Morten Lehn – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Sun, 07 Oct 2018 14:02:57 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Morten Lehn – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Malware per dispositivi IoT più che raddoppiati nel 2017 https://www.datamanager.it/2017/06/malware-dispositivi-iot-piu-raddoppiati-nel-2017/ Wed, 21 Jun 2017 14:28:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=127158 Secondo i ricercatori di Kaspersky Lab è stato superato il numero di 7.000 campioni di malware che prendono di mira i dispositivi smart, oltre la metà dei quali è emersa nel 2017. Con più di 6 miliardi di dispositivi smart utilizzati nel mondo, le persone sono sempre più a rischio di attacco da parte dei […]

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Secondo i ricercatori di Kaspersky Lab è stato superato il numero di 7.000 campioni di malware che prendono di mira i dispositivi smart, oltre la metà dei quali è emersa nel 2017. Con più di 6 miliardi di dispositivi smart utilizzati nel mondo, le persone sono sempre più a rischio di attacco da parte dei malware che colpiscono le loro vite connesse

I dispositivi smart – come smartwatch, smart TV, router e videocamere – sono sempre più interconnessi, dando vita al fenomeno dell’Internet of Things (IoT), un network di device dotati di tecnologie integrate che permettono di interagire tra di loro o con l’ambiente esterno. L’elevato numero e la varietà di questi dispositivi hanno portato l’IoT a diventare un obiettivo interessante per i cyber criminali. Hackerando questi device, i criminali sono in grado di spiare le persone, ricattarle e persino trasformarle in complici involontari. Botnet come Mirai e Hajime hanno evidenziato la crescita di questa minaccia.

Gli esperti di Kaspersky Lab hanno condotto una ricerca sui malware per l’IoT per comprendere quanto sia serio il pericolo. A questo scopo, hanno creato degli honeypot, network artificiali che simulano le reti di dispositivi IoT (router, videocamere connesse, ecc.), per studiare i tentativi di attacco dei malware ai dispositivi virtuali. Non è stato necessario attendere a lungo: subito dopo la creazione degli honeypot sono iniziati gli attacchi attraverso campioni di malware sia conosciuti sia precedentemente ignoti.

La maggior parte degli attacchi registrati dagli esperti dell’azienda ha preso di mira videoregistratori digitali o telecamere IP (63%) e il 20% aveva come obiettivi dispositivi di rete, come router e modem DSL. L’1% degli obiettivi era rappresentato dai dispositivi più usati dagli utenti, come stampanti e device per la smart home.

Cina (17%), Vietnam (15%) e Russia (8%) si sono rivelati i Paesi col maggior numero di dispositivi IoT attaccati, con numerose macchine infettate. Seguono Brasile, Turchia e Taiwan, ciascuno con il 7%.

Nel corso dell’esperimento – ancora in corso – i ricercatori sono attualmente stati in grado di raccogliere informazioni su più di 7.000 sample di malware appositamente progettati per hackerare i dispositivi connessi.

Secondo gli esperti, la ragione di questa crescita è semplice: i dispositivi IoT sono vulnerabili ed esposti ai cyber criminali. La maggior parte dei dispositivi smart ha un sistema operativo basato su Linux, fattore che semplifica il lavoro dei criminali, che possono scrivere codici nocivi generici utilizzabili per colpire un numero elevato di dispositivi contemporaneamente.

Il fattore più preoccupante è il numero di potenziali obiettivi: secondo gli esperti del settore, nel mondo ci sono già più di 6 miliardi di dispositivi smart. La maggior parte di essi non ha alcuna soluzione di sicurezza installata e i loro produttori solitamente non rilasciano aggiornamenti di sicurezza o nuovi firmware. Questo significa che esistono miliardi di dispositivi potenzialmente vulnerabili – o persino dispositivi che sono già stati compromessi.

“La sicurezza dei dispositivi smart è un problema serio e di cui dovremmo essere tutti consapevoli. Gli eventi dello scorso anno hanno dimostrato che prendere di mira i dispositivi connessi non è solamente possibile, ma che si tratta di una minaccia reale. Abbiamo visto un sensibile aumento dei campioni di malware per dispositivi IoT ma le possibilità sono ancora superiori. Apparentemente, l’elevata competizione nel mercato degli attacchi DDoS sta portando gli hacker a cercare nuove risorse che li possano aiutare a lanciare attacchi sempre più potenti. La botnet Mirai ha dimostrato come i dispositivi smart possano offrire ai cyber criminali ciò di cui necessitano, permettendo loro di raggiungere miliardi di dispositivi. Diversi analisti hanno previsto che, entro il 2020, i dispositivi IoT saranno 20-50 miliardi”, ha commentato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky Lab.

Per proteggere i propri dispositivi, gli esperti di sicurezza di Kaspersky Lab suggeriscono agli utenti di seguire i seguenti consigli:

  1. Se non è necessario, non accedere al proprio device da una rete esterna
  2. Disattivare tutti i servizi di rete che non sono necessari per usare il dispositivo
  3. Se esiste una password standard o universale che non può essere cambiata o l’account preimpostato non può essere disattivato, disabilitare i servizi di rete per cui vengono utilizzati o impedire l’accesso a reti esterne
  4. Prima di usare il dispositivo, cambiare la password di default e impostarne una nuova
  5. Se possibile, aggiornare regolarmente il firmware del dispositivo all’ultima versione

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Kaspersky Lab, allarme mobile. Morten Lehn: «Più sinergia con i produttori» https://www.datamanager.it/2017/06/kaspersky-lab-allarme-mobile-morten-lehn-piu-sinergia-produttori/ Fri, 16 Jun 2017 07:58:04 +0000 http://www.datamanager.it/?p=126839 Un’ondata ransomware contro gli smartphone. Più che triplicati il numero di attacchi. Congur e Fusob, tra le minacce più pericolose. Comportamenti adeguati degli utenti alla base di una sicurezza più efficace Secondo l’ultimo Malware Report di Kaspersky Lab, nel primo trimestre di quest’anno il numero di ransomware per mobile è più che triplicato (3,5 volte). […]

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Un’ondata ransomware contro gli smartphone. Più che triplicati il numero di attacchi. Congur e Fusob, tra le minacce più pericolose. Comportamenti adeguati degli utenti alla base di una sicurezza più efficace

Secondo l’ultimo Malware Report di Kaspersky Lab, nel primo trimestre di quest’anno il numero di ransomware per mobile è più che triplicato (3,5 volte). Lo specialista russo della sicurezza ne ha contati ben 218.625, contro i 61.832 del trimestre precedente. Congur, un ransomware che si propaga attraverso visite a siti web infetti, in questo momento si profila come una delle minacce più pericolose. «Più dell’80% dei pacchetti d’installazione individuati appartengono a questo ceppo» – afferma Morten Lehn, general manager Italy di Kaspersky Lab. «Tipicamente, i malware Android sono progettati per sottrarre dati personali o informazioni sull’account, ottenere l’accesso ad alcune funzionalità del dispositivo tramite backdoor, inviare messaggi di testo o chiamare numeri premium. Congur nello specifico è un blocker, capace di modificare il pin del dispositivo e consentire ai criminali di prendere possesso dello smartphone. Bloccando l’accesso al device. Il passo successivo è di crittografare i dati e poi richiedere un riscatto all’utente per riaverli» – spiega Lehn. Il ransomware più diffuso però è Fusob, capace di infettare, si legge nel report, il 45% degli utenti attaccati. Una volta ottenuti i privilegi di amministratore, Fusob raccoglie una serie di informazioni sul dispositivo, coordinate GPS e cronologia delle chiamate comprese, e le passa a un server, che a questo punto è in grado di sferrare il colpo di grazia bloccando il dispositivo.


Allarme #mobile Morten Lehn @KasperskyLabIT Più sinergia con i produttori
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Un trend in crescita

Altre tipologie di ransomware – si sottolinea nello studio Kaspersky Lab – continuano a proliferare. Sono più di una decina le famiglie di malware censite, che a loro volta hanno generato oltre 50mila nuove varianti. Le cause di questa recrudescenza del fenomeno? «Un trend che ricalca quanto già avvenuto sui pc. Dentro ai nostri dispositivi ci sono sempre più dati di valore. Grazie ai quali possiamo collegarci al nostro conto o fare acquisti». Una sirena irresistibile per i criminali informatici. Eppure, con i cellulari ci sentiamo al riparo dai pericoli della rete. Perché rispetto ai pc permane questo senso di sicurezza? «È vero, i rischi che si corrono utilizzando il pc sono maggiormente compresi rispetto a quelli per i cellulari. Forse, perché tutti hanno almeno sentito quel che può accadere. In realtà gli attacchi mirati sono possibili anche su smartphone. In termini di “education” degli utilizzatori, c’è ancora tanto da fare» – osserva Lehn. Una valanga di “leak” ci ha rivelato come sia semplice intercettare le nostre comunicazioni. Virtualmente, ogni componente di uno smartphone può essere violato e utilizzato per scopi fraudolenti. Ma nonostante questo, la gente continua a pensare che intercettazioni e violazioni non li riguardino.


#Ransomware Morten Lehn @KasperskyLabIT Più che triplicati il numero di attacchi
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Educazione alla sicurezza

È così difficile cambiare la mentalità delle persone? «Due sono gli aspetti da considerare. Per quanto riguarda gli utenti dobbiamo continuare a dare consigli e dire quali sono i comportamenti appropriati. Anche i produttori però dovrebbero fornire maggiore sicurezza. Oggi, molti produttori sanno che la sicurezza deve essere più curata. Noi stiamo lavorando con alcuni di loro. Le cose sono cambiate in meglio negli ultimi tre anni» – rileva Lehn. Il modello Apple di aggiornamento obbligato del software sembra essere diventato un punto di riferimento sempre più seguito dai produttori. Tuttavia, è evidente che la sicurezza sia ancora un aspetto trascurato da parte di alcuni. «Nel corso del primo trimestre del 2017, le nostre soluzioni anti-malware hanno respinto poco meno di mezzo milione di attacchi veicolati da siti Internet compromessi in oltre 190 paesi. Anche noi utilizzatori però dobbiamo fare la nostra parte. Adottando con gli smartphone gli stessi comportamenti che con il tempo abbiamo adottato sui pc. Bisogna fare attenzione alle app. Utilizzando preferibilmente quelle dei fornitori più conosciuti e affidabili. Evitare di condividere troppe informazioni personali. Back-up periodici dei nostri dati e scansioni frequenti infine aiutano a scongiurare le conseguenze di possibili infezioni» – conclude Lehn.

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Kaspersky Lab svela i comportamenti online dei bambini di tutto il mondo https://www.datamanager.it/2017/06/kaspersky-lab-svela-comportamenti-online-dei-bambini-mondo/ Thu, 08 Jun 2017 15:17:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=126301 Kaspersky Lab ha diffuso l’ultimo report relativo ai rilevamenti effettuati sui PC utilizzati dai bambini. Dall’indagine è emerso che, rispetto a un anno fa, è minore il numero di accessi tramite PC dei bambini di tutto il mondo a contenuti per adulti, giochi e siti di comunicazione online. Al contrario, è stato rilevato un numero […]

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Kaspersky Lab ha diffuso l’ultimo report relativo ai rilevamenti effettuati sui PC utilizzati dai bambini.

Dall’indagine è emerso che, rispetto a un anno fa, è minore il numero di accessi tramite PC dei bambini di tutto il mondo a contenuti per adulti, giochi e siti di comunicazione online. Al contrario, è stato rilevato un numero maggiore di accessi a siti web con informazioni su droghe, alcol e tabacco. Quest’ultimo tema è di particolare interesse per i bambini dell’America Settentrionale, dell’Oceania e dell’Europa occidentale.

Il report ha analizzato un periodo di 12 mesi, da maggio 2016 ad aprile 2017, utilizzando i dati rilasciati in forma anonima dalle soluzioni di Kaspersky Lab per PC Windows e Mac che avessero attivato il modulo di Parental Control e ha considerato il numero di visite o tentativi di visita a siti web con contenuti potenzialmente dannosi che rientrano nelle sette categorie più popolari delle 14 preimpostate: siti di comunicazione online (come social media, siti di messaggistica ed email); alcool, tabacco e narcotici; giochi per PC; software, audio e video; e-commerce; linguaggio esplicito; contenuti per adulti.

I bambini hanno consultato siti di comunicazione online nel 61% dei casi, rispetto al 67% dei 12 mesi precedenti (da maggio 2015 ad aprile 2016). Per quanto riguarda i giochi, invece, la percentuale è scesa al 9% (dall’11% dell’anno precedente), mentre i siti web per adulti ora rappresentano l’1,2% rispetto all’1,5%. Diversa è la situazione per quel che riguarda le visite a pagine contenenti informazioni su droga, alcol e tabacco, che rappresentano oggi il 14% dei rilevamenti (9% nel precedente periodo di analisi). Anche l’interesse per le pagine con software, audio e video è aumentato: il 6% contro il 3%.

“Stiamo vedendo un significativo spostamento delle attività online dei bambini dai computer ai dispositivi mobile. Oggi, i più giovani usano i PC solamente per visitare siti a cui non è possibile accedere via app o la cui consultazione è più semplice da uno schermo di dimensioni maggiori. Questo potrebbe spiegare il calo della percentuale di siti di comunicazione aperti da computer, mentre cresce il numero delle pagine con contenuti legati ad alcol, tabacco e droghe. Il calo della percentuale relativa ai giochi, invece, non significa che i bambini giochino meno al PC, ma che tendono a scegliere pochi siti e tornare sempre su quelli, trascorrendovi anche diverso tempo”, ha commentato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky Lab.

Il report mostra, inoltre, che i bambini che usano maggiormente i siti di comunicazione sono quelli che vivono nel mondo arabo, dove l’89% dei rilevamenti è legato a questa tipologia di siti. I bambini del Nord America, al contrario, li visitano meno di tutti: solo nel 28% dei casi. Al contrario, i siti che contengono informazioni su droghe, alcol e tabacco sono i più popolari in Nord America (32%), Oceania (30%) ed Europa orientale (26%), mentre i bambini arabi sono coloro che li visitano di meno (3% dei casi). Le percentuali relative ai giochi per computer sono simili: sono più popolari in Nord America (20%), Oceania (20%) ed Europa orientale (18%) e meno nel mondo arabo (2%). L’estremo oriente** si distingue, invece, per i siti di e-commerce, che rappresentano il 13% dei rilevamenti, mentre la media globale è del 5%. Inoltre, i bambini di questa regione visitano siti e per adulti o da cui scaricare software più dei loro coetanei degli altri Paesi.

I bambini dell’Europa occidentale trascorrono la maggior parte del tempo su siti di comunicazione, che rappresentano il 33,5% dei rilevamenti, percentuale che sale significativamente quando si considera solamente i bambini italiani, raggiungendo il 56,8%. Chiudono la Top3 per l’Europa occidentale i siti che contengono informazioni su alcol, tabacco e droghe (26,1%) e i giochi per computer (17,7%). L’Italia si distingue a livello globale per quanto riguarda i siti di audio, video e software, posizionandosi in seconda posizione con il 15% dei rilevamenti. Questa categoria comprende siti per ascoltare musica e guardare video e film online (come YouTube), ma anche quelli per scaricare applicazioni, file torrent e altro ancora.

Le soluzioni Kaspersky Total Security e Kaspersky Internet Security includono un modulo di Parental Control per aiutare gli adulti a proteggere i loro bambini dalle minacce online e bloccare i siti e le app dai contenuti inappropriati. Kaspersky Lab offre, inoltre, la soluzione Safe Kids, che consente di monitorare ciò che i bambini fanno, vedono o cercano online su tutti i device – compresi i dispositivi mobile – e ottenere consigli utili su come aiutarli ad avere una navigazione sicura.

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Kaspersky Lab – Scacco matto ai nemici dell’IoT https://www.datamanager.it/2017/04/kaspersky-lab-scacco-matto-ai-nemici-delliot/ Tue, 11 Apr 2017 08:19:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=122917 Kaspersky Lab festeggia i suoi primi vent’anni con una miscela di tecnologie e servizi di intelligence per una protezione digitale ad ampio spettro, dallo smartphone alla Industry 4.0. Dopo lunghe ricerche, dai laboratori di Kaspersky Lab esce in anteprima mondiale un sistema operativo embedded per oggetti connessi intrinsecamente sicuri Venti anni di attività non sono […]

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Kaspersky Lab festeggia i suoi primi vent’anni con una miscela di tecnologie e servizi di intelligence per una protezione digitale ad ampio spettro, dallo smartphone alla Industry 4.0. Dopo lunghe ricerche, dai laboratori di Kaspersky Lab esce in anteprima mondiale un sistema operativo embedded per oggetti connessi intrinsecamente sicuri

Venti anni di attività non sono pochi nell’industria del software e del web, con i suoi ritmi frenetici e la competitività “à bout de souffle”, all’ultimo respiro. Tanto più in un segmento come quello della sicurezza di dati e dispositivi, un’eterna gara tra buoni e cattivi che si rincorrono sul filo delle strategie d’attacco e delle barriere di prevenzione e difesa. Una pista che non conosce rettifili ma solo un continuo alternarsi di svolte repentine. Kaspersky Lab celebra il ventesimo anniversario, aggiungendo alla già nutrita lista di primati tecnologici e commerciali, un ulteriore fattore di unicità: la grande continuità di leadership e focalizzazione in un panorama di concorrenti troppo inclini al cambiamento di management, filosofia commerciale e prodotto. Il fondatore Eugene Kaspersky non si è limitato a dare all’azienda il suo cognome e la sua avanzata formazione di matematico e di esperto in crittografia, ma ha impartito una linea direttiva che rappresenta un valido asset in un mondo di soluzioni in cui la base tecnologica è importantissima, ma non è l’unico ingrediente di una sicurezza efficace.

«Oggi, Kaspersky è uno dei pochi esperti di security a poter vantare un’esperienza così lunga» – riconosce Morten Lehn, da tre anni a capo della filiale italiana (che nel 2018 festeggerà il decennale). «Un valore fondamentale che si riflette sull’azienda e quindi sul cliente, perché senza questa esperienza, senza la ricerca e sviluppo che ci sta dietro, non si può garantire una protezione anche per il futuro». Senza trascurare lo schieramento di prodotti consumer e professionali, che si arricchisce continuamente, Kaspersky Lab ha impresso una notevole svolta in direzione dei servizi di “intelligence”, una gamma d’offerta che va da determinati aspetti della sicurezza gestita, come l’analisi del traffico per conto dei clienti aziendali, fino alla pubblicazione di feed di notizie, report, studi e una grande attenzione al problema della consapevolezza e della conoscenza del rischio da parte degli utenti, chiamati a partecipare a veri e propri corsi in aula o a efficaci simulazioni web, dove la conoscenza del malware si acquisisce attraverso la gamification.


.@KasperskyLabIT Un sistema operativo di classe industriale per rivoluzionare la #sicurezza
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CONOSCI IL TUO AVVERSARIO

Che cosa è cambiato, in questi venti anni, nella lotta contro il codice maligno? «È completamente cambiato lo scenario in cui si muovono gli hacker» – risponde Lehn. «Nessuno investe risorse se non c’è la possibilità di guadagnare, con il ricatto o il furto di informazioni da rivendere a caro prezzo. Il mercato dei dati riservati, delle informazioni personali, delle password è più che mai fiorente e il cambiamento riguarda anche il modo di condurre gli attacchi, che sono sempre più mirati alle persone e alle singole aziende. Senza una piena consapevolezza di come si lavora sul fronte opposto, c’è poco da fare». Il pubblico – sottolinea ancora Lehn – reagisce molto bene alle azioni che Kaspersky Lab sta conducendo proprio sul piano culturale, nel segmento consumer come nel professionale e nella pubblica amministrazione, con un approccio ancora più strutturato rispetto al passato. «In venti anni, abbiamo anticipato quelli che sarebbero stati i nuovi fronti delle minacce informatiche, grazie al nostro team di ricerca e sviluppo». Su quasi quattromila dipendenti, Kaspersky Lab può permettersi di impegnare un terzo delle risorse in attività di ricerca e sviluppo di nuove soluzioni. Una task force che si avvale delle informazioni che arrivano in tempo reale da milioni di dispositivi connessi alla Kaspersky Security Network, che unisce milioni di installazioni di prodotti Kaspersky impegnati a combattere senza sosta contro il malware e ad analizzare traffico e siti web sospetti.

Maura Frusone head of marketing Italy di Kaspersky Lab

MINACCE INFRASTRUTTURALI

Qual è il motivo di maggior preoccupazione in questo momento? Se nel settore della sicurezza degli endpoint il fenomeno del ransomware continua a essere in cima alle preoccupazioni degli utenti professionali, da qualche tempo, i laboratori Kaspersky Lab stanno affrontando il tema della sicurezza delle infrastrutture critiche, come le reti di distribuzione dell’energia e degli impianti industriali. Sul ransomware, l’azione di Kaspersky Lab prevede, oltre alle difese di natura più specificamente tecnologica, una serie di iniziative rivolte alla prevenzione e al problem solving, la più importante delle quali è il portale Nomoreransom.org che Kaspersky, da sempre convinto sostenitore di una più stretta collaborazione tra security software vendor e forze dell’ordine, ha lanciato nel luglio scorso insieme alla polizia olandese, Europol e Intel Security. Sul portale web del progetto è possibile trovare informazioni su cosa sono i ransomware, come funzionano e soprattutto come proteggersi e sbloccare i file gratuitamente, utilizzando uno dei tool di decriptazione. A sei mesi dal lancio dell’iniziativa, che nel frattempo ha visto l’adesione di decine di nuovi partner ufficiali, inclusi molti concorrenti diretti di Kaspersky Lab, oltre seimila persone erano riuscite a decriptare i propri file senza dover pagare il riscatto ai cyber-ricattatori.

Sul versante infrastrutturale, afferma Lehn, l’intervento di Kaspersky Lab punta alla protezione di tutti i sistemi costituiti da apparati che da sempre si basano su una solida componente digitale e utilizzano protocolli di comunicazione e controllo a distanza, ma che solo recentemente, con la graduale spinta verso l’Internet of Things, ha cominciato a integrarsi nell’infrastruttura globale IP, aprendo un nuovo, complesso fronte di rischio. Un rischio che considerando la criticità di certi impianti, ci appare come estremamente concreto, e che Kaspersky Lab intende presidiare con la stessa tenacia e competenza finora spese sugli endpoint informatici. Come spiegherà più in dettaglio Gianfranco Vinucci, responsabile dell’area pre-sales, dopo gli annunci che negli ultimi due anni hanno riguardato la protezione di reti di apparati industriali interconnessi con il sistema SCADA, ora è la volta di un intero ambiente, un sistema operativo di classe industriale che promette di rivoluzionare la sicurezza degli impianti e dell’IoT, trasformandola da strato aggiuntivo a funzione intrinseca, il cosiddetto “secure by design”. Si tratta, ricorda Lehn, di un obiettivo che l’R&D di Kaspersky Lab persegue da molto tempo. Come racconta Vinucci, l’idea del Kaspersky OS nasce 15 anni fa, quando un piccolo team di esperti discuteva dell’approccio che avrebbe reso impossibile eseguire funzioni non documentate. In seguito, ricerche più approfondite hanno fatto capire che un simile progetto sarebbe stato molto difficile da implementare all’interno di un sistema operativo general purpose convenzionale. Kaspersky Lab decide quindi di costruire un proprio sistema operativo, che segue le regole di sviluppo sicuro riconosciute universalmente ma introduce anche numerose caratteristiche uniche, che lo rendono non solo sicuro, ma anche relativamente semplice da implementare nelle applicazioni in cui la protezione è più importante.


.@KasperskyLabIT Il #ransomware è in cima alle preoccupazioni degli utenti #B2B
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UN OS SICURO PER 50 MILIARDI DI OGGETTI

Dal racconto di Gianfranco Vinucci emerge il dettaglio di una «strategia che da anni punta a un concetto di protezione ad ampio spettro che abbraccia sempre di più le infrastrutture e i dispositivi connessi, tipici della IoT, basati su sistemi operativi vulnerabili, e di app complicate, rese ancora più rischiose da tempi di sviluppo troppo rapidi, con linee di codice continuamente riciclate». Mettere in sicurezza questi dispositivi, considerando le proiezioni di 50 miliardi di oggetti da qui ai prossimi tre anni, è un’operazione molto delicata. Qual è la soluzione proposta da Kaspersky Lab? «Il fondamento di Kaspersky OS è il microkernel MILS (Multiple Independent Level of Security) che insieme allo strato di middleware costituito da Kaspersky Secure System rappresenta un ambiente di sviluppo di app i cui diversi ambiti operativi interni sono isolati, e consentono di tenere separata la logica di business e la sicurezza in modo da creare dei moduli stagni e impedire che una minaccia possa propagarsi». L’aspetto interessante della proposta di Kaspersky OS, al momento implementato su architetture Intel e ARM, è la possibilità di mettere in sicurezza anche i dispositivi che non nascono con il microkernel MILS già integrato. «Un secondo approccio è utilizzare solo il Secure System per definire all’interno delle applicazioni i vari domini funzionali e le policy di comunicazione e sicurezza. Una terza opzione – conclude Vinucci – coinvolge l’uso del nuovo Kaspersky Secure Hypervisor, un virtualizzatore che consente di non dover modificare codici già sviluppati ma di farli girare in moduli virtuali gestiti in modo sicuro dall’hypervisor».

Gianfranco Vinucci head of pre-sales Italy di Kaspersky Lab

Al momento, i dispositivi che utilizzano tutti gli elementi integrati del sistema Kaspersky Lab per una IoT sicura sono ancora pochi. «C’è ad esempio un apparecchio hardware, uno switch, che funziona proprio grazie a Kaspersky OS in tutti quegli ambienti dove sono presenti reti complesse ed è richiesto un elevato grado di sicurezza», osserva Vinucci. Ma lo specialista di sicurezza punta molto sull’ambiente di sviluppo per giocare un ruolo chiave nell’ambito della produzione OEM ed entrare in ambiti molto promettenti come il nascente mercato delle connected car, con tutti i suoi sistemi di controllo e infotainment: un’area applicativa ricca di opportunità ma anche di rischi. «L’aspetto interessante è che questi prodotti, da poco disponibili o in fase di lancio, ci consentono di operare in ecosistemi che, oltre a essere nuovi per tutti, sono sconosciuti e stimolanti. E dove tutto è connesso» – riconosce Lehn. «Se la connected car è legata a una piattaforma di car sharing, posso pensare di utilizzare a bordo delle auto dei sensori che generano una gran quantità di dati, riutilizzabili per migliorare il servizio e inventare servizi nuovi».

INTELLIGENZA ANTI-HACKER

Con Kaspersky Lab nella veste di “first to market”, il nuovo fronte della IoT e della Industry 4.0 va così ad aggiungersi ai settori dell’offerta di sicurezza enterprise che l’azienda presidia storicamente, dalla pubblica amministrazione al finance. Sul versante professionale il prodotto di punta rimane KATA, Kaspersky Anti Targeted Attack, la piattaforma annunciata esattamente un anno fa per affrontare il fenomeno delle minacce di tipo APT, avanzate e persistenti, ma soprattutto mirate a determinate organizzazioni o addirittura a specifici individui al loro interno. Una classe di attacchi che numericamente, dicono gli esperti, rappresenta oggi circa l’uno per cento dell’insieme delle compromissioni, ma che pesa infinitamente di più in termini di costi connessi a dati persi, alla non disponibilità di servizi e alle complesse operazioni di ripristino post-attacco. La strategia KATA ha compiuto un anno, ma non smette di evolvere dal punto di vista tecnologico. Vinucci cita per esempio una versione avanzata della sandbox che consente alle aziende che adottano la piattaforma di protezione Kaspersky di affrontare con maggiore tranquillità gli attacchi basati su malware e vulnerabilità sconosciute. «Advanced Sandbox è uno strumento molto valido per la lotta a una nuova generazione di malware che risiede solo temporaneamente nella RAM del dispositivo sotto attacco e sparisce al riavvio. Le funzionalità di KATA agiscono nel contesto di processi maggiormente legati alle fasi successive alla prevenzione degli attacchi, includendo quindi le operazioni di risposta e remediation».

Le informazioni generate, precisa anche il responsabile Italia della prevendita di Kaspersky Lab, vengono trasmesse ai SOC, ai CERT e in generale a tutti gli organi preposti alla gestione degli incidenti, dando vita a un approccio sistemico, a una vera e propria intelligence, o meglio counter-intelligence della sicurezza informatica. Anche tutto il portafoglio di servizi di intelligence, che Kaspersky Lab ha inaugurato recentemente, è stato come si è detto potenziato e offre secondo Vinucci, due tipologie di formazione online per i dipendenti delle aziende, oltre ai corsi motivazionali mirati a livelli di utenza specifici, come il top management. A questi si aggiungono evidentemente tutte le attività di formazione professionale che Kaspersy Lab eroga ai propri partner e al personale aziendale preposto alla sicurezza e alla gestione degli attacchi. «Questo tipo di training – ricorda Vinucci – riguarda per esempio l’analisi del malware e delle tecniche utilizzate dagli hacker, ma anche le fasi della cosiddetta incident response e della digital forensic (lo studio autoptico dei danni provocati dal malware), che serve a mitigare le conseguenze di attacchi futuri».


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UN ITALIANO, TRA I TOP GUN DELLA SICUREZZA

Tra le tante componenti dell’area dei servizi Kaspersky, c’è anche una copiosa produzione di reportistica, in gran parte “aperta” (OSINT, open source intelligence) usufruibile anche da parte di chi non utilizza prodotti Kaspersky Lab, basata sul database della Security Network e sul costante monitoraggio delle tecniche utilizzate dagli hacker sul web, dei contenuti e del traffico nel Dark web, il lato oscuro di Internet. Una zona d’ombra che Vinucci definisce «sempre più frequentata dai cybercriminali e da hacker che mettono persino delle taglie sui loro obiettivi». È impossibile fare ricerche fruttuose in meandri così complessi, senza l’expertise che solo un team di tecnici di lungo corso possono accumulare. Kaspersky Lab vanta una task force costituita dai membri della Global Research and Analysis Team, una elite di super esperti capillarmente distribuiti nelle varie sedi del mondo che proprio recentemente – annuncia soddisfatto Lehn – ha accolto tra le sue fila il primo analista di lingua italiana. L’insieme di tutte queste esperienze confluisce inoltre nei servizi di Kaspersky Managed Protection, il cui obiettivo è affiancare – senza prenderne il posto – i tecnici dei Security Operation Center dei clienti nel processo di monitoraggio delle minacce e degli attacchi.

Giampiero Cannavò head of channel B2B Italy di Kaspersky Lab

Con Giampiero Cannavò, head of channel B2B Italy, Data Manager affronta la tematica, strategica per un solution provider basato al cento per cento su un modello indiretto, dei partner commerciali e tecnologici. I cambiamenti intervenuti in particolare nell’ultimo anno inducono Kaspersky Lab a ritoccare anche gli aspetti della distribuzione. «La crescita osservata nel corso di tutto il 2016 – osserva il responsabile di canale – conferma la validità del lavoro di affiancamento svolto sia dal nostro team di canale, nelle quattro aree geografiche in cui abbiamo suddiviso il mercato italiano, sia dall’insieme dei nostri distributori». A proposito di questi ultimi, aggiunge Cannavò, è da segnalare per il 2017 l’arrivo di due ulteriori brand per la distribuzione a valore, Tech Data e la società AFKC, focalizzata in particolare sull’offerta “non endpoint” di KATA e dei servizi di intelligence. «In termini di volumi, Tech Data entra a far parte del gruppo dei tre maggiori distributori di Kaspersky Lab, con una mission rivolta al comparto PMI che annovera i reseller di piccole dimensioni che non possiamo seguire quotidianamente».

PROTEZIONE DAL CLOUD

Al contempo, si può dire che Kaspersky Lab ha ufficializzato una strategia di distribuzione che utilizza il cloud come uno dei possibili canali. Da un lato continuano le ottime relazioni con il mondo degli operatori di telecomunicazione, anche grazie alla partnership con Telecom. «Ma c’è anche l’importante novità di Kaspersky Enterprise Security (KES) for cloud» – sottolinea Cannavò. Una soluzione esplicitamente rivolta ai service provider che grazie a KES riescono a erogare servizi di sicurezza gestita tagliati su misura per le piccole imprese, poco esperte e felici di poter esternalizzare a un partner affidabile una questione così fondamentale». Basata completamente su cloud, KES prevede una serie di importanti novità anche per quanto concerne la rapidità della messa in produzione, la flessibilità per il cliente e la possibilità di usufruire di SLA privilegiati. Secondo Cannavò, il ruolo del Managed service provider sul mercato italiano è in forte crescita. «Penso ad aziende come Sedoc Digital Group di Reggio Emilia o Lan Service di Casale Monferrato, consulenti e integratori di medie dimensioni che da soli vantano decine di migliaia di postazioni servite». Un corollario fondamentale delle attività nei confronti dei partner è il continuo sforzo che Kaspersky Lab mette in campo per la formazione e la certificazione dei suoi collaboratori sia attraverso i corsi effettuati online, per le categorie silver e gold, sia nelle classi one-to-one, predisposte per i “platinum partner”. «Per questi ultimi proprio l’anno scorso è stato siglato – conclude Cannavò – un accordo con OverNet Education per estendere la formazione erogata da Kaspersky Lab, che intende anche focalizzarsi sulla selezione di partner specializzati in tematiche più di frontiera, dalle minacce APT alla sicurezza infrastrutturale».


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Se l’azienda di sicurezza informatica ha assunto oggi una vocazione e un carattere prettamente professionali, un prodotto come Kaspersky Total Security resta un campione assoluto nei tradizionali canali di vendita al dettaglio. La stessa offerta consumer – spiega il responsabile italiano dei prodotti Kaspersky Lab per il retail, Matteo Bosis – si adatta anche al crescente ruolo della mobilità negli stili di vita digitale. «Oggi, tutti i nostri prodotti sono multidevice. Total Security estende le sue funzioni ad aspetti come il parental control (grazie alla funzione Safe Kids), la gestione avanzata delle password (con la funzione Password Manager), il backup dei dati sensibili direttamente su cloud e altre funzioni come Safe Money per la protezione multi-livello delle transazioni finanziarie». Insomma, una protezione pensata per chi oggi accede a Internet da una pluralità di apparati per istruirsi, acquistare, interloquire con la pubblica amministrazione e, naturalmente, lavorare. E se la consumerizzazione influisce sulle tecnologie per l’office, è divertente osservare l’avvicinamento della famiglia digitale alla cultura aziendale. «Acquistando uno dei prodotti più recenti, Kaspersky Internet Security for Android (KISA) – afferma ancora Bosis – i clienti possono registrarsi sul portale My Kaspersky per gestire in modo centralizzato l’applicazione e in caso di furto attivare in remoto un allarme del dispositivo, bloccarlo, localizzarlo e cancellare le informazioni che contiene». La protezione Kaspersky pensata per gli smartphone più diffusi a livello globale prevede anche una funzione che scatta una fotografia a chi utilizza un dispositivo dichiarato smarrito o rubato.

Matteo Bosis head of retail Italy di Kaspersky Lab

SICUREZZA GLOBALE ANCHE IN ANTARTIDE

Per un vendor come Kaspersky Lab, le strategie commerciali rivolte al mondo retail si integrano perfettamente, quando non si intersecano, con le strategie enterprise e Maura Frusone, head of marketing Italy, ha voluto illustrarci il nuovo concetto di True cybersecurity: «Il numero delle cyberminacce sta crescendo in modo esponenziale e drammatico. Nessuno è protetto al 100%. La domanda non è se saremo attaccati ma quando lo saremo e in quali tempi saremo in grado di rispondere all’attacco, per questa ragione abbiamo messo a punto un approccio “TRUE” volto a fronteggiare questo scenario in modo olistico con un insieme di soluzioni e di tecnologie di protezione multilivello che hanno lo scopo non solo di prevenire gli incidenti di cybersecurity ma di prevedere, eliminare e rispondere a questi. Il nostro portfolio di soluzioni raggiunge questo obiettivo grazie alla combinazione HuMachine intelligence e Adaptive approach, proteggendo il business in modo rigoroso».


.@KasperskyLabIT Un #italiano tra i #Topgun della #sicurezza
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«Il marketing di Kaspersky Lab segue il cosiddetto customer journey attraverso gli ormai numerosi touchpoint fisici e virtuali – continua Maura Frusone – oltre ad avvalersi di una stretta collaborazione con i partner, in un’articolata strategia di promozione e formazione costituta dai “Tech Days” e da sessioni di approfondimento specifiche». Kaspersky Lab ha inoltre attivato politiche commerciali ibride, prosegue Maura Frusone. «Con alcune banche, per esempio BNL Gruppo BNP Paribas, ci sono accordi di partnership che ci permettono di veicolare il prodotto Kaspersky Total Security attraverso il servizio BNL Protezione Identità pensato per i clienti della banca». Per tutti i clienti, la brand awareness del marchio verde della sicurezza si affida, oltre che all’ormai consolidata partnership tecnologica e sportiva con Ferrari, alla sponsorizzazione di grandi eventi e grandi exploit. Eugene Kaspersky in persona ha preso parte a metà marzo al viaggio inaugurale della missione artistica Antarctic Biennale. Partita da Ushuaia in Cile, l’esclusiva manifestazione itinerante riunisce artisti, scienziati e visionari high-tech di tutto il mondo, chiamati a creare, direttamente sul campo, un futuro culturale universale per l’Antartide. E in omaggio alla grande tradizione russa dell’antico gioco di strategia, per i prossimi due anni oltre che sui caschi, le tute e le carrozzerie della Formula 1 Ferrari, Kaspersky Lab lascerà il suo segno sul campionato mondiale di scacchi promosso dalla FIDE. Un torneo che si articola in quattro Grand Prix Tournaments, il Candidates Tournament e il World Chess Championship Match di novembre 2018 per celebrare uno sport che come nessun altro unisce l’eccellenza umana all’accuratezza matematica e all’analisi informatica. La stessa combinazione che da vent’anni sostiene il successo di Kaspersky Lab nel combattere le minacce rivolte contro il business digitale.

Foto di Gabriele Sandrini

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Kaspersky a caccia di partner rilancia con la nuova soluzione cloud https://www.datamanager.it/2016/11/kaspersky-caccia-partner-rilancia-la-nuova-soluzione-cloud/ Mon, 07 Nov 2016 11:23:54 +0000 http://www.datamanager.it/?p=112993 L’Open Day di Kasperksy Lab mette al centro il canale Continua la controffensiva d’autunno di Kaspersky Lab contro le minacce IT. Questa volta l’occasione per incontrare Morten Lehn, General Manager Italy Kaspersky Lab, arriva in concomitanza del lancio presso partner e prospect di Kaspersky Endpoint Security Cloud una soluzione per la protezione di file server, […]

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L’Open Day di Kasperksy Lab mette al centro il canale

Continua la controffensiva d’autunno di Kaspersky Lab contro le minacce IT. Questa volta l’occasione per incontrare Morten Lehn, General Manager Italy Kaspersky Lab, arriva in concomitanza del lancio presso partner e prospect di Kaspersky Endpoint Security Cloud una soluzione per la protezione di file server, endpoint Windows, dispositivi mobili Android e iOS. «L’innovazione segue il cloud. Lo dice il mercato e lo vogliono le aziende. Per questo servono soluzioni all’avanguardia, facili da implementare, anche per chi non ha competenze tecniche specifiche» afferma Lehn. «Quella che oggi presentiamo ufficialmente è una soluzione gestibile in completa autonomia da un’unica console, sia per settare i parametri di sicurezza in funzione delle esigenze del cliente sia direttamente dall’azienda qualora l’IT abbia le competenze per farlo».

Vantaggi che si estendono dall’utenza business, PMI e micro-imprese a partner e Managed Service Providers, conferendo loro nuove opportunità di business sia in termini di offerta che di contenuti. Una risposta concreta ai dubbi circa la capacità di crescere e innovare ancora di un segmento – quello delle soluzioni di sicurezza come antivirus, antimalware, difesa della posta elettronica – sul quale i reseller hanno costruito tasselli importanti della loro fortuna. «Sappiamo quanto il canale distributivo sia sensibile ad alcune variabili. Inutile nascondersi che il prezzo riveste sempre un ruolo importante. Ma questo non significa che conti solo quello. L’attenzione invece è molto alta rispetto al contenuto tecnologico delle soluzioni proposte e alle condizioni che come market leader sei in grado di offrire. In questo senso KESC, costruita sulle esigenze dello small business, offre nuove opportunità di crescita. La nostra proposition è di non relegare il canale al ruolo di venditore di scatole come avviene con altri concorrenti. L’obiettivo invece è di accompagnarlo verso l’assunzione del ruolo di partner di sicurezza a tutto tondo per i loro e nostri clienti» conferma Lehn.

Uno scenario che nei piani del vendor schiude opportunità di business inedite. Non solo per i partner più grandi e strutturati ma per tutti. «Il profilo di ognuno cambia ovviamente rispetto al segmento in cui opera» riconosce Lehn. «La GDO per esempio è affidata a quattro grandi distributori e nell’ambito delle soluzioni consumer Kaspersky Lab detiene circa il 50% delle vendite in Italia. Attestandosi come market leader incontrastato. Tuttavia recentemente è stata registrata una crescita significativa anche nell’ambito delle soluzioni business per enterprise e PMI, oggi infatti questo segmento pesa il 50% in più rispetto a quello consumer. Proprio il contributo dei distributori, oltre 100 infatti erano presenti all’evento, può fare la differenza, offrendo supporto e benefici ai clienti».

L’attenzione alle esigenze dei partner da parte del vendor russo è testimoniata altresì dalla ricerca continua di nuove opportunità per differenziare, innovando, la distribuzione di soluzioni. Come con la recente novità di affidare alla GDO la possibilità di attivare le licenze alla cassa con il codice prodotto subito dopo il pagamento. Una novità vantaggiosa per la GDO che paga il distributore solo dopo aver effettivamente incassato il denaro della vendita, eliminando il problema delle scorte di magazzino. Oppure come quella, attualmente allo studio, di puntare alla creazione di nuovi canali distributivi. «Molto presto affiancheremo forze fresche al già folto gruppo di collaboratori per stare ancora più vicini ai nostri partner. Posso però confermare che stiamo studiando la possibilità di arrivare sul mercato appoggiandoci a canali ben radicati sul territorio che ci consentano di attivare le licenze in maniera ancora più semplice e immediata» anticipa Lehn. «Al momento siamo alle prese con la risoluzione di alcuni problemi di natura tecnica legati alla piattaforma di distribuzione. Ma confidiamo nel fatto che la novità possa concretizzarsi in tempi abbastanza rapidi».

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Morten Lehn (Kaspersky Lab), motore elettrico, sicurezza embedded https://www.datamanager.it/2016/07/morten-lehn-kaspersky-lab-motore-elettrico-sicurezza-embedded/ Tue, 19 Jul 2016 15:18:17 +0000 http://www.datamanager.it/?p=105660 Il cuore digitale di Kaspersky nella sfida dell’auto 3.0. Tecnologia e intelligence per la sicurezza a bordo della smart car. Nuovi fronti di protezione e la partnership storica con Ferrari Nulla sarà più smart dell’auto del futuro. A dimostrarlo la vicenda del proprietario di una Tesla impegnato a convincere il costruttore dell’estraneità della moglie nello […]

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Il cuore digitale di Kaspersky nella sfida dell’auto 3.0. Tecnologia e intelligence per la sicurezza a bordo della smart car. Nuovi fronti di protezione e la partnership storica con Ferrari

Nulla sarà più smart dell’auto del futuro. A dimostrarlo la vicenda del proprietario di una Tesla impegnato a convincere il costruttore dell’estraneità della moglie nello schianto che ha distrutto la sua fiammante Model X. A suo dire, il veicolo avrebbe improvvisamente accelerato, tagliato la curva e terminato la corsa rovinando contro il muro di un centro commerciale. La versione fornita dalla casa automobilistica californiana però racconta un’altra storia. Log alla mano, i tecnici Tesla hanno potuto dimostrare sia la forte pressione impressa al pedale dell’acceleratore poco prima dell’impatto sia il mancato inserimento del pilota automatico. Escludendo di fatto la possibilità che alla guida del veicolo potesse non esserci un conducente in carne e ossa. Lo stesso che probabilmente per un errore ha causato lo schianto. Un piccolo assaggio delle potenzialità delle smart car 2.0. Un terreno sul quale l’innovazione ha già iniziato a cannibalizzare ogni componente della vettura. Con risultati già visibili oggi.

L’auto intelligente

Auto senza chiave. Dalla guida assistita o automatica. Monitorate 24×7. Sempre connesse. Equipaggiate con migliaia di sensori capaci di generare un flusso continuo e crescente di dati. Raccolti al proprio interno, dal guidatore e dall’ambiente e convogliati verso costruttori, officine, assicurazioni, strutture sanitarie. Dati che si auspica possano abbattere la mortalità stradale. Ma che sempre di più saranno intrisi di informazioni personali. Stili di guida, percorsi abituali, tic, idiosincrasie. Così come di informazioni sulle condizioni di salute dei passeggeri, che dovranno essere protette, salvaguardandone disponibilità, accesso e integrità. Una nicchia di mercato tutta da sviluppare dentro alla quale i vendor di sicurezza intravedono nuove e redditizie opportunità.


#siamoforty @KasperskyLabIT e in prima fila nella sfida lanciata dall’auto 3.0
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Sicurezza e velocità

«Kaspersky Lab si aspetta molto da questo settore» – ci racconta Morten Lehn, general manager di Kaspersky Lab Italia. «La nostra storia è segnata da un forte legame con il mondo dei motori. La grande passione del fondatore Eugene Kaspersky per l’automobilismo, sfociata in una lunga collaborazione tra Kaspersky Lab e la scuderia Ferrari, ci ha portato a essere il provider ufficiale di tutta la sicurezza informatica del gruppo di Maranello. Una sfida di notevole complessità, ma che testimonia le affinità che legano i due brand. Accomunati da un’identica cultura della qualità e dell’eccellenza tecnologica». L’innovazione sta imprimendo a tutto il settore automobilistico una spinta decisiva. Da un lato i costruttori storici chiamati a raccogliere la sfida lanciata da competitors nati e cresciuti nel giro di pochi anni, dall’altra interlocutori nuovi come Google, Apple, Alibaba e Baidu con i quali diventerà vitale confrontarsi.

Protezione dei dati

«Avremo a disposizione auto sempre connesse. Dotate di dispositivi in grado di monitorare le funzioni vitali, collegati 24×7 alle consolle di gestione delle app degli smartphone direttamente ai centri di controllo. Veicoli dai quali sarà possibile effettuare gli aggiornamenti ad applicazioni e software, così come acquistare servizi ad hoc, come l’aggiornamento della centralina o del software di gestione del navigatore. Inevitabilmente però a fronte di questi vantaggi per il cliente, si accompagneranno problematiche di sicurezza nuove e insidiose» – dichiara Lehn. Con al centro la protezione dei dati. Sui quali sarà possibile esercitare solo parzialmente un certo controllo. «Kaspersky Lab può vantare in campo automobilistico un’esperienza consolidata che ci consente di lavorare con i maggiori produttori. Unendo in prospettiva le rispettive competenze. Per questo – assicura Lehn – ritengo che nei prossimi anni il ruolo di Kaspersky Lab ne uscirà ancora più rafforzato».

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Kaspersky Lab – Sicurezza senza compromessi https://www.datamanager.it/2016/03/kaspersky-lab-sicurezza-senza-compromessi/ Mon, 21 Mar 2016 13:46:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=97344 Numero uno in Italia sul mercato consumer, genera più fatturato sul B2B. Con l’apertura di nuovi fronti di protezione delle infrastrutture critiche, le barriere contro gli attacchi mirati e il potenziamento dei suoi esclusivi servizi di intelligence, Kaspersky è sinonimo di total security La vista dalle finestre della nuova sede milanese di Kaspersky Lab con le […]

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Numero uno in Italia sul mercato consumer, genera più fatturato sul B2B. Con l’apertura di nuovi fronti di protezione delle infrastrutture critiche, le barriere contro gli attacchi mirati e il potenziamento dei suoi esclusivi servizi di intelligence, Kaspersky è sinonimo di total security

La vista dalle finestre della nuova sede milanese di Kaspersky Lab con le montagne innevate malgrado la stagione invernale con poco mordente, è spettacolare. Cornice perfetta per un’azienda che, le minacce, deve saperle avvistare da lontano, prima che sia troppo tardi per fare qualcosa. Romanocentrica all’epoca della sua fondazione, dall’estate scorsa Kaspersky Lab vanta in Italia due centri di gravità. Nella capitale, continua a coltivare le sue forti relazioni istituzionali, offrendo avanzate soluzioni di sicurezza a clienti esigenti come il Ministero della Difesa. Al nord, nelle torri che sovrastano la stazione ferroviaria di Porta Garibaldi, Kaspersky stabilisce legami di partnership sempre più “intimi” con la Milano della finanza e dell’industria. Siamo del resto letteralmente a pochi metri da un’altra famosa torre, quella di uno dei maggiori gruppi bancari nazionali, anche se la sicurezza delle transazioni finanziarie non è il solo target della strategia Kaspersky nel B2B. Nuova come i bianchi uffici del 15esimo piano (che insieme agli spazi del loft nove piani più sopra, sono a disposizione del leader globale della sicurezza per meeting, seminari ed eventi), c’è la strategia per la protezione delle infrastrutture critiche e degli impianti di produzione industriale. Come vedremo in questa cover story, dalla torre che domina un paesaggio settentrionale ancora brulicante di realtà manifatturiere, Kaspersky vuole lanciare il contrattacco alle minacce informatiche che hanno come bersaglio le reti di distribuzione delle utility, gli impianti di fabbricazione e trasformazione a controllo numerico. Ambienti finora poco frequentati dai fornitori di sicurezza informatica, ma sempre più esposti a rischi di blocco, sabotaggio, spionaggio industriale.


Numero 1 in Italia sul mercato consumer, #Kaspersky genera più fatturato sul B2B
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«La sede romana continua ad avere molto peso, concentrando il grosso delle attività Kaspersky, come le vendite, il supporto tecnico, le strategie rivolte alla PA» – riconosce Morten Lehn, il responsabile di Kaspersky Lab Italia, accogliendo con visibile orgoglio Data Manager nei nuovi uffici di Milano. Ma in questi ultimi due o tre anni, il lavoro con la clientela nel nord Italia è cresciuto tantissimo». La sede di Porta Garibaldi, aggiunge il responsabile italiano di Kaspersky, è subito diventata un punto di riferimento, anche nei confronti dei colleghi europei. Quando bisogna presentare un nuovo prodotto o discutere di una strategia commerciale, i manager, tecnici, comunicatori che si muovono dal quartier generale di Londra giungono a Milano in poco tempo grazie alla combinazione aereo-ferrovia. «L’autonomia della sede di Milano è quindi in crescita» – sottolinea ancora Lehn. «Stiamo rafforzando soprattutto la presenza tecnica con quattro nuovi technical account manager». Un altro segno della trasformazione subita dall’azienda rispetto alle sue origini profondamente radicate nel software di protezione del personal computer. Quando questo era l’unico vero “endpoint” da tutelare contro i virus informatici.

Alessio Aceti head of pre sales
Alessio Aceti head of pre sales

Dal retail al mercato aziendale

La prima cover story che Data Manager aveva dedicato alle strategie di Kaspersky in Italia, esibiva la fotografia del fondatore, Eugene, in una posa quanto mai casual, seduto in terra a gambe incrociate, il fido laptop sulle ginocchia. Oggi, dice Lehn, il “brand verde” continua a essere forte nel mercato al dettaglio. «In Italia, siamo diventati il numero uno, già dal primo trimestre 2015. Ma senza perdere il focus sul retail, che è pur sempre un formidabile volano di visibilità e dà una grande mano alla rete antivirale chiamata Kaspersky Security Network e alla sua capacità di monitorare il malware in tempo reale, siamo riusciti a comunicare il nostro impegno anche sul fronte enterprise e della piccola-media impresa». Oggi, il volto business di Kaspersky è un dato di fatto e Lehn annuncia il definitivo sorpasso anche per l’Italia: la maggior parte del business è generato dalle soluzioni e i servizi offerti alle aziende. In ambito professionale, Kaspersky Lab registra in effetti le crescite più significative, con la prospettiva di raggiungere anche nel 2016 percentuali di espansione a due cifre. I punti di forza di questo specialista sono ben noti e apprezzati. «Una grande azienda globale saldamente in mano a un unico proprietario, mai penalizzata dagli inesorabili meccanismi delle trimestrali o delle Ipo. Una strategia centrale che dà ampio spazio alle prerogative e agli input del mercato locale. Una tecnologia che nasce da un approccio esclusivo alla security di una società in cui un terzo dei 3.500 dipendenti globali è coinvolto in attività di ricerca e sviluppo».


#InternetSecurity Morten Lehn @kaspersky #Sicurezza, senza compromessi
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Un leader che, come ricorda Lehn, vanta una lunga tradizione di forza e reciproco impegno anche nelle relazioni con i partner, distributori, rivenditori, system integrator, operatori: «Tanti piccoli e grandi specialisti di sicurezza che Kaspersky seleziona, forma e accelera verso il mercato delle aziende». Malware e cybercrime, osserva ancora Lehn, si stanno trasformando in una vera e propria industria. Non solo gli attacchi si fanno sempre più mirati sulle specifiche realtà aziendali, ma anche i ruoli si diversificano. C’è chi studia come sviluppare gli strumenti più efficaci, proprio come un programmatore sviluppa le applicazioni e le piattaforme rivolte agli utilizzatori finali. O per reclutare reti globali di macchine-zombie da cui far partire gli attacchi. E c’è chi acquista tutti questi tool sugli oscuri scaffali del Deep Web e li riutilizza per generare business, basandosi su una conoscenza più diretta delle proprie potenziali vittime. Una situazione alla quale Lehn guarda con molta preoccupazione. «Il fenomeno del ransomware, rappresentato dalle varianti di Cryptolocker, è un argomento caldo e lo sarà per tutto il 2016». Se le persone in azienda non hanno la giusta consapevolezza, è molto facile cadere preda di un link nascosto in un messaggio di mail apparentemente innocuo o addirittura utile. «Una volta inoculato il malware non c’è più niente da fare, il contenuto viene “sequestrato” con la crittografia è se non hai fatto il backup puoi considerarlo perduto». Molti cedono al ricatto, riconosce il direttore di Kaspersky Italia, anche se questo non fa che alimentare una catena perversa. «C’è tantissima strada da fare» – conclude Lehn. «Molte aziende elaborano dei piani di contingenza per la sicurezza fisica, ma quella logica è ancora molto trascurata».


#InternetSecurity Morten Lehn @kaspersky La #sicurezza logica è molto trascurata
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Tecnologia e intelligence

Proprio sul terreno ancora poco mappato della “cultura” della sicurezza, Kaspersky intende dare un contributo fondamentale, evolvendosi non solo nel senso delle tecnologie e degli ambiti che queste devono proteggere (si è già parlato di infrastrutture critiche e impianti di produzione, ma Lehn ricorda il settore in forte espansione delle connected car e dei veicoli a guida automatica), ma anche dal punto di vista delle informazioni, delle policy di sicurezza e dei comportamenti. Qui Kaspersky Lab sta costruendo un’offerta parallela ai tradizionali prodotti, un’offerta fatta di studi su specifici settori e feed informativi sull’evoluzione delle minacce – frutto del costante lavoro analitico dei suoi esperti e dalla mole di intelligence estratta dalla Security Network – e di consulenza in materia di IT Security, di informazioni mirate sulle singole aziende, digital forensic (per capire la natura e le modalità degli attacchi andando a identificare i sample del malware), penetration testing. Attività che secondo Lehn permettono la piena condivisione dell’incredibile know-how accumulato da Kaspersky e rendono ancora più unica, e in continua espansione, la sua offerta.

Giampiero Cannavò head of channel B2B
Giampiero Cannavò head of channel B2B

Il responsabile delle strategie Kaspersky verso il mercato professionale è Edoardo Di Meo, head of B2B enterprise. «Davanti a minacce subdole come il ransomware, che colpiscono organizzazioni grandi o piccole, la soluzione antivirus sull’endpoint non basta. è molto più utile abbinare una valida barriera tecnologica, che aiuta certamente a limitare il problema, a veri e propri corsi online di awareness rivolti al personale dell’azienda, o a una valutazione approfondita delle vulnerabilità. In questa capacità di offrire un approccio combinato di tecnologie e conoscenza sta il vero valore aggiunto di Kaspersky». Il mercato, secondo Di Meo, mostra di apprezzare il cambiamento. Oggi, l’azienda è presente in organizzazioni molto importanti, in ogni settore. Finance e pubblica amministrazione continuano a essere i due ambiti d’azione principali. Cinque delle dieci maggiori banche italiane utilizzano i prodotti Kaspersky. E cresce la percentuale delle altre tipologie di clienti. In tutto il settore industriale c’è molta curiosità nei confronti della nuova offerta pensata gli ambienti industriali e le infrastrutture critiche. Offerta che in Italia verrà annunciata ad aprile.


#Security Cinque delle dieci maggiori banche italiane utilizzano #Kaspersky
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Sicurezza ad personam

Quello che fino a quindici anni fa era un fornitore di soluzioni antivirus conosciuto tra i singoli utenti di pc, oggi viene percepito come un esperto di sicurezza a tutto tondo. «In sette anni di lavoro – dice Di Meo – ho vissuto personalmente questa trasformazione. I clienti che in passato faticavano a prendere in considerazione le nostre proposte, oggi, ci chiamano per primi». Nel frattempo, l’azienda non ha mai perso colpi sulla qualità delle sue tecnologie, che continuano a ricevere l’endorsement dei maggiori istituti indipendenti (tra i tanti, è il caso di Kaspersky Small Office Security, che lo scorso dicembre è finita in cima alla classifica AV-TEST per i prodotti di sicurezza dell’endpoint, con un punteggio pieno in tutti e tre i criteri di protezione, performance e usability). «Rispetto a una concorrenza che si specializza in ambiti diversificati, offriamo una protezione estesa, ma facilmente gestibile attraverso una unica console. Spesso i clienti si trovano a passare da soluzioni anche molto valide, ma complesse da gestire e integrare, a una sicurezza totale e semplificata. Kaspersky aiuta a ridurre i costi, anche in termini di risorse di calcolo, e in più offre i servizi. Al punto che oggi possiamo vantare clienti che ricorrono alle tecnologie Kaspersky, solo dopo averne apprezzato la capacità consulenziale».

Questa capacità, secondo Alessio Aceti, head of pre sales, consente al cliente di Kaspersky Lab di colmare tutti i gap che una tecnologia di protezione capace di bloccare gran parte delle minacce può lasciare aperti nei confronti di forme di attacco più personalizzate e subdole, rivolte alle nostre personali vulnerabilità. «Spesso questo tipo di attacco richiede strumenti che vedono l’intera attività di rete, sanno correlare gli eventi, individuare le anomalie». Questo è il compito della nuova Kaspersky Anti Targeted Attack Platform, annunciata a San Francisco a inizio marzo in occasione della RSA Conference. La nuova soluzione sfrutterà tutta la potenza di una nuova Advanced Sandbox, un concetto che i laboratori Kaspersky utilizzano da dieci anni per isolare il malware ancora non riconosciuto in base alle informazioni fornite dalla Security Network e il cui comportamento viene analizzato in un ambiente protetto del tutto simile alla rete che sta subendo l’attacco. «Kaspersky fornirà questi strumenti insieme ai servizi che ne rendono ancora più efficace l’utilizzo». L’obiettivo, prosegue il responsabile del pre sales, è fare di Kaspersky un partner della sicurezza aziendale che fornisce le tecnologie anti-Apt, analizza le vulnerabilità, forma gli specialisti e il personale e sviluppa un costante flusso di informazioni specifiche per i diversi settori industriali, facilitando la prevenzione degli attacchi e la gestione degli eventuali danni subiti. Non si deve pensare che questi servizi di intelligence siano rivolti alle grandi organizzazioni. «Molte piccole aziende sono proprietarie di brevetti e altri asset che, se violati, rischiano di mettere in ginocchio il business».

Edoardo Di Meo head of B2B enterprise
Edoardo Di Meo head of B2B enterprise

Infrastrutture a rischio

L’ennesima sfida che Kaspersky Lab si prepara ad affrontare, nell’imminenza dell’annuncio di Kaspersky Industrial Cyber Security, riguarda quelli che Alessio Aceti definisce gli effetti del malware nel mondo fisico: «Abbiamo già visto in passato, per esempio con Stuxnet, che anche infrastrutture critiche e ambienti industriali con protocolli specifici, sistemi SCADA e PLC sono un possibile target». Non è necessario che un impianto a controllo numerico sia raggiungibile attraverso Internet. «Pensiamo a situazioni di sabotaggio, di blocco di produzione. In acciaieria, un altoforno che viene spento di colpo per colpa di un cyberattacco è un bene da milioni di euro che si può buttar via». La nuova soluzione, spiega Aceti, è una piattaforma completa formata da un endpoint molto leggero dotato di funzionalità antimalware standard, un network monitor in grado di intercettare il traffico di rete specifico degli ambienti automatizzati, inclusi protocolli specifici per la comunicazione con i PLC e una serie di servizi di assessment, formazione e consulenza dedicati proprio a questo ambienti ad altra specificità. «Anche qui abbiamo immaginato una sorta di “safe sandbox Scada”, che permette di racchiudere in una bolla protettiva tutti i processi critici, unita a funzioni che permettono di monitorare le anomalie nelle variabili tipiche di un ambiente di produzione. Stuxnet, dobbiamo ricordarlo, agiva modificando la velocità di rotazione delle centrifughe di materiale radioattivo».


#Security #Kaspersky La nuova offerta per #SCADA sarà annunciata in Italia ad aprile
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Con questa mossa, sottolinea Lehn, Kaspersky Lab diventa l’unico provider globale dotato di una piattaforma che raccoglie tutti i bisogni del cliente industrial, confermando che l’intera struttura commerciale di Kaspersky Lab sta studiando le strategie da mettere in atto per consentire anche ai partner, venditori e system integrator, di affrontare un mercato ricco di opportunità ma anche di insidie e di aspetti tutti da scoprire. Aceti riassume efficacemente queste incognite quando ribadisce la necessità di «creare un bisogno, far capire le minacce, anche partecipando a convegni, osservatori, tavole rotonde e parlando con i ricercatori per costruire una nuova cultura della sicurezza industriale».

Tutto per il partner

Un compito che non sembra spaventare Giampiero Cannavò, head of channel B2B, il quale mette in evidenza la stretta collaborazione con i partner sul territorio: «Continuiamo a lavorare molto sul nostro canale commerciale, sia sulle alleanze con i nostri partner, con vendor IT e con nomi come Computer Gross, uno dei nostri cinque distributori, che in Italia vanta un market share molto forte». Uno degli obiettivi del 2016, aggiunge Cannavò, sarà rafforzarsi ulteriormente, anche sui nuovi fronti che si apriranno con soluzioni come Kaspersky Anti Targeted Attack Platform o Kaspersky Industrial Cyber Security. «Parliamo di una rete di tremila reseller attivi, distribuiti attraverso un partner program di cinque livelli, dal registered al platinum. Il livello intermedio, subito sotto il silver, è il bronze e rappresenta una novità significativa, che darà molti vantaggi in più ai rivenditori che non generano volumi annui particolarmente elevati». Le vendite B2B di Kaspersky crescono di oltre il 20% anno su anno e meritano tutte le attenzioni possibili, osserva Cannavò anticipando il boost che la sua struttura registrerà quest’anno: sette persone distribuite su un territorio suddiviso in tre macroaree geografiche. «Tutto questo per aumentare la penetrazione sul mercato e la prossimità ai nostri partner gold e platinum, che devono offrire un supporto qualificato per aiutarci nell’ingaggio del mercato delle piccole e medie imprese».

Matteo Bosis head of retail
Matteo Bosis head of retail

Tra gli altri obiettivi del responsabile di canale di Kaspersky Italia, c’è un ulteriore sforzo di collaborazione con gli operatori di telecomunicazioni: «Quest’anno, avremo una risorsa dedicata proprio allo sviluppo di queste opportunità, affini a quelle che dobbiamo perseguire nel mondo dei prodotti in subscription e delle soluzioni as a service, lavorando ancora più intensamente con i service provider di sicurezza gestita». L’azione svolta da Cannavò con la sua squadra, sarà come sempre coordinata con quella guidata da Maura Frusone, head of marketing, sul fronte della comunicazione e delle relazioni di business, secondo la filosofia che Kaspersky Lab ha sempre interpretato in modo olistico, cercando di intrecciare iniziative rivolte alla clientela business o consumer e azioni tese al continuo rafforzamento dei legami con i partner commerciali. «Un sistema di relazioni che ci piace sviluppare, declinandolo nel mondo business e in quello contiguo al business» – dichiara Frusone, riferendosi a un insieme di comunicazione classica sui media generalisti e di settore, seminari, incontri, eventi open doors, incentivazione e naturalmente sponsorizzazioni, su cui spicca la storica amicizia con la casa automobilistica Ferrari, foriera di positive ricadute tecnologiche e di brand awareness.


#Security #Kaspersky Infrastrutture a rischio e nuovo approccio retail
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Al volante delle “rosse”

I partner Kaspersky, per esempio, vengono coinvolti in programmi incentivanti che danno la possibilità di vivere straordinarie esperienze su pista. Queste forme di incentivazione e promozione, sottolinea Frusone, sono anche un contributo alla politica che Kaspersky Lab adotta nei meccanismi che regolano i rapporti con i rivenditori e i clienti finali. «Abbiamo sempre detto no a politiche aggressive sui listini» – ribadisce Maura Frusone. La soddisfazione dei clienti e le valutazioni indipendenti sono il miglior attestato della qualità delle soluzioni. «Un altro indirizzo distintivo del 2016 è la volontà di valorizzare al massimo il potenziale della nuova location milanese. Per esempio, sarà inaugurato un nuovo format open doors che ospiterà nel loft al piano superiore del grattacielo i reseller a valore che potranno raccontare e far vivere ai loro potenziali partner la filosofia Kaspersky». In calendario, ci sono anche analoghi incontri con i distributori, prezioso tassello nel mosaico di strategie di go-to-market dello specialista della sicurezza. Saranno, secondo Lehn, occasioni verticalizzate per i diversi settori, in una ottica di ulteriore crescita del sistema di relazioni con i partner già consolidati e con quelli che dovranno arricchire la capacità di presidio di Kaspersky in previsione dell’arrivo delle soluzioni più innovative. «La capacità di proteggere le infrastrutture critiche, ricorda Cannavò, sarà un importante stemma di competenza dei partner che stiamo selezionando».

Il retail rompe le scatole

La diversa autorevolezza che Kaspersky Lab ha acquisito nel mercato delle soluzioni per la sicurezza aziendale, non va a oscurare la capacità di questo provider di sostenere un business profittevole anche nel complesso mercato retail. Dove al contrario, con il proliferare degli oggetti connessi e della mobilità degli utenti, crescono in modo esponenziale le esigenze di protezione e sicurezza dei dati personali, delle microtransazioni finanziarie, della navigazione web. Kaspersky ha messo in atto un bel gioco di sinergie proprio su quella che Maura Frusone definisce una continua “osmosi” tra la notorietà in ambito consumer e la crescente consapevolezza della qualità delle piattaforme e dei servizi professionali. L’abilità mostrata nel presidiare l’intero spettro delle esigenze dei clienti finali, sul lavoro come nel tempo libero, in ufficio come in famiglia, è forse la peculiarità più interessante di un provider che viene percepito come esperto di sicurezza “totale”.

Maura Frusone head of marketing
Maura Frusone head of marketing

Il regista di Kaspersky Lab nel mercato delle soluzioni che un tempo avremmo chiamato pacchettizzato è Matteo Bosis, head of retail. Una posizione che ingaggia il ramo B2C dell’azienda oggi numero uno in Italia su molteplici tipologie di punti vendita, dal corner shop alla cosiddetta grande superficie. «In questo ambito, la grande trasformazione passa dall’affiancare alla tradizionale confezione fisica il sistema “Posa”, point of sale activation». In negozio come all’ipermercato, il cliente non troverà più solo le consuete scatole verdi (che peraltro da diverso tempo ormai non contengono più neppure un Dvd, sostituito da un codice che consente di installare sempre la versione più aggiornata del prodotto acquistato), ma una card che autorizza lo stesso acquisto. «In questo modo, ci avviciniamo molto alle modalità della vendita puramente online» – spiega Bosis. Le carte Posa rappresentano una rivoluzione, specialmente nella grande distribuzione. Per i retailer non ci saranno più problemi di mancanza di merce (rotture di stock) e avranno sempre a disposizione tutte le referenze e per il venditore si aprono spazi del tutto inediti nei punti vendita». Le attività B2C di Kaspersky Lab Italia hanno registrato nel 2015 una crescita superiore al 5% (quasi il 7% se misurata in volume). L’obiettivo è confermare questi valori anche nel 2016. Man mano che il digitale invade ogni aspetto della realtà, crescono le opportunità di violare l’integrità dei dati e lucrare sulla loro importanza, nel mondo degli affari o della nostra quotidianità, magari combinando con malizia armi puramente informatiche e strumenti di manipolazione psicologica. Un’azienda da sola – non parliamo del singolo individuo – non può far fronte a tutto questo, specie considerando tutti i nuovi fronti di vulnerabilità che si aprono nella Internet delle cose. Kaspersky Lab è l’alleato, motivato e sempre sul chi vive, che tutti vorrebbero avere.

Foto di Gabriele Sandrini

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Kaspersky in tackle contro i predoni del web https://www.datamanager.it/2015/05/kaspersky-in-tackle-contro-i-predoni-del-web/ Thu, 07 May 2015 08:47:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=74400 Due soluzioni in arrivo dal vendor russo. Per rispondere alle esigenze di PMI e grandi aziende “Solo sicurezza e sviluppata tutta in casa. Mai comperato codice fuori”. Parola di Morten Lehn Managing Director di Kaspersky Lab Italia che ci tiene a fugare qualsiasi dubbio su quella che è la missione della società. Così come è […]

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Due soluzioni in arrivo dal vendor russo. Per rispondere alle esigenze di PMI e grandi aziende

“Solo sicurezza e sviluppata tutta in casa. Mai comperato codice fuori”. Parola di Morten Lehn Managing Director di Kaspersky Lab Italia che ci tiene a fugare qualsiasi dubbio su quella che è la missione della società. Così come è stata da sempre formulata da Eugene Kaspersky, CEO e co-fondatore del gruppo.  “3.000 dipendenti, un terzo dei quali staccato sull’R&D. Più di 400 milioni di utenti consumers e 270.000 clienti business”, Lehn snocciola i numeri di un successo indiscutibile. A questa massa sterminata di utilizzatori e ai prospect si rivolge la nuova offerta di soluzioni presentata nei giorni scorsi a Milano. Una specifica per i bisogni delle piccole e medie imprese e l’altra rivolta invece a un target di utenti enterprise.

Videointervista a Morten Lehn, Managing Director di Kaspersky Lab Italia

 

 

Kasperksy Small Office Security (KSOS) ha come target elettivo le microaziende da 5 a 25 postazioni. Il pacchetto base offre protezione a 1 server, 5 postazioni fisiche (laptop, docking, pc fisso) e 5 dispositivi mobili (Android), espandibile fino a 25 postazioni. La soluzione ideale per tutte quelle realtà – e in Italia sono la stragrande maggioranza – che non possono staccare una risorsa dedicata all’IT. Figuriamoci per la security. Dove, quando va bene, l’IT è visto come un male necessario e della sicurezza si occupa in prima persona il titolare. Piccole realtà che necessitano però della stessa protezione di quelle più grandi. E che possono patire danni economici e reputazionali considerevoli. “I pericoli sono numerosi. Kaspersky però può dare loro una mano fornendo una suite completa a protezione di dati, propri e di terzi, pc (Windows o Mac) e device mobili; proteggendo l’accesso alla rete, anche tramite wi-fi e la navigazione sul web, transazioni on-line e difesa del sito aziendale comprese” afferma Gianfranco Vinucci, Head of Support & Services di Kaspersky Lab Italia.

Diverso l’approccio per quel che riguarda il comparto enterprise. Qui il dialogo tra vendor e cliente è continuo. “Capita spesso di interfacciarsi direttamente con il cliente quando si tratta di affrontare un problema. Non necessariamente quello di un’infezione. Che anzi è solo un tassello di un quadro più complesso di aspetti da considerare” conferma Vinucci. L’interazione è di taglio operativo. Fortemente legata al valore della competenza, attesa e richiesta a tecnici e partner Kaspersky. E’ dunque naturale che anche le soluzioni di sicurezza ricevano aggiornamenti. E siano possibili release intermedie. Come appunto nel caso di Kaspersky Endpoint Security for Business (KESB-SP1) con la release del Service Pack1. Con la quale i tecnici del vendor russo hanno messo a punto le feature esistenti e introdotte di nuove. In questo caso sono state ampliate le funzionalità di gestione a tutto a vantaggio di una maggiore flessibilità della piattaforma, resa  secondo Alessio Aceti, Head of Pre-Sales di Kaspersky Lab Italia, ancora più semplice da utilizzare. “La personalizzazione prevede più livelli di configurazione (Core, Select, Advance), a seconda delle necessità. Oltre alla possibilità di adottare la soluzione Kaspersky Total Security for Business che oltre a tutte le funzionalità descritte offre la protezione dei mail e collaboration server, così come dei web gateway” spiega Aceti. Le altre novità di KESB SP1 sono il supporto all’autenticazione forte mediante utilizzo di smart card e token; funzionalità avanzate di crittografia; il supporto alla gestione dei device mobili (MDM) tramite console cloud-based, accessibile via Web. Migliorata anche l’integrazione della suite con strumenti di sicurezza di terze parti, nello specifico con i sistemi SIEM HP ArchSight e IBM QRadar, compresa la possibilità di aggiungere un’opzione di connessione automatica ai sistemi SIEM preinstallati lato client utile per la trasmissione di una serie di info legate alla gestione della sicurezza.

Infine, grazie alle funzionalità di Kaspersky Security Center Role-based Access Control, è possibile segmentare una serie di ruoli agli amministratori di rete per la gestione granulare di tutte le funzionalità della soluzione (Anti-malware, Endpoint Controls, Encryption, VA/Patch management). Kaspersky inoltre rende nota la possibilità di disporre di molte di queste tecnologie come soluzioni stand-alone. Pensate cioè per consentire a utenti e amministratori IT di costruire in modo flessibile il sistema di sicurezza più adatto alle esigenze dell’azienda.

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“Diversifica o muori”? https://www.datamanager.it/2015/03/diversifica-muori/ Mon, 16 Mar 2015 10:45:04 +0000 http://www.datamanager.it/?p=70962 Una delle maggiori aziende del settore della sicurezza IT ha deciso di separare il proprio business in due segmenti distinti. Mentre ciò è risultato una sorpresa per molti, per noi era solo questione di tempo. Basta guardare indietro di pochi anni per scoprire che la tentazione di espandersi in nuovi mercati non è una novità. […]

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Una delle maggiori aziende del settore della sicurezza IT ha deciso di separare il proprio business in due segmenti distinti. Mentre ciò è risultato una sorpresa per molti, per noi era solo questione di tempo.

Basta guardare indietro di pochi anni per scoprire che la tentazione di espandersi in nuovi mercati non è una novità. Alcune delle più grandi aziende di tecnologia al mondo ci hanno provato, ottenendo risultati diversi. Ricordate HP e Palm? Eravamo sicuri che la costante crescita e la richiesta di protezione informatica sia da parte di aziende innovative sia di quelle più tradizionali, ci avrebbe sempre tenuti impegnati. In pochi anni, il concetto di sicurezza IT ha subito un’evoluzione: da pc a Mac fino ai dispositivi mobile. E le novità più recenti – come lo SCADA (Supervisory Control And Data Acquisition) e la protezione delle infrastrutture critiche – hanno ridefinito il tipo di aziende che necessitano di protezione costante online, per proteggere le loro attività offline.


Morten Lehn @KasperskyLabIT : L’evoluzione della sicurezza IT
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I confini sono sfuocati. Oggi, nemmeno l’Internet of Things sembra particolarmente futuristico e abbiamo accettato la connettività nelle nostre macchine, nelle nostre case e dei nostri gadget preferiti. Non c’è dubbio che questo termine di uso comune verrà presto sostituito da Internet of Everything e – dato che la biologia e la tecnologia sono sempre più vicine – anche noi potremmo presto diventare esseri umani connessi. Un antico proverbio dice “diversifica o muori” e, come regola generale negli affari, è difficile non essere d’accordo. Ma, forse, è tempo di ridefinire il contesto di ciò che significa veramente “diversificazione” e di chi dovrebbe prenderla in considerazione o meno. Molte delle attività di successo incontrano – a un certo punto – la possibilità di aumentare i propri ricavi espandendosi in nuovi settori. Kaspersky non è diverso dai concorrenti, ma abbiamo presto capito che con tutti i cambiamenti attorno a noi, è il nostro stesso settore a differenziarsi.


Morten Lehn @KasperskyLabIT : Innovarci per proteggere è il nostro scopo
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Innovarci per proteggere è il nostro scopo. Facendo così, i nostri clienti sanno sempre cosa offriamo. Visto che il numero e il livello di complessità degli attacchi sono in continua crescita, è stato sempre chiaro per noi che il mondo digitale necessita di tutta la protezione che può ottenere. E c’è spazio a sufficienza per i diversi vendor. La filosofia seguita da Kaspersky Lab fin dalla sua fondazione è di aiutare le persone e le aziende a essere protetti. Il nostro obiettivo è creare una piattaforma tecnologica omogenea, in cui tutte le componenti del servizio operino in armonia.


Morten Lehn @KasperskyLabIT : La sicurezza IT necessita e merita dedizione
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Enzo Ferrari, mente visionaria nel campo automobilistico, non aveva una filosofia molto diversa dalla nostra: anche una piccola azienda può creare una tecnologia leader mondiale in grado di fronteggiare i giganti del settore. Studiando cosa hanno fatto aziende come Space X, Tesla e Uber per sfidare i grandi di settori ben consolidati, si trovano le prove del fatto che creare una grande expertise in un’unica area è spesso la formula vincente. In certe situazioni, la differenziazione può persino diventare una questione di “diversifica e muori”. Ho iniziato affermando che non è stata una sorpresa scoprire che anche i nostri colleghi e competitor di una delle maggiori aziende di sicurezza IT al mondo sono giunti alla nostra stessa conclusione: la sicurezza IT necessita e merita dedizione. Questo è il messaggio principale che possiamo mandare alle imprese, continuando a concentrarci su ciò che facciamo meglio: proteggere quello a cui le persone e le aziende tengono di più.

Morten Lehn managing director di Kaspersky Lab Italia

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Allarme sicurezza, l’attacco DDoS si compra sul web https://www.datamanager.it/2014/10/allarme-sicurezza-lattacco-ddos-si-compra-web/ Wed, 29 Oct 2014 09:34:46 +0000 http://www.datamanager.it/?p=63838 Kaspersky presenta la soluzione KDP per garantire la continuità dei servizi online. Videointervista a Morten Lehn, managing director di Kaspersky Lab Italia Non c’è bisogno di prospettare scenari apocalittici, la grande banca paralizzata dall’attacco DDoS, che blocca il servizio di home banking e prepara il terreno a un furto milionario. Come sembra sia accaduto ad almeno […]

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Kaspersky presenta la soluzione KDP per garantire la continuità dei servizi online. Videointervista a Morten Lehn, managing director di Kaspersky Lab Italia

Non c’è bisogno di prospettare scenari apocalittici, la grande banca paralizzata dall’attacco DDoS, che blocca il servizio di home banking e prepara il terreno a un furto milionario. Come sembra sia accaduto ad almeno una tra JP Morgan, Wells Fargo, Bank of America, Chase, poco più di un anno fa. Né di andare troppo lontano. «Sappiamo che di recente ha avuto luogo un attacco volumetrico ai danni di una delle più importanti aziende italiane di telecomunicazioni, della portata di 140 Gbps, in pratica l’equivalente di tutto il traffico Internet in transito nel paese» ci dice Morten Lehn managing director di Kaspersky Lab Italia. Il messaggio arriva comunque: gli attacchi DDoS possono fare male. Secondo un’indagine condotta da Kasperky Lab in collaborazione con B2B International, gli attacchi DDoS sono in grado di far perdere alle aziende tra gli 8 e i 40mila euro al giorno, senza contare i danni a livello d’immagine.

D’altra parte, rinunciare alla connettività di rete per imprese e organizzazioni oggi è improponibile. I più lungimiranti hanno investito in data center ideati per integrare forti capacità di resilienza e ridondanza. Ma neppure così si può pensare di essere completamente al sicuro da quella che è oggi forse la principale minaccia alla disponibilità dei servizi. Cresciuti in termini di potenza e popolarità, come dimostra la vasta eco mediatica riscossa dalle campagne condotte da gruppi radicali e antagonisti, queste minacce rappresentano per le imprese interpellate da Kaspersky un problema prioritario.

Per contrastare questa tipologia d’attacchi, Kaspersky propone la soluzione KDP, Kaspersky DDoS Protection. Il meccanismo di difesa è semplice ed efficace allo stesso tempo. «KDP devia il traffico diretto a una certa infrastruttura, verso un sito sicuro in termini di banda a disposizione, in un punto cioè dove può essere assorbito. Qui tutto il traffico viene filtrato mediante diverse tecnologie e poi rispedito al legittimo destinatario. In tempo reale» ci spiega Lehn.

La soluzione KDP può essere efficace anche durante un attacco. «KDP riesce a mitigare un attacco DDoS anche mentre è in corso. Il nostro consiglio è di dotarsi di questo layer di protezione così da poter disporre di un ulteriore strato di difesa automatizzato e integrato con il resto dei sistemi di sicurezza. Una linea di difesa – sottolinea Lehn – personalizzabile a seconda delle proprie esigenze, con tempistiche estremamente contenute».

Videointervista a Morten Lehn, managing director di Kaspersky Lab Italia

 

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