vero che nessuno tra gli addetti ai lavori sapeva quali fossero le novità introdotte.

In Italia c’è voglia di innovazione tecnologica e molti credevano che questa fosse la scintilla da usare per far esplodere la nostra voglia di creatività.

“Volunia e’ un’ulteriore dimostrazione della voglia di innovare degli Italiani. Fare startup e’ ormai una passione nazionale. Non so se sara’ Volunia, ma secondo me siamo pronti per una Google Italiana.” – afferma Fabrizio Capobianco, Presidente di Funambol

La cosa interessante è che stavolta come non avveniva da anni i riflettori anche stranieri illuminavano la nostra terra vogliosi di scoprire cosa era stato fatto, purtroppo quest’occasione è stata sprecata in malo modo.

Ho chiesto ad alcuni amici esperti di innovazione di fornire un loro punto di vista.

Marco Marinucci – fondatore di Mind the Bridge  – “Premesso che:  non conosco Marchiori (mi ispira simpatia) e che  non ho provato il prodotto (ahime’ non sono stato considerato un ‘superuser’) i miei commenti sono puramente ‘estetici’:

1) Startup vs Progetto di ricerca

E’ il tema principale con cui ci confrontiamo giornalmente a Mind the Bridge.

Le modalità di esecuzione, presentazione e stimoli sono antitetici.

Se guardi Volunia come un interessante progetto di ricerca, tutto torna: il ricercatore, il contesto di presentazione, gli inceppamenti ci stanno tutti.  Se lo guardi come una startup commerciale che lancia un prodotto a livello internazionale, e’ un disastro completo.

Le dinamiche che fanno funzionare (e bene) un progetto di ricerca sono letali per un venture che deve sopravvivere (o fare il botto) nelle logiche di mercato. I ricercatori che sanno anche fare gli imprenditori sono una rarità

 


2) Il mondo ci guarda

non so se c’e’ stata la consapevolezza dell’impatto mediatico che il lancio poteva avere. Tutta la stampa di settore a livello mondiale era in attesa (why???) E, giustamente, si e’ sentita clamorosamente delusa dopo il flop della presentazione. Un esempio per tutti: Gigaom (in Silicon Valley oggi più  rispettato di techcrunch)

http://gigaom.com/2012/02/06/is-volunia-italys-answer-to-google-or-just-hot-air/

Mi chiedo: lasciamo stare il contesto pomposo e anti-startup dell’università alle spalle (vedi punto 1)

Ma se hai ambizioni internazionali, possibile almeno fare una presentazione in Inglese???

La parte triste e’ che questa e’ proprio la dinamica e stereotipo negativo che noi italiani in Silicon Valley stiamo cercando di far cambiare, con fatica, giorno dopo giorno.

3) Cavallo davanti ai buoi

Google insegna. Fai giudicare dagli utenti, non i giornalisti.

Almeno che tu non sia Steve Jobs, hai solo da perdere nel lancio mediatico *prima* che il mercato abbia deciso se quello che fai e’ rilevante o no.

Detto questo, auguro il migliore dei successi al progetto.Tutta l’Italia non vede l’ora di esserne orgogliosa.”

Layla Pavone- Presidente Onorario di Iab Italia invece pone l’attenzione sulla comunicazione carente. “sono entusiasta per il lancio di questo nuovo progetto tutto italiano. Non ho mai dubitato sulla capacità di fare innovazione da parte di noi italiani. L’inventiva, la creatività’ e l’innovazione sono nel nostro DNA e auguro di cuore a Massimo Marchiori un successo internazionale tutto Made in Italy. L’unico rammarico è che la presentazione non sia stata eccezionale e questo è un peccato perché anche la comunicazione ha un gran rilievo, soprattutto quando l’ambizione è di posizionare Volunia in uno scenario internazionale. La sensazione è che il team d’ingegneri non si sia avvalso di un partner o di consulenti professionisti della comunicazione che avrebbero certamente contribuito a dare maggiore risalto, in termini anche d’impatto, al lancio di Volunia. L’attesa è stata troppo lunga e il ritardo di Marchiori onestamente non mi è piaciuto”.

Volunia è tuttavia un progetto altamente tecnologico e quindi è  corretto analizzarlo anche dal punto di vista tecnico, ahimè non ho potuto farlo dal vivo non avendo ricevuto accesso al sistema e quindi devo fidarmi di chi lo ha fatto in particolar modo Luca Conti uno dei più famosi e competenti blogger italiani in questo post.

Luca ha fatto delle semplici “prove su strada” effettuando alcune ricerche e confrontando i risultati con quelli di google con risultati molto scadenti. Molti potranno dire che Volunia non è un semplice motore di ricerca ma uno strumento di Social browsing che sempre Luca smonta così “Ogni volta che clicco su un risultato e navigo, ho una barra di fianco a me per lasciare un commento e vedere quelli altrui. Ho una barra in testa che mi dice chi altro è sulla pagina. Posso fare una ricerca sui membri di Volunia con visibilità pari a quella della ricerca.In breve, Volunia vuole vincere dove altri fino ad ora hanno fallito, vedi Google Sidewiki, Flock, Rockmeit e altri. Ci riuscirà? Se la strategia è attirare l’utente e fidelizzarlo con il motore di ricerca, per poi farlo navigare loggato a Volunia e commentare il web in compagnia, credo fallirà miseramente.”

Purtroppo i fatti sembrano dare ragione al titolo di quest’articolo in cui si parla di morte per un progetto appena nato.

Amen.

 

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Andata e ritorno in Silicon Valley per il nuovo Rinascimento italiano https://www.datamanager.it/news/cloud-computing/andata-e-ritorno-silicon-valley-il-nuovo-rinascimento-italiano Wed, 23 Nov 2011 12:28:35 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2011/11/andata-e-ritorno-in-silicon-valley-per-il-nuovo-rinascimento-italiano/ I posti sul volo li prenotano in questi giorni ma le loro menti e i loro cuori sono già là, nella patria di Google, Apple e Facebook. Là dove tutto è possibile, o almeno dove è consentito, anzi, filosoficamente necessario credere ai propri sogni d'impresa: la Silicon Valley.

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I posti sul volo li prenotano in questi giorni ma le loro menti e i loro cuori sono già là, nella patria di Google, Apple e Facebook. Là dove tutto è possibile, o almeno dove è consentito, anzi, filosoficamente necessario credere ai propri sogni d’impresa: la Silicon Valley.

Loro sono le 7 startup finaliste della Business Plan Competition indetta dall’autorevole Fondazione Mind the Bridge, che si sono sfidate a colpi di pitch durante l’ultimo Venture Camp del 5 e 6 Novembre scorsi. Ospitati dal Corriere della Sera in Sala Buzzati, gli “startupper” (termine tanto improprio nel significante quanto appropriato nel significato per indicare i giovani imprenditori hi-tech di oggi) si sono presentati ad una giuria internazionale composta da venture capitalists, business angels, manager e giornalisti.

 

Ecco il divertente video della proclamazione dei finalisti, direttamente dal “Bridge” che ha ispirato la Fondazione, il bellissimo Bay Bridge:

 

 

Il premio è dunque un viaggio nella Valley abitata più famosa nel mondo e l’ingresso nella Gym di Mind the Bridge, dove un mentor dedicato accompagnerà per un mese i giovani imprenditori durante un percorso di formazione manageriale. Per due startup ci sarà la possibilità di rimanere nella Gym per un periodo più lungo, grazie al contributo di RCS Mediagroup (che comunicherà il vincitore del proprio premio il 24 novembre) e dell’Associazione Progetto Marzotto (il cui vincitore sarà annunciato sabato 26  a Vicenza). In ogni caso, per tutti, coaching di altissimo profilo al fine di delineare al meglio la strategia di business sia all’esterno che all’interno dell’azienda. Sì, perché fare impresa significa molto più che avere un’idea dirompente. La visione (vision) da sola non basta, benché sia necessaria. E’ l’abilità operativa (execution) che spesso segna la strada per il successo.

Al Venture Camp, oltre ai pitch delle 15 startup che avevano cinque minuti a testa per convincere la giuria della bontà delle proprie soluzioni e dell’affidabilità del proprio team (altro parametro di valutazione fondamentale per qualsiasi investitore), si sono susseguiti panel su imprenditorialità e leadership, si è discusso di che cosa significhi avviare un’impresa in Italia e sono state delineate le best practice fondamentali per i “nipotini di Steve Jobs”, per riprendere la definizione del magazine A di Anna. Qui l’agenda dell’evento.

Nutrita la schiera degli speaker che si sono confrontati sul palco: imprenditori, investitori, professori universitari e casi concreti di successo, come gli Alumni Mind the Bridge, già selezionati alla Business Plan Competition dello scorso anno, già allievi della Gym, già rientrati un Italia pieni di competenze ed ispirazioni nuove. E con business ormai avviati, come per esempio quelli di Risparmiosuper, Mopapp, Fluidmesh Networks.

 

 

 

Motivazione, formazione, confronto, stimolo, progettualità: il Mind the Bridge Venture Camp è stato un evento davvero composito, un autentico workshop continuo in cui il pubblico poteva sempre interagire anche grazie al live stream di Twitter moderato da Lady Innova (hashtag #MtbVentureCamp, se lo cercate è ancora più che attivo). Oltre 3000 gli accessi sui social media attraverso cui il pubblico del web ha sollevato temi, posto domande o risposto a quelle che emergevano fra i relatori.

Come i sette quesiti agli imprenditori del prof. Tom Byers, titolare della cattedra di Technology Entrepreneurship all’Università di Stanford, Firenze. Sapevate che nel capoluogo toscano esiste un importante campus della Stanford University dedicato alla formazione imprenditoriale?

Ecco le domande:

1- Why is your venture a true opportunity?

2. What is your competitive positioning and how are you developing your partners and customers while developing the product and service?

3. As a focused and lean startup, what is the “white hot risk” to reduce as soon as possible (e.g., the most important hypothesis to test soon to find a scaleable business model)?

4. How much cash do you have now and what are your major sources of capital in the future?

5. What steps are you taking to turn your group into an effective and innovative team?

6. Which of your personal entrepreneurial skills need emprovement and are you OK with potential failure?

7. How are you “making meaning” and “scaling your vision” at your venture (something more than financial gain)?

Sette domande per sette startup. Chissà se i finalisti Mind the Bridge saprebbero rispondere in maniera adeguata. Sicuramente sono riusciti a convincere la giuria, che ha deciso di offrire loro questa grande opportunità di crescita professionale.

Conosciamoli dunque:

  1. Arkimedia con iLIKE.TV: cross-media social network – un nuovo modello di programma televisivo che coinvolge gli spettatori;
  2. D-orbit: dispositivi per distruggere i satelliti artificiali quando smettono di funzionare, annullandone il rischio di impatto contro altri satelliti e soprattutto con cose e persone;
  3. Nextstyler: piattaforma web che fornisce una vetrina per gli stilisti emergenti unita a un negozio online che consente una nuova esperienza di acquisto;
  4. Stereomood: internet-radio emozionale che trasmette la musica che meglio si adatta all’atmosfera e alle attività dei suoi ascoltatori;
  5. Timbuktu: prima rivista su iPad per bambini che visualizza notizie e storie attraverso rivoluzionari metodi di educazione;
  6. Vinswer: a proposito di user generated content, un marketplace che consente agli utenti di monetizzare la propria expertise realizzando video chat a pagamento;
  7. Vivocha: piattaforma multicanale di Online Customer Interaction che propone agli utenti Internet di interagire con un operatore di contact center in tempo reale senza configurazioni o installazioni.

Sul canale youtube di Mind the Bridge trovate tutti i video dei pitch di presentazione.

Più o meno sciolti nei loro cinque minuti di gloria (dove bisogna rendere onore al merito delle donne, che, seppur ancora poche, si sono distinte per piglio e proprietà di linguaggio), i giovani imprenditori  hanno sempre saputo far emergere l’alto contenuto tecnologico dei propri progetti. Si, perché un altro pregio del Venture Camp è stato quello di sfatare diversi stereotipi, come quello secondo cui l’Italia non produce innovazione tecnologica. Basti guardare l’elenco completo delle 15 startup in gara. Oppure leggere l’applauditissima lettera di Max Ciociola (uno dei relatori) all’ex Presidente del Consiglio, che è diventata un cult sul web per il mondo startup.

La startup: un’impresa appena costituita o un progetto di impresa, operante in ambiti innovativi, con intensi piani di crescita e che necessita di apporti di capitale nelle fasi iniziali. Ma chi sono esattamente gli “startupper” e che cosa cercano? Un quadro completo e molto interessante ce lo fornisce la Survey di Mind the Bridge “Startups in Italy. Facts&Trends”, realizzata col supporto scientifico del CrESIT su un importante campione di giovani imprese innovative, a dimostrazione che non si tratta di un fenomeno isolato ma di un ecosistema in continua crescita.

Ecco un abstract, tratto dal comunicato ufficiale Mind the Bridge:

Le idee-progetto, tutte ad alto contenuto di innovazione, mostrano una presenza femminile ancora limitata ma in costante aumento e campi di applicazione non solo web-based. Il profilo medio degli startupper italiani appare infatti costituito ancora perlopiù da maschi trentaduenni, residenti al Centro (39%) o al Nord Italia (35%) – significativa la presenza su Milano e Roma – laureati e spesso in possesso di un Master o di un Dottorato di Ricerca. L’80% ha lavorato in azienda – quasi uno su due all’estero – mediamente per 6/7 anni prima dell’avvio della propria attività imprenditoriale. Il campo di operatività nell’85% dei casi è rappresentato da web e ICT. Numericamente inferiore risulta invece il ruolo delle imprese operanti nelle clean technologies (10%) e in ambito biotech/life sciences (5%).

Ma torniamo all’esperienza in Silicon Valley.

 “Chi non ha mai vissuto e lavorato, anche per un periodo, in Silicon Valley non può capire che cosa significhi veramente – dice Barbara Labate di Risparmiosuper durante il suo panel. “E la distanza nella maniera di pensare fra chi parte e chi resta spesso diventa drammatica. Non è stato facile riuscire a relazionarmi col mio socio in Italia e a gestire l’azienda durante il mio periodo nella Gym di Mind the Bridge. Ma ne è certamente valsa la pena.”

Bene. Quindi a dispetto delle provocazioni di Filippo Roma, il Moralizzatore de “Le Iene” che durante la  bellissima festa allo showroom EDRA incoraggiava i ragazzi a fare i lavoratori precari (!), ci siamo convinti: andiamo tutti a vedere che cosa c’è fuori dalla finestra, o meglio, dall’altra parte del Ponte.

Ma…

“Non c’è il rischio che questa ondata di cervelli italiani si innamori talmente tanto di un sistema così più ricco, aperto e dinamico del nostro che finiranno per non rientrare più, con il beneplacito dell’economia italiana, ancora più in crisi che mai?” – chiedo nella mia intervista ad Alberto Onetti e Marco Marinucci, rispettivamente Fondatore e Chairman di Mind The Bridge.

“Oggi non ha più senso parlare di ‘nazionalità’ di un’azienda – risponde Onetti – Oggi un’impresa è per forza di cose globale e così deve pensare. Noi diamo ai giovani imprenditori italiani, o a chi vorrebbe diventarlo, delle opportunità. Vogliamo essere i catalizzatori del loro processo di sviluppo, creando un sistema fluido, senza mettere paletti o barriere. Poi se avranno successo, ovunque decidano di basare la propria azienda, sarà sempre un successo italiano. La creatività è italiana, la tecnologia è italiana… ma l’innovazione è universale”.

Che le startup possano essere davvero la chiave per superare la crisi economica italiana e globale? Marinucci e Onetti ci credono fermamente. Per sapere perché, guardate la mia intervista.

 

 

Sono dunque i giovani imprenditori e le giovani imprenditrici italiane a poterci ridare speranza, con la loro creatività applicata, le loro open-minds, la struttura dinamica delle loro imprese, che vengono definite lean-startup: aziende in evoluzione continua tese ad eliminare ogni azione che non produca un valore immediato per gli utenti finali. Il mercato viene approcciato velocemente, anche con prototipi e servizi in versioni beta, ed i feedback dei clienti risultano fondamentali per correggere il tiro in corso d’opera.

Il prof. Tom Byers sul suo blog fa un interessante paragone fra il Rinascimento italiano e lo spirito della Silicon Valley. Io vorrei estendere questo concetto alla nostra situazione socio-politico-economica di oggi. Stiamo affrontando un nuovo Medio Evo? E’ facile crederlo. Ma se il Rinascimento si è inserito in “un’epoca di grandi sconvolgimenti economici, politici, religiosi e sociali”, dopo aver dato uno sguardo agli ultimi avvenimenti in Italia e nel mondo e dopo aver respirato il clima del Mind the Bridge Venture Camp, non trovo poi così assurdo pensare che proprio questi giovani competenti ed ambiziosi possano essere la chiave di un nuovo Rinascimento. Un Rinascimento dinamico, tecnologico e internazionale: il Rinascimento 2.0.

 

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Il ponte dell’innovazione. Videointervista a Marco Marinucci, founder di Mind the Bridge https://www.datamanager.it/news/marinucci/il-ponte-dellinnovazione-videointervista-marco-marinucci-founder-di-mind-bridge Fri, 23 Sep 2011 07:34:07 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2011/09/il-ponte-dellinnovazione-videointervista-a-marco-marinucci-founder-di-mind-the-bridge/ Marco Marinucci è il fondatore di Mind the Bridge, iniziativa no profit che da anni investe energie per formare giovani talenti e far sì che si decidano a uscire dal guscio per provare a realizzare i propri sogni e diventare imprenditori.

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Marco Marinucci è il fondatore di Mind the Bridge, iniziativa no profit che da anni investe energie per formare giovani talenti e far sì che si decidano a uscire dal guscio per provare a realizzare i propri sogni e diventare imprenditori.


Il ponte tra Italia e Stati Uniti non è mai stato così frequentato: circa una decina di startup ogni anno trascorre di diritto, grazie alle selezioni di una Business Plan Competition che si svolge in Italia, un periodo di incubazione nella “palestra” (Gym) imprenditoriale della fondazione a San Francisco.
A queste si aggiungono inoltre le startup che richiedono di accedere al programma anche extra-competition, in particolari periodi dell’anno, attraverso una domanda di ammissione.
Nel Gym sono previste attività di mentoring, coaching e training, lezioni da parte di personalità eccellenti della Silicon Valley e supporto in vista dello sviluppo dei propri progetti imprenditoriali.
Inoltre, da quest’anno, è attiva anche la Startup Summer School che accoglie da luglio a ottobre neolaureati o wanna-be entrepreneur per 3 settimane di apprendimento teorico e pratico.

Guarda la video intervista Skype integrale:


 

A Data Manager Online Marco ha delineato un profilo medio di chi vuole realizzare una startup (35 anni, con alle spalle già esperienze e sopratutto con un PhD o un MBA all’estero).

Importante l’ottimismo che Marco trasmette: basta con il piangersi addosso e il continuo lamentarsi dell’assenza di politiche dedicate all’innovazione. “In questi cinque anni abbiamo dimostrato che se c’è la mentalità giusta e la voglia di mettersi in gioco completamente ce la si può fare”.

“Il futuro tecnologico vedrà il consolidarsi dei settori emergenti. Interessante invece l’attenzione per nuovi modelli organizzativi, quelli della cosiddetta “lean startup” che sarà il futuro su cui in America si sta già lavorando“.

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