Next Mobile Economy, i quattro pilastri della strategia di Samsung

paolo bagnoli_samsung

Non una soluzione o un prodotto ma un ecosistema creato per consentire alle imprese di evolvere verso la digitalizzazione in mobilità. La strategia di Samsung basata su quattro pilastri fondamentali: sicurezza, controllo, personalizzazione e collaborazione

Quando si parla di digital transformation spesso si pensa a una serie di soluzioni che permettono al business di entrare in una nuova era produttiva. Vero, verissimo ma all’interno dello stesso “movimento” si possono individuare flussi focalizzati e la Next Mobile Economy è tra questi. Il termine è destinato a entrare nei trending topic degli amministratori, visto che include strategie volte a migliorare aspetti che ricadono in altri settori come il BYOD o lo smart working. Ma cosa si intende per Next Mobile Economy? Per capirlo bisogna considerare un “prima” e un “dopo”.

LA PRIMA ERA

L’economia mobile o 1.0 è il termine associato al fenomeno dell’integrazione, in azienda, di strumenti connessi e flessibili, come smartphone e portatili, a scopo professionale. Il suo avvento si deve, in larga parte, all’introduzione di piattaforme che hanno permesso di creare nuovi modelli di business, tramite processi più rapidi, qualitativi e automatizzati. Pensiamo alla stessa Internet e all’utilizzo di server e data center per connettersi in maniera ubiqua ai file, seppur con limiti spaziali (la localizzazione della rete aziendale) e temporali (solo negli orari di ufficio). Ciò ha comunque causato una rottura di paradigmi tradizionali, rimettendo l’utente al centro delle logiche applicative.

L’ECONOMIA MOBILE 2.0

La Next Mobile Economy o 2.0 è invece caratterizzata dalla sempre maggiore dipendenza, sia lato enterprise che consumer, dalla mobilità in senso lato, che riguarda non solo il possesso fisico di un apparecchio smart ma la oramai ovvia convinzione di poter restare collegato alla rete lungo tutta la propria quotidianità, sperimentando solo in minima parte zone d’ombra e momenti di doloroso distacco dal mondo connesso. È dunque la persistente architettura a rendere possibili tecnologie come il cloud, i big data, l’AI, la realtà virtuale e quella aumentata, l’IoT. Quello che fa la Next Economy è accelerare l’impatto della mobilità in contesti piccoli e grandi, segnando un punto di non ritorno dietro il quale le aziende non possono più soddisfare le esigenze del mercato odierno. Durante lo scorso Mobile World Congress, DJ Koh, CEO di Samsung Electronics, aveva delineato il concetto di Next Mobile Economy, spiegando la volontà del chaebol coreano di aumentare gli investimenti in tale ottica per consolidare sempre di più la propria posizione in quanto abilitatore hi-tech. Per analizzare la spinta della NME in Italia abbiamo fatto due chiacchiere con Paolo Bagnoli, head of IM Marketing B2B di Samsung Italia.

Leggi anche:  Melazeta, la gamification oltre il gioco

CAMBIARE MARCIA

«La Next Mobile Economy è la lunga scia della trasformazione digitale. Dopo aver adottato strumenti intelligenti e dirompenti, rispetto ai metodi classici, le organizzazioni si sono accorte di come l’ambiente circostante stesse cambiando, e con esso il modo di accedere ai contenuti. Oggi, chi sceglie di intraprendere questo ulteriore percorso di crescita potrà beneficiare domani di uno slancio più netto nell’affrontare le sfide del mercato, così come il treno della digitalizzazione ha permesso alle compagnie di cambiare marcia e “inventare” nuove soluzioni con cui far fronte alle richieste dei clienti. Del resto, la stessa Samsung ha seguito tale linea. Da sempre, guidiamo le innovazioni in ambito mobile e siamo convinti più che mai che tutti possano trarre vantaggio dalle nostre piattaforme, che mettono assieme il meglio dell’offerta hardware e software, anche dei partner».

I QUATTRO PILASTRI DELLA STRATEGIA

Il senso della Next Mobile Economy di Samsung è proprio questo: mettere a frutto il know-how coltivato negli anni per realizzare strategie peculiari basate però su quattro pillar fondamentali: sicurezza, controllo, personalizzazione e collaborazione. A descriverli è ancora Bagnoli: «La protezione dei dati, nell’anno del GDPR, è un concetto imprescindibile e dunque sappiamo di dover offrire tool che siano completamente compliance con la normativa europea. Se un tempo lo studio dei dati era limitato al massimo a quello degli analytics, oggi tutto ciò che ci circonda produce informazioni utili a qualcun altro; far in modo che nel nostro ecosistema queste siano protette è essenziale. In merito al “controllo”, l’obiettivo è bilanciare l’aspetto funzionale con quello di una corretta gestione dei dispositivi. Non a caso sposiamo l’idea di “open mobile management” per consentire alle aziende di configurare in breve tempo i device e ottimizzare la dotazione della workforce sul campo. Non dimentichiamo poi la personalizzazione, ovvero la necessità di andare incontro ai bisogni delle singole realtà che serviamo. Con Samsung Knox Configure – per esempio – i responsabili IT possono impostare smartphone e tablet e adattarli ai requisiti aziendali, prima di consegnarli fisicamente ai dipendenti. Ma la Next Mobile Economy è anche collaborazione, in quanto vettore che abilita le imprese a risolvere problemi e a scoprire nuove opportunità attraverso ampie partnership. Samsung ne ha avviate tante nel corso degli anni e l’economia mobile ci ha spinto ad accelerare il processo, che è scaturito nei progetti con vari brand a livello internazionale».

Leggi anche:  GeicoTaikisha sceglie ADAMOS e Software AG per digitalizzare il processo di verniciatura delle automobili

ANDARE OLTRE IL PRODOTTO

La NME insomma non è solo un’iniziativa che si conclude con il portare la mobilità in azienda, ma un approccio radicale a un modo diverso di intendere il business. Si tratta di potenziare la forza lavoro con strumenti e soluzioni personalizzate che aumentano la produttività, la flessibilità e i risultati; è un nuovo inizio per acquisire rilevanza sul mercato e farsi largo tra i competitor. Nella società attuale il mobile non è un asset, è tutto. Nelle parole di Paolo Bagnoli vi è la convinzione che Samsung possa porsi – anzi già lo fa – come soggetto consulenziale di valore per i clienti, con lo scopo di ampliare maggiormente le maglie di intervento, quasi fosse un system integrator. «Chi sposa la nostra NME sa di affidarsi all’ultima tecnologia sul mercato, che si tratti di un telefonino o di un sistema di gestione intelligente. Viviamo un cambiamento epocale, che ci ha portati ad assumere i contorni di un’impresa a 360 gradi vicina alle esigenze del mondo IT in varie declinazioni. Vogliamo andare oltre il prodotto, trasferendo il concetto che Samsung può davvero accompagnare la digital mobile journey sia della multinazionale che della piccola e media impresa. Anzi, ci sentiamo particolarmente affini alle PMI che popolano il nostro paese e che, molto spesso, non sanno di poter accogliere un’innovazione pensata per tutti e accessibile più di quanto si creda. Sotto questo punto di vista ci rivolgiamo alle compagnie Top 100, Top 500 ma anche nascenti, e convinte del potenziale della Next Mobile Economy».

PANORAMA MOBILE IN EVOLUZIONE

Ovviamente, il processo di adozione dell’economia mobile non è semplice ed è per questo che Samsung prevede di raggiungere traguardi considerevoli in circa un triennio. Nel periodo però non tutte le cose resteranno uguali, visto che ci sarà spazio per stringere nuove partnership, considerare le crescenti necessità di connettività degli utenti e, perché no, inscriverle in terminali che diventano sempre più belli, potenti e smart. Il che va tutto a vantaggio di un panorama, quello mobile, che è sia traino dell’evoluzione che oggetto stesso del cambiamento.