personalizzazione – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 10 Oct 2018 08:48:38 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png personalizzazione – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Next Mobile Economy, i quattro pilastri della strategia di Samsung https://www.datamanager.it/2018/06/next-mobile-economy-i-quattro-pilastri-della-strategia-di-samsung/ Mon, 11 Jun 2018 14:52:58 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149349 Non una soluzione o un prodotto ma un ecosistema creato per consentire alle imprese di evolvere verso la digitalizzazione in mobilità. La strategia di Samsung basata su quattro pilastri fondamentali: sicurezza, controllo, personalizzazione e collaborazione Quando si parla di digital transformation spesso si pensa a una serie di soluzioni che permettono al business di entrare […]

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Non una soluzione o un prodotto ma un ecosistema creato per consentire alle imprese di evolvere verso la digitalizzazione in mobilità. La strategia di Samsung basata su quattro pilastri fondamentali: sicurezza, controllo, personalizzazione e collaborazione

Quando si parla di digital transformation spesso si pensa a una serie di soluzioni che permettono al business di entrare in una nuova era produttiva. Vero, verissimo ma all’interno dello stesso “movimento” si possono individuare flussi focalizzati e la Next Mobile Economy è tra questi. Il termine è destinato a entrare nei trending topic degli amministratori, visto che include strategie volte a migliorare aspetti che ricadono in altri settori come il BYOD o lo smart working. Ma cosa si intende per Next Mobile Economy? Per capirlo bisogna considerare un “prima” e un “dopo”.

LA PRIMA ERA

L’economia mobile o 1.0 è il termine associato al fenomeno dell’integrazione, in azienda, di strumenti connessi e flessibili, come smartphone e portatili, a scopo professionale. Il suo avvento si deve, in larga parte, all’introduzione di piattaforme che hanno permesso di creare nuovi modelli di business, tramite processi più rapidi, qualitativi e automatizzati. Pensiamo alla stessa Internet e all’utilizzo di server e data center per connettersi in maniera ubiqua ai file, seppur con limiti spaziali (la localizzazione della rete aziendale) e temporali (solo negli orari di ufficio). Ciò ha comunque causato una rottura di paradigmi tradizionali, rimettendo l’utente al centro delle logiche applicative.

L’ECONOMIA MOBILE 2.0

La Next Mobile Economy o 2.0 è invece caratterizzata dalla sempre maggiore dipendenza, sia lato enterprise che consumer, dalla mobilità in senso lato, che riguarda non solo il possesso fisico di un apparecchio smart ma la oramai ovvia convinzione di poter restare collegato alla rete lungo tutta la propria quotidianità, sperimentando solo in minima parte zone d’ombra e momenti di doloroso distacco dal mondo connesso. È dunque la persistente architettura a rendere possibili tecnologie come il cloud, i big data, l’AI, la realtà virtuale e quella aumentata, l’IoT. Quello che fa la Next Economy è accelerare l’impatto della mobilità in contesti piccoli e grandi, segnando un punto di non ritorno dietro il quale le aziende non possono più soddisfare le esigenze del mercato odierno. Durante lo scorso Mobile World Congress, DJ Koh, CEO di Samsung Electronics, aveva delineato il concetto di Next Mobile Economy, spiegando la volontà del chaebol coreano di aumentare gli investimenti in tale ottica per consolidare sempre di più la propria posizione in quanto abilitatore hi-tech. Per analizzare la spinta della NME in Italia abbiamo fatto due chiacchiere con Paolo Bagnoli, head of IM Marketing B2B di Samsung Italia.

CAMBIARE MARCIA

«La Next Mobile Economy è la lunga scia della trasformazione digitale. Dopo aver adottato strumenti intelligenti e dirompenti, rispetto ai metodi classici, le organizzazioni si sono accorte di come l’ambiente circostante stesse cambiando, e con esso il modo di accedere ai contenuti. Oggi, chi sceglie di intraprendere questo ulteriore percorso di crescita potrà beneficiare domani di uno slancio più netto nell’affrontare le sfide del mercato, così come il treno della digitalizzazione ha permesso alle compagnie di cambiare marcia e “inventare” nuove soluzioni con cui far fronte alle richieste dei clienti. Del resto, la stessa Samsung ha seguito tale linea. Da sempre, guidiamo le innovazioni in ambito mobile e siamo convinti più che mai che tutti possano trarre vantaggio dalle nostre piattaforme, che mettono assieme il meglio dell’offerta hardware e software, anche dei partner».


Come supportare la #mobilità mantenendo il controllo dei dati e dei dispositivi – @SamsungBizIT
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I QUATTRO PILASTRI DELLA STRATEGIA

Il senso della Next Mobile Economy di Samsung è proprio questo: mettere a frutto il know-how coltivato negli anni per realizzare strategie peculiari basate però su quattro pillar fondamentali: sicurezza, controllo, personalizzazione e collaborazione. A descriverli è ancora Bagnoli: «La protezione dei dati, nell’anno del GDPR, è un concetto imprescindibile e dunque sappiamo di dover offrire tool che siano completamente compliance con la normativa europea. Se un tempo lo studio dei dati era limitato al massimo a quello degli analytics, oggi tutto ciò che ci circonda produce informazioni utili a qualcun altro; far in modo che nel nostro ecosistema queste siano protette è essenziale. In merito al “controllo”, l’obiettivo è bilanciare l’aspetto funzionale con quello di una corretta gestione dei dispositivi. Non a caso sposiamo l’idea di “open mobile management” per consentire alle aziende di configurare in breve tempo i device e ottimizzare la dotazione della workforce sul campo. Non dimentichiamo poi la personalizzazione, ovvero la necessità di andare incontro ai bisogni delle singole realtà che serviamo. Con Samsung Knox Configure – per esempio – i responsabili IT possono impostare smartphone e tablet e adattarli ai requisiti aziendali, prima di consegnarli fisicamente ai dipendenti. Ma la Next Mobile Economy è anche collaborazione, in quanto vettore che abilita le imprese a risolvere problemi e a scoprire nuove opportunità attraverso ampie partnership. Samsung ne ha avviate tante nel corso degli anni e l’economia mobile ci ha spinto ad accelerare il processo, che è scaturito nei progetti con vari brand a livello internazionale».

ANDARE OLTRE IL PRODOTTO

La NME insomma non è solo un’iniziativa che si conclude con il portare la mobilità in azienda, ma un approccio radicale a un modo diverso di intendere il business. Si tratta di potenziare la forza lavoro con strumenti e soluzioni personalizzate che aumentano la produttività, la flessibilità e i risultati; è un nuovo inizio per acquisire rilevanza sul mercato e farsi largo tra i competitor. Nella società attuale il mobile non è un asset, è tutto. Nelle parole di Paolo Bagnoli vi è la convinzione che Samsung possa porsi – anzi già lo fa – come soggetto consulenziale di valore per i clienti, con lo scopo di ampliare maggiormente le maglie di intervento, quasi fosse un system integrator. «Chi sposa la nostra NME sa di affidarsi all’ultima tecnologia sul mercato, che si tratti di un telefonino o di un sistema di gestione intelligente. Viviamo un cambiamento epocale, che ci ha portati ad assumere i contorni di un’impresa a 360 gradi vicina alle esigenze del mondo IT in varie declinazioni. Vogliamo andare oltre il prodotto, trasferendo il concetto che Samsung può davvero accompagnare la digital mobile journey sia della multinazionale che della piccola e media impresa. Anzi, ci sentiamo particolarmente affini alle PMI che popolano il nostro paese e che, molto spesso, non sanno di poter accogliere un’innovazione pensata per tutti e accessibile più di quanto si creda. Sotto questo punto di vista ci rivolgiamo alle compagnie Top 100, Top 500 ma anche nascenti, e convinte del potenziale della Next Mobile Economy».

PANORAMA MOBILE IN EVOLUZIONE

Ovviamente, il processo di adozione dell’economia mobile non è semplice ed è per questo che Samsung prevede di raggiungere traguardi considerevoli in circa un triennio. Nel periodo però non tutte le cose resteranno uguali, visto che ci sarà spazio per stringere nuove partnership, considerare le crescenti necessità di connettività degli utenti e, perché no, inscriverle in terminali che diventano sempre più belli, potenti e smart. Il che va tutto a vantaggio di un panorama, quello mobile, che è sia traino dell’evoluzione che oggetto stesso del cambiamento.

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L’IT per il Fashion, la trasformazione digitale è di moda https://www.datamanager.it/2018/03/lit-fashion-la-trasformazione-digitale-moda/ Thu, 15 Mar 2018 13:58:50 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143727 Nel mondo del Fashion, creatività, buon gusto e senso degli affari sono condizioni necessarie. Ma non più sufficienti per avere successo in un settore che è industria a tutti gli effetti. E, come accade oggi in tutti gli ambiti, anche qui serve una robusta dose di digital transformation Tra camerini prova virtuali in piena era […]

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Nel mondo del Fashion, creatività, buon gusto e senso degli affari sono condizioni necessarie. Ma non più sufficienti per avere successo in un settore che è industria a tutti gli effetti. E, come accade oggi in tutti gli ambiti, anche qui serve una robusta dose di digital transformation

Tra camerini prova virtuali in piena era “Fitting room 2.0”, piattaforme omni-channel e supply chain sempre più sofisticate, la trasformazione digitale ha fatto il suo prepotente ingresso anche nel mondo del Fashion. E non potrebbe essere altrimenti, perché quello che è forse il simbolo del Made in Italy più ammirato in tutto il mondo, oltre che uno dei più importanti, ne ha bisogno per mantenere il primato in un contesto sempre più competitivo. Dove creatività, buon gusto e senso degli affari non sono più sufficienti da soli. Anche perché, sotto la superficie “glamour”, il settore della Moda è un comparto dove l’aspetto industriale è più concreto che mai, nel quale l’apporto dell’IT è pervasivo, e si estrinseca in soluzioni che coprono tutti gli ambiti. Gli esempi non mancano: si parte dal PLM per gestire il processo di sviluppo delle collezioni, che va dalla pianificazione alla creazione fino alla pre-produzione, per poi passare ai sistemi per il controllo della produzione, sempre più sofisticati, per arrivare alle nuove supply chain, nelle quali il livello di ottimizzazione è in grado di fare la vera differenza tra successo e insuccesso, e infine, alle nuove frontiere dell’omnicanalità, e dell’Internet of Things applicato concretamente con soluzioni di notevole grado di innovatività.

PLM DEDICATI E SISTEMI ERP SPECIFICI

Nell’iniziare questa indagine, che si propone di analizzare lo stato della digital transformation nel mondo del Fashion, va innanzitutto rilevato che l’utilizzo dei sistemi PLM in questo ambito è ormai un fatto acquisito da anni, e vede protagonisti praticamente tutti i principali vendor, sia generalisti sia specializzati, che presidiano il mercato con soluzioni sempre più sofisticate, che sono tranquillamente in grado di affrontare e gestire tutti i cambiamenti tecnologici che si stanno verificando anche nell’ambito Moda, oppure che stanno arrivando ora a maturazione, dando forma a nuove modalità di produzione e di consumo. Anche perché, pur essendo per molti versi un settore speciale e unico, quello del Fashion rimane un comparto industriale a tutti gli effetti, con tutte le esigenze classiche: sincronizzare e mettere in comunicazione i team di sviluppo, rendere le informazioni disponibili in modo tempestivo, integrare progettazione e sviluppo del prodotto con il resto della supply chain, soprattutto quella estesa. Si tratta di funzioni che i PLM sviluppati per la Moda si trovano a dover assolvere, soddisfacendo le peculiarità del settore. Un compito che è svolto anche dagli ERP sviluppati specificamente per il Fashion, che propongono piattaforme estese di gestione di tutti i processi che si compiono nel comparto Moda: dalla produzione alla supply chain, dalla distribuzione wholesale al retail, passando per il data management, gli analytics e gli ordini online, il tutto orchestrato da un ERP in grado di governare tutta la catena del valore.


#Fashion #retail L’industria della Moda cambia modello di business ed è alla ricerca di nuove fonti di ricavi. Quali sono le tecnologie che stanno innovando il settore?
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PUNTARE SULL’INNOVAZIONE

Ma, al di là delle soluzioni in uso da tempo, come i PLM e gli ERP, anche per il Fashion è suonata la campana della digital transformation, che come accade per tutti i settori non riguarda solo la tecnologia, in quanto comporta un cambiamento molto più ampio all’interno delle aziende, e che implica un cambiamento culturale, di organizzazione, di processi e oltre. Però, per quanto riguarda in particolare il settore del Fashion, uno degli ambiti nei quali la digital transformation sta determinando maggiori cambiamenti è quello del retail: «Da una indagine che abbiamo condotto lo scorso anno su oltre 400 fashion retailer in tutto il mondo, è emerso che più del 40 per cento, per l’esattezza il 42 per cento, ha adottato, oppure intende adottare entro i prossimi dodici mesi, una Omni-Channel Commerce Platform, che rappresenta oggi uno degli abilitatori fondamentali della trasformazione per il Fashion» – spiega a Data Manager Giulio Raffaele, senior research analyst Retail Insight Europe di IDC. Non solo: da una survey svolta l’anno scorso da IDC sui mercati verticali europei, emerge che «il 47 per cento del budget dei fashion retailer verrà assegnato all’innovazione o all’upgrade incrementale, per cambiare il business model oppure per individuare nuove fonti di ricavi» – spiega Raffaele, che giudica «altrettanto interessante osservare che le priorità di business indicate dai retailer dell’ambito fashion sono al 59 per cento nell’innovazione e per il 47 per cento nella crescita dei ricavi».

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L’IMPATTO DEL DIGITALE

Anche i dati snocciolati a metà novembre scorso durante il Fashion & Luxury Summit organizzato a Milano da Pambianco, specializzata come noto nel settore Fashion, hanno fotografato una situazione dove la digital transformation è ormai una realtà acquisita. Anche perché, come ha detto David Pambianco, CEO di Pambianco Strategie di Impresa, ormai ogni azienda, in qualsiasi settore operi, è oggi un’azienda in cui la tecnologia ha un impatto talmente importante da renderla “digitale”, e questo comporta profondi cambiamenti in quattro ambiti principali: la gestione del brand e la comunicazione, l’offerta di prodotto, i canali di vendita e infine l’organizzazione. Per quanto riguarda il primo aspetto, quello della gestione del brand, lo scenario mondiale di oggi vede «3,4 miliardi di smartphone connessi e il 90 per cento dei brand del fashion con una propria presenza sui principali social network» – ha ricordato Pambianco, sottolineando come questo scenario stia cambiando profondamente le modalità e gli strumenti per comunicare. Non a caso, le analisi della società sull’impatto del digitale hanno mostrato che l’investimento in comunicazione delle aziende della moda e del lusso ha visto, dal 2012 al 2016, un aumento delle campagne social, passate dallo 0 a 12 per cento del totale, e del display advertising, cresciuto dall’uno all’undici per cento.


#Fashion #retail Fast Fashion e Luxury mettono al centro i comportamenti dei consumatori, passando da un approccio product-centric a uno più customer e profit centric
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IMPLEMENTARE NUOVE STRATEGIE

Riguardo agli effetti del digitale sull’offerta di prodotto, Pambianco ha fatto notare come le collezioni siano sempre più frammentate per stimolare il consumatore: dal 2012 al 2017 sono aumentate in media da tre a cinque le uscite per singola collezione. L’influenza del digitale sui canali di vendita ha determinato invece la crescita della percentuale del fatturato retail, con la conseguente apertura di più negozi diretti. Oggi, secondo le analisi di Pambianco, le grandi aziende sviluppano oltre l’80 per cento del fatturato attraverso il canale retail, mentre le medio-piccole solo il 32 per cento. Tuttavia, la crescita passa attraverso il canale dell’e-commerce: la ricerca Pambianco evidenzia come il fatturato online del campione analizzato sia di 250 milioni di euro, pari a 2-6 per cento del totale. Inoltre, il 52 per cento delle aziende gestisce direttamente le proprie vendite online, mentre il restante 48 per cento le gestisce in partnership con operatori specializzati. Questo nuovo scenario spinge all’implementazione di strategie omni-channel, con la rete dei negozi direttamente collegata alla piattaforma online delle aziende. Infine, per quanto riguarda l’organizzazione, la trasformazione digitale sta avendo impatti non di poco conto: per esempio, per la gestione del contatto diretto con il consumatore, ha assunto una crescente importanza il customer relationship management, con il 79 per cento delle aziende intervistate da Pambianco che ha adottato sistemi di CRM.

UNA PIATTAFORMA OMNI-CHANNEL ABILITANTE

La trasformazione comporta quindi numerose implicazioni organizzative e di processo, che spingono per l’adozione di nuove piattaforme, come la Omni-Channel Commerce Platform, costituita da quattro “core capabilities”, secondo la definizione di IDC, e che consistono nel Customer Experience Management, nel Commerce Engine, nell’Order Fulfillment e nella Content Optimization: tutte queste attività «vengono orchestrate in tempo reale dalla Omni-Channel Platform per il retail attraverso un modulo centrale di artificial intelligence» – spiega Giulio Raffaele di IDC, sottolineando che «questa piattaforma è ancora in corso di costruzione, ma rappresenta il modello ideale al quale poi si ricollega l’intero ecosistema di servizi di front-end, di back office e altro, tramite opportune API». Di certo, questo è il modello al quale si va a tendere, e le piattaforme o le soluzioni proposte dai vendor e adottate nell’ambito Fashion contengono questi elementi, «anche se non necessariamente il singolo vendor è in grado di fornire tutte insieme le quattro capacità viste poco sopra» – fa notare l’analista di IDC, spiegando che tutti i principali vendor per così dire “generalisti” come per esempio IBM, SAP e Oracle hanno soluzioni per questi ambiti, così come le hanno anche vendor più specifici come per esempio Salesforce o Aptos, mentre vi sono anche casi di grandi player del retail che persistono nella loro tendenza di sviluppare tutte le soluzioni in casa.


#Fashion #retail La digital transformation impatta 4 ambiti principali: gestione del brand e comunicazione, offerta di prodotto, canali di vendita e organizzazione @IDCItaly
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I DUE MONDI DEL FASHION

Entrando più nel dettaglio, la netta priorità assegnata all’innovazione non deve stupire, anche in ragione della composizione del settore Fashion, che «è diviso in due grandi mondi: da una parte quello del cosiddetto Fast Fashion, costituito dai vari H&M, Mango o Zara, giusto per citare i primi che vengono in mente, e dall’altra parte dal mondo del Luxury» – spiega Giulio Raffaele di IDC. Come evocato dallo stesso nome, gli operatori dell’ambito Fast Fashion «hanno cicli di produzione sempre più rapidi, e hanno dovuto spingere per primi sulla digital transformation, mentre chi opera nel Luxury è arrivato dopo a considerare questa opzione». Le ragioni che hanno portato il mondo del Fast Fashion ad accelerare sulla trasformazione sono molteplici, a cominciare dal fatto che i cicli sempre più rapidi, l’onnipresenza del digitale e una clientela ancora più smaliziata sia nelle esigenze sia nei comportamenti, richiedono un supporto sempre maggiore da parte della rete dei punti vendita e dell’intero ecosistema del retail, e rendono la pianificazione dell’assortimento per i punti vendita fisici e digitali una sfida di non poco conto. In questo scenario – ragiona IDC – il mondo del Fast Fashion «ha capito che non poteva più basare le proprie attività sulle pure considerazioni finanziarie o partendo da presupposti di prodotto, ma doveva iniziare a ragionare mettendo al centro di tutto i comportamenti dei consumatori, fino ad arrivare a una sorta di micro-merchandising nel quale si decide il tipo di assortimento per ogni singolo negozio». Va però detto che adesso anche il mondo del Luxury si sta avvicinando alla trasformazione digitale, pur se «non è ancora molto chiaro il modello di utilizzo» – avverte Raffaele, sottolineando però che «è interessante notare che anche il Lusso si è accorto della necessità di cambiare marcia per non perdere opportunità di revenue in un contesto in continua evoluzione».

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RIVOLUZIONARE L’ASSORTMENT PLANNING

Proseguendo nell’analisi delle nuove frontiere della trasformazione digitale calata nel contesto Moda, uno degli aspetti più critici è oggi quello della pianificazione dell’assortimento, l’assortment planning, che «deve passare da un approccio di tipo product-centric, cioè centrato sul prodotto, a uno più customer e profit centric, ovvero ritagliato più sulle richieste dei consumatori e sui prodotti in grado di portare maggiori profitti» – sottolinea Giulio Raffaele di IDC, spiegando che questo «comporta l’adozione di modelli di pianificazione connessi di nuova generazione e di soluzioni che siano in grado di abilitare decisioni più rapide e granulari in merito agli assortimenti e agli acquisti». Non è quindi un caso se i dati della “Retail Innovation Survey” di IDC, condotta nello scorso giugno su oltre 400 aziende tra Europa e Stati Uniti, hanno rilevato che un terzo dei retailer, per l’esattezza il 34 per cento, ritengono il micro-merchandising e l’assortment planning l’elemento di fondamentale importanza nell’ambito dei loro programmi di innovazione. Le piattaforme di pianificazione dell’assortimento di nuova generazione devono essere in grado di supportare i merchandiser nell’affrontare le nuove esigenze espresse dai consumatori, oltre che i requisiti posti oggi dal retail, e possono farlo con piattaforme unificate e guidate dagli analytics.


#Fashion #retail Più del 40% delle imprese ha adottato una piattaforma Omni-Channel – Cresce la percentuale del fatturato retail e aumenta l’apertura di negozi diretti @IDCItaly
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INVESTIMENTI E PRIORITÀ

Tra le priorità di investimento nell’ambito Fashion rilevate dalla ricerca di IDC, le piattaforme di e-commerce sono al primo posto con il 52 per cento: «Si tratta di un ambito nel quale le aziende del comparto Moda proseguono gli investimenti senza sosta» – sottolinea Giulio Raffaele di IDC, precisando che al secondo posto, a pari merito con il 36 per cento, si collocano le soluzioni relative alla Customer Loyalty e le piattaforme di data management. In questi due ambiti, «si tratta di aspetti vitali anche per il settore Fashion, in quanto l’area della customer experience personalization assume sempre maggiore importanza alla luce del contesto competitivo, e oggi vede la presenza di soluzioni in grado di raccogliere i dati in maniera contestuale da più fonti, per poi elaborarli utilizzando anche sistemi di intelligenza artificiale, mentre l’area del data management trova molte applicazioni utili con le piattaforme che gestiscono i dati sia strutturati sia non strutturati».

NELL’ERA DELLA FITTING ROOM 2.0

Ma non di solo e-commerce o analytics vive la trasformazione digitale in atto nell’ambito Fashion, perché molte altre sono le vie che l’innovazione sta intraprendendo. Tra le iniziative più recenti, è per esempio da segnalare quella adottata da Mango per dotare i principali negozi dell’azienda, sparsi in tutto il mondo, di camerini digitali, in pieno spirito “Fitting room 2.0”. La tecnologia alla base del camerino digitale è uno specchio digitale Internet of Things progettato da Mango e sviluppato da Vodafone in collaborazione con Jogotech, che permetterà al cliente di scansionare le etichette dei capi all’interno del camerino, e di contattare lo staff del negozio direttamente dallo specchio, per richiedere altre taglie o colori. Lo specchio suggerirà anche altri articoli da abbinare al capo scelto dal cliente. L’obiettivo di Mango è di estendere il camerino digitale a tutti i suoi principali negozi, da Barcellona a New York, con l’obiettivo di far beneficiare i clienti di un’esperienza d’acquisto integrata, che combina in modo efficace e armonico la componente digitale e fisica. L’iniziativa rappresenta per Mango la prima fase di un progetto di trasformazione digitale che mira a creare nuove forme di coinvolgimento e rapporto tra i clienti e il marchio.

QUANDO LA DIFFERENZA È SMART

La tendenza che porta all’era della “Fitting room 2.0” era già stata inaugurata lo scorso anno a Milano, nel concept realizzato nel punto vendita Diesel di Piazza San Babila con le tecnologie Samsung (www.samsung.com/it) e l’apporto di H-Farm per la parte di system integration. Il progetto pilota, partito a metà marzo dello scorso anno nel Diesel Planet, come viene definito il negozio milanese, si era posto come primo passo per la trasformazione degli store dell’azienda vicentina, presenti in tutto il mondo, con un rinnovamento che non riguarda solo l’ambiente dedicato allo shopping ma il modo stesso in cui il cliente interagisce sia con i prodotti sia con le persone che si occupano delle vendite. In particolare, le tecnologie Samsung in campo vedono impiegati gli smartphone e le soluzioni SMART Signage: oltre ai classici totem presenti all’ingresso, gli elementi su cui si basa il nuovo concept sono due tavoli touch digitali sui quali i capi possono essere contestualizzati in dettaglio, due display interattivi, chiamati “denim temple” e comandati dagli smartphone, e i camerini di prova smart, due dei quali sono dotati di display a 95 pollici per una visione davvero coinvolgente di come il capo può adattarsi alla persona. Vera chiave del sistema sono anche le etichettature RFID che avvengono in fabbrica, e che sono lette dai vari dispositivi Samsung per proporre le informazioni relative a ciascun capo.


#Fashion #retail Esperienza d’acquisto integrata e implementazione di strategie omni-channel per combinare in modo efficace la componente digitale e quella fisica @IDCItaly
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AL SERVIZIO DEL FASHION

Infine, c’è un altro esempio che testimonia la continua necessità del mondo Fashion di trovare sistemi che innovino sia il prodotto sia il processo. Le nuove modalità concrete di collaborazione a distanza, abilitate dalle tecnologie più recenti, sono infatti al centro del progetto realizzato da VEM Sistemi su piattaforma Cisco Spark per Del Brenta, azienda con sede alle porte di Padova che si occupa della creazione, progettazione e produzione di tacchi, zeppe e plateau per i più grandi marchi di calzature al mondo. Si tratta di una piattaforma cloud di comunicazione e collaborazione, utilizzata dapprima all’interno dell’azienda ed estesa successivamente anche a clienti e fornitori. Come ha spiegato Stefano Bezzon, head of innovation di Del Brenta, «in un mondo come quello della moda, che opera su velocità pazzesche, con tempi nell’ordine delle ore, con Cisco Spark si possono condividere con i clienti i modelli senza essere fisicamente presenti. Lo stilista e tutti quelli che collaborano possono collegarsi con qualunque device e vedere contemporaneamente tutti la stessa cosa, comprese le modifiche ai modelli effettuate in tempo reale». La piattaforma sta consentendo a Del Brenta di ridurre in maniera drastica i tempi di sviluppo e di realizzazione dei prodotti, oltre che il tasso di errore nella realizzazione degli stampi, che è passato dal dieci per cento a circa l’uno per cento. Come dire che anche nella Moda, la trasformazione digitale permette ritorni sostanziosi. Ma soprattutto rapidi e tangibili.

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Al paradiso (web) delle signore, l’e-commerce strategico per il fashion https://www.datamanager.it/2018/03/al-paradiso-web-delle-signore-le-commerce-strategico-fashion/ Wed, 14 Mar 2018 16:18:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143632 Le idee di una giovane imprenditrice della moda, formatasi con i corsi di economia aziendale della Bocconi, incontrano la volontà di trasformazione digitale del brand Miroglio. Nasce così Tailoritaly, una sartoria virtuale che sforna abiti personalizzabili. Nell’alveo della tradizione Sovente, l’effetto trasformatore del digitale non nasce dall’uso di tecnologie avanzatissime o, come si dice, “cutting […]

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Le idee di una giovane imprenditrice della moda, formatasi con i corsi di economia aziendale della Bocconi, incontrano la volontà di trasformazione digitale del brand Miroglio. Nasce così Tailoritaly, una sartoria virtuale che sforna abiti personalizzabili. Nell’alveo della tradizione

Sovente, l’effetto trasformatore del digitale non nasce dall’uso di tecnologie avanzatissime o, come si dice, “cutting edge”. L’innovazione vera è anzi quella che alimenta il cambiamento all’interno di realtà consolidate, addirittura tradizionaliste. E il paradosso è che proprio dal connubio tra innovazione tecnologica e tradizione, quest’ultima ne esce ancor più valorizzata. È il caso dell’effetto che il team di innovatori guidato da Monica Calicchio ha avuto sul Gruppo tessile Miroglio, un’azienda che certo non ha mai smesso di coniugare eccellenza e innovazione – dopotutto è uno dei leader dell’abbigliamento made in Italy – ma che era finora rimasta fedele a modelli commerciali più sperimentati, costruendo un network che oggi vanta oltre 1.200 negozi di proprietà (suo per esempio il brand Elena Mirò). È qui che i destini del gruppo si intrecciano con quelli di Monica Calicchio, founder e CEO di ‎Tailoritaly. La giovane imprenditrice ha iniziato a fare business a meno di trent’anni, spesso trovandosi ad affrontare lo scetticismo di una classe imprenditoriale poco incline a dare il giusto credito alle business women. Grazie soprattutto a una notevole esperienza internazionale, maturata su mercati per niente banali come l’Australia e la Germania (dove si è fatta le ossa con la dura scuola rappresentata da Rocket Internet, la dotcom creata dai mitici fratelli Samwer, Marc, Oliver e Alexander), al suo ritorno in Italia, Monica Calicchio è riuscita a lanciare la startup che oggi si chiama Tailoritaly. Il cammino, iniziato nell’incubatore di TIM Telecom Italia, ha visto la formazione di una squadra di lavoro insieme a Giuseppe Giammetta, Francesco Leone e Marco Minutoli. In seguito, l’arrivo dei primi business angels; la selezione – nel 2015, insieme ad altre startup di tutto il mondo – nel contest internazionale “The Fashion Pitch” promosso da Decoded Fashion; e infine la decisione di Miroglio di investire in maniera importante in una piattaforma Web che consente alle acquirenti dei capi di personalizzare il proprio look, intervenendo su stoffe, colori, decorazioni, i bottoni, l’accessoristica, in qualche caso, il taglio del loro abito “autofirmato”.

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L’IDEA DI TAILORITALY

Fedele alla classicità che distingue il brand Miroglio, la galleria di Tailoritaly è quanto mai sobria dal punto di vista della grafica Web. Il motore di personalizzazione è fluido e intuitivo, progettato per venire incontro ad acquirenti che non devono per forza avere familiarità con le interfacce ricche di effetti speciali. Vengono privilegiate invece la semplicità e la velocità dell’esperienza visiva dell’utente, in cui si traduce la scelta delle varie opzioni: taglia, colore, maniche, lunghezza, collo, bottoni, ricami. A dimostrazione di un ruolo quasi secondario, o almeno “accessorio” della tecnologia, c’è il curriculum di studi dell’ideatrice di Tailoritaly. «La mia è una classica formazione business. Da Matera, mi sono trasferita a Milano per frequentare la Bocconi. Ho studiato un anno in America, perché volevo un bagaglio di competenze ed esperienze realmente globale». Dopo la laurea, Monica Calicchio parte per Sydney, ma torna in Europa per lavorare in Rocket Internet. «Sono rientrata in Italia perché nessun altro luogo può superare Milano nel valorizzare la manualità del saper fare italiano. E perché questa città può davvero diventare la capitale mondiale della moda e dell’innovazione». L’idea di Tailoritaly nasce proprio da questa convinzione. E così, Monica Calicchio intuisce presto che nel mondo del fashion il suo modello di personalizzazione via Web dell’abbigliamento femminile ancora non esisteva. Da questa constatazione deriverà – alma mater Bocconi docet – un’accurata analisi. «Da un lato le mie ricerche mi avevano portato ad anticipare il trend della personalizzazione, dall’altro era evidente che la supply chain in Italia ha tanta store capacity». Unendo le ultime tendenze tecnologiche e digitali alla capacità manifatturiera dell’industria italiana, la formula di Tailoritaly era quasi pronta. Uno dei fattori premianti risiede – infatti – nell’esplicito riferimento al Made in Italy. «La sartoria vera e propria – racconta Monica Calicchio – si trova in Lazio. La maggior parte dei tessuti sono italiani. Ci sono eccezioni come il denim, importato dal Portogallo perché la qualità è superiore». Ma a fare la differenza è soprattutto l’innesto di modalità di e-commerce in un contesto manifatturiero. Pensiamo solo all’impatto sui costi e le marginalità. «I prezzi finali – osserva Monica Calicchio – sono abbastanza accessibili. Un cappotto per esempio costa circa 150 euro e considerando che il cliente ha la possibilità di personalizzarlo come desidera, è davvero una cifra ragionevole. Tutto questo è possibile perché oltre alla stoffa tagliamo la catena del valore, passando dal produttore al cliente finale».


#Fashion #retail Monica Calicchio founder e CEO di ‎@tailoritaly_com – Dal pronto moda alla moda pronta personalizzata. La democratizzazione del Made in Italy su misura a portata di click – @MiroglioGroup
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UN MARCHIO SEMPRE PIÙ INTERNAZIONALE

Ovviamente, non è tutto rosa, fiori e falpalà. Tra i tanti vantaggi dovuti alla creatività, il mercato italiano deve scontare un modo di fare business e una struttura demografica tutti suoi. «All’estero, due terzi del patrimonio mondiale è detenuto dai Millennials. In Italia questo rapporto è impensabile ed è questo l’aspetto difficile da sopportare» – avverte Monica Calicchio – riconoscendo di aver avuto fortuna nel trovare finanziatori culturalmente molto aperti. Il successo di Tailoritaly, il cui debutto ufficiale risale al 2016, nel negozio Miroglio adiacente a Piazza della Scala, è però intimamente legato a un motore informatico di tutto rispetto. «Nel progetto del nostro portale, l’IT rappresenta un elemento “core”, fondamentale per il buon funzionamento del configuratore con i suoi menu di personalizzazione e anche per l’importanza della rete, dell’online come canale di vendita nativo». Alla fine, il merito principale degli inventori di Tailoritaly sta tutto nella capacità di dosare l’ingrediente informatico di una tecnologia altamente performante, che aiuta a posizionare il cliente al centro del processo di acquisto, senza prevaricare l’elemento analogico dello stile, della qualità dei tessuti e della confezione dei capi. E adesso? Tailoritaly vuole continuare a crescere sia sul piano delle caratteristiche prettamente tecniche, adottando – per esempio – un motore di configurazione potenziato con nuove possibilità di virtualizzazione tridimensionale, sia su quello dello sviluppo internazionale. «Attualmente – conclude Monica Calicchio – la clientela del sito si trova in Italia, Francia e Germania. L’obiettivo è rendere Tailoritaly un marchio sempre più internazionale». Lo stesso traguardo di quella ragazza partita qualche anno prima da Matera e che voleva conquistare il mondo.

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Il consumatore alle aziende: dimmi come gestisci i miei dati personali e ti dirò se acquisterò ancora da te https://www.datamanager.it/2017/07/consumatore-alle-aziende-dimmi-gestisci-miei-dati-personali-ti-diro-acquistero-ancora/ Thu, 13 Jul 2017 13:49:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=128527 Da una nuova ricerca Ricoh emerge come i consumatori europei chiedano alle aziende trasparenza nella gestione dei dati personali. Da Ricoh tre consigli per rispondere a questa richiesta e prepararsi allo stesso tempo al nuovo GDPR A cura di Javier Diez-Aguirre, Vice President, Corporate Marketing, CSR & Environment di Ricoh Europe “Forse le persone dimenticheranno […]

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Da una nuova ricerca Ricoh emerge come i consumatori europei chiedano alle aziende trasparenza nella gestione dei dati personali. Da Ricoh tre consigli per rispondere a questa richiesta e prepararsi allo stesso tempo al nuovo GDPR

A cura di Javier Diez-Aguirre, Vice President, Corporate Marketing, CSR & Environment di Ricoh Europe

“Forse le persone dimenticheranno quello che hai detto, ma non scorderanno mai come le hai fatte sentire”. Questo aforisma è particolarmente vero nell’ambito del Customer Service: i clienti ricordano sempre come il proprio interlocutore li ha fatti sentire ed è quindi la qualità dell’interazione a determinare il successo di un’azienda.  

Una linea molto sottile

Il 70% dei consumatori coinvolti in una ricerca Ricoh afferma che le migliori aziende sono quelle che li trattano come singoli individui e che rispondono puntualmente alle loro esigenze. Allo stesso tempo, l’89% del campione afferma di essere disposto a interrompere tutte le relazioni con un’azienda, se questa dovesse diventare troppo invadente. La linea tra “attenzione al cliente” e “invadenza” è quindi molto sottile e occorre prestare attenzione. Per le Pmi questo rappresenta una grande opportunità dal momento che per loro può essere più semplice comunicare personalizzando le comunicazioni e mantenendo un “tocco umano”.

Gestire la privacy nell’epoca della personalizzazione

Come emerge dalla ricerca, per i consumatori è importante essere coinvolti e considerati anche dopo l’acquisto effettuato. Offerte e sconti personalizzati possono quindi rafforzare la relazione. Alla luce del nuovo GDPR e della generale diffidenza delle persone nei confronti del trattamento dei propri dati, è importante che le aziende prendano in considerazione l’aspetto della sicurezza e della privacy. Deve diventare prioritario riuscire a rispondere in maniera puntuale alle richieste dei clienti sulle modalità del trattamento dei dati ed essere il più trasparenti possibili a riguardo. Perdere la fiducia di un cliente, significa perdere il cliente stesso. Ecco tre consigli che possono aiutare le imprese a gestire la privacy dei dati senza dover rinunciare alla personalizzazione.

1.    Apertura e trasparenza: comunica ai nuovi e ai vecchi clienti in che modo gestisci la privacy dei loro dati e assicurati che questo sia fatto con trasparenza, articolando chiaramente i termini e le condizioni.

2.    Il nuovo GDPR prima di tutto: le aziende di tutte le dimensioni stanno cercando di capire gli obblighi del nuovo GDPR per colmare il gap tra la situazione attuale e quanto richiesto dal decreto. È probabile che da questa analisi emerga la necessità di aggiornamenti per riuscire a rispondere ai requisiti. Ricordati che, come dice un proverbio, “un elefante si mangia un morso alla volta”. Procedi quindi per piccoli passi, senza però perdere di vista le tempistiche e i costi necessari ad essere pronti entro il 25 maggio 2018.

3.    La sicurezza deve essere trasversale: le informazioni sono potenzialmente a rischio durante tutto il loro ciclo di vita. Adotta quindi le opportune misure per fare in modo che la sicurezza sia garantita ogni qual volta le informazioni vengono distribuite, condivise e archiviate, indipendentemente dal dispositivo utilizzato e dal fatto che questo avvenga dentro oppure fuori i confini dell’azienda. Anche la cancellazione deve essere sicura; i servizi di data cleansing, ad esempio, assicurano la rimozione dei dati dai dispositivi multifunzione una volta che questi vengono dismessi.

Non si tratta di un percorso semplice, ma il valore delle comunicazioni personalizzate non può essere trascurato. Per le aziende è l’unico modo per superare i competitor. L’utilizzo corretto dei dati apre quindi a nuovi scenari, a patto che le aziende riescano a gestirli in modo responsabile e che i consumatori abbiano fiducia nella loro capacità di farlo.

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Digitalizzazione e personalizzazione: il binomio da cui nasce una nuova dimensione del marketing https://www.datamanager.it/2017/01/digitalizzazione-personalizzazione-binomio-cui-nasce-nuova-dimensione-del-marketing/ Thu, 26 Jan 2017 15:53:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=117913 Il marketing si trova ad affrontare nuove sfide per rispondere alle aspettative dei consumatori e stabilire con loro relazioni più personali. Da dove partire? A cura di Javier Diez-Aguirre, Vice President, Corporate Marketing, CSR & Environment di Ricoh In “Attraverso lo specchio” di Lewis Carroll, la Regina di Cuori dice ad Alice: “qui devi correre […]

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Il marketing si trova ad affrontare nuove sfide per rispondere alle aspettative dei consumatori e stabilire con loro relazioni più personali. Da dove partire?

A cura di Javier Diez-Aguirre, Vice President, Corporate Marketing, CSR & Environment di Ricoh

In “Attraverso lo specchio” di Lewis Carroll, la Regina di Cuori dice ad Alice: “qui devi correre più che puoi per restare nello stesso posto”. Molti professionisti del marketing si riconoscono di certo in questa frase e sono consapevoli della necessità di innovare l’approccio per superare i competitor “nella corsa”, anche mediante l’adozione di tecnologie grazie alle quali diventare più “smart”.

L’utilizzo di strumenti di data analysis, ad esempio, è di grande aiuto per i reparti marketing, perché una migliore analisi delle informazioni sui clienti aumenta l’efficacia delle comunicazioni. Dalla ricerca “Communication Crackdown” (Un giro di vite sulle comunicazioni), sponsorizzata da Ricoh e condotta da Coleman Parkes Research, emerge come l’80% dei consumatori europei è disposto a fornire alle aziende dati personali pur di ricevere comunicazioni mirate e personalizzate. La ricerca Ricoh mette in evidenza come le comunicazioni irrilevanti mettono a dura prova la fiducia dei consumatori e la loro fedeltà nei confronti dei brand. L’84% del campione d’indagine dello studio Ricoh si dichiara addirittura disposto ad agire nei confronti delle aziende che non cambieranno il modo di comunicare.

Una strada obbligata

In molte aziende, specialmente in quelle di piccole e medie dimensioni, i dati sui clienti sono spesso archiviati in differenti sistemi e gestiti ancora frequentemente in forma cartacea. Questo approccio non consente di ottenere una visione unica del cliente per cui è difficile individuare le caratteristiche in base alle quali personalizzare le comunicazioni. Il primo passo è quindi focalizzarsi sulla gestione dei dati, digitalizzandoli e integrandoli in una piattaforma per ottenere una visione unica del cliente.

A proposito di digitalizzazione, un’altra ricerca Ricoh mette in evidenza come il 75% delle medie imprese europee è consapevole del fatto che essa sia fondamentale per rimanere competitive. Circa la metà delle aziende che hanno sviluppato strategie di digital transformation sta superando i competitor e il 35% riesce quantomeno a tenere il passo. Ciò significa che solo l’1% delle aziende che hanno scelto la digitalizzazione afferma di rimanere indietro rispetto ai competitor. Probabilmente queste aziende perdono terreno rispetto ad altre che sono riuscite a digitalizzare in modo più efficace.

Il valore della digitalizzazione si estende a tutti gli aspetti del business e il reparto marketing non fa eccezione. Le tecnologie permettono alle aziende di comprendere meglio i propri clienti e di creare comunicazioni rilevanti e personalizzate. Per le aziende gli investimenti in tecnologie digitali sono quindi fondamentali per la sopravvivenza. Riprendendo le parole della Regina di Cuori, le aziende che non percorreranno questa strada potranno correre finché vogliono ma resteranno sempre ferme nello stesso punto.

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Printing, un mercato in evoluzione? https://www.datamanager.it/2016/12/printing-un-mercato-evoluzione/ Tue, 20 Dec 2016 14:39:43 +0000 http://www.datamanager.it/?p=116308 Alcuni mercati storici dell’Information Technology come quello della stampa digitale continuano a svilupparsi e a proporre novità tecnologiche e applicative. Quali sono le nuove frontiere del printing? Quando parliamo di stampa digitale stiamo affrontando un argomento che affonda le proprie radici nei primordi dell’IT: quei lontanissimi anni Cinquanta del secolo scorso quando le prime sferraglianti […]

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Alcuni mercati storici dell’Information Technology come quello della stampa digitale continuano a svilupparsi e a proporre novità tecnologiche e applicative. Quali sono le nuove frontiere del printing?

Quando parliamo di stampa digitale stiamo affrontando un argomento che affonda le proprie radici nei primordi dell’IT: quei lontanissimi anni Cinquanta del secolo scorso quando le prime sferraglianti stampanti a banda o a catena (le cosiddette Line Printer o stampanti di linea) producevano blocchi di moduli perforati (fanfold) all’interno dei rumorosi centri EDP. Oggi, nonostante l’affermarsi sempre più massiccio di soluzioni per l’elaborazione e lo scambio di documenti in formato elettronico, dalle pratiche assicurative alle fatture, la stampa su carta continua a mantenere un suo spazio applicativo vivo e importante, legato alle numerose evoluzioni sia tecnologiche sia applicative, che ha avuto il Digital Printing nel corso degli anni. Ma qual è la reale situazione del mercato printing oggi e quali evoluzioni possiamo aspettarci? Lo abbiamo chiesto a esperti del settore.


.@IDCItaly #printing Dal 2015 al 2019 oltre 900 miliardi di pagine stampate nel mondo
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Il mercato printing, oggi e domani

Viviamo nel pieno della cosiddetta trasformazione digitale, che implica la digitalizzazione di molti flussi e processi documentali. «Tuttavia – spiega Sergio Patano, research and consulting manager di IDC Italia – il numero di pagine stampate annualmente non è destinato a calare», come forse sembrerebbe logico attendersi. A livello mondiale, infatti, IDC prevede che si stamperanno oltre 900 miliardi di pagine nel periodo 2015-2019, con una crescita composta (CAGR) pari al +5,5%. In Europa Occidentale, invece, la crescita sarà, nello stesso periodo, del 5,1% con un volume di stampa stimato per il 2019 di circa 350 miliardi di pagine. «Le aziende oggi non hanno solo la necessità di stampare meno – commenta Patano – ma di stampare meglio e solo quando è davvero necessario». Un esempio concreto si trova nel settore dell’editoria. Infatti, sono le case editrici a cercare oggi soluzioni per ridurre i costi legati direttamente sia alla stampa e sia allo stoccaggio di libri invenduti e al loro smaltimento. L’avvento degli ebook e la loro diffusione hanno inizialmente smosso questo settore, ma le vendite di libri elettronici non sono cresciute in modo sensibile negli ultimi anni, spiega IDC. «Questo significa che esistono ancora ampi margini di crescita per la stampa digitale nel settore librario, per esempio consentendo la stampa di libri con tirature ridotte o permettendo ristampe più veloci, on demand o addirittura autoprodotte, con le conseguenti riduzioni dei costi per stampe non necessarie e per lo stoccaggio».

Una prospettiva di crescita importante è invece quella del mercato della stampa 3D, che si caratterizza come uno degli «acceleratori di innovazione» che stanno trasformando e continueranno a trasformare il panorama evolutivo nei prossimi anni. Secondo la definizione di IDC, le stampanti 3D sono «quei dispositivi che consentono la creazione di oggetti e forme, partendo da un modello digitale o da un file 3D». A spingere la crescita del mercato del 3D printing saranno la continua richiesta di customizzazione, la riduzione dei cicli di produzione, la maggiore affidabilità, la riduzione dei costi e del time-to-market per la prototipazione. Nel dettaglio, IDC identifica alcuni fattori chiave che garantiranno il successo del 3D printing. Time-to-market più rapido: «Non solo creare prototipi, ma anche realizzare prodotti più velocemente, accorciando di molto il passaggio dalla fase di design a quella della produzione con conseguente vantaggio competitivo». Personalizzazione: «Grazie alla stampa 3D, oggi si possono creare oggetti in precedenza difficili se non impossibili da realizzare. Un “atout” importante soprattutto nella fase di prototipazione per soddisfare richieste specifiche, come avviene per esempio nel settore dell’ortodonzia, dove si riescono a produrre protesi e impianti con precisione maggiore, partendo da una semplice scansione dei denti del paziente. Riduzione dei costi: «È possibile creare prodotti on demand, riducendo drasticamente i costi di distribuzione e stoccaggio. Inoltre, i materiali utilizzati per la stampa 3D sono facilmente riciclabili e riutilizzabili, il che diminuisce sprechi e costi di smaltimento».

In pratica, possiamo concludere che la stampa 3D consente di ridurre anche i costi legati a ricerca e sviluppo. Ma non solo. Come mette in evidenza Patano, questo mercato attira un forte interesse e notevoli investimenti, che porteranno l’Europa a crescere del 18,9% in termini di macchine per il 3D printing vendute nel periodo 2015-2020, passando da 80mila a 190mila unità. «Anche l’Italia è fortemente coinvolta da questo fenomeno con una crescita stimata per lo stesso periodo pari al 17,4%, e un numero di macchine consegnate nel 2020 che sarà superiore a 26mila unità».


.@EpsonItalia #printing L’ink-jet cresce in tutti i segmenti di mercato
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Uno sguardo all’offerta

La panoramica sui principali vendor attivi nel mercato del digital printing è un esercizio particolarmente importante, dato il momento di evoluzione e di riassetto generale dell’offerta e della domanda, guidate da applicazioni sempre più sofisticate. Per Flavio Attramini, head of Business Sales di Epson Italia, il mercato del printing è sempre più competitivo, sia in Europa che in Italia, anche se le cause e gli effetti di tale competitività variano da Paese a Paese. «In un contesto di complessiva contrazione dei volumi di stampa e del numero di dispositivi attivi – spiega Attramini – solo chi sa differenziarsi e fornire valore aggiunto riesce a crescere». In termini di tendenze del mercato, Epson ritiene che sono due i trend principali. «Da un lato la crescita dei contratti di servizio a discapito della vendita tradizionale, fenomeno che garantisce i risparmi desiderati al cliente finale e offre profitti sostenibili nel tempo alle aziende produttrici. Dall’altro la crescita della tecnologia ink-jet in tutti i segmenti di mercato e in particolare in quelli dell’ufficio e industriale. IDC stima che già nel 2017, il 25% delle stampanti in ufficio saranno ink-jet».

Per Epson, dunque, la tecnologia ink-jet rappresenterà il futuro della stampa. «Le nostre soluzioni permettono di ridurre i consumi energetici sino al 95% rispetto alle laser, migliorare la produttività e soddisfare i requisiti ambientali» – continua Attramini. «In particolare, la gamma Workforce Pro RIPS con sacche di inchiostro ad alta capacità permette di stampare fino a 75mila pagine prima della sostituzione, abbattendo i costi di gestione dell’89%. A testimonianza del nostro impegno, siamo stati riconosciuti da IDC nel suo report 2016 dal titolo “Western Europe Business Inkjet Market Shares 2015”, come il fornitore che “ha dato un grande contributo”, grazie a un aumento del 40,4% anno su anno delle vendite di unità ink-jet per l’ufficio».


.@oki_italia #printing #B2B Produttività, mobilità, cloud e sicurezza
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Il mercato del printing sta vivendo, oggi, un periodo di intensi cambiamenti, come mette in evidenza Romano Zanon, marketing manager di OKI Systems Italia. «La clientela business si orienta sempre di più verso dispositivi che soddisfano le esigenze di produttività, accesso in mobilità, integrazione con il cloud e sicurezza. Accanto a un hardware eccellente – spiega Zanon – è in crescita la domanda di applicazioni di stampa personalizzate. Inoltre, assistiamo a un incremento dei servizi di stampa gestita in grado di rendere chiari e trasparenti i costi legati al printing e a tenere sotto controllo il TCO». Per quanto riguarda l’offerta, OKI offre un portafoglio completo di soluzioni di stampa professionale e per ufficio. «In particolare – aggiunge Zanon – abbiamo completamente rinnovato la nostra gamma, a partire dal lancio lo scorso anno degli MFP Smart A3 a colori della Serie MC800, che ci ha consentito di mantenere il 30% di market share in questo segmento nell’area EMEA. Il successo ottenuto ci ha portato a integrare le funzionalità degli MFP Smart (prima fra tutte la piattaforma sXP di Oki, che consente di connettersi ad altri dispositivi o di eseguire soluzioni software di terze parti sul dispositivo) nella nostra gamma di prodotti A4, come C542dn e MC573dn, permettendo alle PMI di avere accesso a funzioni sofisticate disponibili fino a ora solo per le grandi aziende».

Scenario in evoluzione

Il mercato del printing sta vivendo una fase di profonda trasformazione. Secondo Teresa Esposito, direttore marketing Business Groups di Canon Italia, la chiave di lettura è la comunicazione. «Da un lato, si parla di comunicazione interna alle aziende: in questo contesto il ruolo della stampa, benché i volumi vengano ridotti, continua a essere centrale e, da un punto di vista tecnologico, i device rappresentano dei veri e propri hub di informazioni e contenuti, dunque in grado di ottimizzare lo scambio di informazioni e, in ultima analisi, di abilitare il digital workplace. Dall’altro, il printing in ambito professionale rappresenta uno degli strumenti più potenti per la comunicazione esterna: il connubio tra altissima qualità dei materiali e alta risoluzione delle immagini consente alle aziende di creare messaggi stimolanti e innovativi a partire da mezzi di comunicazione considerati tradizionali».


.@CanonItaliaSpA Il #printing #B2B strumento potente per la comunicazione esterna
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L’offerta di soluzioni e servizi di Canon si caratterizza per ampiezza, innovazione, qualità e competitività. «Il nostro approccio – continua Teresa Esposito – è quello di fornire ai nostri clienti e partner gli strumenti necessari per riuscire a leggere i nuovi trend e a trovare strade sostenibili per cogliere ogni nuova opportunità. Facciamo questo grazie a un’organizzazione diretta e di partner certificati presenti su tutto il territorio nazionale. In sintesi, focalizzando l’attenzione sul mondo del printing, aiutiamo le aziende che fanno della comunicazione visiva, fisica e digitale, il loro business e – al tempo stesso – sosteniamo il mondo delle aziende, accompagnandole nel processo della trasformazione digitale. Per ciascuno di questi importanti ambiti, Canon mette a disposizione soluzioni complete e integrate. La nostra proposta a valore parte da una vasta gamma di sistemi di stampa: per l’ufficio, per il grande formato e per la produzione. A ciò si affiancano tutti quei servizi essenziali per aiutare ogni azienda a ottenere efficienza, innovazione e crescita. Offriamo infatti una suite completa di soluzioni verticali di information e content management, output management e di gestione della stampa professionale».

Un altro fattore di cambiamento è il modo di interagire delle persone con le informazioni aziendali in conseguenza di trend quali la mobility e il cloud, come mette bene in evidenza Stefano Gelmetti, product marketing manager di Ricoh Italia. «Ricoh supporta le aziende nella trasformazione digitale con il framework Workstyle Innovation Technology, un insieme di soluzioni che portano innovazione in molteplici ambiti, tra cui quello del printing. La nuova generazione di soluzioni di stampa Ricoh, per esempio, è dotata dello Smart Operation Panel, un pannello simile a quello di un tablet che può essere personalizzato in modo che ogni utente abbia a disposizione le funzionalità che utilizza maggiormente. I sistemi multifunzione Ricoh si interfacciano in sicurezza con i device mobili degli utenti e con altri sistemi aziendali quali ad esempio le lavagne interattive. Si va quindi verso il concetto di “ufficio interconnesso” – continua Gelmetti – in cui l’utente può gestire e condividere le informazioni aziendali indipendentemente dalla piattaforma tecnologica. Sistemi per il printing, lavagne interattive, soluzioni per la videoconferenza e videoproiettori sono tra loro interconnessi per semplificare la collaborazione e la condivisione dei contenuti. Le soluzioni Ricoh coprono a 360 gradi il “digital cycle” aziendale e si declinano secondo i nuovi paradigmi che si stanno affermando in questi anni abilitando un nuovo modo di lavorare più “smart” ed efficiente».


.@RICOHItalia #printing Cambia il modo di interagire con le informazioni aziendali
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Il mercato che cambia

Per Daniela Durante, program manager Services & Solutions di Brother Italia, il mercato printing si sta evolvendo velocemente verso il lato solutions. «Da un lato affronta un processo di razionalizzazione e ottimizzazione, a cui Brother risponde con un’offerta consulenziale professionale. Dall’altro affronta un processo di trasformazione digitale che vede la stampa come vera e propria soluzione da costruire su misura delle esigenze target». Quanto all’offering Services & Solutions, Brother risponde a pieno all’evoluzione del mercato printing con MPS Brother, un servizio consulenziale strategico che supporta il cliente nella gestione documentale, «identificando – continua Durante – i flussi di lavoro e presentando soluzioni ad hoc per ridurre i costi di stampa. Oltre ad MPS, si aggiungono la gamma di soluzioni scanner per la digitalizzazione e condivisione dei documenti e la gamma PJ, le stampanti portatili A4 più piccole al mondo, per la stampa in mobilità».

Del resto, le esigenze delle aziende si sono evolute nel segno della trasformazione digitale, in cui la stampa rappresenta un tassello fondamentale. «Oggi, cloud e dispositivi smart – spiega Luca Motta, Print Business Group director di HP Italy – sono sempre più affermati, insieme a una crescente attenzione nei confronti delle tecnologie green e all’ottimizzazione delle risorse. In particolare, HP vede nel cloud una grande risorsa per il presente e il futuro, perché risponde alla mutata sensibilità dei dipendenti, che chiedono all’azienda strumenti vicini a quelli della loro vita privata, e aiuta noi e i nostri partner di canale a offrire prodotti sempre più avanzati, pensati per lavorare meglio, più velocemente e in maniera più efficace. E se vogliamo guardare all’innovazione a 360 gradi, inoltre, non possiamo non citare la stampa 3D».

Parlando di offerta, HP è in grado di offrire al mercato tre tecnologie di stampa: ink-jet, laser e PageWide. «Per quanto riguarda la tecnologia ink-jet – continua Motta – spaziamo dal mondo consumer a quello home office e delle PMI grazie a prodotti della serie HP OfficeJet Pro 8000, che offre stampa a colori di qualità professionale a un costo per pagina fino al 50% inferiore rispetto alle stampanti laser. Sul fronte di questa seconda tecnologia, abbiamo presentato nei mesi scorsi JetIntelligence, una nuova formulazione del toner HP ColorSphere 3 che incrementa le performance, riducendo consumi e costi di gestione. Infine, le stampanti HP PageWide, che si caratterizzano per elevata velocità di stampa e produttività, colori professionali, attenzione a costi di gestione, sicurezza ed efficienza energetica».


.@BrotherItalia Il #printing vera soluzione da costruire su misura
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Il futuro della stampa digitale

L’ultima domanda riguarda il futuro della stampa digitale e il ruolo fondamentale che ha sempre avuto nel mercato ICT. In quale forma e in quali settori continuerà ad avere un ruolo primario in termini di risorse e costi? Flavio Attramini di Epson Italia spiega che la carta stampata continuerà ad avere un ruolo fondamentale all’interno delle aziende e della nostra vita, sebbene in un graduale quanto inevitabile processo di razionalizzazione e riduzione degli sprechi. «Le vecchie stampanti, che oggi si sono trasformate in multifunzioni, sempre di più integreranno funzioni avanzate a supporto dei processi aziendali e al contempo dovranno estendere la funzione di stampa a tutti i dispositivi portatili con cui operiamo ormai quotidianamente. Gli investimenti aziendali premieranno le tecnologie più in sintonia con l’ambiente e con l’uomo, e la tecnologia ink-jet potrà fare la differenza». Per Romano Zanon di OKI Systems, la stampa continuerà ad avere «un ruolo rilevante in particolare nel settore della sanità, della finanza, del retail, dell’office automation e delle arti grafiche che sono anche i mercati su cui OKI sta principalmente rivolgendo la sua attenzione».


.@HP_Italia #printing Nel cloud una grande risorsa per il presente e il futuro
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In tutti i casi, la stampa è e continuerà a essere un elemento fondamentale nell’ambiente tecnologico di imprese e organizzazioni. «Ma è importante – sottolinea Luca Motta di HP Italy che i player del settore possano accompagnare la trasformazione digitale delle imprese, offrendo soluzioni e servizi per ottimizzazione, flessibilità e gestione dell’intero processo di vita del documento. Adottare servizi di stampa gestiti è importante non solo per ottimizzare i costi ma anche per rispondere a una sempre maggiore richiesta di sicurezza dei documenti, per proteggere il capitale intellettuale delle aziende e aiutarle a rispettare la compliance normativa. Infatti, non basta migliorare unicamente le modalità di gestione al fine di incrementare la produttività ma, perché la trasformazione digitale porti i risultati attesi, è necessario concentrare gli investimenti in tecnologie che siano accompagnate da una profonda revisione dei processi». Alla luce di quanto fin qui visto, possiamo concludere che il printing, lungi dall’essere un settore in fase calante o pronto a sparire dal mercato, continuerà anche in futuro a rappresentare un elemento importante del mercato e delle applicazioni IT, trasformandosi – come sempre ha fatto – secondo le reali esigenze degli utenti.

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Papername.com, la startup che permette di creare la carta da regalo personalizzata https://www.datamanager.it/2016/12/papername-com-la-startup-permette-creare-la-carta-regalo-personalizzata/ Tue, 06 Dec 2016 15:52:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=115383 papername.com è una start-up innovativa che permette di personalizzare, direttamente online in modo facile e veloce, la carta con cui avvolgere i regali rendendoli ancora più unici ed emozionanti. Ad oggi sono presenti 3 modalità di personalizzazione online: solo testo: per chi ama dirlo con le parole, testo e logo: pensato per i professionisti e le […]

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papername.com è una start-up innovativa che permette di personalizzare, direttamente online in modo facile e veloce, la carta con cui avvolgere i regali rendendoli ancora più unici ed emozionanti.

Ad oggi sono presenti 3 modalità di personalizzazione online:

  1. solo testo: per chi ama dirlo con le parole,
  2. testo e logo: pensato per i professionisti e le piccole aziende
  3. solo immagini: in questo caso l’emozione è data da 9 foto.

Ogni foglio papername.com misura 100×70 cm, la carta è una patinata lucida e non c’è un ordine minimo, si può decidere di fare stampare anche un singolo foglio che in pochi giorni verrà consegnato all’indirizzo scelto.

Per chi ha esigenze particolari o preferisce farsi il file di stampa in modo autonomo, contattando il servizio clienti, può far stampare la propria creatività sulla carta papername.com anche per piccole quantità.

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La personalizzazione: chiave del successo nell’era del digitale https://www.datamanager.it/2016/10/la-personalizzazione-chiave-del-successo-nellera-del-digitale/ Wed, 05 Oct 2016 16:30:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=110564 A cura di Matt Keenan, Thought Leader and Innovator for Retail & E-commerce di Dynatrace Parlare di “percorso di acquisto del consumatore” è ormai un concetto superato, non esiste più un modello unico applicabile a tutti. Oggi, sulla rete, tutto è immediatamente disponibile per tutti e sono scomparse le differenziazioni in base alla fascia di […]

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A cura di Matt Keenan, Thought Leader and Innovator for Retail & E-commerce di Dynatrace

Parlare di “percorso di acquisto del consumatore” è ormai un concetto superato, non esiste più un modello unico applicabile a tutti. Oggi, sulla rete, tutto è immediatamente disponibile per tutti e sono scomparse le differenziazioni in base alla fascia di prezzo e al tipo di prodotto. Ma allora è ancora possibile fare sentire il cliente “unico e speciale” quando acquista online?

Secondo Gartner, è proprio l’unicità dell’esperienza digitale offerta a dover rappresentare il fattore chiave di differenziazione per le aziende, e quindi non sorprende che i rivenditori cerchino di offrire ai propri clienti esperienze sempre più uniche e coinvolgenti, dando loro quello che gli serve e facendo appello proprio all’unicità dei loro desideri e bisogni, online e in store.

Il primo tentativo di personalizzare i contenuti era fondato sulla segmentazione dei consumatori in base a statistiche, definendo dei gruppi da indirizzare via web, email, attraverso banner pubblicitari o suggerendo dei prodotti. La premessa era che tutti potessero essere raggruppati sulla base di criteri comuni e indirizzati con contenuti rilevanti, prodotti e offerte, ottenendo così un aumento dei tassi di risposta, di conversione e di vendita.

“Se il contenuto è il re, allora il contesto è Dio” – Gary Vaynerchuck

Recentemente è emersa una seconda tipologia di personalizzazione, chiamata “marketing contestuale”, che supera la suddivisione per segmento arrivando a un targeting in tempo reale basato sull’ “intenzione del consumatore” captando le esigenze e il contesto narrativo del cliente nel momento stesso in cui interagisce con il brand. Quest’approccio considera le tempistiche e le intenzioni sulla base dell’idea che una maggiore immediatezza e rilevanza dei contenuti aumenti ulteriormente i tassi di risposta, le conversioni, e le vendite.

Oggi che è la generazione dei Millennials a dominare lo scenario degli acquisti online, il marketing contestuale si è evoluto per confrontarsi con una nuova tipologia di acquirente, che sceglie l’online per il 54% dei propri acquisti, è abile a utilizzare la tecnologia per negoziare l’acquisto e affronta rapidamente uno scenario che presenta un gran numero di opzioni, avendo un obiettivo definito ma anche un tempo di attenzione più breve.

Molte ricerche hanno dimostrato i vantaggi che attuare un percorso personalizzato per il cliente può offrire: una crescita media delle vendite online derivante dalla personalizzazione dell’esperienza sul web che i retailer stimano pari al 19%.

Marketing e IT – alleate per offrire un’esperienza digitale unica

Sono ancora tante le sfide che il marketing deve affrontare se vuole attuare un approccio personalizzato ai contenuti, come le resistenze dal punto di vista della tecnologia legacy o dell’IT, la mancanza o la troppa abbondanza di dati, l’incapacità di tradurre i dati in azioni o la loro frammentazione nei silos. Una sfida, però, è più complessa delle altre: l’aumento continuo delle fonti di dati, tenendo conto sia di quelli catturati in tempo reale dai servizi di geolocalizzazione o nei negozi sia delle ingerenze dei dati e delle analitiche che riguardano i servizi offerti da terze parti e della crescente complessità del business e delle regole di targeting.

La personalizzazione dell’esperienza di acquisto accresce ancora maggiormente la necessità di allineare IT e marketing, perché è guidata dal marketing e dal business ma dipende completamente dalla tecnologia e dai servizi che cadono sotto la responsabilità dell’IT e anch’esso deve affrontare sfide sempre più complesse:

·         Caching: l’IT utilizza la cache per accelerare la fornitura dei contenuti riutilizzati di frequente, come ad esempio le immagini. Con i Content Delivery Networks, le informazioni possono essere memorizzate in luoghi più, in modo da trovarsi più vicino al cliente ovunque esso si trovi. Ma cucire i contenuti sul singolo individuo che acquista riduce la riutilizzabilità e la probabilità che possano essere memorizzati nella cache nel CDN locale. Contenuti/pagine e oggetti unici ostacolano la possibilità di scaricare le richieste di cache.

·         Variabilità: è difficile ottimizzare il percorso del cliente quando quel viaggio è unico per ogni individuo e ogni singola visita. I passaggi aggiuntivi per rendere il viaggio più ricco, le regole di personalizzazione, le molteplici ricerche di dati, i feedback in tempo reale, l’analisi euristica, etc. possono tradursi in tempi di risposta più lunghi e penalizzare le transazioni.

·         Complessità: la personalizzazione coinvolge i collegamenti e i servizi delle terze parti, le applicazioni aggiuntive e le fonti di dati – tutti elementi in movimento che comportano complessità, e, di conseguenza, difficoltà maggiori nell’identificare i modelli e risolvere i problemi.

·         Velocità: aumentando la complessità delle richieste del cliente aumentano anche le risorse di calcolo necessarie per soddisfarle. Questo si traduce in una riduzione delle richieste processate per minuto e, di conseguenza, in tempi di risposta più lenti, soprattutto durante i periodi caratterizzati da volumi di traffico intensi.

Nel retail e nell’e-commerce, la vendita è strettamente connessa all’esperienza del cliente, per questo è necessario comprendere ogni passaggio del percorso di acquisto in modo granulare, a livello atomico, per adattare e continuare a ottimizzare l’applicazione e l’infrastruttura in modo che sia affidabile e coerente con l’esperienza del cliente, ovunque esso si trovi. Questo è ancor più importante nel caso della personalizzazione che può variare profondamente anche solo in base al luogo geografico.

In sostanza, tutti i clienti sono unici e le loro esperienze sono sempre più specifiche, per questo devono essere catturate, quantificate, e qualificate singolarmente. Basarsi su dati complessivi che vengono campionati, aggregati, riassunti in percentuali, nasconde le variazioni dei modelli reali di customer experience, esponendo i rivenditori al rischio di consegnare esperienze povere, ma non essere in grado di vederlo! Questo non significa che riassume i dati statisticamente non sia utile, ma che i dati a livello macro deve essere accuratamente valutati sulla base di ogni esperienza individuale. Dati insufficienti sono all’origine di analisi sbagliate, decisioni di marketing mal ponderate e investimenti indirizzati in modo improprio.

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Anatomia di una singola esperienza di acquisto

 

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Phoneblocks, lo smartphone che sembra un Lego https://www.datamanager.it/news/phoneblocks-lo-smartphone-che-sembra-un-lego-49672.html Fri, 13 Sep 2013 11:07:24 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/09/phoneblocks-lo-smartphone-che-sembra-un-lego/ Un giovane ha progettato il primo smartphone realmente "fai-da-te". Per ora è solo un'idea ma le premesse per un successo ci sono tutte

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Un giovane ha progettato il primo smartphone realmente “fai-da-te”. Per ora è solo un’idea ma le premesse per un successo ci sono tutte

Vi è mai capitato di rompere lo schermo del vostro iPhone, l’audio del BlackBerry o la microUSB del Samsung? Ore, giorni, settimane in attesa del servizio clienti e dell’assistenza che vi riconsegnerà il terminale riparato, spesso con un esborso da parte vostra. Se spesso la colpa dei danni è degli utenti, può capitare che vi siano anche difetti di costruzione che vengono fuori con il tempo, rendendo impossibile una restituzione al venditore nel periodo regolamentato. La soluzione migliore sarebbe ripararsi tutto da soli anche se le competenze richieste sono spesso alte.

Telefono ai blocchi di partenza

Da qui l’idea di Dave Hakkens, un giovane che ha teorizzato la costruzione di Phoneblocks, ovvero il primo smartphone “Lego” della storia. Si tratta di un dispositivo fatto a strati. Batteria, memoria, CPU, antenne e jack, sono tutti smontabili e aggiornabili a piacimento, rendendo più semplice la vita agli utilizzatori. Nel caso si dovesse guastare una parte del telefono, basterà comprare quel pezzo e aggiustarlo da sé con il solo compito di smontare il blocco difettoso e sostituirlo con il nuovo. 

Prima il Moto Maker

L’idea è intrigante e nemmeno tanto nuova. Motorola con il suo Moto X ha dato il via al progetto “Moto Maker” tramite cui gli acquirenti possono decidere di personalizzare il dispositivo che compreranno scegliendo il colore, la ram, lo storage e perfino il messaggio di avvio. Come la prenderanno i produttori? Di certo Phoneblocks non è un progetto semplice da realizzare, se non altro per la cifra che ci vorrebbe per mettere in piedi un processo di produzione “uniforme” che realizzi i cellulari e i singoli componenti in blocco. Tuttavia la progettazione c’è, manca l’investor che ci metta l’impegno, e i soldi.

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Toyota presenta Camatte 57s, l’auto che si monta come un puzzle https://www.datamanager.it/news/toyota-presenta-camatte-57s-l-auto-che-si-monta-come-un-puzzle-47896.html Wed, 12 Jun 2013 13:39:04 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/06/toyota-presenta-camatte-57s-lauto-che-si-monta-come-un-puzzle/ Al Salone del giocattolo di Tokyo, la casa giapponese ha presentato un prototipo di auto la cui carrozzeria è assemblabile in infinite personalizzazioni

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Al Salone del giocattolo di Tokyo, la casa giapponese ha presentato un prototipo di auto la cui carrozzeria è assemblabile in infinite personalizzazioni

Una vera automobile che è anche giocattolo per avvicinare i genitori ai figli. E’ questa l’idea dietro al nuovo concept di Toyota Camatte 57s, rivisitazione della Camatte 2012, che è stato presentato al Salone del giocattolo di Tokyo. Il prototipo della casa giapponese, che ha scelto Nokia Here per le sue vetture, è un’auto elettica la cui particolarità è di avere una carrozzeria che si monta esattamente come un kit del Meccano. Le 57 parti che compongono la scocca si montano e smontano in infinite combinazioni semplicemente utilizzando dei “firmini” per bloccarle al telaio.

Un’auto per i più piccoli

La scelta del Salone del giocattolo non è stata casuale. Camatte 57s non solo può dare libero sfogo alla creatività dei bambini ma potrà anche essere guidata dai più piccoli, almeno in Giappone. Il prototipo di Toyota, che con la Lexus IS Hybrid ha risolto il problema del parcheggio, ha in dotazione un sedile anteriore e due posteriori. Il bambino può sedersi al posto di guida e il genitore dal sedile posteriore destro potrà controllare l’auto attraverso dei comandi ausiliari.

Toyota Camatte 57s

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