RFID – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 09 Oct 2018 09:08:55 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png RFID – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 La Cina punta sui chip RFID per abbassare l’inquinamento atmosferico https://www.datamanager.it/2018/06/la-cina-punta-sui-chip-rfid-per-abbassare-linquinamento-atmosferico/ Tue, 19 Jun 2018 18:00:01 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149830 Il governo vuole installare i sensori a bordo di ogni veicolo per prevenire il traffico e la congestione che provoca l’accumulo di polveri inquinanti Si partirà su base volontaria per arrivare, nel 2019, a un obbligo di legge. L’idea della Cina è di installare su ogni veicolo dei cittadini del paese dei chip RFID, che […]

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Il governo vuole installare i sensori a bordo di ogni veicolo per prevenire il traffico e la congestione che provoca l’accumulo di polveri inquinanti

Si partirà su base volontaria per arrivare, nel 2019, a un obbligo di legge. L’idea della Cina è di installare su ogni veicolo dei cittadini del paese dei chip RFID, che raccolgano dati e ottimizzino il traffico delle grandi metropoli, così come delle piccole città, al fine di migliorare l’aria che sovrasta la nazione rossa. Se l’idea può sembrare decisamente lungimirante, dai più critici è vista come un ulteriore passo verso il controllo della vita sociale delle persone.

La tecnologia infatti permetterà di controllare si la congestione stradale ma, ovviamente, anche i percorsi dei singoli utenti e dunque i loro spostamenti quotidiani. Se a questo aggiungiamo il già avviato progetto del Social Credit, che nega a chi ha una bassa reputazione di viaggiare tramite aerei, allora il Grande Fratello di Orwell è servito.

Controllo a distanza

Il chip RFID pensato da Pechino funzionerà in questo modo: a ogni passaggio del veicolo attraverso checkpoint determinati, il sistema registrerà le informazioni per creare un enorme database individuale sui percorsi fatti in un certo periodo. In questo modo i guidatori dovrebbero essere dissuasi dal prendere l’automobile quando non potrebbero, ad esempio in particolari momenti della settimana o quando i livelli di polveri inquinanti sono tali da richiedere una diminuzione del traffico.

Se affiancato ad altri metodi attivi nel paese, come le videocamere CCTV e gli scanner della polizia, il progetto ha uno scopo preventivo su tutti: innalzare la paura all’interno della Cina, ponendo ancora di più uno stato di polizia che fa del controllo e del monitoraggio le armi essenziali di governo.

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Chip sottopelle gratis ai dipendenti della 32M https://www.datamanager.it/2017/07/chip-sottopelle-gratis-ai-dipendenti-della-32m/ Wed, 26 Jul 2017 14:19:47 +0000 http://www.datamanager.it/?p=129456 Messi tra il pollice e l’indice servono per aprire porte, accedere ai computer e acquistare snack dai distributori automatici. Tutto grazie all’NFC Dalla community di appassionati vengono chiamati grinders. Si tratta delle persone che decidono di aumentare con impianti elettronici le capacità del proprio corpo. Negli anni questa sorta di beta tester hanno deciso di […]

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Messi tra il pollice e l’indice servono per aprire porte, accedere ai computer e acquistare snack dai distributori automatici. Tutto grazie all’NFC

Dalla community di appassionati vengono chiamati grinders. Si tratta delle persone che decidono di aumentare con impianti elettronici le capacità del proprio corpo. Negli anni questa sorta di beta tester hanno deciso di farsi installare microchip in gambe e mani per semplificare alcune operazioni, fosse anche solo quella di varcare la porta dell’ufficio, semplicemente passando il dito sul lettore a muro invece del classico badge. E questo è uno degli utilizzi che l’americana 32M prevede per chi, tra i suoi dipendenti, decide di diventare un grinder, accettando gratis un chip sottopelle contenente un tag NFC, utile per svolgere più di un’operazione. Tra queste la nota apertura della porta ma anche l’autenticazione al PC e persino il pagamento di snack e caffè ai distributori automatici nelle sale ristoro dell’azienda.

Cosa succede

Il chip offerto dalla Three Square Market (32M) è semplice da impiantare visto che è grande quanto un chicco di riso. Viene posizionato tra il pollice e l’indice e praticamente non viene avvertito da chi lo indossa. Ma perché mai un dipendente dovrebbe prestarsi a tale esperimento? “Prevediamo che l’uso della tecnologia RFID potrà guidare il futuro della società in vari settori. Pensiamo al distributore ma anche alla velocità con cui i medici potranno ottenere le informazioni sanitarie e la storia clinica di un paziente – ha spiegato ai media statunitensi Todd Westby, CEO di 32M – qualora la tecnica diventi uno standard potrà abilitare le persone a conservare in un piccolo chip i dati del passaporto, gli abbonamenti ai mezzi pubblici, le carte di pagamento e così via”. Insomma, la compagnia del Wisconsin vede più opportunità che rischi. E pare che i collaboratori siano sulla stessa lunghezza d’onda visto che sinora più della metà ha dato seguito all’invito: 50 dipendenti su 85 si sono registrati al programma che prevede un tesseramento di gruppo tra qualche settimana, quando in agosto si terrà quello che è stato già definito il primo chip party della storia.

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Sistemi di pagamento. Nuovi servizi e prospettive https://www.datamanager.it/2015/04/sistemi-di-pagamento-nuovi-servizi-e-prospettive/ Mon, 20 Apr 2015 13:20:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=73026 A trainare la crescita sono soprattutto gli strumenti di pagamento innovativi. In Europa, la SEPA consente di offrire strumenti sicuri e affidabili a costi competitivi e con nuovi modelli funzionali La disponibilità di sistemi di pagamento sicuri, facili da usare e poco costosi è uno degli elementi fondamentali per l’affermazione su larga scala delle transazioni […]

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A trainare la crescita sono soprattutto gli strumenti di pagamento innovativi. In Europa, la SEPA consente di offrire strumenti sicuri e affidabili a costi competitivi e con nuovi modelli funzionali

La disponibilità di sistemi di pagamento sicuri, facili da usare e poco costosi è uno degli elementi fondamentali per l’affermazione su larga scala delle transazioni elettroniche e dell’economia digitale. Lo sviluppo dell’e-commerce trova ancora oggi un ostacolo nei sistemi di pagamento e l’utilizzo delle carte bancarie (credito, debito e prepagate), soprattutto in Italia, lascia molto a desiderare. L’ultima relazione della Banca d’Italia ha evidenziato che il numero delle operazioni effettuate con strumenti di pagamento diversi dal contante cresce lentamente e su 100 pagamenti, 85 sono ancora in contanti. Nel 2013, in particolare in Italia, sono state regolate solo 75 operazioni pro capite con strumenti alternativi al contante, contro le 194 dei paesi dell’area dell’euro. Gli utenti attivi sull’home banking sono stati circa 33,9 milioni con circa 2,5 milioni di imprese (1,7 milioni usano il Corporate Banking Interbacario). L’e-commerce ha raggiunto in Italia i 14 miliardi di euro di fatturato, con un tasso annuo di crescita di oltre il 20% (dati del Consorzio Netcomm).


#pagamentielettronici Vincenzo Romeo @ingenico «Tecnologie e standard ormai maturi»
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Il mercato dei servizi

Il mercato dei servizi di pagamento si sta aprendo a nuove opportunità e vede l’avvento di nuovi attori. A trainare la crescita sono soprattutto gli strumenti innovativi via Internet e mobile. Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, l’innovazione è però ancora in fase embrionale e anche gli e-payments si stanno spostando verso il cloud computing. Visa e Mastercard, ma anche Google, per esempio, stanno adottando l’HCE (Host Card Emulation), una tecnologia ad architettura aperta basata sul cloud computing che consente di effettuare pagamenti anche in combinazione con la tecnologia NFC (Near Field Communication). Con l’HCE è possibile gestire transazioni sicure affrancandosi dal supporto hardware del “Secure Element” (SE) ospitato nel cellulare. La smaterializzazione del SE indebolisce la dipendenza dei pagamenti da una SIM fisica, e quindi dal controllo delle compagnie telefoniche.


#pagamentielettronici Enrico Belgini @cedacri «La SEPA è il punto di partenza»
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Per quanto riguarda la domanda, Juniper Research, con la sua recente ricerca sul tema, afferma che circa 2 miliardi di utenti a livello globale compreranno tramite mobile entro il 2018. L’offerta è caratterizzata da prodotti emergenti come: Google Wallet, PayPal, Apple Pay, Samsung Pay, Alipay, Android Pay, Bitcoin e le altre e-money, che potrebbero imporsi a livello mondiale e, quindi, anche sul mercato europeo, come standard de facto. Tali sistemi, infatti, pur essendo meno regolamentati e controllati di quelli europei sono nati per essere globali. Talune indiscrezioni fanno credere a un prossimo accordo tra Apple e Alibaba Group, mediante il suo sistema Alipay, che già vanta partnership con 200 società creditizie cinesi. Il patto potrebbe traghettare Apple Pay in Cina in tempi brevi. Samsung Pay gode, invece, di accordi specifici con Visa e, inoltre, per gli m-payment ha acquisito la società leader Looppay. Google sta pensando a nuovi servizi da includere nei suoi Google Wallet, ha appena definito Android Pay e ha acquistato la tecnologia Softcard: la joint venture creata nel 2010 dagli operatori telefonici AT&T, Verizon e T-Mobile Usa. Attualmente, il sistema Google è utilizzato in circa 200mila punti vendita statunitensi, tra cui Subway e McDonald’s. Oltre ai sistemi richiamati, ci sono poi le e-money, tra cui spicca Bitcoin, che alcuni grandi merchant, come Dell, Expedia e Showroomprive accettano già per i pagamenti.


#pagamentielettronici Liliana Fratini Passi @ConsorzioCBI «Grande attività nel segmento B2B e B2G»
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Multicanalità e sicurezza

Vincenzo Romeo, innovation & technologies director di Ingenico Italia si dichiara perfettamente d’accordo sulla forte spinta innovativa e ritiene che il 2014 è stato un anno molto ricco di innovazioni. «Tecnologie e standard ormai maturi quali NFC ed EMV hanno trovato nuove implementazioni: dall’HCE, citato, introdotto da Google sulla piattaforma Android che facilita la distribuzione dei mezzi di pagamento NFC sugli smartphone, ad Apple Pay, che ha integrato NFC, biometria e tokenizzazione per i pagamenti con i POS e per i pagamenti online nelle App». Si è visto anche il consolidamento delle soluzioni di mobile POS, ovvero la possibilità di usare lo smartphone per accettare i pagamenti con carte grazie a un terminale POS portatile di piccole dimensioni, soluzioni in cui Ingenico Italia è stata particolarmente attiva e innovativa. «Stanno emergendo soluzioni di pagamento “multicanale” – continua Romeo – in cui l’esperienza di acquisto e di pagamento in-store, online e mobile, si integrano e creano nuove opportunità di vendita per i merchant e maggiore comodità per il cliente». In questo contesto estremamente dinamico, che ha bisogno di standard di interoperabilità per la natura stessa dei sistemi, gli sforzi da parte di organismi come EMVCo e PCI SSC si stanno concentrando sulla tokenizzazione, per usare sui TRE canali (online, mobile e fisico) dei token che sono “surrogati” dei numeri delle carte di credito, per ottenere maggiore sicurezza e flessibilità.


#pagamentielettronici Alessandro Poerio di Oberthur Technologies: «Presidiare la filiera del pagamento»
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Inoltre, in ambito europeo, si stanno consolidando gli standard EPAS, per garantire interoperabilità ai sistemi di accettazione di carte, distribuiti su più paesi. Ingenico ha avviato due progetti basati su questi standard, con due importanti operatori, Carrefour e Auchan. I progetti prevedono l’avvio a breve delle fasi pilota in Francia, Spagna e Portogallo per essere poi estesi ad altri paesi. Il vantaggio per le banche è di poter offrire servizi di pagamento con un’unica soluzione paneuropea. «In questo ambito, gli aspetti riguardanti la protezione dei dati sensibili e l’identificazione sicura del titolare della carta sono particolarmente determinanti» – sottolinea Romeo. «Si stanno diffondendo soluzioni di tokenizzazione per la protezione dei dati e anche l’uso di tecnologie biometriche potrebbero aumentare la “confidence” nell’uso dello strumento di pagamento». Un ulteriore aspetto importante è quello delle certificazioni dei sistemi: ogni soluzione deve essere validata e confrontata con requisiti, standard e best practices emessi periodicamente dagli enti preposti (PCI SCC, BCE, CE). «Le innovazioni sui servizi e sui sistemi di pagamento pongono sempre nuove sfide di sicurezza» – spiega Romeo. «Lo standard PCI P2PE (Point-to-Point Encryption), per esempio, consente l’uso di dispositivi “open” e non fisicamente sicuri (es. smartphone, pc o registratori di cassa) individuando i componenti critici da validare». Il software del terminale POS è fondamentale per la sicurezza, insieme all’hardware, e deve essere certificato da laboratori accreditati. Ingenico Italia ha lavorato molto in questa direzione e ha ottenuto la certificazione PCI P2PE per l’applicazione bancaria dei propri terminali.


#pagamentielettronici Maurizio Martinozzi @TrendMicroItaly : «Soluzioni IT più avanti delle norme»
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SEPA e scenario europeo

L’Europa sta facendo, da tempo, enormi sforzi per normare l’area degli e-payments e la loro sicurezza ma, come è stato sottolineato, questo è un comparto globale per definizione che va dagli USA alla Cina. L’arrivo in Europa di sistemi meno sicuri e, con un diverso modello di business, in taluni casi, con l’accordo dei circuiti delle carte, può rivoluzionare il mercato disintermediando sia le banche che altri operatori. Dopo i grossi sforzi e gli investimenti fatti dai circuiti e dalle banche per aumentare la sicurezza (come, per esempio, la soluzione Chip&PIN), l’attenzione si sposta ora sui nuovi m-payments e diventa condizione imprescindibile al fine di consolidare la confidenza dei merchant e degli utilizzatori verso le nuove tecnologie. La sfida per l’offerta di soluzioni competitive in Europa si gioca sulla compatibilità con le norme e gli standard ma soprattutto sulla sicurezza e l’affidabilità.


#pagamentielettronici In Italia, 85 su 100 sono ancora in contanti
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La definizione della SEPA (Single Euro Payments Area) – l’area unica europea dei pagamenti in euro, coordinata tecnicamente dall’EPC (European Payment Council) – ha messo in moto un meccanismo abilitante per realizzare sistemi innovativi, uniformi e interoperabili a livello europeo. A fine 2007 è stata emanata la direttiva 2007/64/CE PSD (Payment Services Directive) che ha fissato i principi fondamentali e le norme per il contesto SEPA. Attualmente, si sta licenziando la direttiva PSD2 che disegnerà il nuovo quadro normativo al fine di: aumentare la possibilità di scelta di uno strumento di pagamento in capo al consumatore, incrementare la sicurezza e ridurre i costi. Ampliare l’opportunità di scelta, significa incoraggiare la competizione sia fra prestatori di servizi di pagamento – bancari e non – sia tra gli strumenti di pagamento stessi. Il quadro normativo si amplia con i servizi e la gamma di attività esercitabili dai cosiddetti Istituti di Moneta Elettronica (IME) e Payment Institution (PI), consentendo di prestare servizi di pagamento e svolgere talune attività finanziarie senza doversi trasformare in banche. È anche attesa l’entrata in vigore delle specifiche, in corso di emanazione da parte della BCE, che obbligheranno entro il primo febbraio 2017, a nuove e più stringenti misure di sicurezza. L’ambito soggettivo e oggettivo delle nuove regole sarà applicabile allo stesso modo ai nuovi soggetti TPP (Third Party Payment Provider) e al nuovo servizio di Payment Initiation, previsti dalla PSD2, coinvolti in una transazione di mobile payment. Sul mercato, le istituzioni finanziarie europee si sono attivate per mettere a disposizione dei clienti una serie di soluzioni innovative per l’e-payments degli acquisti fatti sul web. In particolare, su iniziativa EBA, si propongono sistemi come MyBank: soluzione di pagamento paneuropeo messo a punto da EBA Clearing. MyBank consente ai clienti di pagare direttamente dal proprio home banking tramite bonifico istantaneo senza cessione di credenziali. Il 2014 è stato anche l’anno di Jiffy, la soluzione di SIA che permette di effettuare trasferimenti di denaro via smartphone in tempo reale a un beneficiario identificato dal numero di telefono e con disponibilità dei fondi immediata. In Austria, Germania e Svizzera sono molto diffusi pagamenti da conto corrente come Sofort e MyBank.


#pagamentielettronici L’ #e-commerce in Italia vale 14 miliardi di euro
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Un punto di partenza

«La SEPA deve essere considerata un punto di partenza per lo sviluppo di nuovi servizi e strumenti paneuropei da mettere a disposizione della clientela in modo semplice ed economico» – afferma Enrico Belgini, product manager monetica e sistemi di pagamento di Cedacri. L’evoluzione dell’offerta del Gruppo Cedacri ha cercato, in effetti, di agevolare le banche nel perseguire questo obiettivo, aggiungendo nuovi prodotti che si distinguono per un facile utilizzo nei diversi canali senza pregiudicare la sicurezza. «Il sistema bancario europeo ha definito la SEPA al fine di adottare degli standard europei» – prosegue Belgini. «Non occorrono di conseguenza nuovi standard, ma l’applicazione della SEPA stessa». Nello sviluppo e integrazione di nuovi strumenti di pagamento, l’impiego di tecnologie di strong authenticaton rappresenta inoltre una buona base per la sicurezza delle operazioni. «Serve in ogni caso – afferma Belgini – un equilibrio tra sicurezza e facilità d’uso, che le banche devono trovare in relazione alle esperienze d’acquisto e di utilizzo degli strumenti stessi». Un livello di sicurezza “light” è stato individuato da Cedacri quale soluzione migliore per gli acquisti di importo limitato. In questi casi, la mitigazione del rischio è ottenuta grazie a sistemi di monitoraggio delle operazioni effettuate dai clienti con diversi strumenti e dai diversi canali.

Anche nel segmento B2B e B2G, per gli incassi e i pagamenti, si è vista una grande attività. Liliana Fratini Passi, direttore generale del Consorzio CBI spiega che «il Consorzio CBI – ancor prima che l’EPC definisse l’adozione dello standard ISO 20022 XML – aveva già adottato l’XML come linguaggio per la veicolazione delle richieste di servizio sulla propria rete, in quanto in grado di rispondere alle esigenze di mercato e di interoperabilità a livello domestico e cross-border». Tale posizione è stata fortemente sostenuta dagli istituti finanziari consorziati e dalle aziende operanti sul CBI, alle quali il consorzio fornisce continuo supporto sia per l’erogazione dei nuovi servizi XML sia per le procedure di conversione dai vecchi formati legacy. Sulla base del Regolamento UE n. 260/2012 (c.d. “SEPA end-date”), combinato con le disposizioni attuative della Banca d’Italia riguardo all’utilizzo obbligatorio di XML sulla tratta cliente-banca, tipica dell’operatività CBI, le aziende saranno obbligate a migrare le operazioni di bonifico al dettaglio e incasso diretto ai nuovi formati SEPA a partire dal primo febbraio 2016. «Il consorzio CBI – continua Fratini Passi – fornirà il proprio know-how alle aziende e alle associazioni di categoria per il completamento delle attività legate alla SEPA, che di certo vedrà nei prossimi mesi del 2015 una forte accelerazione e un elevato impegno degli utenti dei servizi di pagamento CBI». A tale impegno, peraltro, corrisponderà un elevato valore in termini di armonizzazione delle procedure di pagamento e incasso a livello UE ed evoluzione delle tesorerie aziendali, le quali potranno essere configurate in modo sempre più efficiente grazie alla diffusione su larga scala dei nuovi strumenti paneuropei. Anche l’Agenzia per l’Italia Digitale ha recentemente pubblicato le linee guida che indicano le modalità con cui tutte le PA dovranno adeguarsi, entro dicembre 2015, alla fatturazione elettronica e, quindi, anche all’adozione degli e-payments. L’Agid ha predisposto il logo “pagoPA” per identificare il sistema e individuarne i soggetti aderenti sia per enti creditori sia per prestatori di servizi di pagamento.


#pagamentielettronici Sicurezza e #Multicanalità. Nuovi player e opportunità
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Sicurezza e affidabilità

Esiste, però, un problema di conoscenza e percezione della sicurezza degli e-payments da parte del consumatore. «La sicurezza e l’affidabilità dei pagamenti costituiscono un elemento fondamentale» evidenzia Alessandro Poerio, amministratore delegato di Oberthur Technologies Italia. «Occorre proteggere adeguatamente i dati e prevenire le frodi in ogni singola fase della filiera del pagamento». La sicurezza è la caratteristica che può fare la differenza tra la percezione di innovazione “positiva” e “negativa” e contribuire in misura determinante al successo di soluzioni innovative. «Negli ultimi anni – prosegue Poerio – le frodi legate alle carte hanno suscitato forte preoccupazione tanto fra i consumatori quanto nel settore finanziario. Il fenomeno ha subito una profonda trasformazione, soprattutto in Europa dove è stato rilevato un tasso di crescita delle frodi su Internet, pari a circa il 60% (dati BCE)». Una nuova modalità di frode online riguarda soprattutto la modalità di “card not present” (CNP), dove i dati del titolare sono recuperati con mezzi ingannevoli dagli hacker e utilizzati per i pagamenti elettronici a distanza, nei quali il merchant non può controllare fisicamente la carta e gli elementi di sicurezza presenti sulla stessa. «Tra i dati del titolare – afferma Poerio – uno tra i più sensibili che viene utilizzato nella transazione online è il codice di sicurezza posto al retro della carta e denominato dai vari circuiti in modi differenti: CVV2, CVC2, CID, CSC». Oberthur Technologies ha sviluppato una soluzione innovativa e sicura, una carta dotata di codice di sicurezza dinamico. La carta ha un mini display al retro, il codice di sicurezza è sempre visualizzato, non occorre premere alcun tasto e cambia automaticamente dopo un intervallo di tempo predeterminato dall’issuer. «Per il cliente, la carta risulta a tutti gli effetti come un carta di credito tradizionale» – spiega Poerio. La modalità di utilizzo resta la stessa ed è semplice e rassicurante per l’utente finale, trasparente per il merchant, rafforza l’immagine dell’issuer e incrementa l’utilizzo online riducendo drasticamente le frodi». La soluzione è disponibile per carte EMV, duali e contactless.


#pagamentielettronici La #sicurezza fa la differenza
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Gli fa eco Maurizio Martinozzi, manager sales engineering di Trend Micro. «La SEPA è una iniziativa molto ambiziosa ma l’Italia non utilizza ancora in maniera sufficiente i sistemi di pagamento elettronici». Le tecnologie per l’affermazione degli e-payments sono, in effetti, già presenti, ma sono molto più avanzate rispetto agli aspetti normativi. «La disponibilità di diverse piattaforme smartphone – continua Martinozzi – è un fattore abilitante per la diffusione degli e-payments, ma ovviamente la quantità di modelli è anche un rischio perché rende disponibile una grande varietà di malware e attacchi che vanno a colpire le singole piattaforme». Anche in questo caso, le tecnologie per prevenire e difendersi sono già presenti. «L’obiettivo – afferma Martinozzi – è di fornire tecnologie che si occupino sia della sicurezza sia della gestione delle diverse piattaforme e device». Trend Micro propone per un uso più personale la soluzione Mobile Security, mentre supporta la gestione dei dispositivi aziendali con Safe Mobile Workforce, in grado di virtualizzare il dispositivo, che viene così gestito da un’infrastruttura IT che controlla anche gli aspetti di sicurezza, separando le informazioni personali da quelle aziendali.

Conclusioni

Risulta evidente che l’offerta internazionale di e-payments è caratterizzata da prodotti emergenti che potrebbero imporsi a livello mondiale e, quindi, anche sul mercato europeo, come standard de facto. Tali sistemi, infatti, pur essendo meno regolamentati e controllati di quelli europei, sono nati per essere globali. L’Europa sta facendo enormi sforzi per normare quest’area e la loro sicurezza ma, come è stato sottolineato, questo è un comparto globale per definizione. L’arrivo in Europa di sistemi meno sicuri e, con un diverso modello di business, in taluni casi, con l’accordo dei circuiti delle carte, può rivoluzionare il mercato, disintermediando sia le banche che altri operatori. Serve, quindi, una seria politica industriale europea per il settore e occorre concepire anche in Europa prodotti globali. Occorre poi considerare che c’è una stretta correlazione matematica tra uso degli e-payments, economia sommersa e sviluppo. Sono, inoltre, fondamentali gli standard condivisi che garantiscano una maggiore interoperabilità e concorrenza. Più della coercizione, già tentata nel recente passato, serve, quindi, anche una massiccia campagna di comunicazione, informazione e formazione, accompagnata dalla riduzione dei costi e delle commissioni e dalla individuazione di opportuni incentivi resi ben evidenti ai consumatori. Solo così si può fare la “guerra al contante” e far diventare gli e-payments una vera opportunità. Per i sistemi di pagamento innovativi europei è fondamentale l’adeguamento alla SEPA per offrire, a costi competitivi, servizi in linea con la nuova operatività. L’area dei sistemi di pagamento innovativi è uno dei territori d’elezione dell’attività bancaria e la presenza strategica in quest’area è, e sarà sempre, irrinunciabile per l’istituzione finanziaria. Di certo, il settore della finanza e quello dell’ICT stanno operando in stretta collaborazione, in questo importante segmento di mercato.

 

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Internet of Things al centro del nuovo corso di formazione su RFId e NFC https://www.datamanager.it/news/internet-things-al-centro-del-nuovo-corso-di-formazione-su-rfid-e-nfc-56761.html Thu, 29 May 2014 06:30:01 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/05/internet-of-things-al-centro-del-nuovo-corso-di-formazione-su-rfid-e-nfc/ Sono aperte le iscrizioni al corso “Dall’RFId (Radio Frequency Identification) all’Internet of Things. Nuovi scenari applicativi per le imprese”, organizzato dal Lab#ID, il laboratorio RFId della LIUC – Università Cattaneo e rivolto a professionisti e aziende che desiderano approfondire o consolidare le proprie conoscenze sui più recenti sviluppi tecnologici e applicativi dell’RFId e NFC (Near […]

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Sono aperte le iscrizioni al corso “Dall’RFId (Radio Frequency Identification) all’Internet of Things. Nuovi scenari applicativi per le imprese”, organizzato dal Lab#ID, il laboratorio RFId della LIUC – Università Cattaneo e rivolto a professionisti e aziende che desiderano approfondire o consolidare le proprie conoscenze sui più recenti sviluppi tecnologici e applicativi dell’RFId e NFC (Near Field Communication) anche nell’articolato contesto dell’”Internet delle cose”.

Nel corso di quattro giornate full time, dal 17 giugno all’8 luglio, saranno approfonditi i diversi contesti in cui si declina la Internet of Things e alcune delle tecnologie che la abilitano – i sistemi RFId e NFC – affrontandone i diversi aspetti dal punto di vista strategico, tecnologico, organizzativo e progettuale.

I docenti sono i ricercatori del Lab#ID, il laboratorio RFId attivo dal 2007 alla LIUC, che condivideranno anche le competenze ed esperienze maturate con la loro intensa attività progettuale presso le organizzazioni private e pubbliche che hanno introdotto i sistemi di identificazione in radiofrequenza, e combinazioni di tecnologie (RFId appunto, GPS, mobile) a supporto dei propri processi, in particolare logistica e produzione. Progetti finalizzati in altri casi ad attivare comunità intelligenti, un contesto estremamente attuale anche in vista di Expo 2015, che ha consentito di sperimentare in particolare la tecnologia NFC e l’utilizzo della modalità contactless per l’erogazione di servizi e per effettuare pagamenti tramite smartphone e card NFC.

Grazie a questi progetti il Lab#ID ha conseguito importanti riconoscimenti: il premio Smart City Award 2013 per il progetto di marketing territoriale Varese SmartCity e la vittoria del bando «Lombardia più semplice – buone prassi» per la carta multiservizi Enjoy LIUC Card.

Iscrizioni (entro il 9 giugno 2014), informazioni e programma qui

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SEPA e PSD. A che punto siamo? https://www.datamanager.it/rivista/sepa-e-psd-che-punto-siamo-55516.html Thu, 17 Apr 2014 10:58:34 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/04/sepa-e-psd-a-che-punto-siamo/ Per i sistemi di pagamento innovativi è fondamentale l’adeguamento alla SEPA e PSD per offrire, a costi competitivi, servizi in linea con la nuova operatività europea. Il settore sta proponendo nuove soluzioni e nuovi modelli funzionali  L’ultima relazione annuale della Banca d’Italia (www.bancaditalia.it) ha evidenziato che il numero delle operazioni effettuate con strumenti di pagamento diversi […]

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Per i sistemi di pagamento innovativi è fondamentale l’adeguamento alla SEPA e PSD per offrire, a costi competitivi, servizi in linea con la nuova operatività europea. Il settore sta proponendo nuove soluzioni e nuovi modelli funzionali
 

SEPA e PSD. A che punto siamo?L’ultima relazione annuale della Banca d’Italia (www.bancaditalia.it) ha evidenziato che il numero delle operazioni effettuate con strumenti di pagamento diversi dal contante continua a crescere ancora troppo lentamente: in Italia su 100 pagamenti, 86 sono ancora effettuati in contanti. Nel 2012, in particolare, sono state regolate solo 73 operazioni pro capite con strumenti alternativi, contro le 188 dei paesi dell’area dell’euro, 180 dell’UE-27, 284 dell’UK e ben 367 degli USA. L’affermarsi di sistemi di pagamento più evoluti non rappresenta solo un vantaggio in termini di comodità e sicurezza, ma anche un importante volano di crescita, oltre a un risparmio di costi e al contrasto all’economia sommersa.

L’anno scorso gli utenti attivi sull’home banking sono stati circa 24,3 milioni e quasi 2,5 milioni di imprese (compreso il CBI – Corporate Banking Interbancario). Continuano a crescere anche le carte di pagamento attive (credito e debito), che sono passate dai 66,8 milioni ai 73,6 milioni dell’ultimo anno, ma con volumi di transazioni ancora troppo bassi rispetto agli altri paesi. Le transazioni di pagamento con le carte di credito, infatti, hanno registrato un valore complessivo di 135 miliardi di euro (in crescita del 10% rispetto al 2012) e di soli 15 miliardi con i mezzi di pagamento elettronici.

Secondo la ricerca di Nielsen, Connexia e School of Management del Politecnico di Milano, Multicanalità 2013, l’e-commerce in Italia ha raggiunto i 12 miliardi di euro e circa 14 milioni di utenti, con un tasso di crescita di circa il 20%. Sono 3,7 milioni gli italiani che hanno acquistato almeno 10 volte prodotti e servizi su Internet in un anno, ossia coloro per i quali l’e-commerce rappresenta un comportamento ormai abituale.

 

Le novità

Il mercato dei sistemi di pagamento si sta gradualmente aprendo a nuove opportunità e vede l’avvento di nuovi attori. A trainare la crescita sono soprattutto gli strumenti di pagamento via Internet e mobile. La diffusione di smartphone e tablet rende, infatti, particolarmente interessanti le prospettive del mobile payment. Visa e Mastercard stanno adottando l’HCE (Host Card Emulation), una tecnologia ad architettura aperta basata sul cloud computing che consente di effettuare operazioni near-field tra cui i pagamenti. In tal modo è possibile gestire transazioni NFC sicure, affrancandosi dal supporto hardware del Secure Element (SE) ospitato nel cellulare e fornito dagli operatori telefonici. La smaterializzazione del SE indebolisce la dipendenza dei pagamenti NFC da una SIM fisica, e quindi il controllo delle compagnie telefoniche, a favore di un modello più aperto che semplifica l’offerta dei servizi NFC da parte di banche, issuer e sviluppatori.

L’Agenzia per l’Italia Digitale (www.agid.gov.it) ha avviato un progetto che permetterà ai cittadini il pagamento online di multe, tributi, iscrizioni scolastiche, ticket sanitario ecc. Sono state, infatti, recentemente pubblicate le linee guida che indicano le modalità con cui tutte le PA dovranno adeguarsi, entro dicembre 2015. La digitalizzazione degli incassi della PA, invece, avverrà grazie a una piattaforma già attiva presso l’Agenzia (Nodo dei Pagamenti-SPC) e le PA vi si collegheranno tramite il Sistema pubblico di connettività (SPC). Il servizio è già funzionante con i pagamenti dei servizi della Giustizia e poi ci sarà un’adesione graduale di tutte le PA. L’introduzione di strumenti innovativi di tipo bancario, come per esempio MyBank che consente di utilizzare il bonifico bancario nel processo di acquisto online, o la soluzione proposta dal circuito PagoBancomat, completano il quadro e potranno allargare la base di potenziali utilizzatori.

 

SEPA – Single Euro Payments Area

La definizione e l’adozione della SEPA – l’area unica europea dei pagamenti in euro – coordinata tecnicamente dall’EPC (European Payment Council), ha messo in moto un meccanismo abilitante per realizzare sistemi innovativi, uniformi e interoperabili a livello europeo. Non a caso, SEPA è anche una delle iniziative di “Europa 2020” della UE. Con il passaggio a SEPA, per cittadini, imprese e PA non c’è più differenziazione tra pagamenti nazionali ed europei. Il primo febbraio scorso (secondo il regolamento UE n. 260, del 14/03/2012) la migrazione ai servizi SEPA Credit Transfer (SCT) e Direct Debit (SDD) è divenuta irreversibile e sono anche cessati taluni servizi nazionali.

In effetti, il Parlamento europeo il 4 febbraio ha approvato un nuovo regolamento della Commissione europea che emenda il precedente e, di fatto, ha introdotto un periodo ulteriore di transizione che consente di accettare ancora per sei mesi gli schemi legacy nazionali di CT e DD. Il Consiglio Europeo ha approvato la nuova misura il 18 febbraio e in virtù di tale novità ogni paese membro può adottare una propria posizione per accettare i formati nazionali entro il primo agosto di quest’anno.

«La SEPA è stata realizzata con lo scopo di creare un’area unica per i pagamenti e gli incassi in euro. Ciò sta producendo significativi impatti non solo sull’operatività degli istituti bancari, ma anche nella gestione dei flussi di cassa delle aziende, degli esercizi commerciali e della PA, nonché nella vita dei singoli consumatori» – afferma Enrico Belgini, product manager monetica e sistemi di pagamento di Cedacri (www.cedacri.it). Certamente, è stato di particolare rilievo l’impatto che le nuove normative hanno avuto sui soggetti bancari, chiamati ad adeguare tutti i sistemi e le procedure coinvolte nella gestione dei pagamenti internazionali.

«In questo senso – continua Belgini – fin dal 2012 come Cedacri siamo stati al fianco delle banche clienti per accompagnarle in questo percorso evolutivo. In particolare, ci siamo attivati per far evolvere il nostro sistema informativo, in modo da adempiere a tutte le disposizioni prescritte dal regolamento 260/2012». L’approccio alla migrazione agli schemi SCT e SDD ha previsto un adeguamento dei sistemi e un roll out progressivo a partire dal 2013 e questo al fine di garantire un monitoraggio puntuale sui volumi/performance e di rispettare tempistiche coerenti con le modifiche intervenute nei processi bancari. La SEPA è stata anche uno strumento abilitatore di nuovi servizi di pagamento paneuropeo (per esempio MyBank) che Cedacri ha sviluppato per le proprie banche clienti con l’obiettivo di supportarle nello sviluppo di nuove linee di business.

«La SEPA in Italia non ha ancora portato le innovazioni e le modifiche strutturali necessarie alle nuove logiche di business» – sottolinea Roberto De Flumeri, offering manager treasury & credit di Gruppo Formula (www.formula.it). Oggi, parlare di SEPA non basta, le banche e gli istituti di pagamento devono pensare all’e-SEPA. Da luglio 2013, è pronta la PSD2 in cui si introducono novità importanti come vincoli di commissioni sulle carte di credito, maggior spinta alla competizione tra istituti, tutela di “autenticazione” dei consumatori, con un focus sulla maggior diffusione di pagamenti elettronici. «La risposta che le banche devono fornire con la PSD2 – prosegue De Flumeri – non è di sola conformità, ma di innovazione e sicurezza. Saranno proprio i pagamenti elettronici la vera sfida dei prossimi anni, da giocare identificando come alleato un fornitore come Formula, in grado di conoscere non solo le regole delle istituzioni finanziarie, ma anche le logiche delle imprese per una innovazione sostenibile».

L’integrazione è fondamentale per la financial value chain sia degli istituti di pagamento sia delle imprese e dei consumatori. «Parlare di SEPA senza parlare di fatturazione elettronica o firma digitale significa limitarsi ad adempiere a un obbligo senza coglierne le opportunità» – dice De Flumeri. «Utilizzare standard domestici è un limite per le imprese e per le relazioni bancarie e rallenta un processo di armonizzazione e semplificazione già in atto in altri paesi».

Gli fa eco Alessandro Cavalli, direttore generale di Triveneto Bassilichi (www.bassilichi.it): «La SEPA – che ha trovato attuazione nella direttiva PSD con l’introduzione della nuova figura della payment istitution – ha cominciato a determinare un aumento della concorrenza nel settore dei servizi di pagamento con l’ingresso di nuovi player operanti anche a livello internazionale». Questo ha favorito l’aumento dei servizi offerti dalle banche e al contempo la loro portata innovativa oltre a una maggiore trasparenza nei confronti dei clienti. «A nostro avviso – continua Cavalli – la proposta di revisione della PSD, con l’introduzione di un tetto massimo sulle interchange fee per i pagamenti con carte di debito e credito, darà ulteriore impulso alla lotta all’uso del contante, ma introdurrà qualche tensione sul modello di business delle banche».

Per quanto riguarda i pagamenti con carte di debito o credito, permangono le barriere tecnologiche legate alla presenza di standard e certificazioni diverse in ogni paese che rendono più complessa la diffusione dei servizi paneuropei. In futuro, è auspicabile anche una regolamentazione a livello comunitario delle modalità di gestione e della sicurezza relativa al mobile payment e mobile wallet che vedono ad oggi una notevole frammentazione del mercato, con conseguente difficoltà di diffusione degli stessi.

«L’affermazione di servizi di pagamento innovativi, quali l’ecosistema mobile – afferma Cavalli – è strettamente legata alla semplicità e convenienza di utilizzo. Queste caratteristiche devono essere sviluppate garantendo i massimi livelli di sicurezza, in modo da creare un clima di fiducia negli utenti ed evitare “incidenti” di sicurezza che potrebbero rallentarne la diffusione». Su questi aspetti, le banche possono e devono svolgere un ruolo di primo piano, sfruttando l’elevato grado di fiducia di cui continuano a godere. Per Paolo Valentini, analysis and research department specialist di Piteco (www.pitecolab.it), i clienti si aspettano importanti benefici dalla evoluzione SEPA. E questo significa «un maggior supporto all’operatività in ambito europeo e una migliore automazione e razionalizzazione di tutti i processi». La migrazione ha reso obsoleto il concetto di “confine domestico”, permettendo alle imprese di utilizzare strumenti di pagamento comuni a livello europeo con la stessa facilità e sicurezza con cui utilizzavano quelli nazionali. «L’uso dell’SDD è in grado di estendere tutte le funzionalità del servizio RID (Rapporto Interbancario Diretto) all’intera area SEPA, e l’SDD one-off consente alle imprese italiane di trasformare un bonifico di iniziativa terza in un pagamento di iniziativa propria, permettendo per la prima volta di addebitare un conto di un cliente estero». Non solo. «L’utilizzo di un unico standard di comunicazione – spiega Valentini – consente alle aziende di cogliere i vantaggi di una maggiore automazione dei processi di riconciliazione, grazie alla garanzia che le informazioni contenute nella transazione vengono gestite in modo strutturato e trasferite in modalità end to end». Le potenzialità della SEPA sono rilevanti anche in termini di possibili razionalizzazioni (riduzione costi e rischi operativi e ottimizzazione del capitale circolante) derivanti dalla centralizzazione dei processi di pagamento e di incasso. «Con Piteco Evo, che è una suite modulare di tesoreria e pianificazione finanziaria e CBC dedicata alla gestione efficiente e sicura dei processi di pagamento delle aziende – conclude Valentini – intendiamo supportare i nostri clienti in questo delicato processo, affinché ottengano tutti quei benefici tesi a migliorare la financial value chain della loro azienda».

 

PSD – Payment Services Directive

Come noto, a fine 2007 fu emanata la direttiva 2007/64/CE sui servizi di pagamento, recepita in Italia con il decreto legge 11/2010 del 27/1/2010, che definisce i principi fondamentali e le norme per il contesto SEPA. Il 20 febbraio scorso, la Commissione per i problemi economici e monetari (ECON) del Parlamento europeo ha espresso una posizione a favore sulla proposta di revisione della PSD e sul regolamento che pone un limite alle commissioni dei pagamenti con carte. La cosiddetta PSD2 definisce maggiori possibilità di scelta dello strumento di pagamento in capo al consumatore e incrementa la sicurezza riducendo i costi.

È anche attesa l’entrata in vigore delle specifiche in corso di emanazione da parte della BCE, che obbligheranno entro il primo febbraio 2017, a nuove e più stringenti misure di sicurezza. L’ambito delle nuove regole sarà applicabile ai nuovi soggetti TPP (Third Party Payment provider) e al nuovo servizio di Payment Initiation, previsti dalla PSD2, implicati in una transazione di mobile payment.

Anche il Garante per la Privacy (www.garanteprivacy.it), lo scorso dicembre, ha predisposto le nuove regole per i pagamenti attraverso smartphone e tablet, contenute nello Schema di provvedimento generale in materia di trattamento di dati personali nell’ambito dei servizi di mobile remote payment .Il Garante si concentra in particolare sulla modalità remote di pagamento e punta l’attenzione sulla numerosità e delicatezza dei dati che tali forme di pagamento comportano.

«Gli standard sui protocolli di pagamento sono oggi particolarmente frammentati» – mette in evidenza Vincenzo Romeo, innovation & technologies director di Ingenico Italia (www.ingenico.it). Un esempio tra tutti, l’Electronic Protocols Application Software (EPAS), per i pagamenti in prossimità cross-europei. «Tutti i principali operatori – spiega Romeo – in particolare quelli presenti a livello europeo, potranno avere benefici dall’impiego di un unico sistema per l’accettazione delle carte di pagamento, riducendo i costi necessari per la selezione e la certificazione, paese per paese, della corretta tecnologia e del migliore partner bancario». Ingenico ha avviato due progetti di pagamento elettronico, basati sui nuovi standard SEPA/EPAS, con due importanti operatori europei, Carrefour e Auchan. I progetti prevedono l’avvio delle fasi pilota in Francia, Spagna e Portogallo per essere poi estesi ad altri paesi.

«I trend evolutivi più importanti dei nuovi strumenti di pagamento sono essenzialmente due» – dice Romeo. «Innanzitutto l’offerta diventa multi-canale, andando a intercettare le abitudini dei consumatori che comprano sempre più su Internet e da dispositivi mobili, mentre sul punto vendita fisico, l’offerta va a migliorare l’esperienza di pagamento, grazie a tecnologie innovative di prossimità (NFC, beacons, QRCode). Il secondo trend è dettato da come l’offerta di tali servizi si stia allargando a nuovi soggetti, che riescono ad aggregare merchant e consumatori sui vari canali». Google, Paypal, Amazon, Apple sono gli esempi principali. In tale scenario, è evidente l’importanza di standard, best practices e normative a protezione dei circuiti di pagamento e della confidenza dei consumatori negli strumenti da utilizzare, ma che non ostacolino l’innovazione.

In tal senso, le attività di organismi come il PCI Security Standards Council, così come le recenti guidelines della Comunità europea sui mobile e online payments, sono aspetti assolutamente determinanti. «Vale la pena citare in tal senso – afferma Romeo – quello che sarà un modello di security che si affermerà nei prossimi anni per i pagamenti proximity, e cioè il “point to point encryption”, andando a individuare e limitare in un certo senso, in sistemi complessi come quelli dei pagamenti elettronici, quali sono i componenti essenziali per la sicurezza e così “liberalizzando” gli altri come, per esempio, le applicazioni a valore aggiunto su smartphone». Altri aspetti importanti saranno i sistemi di “tokenizzazione” per le operazioni online, e metodi innovativi di identificazione del titolare della carta sui vari canali, a favorire la progressiva dematerializzazione degli strumenti di pagamenti.

«Nel mondo dei sistemi di pagamento si assiste a una continua evoluzione e nascita di sistemi innovativi, smart, flessibili, in grado di soddisfare le esigenze del retailer, dalla grande distribuzione sino al micro merchant e all’artigiano in mobilità» – osserva Ilario Bolis, direttore generale di VeriFone Italia (www.verifone.it). La continua ricerca di innovazione da parte dei player ha come scopo finale il miglioramento della customer experience, sia del retailer che decide di adottare un nuovo sistema di pagamento sia del consumatore finale che utilizza la propria carta o il proprio smartphone per pagare.

«L’elemento indispensabile per poter adottare uno di questi sistemi però è la sicurezza – avverte Bolis – che è imprescindibile per proteggere le transazioni e i dati sensibili della carta». Sulla base di una filiera sicura e protetta, può funzionare l’interoperabilità dei player della filiera, che si uniscono per fornire al cliente un valore aggiunto al sistema di pagamento, dal quale trarre nuove opportunità di business. Ne è un esempio concreto la soluzione Firenzecard, progettata da VeriFone e Linea Comune, ente gestore dei servizi per il comune di Firenze, che prevede l’utilizzo del terminale portatile con schermo touch a colori VX 680 per l’attivazione e la gestione della carta servizi contactless Firenzecard: un solo tap per visitare Firenze. In 72 ore, il turista ha accesso a circa 60 musei della città e utilizza autobus e tramvia illimitatamente.

 

Conclusione

Per i sistemi di pagamento innovativi è fondamentale l’adeguamento alla SEPA e PSD per offrire, a costi competitivi, servizi in linea con la nuova operatività. Il mercato dei sistemi di pagamento si sta aprendo a nuove opportunità e vede l’avvento di nuovi attori. A trainare la crescita sono soprattutto gli strumenti di pagamento via Internet e mobile. Il settore sta quindi portando a compimento progetti e modelli funzionali nuovi, mentre i piani di transizione sono in corso all’interno dei singoli Paesi. L’area dei sistemi di pagamento innovativi è uno dei territori d’elezione dell’attività bancaria e la presenza strategica in quest’area è, e sarà sempre, irrinunciabile per l’istituzione finanziaria. Di certo, il settore della finanza e quello dell’ICT stanno operando in stretta collaborazione, in questo importante segmento di mercato. 

 

LE 6 AREE SEPA

Implementare SEPA significa introdurre nuovi strumenti europei nelle seguenti aree:

  • SEPA Credit Transfer (SCT): l’EPC ha approvato la struttura di base dello schema per i bonifici SEPA, ossia il SEPA Credit Transfer Scheme Rulebook, e gli orientamenti attuativi (Implementation Guidelines);
  • SEPA Direct Debit (SDD): l’EPC ha approvato la struttura di base dello schema per gli addebiti diretti SEPA, ossia il SDD Scheme Rulebook, e le Implementation Guidelines;
  • SEPA Card Framework (SCF): In questo processo un ruolo importante è giocato dalla migrazione delle carte verso l’EMV (Europay Mastercard Visa) e la tecnologia a micro-processore;
  • SECA (Single Euro Cash Area): la realizzazione della SECA pone come obiettivo primario l’attuazione di uno spazio unico di gestione del contante in Euro;
  • IBAN: oltre agli interventi di standardizzazione, le banche hanno già sostanzialmente completato l’uso dell’IBAN e del BIC da parte dei clienti;
  • Infrastrutture CSM (Clearing and Settlement Management): l’associazione europea dei sistemi di clearing automatizzati (European Automated Clearing House Association, EACHA) ha sviluppato un quadro di interoperabilità per le infrastrutture di clearing e regolamento dei pagamenti al dettaglio con criteri che supportano l’interoperabilità tecnica dei canali di informazione e regolamento.

Per quanto riguarda gli standard di messaggio, sono stati adottati l’UNIFI ISO 20022 e l’XML. A tal proposito è stato anche siglato un accordo con SWIFT (www.swift.com) per garantire la compatibilità a livello internazionale.

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Per i sistemi di pagamento innovativi è fondamentale l’adeguamento alla SEPA, PSD, EMD e PCI per offrire servizi in linea con la nuova operatività a costi competitivi. La sfida per l’offerta si gioca sulla compatibilità con le norme e gli standard, ma anche sulla sicurezza e l’affidabilità

di Piero Bucci

 

La moneta elettronica traina la crescitaLa disponibilità di servizi di pagamento sicuri, facili da usare e poco costosi è uno degli elementi fondamentali per l’affermazione su larga scala delle transazioni elettroniche e dell’economia globalizzata. Lo sviluppo dell’e-commerce trova ancora oggi un ostacolo nei sistemi di pagamento, nello scarso utilizzo delle carte di credito e di debito nonché – soprattutto in Italia – nella predilezione del contante. L’ultima relazione della Banca d’Italia (www.bancaditalia.it) ha evidenziato che il numero delle operazioni effettuate con strumenti di pagamento diversi dal contante continua a crescere lentamente e su 100 pagamenti circa 90 sono ancora effettuati in contanti. Nel 2011, in particolare, sono state regolate solo 68 operazioni procapite con strumenti alternativi, contro le 182 dei Paesi dell’area dell’euro. L’affermarsi di sistemi di pagamento più evoluti non rappresenta solo un vantaggio in termini di comodità e sicurezza per le famiglie, le imprese e la PA, ma anche un importante volano di crescita e sviluppo per il Paese. Banca d’Italia sostiene che se si colmasse il gap che ancora separa l’Italia dai Paesi europei nell’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici, si potrebbe risparmiare lo 0,3% del PIL.

 

NUOVE OPPORTUNITÀ

Il mercato dei sistemi di pagamento si sta gradualmente aprendo a nuove opportunità e vede l’avvento di nuovi attori. La creazione di norme e standard europei, funzionali e di sicurezza, consente la realizzazione di sistemi più economici ed efficienti. A trainare la crescita sono soprattutto gli strumenti di pagamento innovativi via Internet. Secondo i dati Bankitalia, l’anno scorso, sono stati effettuati oltre 280 milioni di pagamenti in rete, con un incremento del 24%. In particolare, le operazioni sul web con carte di credito e prepagate sono cresciute del 27,6% mentre i bonifici online hanno fatto registrare un aumento del 20,3%; continuano a crescere anche le carte di pagamento nelle tasche degli italiani, che sono passate dai 77 milioni del 2009 agli 82 milioni dell’ultimo anno (+6,49% nel triennio).

 

IL QUADRO NORMATIVO

La definizione e l’adozione della “single euro payments area” (SEPA) – l’area unica europea dei pagamenti in euro – coordinata tecnicamente dall’European payment council (EPC) – ha messo in moto un meccanismo abilitante per realizzare sistemi innovativi, uniformi e interoperabili a livello UE. Non a caso SEPA è anche una delle iniziative strategiche del piano di governo “Europa 2020” delle Istituzioni UE. A fine 2007, è stata emanata la direttiva 2007/64/CE PSD (payment services directive), recepita in Italia con il decreto legge 11/2010 del 27/1/2010, che definisce i principi fondamentali e le norme per il contesto SEPA. Il 31/03/2012 è entrato in vigore anche il regolamento UE n. 260, del 14/03/2012, che ha fissato al primo febbraio 2014 la data ultima per la migrazione ai servizi SEPA. L’obbligo comporta significative attività che le banche hanno già in parte intrapreso e che andranno avanti fino a tutto il 2014. Con il passaggio alla SEPA, per cittadini, imprese e PA non ci sarà più differenziazione tra pagamenti nazionali ed europei. Con riferimento alle carte di pagamento – in Italia – alla fine dello scorso anno, circa il 70 per cento delle carte in circolazione e il 90 degli sportelli ATM e dei terminali POS risultavano conformi ai nuovi standard EMV (Europay, Mastercard, Visa) di EMVCo (www.emvco.com) richiesti da SEPA. Vi sono poi le direttive sulla moneta elettronica (e-money): 2009/110/CE (EMD – Electronic Money Directive), 2005/60/CE e 2006/48/CE che sono state recepite in Italia con il decreto legislativo n. 45, del 28/04/2012. La norma definisce l’e-money come “un valore monetario rappresentato da un credito nei confronti dell’emittente che sia memorizzato su un dispositivo elettronico, emesso previa ricezione di fondi di valore non inferiore al valore monetario emesso e accettato come mezzo di pagamento da soggetti diversi dall’emittente”. Sulla scorta di tale definizione non è quindi da considerare e-money, ad esempio, l’annunciata iniziativa di Amazon (si parla di maggio), con i “Bezos-cent”, in quanto questi – da ciò che si dice – potranno essere spesi solo nell’ambito dei servizi Amazon: un po’ come il traffico telefonico per le TELCO. Per quanto riguarda la sicurezza, infine, da alcuni anni, il Consorzio PCI (www.pcisecuritystandards.org) – costituito da American Express, Discover Financial Services, JCB, MasterCard Worldwide e Visa International – ha promosso lo standard payment card industry (PCI), e in particolare il payment card industry – data security standard (PCI-DSS), per uniformare le regole di gestione della sicurezza dei dati, delle carte e in generale dei pagamenti elettronici. Il quadro normativo amplia i servizi e la gamma di attività esercitabili dai cosiddetti Istituti di Moneta Elettronica (IME) e Payment Institution (PI), consentendo di prestare servizi di pagamento e svolgere talune attività finanziarie senza doversi trasformare in banche.

 

LA SFIDA PER L’OFFERTA

La sfida per l’offerta di soluzioni competitive si gioca sia sulla compatibilità con le norme e gli standard, ma anche sulla sicurezza e l’affidabilità. Secondo il Politecnico di Milano, i nuovi sistemi di pagamento nell’era di Internet possono essere classificati nelle seguenti categorie principali: 

1)     e-payments: è lo scambio online di valore monetario tra compratore e venditore. Un esempio è PayPal del gruppo eBay che ad oggi ha oltre 250 milioni di conti ed è accettato dalla maggior parte di siti di e-commerce.

2)     MyBank: soluzione di pagamento paneuropeo su Internet messo a punto da EBA Clearing (www.ebaclearing.eu) e sostenuto dalle principali banche. Consente ai clienti di pagare direttamente dal proprio home banking tramite bonifico SEPA.

3)     P2P payments o peer-to-peer payments: in questa tipologia sono ricomprese tutte le modalità di pagamento che permettono il trasferimento di denaro tra due persone. Un sistema P2P è Obopay che oggi opera negli Stati Uniti, India, Senegal e Kenya. Permette di trasferire denaro tra carte di credito, tra conti bancari e tra e-wallet.

4)     m-payments: il mobile payment è ogni pagamento in cui il dispositivo mobile è utilizzato per iniziare, autorizzare e/o confermare uno scambio di valore finanziario. A sua volta si suddivide in:

a)     “mobile remote payment” che utilizza, a distanza, la rete cellulare e il dispositivo cellulare per il pagamento.

b)     “mobile proximity payment” quando, a breve distanza, si utilizza il dispositivo cellulare direttamente tra acquirente e venditore. Un esempio è Google Wallet che permette di utilizzare lo smartphone per effettuare pagamenti negli esercizi convenzionati, semplicemente appoggiandolo al POS MasterCard paypass.

5)     C-less-payments: sistema che non necessita di un contatto fisico (contactless)  tra il dispositivo di pagamento e il terminale POS. Si basa su tecnologia near field communication (NFC), talvolta in combinazione con RFID (radio frequency identification). L’NFC in combinazione con lo smartphone sta aprendo scenari applicativi diversi. Un esempio è Quick Tap lanciato da Orange e Barclaycard per il pagamento degli autobus a Londra.       

I sistemi vengono poi anche suddivisi in “micro” e “macro” a seconda dell’importo delle transazioni, sopra o sotto i 25 euro. I pagamenti elettronici favoriscono l’emersione dell’economia sommersa, che ha oggi una dimensione stimata in circa il 22% del PIL, con la conseguente riduzione dei costi di gestione del contante. Il tema è al centro delle iniziative pianificate dall’ABI (Associazione Bancaria Italiana) e dalle banche nell’ambito dell’Agenda Digitale del settore bancario che è parte integrante dell’Agenda Digitale Italiana.

 

M-PAYMENT INNOVATIVI

Luca Bortolan, executive partner financial services e responsabile IGEM per Accenture Payment Services (www.accenture.com/it-it) fornisce alcuni dati e considerazioni di scenario. «In Italia le transazioni con moneta elettronica, secondo la BCE, sono cresciute da 50 milioni nel 2007 a 151 milioni nel 2011, registrando una crescita annua del 32,3% e rappresentando il 12% delle transazioni in Europa». Per questo sono numerosi i player che studiano con attenzione l’evoluzione: le banche continuano a trarne un’importante fonte di ricavo e gli operatori primari TELCO e GDO cercano di estendere i propri servizi (dal 2010 a oggi, quaranta società si sono registrate all’albo IME). «Il valore potenziale del pagamento è alto – prosegue Bortolan – poiché è l’atto conclusivo dei moltissimi processi di acquisto giornalieri fisici e virtuali: intercettare il pagamento rappresenta un’occasione unica per raggiungere nuovi clienti, fidelizzare i propri e aumentare il cross-selling». Lo smartphone, sempre più diffuso e utilizzato, è il vettore per dare trazione ai servizi di pagamento innovativi che si stanno affermando. «Tali servizi presentano ancora maturità diverse – spiega Bortolan – in quanto gli standard sono in consolidamento e l’interoperabilità è limitata». Nonostante ciò, molti player primari si stanno muovendo e in breve tempo tali servizi diventeranno “commodity”. La differenziazione passerà attraverso la capacità di offrire ai propri clienti servizi realmente distintivi.

 

PROSPETTIVE INTERESSANTI

La diffusione di smartphone e tablet rende quindi particolarmente interessanti le prospettive del m-payment: basti pensare che per il 2013, Capgemini (www.capgemini.com) prevede che il numero di transazioni effettuate in mobilità supererà nel mondo la soglia dei 15 miliardi. «Norme come la PSD fanno sì che le opportunità aperte dai sistemi di m-payment possano essere colte non solo dalle banche, ma anche dalle organizzazioni extrabancarie come le payment institution» – afferma Fabio Oggioni, responsabile della direzione sviluppo sistemi applicativi di Cedacri (www.cedacri.it). «Naturalmente, gli aspetti di sicurezza sono molto rilevanti per il successo dei m-payment – prosegue Oggioni – perché solo se conquisteranno la fiducia dei consumatori conosceranno un significativo impiego». La piattaforma C-Payment di Cedacri risponde a questi requisiti, grazie ai meccanismi ereditati dalla soluzione di mobile banking già messa a disposizione delle banche. In base a essi, l’acquirente può autorizzare pagamenti di basso importo inserendo username e password e man mano che cresce il valore, sarà richiesto di inserire un PIN o una one-time-password. Il sistema genera automaticamente notifiche di pagamento di tipo push come ulteriore garanzia di sicurezza per l’acquirente. Per Francesco Sforna, head of sales and operations di Cashlog (www.cashlog.com) «security e trust sono elementi chiave del m-payment. La soluzione Cashlog si basa su un unico elemento: il numero di cellulare del cliente. Non sono utilizzate altre informazioni personali o della carta di credito. L’autenticazione è a “doppio strumento”, in questo modo si riduce il rischio di furto d’identità, di phishing e di altre tipologie di frodi. Tutte le transazioni sono autorizzate esclusivamente attraverso il cellulare». Cashlog ha recentemente superato la soglia di un milione di transazioni al mese. La crescita si è tradotta – per i merchant che lo hanno adottato come sistema di pagamento alternativo – in un incremento delle transazioni del 500%. Per Luciano Cavazzana, managing director di Ingenico Italia (www.ingenico.it) «la prospettiva tecnologica e infrastrutturale più concreta è quella delle soluzioni di m-payments attivate da smartphone (Mobile Acceptance)». Non solo. «Queste soluzioni possono favorire l’incremento dei pagamenti elettronici soprattutto presso operatori con poche transazioni, dove un dispositivo POS tradizionale non ha fino a oggi trovato giustificazione». L’adozione di m-payments consente – in effetti – di ridurre i costi dei sistemi tradizionali per tutti i componenti del sistema: esercente, consumatore e gestore delle transazioni. «Siamo convinti – continua Cavazzana – che questi nuovi strumenti permetteranno di allargare ulteriormente la base di terminali di pagamento installati in Italia e contribuiranno alla diminuzione delle operazioni in contante». Dopo i grossi sforzi e gli investimenti fatti dai circuiti di carte di credito e dalle banche per aumentare la sicurezza delle carte e dei sistemi (chip&PIN), l’attenzione alla sicurezza dei nuovi m-payment diventa condizione imprescindibile al fine di consolidare la confidenza dei merchant e degli utilizzatori di carte verso le nuove tecnologie di pagamento. Ingenico ha fornito una soluzione completa di Mobile Acceptance a due importanti operatori italiani che ne stanno iniziando la commercializzazione in queste settimane. Una terza iniziativa, annunciata già a novembre, partirà nei prossimi mesi in Belgio con BNP Paribas Fortis.

 

MODELLO DI BUSINESS CERCASI

Anche i costruttori di smartphone sono particolarmente attivi. Antonio Donadoni, alliance manager di BlackBerry (www.it.blackberry.com) afferma che «quello del m-payment è sicuramente un mercato con grandi potenzialità, in cui BlackBerry può dare un contributo importante, sia per il know-how tecnologico, sia per le caratteristiche dei clienti: un segmento particolarmente interessato alle formule innovative di pagamento». Superate le preoccupazioni in termini di sicurezza, grazie anche a tecnologie come l’NFC in cui BlackBerry è leader, il principale ostacolo alla diffusione di questi servizi è l’attuale assenza di un modello di business consolidato. Per questo motivo, sinora, si sono visti solo test e soluzioni circoscritte. «L’impegno di BlackBerry nel m-payment – continua Donadoni – pone le basi su un know-how riconosciuto in termini di mobile security ed è testimoniato da diversi progetti in tutto il mondo: l’ultimo è un circuito m-payment in Canada che, grazie a una soluzione BlackBerry certificata da Visa, permette di sostituire la carta di credito con uno smartphone NFC». Allo stesso modo in Turchia dal 2012 gli utenti Turkcell hanno potuto portare le loro MasterCard su un BlackBerry Bold 9900, mentre nel Regno Unito è operativo un progetto in partnership con Orange, con il Bold 9790. In Italia è in corso il progetto Ticket Restaurant Mobile, in collaborazione con il Politecnico di Milano, che unisce il pagamento a servizi accessori attraverso un’app dedicata. In questo caso è stato usato un Curve 9380, ma ben 5 degli ultimi 7 smartphone BlackBerry 7 sono abilitati all’NFC, così come lo saranno tutti i nuovi device BlackBerry 10. Negli ultimi anni Samsung, ha sviluppato e promosso in tutto il mondo numerosi trial di m-payment, collaborando attivamente con importanti partner. Con gli smartphone dotati di tecnologia NFC, sono stati coinvolti numerosi cittadini che hanno potuto provare e valutare l’interoperabilità veloce e sicura con l’ecosistema di pagamento. «Questa esperienza è stata senz’altro resa più accattivante dall’uso di soluzioni applicative facili e intuitive installate sugli smartphone» – sottolinea Antonio Bosio, product & solutions director di Samsung Electronics Italia (www.samsung.com/it). Samsung, quale leader del settore dell’elettronica di consumo, contribuisce alla diffusione dei m-payment anche attraverso l’implementazione della tecnologia NFC su un numero sempre maggiore di smartphone. Come non considerare poi le TELCO? Telecom Italia, Vodafone Italia, Wind, 3 Italia e PosteMobile hanno recentemente annunciano un accordo per lo sviluppo di una piattaforma di m-payment basata su tecnologia NFC per la piena interoperabilità delle soluzioni tecniche secondo gli standard GSMA (www.gsma.com). «Telecom Italia ha deciso di non entrare direttamente nel mercato dei pagamenti, ma di supportare gli istituti finanziari nello sviluppo di servizi innovativi» – afferma Alfonso  Mariconda, responsabile new projects development di Telecom Italia (www.telecomitalia.it). Uno dei filoni di maggior interesse è il mobile proximity payment basato su tecnologia “NFC SIM-based”, che grazie a smartphone NFC e SIM di nuova generazione permette di virtualizzare sul mobile le attuali carte di pagamento e di usarle in prossimità semplicemente avvicinando il cellulare a POS abilitati NFC. «Telecom Italia è convinta che il successo di questi servizi sia legato all’adozione di regole comuni e standard aperti – spiega Mariconda – che garantiscano l’interoperabilità e il funzionamento su qualunque terminale, operatore mobile e istituto finanziario. Per questo Telecom è impegnata da tempo negli standard, attraverso la collaborazione con gli operatori dell’ecosistema NFC». In ambito mobile proximity payment risalta, in particolare, la collaborazione con Intesa Sanpaolo e VISA per le Olimpiadi di Londra (dotazione alla delegazione italiana di cellulare e SIM NFC con carta prepagata ISP-VISA utilizzabile in prossimità) e per l’evento GSMA NFC & Mobile Money Summit di Milano (fornitura ai partecipanti di cellulare e SIM NFC con “TIM wallet” per pagare, accedere ai trasporti pubblici, utilizzare un buono sconto e carta prepagata ISP-VISA per pagamenti in prossimità).

 

GARANTIRE LA PIENA OPERATIVITÀ

Ruggero Fortis, direttore generale di Telima Italia (www.pc30.it), fa notare che «la gamma dei terminali si amplia costantemente in numero e funzionalità e che le esigenze dei merchant mutano nel tempo. Passiamo da terminali da tavolo potenti a dispositivi portatili touch screen dotati di tecnologia NFC». Garantire la piena operatività, in modo che l’erogazione del servizio sia continua e soddisfacente, è una delle sfide di queste nuove realtà. «Per supportare la crescente digitalizzazione dei sistemi di pagamento al dettaglio – continua Fortis – la multinazionale francese Solutions30 (in Italia, Telima) ha creato il marchio MONEY30, operativo in alcuni Paesi europei dove sono state svolte già oltre 100mila attività on site». In quest’ottica, si inserisce la partnership tra Telima Italia e VeriFone Italia, la cui proposta fa leva sulle caratteristiche di flessibilità, portabilità, connettività, scalabilità e affidabilità delle piattaforme operative e su un’offerta variegata e completa di prodotti e soluzioni certificate secondo gli standard internazionali (PCI 3.0, EMV 1 e 2) e nazionali (CB1 e CB2). Per Imanuel Baharier, direttore generale di VeriFone Italia (www.verifone.it) «nel settore dei sistemi di pagamento, la sicurezza va oltre la semplice protezione della transazione, la protezione dell’hardware è fondamentale per far sì che nel momento del pagamento il merchant e il consumatore abbiano fiducia nel mezzo che stanno utilizzando». Per fare ciò VeriFone si pone l’obiettivo di proteggere l’esclusività della relazione di pagamento e dei dati sensibili. Tale obiettivo è portato avanti grazie al continuo investimento in ricerca e sviluppo. «Il momento del pagamento – conclude Baharier – deve essere vissuto dall’utente finale come esperienza privata e positiva. Da qui, lo sforzo di creare uno strumento user friendly, per essere utilizzato dal cliente in modo autonomo e affidabile per far sì che il merchant possa accettare tutti i pagamenti senza pensieri». VeriFone propone un’ampia gamma di terminali che incontra i bisogni dei settori più esigenti: terminali portatili per i piccoli esercenti sempre in movimento e lettori agnostici che trasformano tablet e smartphone in veri e propri strumenti di accettazione di pagamento. Per esempio, all’ipermercato ­Iperal da mesi si paga con le PINpad VX 820 integrate alle casse NCR tradizionali e self-service, con cattura della firma sullo schermo touch e salvataggio in un database protetto. Nell’offerta compare anche la tecnologia NFC per il pagamento tramite cellulare, soluzione già adottata in tutti i ristoranti MyChef sul territorio italiano, grazie alla tecnologia MasterCard PayPass.

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Checkpoint annuncia una nuova offerta RFId per il fashion https://www.datamanager.it/news/rfid/checkpoint-annuncia-una-nuova-offerta-rfid-il-fashion Wed, 22 Feb 2012 15:34:26 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/02/checkpoint-annuncia-una-nuova-offerta-rfid-per-il-fashion/ L'azienda lancia la vasta gamma di soluzioni per l'implementazione su larga scala della tecnologia RFId nel fashion retail

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L’azienda lancia la vasta gamma di soluzioni per l’implementazione su larga scala della tecnologia RFId nel fashion retail

Checkpoint Systems, leader mondiale per la gestione delle differenze inventariali, la visibilità della merce (Merchandise Visibility) e le soluzioni di etichettatura dei capi d’abbigliamento, ha annunciato quest’oggi le nuove ed estese soluzioni di codifica RFId e l’ampliamento della gamma di etichette RFId per le aziende del fashion e i loro partner in ambito distribuzione, ma anche per i retailer di abbigliamento e i grandi magazzini con gestione a ciclo chiuso.

La gamma di soluzioni RFId comprendente hardware, software, etichette, assistenza e supporto di Checkpoint, rappresenta un valore aggiunto per il sempre maggior numero di retailer di abbigliamento che intendono implementare la tecnologia in maniera estesa all’interno di tutte le loro operazioni, allo scopo di aumentare le vendite, ridurre i casi di out-of-stock e il capitale circolante, nonché migliorare l’esperienza dei consumatori e le attività di prevenzione delle perdite.

“Abbiamo sviluppato questo portfolio di soluzioni appositamente per soddisfare le esigenze dei retailer e dei vendors che stanno incrementando le loro iniziative in ambito RFId,” ha affermato Per Levin, Worldwide President, Merchandise Visibility and Apparel Labeling Solutions di Checkpoint Systems. “Per approcciare all’universo RFId, i retailer d’abbigliamento necessitano di soluzioni scalabili, implementabili e operative, e siamo particolarmente orgogliosi di annunciare la nostra competenza in tale ambito che ci permette di contribuire in maniera concreta al loro successo.”

Ampliamento delle soluzioni di codifica RFId

Attualmente, Checkpoint offre ai fornitori e ai retailer tre modalità di codifica univoca delle etichette:

• Codifica in blocco e ad alta velocità: Questo sistema, che nasce per rispondere alle specifiche necessità dei centri di distribuzione (CD), consente la codifica in blocco di tutti gli articoli presenti all’interno di una singola scatola, riducendo notevolmente il tempo necessario per il riconoscimento di grosse quantità di merce. Questa soluzione garantisce la maggiore rapidità e accuratezza possibili per la codifica dei numeri EPC (Electronic Product Code), senza che sia necessario aprire le scatole e maneggiare i singoli capi. Tale sistema comprende i migliori hardware e software del settore ed è attualmente in fase di implementazione in diverse sedi.

• Servizi ampliati presso i centri stampa: Checkpoint mette ora a disposizione agenzie di servizi RFId per la codifica e la stampa rapide in Asia, Europa, America Centrale e Nord America. Con questo approccio mirato all’elaborazione rapida, Checkpoint esegue la codifica di numeri EPC unici, stampa i dati variabili sulle etichette presso le proprie agenzie di servizio, e spedisce le etichette ai centri di etichettatura dei fornitori di tutto il mondo.

• Stampa all’interno dello stabilimento: In alcuni casi, i marchi di abbigliamento e i retailer con gestione a ciclo chiuso hanno bisogno di gestire il processo di etichettatura in remoto, da sedi che però possono non avere a disposizione una connessione internet affidabile. In questi casi, non è possibile ottenere i numeri EPC necessari per la stampa e la codifica RFId on demand. I nuovi servizi offerti da Checkpoint, possono essere eseguiti all’interno degli stabilimenti del sito produttivo,dando così alle aziende la possibilità di gestire l’intero processo a livello locale, compresa la serializzazione dei numeri e la stampa delle etichette

Tutti i nuovi prodotti e servizi si integrano con l’attuale Soluzione per la Gestione dei Numeri EPC (Open EPC Number ) un’applicazione software facile da implementare e cloud-based, che garantisce la gestione totale dei numeri EPC a livello globale.

“I titolari di marchio hanno bisogno di flessibilità per decidere quando, dove e come gestire i propri processi di etichettatura a livello di singolo articolo lungo le supply chain globali,- ha commentato Daniel Bowman, senior product line manager di Impinj. – Siamo impressionati dalla capacità mostrata da Checkpoint nel fornire nuove soluzioni ai titolari di marchio e altrettanto lieti che abbia scelto la nostra piattaforma di etichettatura alla fonte dotata di tecnologia di codifica STP per la codifica in blocco con prestazioni elevate”

Offerta di etichette RFId

Checkpoint offre ora una gamma completa di etichette RFId totalmente integrate,che arricchiscono le attuali funzionalità di informazioni sul marchio che cartellini rigidi ed etichette d’abbigliamento garantiscono con tutte le potenzialità della tecnologia RFId nell’ambito della gestione dell’inventario e della prevenzione delle perdite

La nuova gamma comprende il cartellino RFId grafico FULL COLOR, un’etichetta personalizzabile con grafica sofisticata e totalmente a colori che soddisfa le esigenze estetiche della moda e comunica al meglio il brand dei retailer d’abbigliamento. Le etichette integrate di Checkpoint sono disponibili in diversi formati, tra cui cartellini pendenti, etichette tessute, di composizione, tasche pocket tags e cartellini rigidi. Tutti i formati disponibili possono interagire con i sistemi di Electronic Article Surveillance di Checkpoint volti alla prevenzione delle perdite e con la soluzione EAS Overhead RFId, dell’azienda, che mira a garantire un’ottima visibilità d’inventario. Con questi cartellini, Checkpoint soddisfa la sempre maggiore esigenza nel mercato dell’abbigliamento di integrazione della tecnologia RFId e promozione del marchio in un unico cartellino.

“Stiamo implementando i cartellini rigidi RFId di Checkpoint insieme alla soluzione EAS Overhead RFId per ottenere tutti i vantaggi dell’EAS tradizionale,” ha commentato Frank Albany, direttore di Asset Protection, Under Armour. “Lo consideriamo un investimento intelligente che ci permetterà di essere pronti per una più vasta implementazione della tecnologia RFId, volta a garantire ulteriori vantaggi oltre la prevenzione delle perdite, includendo anche una migliore visibilità dell’inventario e l’ottimizzazione della disponibilità sugli scaffali.”

Circuiti RFId per etichette

Checkpoint mette ora a disposizione tre nuovi tag ottimizzati per l’inserimento su etichette e cartellini d’abbigliamento: High-Kick, Whirl e Triumph. Con questi tag, Checkpoint è in grado di fornire una vasta gamma di UHF (Ultra High Frequency – sigla che indica i segnali a radiofrequenza trasmessi nella banda che va da 300 MHz a 3 GHz) per le soluzioni di etichettatura conformi con i numeri EPC, venendo incontro alle esigenze dei retailer della moda, come anche dei loro fornitori, che sono alla ricerca di cartellini certificati e basati su standard in grado di consentire una maggiore visibilità sulla posizione e sul movimento della merce e assicurare una migliore prevenzione delle perdite.

I tag di Checkpoint vanno ad aggiungersi a quelli già esistenti: Item-Level Tag (cartellino a livello di singolo articolo), Case e Pallet Label (etichetta per scatole e bancali), Champion Tag, e le etichette rigide RFId antitaccheggio, tutte già in commercio e utilizzate a livello globale.

Tutte le etichette RFId disponibili hanno caratteristiche uniche in termini di dimensione, forma e prestazioni e sono pensate per l’utilizzo in determinate categorie di indumenti, come l’abbigliamento di base, il denim, i capi intimi e quelli sportivi.

“Le soluzioni complete sono essenziali per permettere agli utenti finali di implementare la tecnologia RFId,” ha detto Michael Liard, direttore RFId presso il VDC Research Group. “Andando avanti, la disponibilità di sistemi end-to-end che comprendono le migliori offerte avranno un ruolo fondamentale nel contribuire alla transizione dallo spazio retail verso implementazioni su larga scala.”

Tutti i prodotti e i servizi descritti quest’oggi sono disponibili fin da subito, tranne la Soluzione di Stampa all’interno dello stabilimento, che sarà disponibile a partire da marzo 2012.

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ACCENTURE TECHNOLOGY LABS https://www.datamanager.it/rivista/comunicazione-multicanale/accenture-technology-labs Tue, 24 May 2011 15:18:20 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2011/05/accenture-technology-labs/ La più importante società di consulenza ICT trae le proprie competenze da una costante ricerca in campo tecnologico e applicativo Sophia Antipolis (Francia) – Nell’entroterra della Costa Azzurra, tra Nizza e Cannes, si è sviluppata la “Silicon Valley” transalpina voluta e supportata nel tempo da vari Governi francesi. In questo distretto, che fa capo alla […]

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La più importante società di consulenza ICT trae le proprie competenze da una costante ricerca in campo tecnologico e applicativo

Sophia Antipolis (Francia) – Nell’entroterra della Costa Azzurra, tra Nizza e Cannes, si è sviluppata la “Silicon Valley” transalpina voluta e supportata nel tempo da vari Governi francesi. In questo distretto, che fa capo alla località di Sophia Antipolis, sorgono gli insediamenti dedicati alla ricerca e sviluppo dei più importanti fornitori ICT.

Anche Accenture (www.accenture.com) è presente con uno dei suoi laboratori, gli altri Accenture Technology Labs (www.accenture.com/accenturetechlabs) sono dislocati a San Jose e Chicago negli USA, a Bangalore in India, mentre quest’anno saranno attivati anche quelli di Reston negli USA e di Pechino in Cina, dove gruppi di ricerca operano in ambiti tecnologici che vanno dall’interazione multicanale alla Business Intelligence in senso più ampio e dalla sicurezza all’ingegneria del software.

Competenze bancarie e assicurative

La sede di Sophia Antipolis è caratterizzata in particolare da competenze applicative verticali sui mercati bancari e assicurativi e viene visitata da numerosi manager per partecipare a workshop e osservare come la tecnologia possa portare vantaggi concreti sul fronte del business e influire sull’identificazione di nuove opportunità.

Una visita presso il laboratorio di Sophia Antipolis, focalizzata sulle tematiche del mercato assicurativo, è stata però l’occasione per ottenere una visione più ampia di come tutte le soluzioni tecnologiche e applicative di Accenture, già disponibili o in fase avanzata di sperimentazione, possano favorire significative innovazioni nel comparto finance.

Come introduzione al percorso informativo predisposto, Thomas Meyer, managing director practice Insurance per Europa, Africa e America Latina (Eala) di Accenture, ha presentato l’analisi condotta negli ultimi sei anni su oltre 6.000 compagnie attive nei rami vita, proprietà e altri, per identificare le 500 più performanti e le peculiarità che le hanno rese tali.

«Esistono numerosi fattori che stanno influenzando l’evoluzione del comparto assicurativo – ha spiegato Meyer –, quali le aumentate probabilità di catastrofi naturali e causate dall’uomo, ma anche le crescenti richieste provenienti dai popolosi mercati emergenti del Bric (Brasile, India e Cina). Mentre sul versante dell’utenza tradizionale, bisogna tenere conto delle nuove aspettative in termini di servizi, della riduzione della lealtà, causata spesso da una diminuzione dei livelli di fiducia nelle informazioni fornite dalla compagnia, e dalla disponibilità di nuovi canali interattivi, dimostrata dal 43% di clienti che dichiarano di voler acquistare o rinnovare polizze tramite Internet».

Soluzioni multicanale

Proprio sulla tematica della multicanalità è stato possibile vedere in anteprima alcune delle nuove soluzioni tecnologiche messe a punto dai ricercatori di Accenture, rivolte anche ai clienti delle banche, per migliorare la customer experience.

«Come risultato delle nostre ricerche – ha illustrato Michael Redding, global managing director degli Accenture Technology Labs, durante una visita alle installazioni in fase di test –, è stato possibile realizzare una gamma di nuovi servizi, quali il benvenuto del cliente al suo ingresso negli uffici, l’autenticazione forte e la firma digitale, tramite tecnologie di riconoscimento biometrico o di prossimità Rfid presenti su una card personale, oppure la fruizione di informazioni personalizzate, tramite sistemi di digital signage, di comunicazioni bluetooth e barcode bidimensionale, di interactive wall e dispositivi touch screen. Infine, siamo stati i primi a impiegare la tecnologia Microsoft Surface nelle nostre applicazioni interattive».

Sempre in anteprima, ma più specificatamente rivolte al mondo delle assicurazioni, da vari ricercatori del laboratorio è stato mostrato un concreto portfolio di applicazioni Accenture, che integrano soluzioni tecnologiche avanzate, quali mobilità e Cloud, e favoriscono l’uso convergente di differenti canali di comunicazione, inclusi i social network.

Data la crescente importanza della mobilità, per una delle più importanti compagnie italiane Accenture ha realizzato una soluzione – che può essere scaricata gratuitamente su dispositivi iPod, iPhone e smartphone sia dagli agenti che dagli assicurati – per tenere sotto controllo costante l’evoluzione dei rendimenti di un’assicurazione sulla vita. In un altro caso, tramite un dispositivo “tutor” installabile sulle autovetture e relativo software realizzato da Accenture, un’altra società assicurativa è in grado di rilevare il comportamento di guida, monitorando i parametri di velocità, consumo e rispetto del codice stradale, per favorire quello virtuoso con premi decrescenti. Infine, grazie a un’applicazione Web, una compagnia mette a disposizione dei propri assicurati la possibilità di cambiare alcuni parametri del proprio contratto pensionistico, quali termine dell’attività, livello contributivo o pensione desiderata, e poter simulare in tempo reale come variano tutti gli altri.

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La tecnologia ADT al servizio della moda https://www.datamanager.it/news/innovazione-tecnologica/la-tecnologia-adt-al-servizio-della-moda Fri, 25 Mar 2011 12:06:52 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2011/03/la-tecnologia-adt-al-servizio-della-moda/ Tecnologia acustomagnetica e RFID combinate per garantire comunicazione, tracciabilità e sicurezza al mondo del Fashion

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Tecnologia acustomagnetica e RFID combinate per garantire comunicazione, tracciabilità e sicurezza al mondo del Fashion

ADT, leader europeo nella fornitura di analisi delle prestazioni e sicurezza per il retail, sottolinea l’importanza che l’utilizzo di tecnologia avanzate di rilevamento delle etichette e di protezione dei beni andrà a ricoprire nel mondo retail, in particolare nel comparto del Fashion.

Un recente report del Cedites ha segnalato una crescita significativa dell’utilizzo delle etichette intelligenti, in particolare grazie al crescente commitment degli operatori che operano in questo campo, e che investono continuamente sulle soluzioni tecnologiche necessarie ad ottimizzare la gestione dei punti vendita e dei magazzini.

“In qualità di partner e sponsor tecnologico dell’RFID Lab dell’Università di Parma, ADT sta collaborando all’avvio di Pilot richiesti specificatamente da alcuni brand del settore moda”, ha spiegato Marco Guadagnini, Business Development Manager Retail at ADT. “L’inclinazione verso la condivisione di obiettivi quali la garanzia della sicurezza per il business di oggi e di domani ci ha portati a sviluppare una serie di applicazioni e di prodotti che attraverso brand come Sensormatic (Antitaccheggio ) e VUE technology (RFID ) che riescono a fornire all’utente finale, all’interno dell’intera catena produttiva, una soluzione che assicuri comunicazione, tracciabilità e sicurezza.”

Il mercato del retail non è omogeneo, ed i suoi attori hanno necessità anche molto diverse tra loro. Per questo necessitano di un’infrastruttura semplice, scalabile ed economicamente vantaggiosa, in grado di integrare molteplici tecnologie di sensori, comprese EAS, RFID item-level (a livello dei singoli articoli), sensori di traffico e TV a circuito chiuso digitali. Questo è esattamente quanto come ADT è in grado di offrire. Con un approccio a strati, questa piattaforma ha la capacità di dispensare soluzioni personalizzate e benefici unici basati sulle esigenze operative specifiche dei singoli retailer.

Ad esempio, l’etichetta combinata VST (tecnologia acustomagnetica con chip RFID) per la protezione alla fonte intelligente e tracciabile è la risposta di ADT alle problematiche specifiche di questo mercato. Un recente caso di successo è rappresentato dal marchio Karstadt, il principale retailer del mondo fashion in Germania, che ha scelto le tecnologie ADT-Sensormatic per gestire 6 milioni di etichette di sicurezza ogni anno, tre volte il volume del concorrente più vicino sul mercato tedesco.

 

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Adozioni in crescita nel settore HiTech https://www.datamanager.it/news/fashion/adozioni-crescita-nel-settore-hitech Wed, 26 Jan 2011 09:35:53 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2011/01/adozioni-in-crescita-nel-settore-hitech/ Le tecnologie cambiano e migliorano anche il mondo del fashion, non più legato solo alla qualità e al design ma anche e soprattutto all’acquisto dei clienti, ricercando tecniche e strategie sempre più efficaci.

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Le tecnologie cambiano e migliorano anche il mondo del fashion, non più legato solo alla qualità e al design ma anche e soprattutto all’acquisto dei clienti, ricercando tecniche e strategie sempre più efficaci.

Come il nuovo utilizzo della Rfid, Radio Frequency Identification o Identificazione a radio frequenza, che è diventata una tecnologia di riferimento nel mondo del fashion, portando benefici reali e misurabili in tutte le aziende.

Praticamente i chip inseriti nell’etichetta associata ad ogni singolo articolo contengono una certa quantità di informazioni che possono essere modificate ed integrate nel tempo e che raccontano la storia del prodotto attraverso la filiera.

La dimostrazione dell’efficacia di questa tecnologia associata al campo del tessile è stata oggetto di discussione a Milano nella Settimana della Moda, dove si sono spiegate le potenzialità dell’Rfid nelle supply chain. In uno studio di settore realizzato da Cedites e intitolato “La diffusione delle tecnologie a radiofrequenza nella filiera italiana del fashion”, si sottolinea il passaggio da una fase sperimentale ad una più operativa nella diffusione dell’Rfid, perché le filiere ricavano una enorme quantità di informazioni che vengono misurate ed integrate nei sistemi informativi che supportano la supplì chain. Aziende come Dolce&Gabbana, Diesel, Armani, Geox, Trussardi, Coin e altre hanno comunicato l’adesione a questo supporto tecnologico.

Quindi a partire dal 2011, la tecnologia Rfid sarà in netta crescita in Italia per necessità di tutela del branding, del Made in Italy e per l’ottimizzazione dei flussi in filiere sofisticate e complesse.

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