Millennials – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 08 Nov 2018 11:13:17 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Millennials – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Obesità, la nuova generazione inglese è destinata al sovrappeso https://www.datamanager.it/2018/03/obesita-la-nuova-generazione-inglese-destinata-al-sovrappeso/ Thu, 01 Mar 2018 11:00:00 +0000 http://www.datamanager.it/?p=142556 Il 70% dei millennials in Gran Bretagna sarà sovrappeso prima dei 50 anni Secondo le previsioni dell’Istituto britannico per la Ricerca sul cancro, la generazione dei millennials ha una tendenza al sovrappeso che rischia di raggiungere livelli preoccupanti nei prossimi anni. L’allarme interessa le persone nate dai primi anni ’80 alla metà degli anni ’90, […]

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Il 70% dei millennials in Gran Bretagna sarà sovrappeso prima dei 50 anni

Secondo le previsioni dell’Istituto britannico per la Ricerca sul cancro, la generazione dei millennials ha una tendenza al sovrappeso che rischia di raggiungere livelli preoccupanti nei prossimi anni. L’allarme interessa le persone nate dai primi anni ’80 alla metà degli anni ’90, nei confronti delle quali si stanno mettendo in atto campagne di sensibilizzazione mirate a una maggior attenzione nell’alimentazione. Questa generazione, secondo le stime, è destinata a superare persino i “Baby Boomer”, le persone nate tra il ’45 e il ’55, che hanno un’alta incidenza di obesità dovuta alla forte crescita economica di quegli anni che aumentò in modo significativo la quantità di cibo.

Picco di obesità tra il 2026 e 2028

Se la sovralimentazione è la principale causa dell’aumento di peso dei baby boomers che già dai 35 ai 44 anni d’età erano molto grassi in percentuale considerevole, i millennials invece raggiungeranno il picco massimo di obesità tra il 2026 e il 2028. Si tratta di una condizione che uccide 4 milioni di persone in tutto il mondo e che sembra si possa anche trasmettere tramite uno scambio di flora batterica intestinale. Nonostante i nuovi trend in ambito dietetico siano orientati sempre di più a scelte salutari, purtroppo a incidere negativamente è l’ancora troppo elevato consumo di “junk food”, il cosiddetto cibo spazzatura, che aumenta la percentuale di grassi ingeriti.

Mangiare male espone al rischio di tumori

Il consiglio degli esperti è di consumare più frutta e verdura e cereali ricchi di fibre, quelli integrali, che aumentano il senso di sazietà. La dieta da prediligere è quella mediterranea, evitando cibi precotti e preconfezionati da scaldare al microonde, molto diffusi incede nel Regno Unito. Ad allarmare ulteriormente è l’ormai dimostrata correlazione tra sovrappeso in età adulta e cancro: il 6% dei tumori sarebbe infatti causato da diabete e obesità, che favorirebbe 13 tipi diversi di cancro. Un’alimentazione scorretta è quindi una delle principali cause di sviluppo dei tumori, insieme al fumo. Ecco perché il centro di ricerca sul cancro vuole sensibilizzare i giovani riguardo all’importanza di un regime alimentare equilibrato, diffondendo informazioni tramite social networks, radio, poster e media. 

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Il vino più social? Il Prosecco https://www.datamanager.it/2017/12/vino-piu-social-prosecco/ Wed, 13 Dec 2017 18:00:01 +0000 http://www.datamanager.it/?p=137345 L’External Data Intelligence Analysis realizzata da 3rdPLACE per conto di Vinventions  evidenzia numerose opportunità per il comparto del vino Made in Italy all’estero: è necessario un grande sforzo di comunicazione e promozione partendo dalla corretta interpretazione degli Open Data Il successo del vino italiano all’estero dipende da diversi fattori che non riguardano esclusivamente la qualità […]

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L’External Data Intelligence Analysis realizzata da 3rdPLACE per conto di Vinventions  evidenzia numerose opportunità per il comparto del vino Made in Italy all’estero: è necessario un grande sforzo di comunicazione e promozione partendo dalla corretta interpretazione degli Open Data

Il successo del vino italiano all’estero dipende da diversi fattori che non riguardano esclusivamente la qualità del prodotto. Le preziose informazioni sulla percezione del prodotto all’estero sono contenute nel rapporto (External Data Intelligence Analysis), realizzato da 3rdPLACE – azienda specializzata nello sviluppo della Digital Intelligence – per conto di Vinventions  – uno dei maggiori produttori mondiali di chiusure per vino.

L’obiettivo dell’analisi è stato duplice: da una parte prevedere il comportamento d’acquisto dei consumatori di vino italiano nel mondo, in particolare nel periodo natalizio, dall’altra definire le corrette azioni di marketing e commerciali al fine di soddisfare meglio le esigenze e i desiderata evidenziati dalle conversazioni.

Lo studio si è concentrato sull’analisi degli Open Data, ovvero le informazioni provenienti dalle diverse fonti digitali su un arco temporale di un anno. Si tratta, in particolare, di contenuti pubblici in lingua inglese recuperabili da diversi canali digitali come i principali social network (Facebook, Twitter, YouTube e Instagram), gli aggregatori come Tripadvisor e Amazon, i blog, i forum, i siti di news e di e-commerce e le app mobile.

Rispetto a più di un milione di rilevazioni, una prima analisi sul grado di consapevolezza del vino italiano evidenzia appena un 7% di menzioni specifiche, il che suggerisce che le conversazioni e/o le informazioni sul vino circolanti in Rete possono e devono essere favorite da un maggior impegno in azioni di marketing e promozione da parte di tutto il comparto. Al contrario, il Social Reputation Score relativo alla keyword “made in Italy” è ottimo: la percezione positiva dell’utenza raggiunge il valore del 68% sul totale.

I Millennials, target da coccolare

Circoscrivendo l’analisi a un campione di contenuti pari al 10% del totale, sono circa 7mila le menzioni in cui figurano le keyword associabili ai termini “vino made in Italy. È risultato, inoltre, che i consumatori più interessati all’acquisto di prodotti italiani si concentrano in Usa, Gran Bretagna, Germania e Cina e che il profilo più attivo, dopo i maschi di età compresa tra i 35 e il 45 anni (38%), è quello della generazione dei Millennials (età inferiore ai 35 anni, 30%).

L’analisi dei commenti sui social evidenzia un’opportunità non colta da parte del comparto italiano. Il 60% delle menzioni, infatti, riguarda condivisioni di foto, consigli su abbinamenti culinari e richiesta di suggerimenti per un viaggio a tema in Italia, confermando i social network come i veicoli migliori per intercettare la domanda, anche attraverso gli influencer di settore.

In particolare, i soli Twitter e Instagram coprono il 50% del totale delle menzioni analizzate (29% Twitter, 21% Instagram), lasciando appena il 10% a Facebook, YouTube e agli altri social network.

Relativamente alle modalità d’acquisto, nonostante la maggioranza del campione prediliga i negozi specializzati, un 30% degli acquirenti sceglie l’online, il che suggerisce ai produttori di considerare un sito di e-commerce da aggiungere alla distribuzione offline.

Sul tema delle chiusure i Millennials sono aperti alle sperimentazioni. Dal tappo a vite a quello in vetro, dai biopolimeri al sughero si guarda alla qualità e all’innovazione come chiavi per scegliere il migliore vino.

L’External Data Intelligence Analysis di 3rdPLACE ha evidenziato una chiara mancanza del prodotto “vino italiano” nelle maggiori piattaforme di e-commerce mondiali. Negli Usa, il vino italiano rappresenta solo l’1% dell’offerta complessiva, in Gran Bretagna il 2% e in Germania il 13%. 3rdPLACE ha inserito nella ricerca il Sales Estimator, un simulatore capace di fornire un’indicazione di massima del fatturato generabile da un produttore di vino nel caso fosse presente in una delle vetrine di e-commerce più utilizzate.

Il Prosecco stacca tutti

La tipologia di vino italiano più menzionata nei quattro mercati esteri considerati è di gran lunga il Prosecco Valdobbiadene con il 25% del totale, seguono a una certa distanza il Barolo, il Chianti e il Franciacorta (13%, 11% e 6% rispettivamente). Il dato è indicativo di una poca cultura della comunicazione da parte dei produttori di vini delle zone meridionali del nostro Paese. Infine, la ricerca segnala che nel periodo natalizio si evidenzia un picco di menzioni superiore di almeno tre volte la media a cui corrisponde un incremento del trend di ricerca sul prodotto, ovvero una crescita della propensione all’acquisto.

Le vendite di vino italiano nei Paesi in cui è più conosciuto e apprezzato – afferma Claudio Zamboni, Co-founder e Partner di 3rdPLACE – hanno delle enormi potenzialità di crescita. È fondamentale che tutti gli operatori, in maniera aggregata o attraverso singole azioni di promozione digitale, si rendano consapevoli dei dati che una ricerca come la External Data Intelligence Analysis di 3rdPLACE può fornire. Solo chi saprà interpretare correttamente i segnali provenienti dagli Open Data potrà vincere in un mercato estremamente competitivo come quello del vino”.

Noi di Vinventions  offriamo la nostra gamma completa di soluzioni di chiusura per enologi perché ogni vino ha esigenze diverse: dalla tipologia alla volontà del produttore, alla shelf life alle abitudini del consumatore – dichiara Reka Haros, Global Communications Director Vinventions . Per questo siamo costantemente attenti ai mercati e focalizzati nella ricerca e sviluppo”.

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Honor lancia lo smartphone Android 7X https://www.datamanager.it/2017/12/honor-lancia-lo-smartphone-android-7x/ Tue, 05 Dec 2017 14:30:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136837 Bordi ridotti, nessun tasto home e doppia fotocamera: ecco il telefono per i Millennials a meno di 300 euro Se nella lista dei regali di Natale da fare ai parenti più prossimi c’è uno smartphone, allora il nuovissimo Honor 7X potrebbe benissimo essere il primo della lista. Partiamo dalla fine: 299 euro per un telefonino […]

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Bordi ridotti, nessun tasto home e doppia fotocamera: ecco il telefono per i Millennials a meno di 300 euro

Se nella lista dei regali di Natale da fare ai parenti più prossimi c’è uno smartphone, allora il nuovissimo Honor 7X potrebbe benissimo essere il primo della lista. Partiamo dalla fine: 299 euro per un telefonino dalle sembianze moderne, caratteristiche tecniche superiori alla media e doppia fotocamera sono un’ottima base di partenza per non prosciugare il portafoglio. Sin dal suo arrivo in Europa, il marchio spin-off di Huawei si è posto subito come nome riconoscibile nella fascia mediana del mercato, spesso con specifiche e qualità in grado di spiccare rispetto alla concorrenza. Andare oltre, alzando il prezzo, avrebbe voluto dire pestare i piedi all’azienda principale, e dunque l’umiltà è rimasta la carta vincente di una compagnia divenuta molto apprezzata dai più giovani, di certo il target principale di riferimento.

Honor 7X, come è fatto

In diretta da Londra per il lancio europeo, Honor ha svelato quello che i siti specializzati conoscevano già, il modello 7X. Si tratta di uno smartphone con schermo full view da 5,93 pollici e cornici ridottissime sia ai lati che alle estremità. Il cuore pulsante è un Kirin 659, nulla a che vedere con il 970 dotato di AI ma è alquanto evidente che qui l’obiettivo è tenere basso il costo finale dell’oggetto. La CPU resta però un elemento di valore in quanto a prestazioni e ottimizzazione, tale da consentire una durata della batteria alla stregua dei rivali più blasonati, grazie a un modulo da 3.340 mAh e alla modalità Power Saving Mode.

Altro aspetto importante è la doppia fotocamera, qui da 16 megapixel + 2 megapixel, forse l’unico neo di una struttura elevata, ma che comunque riesce a ottenere scatti di qualità, anche con effetto bokeh, apprezzabili. Non c’è il supporto ai video 4K e il sensore per i selfie è un 8 megapixel. Tornando all’inizio, il prezzo per il nostro mercato è di 299 euro con disponibilità immediata. Anzi, Honor ha messo in piedi un paio di promozioni interessanti per risparmiare ancora qualcosa, con info sul sito ufficiale.

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I retailer potrebbero ottenere un incremento dei ricavi del 5% attraverso il coinvolgimento emotivo dei clienti https://www.datamanager.it/2017/12/retailer-potrebbero-ottenere-un-incremento-dei-ricavi-del-5-coinvolgimento-emotivo-dei-clienti/ Tue, 05 Dec 2017 14:10:46 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136932 I tradizionali programmi di fidelizzazione non riescono a coinvolgere i consumatori; manager e clienti hanno idee molto diverse sui brand leader nell’engagement emotivo Il Digital Transformation Institute di Capgemini ha pubblicato un nuovo report, intitolato “Loyalty Deciphered— How Emotions Drive Genuine Engagement”, che ha lo scopo di comprendere quali sono i principali driver sottostanti alla […]

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I tradizionali programmi di fidelizzazione non riescono a coinvolgere i consumatori; manager e clienti hanno idee molto diverse sui brand leader nell’engagement emotivo

Il Digital Transformation Institute di Capgemini ha pubblicato un nuovo report, intitolato “Loyalty Deciphered— How Emotions Drive Genuine Engagement”, che ha lo scopo di comprendere quali sono i principali driver sottostanti alla fedeltà di marca. Dal report, al quale hanno partecipato oltre 9.000 consumatori e 500 dirigenti aziendali, è emerso che le emozioni hanno l’impatto maggiore nell’indirizzare la fedeltà del consumatore. I rivenditori che riescono a promuovere la fidelizzazione tramite un maggior coinvolgimento emotivo della propria clientela, ottengono un beneficio potenziale in termini di business, ovvero la possibilità di incrementare i ricavi annuali fino al 5%. Lo studio, inoltre, identifica una profonda divergenza di vedute tra dirigenti e clienti in merito all’efficacia delle azioni di coinvolgimento emotivo da parte delle aziende, con l’80% dei manager che ritiene che la propria organizzazione abbia compreso le necessità e i desideri degli acquirenti, in contrasto rispetto al solo 15% della clientela che si trova d’accordo con questa affermazione.

Le emozioni sono il driver principale della fedeltà del cliente

I tradizionali approcci utilizzati per fidelizzare il consumatore sono ormai insufficienti. Un precedente report, infatti, ha evidenziato che il 28% della clientela sta di fatto abbandonando i programmi fedeltà senza riscattare gli eventuali punti raccolti e oltre la metà (54%) degli iscritti ai programmi fedeltà è inattivo1. Una delle ragioni fondamentali sta nel fatto che gli attuali programmi fedeltà cercano di comprare la fidelizzazione del cliente solamente grazie a ricompense monetarie. Dal report pubblicato oggi si evince che le emozioni hanno la correlazione più elevata con la fedeltà di un consumatore rispetto a fattori razionali e valori del brand. Più in dettaglio, l’onestà e la fiducia sono le due caratteristiche che influenzano maggiormente la fedeltà dei consumatori. Tuttavia, è necessario trovare un equilibrio con i benefici razionali. I clienti con un elevato engagement emotivo continuano a ritenere che i fattori razionali e i valori del marchio siano importanti quando devono decidere a quali aziende essere fedeli.

Creare un coinvolgimento emotivo con i clienti offre diversi benefici ai rivenditori

Il report ha evidenziato che l’82% dei consumatori con un elevato coinvolgimento emotivo preferirà sempre acquistare prodotti del brand al quale ha espresso la propria fedeltà (contro il 38% dei clienti che hanno uno scarso engagement emotivo). Inoltre, l’81% della clientela con un forte coinvolgimento emotivo nei confronti di un marchio, non solo lo promuoverà con amici e parenti, ma sarà anche portato a spendere di più. Il report ha rivelato che il 70% dei consumatori con un elevato engagement emotivo spende fino a due volte di più per i prodotti dei brand con i quali sono fidelizzati.
I clienti coinvolti dal punto di vista emotivo restano fedeli al marchio che amano e diventano volontariamente brand ambassador presso familiari e amici. Questi vogliono che il brand sia coinvolto e che ricambi la loro fedeltà in un’interazione bilaterale (86%), ma desiderano anche essere attivi nel dare al brand qualcosa in cambio (81%). I consumatori, inoltre, vogliono delle esperienze di shopping diversificate sia online (75%) che negli store (73%).

Emiliano Rantucci, Head of Consumer Products & Retail di Capgemini Italia, ha affermato: “I clienti sono immuni ai programmi di fidelizzazione del passato basati sulle transazioni, quindi l’engagement con i consumatori da parte dei rivenditori al dettaglio deve trasformarsi, passando da una relazione basata sulle transazioni a un rapporto più emotivo e significativo. Tramite la decodifica delle possibili emozioni umane, i brand riusciranno ad avere una maggiore comprensione della clientela, cosa che porterà loro ad avere un coinvolgimento che si basa su radici ben profonde e una fidelizzazione di lungo termine. Nessun rivenditore può permettersi di ignorare questa realtà visto che la posta in gioco è un potenziale incremento dei ricavi fino al 5%, con i competitor che possono sfruttare il debole legame emotivo di queste aziende con i propri acquirenti”.

Millennials e residenti in aree urbane guidano l’ascesa dei consumatori emotivamente coinvolti
Il report ha identificato un nuovo sottogruppo di consumatori, quelli con una forte connessione emotiva con i brand che utilizzano più frequentemente. Uomini e donne sono ugualmente rappresentati in questo gruppo, ma i millennial (58%, 18-36 anni) e i consumatori che risiedono nelle aree urbane (53%) costituiscono la percentuale maggiore. Tra i paesi presi in esame, l’Italia (65%) e il Brasile (57%) presentano i consumatori più coinvolti emotivamente. Seguono Stati Uniti (56%) e Spagna (51%).

Come creare un coinvolgimento emotivo

I retailer devono cambiare il modo in cui costruiscono le relazioni con i clienti in maniera da concentrarsi sulla creazione dell’engagement e di una fiducia condivisa, anziché focalizzarsi solamente sull’aspetto transazionale. Il report definisce quattro componenti chiave per guidare la fidelizzazzione che i rivenditori dovrebbero seguire per creare forti emozioni positive e, di conseguenza, ottenere un engagement più radicato e una maggiore fidelizzazione dei propri clienti:

  • Rispetto: Portare a termine l’impegno preso promuovendo valori quali onestà, fiducia e integrità
  • Reciprocità: Costruire un rapporto bilaterale con i clienti
  • Riconoscimento: Sforzarsi di conoscere a fondo i propri acquirenti e comprendere cosa ritengono importante per creare delle esperienza significative
  • Ricompensa: Offrire ricompense tempestive e significative in grado di promuovere relazioni a lungo termine in cambio di fedeltà al brand

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Honor pronta a lanciare “10” https://www.datamanager.it/2017/11/honor-pronta-lanciare-10/ Wed, 29 Nov 2017 19:30:46 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136429 La spinf-off di Huawei dovrebbe svelare nei prossimi giorni il successore della sua gamma di fascia alta, tra le più amate tra i millennials Da alternativa economica a best buy del mercato europeo. Honor in un paio di anni si è ritagliata un posto di assoluto valore nel panorama mobile internazionale. Come la compagnia dalla […]

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La spinf-off di Huawei dovrebbe svelare nei prossimi giorni il successore della sua gamma di fascia alta, tra le più amate tra i millennials

Da alternativa economica a best buy del mercato europeo. Honor in un paio di anni si è ritagliata un posto di assoluto valore nel panorama mobile internazionale. Come la compagnia dalla quale è nata, Huawei, anche la cinese ha mosso i primi, importanti, passi in patria, per poi sbarcare nel vecchio continente con grosse aspettative. In parte queste sono state realizzate, visto che anche gli analisti la considerano oramai tra le big al pari di Samsung ed LG (oltre alla stessa Huawei ovviamente). Per non mollare nemmeno un centimetro nei confronti dei rivali, Honor sarebbe in procinto di presentare il suo prossimo smartphone “top”, conosciuto con il nome di Honor 10 oppure V10. Non si hanno dettagli ufficiali ma pare che qualche novità debba esservi agli inizi di dicembre.

Come sarà

Difficile ipotizzare forme e design del terminale anche se è logico pensare a qualcosa in linea con i modelli attualmente in circolazione. Via dunque il tasto centrale Home e un display full vision con un aumento della superficie con cui interagire. Considerando che il telefonino si porrà nella fascia medio-alta è auspicabile un hardware dalle buone prestazioni, magari un Kirin 970, lo stesso dotato di Intelligenza Artificiale che potenzia il Mate 10 Pro di Huawei. A fare da cornice la solita EMUI, in versione 6, tanto amata quanto odiata dai puristi di Android. Un paio di leak diffusi online negli ultimi giorni mostrerebbero già lo schermo senza pulsante e il claim Max Your View, che starebbe a indicare una diagonale importante, forse anche oltre i 6 pollici. Ne sapremo di più agli inizi di dicembre, quando Honor V10 dovrebbe essere presentato in una location europea.

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Gli Spectacles di Snapchat in vendita su Amazon https://www.datamanager.it/2017/07/gli-spectacles-snapchat-vendita-amazon/ Thu, 20 Jul 2017 14:05:48 +0000 http://www.datamanager.it/?p=129019 Gli occhialini per registrare pochi secondi di video da pubblicare in tempo reale sull’app sono approdati sull’e-commerce a 130 dollari Quest’estate vedremo molti più Spectacles in giro del previsto. Il motivo? Gli occhialini connessi di Snap, compagnia che ha ideato Snapchat, sono arrivati sullo store digitale di Amazon al prezzo di 130 dollari. La valuta […]

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Gli occhialini per registrare pochi secondi di video da pubblicare in tempo reale sull’app sono approdati sull’e-commerce a 130 dollari

Quest’estate vedremo molti più Spectacles in giro del previsto. Il motivo? Gli occhialini connessi di Snap, compagnia che ha ideato Snapchat, sono arrivati sullo store digitale di Amazon al prezzo di 130 dollari. La valuta è purtroppo questa perché al momento la vendita è limitata agli USA, senza possibilità di spedizione al di fuori del paese. Niente paura perché potrebbe essere solo questione di tempo: difficilmente un prodotto presente su Amazon non gode della disponibilità a livello globale, tranne casi particolari (come censure locali). Gli Spectacles esistono in tre colorazioni, nero, blu e rosso, senza alcuna distinzione in quanto a design e specifiche tecniche. Si tratta di un prodotto di successo? Non in Europa, almeno fino ad oggi, ma solo perché ufficialmente Snap non li ha distribuiti su tutti i mercati principali, nonostante la chat più amata dai giovani sia un successo intercontinentale.

A cosa servono

Ma cosa si può fare con gli occhialini? Sul lato destro hanno una videocamera e un piccolo display su quello sinistro. Collegati via Bluetooth o Wi-Fi allo smartphone permettono di registrare, con un semplice tocco sull’asticella, video da 10 secondi che si può condividere istantaneamente su Snapchat tramite il proprio profilo. Integrati hanno una batteria che consente circa un giorno di utilizzo, da ricaricare poi tramite connettori specifici, appoggiando i gadget nella loro custodia. Negli Stati Uniti Snap ha messo a disposizione i vari modelli all’interno di speciali distributori, a mo’ di quelli per gli snack. Li ha chiamati Snapbot, una sorta di oggetto mitico posizionato in punti di interesse solo per un tempo limitato. Altro che temporary store.

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Streaming Serie TV: ecco blackpills https://www.datamanager.it/2017/07/streaming-serie-tv-blackpills/ Mon, 10 Jul 2017 15:34:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=128389 blackpills, una nuova società disruptive di media digitali che crea, produce e distribuisce brevi, autentiche e appassionanti serie per giovani adulti, arriva in Italia In seguito al grande successo del lancio in Francia e negli Stati Uniti, i fondatori Daniel Marhely e Patrick Holzman hanno annunciato l’ingresso ufficiale di blackpills nel mercato italiano il 10 […]

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blackpills, una nuova società disruptive di media digitali che crea, produce e distribuisce brevi, autentiche e appassionanti serie per giovani adulti, arriva in Italia

In seguito al grande successo del lancio in Francia e negli Stati Uniti, i fondatori Daniel Marhely e Patrick Holzman hanno annunciato l’ingresso ufficiale di blackpills nel mercato italiano il 10 luglio. Con blackpills viene lanciato un media digitale mobile first, dedicato alla fruizione anzitutto attraverso smartphone. I Millennials portano con sé il proprio cellulare ovunque vadano, per questo blackpills crea programmi adatti ai piccoli schermi di questi dispositivi. Le serie visionarie e audaci puntano a stare al passo rapido dei Millennnials: con formati brevi e innovativi (dai 6 ai 15 minuti per episodio) le serie sono facili da guardare in movimento. blackpills crea serie che parlano ai Millennials attraverso un linguaggio crudo, diretto e senza filtri, trattando argomenti come sesso, droga e violenza.

“Siamo lieti di entrare in un secondo mercato europeo dopo la Francia. Con il nostro lancio in Italia, non stiamo solo estendendo la nostra presenza a livello internazionale, ma stiamo anche offrendo ai Millennials italiani una possibilità del tutto nuova di fruire le serie”, spiega Patrick Holzman, co-fondatore di Blackpills. “Il nostro obiettivo è produrre serie che presentino una immagine autentica delle generazioni più giovani e che colpiscano l’utente attraverso contenuti crudi”.

Oggi i contenuti sono diventati la nuova dipendenza della generazione che va dai 15 ai 30 anni. Considerando che circa 700 milioni di Millennials in tutto il mondo “divorano” le serie su smartphone e tablet settimanalmente, blackpills sta soddisfacendo questo nuovo tipo di esigenza attraverso un piccolo schermo nelle tasche dei Millennials.

Ma l’interesse non è assicurato dal solo formato innovativo. In pochissimi mesi, blackpills ha radunato alcuni dei più grandi talenti internazionali tra autori, attori, registi, produttori e influencer digitali, come Zoe Cassavetes, Bryan Singer, Patrick J. Adams e James Franco. Offrendo una nuova serie originale ogni settimana, blackpills mostra una line-up estremamente forte.

blackpills fornisce immediatamente ai propri utenti accesso gratuito a tutte le serie con nuovi episodi ogni giorno. Il servizio trae valore dall’inserimento di video pubblicitari durante la visione di ciascun episodio. Presto sarà disponibile un’offerta premium. Uno dei punti di forza della piattaforma è quello di non dipendere da un unico modello di distribuzione, sia esso OTT, media o compagnie di telecomunicazioni/mobile. In ogni Paese blackpills sottoscrive la migliore “partnership” per diffondere la sua piattaforma e condividere le sue serie, così come il suo DNA e il posizionamento del proprio marchio. Al momento le serie sono disponibili nella versione originale (inglese) con sottotitoli in italiano (tre tracce audio e sette lingue sottotitolate).

Dopo il mercato italiano, la piattaforma verrà lanciata, sempre nel mese di luglio, in altri tre Paesi chiave europei: Regno Unito, Spagna e Germania. Sono previsti ulteriori lanci in altri Paesi fino alla fine dell’anno; blackpills è già disponibile su iOS e lo sarà tra pochi giorni anche per Android.

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Tecnologie e millennials, come cambia l’ambiente di lavoro https://www.datamanager.it/2017/06/tecnologie-millennials-cambia-lambiente-lavoro/ Thu, 01 Jun 2017 14:19:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=125997 Nell’ambito dei progetti di digital transformation, le aziende necessitano di offrire alla forza lavoro un nuovo workplace e di ridefinire i propri processi all’insegna di più flessibilità, collaborazione e mobilità. “Free up your workplace for a smart business”, il nuovo evento di IDC in collaborazione con Fujitsu e Microsoft a Roma il 27 giugno Le tecnologie digitali da una […]

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Nell’ambito dei progetti di digital transformation, le aziende necessitano di offrire alla forza lavoro un nuovo workplace e di ridefinire i propri processi all’insegna di più flessibilità, collaborazione e mobilità. “Free up your workplace for a smart business”, il nuovo evento di IDC in collaborazione con Fujitsu e Microsoft a Roma il 27 giugno

Le tecnologie digitali da una parte e il ricambio generazionale della forza lavoro dall’altra stanno trasformando il modo di comunicare e collaborare in azienda, impattando profondamente sul tradizionale ambiente di lavoro.

Desktop computer, telefoni fissi, armadi, stampanti, fotocopiatrici e sale riunioni confinate in uno spazio statico chiamato ufficio stanno via via lasciando il posto a un ecosistema multidevice composto da smartphone, tablet e notebook in grado di accedere in modalità wireless a dati, applicazioni e soluzioni di videoconferenza che risiedono nel cloud. I millennials stanno subentrando ai baby boomers, portando una cultura innovativa nel mondo professionale: dalla capacità di bilanciare in modo equilibrato lavoro e vita privata la focalizzazione si è spostata sull’abilità di integrare in modo intelligente lavoro e vita privata, e quindi sulla ricerca di una flessibilità tale da permettere di essere produttivi ovunque, in ogni momento, con qualsiasi dispositivo. In linea con quel concetto di “lavoro agile” espresso ora anche dalla nuova legge italiana sullo smart working “per incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.

Questo cambiamento nell’atteggiamento della forza lavoro, evidenzia IDC, sta condizionando fortemente le scelte organizzative delle imprese, che ora necessitano di ridefinire i processi per assecondare e soprattutto ottenere il massimo da un ambiente di lavoro, il cosiddetto workplace, più mobile e flessibile. È un percorso che è parte essenziale della trasformazione digitale aziendale.

La trasformazione del workplace, sottolinea IDC, è del resto guidata proprio dagli stessi driver che stanno alla base dell’enterprise digital transformation: maggiore agilità, migliore esperienza e soddisfazione, maggiore collaborazione, tempi di risposta e decisionali più rapidi, incremento della produttività, ottimizzazione dei processi, aumento dei ricavi.

Uno dei punti chiave della trasformazione del workplace è l’abilità dell’azienda di diventare mobile. Quell’anytime & anywhere productivity on any device diventerà infatti sempre più una caratteristica della nuova forza lavoro se è vero che gli ultimi studi condotti da IDC indicano che la popolazione europea di mobile worker crescerà da 97 milioni di unità nel 2016 a 120 milioni nel 2021, e che la quota sulla forza lavoro complessiva salirà dal 53% al 63% nello stesso periodo.

Il cloud rappresenterà il canale principale con cui verranno erogati i servizi a questa nuova forza lavoro. IDC stima che il mercato delle applicazioni di collaborazione – parte fondamentale del corredo operativo dei futuri lavoratori – non solo si svilupperà con tassi di crescita importanti – ma si sposterà quasi del tutto sul cloud: nel 2021, sempre in Europa, l’80% del giro d’affari di questo mercato deriverà proprio dal public cloud.

Creare un ambiente lavorativo più smart, più user friendly e più semplice è solo il passo intermedio del percorso di trasformazione”, commenta Sergio Patano, senior research and consulting manager di IDC Italia. “L’obiettivo principale dell’evoluzione in ottica digitale del workplace è creare un ambiente in grado di favorire e incentivare la collaborazione per andare a incrementare la produttività. In tale percorso, tuttavia, la tecnologia da sola non basta: occorre portare avanti percorsi di revisione dei processi di business accompagnati da un attento change management”.

Proprio l’evoluzione del workplace nell’ambito dei piani di digital transformation delle aziende è al centro di un nuovo evento che IDC, in collaborazione con Fujitsu e Microsoft, organizzerà a Roma il 27 giugno con il titolo “Free up your workplace for a smart business”.

Nel corso di questo executive roundtable, Sergio Patano di IDC e gli esperti di Fujitsu e Microsoft spiegheranno come le aziende italiane possono in concreto liberare risorse per abilitare l’innovazione e realizzare la trasformazione digitale dell’ambiente di lavoro.

Per maggiori informazioni sull’evento: Free up your workplace for a smart business

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Millennials, smartphone-dipendenza? No, grazie https://www.datamanager.it/2017/04/millennials-smartphone-dipendenza-no-grazie/ Fri, 28 Apr 2017 07:55:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=123802 Solo il 23% dei ragazzi italiani afferma di non poter resistere un giorno senza telefono: è il 10% in meno rispetto alla media europea. Ma quando lo usano lo fanno principalmente in bagno (55%) o mentre camminano (53%) Si dice spesso che i ragazzi di oggi siano smartphone-dipendenti: ma è davvero così? E se fosse vero, […]

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Solo il 23% dei ragazzi italiani afferma di non poter resistere un giorno senza telefono: è il 10% in meno rispetto alla media europea. Ma quando lo usano lo fanno principalmente in bagno (55%) o mentre camminano (53%)

Si dice spesso che i ragazzi di oggi siano smartphone-dipendenti: ma è davvero così? E se fosse vero, che cosa rende il telefono così irrinunciabile per i giovani? Uniplaces, il brand leader nel settore degli affitti per studenti universitari, ha intervistato oltre 1500 ragazzi in tutta Europa per conoscere che rapporto hanno con il proprio device. Dalla ricerca sono emerse tendenze interessanti e insospettabili differenze tra i vari paesi.

Italiani campioni di “resistenza”

I ragazzi italiani non si sentono poi così dipendenti dal proprio smartphone: il 53% di loro dichiara di poter tranquillamente fare a meno di utilizzarlo per un intero giorno, mentre il 24% è convinto di poter resistere anche per più giorni. Solo il 23% pensa di non poter restare nemmeno un giorno senza telefono. I giovani italiani si affermano così come i meno smartphone-dipendenti d’Europa, tallonati dai coetanei spagnoli che presentano percentuali molto simili (il 24% resisterebbe meno di un giorno senza usare lo smartphone). All’altro capo della classifica si trovano invece i ragazzi britannici: il 55% di loro dichiara di non poter fare a meno del telefono per un giorno intero. Facendo una media a livello europeo, gli smartphone-dipendenti (intesi come coloro che hanno dichiarato di non poter resistere per un giorno senza il proprio dispositivo) sono il 33% del totale.

Tecnologie nuove, obiettivi tradizionali

Il segreto dei ragazzi italiani sta probabilmente nell’uso che fanno del proprio device. Per quanto le potenzialità dello strumento si siano incredibilmente evolute, i giovani del nostro paese usano infatti lo smartphone soprattutto per quella che, da sempre, è la funzione primaria di ogni telefono: mettersi in contatto con altre persone. I principali usi riguardano infatti il mantenere i rapporti con gli amici (indicato come uno dei maggiori utilizzi dal 70% degli intervistati italiani) e il controllare i social media (65%). Le tecnologie si evolvono, ma lo scopo di fondo rimane quindi invariato. Quello di effettuare telefonate è ormai considerato un uso secondario. Solo il 38% dei giovani italiani afferma di utilizzare il proprio device soprattutto per chiamare, in linea con la media europea (37%). La tendenza appare particolarmente accentuata in Germania, dove la percentuale di chi usa il telefono soprattutto per telefonare scende al 25%.

In Italia riscuotono invece scarso successo i giochi (solo il 9% degli intervistati li considera una delle principali attività per cui utilizza lo smartphone) e soprattutto lo shopping online (7%). I ragazzi italiani infatti non sembrano apprezzare molto la possibilità di acquistare direttamente dal proprio dispositivo mobile: il 32% di loro afferma di non effettuare acquisti da telefono; il 25% utilizza il telefono per informarsi sui potenziali acquisti, ma preferisce poi comprare da desktop; un ulteriore 17% sceglie invece di acquistare offline dopo una prima fase di ricerca di informazioni via smartphone.

Interessante è anche analizzare i principali contesti d’uso dello smartphone. Alla domanda su dove avessero utilizzato il proprio dispositivo nelle ultime 24 ore, gli italiani hanno infatti risposto principalmente “mentre sono in bagno” (55%) e “mentre cammino” (53%). Sono lontani i tempi in cui, per passare il tempo in bagno, non c’era di meglio da fare che leggere l’etichetta dello shampoo. Ora al suo posto ci sono Whatsapp e Facebook.

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Millennials tra affitto e compravendite: il 52,1% compra casa https://www.datamanager.it/2017/03/millennials-affitto-compravendite-521-compra-casa/ Mon, 20 Mar 2017 18:00:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=121449 Si sente sempre più spesso parlare dei Millennials, “popolazione” analizzata e segmentata su più fronti al fine di comprenderne i tratti sociologici e le attitudini di consumo. Generazione digitale, con la testa nella tecnologia e nel futuro, abituata a viaggiare e andare oltre i confini della geografia. Ma è anche la generazione che si è […]

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Si sente sempre più spesso parlare dei Millennials, “popolazione” analizzata e segmentata su più fronti al fine di comprenderne i tratti sociologici e le attitudini di consumo.

Generazione digitale, con la testa nella tecnologia e nel futuro, abituata a viaggiare e andare oltre i confini della geografia. Ma è anche la generazione che si è ritrovata con un tasso di disoccupazione giovanile medio del 37,6% (nel 2016) causato da una delle più importanti crisi economiche che ha vissuto il nostro Paese. Questo ha richiesto un naturale allontanamento dall’idea del posto fisso ed una maggiore mobilità sul territorio con due conseguenze: uscita dalla famiglia di origine intorno ai 30 anni e meno interesse per la casa di proprietà, a cui tra l’altro difficilmente avrebbero accesso.

Da un’ indagine Doxa risulta che, quando escono di casa, lo fanno per lavoro o studio (32%), per amore (30% per motivi di matrimonio) e l’8% per vivere da solo.

Dalle analisi del Gruppo Tecnocasa risulta che, tra chi appartiene alla fascia di età tra 18 e 34 anni, il 47,9% ha scelto immobili in affitto e il 52,1% lo ha comprato. Dalle interviste realizzate alle agenzie della rete del Gruppo Tecnocasa spesso si scopre che, nell’acquisto della casa, sono aiutati dai genitori che quando possibile hanno comprato loro la casa di proprietà o hanno contribuito in maniera importante. Infatti, da una ricerca sui risparmiatori realizzata dal centro Einaudi tra le motivazioni per cui si acquista casa c’è anche “l’uso futuro dei figli”, priorità che è cresciuta nel periodo di crisi e con la difficoltà a trovare lavoro.

La tipologia immobiliare più acquistata è il trilocale (49,9%) e a seguire il bilocale (22,4%). Gli acquirenti sono in prevalenza uomini (40%). Il 67,7% degli acquirenti è rappresentato da famiglie mentre il 32,3% è single. Tra coloro che hanno optato per la locazione il 45,2% lo ha fatto per scelta abitativa, il 39% per motivi legati al lavoro e il 15,8% per motivi di studio. In questo caso è il bilocale la tipologia più affittata. Il contratto di locazione predominante è quello a canone libero (50,6%), a seguire quello a carattere concordato (25,6%) e infine il transitorio (23,8% contro il 17,5% registrato a livello nazionale, a conferma della mobilità che caratterizza il target analizzato).

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