Paolo Pasini – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:16:11 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Paolo Pasini – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Assinter Academy, come valorizzare le competenze? https://www.datamanager.it/2017/02/assinter-academy-valorizzare-le-competenze/ Mon, 13 Feb 2017 14:00:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=118809 La risposta arriva dalla collaborazione scientifica tra il Politecnico di Milano e SDA Bocconi e da Assinter Academy, con la nuova offerta di alta formazione per dirigenti, manager e tecnici provenienti dalle realtà delle società ICT in house e delle amministrazioni pubbliche. Il comparto delle società ICT in house delle Regioni e Province Autonome rappresenta […]

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La risposta arriva dalla collaborazione scientifica tra il Politecnico di Milano e SDA Bocconi e da Assinter Academy, con la nuova offerta di alta formazione per dirigenti, manager e tecnici provenienti dalle realtà delle società ICT in house e delle amministrazioni pubbliche.

Il comparto delle società ICT in house delle Regioni e Province Autonome rappresenta una cerniera strategica nell’ecosistema economico, a partire dal ruolo di supporto allo sviluppo della domanda di innovazione della PA e del rapporto con gli attori di mercato. Il contesto attuale vede le società ICT in house affrontare la sfida riorganizzativa del costituirsi sempre più in centri di qualificazione della domanda e laboratori di innovazione aperti all’offerta di mercato, con la necessità di avviare dei percorsi di confronto sui fabbisogni comuni di competenze e figure professionali.

«La trasformazione prima e la valorizzazione poi delle società ICT in house regionali non rappresentano una frammentazione degli sforzi – spiega Paolo Pasini, direttore Unit Sistemi Informativi e professore di SDA Bocconi School of Management – semmai pongono il classico dilemma del management d’azienda che periodicamente si trova a dover scegliere tra accentramento e decentramento, e questo vale anche per le risorse ICT e digitali».


.@AssinterItalia Paolo Pasini società ICT in house Come #valorizzare le #competenze
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La scelta critica, come mette in evidenza Pasini, risiede nella definizione del miglior equilibrio tra risorse gestite centralmente, per conseguire sinergie ed economie (di scala, di scopo) come, per esempio, per le infrastrutture e le piattaforme comuni a tutti, e le risorse gestite a livello locale, per conoscere e soddisfare al meglio la domanda di servizi digitali nei vari territori locali, molto diversi come caratteristiche geo-socio-demo-eco. «Il modello AgID attuale è pienamente coerente con questi due scopi» – continua Pasini. «Il vero tema è come misurare sul serio il valore di queste società nel nuovo ruolo che stanno assumendo, nei reali risultati prodotti nella digitalizzazione del Paese e nel vero confronto col mercato, cioè nel raffronto dei loro veri costi di produzione ed erogazione dei servizi digitali con gli analoghi costi espressi dalle imprese private, ma al netto dei costi sostenuti come azienda pubblica e a parità dei livelli di servizio, di qualità e di velocità».

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SDA Bocconi e Accenture, l’Academy dove nascono i nuovi CIO https://www.datamanager.it/2016/07/sda-bocconi-accenture-lacademy-nascono-nuovi-cio/ Thu, 21 Jul 2016 13:30:13 +0000 http://www.datamanager.it/?p=106549 «Un’academy per talenti IT, per chi crede in una digitalizzazione utile, possibile e sostenibile». Ce la descrive così, Paolo Pasini, direttore Unit Sistemi Informativi di SDA Bocconi School of Management, che, insieme a Giuseppe Gorla (head technology consulting di Accenture), si occuperà della direzione scientifica del corso. Un’academy pensata per chi ha l’obiettivo di acquisire […]

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«Un’academy per talenti IT, per chi crede in una digitalizzazione utile, possibile e sostenibile». Ce la descrive così, Paolo Pasini, direttore Unit Sistemi Informativi di SDA Bocconi School of Management, che, insieme a Giuseppe Gorla (head technology consulting di Accenture), si occuperà della direzione scientifica del corso.

Un’academy pensata per chi ha l’obiettivo di acquisire in poco tempo la capacità di guidare gli impatti sistemici delle tecnologie digitali, la conoscenza delle metodologie e degli strumenti per gestire o per collaborare ai progetti di digitalizzazione e per operare in una funzione IT nell’era digitale. I nuovi scenari competitivi, la crescente digitalizzazione delle imprese e la disponibilità di nuove tecnologie obbligano le aziende ad accelerare i propri processi e a rivedere le proprie logiche di funzionamento. Se l’IT è il motore di tale trasformazione, i CIO del futuro devono immaginare nuove modalità di allineamento non sequenziale ma reciproco con l’azienda stessa, attraverso strumenti e metodi capaci di creare valore. Per guidare e vivere da protagonisti il cambiamento, le funzioni IT/Digital devono cambiare mindset e metodi di management e gli specialisti IT sono chiamati a modificare il proprio profilo professionale, basandolo su tre aree di competenza fondanti, ci spiega Pasini.


’Academy per i nuovi #CIO SDA Bocconi e @Accentureitalia @sdabocconi
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«La capacità di comprendere le sfide e le opportunità che l’impresa si trova ad affrontare in un mondo digitale. La capacità di gestire e collaborare a progetti tecnologici in cui agilità e velocità sono una caratteristica imprescindibile. E la capacità di lavorare all’interno di funzioni IT moderne, adottando i più attuali modelli di IT management». Lo sviluppo di queste tre aree di competenza è la sfida che l’Academy vuole affrontare, unendo le energie di due importanti attori complementari nel contesto italiano, SDA Bocconi, leader nella formazione manageriale in Italia e unica istituzione posizionata nei ranking internazionali, e Accenture, leader nella realizzazione della trasformazione digitale delle imprese italiane e internazionali.

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Information Technology, verso una prospettiva nuova https://www.datamanager.it/rivista/information-technology-verso-una-prospettiva-nuova-54672.html Wed, 19 Mar 2014 11:14:31 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/03/information-technology-verso-una-prospettiva-nuova/ I sistemi informativi aziendali vedono cambiare la relazione tra IT e business. In azienda, le divisioni IT sono in bilico tra commoditization e vantaggio competitivo, tra spinta alla conservazione e trasformazione. Secondo un recente studio di Gartner, entro il 2017 i CMO controlleranno più spesa IT dei CIO. Quale sarà allora il futuro dei CIO? […]

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Paolo Pasini, head information system management unit di SDA BocconiI sistemi informativi aziendali vedono cambiare la relazione tra IT e business. In azienda, le divisioni IT sono in bilico tra commoditization e vantaggio competitivo, tra spinta alla conservazione e trasformazione. Secondo un recente studio di Gartner, entro il 2017 i CMO controlleranno più spesa IT dei CIO. Quale sarà allora il futuro dei CIO? Abbiamo girato la domanda a Paolo Pasini, head information system management unit di SDA Bocconi che di recente ha curato il libro “Information Technology in azienda: modelli di management” (Edizioni Egea). «Il problema di fondo – spiega Pasini – è che la direzione aziendale non crea le condizioni per la corretta adozione dell’IT in azienda, giudicandone a priori costi e benefici. I CIO devono immaginare nuove modalità di allineamento non sequenziale ma reciproco con l’azienda stessa, attraverso strumenti e metodi capaci di creare valore. In questa prospettiva, il libro non si propone un confronto di stili di management dell’IT, ma è una sorta di “cumulata” di modelli e strumenti a 360 gradi, tutti utili e complementari l’uno l’altro, che possono aiutare a dare una visione nuova a tutto il management aziendale, non solo quello IT». Unico nel panorama italiano, il lavoro curato da Pasini mette insieme l’attività di ricerca e di formazione di un gruppo di persone che da decenni si occupa di IT management nelle imprese italiane con un background e una prospettiva da business school. Ma quando si parla di modelli per l’allineamento «reciproco» tra azienda e sistemi informativi, la parola chiave è “incontro” o “scontro”? «Il problema – dice Pasini – è proprio evitare lo “scontro” o peggio ancora l’indifferenza del management aziendale, che sottovaluta il ruolo dell’IT nella generazione delle performance aziendali, riducendolo a semplice grana tecnica o costo necessario da sopportare». L’allineamento reciproco serve invece a creare una prospettiva nuova: «L’IT fa il primo passo e si dota di strumenti e metodi per stare il più vicino possibile al business, ma anche il business sfrutta questi strumenti e metodi e trova il modo per comprendere e soddisfare al meglio il proprio fabbisogno di IT senza invasioni di campo, ma con una forte sinergia e complementarietà di ruoli e competenze». ll libro è consigliato a tutti i CIO, gli IT manager e gli IT executive che vogliono fare una sorta di “auto-assessment” dello stato di salute e di maturity dell’IT management nella loro azienda, per poi intraprendere – se è il caso – un processo di miglioramento dei punti di debolezza più evidenti. Ma è una lettura utile anche per tutti i manager di azienda che hanno voglia di capire un po’ di più come avvicinarsi alle problematiche di management dell’IT, sia per assumersi nuove responsabilità (lo spostamento di deleghe e responsabilità IT è un trend molto forte osservato nell’ultimo decennio a livello internazionale), sia per contribuire a migliorare le relazioni con l’IT della propria azienda.

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Maximize your information capital https://www.datamanager.it/rivista/maximize-your-information-capital-48931.html Mon, 22 Jul 2013 09:50:55 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/07/maximize-your-information-capital/ Cambiare la cultura aziendale con la business intelligence. Al Summit Italia 2013, Information Builders svela alle aziende come massimizzare il capitale informativo, con l’obiettivo di diventare punto di riferimento in Italia per la PA e le aziende large enterprise Milano, Italia – «In Information Builders abbiamo riscontrato un trend secondo il quale molti clienti considerano […]

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Rado Kotorov e Josè María García-Soto, Information Builders

Cambiare la cultura aziendale con la business intelligence. Al Summit Italia 2013, Information Builders svela alle aziende come massimizzare il capitale informativo, con l’obiettivo di diventare punto di riferimento in Italia per la PA e le aziende large enterprise


Milano, Italia – «In Information Builders abbiamo riscontrato un trend secondo il quale molti clienti considerano i propri dati aziendali un investimento paragonabile al capitale finanziario o umano».

Così Gerald Cohen, CEO e fondatore di Information Builders, con un videomessaggio ha aperto i lavori del summit internazionale, che ha fatto tappa a Milano il 18 giugno ed è stato l’occasione per la business community italiana di confrontarsi sul valore dei dati. L’evento ha offerto spunti di riflessione e ha presentato i migliori casi cliente (tra cui Bata, sulla mobile BI) insieme alla visione del mercato. La business intelligence e la business analysis sono la risposta all’aumento della complessità e abilitano un nuovo approccio alla distribuzione della conoscenza aziendale. La business intelligence (BI) non solo è lo strumento, ma la direzione per la crescita. Gli esperti di Gartner a febbraio 2013 hanno posizionato Information Builders (www.informationbuilders.it) nel quadrante dei Leader del “Magic Quadrant for Business Intelligence and Analytics Platforms”. Il riconoscimento si basa sulla valutazione di WebFocus, la suite di soluzioni di BI sviluppata da Information Builders.

DARE VALORE AI DATI

Ma che cosa è il capitale informativo che sta sfidando le imprese? Per Paolo Pasini, direttore Osservatorio BI di SDA Bocconi School of Management, «ogni persona o evento di business genera attorno a sé in modo sempre più automatico dati digitali, nel privato, nell’ambiente fisico e relazionale, in azienda e non solo sul web. Il capitale informativo si costruisce non si improvvisa. Bisogna dare forza alla capacità decisionale di ogni livello e in ogni funzione aziendale. Ma come passare dalla BI più tradizionale (basata su reporting) alla BI più orientata al supporto decisionale (business e content analytics)? «Bisogna adottare un approccio di BI governance in grado di misurare l’information capital non solo nella sua componente tangibile, ma soprattutto in quella intangibile, come l’innovazione nei processi decisionali direzionali e nei processi operativi».

BI OR NOT TO BE

Secondo Gerald Cohen, presidente e CEO di Information Builders «big data, cloud, social media, predictive analytics e mobile, più che semplici buzzwords, rappresentano i reali strumenti che stanno consentendo alle aziende di sfruttare in modo intelligente i dati per ottimizzare il business». Ma questi cinque trend valgono anche per il mercato italiano? Per Josè María García-Soto, amministratore delegato di Information Builders Italia e VP International Strategy la risposta è affermativa, anche se il livello di adozione non riguarda tutti e cinque i trend allo stesso modo. «Le imprese – infatti – sono consapevoli dell’importanza di gestire in modo efficace il loro capitale finanziario e umano, ma conoscono ancora poco il reale potere dell’informazione, capace di trasformare i dati in opportunità di business. Tutti i dipendenti di un’azienda, i partner, i fornitori esterni e stakeholder devono essere protagonisti di questa trasformazione». La mobile BI rappresenta una delle aree di maggiore interesse. Dal Summit 2013 di Milano, Information Builders ha sottolineato tre messaggi fondamentali: «L’Italia per Information Builders rappresenta il quarto mercato in EMEA, ma nel giro di un paio di anni, l’Italia sarà al secondo posto. Information Builders non offre solo uno strumento, ma un approccio architetturale per la business intelligence, basato sull’integrità dei dati con il più elevato livello di integrazione, grande velocità di deployment, semplicità d’uso e il più basso costo di ownership». Dopo due anni e mezzo di presenza sul mercato italiano, Information Builders può fare un bilancio positivo, contando le numerose referenze conquistate sul campo, la collaborazione con l’Università di Padova e la partnership con Pragma Systems.

VISIONE E STRATEGIA

«Information Builders – ha spiegato Rado Kotorov, VP e CIO di Information Builders – ha 38 anni di esperienza nel settore del software e servizi, con una forte focalizzazione su business intelligence e analytics, data integration e data quality per tutti i settori enterprise, pubblica amministrazione e principali fornitori di software OEM a livello globale. Information Builders vanta migliaia di clienti, milioni di utilizzatori e 1.350 dipendenti distribuiti in sessanta uffici in giro per il mondo».  

Secondo Rado Kotorov, «siamo bloccati nel paradigma di Excel e per superare il basso livello di innovazione bisogna elevare l’adozione di BI, allargandola anche agli operativi. Solo così si cambia la cultura aziendale». Non solo. «Dopo 20 anni di BI, in troppe aziende la conoscenza è ancora concentrata nelle mani di pochi. La conoscenza – invece – deve essere liquida e pervasiva. I fattori che ostacolano il successo delle aziende e che sono di intralcio all’adozione di un approccio analitico ai processi decisionali – ha detto Kotorov – sono la leadership esasperata, la politica, la mancanza di cultura e di accountability». Ogni riferimento è puramente casuale. 

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Information Builders Summit Italia 2013. «Dare più valore al capitale informativo per fare meta» https://www.datamanager.it/news/information-builders-summit-italia-2013-dare-pi-valore-al-capitale-informativo-fare-meta-48231. Mon, 24 Jun 2013 10:02:55 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/06/information-builders-summit-italia-2013-dare-piu-valore-al-capitale-informativo-per-fare-meta/ Josè María García-Soto, amministratore delegato di Information Builders Italia e VP International Strategy: «Adesso l’obiettivo è guadagnare quattro punti di market share e diventare punto di riferimento in Italia per la PA e le aziende large enterprise»

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Josè María García-Soto, amministratore delegato di Information Builders Italia e VP International Strategy: «Adesso l’obiettivo è guadagnare quattro punti di market share e diventare punto di riferimento in Italia per la PA e le aziende large enterprise»

Come il corretto controllo delle capacità di un atleta permette alla squadra di raggiungere nuovi traguardi, allo stesso modo il monitoraggio dei dati aziendali permette di prendere le decisioni giuste nei tempi giusti. Ma che cosa succede se l’allenatore di una squadra non è in grado di fornire ai propri giocatori le giuste coordinate di gioco in attacco e difesa? Per le imprese che combattono ogni giorno sul campo della competizione internazionale e dell’efficienza, raggiungere la meta non è un semplice gioco, ma una questione vitale. I dati rappresentano un asset fondamentale per le aziende al pari del capitale finanziario e umano. La business intelligence e la business analysis sono la risposta all’aumento della complessità e abilitano un nuovo approccio alla distribuzione della conoscenza aziendale. Il tasso di crescita dell’adozione di queste soluzioni in Italia è il più alto registrato in Europa nel 2011 (+13,3%) e rappresenta una vera sfida per Information Builders. La business intelligence (BI) non solo è lo strumento, ma la direzione per la crescita.

 

 

Gli esperti di Gartner a febbraio 2013 hanno posizionato Information Builders nel quadrante dei Leader del “Magic Quadrant for Business Intelligence and Analytics Platforms”. Il riconoscimento si basa sulla valutazione di WebFocus, la suite di soluzioni di BI sviluppata da Information Builders. Molti player di riferimento hanno inserito l’innovazione di Information Builders all’interno della loro offerta come IBM (con DB2 web query), SAP (con la suite di 300 adattotori iWay), EMC, (Greenplum), Teradata (rapid warehouse), Oracle (iWay integration), Infor (adattatori), Software AG, Serena Software, Informatica, Tagetik (PML). Dal report di Gartner emerge che la piattaforma di BI and Analytics è “una piattaforma che fornisce 15 funzionalità indirizzate a tre diverse categorie: integrazione, information delivery e analisi”.

Secondo Gartner, l’attenzione sul data discovery da parte della maggior parte dei leader di mercato accelera il percorso verso la decentralizzazione e l’empowerment degli utenti di business intelligence e business analytics, permettendo alle aziende di eseguire attività analitiche e diagnostiche con massima efficienza ed efficacia. Grazie alle sue soluzioni intuitive e alla capacità di supportare un numero illimitato di utenti concorrenti, Information Builders occupa una posizione di rilievo nel mercato di riferimento per visione, tecnologia e ROI.

 

 

VALORIZZARE IL CAPITALE INFORMATIVO

Ma che cosa è il capitale informativo che sta sfidando le imprese? Per Paolo Pasini, direttore Osservatorio BI di SDA Bocconi School of Management, «ogni persona, cosa, evento naturale, ogni oggetto o evento di business genera attorno a sé in modo sempre più automatico dati digitali, nel privato, nell’ambiente fisico e relazionale, in azienda e non solo sul web. Il capitale informativo si costruisce, non si improvvisa. Bisogna dare forza alla capacità decisionale a ogni livello e in ogni funzione aziendale. Lo scenario della BI sta passando dai tool tradizionali a un approccio più infrastrutturale, in grado di abilitare anche strumenti analitici evoluti in mobilità. Le aziende stanno passando a una BI più analitica attraverso l’implementazione di una maggiore BI governance». Ma come passare dalla BI più tradizionale (basata su reporting) alla BI più orientata al supporto decisionale (business e content analytics)? «Bisogna adottare un approccio di BI governance in grado di misurare l’information capital non solo nella sua componente tangibile, ma soprattutto in quella intangibile, come l’innovazione nei processi decisionali direzionali e nei processi operativi». Secondo la ricerca dell’Osservatorio business intelligence (OBI), su 202 CIO di medio-grandi aziende italiane, le fonti di dati maggiormente associate ai big data sono i social network e i social media (54%). Secondo il campione, le principali aree di impatto e di beneficio di business dei big data sono: «L’accuratezza delle analisi del comportamento del mercato, la costruzione di una nuova piattaforma IT in grado di superare i limiti del data warehouse, la velocità delle insight a supporto delle decisioni strategiche, l’analisi e la gestione di point-of-interest aziendali e infrastrutture sul territorio, l’analisi di dati strutturati e non strutturati e l’ottimizzazione dei processi aziendali». Ma dove risiede il possibile commitment aziendale e quali figure sono maggiormente coinvolte? «Nella fase di approccio alla BI – spiega Paolo Pasini – sono i CIO (37%) ad avere un ruolo maggiore nelle fasi iniziali di comprensione dei big data, mentre i CMO (20%) risultano decisivi nella fase di implementazione dei big data». Attualmente, la maggioranza delle aziende italiane si presenta nella fase di comprensione dei big data e dei loro possibili benefici (57%). Una parte rilevante (25%) è consapevole del valore dei big data, ma le “priorità” immediate restano la gestione della privacy e della sicurezza dei dati. Un’altra parte – invece – non sente il bisogno dei big data (con un 7% che ha però avviato una fase di comprensione).

 

 

BI OR NOT TO BE

Secondo, Gerald Cohen, presidente e CEO di Information Builders «big data, cloud, social media, predictive analytics e mobile più che semplici buzzwords rappresentano i reali strumenti che stanno consentendo alle aziende di sfruttare in modo intelligente i dati per ottimizzare il business». Ma questi cinque trend valgono anche per il mercato italiano? Per Josè María García-Soto, amministratore delegato di Information Builders Italia e VP International Strategy la risposta è affermativa, anche se il livello di adozione non riguarda tutti e cinque i trend allo stesso modo. «Le imprese – infatti – sono consapevoli dell’importanza di gestire in modo efficace il loro capitale finanziario e umano, ma conoscono ancora poco il reale potere dell’informazione, capace di trasformare i dati in opportunità di business. Tutti i dipendenti di un’azienda, i partner, i fornitori esterni e stakeholder devono essere protagonisti di questa trasformazione». La mobile BI rappresenta una delle aree di maggiore interesse. Dal Summit 2013 di Milano, Information Builders sottolinea tre messaggi fondamentali: «L’Italia per Information Builders – afferma Josè María García-Soto – rappresenta il quarto mercato in EMEA, ma nel giro di un paio di anni, l’Italia sarà al secondo posto. Information Builders non offre solo uno strumento, ma un approccio architetturale per la business intelligence, basato sull’integrità dei dati con il più elevato livello di integrazione, grande velocità di deployment, semplicità d’uso e il più basso costo di ownership». Dopo due anni e mezzo di presenza sul mercato italiano, Information Builders può fare un bilancio positivo, contando le numerose referenze conquistate sul campo, la collaborazione con l’Università di Padova e la partnership con Pragma Systems.

 

 

FOCUS SULLE SOLUZIONI

Le organizzazioni strategiche hanno ormai compreso perfettamente il valore intrinseco legato al fatto di rendere disponibili le informazioni a un numero crescente di persone, sia all’interno dell’impresa, sia all’esterno.

Con WebFocus, anche gli utenti finali privi di conoscenze tecniche specifiche possono accedere, personalizzare e creare dashboards interattivi in tempo reale, eseguire report self-service e query ad hoc ottenendo massima visibilità e informazioni mirate. Le soluzioni di Information Builders consentono inoltre di integrare funzioni avanzate di visualizzazione e di modeling predittivo, grazie alle quali tutti gli utenti, indipendentemente dal rispettivo livello di conoscenze tecniche, possono prendere decisioni basate sull’analitica.

WebFocus è pienamente integrata con iWay, la serie di soluzioni di Integration e di Information Integrity di Information Builders che consente alle aziende di eseguire attività di integrazione e cleaning dei dati provenienti dalle fonti più svariate e di ottenere informazioni di massima precisione. Le potenti funzionalità dell’azienda si estendono a qualsiasi piattaforma mobile, senza richiedere una codifica device-specific e garantendo che i clienti possano accedere e manipolare le informazioni anche quando operano all’esterno dell’azienda. Caratterizzate da elevata scalabilità, le soluzioni di Information Builders possono supportare gruppi di utenti di qualsiasi dimensione, tipologia e funzione e possono integrare nuovi user e applicazioni senza richiedere risorse amministrative o infrastrutture addizionali.

 

 

VISIONE E STRATEGIA

«Information Builders – spiega Rado Kotorov, VP e CIO di Information Builders – ha 38 anni di esperienza nel settore del software e servizi, con una forte focalizzazione su business intelligence e analytics, data integration e data quality per tutti i settori enterprise, pubblica amministrazione e principali fornitori di software OEM a livello globale. Information Builders vanta migliaia di clienti, milioni di utilizzatori e 1.350 dipendenti distribuiti in sessanta uffici in giro per il mondo».

Secondo Rado Kotorov, «siamo bloccati nel paradigma di Excel e per superare il basso livello di innovazione bisogna elevare l’adozione di BI, allargandola anche agli operativi. Solo così si cambia la cultura aziendale». Non solo. «Dopo 20 anni di BI, in troppe aziende la conoscenza è ancora concentrata nelle mani di pochi. La conoscenza – invece – deve essere liquida e pervasiva. I fattori che ostacolano il successo delle aziende e che sono di intralcio all’adozione di un approccio analitico ai processi decisionali – dice Kotorov – sono la leadership esasperata, la politica, la mancanza di cultura e di accountability». Ogni riferimento è puramente casuale.

 

 

BATA: L’AZIENDA AGILE IN MOBILITÀ

Tomas Bata inizia la sua attività in Moravia all’inizio del secolo scorso, rivoluzionando il modo di produrre le scarpe. La sua visione è ambiziosa: costruire da zero una grande compagnia globale.

Oggi, Bata Shoe Organization (BSO) è la prima multinazionale nel mondo della calzatura sia per fatturato, sia per quantità di unità prodotte e vendute. E’ presente in tutto il mondo con 5mila negozi diretti e 300 milioni di paia di scarpe vendute ogni anno. «L’adozione di una piattaforma di mobile BI – afferma Daniele Grigoletto, project manager soluzioni business intelligence di Bata Europe – nasce dall’esigenza di dotare gli area manager di uno strumento per la consultazione online di dati, report, documenti puntuali e aggiornati. Inoltre, avevamo bisogno di velocizzare lo scambio delle informazioni tra la sede e il territorio, con la possibilità di produrre rapporti di visita negozio direttamente su mobile device, eliminando i vecchi format cartacei. Grazie a questo progetto, i dati sono automaticamente salvati nel database centrale e sono subito disponibili per ogni tipo di analisi».

Si tratta di uno schema logico per la BI e l’analisi dati always connected. «La struttura del progetto – spiega Francesco Breda, presidente Pragma Management Systems – si basa sull’infrastruttura portale WebFocus per supportare le esigenze multi-servizio (reports, documenti, store rapporti di visita e fotografie), analisi e sviluppo report con accesso diretto a IBM DB2, Oracle e Excel. Questo schema prevede la predisposizione di interfacce utente per l’archiviazione e la distribuzione dei documenti, attaverso lo sviluppo di una brand app per piattaforma iOS, da affiancare alla app standard di Information Builders».

 

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Agenda digitale: lavori in corso https://www.datamanager.it/rivista/agenda-digitale-lavori-corso-43167.html Tue, 08 Jan 2013 10:00:15 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/01/agenda-digitale-lavori-in-corso/ Il governo Monti ha messo a punto il quadro normativo per recuperare il ritardo accumulato rispetto agli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea. Con il via libera al decreto Crescita 2.0, resta l’incertezza sui tempi di attuazione del prossimo esecutivo. Che cosa manca per chiudere il cantiere e concretizzare la sfida dell’Agenda Digitale Italiana? Per cambiare e […]

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Agenda digitale: lavori in corso

Il governo Monti ha messo a punto il quadro normativo per recuperare il ritardo accumulato rispetto agli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea. Con il via libera al decreto Crescita 2.0, resta l’incertezza sui tempi di attuazione del prossimo esecutivo.

Che cosa manca per chiudere il cantiere e concretizzare la sfida dell’Agenda Digitale Italiana? Per cambiare e tornare a crescere non ci sono ricette veloci. Alla lavagna si può disegnare bene il progetto, ma poi bisogna metterlo in pratica. Tra strategia ed esecuzione c’è la stessa differenza che passa tra il dire e il fare e in mezzo, quasi sempre, scorre il proverbiale mare


Con il contributo di Paolo Angelucci (Assinform) – Roberto Liscia (Netcomm) – Paolo Pasini (SDA Bocconi), Alessandro Perego (Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano) – Federico Rajola (CETIF dell’Università Cattolica di Milano) – Lucio Stanca (già ministro per l’Innovazione e le tecnologie del secondo governo Berlusconi) – Marco Zamperini (NTT Data Italia e funky professor)

 

Il progetto alla lavagna dell’Agenda Digitale mira a cambiare il Paese, rendendolo più moderno e digitale. Per la prima volta, nella storia di questo Paese, l’ICT è la chiave di volta di un provvedimento di legge e completa le misure messe a regime dalla spending review. La sfida delle tecnologie digitali e dell’innovazione continuerà – però – nel 2013, quando dovremo mettere a bilancio 48 miliardi di euro per rispettare il patto di stabilità e il nuovo esecutivo dovrà occuparsi dei decreti attuativi dell’Agenda Digitale in tempi rapidi e certi. Con quali ricadute sui consumi, le imprese e il rilancio che il Paese attende? Sarebbe bello se si potesse fare di più e meglio con meno risorse pubbliche a disposizione. Sarebbe bello se l’Agenda Digitale, con 20 miliardi di euro di riduzione dei costi potesse garantire anche i 5 miliardi di maggiori entrate per la pubblica amministrazione nei prossimi tre anni (dati Politecnico di Milano). Negli ultimi scenari economici – però – il Centro studi di Confindustria ha rivisto al ribasso le previsioni del PIL del prossimo anno: -1,1% contro il -0,6% della stima precedente. La ripresa arriverà solo alla fine del 2013 e sarà molto lenta.

L’Agenda Digitale è uno strumento, non un fine. Per l’Italia “non ci sono scorciatoie” e il governo Monti insieme al Parlamento ha affrontato molti dei nodi che hanno impedito al Paese di crescere per ragioni strutturali. Gli effetti delle riforme si vedranno più in là a condizione che le misure di attuazione siano chiare e veloci.

 

GLI ITALIANI E IL DIGITALE

Dalla ricerca “Gli Italiani e l’Agenda Digitale” commissionata da Cisco a ISPO per conoscere aspettative e necessità degli italiani rispetto all’adozione del digitale, emerge un quadro di grandi aspettative sugli impatti positivi che la digitalizzazione del Paese può avere nella vita quotidiana, ma al tempo stesso una scarsa conoscenza e informazione. Gli italiani non sono refrattari verso l’adozione di tecnologie, ma non hanno a disposizione sufficienti strumenti e indicazioni per servirsene in modo diffuso e sistematico.

Il tema dell’Agenda Digitale è, per ora, appannaggio di una minoranza informata: se l’85% degli opinion maker intervistati ne ha sentito parlare, solo il 66% di questi dichiara di sapere bene di cosa si tratta e l’83% ritiene che la questione digitale sia di primaria importanza per la modernizzazione del Paese, mentre il 63% della popolazione ammette di non averne mai sentito parlare.

Più della metà dei cittadini (52%) si sono dichiarati sicuri che la digitalizzazione cambierà in meglio la loro vita, la comunicazione, la scuola, l’accesso alle informazioni e ai contenuti culturali, la modalità di interazione con la Pubblica Amministrazione, il Servizio Sanitario. Tra i benefici attesi, la trasparenza (94% per gli opinion maker e 82% per i cittadini), risparmi sia per lo Stato che per il cittadino (89% per gli opinion maker e 79% per i cittadini), riduzione del digital divide (85% per gli opinion maker e 74% per i cittadini).

Il decisore politico è considerato come attore di primaria importanza per la diffusione delle tecnologie digitali e gli opinion maker sollecitano interventi governativi capaci di concretizzare e rendere fattibili i contenuti dell’Agenda Digitale. Si tratta di un impegno prioritario per la prossima maggioranza che si formerà in Parlamento dopo le prossime elezioni.

 

UNA STRADA ANCORA IN SALITA

Con il via libera della Camera al decreto Crescita 2.0, «la strada dell’Agenda Digitale Italiana resta tutta in salita». Parola di Lucio Stanca, che nel 2006, nel suo ruolo dell’allora ministro dell’Innovazione del secondo Governo Berlusconi lanciò il Codice dell’amministrazione digitale. «Dopo un periodo di blackout, il Governo Monti ha avuto il merito di riprendere in mano una materia complessa e di rilanciare il processo di sviluppo mettendo al centro l’innovazione tecnologica. L’Agenda Digitale resta una priorità per il Paese che deve essere portata avanti».

Il Codice dell’amministrazione digitale era il piano regolatore per la futura digitalizzazione del Paese, in cui si davano gli strumenti, come la firma digitale, la gestione e conservazione dei documenti, la PEC, i dati, i servizi in rete e il riuso di sistemi informatici nelle pubbliche amministrazioni.

«Bene ha lavorato il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera. Restano alcuni nodi infrastrutturali come la banda larga che deve raggiungere ogni angolo del Paese e di applicazione sull’e-commerce e l’e-goverment. Se vogliamo rendere la pubblica amministrazione più efficiente e di migliore qualità, l’unica leva vera è la tecnologia. Se vogliamo che le aziende siano più efficienti e produttive bisogna ricorrere all’innovazione tecnologica di prodotto e di processo». La conclusione è una sola. «Dalla lettura dei DPCM si capisce che i nodi da sciogliere sono i decreti attuativi – altrimenti – il via libera al DL Crescita 2.0 non cambia molto le cose. L’Agenda Digitale contiene molti spazi di miglioramento, ma rappresenta una spinta per aiutare il Paese, in vista di un 2013 che si preannuncia dai forti chiaroscuri. La riduzione del digital divide geografico entro il 2013 sarebbe già un buon inizio. Il prossimo esecutivo dovrà varare in tempi certi e brevi i decreti attuativi, altrimenti l’Agenda Digitale è destinata a rimanere una cornice vuota. Anche per il prossimo esecutivo ripartire da zero sarebbe stato un errore.

 

I PUNTI CRITICI

L’Agenda Digitale ha dei punti critici. La mancata emanazione dei DPCM e dei regolamenti rappresentano un ulteriore ostacolo alla messa in opera dell’Agenzia. Con questa formula non si arriva da nessuna parte e gli sforzi fatti sono destinati a essere dispersi. «Il ministro dell’Innovazione del prossimo esecutivo – propone Lucio Stanca – dovrebbe avere la forza di decidere e di approvare i decreti attuativi “sentiti tutti gli altri ministeri” e non “ di concerto”. Ma ammesso che si riesca e che arrivino i decreti attuativi, il secondo punto critico si ha quando il regolamento applicativo arriverà sul tavolo di un qualunque dirigente della pubblica amministrazione».

Nell’impianto normativo approvato, resta il credito di imposta al 50% per la realizzazione di nuove infrastrutture come contributo pubblico alla realizzazione di opere strategiche. Si allarga la platea delle start-up. C’è il varo della piattaforma unica per l’Anagrafe nazionale e per il documento digitale unificato, con la carta di identità elettronica, la tessera sanitaria e il fascicolo sanitario. Confermato anche il domicilio digitale del cittadino e obbligo di PEC per le imprese. C’è l’obbligo per le PA ad accettare pagamenti elettronici entro giugno 2013 e, per i negozi, entro gennaio 2014. A partire dall’anno scolastico 2013-2014, nelle scuole sarà progressivamente possibile adottare libri di testo in versione esclusivamente digitale, oppure abbinata alla versione cartacea. Per la PA è mantenuto l’obbligo di pubblicazione di dati e informazioni in formato aperto e la trasmissione obbligatoria di documenti per via telematica. Inoltre è stato integrato il piano finanziario necessario all’azzeramento del divario digitale per quanto riguarda la banda larga (150 milioni stanziati per il centro nord, che vanno ad aggiungersi alle risorse già disponibili per il Mezzogiorno per banda larga e ultralarga, per un totale di 750 milioni di euro) e si sono introdotte significative semplificazioni per la posa della fibra ottica necessaria alla banda ultralarga. La Commissione europea ha proposto un’Agenda Digitale il cui obiettivo principale è sviluppare un mercato unico digitale per condurre l’Europa verso una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. L’Agenda è una delle sette iniziative faro della strategia Europa 2020, che fissa obiettivi per la crescita nell’Unione europea (UE) da raggiungere entro il 2020 tra cui la diffusione della banda larga a 30 Mega.

All’Agenda Digitale manca l’enforcement – direbbero gli americani. Manca l’obbligo a fare. Certo lo si può scrivere, ma manca la sanzione. «Io avevo proposto di organizzare un Ispettorato dipendente dalla Corte dei Conti in grado di monitorare l’esecuzione delle norme di attuazione dell’Agenda Digitale – spiega Lucio Stanca – con il potere di mettere sotto processo amministrativo per danno erariale il dirigente pubblico inadempiente o di premiare quello efficiente».
La revisione della spesa pubblica imporrà di fare delle scelte. Ma per investire sul futuro ci vogliono investimenti. «E non c’è un centesimo – fa notare Lucio Stanca – e l’Agenzia Digitale dovrebbe fare troppe cose. L’Agenda Digitale non deve essere una fuga in avanti, stiamo con i piedi per terra. Il problema non è tecnico, è politico. Facciamo dei centri regionali di gestione dell’innovazione. Non possiamo aspettare che la marea si alzi per tutti allo stesso momento. In Italia, ci sono ottomila e cento comuni, quindici città metropolitane. Cerchiamo di unirci per sviluppare un progetto unico nazionale e non centinaia di progetti pilota o sperimentazioni». Nel rapporto di forza tra domanda e offerta tecnologica – in Italia – è molto più forte la parte dell’offerta. L’offerta essendo più forte ha la capacità di educare il Paese. «Quindi anche l’industria informatica – dice Lucio Stanca – deve esercitare il suo potere con più responsabilità e questo non significa rinunciare alle opportunità di business. Se acceleri la domanda, il mercato si allarga. Aggregarsi per accelerare potrebbe essere più profittevole per il settore, piuttosto che attendere una potenziale domanda che non riesce a decollare». Il prossimo esecutivo dovrà continuare sulla strada tracciata da Monti per l’Agenda Digitale come auspicato dal vicepresidente della Commissione europea e Commissario per l’Agenda Digitale Neelie Kroes.

Per Lucio Stanca «A questo punto non si tratta di una scelta, ma di una strada obbligata che il Paese deve percorrere fino in fondo, occorre – però – una regia politica e competente».

 

UN CANTIERE APERTO

Per Marco Zamperini, chief innovation officer di servizi e soluzioni IT, meglio noto come “funky professor” nella community web, «l’innovazione del Paese è ancora work in progress». Non solo. «Per come ho vissuto io questa storia che è cominciata quasi due anni fa, con un appello alla politica e il manifesto dei cento giorni, si è concluso – solo – il primo atto. Un pezzo importante di questa storia è la task force voluta dal ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera e coordinata da Alessandro Fusacchia. La sfida di digitalizzare il Paese nel solco dell’Agenda Digitale Europea richiede l’impegno e la responsabilità di tutte le forze politiche. I temi dell’Agenda Digitale dovrebbero essere al primo posto nei programmi di tutti i partiti in campo alle prossime elezioni. Mi spaventa il fatto che l’Agenda Digitale possa essere strumentalizzata. Sono d’accordo con chi sostiene che con l’Agenda Digitale si gioca il futuro del Paese – io aggiungo – che in ballo c’è la sua stessa sopravvivenza. L’Agenda Digitale non può essere di destra o di sinistra, si tratta di un pilastro fondamentale».

La spinta delle aziende ha accelerato certi meccanismi. «Ma si è trattato di un contributo positivo all’insegna dello sviluppo generale del Paese e non portatrice di interessi particolari. Un capo d’azienda che si è impegnato con grande vigore a supporto dell’Agenda Digitale è stato David Bevilacqua di Cisco Systems. Lui ci ha creduto e ci crede molto, sottoscrivendo all’inizio l’appello per l’Agenda Digitale e dando il suo contributo aperto in molte occasioni senza la tentazione di appropriarsi di questo tema, mettendoci il proprio marchio, su questo stesso tono di voce anche Telecom Italia, Microsoft e IBM. Senza entrare nel merito di quelli che dovranno essere i compiti dell’Agenzia Digitale (la cui nomina dei vertici è rimandata), credo – forse per deformazione professionale – che l’istituzione di un chief information officer nazionale aiuterebbe a non disperdere risorse e aiuterebbe le imprese ad avere un unico interlocutore per la corretta implementazione delle tecnologie e dei progetti. In questo momento, il peso delle scelte che saremo in grado di compiere influenzeranno lo sviluppo del Paese per i prossimi decenni».

 

UNA QUESTIONE POLITICA

Dopo la corsa per il varo dell’Agenda Digitale, tornano le preoccupazioni per i tempi di attuazione del decreto Crescita 2.0. Con l’interruzione dell’attività di governo per le prossime elezioni è lecito chiedersi se i lavori in corso dell’Agenda Digitale subiranno un fermo tecnico. È previsto che l’Agenzia per l’Italia digitale predisponga entro novanta giorni le regole tecniche per l’identificazione e l’integrazione dei database di interesse nazionale. Mai come in questo momento l’Agenda Digitale diventa una questione prevalentemente politica. «L’Agenda Digitale è sempre stata una questione politica – mette in evidenza Paolo Angelucci, presidente di Assinform, l’associazione aderente a Confindustria, che raggruppa le aziende di Information Technology operanti in Italia – anche quando sembrava materia per tecnici, perché in ballo c’è lo sviluppo del Paese e non possiamo permetterci di accumulare altri ritardi in un momento in cui il deficit di innovazione penalizza ogni possibilità di ripresa della nostra economia». Il primo obiettivo è stato raggiunto completando entro la scadenza della delega l’iter parlamentare. «Ora è necessario mettersi al lavoro per dare rapida attuazione a molte delle misure contenute nel DL che prevedono una normativa secondaria che coinvolge numerosi soggetti e amministrazioni e che non sempre indica scadenze precise. Non dimentichiamo che uno degli obiettivi dell’Agenda Digitale è proprio la semplificazione. Essere digitali significa essere più semplici, più efficaci, quindi solo se ci saranno norme cogenti per la digitalizzazione delle imprese e della PA, saremo in grado di rendere questo Paese più moderno. Ad esempio, grazie alla direttiva comunitaria 210/45/UE sulla fatturazione elettronica, alcuni cambiamenti a livello di sistema nel rapporto tra imprese, PA e cittadini saranno inarrestabili. Anagrafe nazionale unica, PEC, obbligatorietà alla dematerializzazione dei processi, open data, smart communities e start-up sono i mattoni dell’Agenda Digitale». L’Agenda Digitale nasce con una cabina di regia che ha lavorato su sei macro-temi: infrastrutture e sicurezza, smart city, e-goverment, competenze digitali, ricerca e innovazione, e-commerce. «Come Assinform abbiamo predisposto altrettanti gruppi di lavoro tematici più uno che è frequentatissimo e che si chiama MIDA, monitoraggio intervento digital agenda. Stiamo raccogliendo tutte le segnalazioni da parte dei nostri associati e che saranno la base per le future azioni da intraprendere per la fase di implementazione delle misure che saranno adottate. L’Agenda Digitale sarà materia di campagna elettorale? Per Paolo Angelucci, sarebbe «un segnale positivo di sensibilità verso certi temi da cui dipende la competitività del sistema Paese. Certo, il tempo delle parole è passato e i cittadini e le imprese hanno urgenza di azioni concrete. L’IT ha due vantaggi: rende il Paese più efficiente e più trasparente. La battaglia alla corruzione, all’evasione e alla criminalità passa anche per l’IT. L’Agenda Digitale è un’importantissima opportunità per le imprese per migliorare i propri processi di business. Il commercio elettronico è uno dei capitoli dell’Agenda Digitale di cui però si è parlato poco e che merita di essere approfondito e valorizzato perché l’e-commerce avrà un impatto sempre più forte sulla vita delle imprese».

 

PIU’ SPINTA ALL’E-COMMERCE

L’Agenda Digitale Europea pone degli obiettivi per il 2015 molto ambiziosi e che l’Italia potrà raggiungere a patto di sforzi importanti. Per Roberto Liscia, presidente di Netcomm, consorzio del commercio elettronico italiano «con solo il 15% degli italiani che fanno acquisti online sarà una grande sfida salire alla quota del 50% della popolazione e ottenere che un terzo delle imprese facciano i propri acquisti e vendano i propri prodotti sulla Rete». Molteplici sono i freni inibitori allo sviluppo di una economia digitale competitiva nel nostro Paese. «La scarsa cultura tecnologica dei cittadini, il ritardo della scuola, la scarsa diffusione della banda larga, il ritardo dell’offerta, ma soprattutto la piccola dimensione delle aziende italiane hanno penalizzato lo sviluppo di questo settore. Le aziende italiane sono prevalentemente PMI, che devono affrontare la trasformazione digitale e i relativi investimenti, conoscenze tecnologiche e risorse umane adeguate e soprattutto la capacità di rimettere in discussione i propri modelli di business e le modalità di commercializzazione ed esportazione dei propri prodotti. Una delle grandi forze del “Made in Italy” è sempre stata la capacità dei nostri oltre 100 distretti industriali di mettere a sistema le piccole aziende del territorio, ritrovando quelle economie di scala e di scopo non all’interno della singola azienda, ma nella capacità di queste di lavorare insieme su gran parte dei fattori produttivi e commerciali. La competizione industriale ha messo in crisi questi modelli e oggi è più che mai necessario rinnovare e ritrovare, attraverso il digitale, questa dimensione consortile che ha permesso all’Italia di crescere e di competere con gli altri Paesi negli ultimi anni». 

 

E-PROCUREMENT E FATTURAZIONE ELETTRONICA

L’Agenda Digitale ha portato al centro del dibattito il tema dei benefici legati all’innovazione digitale. «Già questo è un merito non piccolo – mette in evidenza Alessandro Perego, responsabile dell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano perché erano anni che non si dedicava così tanto spazio e tempo ad approfondire il ruolo delle nuove tecnologie come fattore abilitante lo sviluppo di una nazione. Il decreto si è molto concentrato sull’innovazione digitale all’interno della PA con una quindicina di azioni in aree diverse: identità digitale, istruzione, sanità, giustizia, sistemi di pagamento, open data, inclusione. E’ giusto che sia così, in considerazione del ruolo che riveste l’efficienza della PA nell’economia della nazione (800 miliardi di euro all’anno che devono, se possibile, essere ridotti e in ogni caso ben spesi – ndr). In quest’area – l’innovazione digitale della PA – si poteva forse porre più enfasi sull’eProcurement e sulla Fatturazione Elettronica, anche se probabilmente si è preferito non interferire con altre misure già in fase di recepimento in questi ambiti, contenute nei decreti Spending Review e nella Finanziaria 2008 con secondo decreto attuativo in firma. L’attenzione ora si deve spostare sull’attuazione di tutte queste misure. Occorrerà infatti rivedere processi, procedure, mansioni, ruoli organizzativi, oltre che sistemi informativi, all’interno della PA. E questo richiederà forte e reale commitment dei vertici pubblici. Molto meno invece è stato pensato a favore dell’innovazione delle imprese, se escludiamo tre ambiti specifici: spinta ai pagamenti con moneta elettronica, stimolo agli investimenti nella rete in banda larga/ultralarga, semplificazioni e incentivi per le start-up innovative. Spariti i riferimenti all’e-commerce, che per altro andrebbe interpretato in senso più ampio rispetto a quanto presente nelle prime bozze: non solo B2C ma anche B2B, non solo portali ma anche connessioni EDI (Electronic Data Interchange). Il nostro plauso va invece agli interventi verso le start-up, dove la task force del governo ha lavorato nei mesi scorsi. Un solo neo: sono sparite tutte quelle misure che prevedevano un’iniezione di soldi. La promessa è che le risorse ci saranno, anche senza norma specifica. Ma certo non giova che non si sia quasi completamente considerato il ruolo che il sistema universitario può e deve giocare nell’ecosistema delle start-up, né a livello di formazione, né a livello di incubatori e trasferimento tecnologico. E invece, qualcosa di buono sta accadendo, come dimostra anche la nostra iniziativa PoliHUB del Politecnico di Milano».

 

RIDUZIONE DELL’ICT DIVIDE

Quale effetto avrà l’Agenda Digitale Italiana in una prospettiva di riduzione dell’ICT Divide almeno con l’Europa? Per Paolo Pasini, professore di Sistemi Informativi di SDA Bocconi «dopo la pubblicazione della Agenda digitale italiana all’interno del decreto Crescita 2.0 si è discusso molto di completezza della stessa, di risorse finanziarie disponibili, di contenuti specifici dei singoli macro-temi, di deleghe e responsabilità decisionali sull’ICT pubblica italiana, troppo frammentate, tanto da far sorgere la necessità di un “chief information officer di stato”, come esiste in Francia o negli Stati Uniti, e come avviene anche nei gruppi di imprese private che si sono dotate di una funzione IT centralizzata o di corporate. Vorrei invece provare a dare una lettura diversa dei macro-temi che costituiscono l’Agenda Digitale italiana in termini costruttivi, come fattori che, se debitamente finanziati, progettati e realizzati, possono contribuire a migliorare il posizionamento del nostro Paese nei ranking del “Global Competitiveness Report” del World Economic Forum che da diversi anni ci vede impietosamente relegati in posizioni non coerenti col fatto di essere tra le 10 economie più sviluppate al mondo».

Proviamo a vedere – quindi – quali relazioni sono identificabili tra i macro-temi dell’Agenda digitale e le variabili considerate dal report poco sopra citato. I temi della PA digitale possono contribuire a migliorare il “Government procurement of Advanced Technology Products index” che oggi ci vede ben 114esimo posto sui 140 paesi analizzati. I contenuti dell’Istruzione digitale possono generare un miglioramento di almeno tre fattori considerati dal Global Competitiveness Index: il “Quality of primary education index”, in cui l’Italia si ritrova al 42esimo posto, il “Quality of educational system index”, in cui l’Italia è all’88esimo posto, e l’ “Internet access in schools index”, in cui siamo posizionati al 79esimo posto, sempre sui 140 paesi mondiali analizzati. La riduzione del Digital Divide è direttamente connessa almeno a tre index, quali il “Quality of overall infrastructure index”, in cui l’Italia è al 79esimo, il “Broadband Internet subscription/100 pop.”, in cui siamo in 29esima posizione, e l”Internet bandwith, kb/s/capita index”, in 24esima posizione.

Il tema dei Pagamenti elettronici può invece contribuire a migliorare il nostro posizionamento nell’”Availability of financial services”, in cui oggi siamo al 67esimo posto.

Gli interventi in termini di Giustizia digitale possono infine migliorare il nostro giudizio internazionale in almeno due fattori, l’ “Efficiency of legal framework in settling disputes index”, nel quale l’Italia è al 133esimo posto, e l’ “Efficiency of legal framework in challenging regs index”, dove ci troviamo al 125esimo.

«Non è facile misurare cosa potrebbe significare – spiega Paolo Pasini – in termini di PIL, di investimenti privati e pubblici nel nostro paese da parte di investitori esteri, di occupazione, di produttività, e così via, un sensibile miglioramento di questi indici che, cumulati con tutti gli altri che compongono il Global Competitiveness Index (111 indici in totale), potrebbero contribuire a migliorare la reputazione del sistema Paese in queste classifiche e “vetrine” internazionali: in ogni caso, vale la pena di provare a tracciare una possibile relazione quantitativa tra gli investimenti (ICT e non) che si dovrebbero fare nell’Agenda Digitale e anche questi risultati o ritorni».

 

LA SCUOLA MOLTIPLICA LA CRESCITA

La scuola è un fattore centrale per la crescita anche se l’adozione dei libri di testo digitali resta a carico delle famiglie e la “digitalizzazione” del corpo docente rimane una incognita, più che una variabile. La competitività del Paese passa attraverso l’università e la ricerca. Ogni azione sul sistema educativo si riflette sulla metà del Paese. Per Federico Rajola, direttore del CETIF (Centro di ricerca su Tecnologie, Innovazione e servizi Finanziari) dell’Università Cattolica di Milano, «l’Agenda Digitale è un’occasione decisiva per favorire il rilancio del Paese. L’innovazione non può essere sempre di tipo top-down. Credo, tuttavia, che nell’attuale contesto economico un’azione condivisa e coordinata di lungo periodo rappresenti la chiave di volta per la crescita. La variabile culturale non deve essere sottovalutata, ma dobbiamo essere consapevoli che necessita di tempi lunghi. Le premesse ci sono tutte. L’Agenda Digitale messa in piedi dal Governo Monti rappresenta le fondamenta di questo rilancio. L’attenzione dedicata alle start-up è una dote importante per la nascita di nuove imprese e per i giovani. I giovani devono essere i promotori dell’innovazione, soprattutto su loro può basarsi la spinta propulsiva.

L’innovazione nell’ambito dei pagamenti, non solo per il settore bancario, può portare a una maggiore efficienza e una maggiore trasparenza di sistema. Tale innovazione è un driver anche per la lotta all’evasione e al riciclaggio. Tuttavia l’Italia resta un cantiere aperto. Sono necessari rilevanti interventi sistemici e sistematici per la definizione di un nuovo modello di welfare. La crisi in atto ci spinge a concentrarsi sulle priorità. L’Agenda Digitale rappresenta anche una svolta culturale e reputazionale del Paese nei confronti dell’Europa e del mondo. L’Italia merita un ruolo di rilievo nel panorama internazionale. Almeno pari a quello degli altri Paesi europei. L’impatto sul PIL degli investimenti in innovazione è molto basso. Un intervento sistematico e di lungo periodo di supporto all’innovazione costituisce la premessa essenziale per sfruttare la creatività come caratteristica distintiva. Questa scelta dipende dalla volontà comune dei cittadini, delle imprese e della politica. Il prossimo esecutivo deve intraprendere un percorso lungimirante e avere una prospettiva di lungo periodo. Dobbiamo trovare il modo di utilizzare l’impianto in corso d’opera dell’Agenda Digitale per dare slancio anche alla creatività dell’iniziativa imprenditoriale. L’Agenda Digitale non può essere solo un affare o uno slogan, deve essere trattata come una questione vitale per il Paese. È necessario un radicale cambiamento culturale. E per far questo deve cambiare la percezione del cittadino su questi temi. Bisogna comprendere che la mancata digitalizzazione porterà, come conseguenza, l’esclusione di una parte dei cittadini dalla vita democratica e dal lavoro. Esiste una questione di educazione alla tecnologia che anche la televisione come servizio pubblico deve affrontare. Le università e le associazioni di settore supportano il processo di cambiamento, ma esiste un problema culturale che deve essere superato. Come in altri Paesi industrializzati la spinta all’innovazione deve passare anche, o forse soprattutto, attraverso il coinvolgimento del sistema universitario». 

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Smau 2012: l’innovazione che serve al Paese https://www.datamanager.it/news/anci/smau-2012-l-innovazione-che-serve-al-paese Thu, 25 Oct 2012 09:24:20 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/10/smau-2012-linnovazione-che-serve-al-paese/ Il reportge con alcune interessanti video interviste della giornata di presentazione di Smau 2012. Pierantonio Macola, Andrea Gibelli, Paolo Pasini, Antonella Galdi, Raffaello Balocco...

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Il reportge con alcune interessanti video interviste della giornata di presentazione di Smau 2012. Pierantonio Macola, Andrea Gibelli, Paolo Pasini, Antonella Galdi, Raffaello Balocco…

Palazzo Mezzanotte. Nel salotto della finanza milanese, Pierantonio Macola, amministratore delegato Smau ha presentato la 49esima edizione di Smau in programma dal 17 al 19 ottobre nei padiglioni 1 e 2 di Fieramilanocity. Accanto a lui, Andrea Gibelli, vicepresidente Regione Lombardia e Antonella Galdi, responsabile Innovazione di ANCI.

L’edizione 2011 di Smau Milano si era conclusa con un bilancio positivo di oltre 52mila manager e imprenditori provenienti da tutta Italia, oltre 600 marchi dell’ICT presenti, 400 workshop e convegni seguiti da più di 27mila partecipanti. Per l’edizione di quest’anno, le attese si mantengono sui livelli del 2011. Confermata la presenza dei principali attori del mercato ICT insieme al loro ecosistema di partner: APC, Cisco, Dell, Epson, Fujitsu, Google Enterprise, IBM, HP, Intel, Microsoft, Olivetti, Oracle, SAP, Telecom Italia, Vodafone, Xerox e Zucchetti. School of Management del Politecnico di Milano, SDA Bocconi School of Management e società di consulenza, come Gartner per offriranno – con i loro studi e ricerche – un quadro sulle tendenze del mercato e sui temi caldi dell’innovazione. Le Regioni partecipano con gli assessorati alle attività produttive, riuniti quest’anno insieme a tutti quei soggetti – incubatori, acceleratori d’innovazione ed enti – che hanno il compito di fornire agevolazioni e strumenti finanziari alle imprese.

Presenti: Provincia Autonoma di Trento, Regione Campania, Regione Friuli, Regione Lombardia, Regione Puglia, Regione Toscana, Regione Sardegna, Regione Veneto.

 

 

MACOLA: «SMAU PALESTRA DELL’INNOVAZIONE»

Pierantonio Macola sceglie la metafora sportiva per spiegare il programma della rassegna: «Quattro anni di tour in giro per l’Italia e 25 eventi sul territorio ci hanno portato in contatto con oltre 300mila imprese e a conoscere – attraverso il Premio Innovazione ICT – oltre duemila casi di successo di imprese italiane. Smau ha guardato dentro queste realtà per capire quali sono gli elementi del successo e proporre un programma di “allenamento” a tutte le imprese che vogliono diventare “campioni di innovazione». La formula di Macola per lo sviluppo si basa tu tre elementi base: «Tecnologia, territorio e imprese».  La ricetta di Smau 2012 è semplice e complessa al tempo stesso: «Formazione, aggiornamento professionale, contatto diretto, condivisione di esperienze. Nel business, come nello sport il talento è contagioso».

 

A OGNI IMPRESA IL SUO SPAZIO

Sono previsti oltre 600 momenti formativi e informativi, della durata di massimo 50 minuti ciascuno, in cui imprenditori e manager avranno la possibilità di comprendere concretamente le opportunità offerte dalle più moderne tecnologie digitali. Il Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria presenteranno tre convegni che vedranno confrontarsi i più grandi player del settore con il mondo della domanda sui temi dell’unified communication & collaboration, dell’information security e della stampa digitale e del document management.

Molto spazio sarà dato alle novità tecnologiche del momento tra cui spiccano il cloud computing, le soluzioni per la mobility come apps, tablet e ultrabook, i sistemi gestionali integrati, la business intelligence, i sistemi di CRM, le soluzioni di gestione documentale, le soluzioni di unified communication e collaboration, information security, fatturazione elettronica, e-commerce, molto altro, oltre alle immancabili curiosità presentate dalle start up dell’area dei Percorsi dell’Innovazione.

 

SMART CITY ROADSHOW

A completare il programma, per il secondo anno consecutivo, Smau ospiterà il Smart City Roadshow, un evento nell’evento, che mira a mettere a fattor comune le esperienze delle città italiane attraverso un ciclo di laboratori e un convegno istituzionale, realizzato in collaborazione con Anci e Net Consulting. Il convegno darà voce – da una parte – alle esperienze delle aziende internazionali attive in progetti innovativi e – dall’altra – alle imprese e amministrazioni locali impegnate in progetti virtuosi e innovativi.

 

 

 

GIBELLI: «NON SONO TUTTE START UP»

Per Andrea Gibelli, vice presidente e assessore all’Industria e Artigianato di Regione Lombardia, «l’innovazione tecnologica rappresenta una sfida decisiva che Regione Lombardia che vale otto punti percentuali della ricchezza prodotta. L’ICT è un’opportunità strategica e trasversale per le 800mila imprese presenti sul territorio, che sono il vero motore economico del Nord e anche del Paese. Per questo «in collaborazione con Smau, stiamo studiando la possibilità di introdurre una piattaforma di relazione e condivisione delle informazioni, che abbiamo chiamato WikiRegione e sulla scia del grande successo del bando dell’anno scorso, nei prossimi mesi si aggiungeranno nuovi strumenti a supporto delle start up tecnologiche, che nella nostra Regione – più che altrove – trovano le migliori condizioni di sviluppo». E proprio sulle start up – oggetto delle misure del Governo varate nel decreto del 4 ottobre – Regione Lombardia ha una visone nuova, che non vuole sovrapporre il concetto di “impresa nuova” con quella di “impresa innovativa”. Per Gibelli «le start up sono uno strumento per consentire a settori maturi di tornare a essere competitivi».

 

PASINI: «METTERE LA FORMAZIONE AL CENTRO»

Paolo Pasini, Professor, SDA Bocconi School of Management, Information Systems Management & Technology Department, ha spiegato l’importanza della formazione per le imprese partendo da alcuni dati significativi: «La formazione e informazione in Italia è ancora molto sottovalutata, pensiamo che gli investimenti in questo campo rappresentano il 4,1% del PIL, meno della media europea. L’Italia è al 127 posto nel mondo e quart’ultima in Europa per gli investimenti delle imprese nella formazione del personale. Diventa così fondamentale colmare il gap con il resto del mondo attraverso una formazione snella e mirata. Con questo obiettivo SDA Bocconi partecipa a Smau 2012, portando in dote due workshop dedicati alla business intelligence e al project management.

 

GALDI: «SVILUPPO URBANO INTELLIGENTE»

L’innovazione tecnologica può essere considerata uno strumento di pianificazione urbanistica al pari delle strade, della fogna, dell’acqua? Qual è la sfida per i sindaci che vogliono essere attori dello sviluppo nelle loro città. Per Antonella Galdi, responsabile innovazione di ANCI «La rapida diffusione di progetti “Smart City” in tutta Italia evidenzia che i sindaci hanno compreso l’importanza delle nuove tecnologie –  però – è necessario stabilire una programmazione integrata tra soggetti pubblici e fornitori di tecnologie, per passare dalla fase di ideazione a quella di esecuzione dei progetti, in modo da garantire migliori servizi per la comunità e business per le imprese. ANCI ha siglato un accordo con il MIUR il cui obiettivo principale è di procedere a una approfondita ricognizione della situazione esistente nei diversi territori relativamente alle azioni intraprese dai comuni in tema di sviluppo urbano sostenibile e intelligente».

 

BALOCCO: «IL PREMIO PER LE IMPRESE CHE INNOVANO»

Raffaello Balocco, responsabile scientifico dell’Osservatorio SMAU School of Management del Politecnico di Milano – prima di passare all’annuncio delle aziende finaliste del Premio Innovazione ICT – ha fornito alcuni dati sui Mercati Digitali: «Nonostante la situazione di difficoltà vissuta dalla nostra economia, i mercati digitali consumer crescono nel 2012 del 14%, superando i 16,2 miliardi di euro, con una componente “internet based” che pesa per circa il 75%. Questa componente potrà beneficiare nei prossimi anni dell’avvento della “Nuova Internet”, il paradigma di fruizione basato su nuovi device (tablet, smartphone e Internet TV) e sulle apps, che potrebbe fare recuperare all’Italia un gap accumulato con la “Vecchia Internet”, basata su PC e Web. I dati parlano chiaro: oltre 32 milioni di Smartphone, 2,5 milioni di Internet Tv e 2,9 milioni di Tablet in Italia – che cresceranno rispettivamente a quasi 50 milioni, 11 milioni e 12 milioni nel corso del 2015. E ancora: 1,5 milioni di Mobile App disponibili e oltre 60 miliardi di Mobile App scaricate attraverso smartphone e tablet dal lancio degli store a livello mondiale. Sono numeri che possono contribuire a una crescita ulteriore dei mercati digitali nel corso dei prossimi anni».

 

 

I CAMPIONI DELL’INNOVAZIONE – LE AZIENDE FINALISTE

 

SISTEMI GESTIONALI

Electronic Systems, Fininvest, GMA Generale Meccatronica Applicata, Heinz Italia – Plasmon, Impianti Riese, Midac Batteries, Rothoblaas, Subito.it, Telmotor

BUSINESS INTELLIGENCE E CRM

Fiorini Industrial Packaging, Giuffrè Editore, P&G Procter and Gamble

FATTURAZIONE ELETTRONICA E DEMATERIALIZZAZIONE

Bonprix, Publiacqua

MARKETING DIGITALE E ECOMMERCE

Auditorium Parco della Musica, Pommy.it, Truckpooling.it, Voglioilruolo.it

SISTEMI DI COMUNICAZIONE AVANZATI

Roche

INFRASTRUTTURA IT

Endress+Hauser, Industrie Ilpea, L.E.G.O, Q.V.C. Italia, Siad, Tesmec, TNT Express, Triboo

CLOUD COMPUTING

Capital Software, Gruppo Bonomi

ICT NELLA PA

Agenzia del territorio, Arma dei Carabinieri, Comune di Pieve Emanuele, CSI Piemonte, Ente Mutuo Milano, Metapontum Agrobios, Regione Toscana

ICT IN SANITÀ

Casa di cura Villa Fulvia, ASL di Torino 2, ASL di Firenze, ASL di Bari

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La BI secondo Information Builders https://www.datamanager.it/news/big-data/la-bi-secondo-information-builders Wed, 10 Oct 2012 10:46:14 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/10/la-bi-secondo-information-builders/ Intelligence, integration, integrity sono le parole d’ordine, che Gerarld D. Cohen - inventore del linguaggio 4C, nonché ceo e presidente di Information Builders - ha lanciato nel suo video messaggio di apertura del Summit 2012

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Information Builders all’attacco del mercato italiano

 

 

Intelligence, integration, integrity sono le parole d’ordine, che Gerarld D. Cohen – inventore del linguaggio 4C, nonché ceo e presidente di Information Builders – ha lanciato nel suo video messaggio di apertura del Summit 2012, che ha fatto tappa il nove ottobre a Milano, dopo Madrid e Londra. Obiettivo della user conference, tracciare la nuova roadmap della BI, mettendo a confronto le esperienze aziendali italiane (come l’applicazione mobile sviluppata per il ministero della Giustizia e il progetto di EPM & reporting per il controllo in tempo reale del business, sviluppato da Tagetik) e le tendenze del mercato per il futuro. L’Italia, nelle classifiche per la competitività e l’innovazione è fanalino di coda in Europa. Per quanto riguarda l’adozione di soluzioni di business intelligence – invece – si piazza al quarto posto, dopo Inghilterra, Francia e Germania (Gartner).

 

Per José María García-Soto, vp e amministratore delegato di Information Builders Italia, «il tasso di crescita (+13,3%) dell’adozione di queste soluzioni in Italia è il più alto registrato in Europa nel 2011 e rappresenta una vera sfida». Una sfida che Information Builders «vuole cogliere al volo proponendo al mercato delle PMI un’offerta sulla BI, a misura di cliente, con massimo livello di performance e con l’entry point più competitivo». L’offerta di Information Builders copre tutti i settori di mercato ed è basata su una piattaforma completa con funzionalità di business intelligence, business analytics e performance management in grado di garantire il massimo livello di integrazione, dall’accesso ai dati al processo di data quality e distribuzione. «In un momento di incertezza economica – spiega José María García-Soto – «bisogna aiutare le imprese a cambiare, facilitando l’adozione di queste soluzioni innovative». L’Italia, dopo l’apertura della prima filiale italiana è al centro di questa strategia. I competitors sono avvisati.

 

LE FONDAMENTA DELLA BI

Paolo Pasini, responsabile osservatorio business intelligence, SDA Bocconi ha messo in ordine i trend della business intelligence, distinguendo tra miti e mode. Per Pasini, se si guarda la situazione italiana, è necessario distinguere tre fasi di maturità della BI: le aziende nella fase di introduzione, quelle nella fase di crescita e le aziende che si trovano nella fase di integrazione e ottimizzazione della BI. Perché́ c’è bisogno di analytics e quali sono le fondamenta della BI?

 

 

«In un momento di grande complessità – spiega Paolo Pasini – le aziende devono basare le loro scelte su fatti oggettivi e affidarsi meno all’intuito e alla fortuna. Se non si vuole ridurre la business intelligence a una moda, bisogna comprendere che la BI è un fenomeno di management, non solo di ICT. Il futuro della BI si gioca sulla percezione dell’innovazione, del valore, dell’utilità da parte dei business manager e sul “pivoting” a supporto da parte delle direzioni IT in azienda. La BI è una opportunità, ma bisogna spostare l’enfasi dal problema del “volume dei dati”, a quello della conoscenza e dell’analisi dei dati. In sostanza, l’esperienza migliora, ma gli ostacoli sono gli stessi. L’adozione di soluzioni tecnologiche resta una questione culturale».

 

TRASFORMARE I DATI IN VALORE

 

 

Anchesecondo Rado Kotorov, vice president of product marketing di Information Builders, «gli investimenti in BI possono garantire un ritorno dell’investimento fino all’80%, ma ci sono alcuni ostacoli da superare, che non hanno a che fare con la questione dei costi, per altro sempre più accessibili, ma con una resistenza interna delle aziende al cambiamento. Esiste una specie di paradosso nelle questioni umane: più le decisioni da prendere sono importanti, più si tende a rimandarle, oppure, si finisce per affidarsi all’istinto, spesso facendo un salto nel buio.

Nel mondo del business il proverbiale “fiuto” ha fatto il suo tempo e non si può certo scappare via davanti al pericolo che avanza. La velocità e la quantità di dati a disposizione impone di fare un salto evolutivo. In tempi difficili fare la scelta giusta significa affidarsi non alla fortuna, ma ai fatti e all’analisi dei dati. Nelle imprese, c’è un problema di accesso alle informazioni e di fiducia nella condivisione delle informazioni. I responsabili dei sistemi informativi che stanno puntando sull’integrazione e l’ottimizzazione dell’accesso alle informazioni stanno aiutando le aziende a ascoltare i loro clienti e a diventare più competitive. I quattro “hot technology trends” sono: big data, mobile, cloud e analytics. Ma le aziende sapranno avere una visione unitaria della realtà che tenga conto di queste evoluzioni? «Con la consumerizzazione dell’IT, l’esplosione del mobile e dei social network – dice Rado Kotorov – le organizzazioni stanno facendo fronte a un volume crescente di dati. Ma il volume non è l’aspetto più critico. Senza qualità e selezione delle informazione non si può “costruire” informazione a valore aggiunto. Information Builders permette di trasformare i dati in valore di business con la triplice formula di intelligence, integrity e integrazione che traduce anche la nostra offerta». Big data, business intelligence, cloud computing cambieranno anche il volto delle imprese tradizionali di informatica? Per Rado Kotorov nel futuro «forse non ci saranno più IBM o Oracle da un lato e Google e Facebook dall’altro, ma le imprese ICT saranno più simili a una specie di “Big intelligence company”. La convergenza tecnologica, la consumerizzazione e l’analisi dei dati incideranno soprattutto sui modelli di business e di organizzazione aziendale. Ci stiamo muovendo verso l’integrazione di tutte le fonti di dati. L’analisi delle informazioni non strutturate avrà sempre più importanza per definire, ad esempio, l’impatto di una campagna marketing. Le ricerche di mercato a campione non avranno più senso, perché sarà possibile avere un feedback immediato, in tempo reale direttamente da chi acquista un prodotto o un servizio. Le aziende dovranno imparare ad ascoltare quello che le persone dicono, se vogliono capire che cosa comprano».

 

«BUILD ONCE, DEPLOY ANYWHERE»

Entro il2020, porteremo tutte le informazioni del mondo nel taschino, ma il problema sarà sempre lo stesso: Come trasferire questo patrimonio di conoscenza dal taschino al cervello? E le imprese come trasformeranno i dati e i big data in moneta sonante?

 

 

«Information Builders è una delle più grandi aziende private indipendenti nel settore del software con oltre 60 uffici in tutto il mondo e una customer base di oltre 12mila installazioni in più di 8mila aziende e la sua offerta per le PMI è destinata ad avere un forte impatto sul mercato».

Peter O’Grady, service director for business intelligence product marketing di Information Builders, dati alla mano, ha misurato anche l’impatto dell’adozione di soluzioni analitiche sulle performance aziendali, con particolare attenzione al tema degli open data, alle architetture oncloud, all’adozione di modelli predittivi di moduli di visualizzazione avanzata e alla prospettiva della mobile BI. «Build once, deploy anywhere» così – Peter O’Grady – definisce l’approccio al mercato di Information Builders che va oltre le tipiche soluzioni di reporting o di misurazione della performance. La correlazione tra i dati e tutte le loro possibili fonti è la base per una BI efficiente, che vede nelle soluzioni di sentiment analysis e word analysis, strumenti nuovi in grado di aiutare le aziende a costruire il sapere di cui hanno bisogno. Dietro alle montagne di dati da gestire, c’è anche molta “spazzatura”. Ma non è solo questione di quantità, ma anche di coerenza tra dati e conoscenza. Le aziende devono capire che prima di accumulare e raccogliere i dati, bisogna partire dalla domanda: Quali informazioni sono utili al mio business? Per Peter O’Grady bisogna «insegnare alle aziende a sfruttare i dati per migliorare l’esperienza del cliente, la compliance, la governance e la gestione operativa. La conoscenza e la condivisione delle informazioni sono la vera base del cambiamento».

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Summit Italia 2012 di Information Builders: innovare e trasformare https://www.datamanager.it/news/summit-italia-2012/summit-italia-2012-di-information-builders-innovare-e-trasformare Wed, 12 Sep 2012 12:13:51 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/09/summit-italia-2012-di-information-builders-innovare-e-trasformare/ Tra i relatori, Paolo Pasini direttore dell’Osservatorio Business Intelligence, SDA Bocconi

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Tra i relatori, Paolo Pasini direttore dell’Osservatorio Business Intelligence, SDA Bocconi

Iniziano i preparativi per il Summit Italia 2012 di Information Builders, in agenda il prossimo 9 ottobre a Milano.

“Più che Summit mi piace definirlo un Forum, ad indicare il momento di formazione e informazione di elevato livello, in cui i clienti e le aziende hanno la possibilità di condividere esperienza, conoscere i nuovi approcci e le strategie innovative di Information Builders, confrontarsi con i migliori esperti nell’innovazione”, ha detto José María García-Soto, vicepresidente e amministratore delegato di Information Builders Italia.

Il più importante convegno annuale dedicato alle opportunità che offrono la Business Intelligence, Business Analytics, Integrazione dei dati e Integrità dell’informazione, è volto a fornire risposte concrete alle esigenze delle aziende che guardano all’innovazione, in ottica di efficienza produttiva.

Ad accogliere l’evento, sarà la storica sede di Palazzo Giureconsulti dove si riuniranno professionisti dell’IT, imprenditori e manager di ciascuna business area e di ogni settore.

Tra i relatori che interveranno nella sessione del mattino:

Paolo Pasini, direttore dell’Osservatorio BI della SDA Bocconi;

Rado Kotorov e Peter O’Grady, rispettivamente Vice Presidente dell’area Product Marketing e Direttore Servizi del BI Product Marketing globale;

Anna Fino, funzionario informatico presso l’Ufficio per lo Sviluppo e la Gestione del Sistema Informativo Automatizzato, Amministrazione Penitenziaria, Sezione Statistica Ministero della Giustiza

Andrea Squizzato, CIO di Praesidium, società di marketing e sales consulting

Efres Belmonte, managing partner di Analytika, società specializzata nelle soluzioni di advanced customized and predictive analytics.

Nel pomeriggio sono previste sessioni di appronfodimento sulle tematiche toccate durante il mattino e casi di implementazione sviluppati da Information Builders insieme ai technology partners di prima linea quali Teradata, Tagetik e Serena Sfotware.

La giornata si concluderà con una visita guidata gratuita del Palazzo e un aperitivo in un piacevole ambiente di networking e scambio di idee.

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