Mosca – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 13:02:16 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Mosca – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 IBM, Cisco e SAP si piegano al controllo di Mosca https://www.datamanager.it/2017/06/ibm-cisco-sap-si-piegano-al-controllo-mosca/ Mon, 26 Jun 2017 18:30:05 +0000 http://www.datamanager.it/?p=127469 Diverse aziende tech hanno acconsentito alla richiesta della Russia di revisionare il codice sorgente dei software importati nel paese per paura dello spionaggio occidentale Una sconfitta ma anche un modo per continuare a vendere in un mercato ampio come quello russo. Diverse compagnie tech, tra cui IBM, Cisco e SAP, hanno acconsentito alla richiesta del […]

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Diverse aziende tech hanno acconsentito alla richiesta della Russia di revisionare il codice sorgente dei software importati nel paese per paura dello spionaggio occidentale

Una sconfitta ma anche un modo per continuare a vendere in un mercato ampio come quello russo. Diverse compagnie tech, tra cui IBM, Cisco e SAP, hanno acconsentito alla richiesta del governo di Mosca di concedere l’accesso al codice sorgente dei loro prodotti prima che questi vengano introdotti nel paese. Il fine? Assicurarsi che all’interno dei programmi non vi siano malware o stranezze tali da permettere campagne di cyberspionaggio, ai danni del gigante continentale. Nei giorni scorsi, le autorità russe avevano chiesto alle multinazionali di lasciar analizzare i prodotti importati per ottenere il via libera alla commercializzazione, altrimenti sarebbe scattato un ban per i singoli casi.

Cosa succede adesso

Sebbene qualcuno si sia rifiutato di concedere l’accesso alle sorgenti dei software, come Symantec, molte realtà internazionali hanno pensato bene di non precludersi la possibilità di fare business in Russia, un mercato difficoltoso e alquanto chiuso ma pur sempre ampio e ricco di opportunità. In realtà, lo stesso governo degli Stati Uniti aveva avvisato le compagnie USA di far attenzione nel scendere a patti con il nemico, visto il rischio che l’analisi dei programmi nasconda la volontà di carpirne bug e vulnerabilità, da sfruttare per spiare i connazionali. Dal canto loro, IBM, Cisco, SAP e tutte le altre hanno rassicurato i più preoccupati, affermando come l’accordo prevede solo una review del codice, sotto la supervisione diretta degli sviluppatori, così da evitare alterazioni o copie non autorizzate.

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Perché la Russia ha bloccato LinkedIn https://www.datamanager.it/2016/11/perche-la-russia-vuole-bloccare-linkedin/ Tue, 15 Nov 2016 19:06:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=113564 Secondo il governo di Mosca, la piattaforma ha violato la legge sulla protezione dei dati per almeno due anni Prima la Turchia, poi la Russia. Sono due i paesi che nelle ultime ore stanno tenendo il banco per una serie di censure che rischiano di mettere in crisi l’utilizzo dei social network. I motivi sono […]

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Secondo il governo di Mosca, la piattaforma ha violato la legge sulla protezione dei dati per almeno due anni

Prima la Turchia, poi la Russia. Sono due i paesi che nelle ultime ore stanno tenendo il banco per una serie di censure che rischiano di mettere in crisi l’utilizzo dei social network. I motivi sono diversi ma le conseguenze identiche. Ad Ankara, il problema è l’uso, secondo il governo, illegittimo che i cittadini fanno delle principali piattaforme per dissentire contro il potere mentre a Mosca si parla di violazione della legge sulla protezione dei dati, ad opera di LinkedIn. Mosca non è nuova a bloccare l’accesso ai social ma finora lo ha fatto per motivi prettamente politici, quasi mai burocratici.

La legge di mezzo

Questa volta invece il motivo principale è legislativo. Il Tagansky District Court della capitale ha affermato che il sito non ha rispettato le leggi sulla protezione dei dati, disattendendo anche la decisione emessa in precedenza da un altro tribunale del paese. A questo punto, il blocco verrà attivato da Roskomnadzor, agenzia telco interna, che negherà agli utenti russi l’accesso a LinkedIn. Si ma per quale motivo? Una legge del 2014 prevede che aziende con servizi web operanti in Russia debbano conservare i dati degli iscritti nei confini nazionali, cosa che evidentemente il social professionale non fa. “La nostra visione è quella di creare una community business internazionale e globale. Con una presa di posizione del genere – spiega un portavoce di LinkedIn – si compromette la crescita di tante compagnie che usano il portale per i loro affari”.

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Campagna hacker contro i politici USA: c’è l’accusa alla Russia https://www.datamanager.it/2016/10/campagna-hacker-politici-usa-ce-laccusa-alla-russia/ Tue, 11 Oct 2016 08:23:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=111040 Gli Stati Uniti hanno ufficialmente puntato il dito contro il governo di Mosca per le recenti violazioni ai server di politici e partiti. Obiettivo? Destabilizzare i cittadini Il più vasto è quello del Democratic National Committee ma di database finiti nelle mani degli hacker, riguardanti persone e organizzazioni interessate al voto presidenziale, ce ne sono diversi. […]

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Gli Stati Uniti hanno ufficialmente puntato il dito contro il governo di Mosca per le recenti violazioni ai server di politici e partiti. Obiettivo? Destabilizzare i cittadini

Il più vasto è quello del Democratic National Committee ma di database finiti nelle mani degli hacker, riguardanti persone e organizzazioni interessate al voto presidenziale, ce ne sono diversi. Che la provenienza degli aggressori fosse russa era molto probabile, anche se Washington non si era mai spinta oltre le supposizioni, per evitare un irrigidimento dei rapporti a poche settimane dal voto. Ma aspettare ancora non sarebbe servito a nulla anzi, le cose sarebbero peggiorate ulteriormente, almeno per i cittadini. Ecco allora l’accusa: a rubare dati e informazioni private sono stati criminali russi, ora è certo.

I fatti

A dirlo sono il Dipartimento di sicurezza nazionale e il Direttore dell’intelligence sulla sicurezza delle elezioni, che hanno fatto un passo importante oltre la retorica della diatriba tra i due stati, spesso accusati vicendevoli di operazioni di cybercrime. “La comunità di Intelligence americana – spiegano dagli USA – può affermare con sicurezza che il governo russo è l’artefice dei recenti attacchi volti a ottenere le email di soggetti e istituzioni ufficiali, incluse quelle governative”. Il comunicato inviato dalle autorità spiega come Mosca abbia voluto screditare il sistema politico americano in vista delle elezioni, con le stesse modalità utilizzate altre volte nell’Europa dell’Est. “I furti e le rivelazioni diffuse hanno l’obiettivo di interferire con il processo di voto. I russi hanno usato una tattica simile altrove per influenzare l’opinione pubblica”.

Non è ben chiaro dove volesse arrivare Mosca ma non è un segreto che Putin abbia un debole per Trump e le sue idee quasi filo-sovietiche. Non si può però affermare che gli hacker volessero avvantaggiare il magnate, almeno non in maniera diretta anche se sottrarre e veicolare in rete la posta dei democratici poteva sortire un effetto benefico per la corsa del repubblicano alla Casa Bianca.

Anche Trump nel mirino

Ma è una medaglia dalla doppia faccia: gli stessi hacker avrebbero facilitato la pubblicazione del video risalente al 2005 in cui Donald Trump usa parole forti per descrivere in che modo una persona famosa come lui può ottenere “qualunque cosa” da una donna. Insomma, un calderone in cui finiscono tutti.

Ma oltre a cercare di dirigere le preferenze degli americani, gli aggressori non possono fare nient’altro. Il Dipartimento di sicurezza ha infatti chiarito che nessun intruso potrebbe mai compromettere l’esito dello scrutinio: “Le macchine non sono connesse a internet e ci sono numerosi controlli e validazioni che vengono svolte a più livelli, in aggiunta a una supervisione accurata dell’intero processo di voto”.

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Mosca non vuole Microsoft: via Outlook dagli uffici https://www.datamanager.it/2016/09/mosca-non-vuole-microsoft-via-outlook-dagli-uffici/ Fri, 30 Sep 2016 18:00:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=110310 L’obiettivo di Putin è chiaro: far fuori le compagnie tech statunitensi dal paese a favore di soluzioni nazionali Mosca ha detto di no a Outlook e Exchange Server in favore di software sviluppati in Russia. A spiegarlo è stato Artem Yermolaev, CTO del governo, che ha affermato come la città comincerà le fasi di abbandono […]

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L’obiettivo di Putin è chiaro: far fuori le compagnie tech statunitensi dal paese a favore di soluzioni nazionali

Mosca ha detto di no a Outlook e Exchange Server in favore di software sviluppati in Russia. A spiegarlo è stato Artem Yermolaev, CTO del governo, che ha affermato come la città comincerà le fasi di abbandono della piattaforma Microsoft a breve, con la conseguente installazione di soluzioni prodotte dall’operatore russo Rostelecom. L’implementazione coinvolgerà in una prima fase circa 6.000 computer per arrivare poi a 600.000, quelli cioè in possesso dei principali uffici pubblici della capitale. Ma non è tutto: Yermolaev ci ha tenuto a precisare che questo è solo il primo dei progetti intesi per far fuori Microsoft dal paese, visto che alla lunga sarà l’intera suite Office e le varie versioni del sistema operativo Windows a salutare la nazione.

Ricambio generazionale

In realtà non è la prima volta che la Russia si avvia verso un profondo processo di sostituzione tecnologica. Le autorità di Mosca avevano già rimpiazzato il software di rete di Cisco con un equivalente domestico, così come Postgre SQL aveva preso il posto dei più comuni database di Oracle in dotazione a Rossiya Segodnya, l’operatore media di proprietà statale. La situazione è peggiorata dopo la convinzione di Putin che le corporazioni statunitensi abbiano spento molti servizi in Crimea dopo l’annessione alla Russia nel 2014, anche se mancano chiare evidenze di tutto ciò. È pur vero che la carta del capitalismo è quella giocata più spesso dal governo che, periodicamente, sfrutta il caos creato dal Datagate, per convincere i cittadini che abbandonare i programmi made in USA sia la scelta migliore in un’ottica di conservazione della privacy.

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Hyperloop One porterà il trasporto del futuro a Mosca https://www.datamanager.it/2016/06/hyperloop-one-portera-trasporto-del-futuro-mosca/ Thu, 23 Jun 2016 14:23:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=104080 Una delle due principali compagnie che vogliono realizzare il sogno di Elon Musk ha stretto un accordo con la capitale russa Quando, nel 2013, Elon Musk ha spiegato al mondo il concetto di Hyperloop in molti hanno pensato che dietro quelle parole ci fossero solo estreme divagazioni futuristiche. A tre anni di distanza abbiamo già […]

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Una delle due principali compagnie che vogliono realizzare il sogno di Elon Musk ha stretto un accordo con la capitale russa

Quando, nel 2013, Elon Musk ha spiegato al mondo il concetto di Hyperloop in molti hanno pensato che dietro quelle parole ci fossero solo estreme divagazioni futuristiche. A tre anni di distanza abbiamo già i primi esperimenti e la sensazione che, prima o poi, il viaggio ultrasonico si farà. L’eredità del progetto teorizzato da Musk, che intanto prepara lo sbarco su Marte con la sua SpaceX, è stata raccolta principalmente da due aziende, la Hyperloop One (già Hyperloop Technologies) e Hyperloop Transportation Technologies. Lo scopo dell’imprenditore era proprio questo: lanciare la sfida ai grandi investitori del pianeta, per capire chi potesse sul serio concretizzare ciò che si appresta a diventare la più grande rivoluzione per la mobilità individuale della storia.

Mosca nel mirino

A maggio, Hyperloop One ha effettuato un primo, fondamentale, test nei pressi di Las Vegas, per mostrare a tutti la fattibilità delle capsule entro le quali le persone possono viaggiare fino a 1.200 chilometri all’ora, quanto per portarci da Milano a Napoli in poco più di mezz’ora. Ma il viaggio a mezz’aria sperimentato da Hyperloop è pronto a sbarcare anche nel nostro continente visto il recente accordo raggiunto dalla compagnia con Summa Group, un fondo di investimento privato, e la città di Mosca. L’ufficialità è stata data al St. Petersburg International Economic Forum, dove i tre soggetti hanno svelato l’avvio di uno studio di fattibilità volto a capire se è possibile installare anche nella capitale russa i famosi canali di trasporto ad alta capacità, progettati da Hyperloop. Mosca è solo una delle città a cui Musk (che non ha direttamente voce in capitolo negli affari delle due Hyperloop) guarda con interesse oltre gli Stati Uniti. In passato si è già parlato della Finlandia, Svezia, Olanda, Regno Unito e Svizzera come papabili sedi per le stazioni ultrasoniche, oltre a Dubai e a Los Angeles. “Siamo orgogliosi della partnership appena siglata – ha spiegato Shervin Pishevar, co-fondatore e chairman di Hyperloop One – il progetto può migliorare la vita di 16 milioni di persone nell’area di Mosca, portando i loro spostamenti ad occupare solo una piccola frazione del tempo necessario oggi. Inoltre, la nostra visione a lungo termine ci porterà a lavorare con la Russia per realizzare una nuova strabiliante via della seta: un canale che permetterà di trasportare container dalla Cina all’Europa in un solo giorno”.

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Il governo russo vuole intercettare tutte le chat legalmente https://www.datamanager.it/2016/06/governo-russo-vuole-intercettare-tutte-le-chat-legalmente/ Wed, 22 Jun 2016 18:00:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=103991 Nel mirino ci sono le applicazioni di chat che potrebbero cadere sotto un monitoraggio governativo perenne Privacy e libertà della rete? In Russia già è in bilico ma presto potrebbe andare anche peggio. Spesso accusato di valicare i fin troppo labili confini tra privato e pubblico, il governo di Mosca ha in programma di mettere […]

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Nel mirino ci sono le applicazioni di chat che potrebbero cadere sotto un monitoraggio governativo perenne

Privacy e libertà della rete? In Russia già è in bilico ma presto potrebbe andare anche peggio. Spesso accusato di valicare i fin troppo labili confini tra privato e pubblico, il governo di Mosca ha in programma di mettere le mani sui log e le chat di milioni di utenti del paese. In che modo? Non violando le reti dei servizi più famosi, ma semplicemente multandoli con cifre che vanno dai 40 euro per gli utenti agli oltre 13.000 per le compagnie, nel caso in cui non dovessero collaborare con la legge nazionale anti-terrorismo.

Cosa prevede

L’obiettivo della promotrice, la senatrice Elena Mizulina, è quello di filtrare i messaggi scambiati tra le persone, per evitare spiacevoli conseguenze, come colpi di stato o atti criminali contro le forze dell’ordine. Tutto partirebbe da un’indagine svolta dal team League of Safe Internet che avrebbe scoperto l’evidenza di alcune operazioni digitali segrete in cui gruppi di persone “tentano di effettuare il lavaggio del cervello ai teenager spingendoli ad uccire ufficiali di polizia”. Ebbene, la novella Arancia Meccanica 2.0 va bloccata sul nascere e la Russia ha tutti i mezzi per farlo. “Dovremmo tornare all’idea del filtro, non possiamo restare a guardare ciò che accade in silenzio” – ha detto Mizulina al CurrentTime. La proposta è dunque di multare sia i cittadini che le aziende detentrici di un software di chat con somme che vanno dall’equivalente di pochi euro e migliaia, così da incentivare la collaborazione statale. La legge interverrà qualora vi fosse “il mancato rispetto della collaborazione, con le autorità federali, da parte dei soggetti che veicolano le informazioni su internet. Lo scopo è la salvaguardia delle comunicazioni, che richiede la decodifica di quanto inviato, ricevuto, spedito o processato da un dispositivo elettronico”.

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Niente meme, siamo russi https://www.datamanager.it/2015/04/niente-meme-siamo-russi/ Mon, 13 Apr 2015 13:46:35 +0000 http://www.datamanager.it/?p=73036 Le curiose immagini ritoccate dalla rete diventano un problema a Mosca dove un’agenzia ne vieta la pubblicazione Quando navigate in rete e vedete una foto che ritrae un personaggio famoso o un animale con uno slogan satirico allora siete davanti a un meme. Quelli che per molti sono quasi opere d’arte stanno diventando un problema in Russia dove […]

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Le curiose immagini ritoccate dalla rete diventano un problema a Mosca dove un’agenzia ne vieta la pubblicazione

Quando navigate in rete e vedete una foto che ritrae un personaggio famoso o un animale con uno slogan satirico allora siete davanti a un meme. Quelli che per molti sono quasi opere d’arte stanno diventando un problema in Russia dove l’agenzia media e censore di internet Roskomnadzor ha deciso di avviare una vera e propria battaglia contro chiunque posti contenuti satirici del genere. Il motivo? Non è un’arrabbiatura da parte di Putin e nemmeno una nuova legge bavaglio ma solo un diktat da parte della stessa Roskomnadzor: “Questo modo per utilizzare foto di celebrità o personaggi pubblici viola le leggi governative sui dati personali e danneggia l’onore, la dignità e il business dei soggetti ritratti” – si legge nelle nuove policy dell’azienda.

Le motivazioni

In realtà sembrerebbe che dietro la ristrettezza annunciata in Russia vi sia una causa avviata dal cantante russo Valeri Syutkin che ha citato in giudizio un sito irriverente che ha inserito sotto ad una sua foto un messaggio non molto carino (“smack the b— in the face”). In risposta a ciò un giudice di Mosca ha suggerito alla Roskomnadzor di aggiornare le sue regole sul trattamento dei dati personali, ampliandole con il paragrafetto sui meme”. Ora quindi nessuno in Russia può pubblicare meme che raffigurano personaggi pubblici con testi che ne mettono in imbarazzo le relative funzioni lavorative o ciò che rappresentano per il mondo. Nessuna parodia visuale potrà più varcare il web russo pena una rimozione del contenuto e un’eventuale multa per l’autore e il sito che lo ospitava.

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Un seno in bella vista provoca 517 incidenti a Mosca https://www.datamanager.it/2014/10/seno-in-bella-vista-provoca-517-incidenti-mosca/ Thu, 16 Oct 2014 17:29:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=63147 Una pubblicità su ruota con un seno in primo piano ha causato a Mosca 517 incidenti stradali. Gli automobilisti vogliono un risarcimento Oggi per le strade di Mosca sono avvenuti numerosi incidenti stradali a causa di una pubblicità posta su alcuni furgoni. La reclame incriminata, il cui scopo è pubblicizzare gli spot sui mezzi in […]

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Una pubblicità su ruota con un seno in primo piano ha causato a Mosca 517 incidenti stradali. Gli automobilisti vogliono un risarcimento

Oggi per le strade di Mosca sono avvenuti numerosi incidenti stradali a causa di una pubblicità posta su alcuni furgoni. La reclame incriminata, il cui scopo è pubblicizzare gli spot sui mezzi in movimento, mostra in primo piano il prosperoso seno di una donna coperto solamente da una banda azzurra con all’interno il claim “loro attirano”. In appena 24 ore, sono stati 517 i guidatori che si sono schiantati con la propria vettura per essersi distratti a guardarla. Ovviamente la notizia è diventata virale esattamente come è successo per la pubblicità shock che mostrava il corpo di una donna che veniva fatto a fette come un prosciutto.

“Stavo andando ad un appuntamento di lavoro quando ho visto passare il furgone coi seni enormi. Poi, di colpo, mi hanno tamponato da dietro” ha raccontato il 35enne Ildar, secondo quanto riferisce il quotidiano inglese Daily Mail.

La polizia ha disposto il sequestro di 30 furgoni fino a quando la pubblicità non sarà rimossa mentre centinaia di automobilisti hanno chiesto all’agenzia autrice del cartellone, la Sarafan Advertising Agency, di essere risarciti. L’azienda ha promesso che riconoscerà l’indennizzo a tutti coloro che sono sprovvisti di assicurazione.

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TomTom Traffic Index 2014: è Palermo la città più trafficata d’Italia https://www.datamanager.it/news/tomtom-traffic-index-2014-palermo-la-citt-pi-trafficata-ditalia-56938.html Wed, 04 Jun 2014 12:33:39 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/06/tomtom-traffic-index-2014-e-palermo-la-citta-piu-trafficata-ditalia/ TomTom ha rivelato i dati del suo Traffic Index 2014. Palermo è la città più trafficata d’Italia, seguita da Roma e Napoli. Milano migliora la sua posizione TomTom, che ha festeggiato qualche giorno fa i 10 anni dal lancio del suo primo navigatore satellitare, ha presentato nei nuovi padiglioni Expo di piazza Castello (Milano) il […]

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TomTom ha rivelato i dati del suo Traffic Index 2014. Palermo è la città più trafficata d’Italia, seguita da Roma e Napoli. Milano migliora la sua posizione

TomTom, che ha festeggiato qualche giorno fa i 10 anni dal lancio del suo primo navigatore satellitare, ha presentato nei nuovi padiglioni Expo di piazza Castello (Milano) il suo Traffic Index 2014, un’analisi del traffico urbano ed extraurbano in 180 città di tutto il mondo. L’azienda di Amsterdam ha raccolto oltre 10 trilioni di misurazioni in tempo reale al fine di individuare i fattori che possono ridurre lo stress alla guida, l’inquinamento e i tempi di percorrenza. All’evento ha partecipato anche l’assessore di Milano alla mobilità Pierfrancesco Maran, che qualche tempo fa si è espresso positivamente sull’ingresso di Uber nel capoluogo lombardo.

Traffic Index 2014: Palermo e Roma le più congestionate, Milano migliora la viabilità 

Dal TomTom Traffic Index 2014 è emerso che Mosca è la città più trafficata tra quelle monitorate. L’indice di congestionamento della capitale russa, ovvero il tempo in più necessario a percorrere la stessa strada in condizioni di traffico intenso e moderato, si attesta al 74%. Istanbul si piazza in seconda posizione (62%) seguita da Palermo (39%).

Il capoluogo siciliano mantiene il primato fra le città più congestionate d’Italia registrato nel Traffic Index 2013. Un pendolare palermitano in media spende 87 ore della propria vita in coda. La seconda città in classifica è Roma, con un indice di congestionamento del 37% e un aumento dei tempi di percorrenza del 71%. A completare il podio c’è Napoli, che nel 2014 scavalca Milano. Per quanto riguarda il capoluogo lombardo, TomTom ha esteso l’area di analisi da 2.300 km di tratti autostradali e strade secondarie a 16.227 km. La città che ospiterà Expo 2015 vede calare il ritardo medio nelle ore di punta da 37 a 34 minuti e il tempo in coda nell’arco di un anno da 87 a 83 ore.

Partendo da questi dati, Maran, che ritiene il Traffic Index una delle fonti più autorevoli sulla viabilità, ha sottolineato come i miglioramenti nella mobilità meneghina non riguardano solo la città ma anche l’area metropolitana. L’assessore è inoltre convito che le politiche smart e la tecnologia sono il futuro per diminuire il traffico stradale.

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Ragazza inglese torna dal Perù con larve carnivore nell’orecchio https://www.datamanager.it/news/ragazza-inglese-torna-dal-con-larve-carnivore-nell-orecchio-49020.html Fri, 19 Jul 2013 17:30:01 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/07/ragazza-inglese-torna-dal-peru-con-larve-carnivore-nellorecchio/ Rochelle Harris accusava dal ritorno dal Sud America dei fastidi all’orecchio. In ospedale hanno scoperto che aveva 8 larve carnivore pronte a divorarle il cervello

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Rochelle Harris accusava dal ritorno dal Sud America dei fastidi all’orecchio. In ospedale hanno scoperto che aveva 8 larve carnivore pronte a divorarle il cervello

Il viaggio in Perù della 27enne Rochelle Harris, di Derby, si è rivelato un vero incubo. La giovane si era recata in vacanza nel Paese sudamericano con il fidanzato. I due durante un’escursione si sono ritrovati in uno sciame di mosche e una di queste le era entrata nell’orecchio. Rochelle era convinta di essersi liberata dell’insetto, ma questo prima di fuggire le aveva lasciato un orribile regalo.

Le larve la mangiavano dall’interno

Dopo essere ritornata in Gran Bretagna, Rochelle accusava un forte mal di testa e un fastidioso ronzio all’interno dell’orecchio. Alla vista di un fluido che le fuoriusciva dal canale uditivo si è recata nell’ospedale della sua città. Lì i medici le hanno trovato 8 larve carnivore che le avevano scavato in testa un foro di 12 millimetri di profondità. Se gli insetti avessero continuato a divorarla dall’interno, sarebbero potuti arrivare al cervello, provocandole una meningite, oppure avrebbero potuto intaccare i nervi facciali causandole una paralisi. I medici hanno prima cercato di affogare le larve nell’olio d’oliva ma vista la resistenza degli insetti hanno deciso di rimuoverle chirurgicamente. “Ero davvero terrorizzata.” ha raccontato la Rochelle – “Continuavo a chiedermi se fossero nel mio cervello. Sono state le ore più lunghe della mia vita”.

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