sentenza – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:01:38 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png sentenza – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Google: il posizionamento è a sua discrezione https://www.datamanager.it/2014/11/google-posizionamento-sua-discrezione/ Wed, 19 Nov 2014 19:00:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=65263 Un giudice californiano ha stabilito che la politica di posizionamento di Google è protetta dal primo emendamento e quindi è a sua discrezione Mentre nel Vecchio Continente Google deve affrontare un’infinita battaglia con l’Unione Europea per il posizionamento dei siti sul suo motore di ricerca, negli Stati Uniti un giudice californiano ha sancito che Big G […]

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Un giudice californiano ha stabilito che la politica di posizionamento di Google è protetta dal primo emendamento e quindi è a sua discrezione

Mentre nel Vecchio Continente Google deve affrontare un’infinita battaglia con l’Unione Europea per il posizionamento dei siti sul suo motore di ricerca, negli Stati Uniti un giudice californiano ha sancito che Big G possa decidere senza particolari restrizioni come organizzare i link su Google Search. Il magistrato Ernest H. Goldsmith della San Francisco Superior Court ha stabilito che sulla base del primo emendamento, che regola la libertà di parola nella costituzione americana, l’azienda di Mountain View può scegliere a sua discrezione come mostrare i risultati di ricerca senza alcun abuso di posizione dominante.

Il posizionamento di Google è protetto dalla libertà di parola

La sentenza, datata 13 novembre e riportata dal sito Gigaom.com, nasce dal caso di CoastNews. Il sito di informazione affermava che Google poneva deliberatamente i suoi link in fondo ai risultati di ricerca nonostante su altri motori come Bing e Yahoo!, che ha recentemente acquisito BrightRoll, apparissero nelle prime posizioni. CoastNews era arrivata addirittura a sostenere che Big G tentasse in questo modo di eliminare un potenziale concorrente. Google ha risposto alle accuse con una pratica chiamata “anti-SLAPP”, un’azione giuridica volta a bloccare sul nascere le cause che riguardano la libertà di parola. Il giudice Goldsmith ha accolto l’istanza di Mountain View e ha confermato che le tecniche di posizionamento scelte da Big G sono correlate ad “un’attività costituzionalmente protetta”.

Questa inedita sentenza potrebbe avere effetto anche sulla posizione di Google in Europa, che da anni è accusata dagli editori di privilegiare i suoi servizi nell’ambito delle ricerche.

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“mod chip”: condanna esemplare https://www.datamanager.it/2014/07/mod-chip-condanna-esemplare/ Thu, 24 Jul 2014 15:32:10 +0000 http://www.datamanager.it/?p=59111 L’Associazione di categoria dell’industria dei videogiochi plaude alla sentenza di condanna del Tribunale Penale di Firenze per la distribuzione di “mod chip”, chip di modifica illegali che eludono le misure tecnologiche di protezione delle console per videogiochi dalla pirateria AESVI, l’Associazione di categoria che rappresenta l’industria dei videogiochi in Italia, esprime la sua soddisfazione per […]

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L’Associazione di categoria dell’industria dei videogiochi plaude alla sentenza di condanna del Tribunale Penale di Firenze per la distribuzione di “mod chip”, chip di modifica illegali che eludono le misure tecnologiche di protezione delle console per videogiochi dalla pirateria

AESVI, l’Associazione di categoria che rappresenta l’industria dei videogiochi in Italia, esprime la sua soddisfazione per l’importante sentenza di condanna pronunciata dal Tribunale Penale di Firenze a carico dei titolari delle due società “PC Box” “2 Modchip.it” per la vendita, distribuzione e installazione illegale di chip di modifica (“mod chip”) e di game copiers che eludono le misure tecnologiche di protezione delle console per videogiochi dalla pirateria.

I due soggetti coinvolti sono stati condannati ai sensi dell’articolo 171 ter della legge sul diritto d’autore in materia di elusione delle misure tecnologiche di protezione a un anno e due mesi di reclusione e a 5.000 euro di multa ciascuno. È stata inoltre ordinata la distruzione dei materiali sequestrati da parte della Guardia di Finanza, oltre che il pagamento di 3.000 euro di costi.

“Anche se la Corte di Cassazione ha ripetutamente sancito l’illegalità della condotta in questione, questo è un caso molto importante, perché è la prima sentenza pronunciata dopo la decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea dello scorso gennaio, nella quale la Corte ha riconosciuto la legittimità delle misure di protezione tecnologica incorporate sia nei supporti fisici dei videogiochi sia nelle console per videogiochi che richiedono un’interazione tra i due elementi” – ha dichiarato Andrea Persegati, Presidente AESVI – “È da anni che la nostra Associazione lotta contro la distribuzione dei dispositivi di elusione tecnologica. Siamo molto soddisfatti che il Tribunale Penale di Firenze abbia riconosciuto e confermato ancora una volta l’illegalità di questi dispositivi e della loro vendita e distribuzione ai sensi della legge italiana”.

 

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Sentenza storica: 26,3 mld di risarcimento alla vedova di un fumatore https://www.datamanager.it/2014/07/sentenza-storica-263-mld-risarcimento-vedova-fumatore/ Mon, 21 Jul 2014 14:45:47 +0000 http://www.datamanager.it/?p=58824 Una corte in Florida ha condannato la lobby del tabacco RJ Reynolds Tobacco a risarcire la vedova di un fumatore con 26,3 miliardi di dollari Diversi studi hanno dimostrato che fumare è molto più pericoloso di quello che si pensava. Le sigarette provocano oltre 40 tipi di patologie che colpiscono diverse parti del corpo e […]

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Una corte in Florida ha condannato la lobby del tabacco RJ Reynolds Tobacco a risarcire la vedova di un fumatore con 26,3 miliardi di dollari

Diversi studi hanno dimostrato che fumare è molto più pericoloso di quello che si pensava. Le sigarette provocano oltre 40 tipi di patologie che colpiscono diverse parti del corpo e possono addirittura portare al suicidio nei casi più gravi. Oggi una sentenza di una corte della Florida farà storia e segna un punto a favore nella lotta portata avanti da tutti coloro che si battono contro questo vizio che mette a serio rischio la salute, compresa quella dei neonati nel caso del donne in gravidanza. La giuria statunitense ha condannato una multinazionale del tabacco a pagare un risarcimento di 26,3 miliardi di dollari alla vedova di un fumatore.

Le lobby del tabacco non informano correttamente il fumatore

Cynthia Robinson, moglie del tabagista Michael Johnson Sr, aveva fatto causa a RJ Reynolds Tobacco Company, lobby del tabacco produttrice delle sigarette Camel, perché la riteneva responsabile della morte del marito. L’uomo per 36 anni era stato un accanito fumatore ma nonostante i tentavi di smettere, era morto per un cancro ai polmoni. Secondo la vedova e il suo legale, la lobby del tabacco non aveva opportunamente informato i suoi clienti sul pericolo dei vizi del fumo. Dopo 15 ore di consiglio, i giurati del tribunale di della contea di Escambia hanno poi emesso un verdetto a suo a favore.

[blockquote style=”4″]”La RJ Reynolds aveva assunto il rischio calcolato di produrre sigarette e venderle senza informare i consumatori.” –  ha spiegato l’avvocato della Robinson, Willie Gary –  “Speriamo che questo messaggio faccia arrivare alla RJ Reynolds e agli altri colossi del tabacco un messaggio forte e chiaro e li costringa a non mettere più a rischio la vita di gente innocente”.[/blockquote]

La RJ Reynolds Tobacco Company è stata condannata a pagare la cifra record per la Florida di 26,3 miliardi di dollari alla vedova di Jhonson più 16 milioni da destinare agli altri eredi. La lobby del tabacco ha fatto sapere che ricorrerà in appello contro la sentenza e un risarcimento considerato “al di là di qualunque ragionevolezza ed equità”.

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Il Belgio mette fuori legge Uber, l’Ue non ci sta https://www.datamanager.it/news/il-belgio-mette-fuori-legge-uber-lue-non-ci-sta-55663.html Wed, 16 Apr 2014 16:30:02 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/04/il-belgio-mette-fuori-legge-uber-lue-non-ci-sta/ Un tribunale belga ha dichiarato fuori legge il servizio taxi di lusso Uber. Il commissario Ue all’Agenda Digitale, Neelie Kroes, ha definito il provvedimento “vergognoso” Nuovi guai per Uber, la startup di San Francisco più odiata dai tassisti milanesi e francesi. Un tribunale di Bruxelles ha messo fuori legge il servizio, che permette di prenotare […]

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Un tribunale belga ha dichiarato fuori legge il servizio taxi di lusso Uber. Il commissario Ue all’Agenda Digitale, Neelie Kroes, ha definito il provvedimento “vergognoso”

Nuovi guai per Uber, la startup di San Francisco più odiata dai tassisti milanesi e francesi. Un tribunale di Bruxelles ha messo fuori legge il servizio, che permette di prenotare l’auto direttamente da smartphone e di scegliere a priori la tariffa, perché non ha le autorizzazioni necessarie ad operare nel Paese. I conducenti dei taxi di lusso sorpresi a circolare nonostante il bando dovranno pagare una multa di 10mila euro. “Uber – ha dichiarato il ministrod dei Trasporti belga, Brigitte Grouwels – non è compatibile con le nostre leggi, è gestito da guidatori sprovvisti di licenza e non rispetta le regole dei tassisti tradizionali”.

Ue: “Decisione vergognosa”

L’Unione Europea, di cui è stata invalidata la direttiva sulla conservazione dei dati da parte della Corte di giustizia continentale, si è subito scagliata contro la decisione del tribunale. “È una decisione assurda, una cosa vergognosa. Non ha niente a che vedere con la protezione dei consumatori ma piuttosto con la protezione della lobby dei tassisti”, ha dichiarato il commissario Ue all’Agenda digitale Neelie Kroes, che ha messo in luce come il mondo dopo lo scandalo Datagate tema di navigare in Rete.

Da San Francisco arriva invece una risposta dai toni più contenuti: “Uber ha dovuto affrontare molte sfide e ha dovuto vincere molte resistenze in molte delle città dove ha lanciato il proprio servizio”.

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Google non è responsabile delle campagne illecite su AdWords https://www.datamanager.it/news/google-non-responsabile-delle-campagne-illecite-su-adwords-55339.html Mon, 07 Apr 2014 17:00:11 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/04/google-non-e-responsabile-delle-campagne-illecite-su-adwords/ Google non è responsabile delle inserzioni pubblicitarie ingannevoli presenti su AdWords e può agire solo dopo segnalazione di un illecito da parte del titolare del diritto leso

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Google non è responsabile delle inserzioni pubblicitarie ingannevoli presenti su AdWords e può agire solo dopo segnalazione di un illecito da parte del titolare del diritto leso

Da Palermo arriva una sentenza che farà storia. Google, che ha stretto una partnership con Luxottica per i nuovi Google Glass, non è responsabile delle inserzioni inserite nella sua piattaforma pubblicitaria Google AdWords. Il caso è stato presentato ieri in chiusura al Seminario sui diritti dei consumatori. La sentenza del giudice palermitano ricalca nella sostanza quella del caso Vividown.

Il caso

La sentenza di oggi riguarda il caso di un’azienda di noleggio auto accusata di aver utilizzato delle parole chiave illecite per mascherarsi da una società sua diretta concorrente. Attraverso questa pratica, gli utenti avrebbero confuso le due aziende una volta fatta una ricerca tra i risultati sponsorizzati. In questo caso il giudice ha decretato che Google, che è stata multata di 1 milione di euro per violazione della privacy tramite Street View, non aveva alcuna responsabilità dell’accaduto. Al contrario, l’azienda incriminata poteva essere perseguita.

“Qualora uno di questi messaggi sia illecito, la parte lesa non può che aggredire il responsabile della condotta e non certo il motore di ricerca – si legge nella sentenza – .Tutto ciò in virtù del principio di neutralità dell’intermediario, per cui il fornitore di servizi di rete (nel caso Google) non ha l’obbligo di controllare preventivamente tutto ciò che circola sui propri canali. Ma ha solo un dovere di azionarsi nel rimuovere l’illecito qualora gli giunga la segnalazione da parte del titolare del diritto leso”.

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Vividown: ecco la sentenza che ha assolto Google https://www.datamanager.it/news/vividown-ecco-la-sentenza-che-ha-assolto-google-53364.html Tue, 04 Feb 2014 09:57:36 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/02/vividown-ecco-la-sentenza-che-ha-assolto-google/ E' stata depositita la sentenza della Cassazione che ha assolto i manager di Google del caso Vividown. Gli host provider non sono responsabili dei contenuti caricati dagli utenti

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E’ stata depositita la sentenza della Cassazione che ha assolto i manager di Google del caso Vividown. Gli host provider non sono responsabili dei contenuti caricati dagli utenti

A fine dicembre 2013 la Corte di Cassazione aveva definitivamente assolto i tre manager di Google, che ha stretto un accordo con Samsung per lo sviluppo di nuovi brevetti, implicati nel caso Vividown. Nel 2006, sull’allora Google Video, era apparso un video di violenze su un bambino affetto da Sindrome di Down e Big G era stato accusato di non aver rimosso preventivamente il filmato incriminato. Oggi è stata depositata la sentenza ufficiale.

Gli host provider non sono responsabili dei contenuti caricati dagli utenti

Nella sentenza si sottolinea che Google, in quanto host provider, “non ha alcun controllo sui dati memorizzati né contribuisce in alcun modo alla loro scelta, alla loro ricerca o alla formazione del file che li contiene, essendo tali dati interamente ascrivibili all’utente destinatario del servizio che li carica sulla piattaforma messa a sua disposizione”.

Big G “si limita a fornire una piattaforma sulla quale gli utenti possono liberamente caricare i loro video”. Sono invece gli utenti “gli esclusivi responsabili” del contenuto degli stessi. Inoltre, in quanto “unici titolari del trattamento dei dati sensibili eventualmente contenuti nei video caricati sul sito sono gli stessi utenti che li hanno caricati, ai quali soli possono essere applicate le sanzioni, amministrative e penali, previste per il titolare del trattamento del Codice Privacy”.

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La Net Neutrality USA è già defunta https://www.datamanager.it/news/la-net-neutrality-usa-gi-defunta-52790.html Wed, 15 Jan 2014 13:23:58 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/01/la-net-neutrality-usa-e-gia-defunta/ Una corte statunitense ha bocciato la proposta di Net Neutrality avanzata dalla Federal Communications Commission

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Una corte statunitense ha bocciato la proposta di Net Neutrality avanzata dalla Federal Communications Commission

Mentre in Europa la net neutrality è rimasto un sogno irrealizzato, nonostante la spinta del consorzio di Tlc Etno e del commissario Ue Neelie Kroes, negli Stati Uniti era diventata realtà anche se solo per tre anni.

La Federal Communications Commission (FCC), che sta vagliando l’ipotesi di permette l’utilizzo del telefono anche durante il volo, aveva introdotto nel 2010 una serie di regole per impedire ai provider di favorire alcuni servizi in Rete a discapito di altri, creando de facto una Internet a due velocità. Ieri, 14 gennaio, una corte d’appello di Washington ha dichiarato illeggitimo l'”Open Internet” della FCC.

La Net Neutrality così com’è è illegittima

La decisione della corte d’appello capitolina si riferisce ad una causa intentata dal provider Verizon, che si è posto l’obiettivo di proteggere l’Internet of things, contro la FCC. Quest’ultima era stata accusata di non avere l’autorità per decidere come debba essere regolato il mercato delle connessioni web.

Con questa sentenza viene annullato il divieto di imporre tariffe diverse a seconda del servizio proposto in quanto i provider non sono “operatori comuni” ma si conferma che la FCC possa decidere sull’argomento, modificando però le regole da lei precedentemente stilate. I criteri di trasparenza imposti agli operatori del web rimangono comunque validi.

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Samsung: Ridotto a 290 milioni di euro il risarcimento ad Apple per i brevetti https://www.datamanager.it/news/samsung-ridotto-290-milioni-di-euro-il-risarcimento-ad-apple-i-brevetti-51657.html Fri, 22 Nov 2013 13:30:52 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/11/samsung-ridotto-a-290-milioni-di-euro-il-risarcimento-ad-apple-per-i-brevetti/ La cifra che Samsung deve corrispondere ad Apple per la violazione di alcuni brevetti è stata ridotta da 450 a 290 milioni di dollari

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La cifra che Samsung deve corrispondere ad Apple per la violazione di alcuni brevetti è stata ridotta da 450 a 290 milioni di dollari

In Europa la pace fra Apple e Samsung nella guerra dei brevetti era stata sancita tempo fa mentre negli Stati Uniti ha continuato ad imperversare. Poche ore fa il tribunale ha stabilito che l’azienda coreana dovrà corrispondere a Cupertino come risarcimento per i patent violati circa 290 milioni di euro.

Samsung vs Apple: la cronostoria

La vicenda risale all’agosto del 2012 quando una giuria aveva dichiarato Samsung colpevole di aver utilizzato delle tecnologie proprietarie di Apple in modo improprio. Quasi un anno dopo, periodo durante il quale Nokia ha offerto il suo sostegno alla Mela, il giudice californiano Lucy Koh aveva ridotto la multa da 1,5 miliardi a 450 milioni di dollari a causa della decadenza del brevetto di Apple sul pinch to zoom, che aveva portato ad un errore di valutazione sulla cifra che Samsung avrebbe dovuto corrispondere alla Mela. Per stabilire l’ammontare della multa corretto era stato istituito un nuovo processo sulla base di 14 dispositivi. La sentenza di oggi, che ha ridotto l’importo a 290 milioni di dollari, si riferisce proprio a questo procedimento legale. Ora Samsung potrà decidere se ricorrere in appello o meno, visto che difficilmente le due aziende giungeranno ad un accordo.

Le reazioni

Apple aveva chiesto un multa di 380 milioni di dollari relativa solamente ai 14 device presi in esame durante il processo mentre Samsung pare sperasse di vedere ridotto il risarcimento a circa 52 milioni di dollari.

“Per Apple – fanno sapere da Cupertino – questo caso riguarda semplicemente brevetti o denaro ma soprattutto l’innovazione, e il duro lavoro che occorre per inventare prodotti che la gente ama. Se da una parte è impossibile dare un valore a questi elementi, siamo grati alla giuria per aver dimostrato a Samsung che copiare ha un costo”.

La risposta da Seoul non si è certo fatta attendere. “Siamo delusi dalla decisione di oggi, basata in larga parte su un brevetto che la USPTO ha recentemente invalidato”- ha dichiarato un portavoce di Samsung – “Andremo avanti con le nostre mozioni ed appelli, ma allo stesso tempo continueremo ad innovare con tecnologie innovative e grandi prodotti che sono amati dai nostri consumatori in tutto il mondo”.

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Giocare al computer in ufficio può costare il lavoro https://www.datamanager.it/news/giocare-al-computer-ufficio-pu-costare-il-lavoro-51215.html Tue, 12 Nov 2013 18:00:11 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/11/giocare-al-computer-in-ufficio-puo-costare-il-lavoro/ La Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento di un lavoratore che ha giocato al computer durante l'orario di ufficio per 300 ore l'anno causando un danno economico e di immagine all'azienda

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La Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento di un lavoratore che ha giocato al computer durante l’orario di ufficio per 300 ore l’anno causando un danno economico e di immagine all’azienda

Attenzione a chi spende molte delle sue ore passate in ufficio a giocare al computer perché potrebbe perdere il lavoro. La Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento di un lavoratore che nel 2007 aveva passato dalle 260 alle 300 ore all’anno a giocare ai videogame online provocando un danno economico e d’immagine all’azienda per cui lavorava.

La vicenda 

Nel 2010 la Corte d’Appello di Roma avevo dichiarato nullo il licenziamento perché nella lettera di contestazione era citato solo un episodio incriminante, non lasciando così al dipendente la possibilità di difendersi a dovere dalle accuse. Il tribunale capitolino aveva imposto la riassunzione del lavoratore entro tre giorni o, in caso di inadempienza, un risarcimento pari a sei mensilità dell’ultima retribuzione.

La Cassazione ha poi ribaltato la sentenza affermando che “l’addebito mosso al lavoratore di utilizzare il computer in dotazione a fini di gioco non può essere ritenuto logicamente generico per la sola circostanza della mancata indicazione delle singole partite giocate abusivamente dal lavoratore …  essendo il lavoratore posto in grado di approntare le proprie difese anche con la generica contestazione di utilizzare in continuazione, e non in episodi specifici isolati, il computer aziendale”.

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Wikipedia batte Previti: “non è responsabile dei contenuti postati” https://www.datamanager.it/news/wikipedia-batte-previti-non-responsabile-dei-contenuti-postati-48412.html Thu, 27 Jun 2013 14:22:34 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/06/wikipedia-batte-previti-non-e-responsabile-dei-contenuti-postati/ Il Tribunale di Roma ha assolto Wikipedia dalla responsabilità dei contenuti presenti sulla pagina dedicata all’avvocato Cesare Previti e da lui ritenuti offensivi

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Il Tribunale di Roma ha assolto Wikipedia dalla responsabilità dei contenuti presenti sulla pagina dedicata all’avvocato Cesare Previti e da lui ritenuti offensivi

Wikimedia Foundation, la società che gestisce Wikipedia, ha vinto la causa che la vedeva coinvolta con Cesare Previti, ex ministro della Difesa durante il primo Governo Belusconi. L’avvocato riteneva che la fondazione fosse responsabile del reato di diffamazione a causa di un “pettegolezzo pseudo giornalistico alimentato dall’opera di soggetti assolutamente inattendibili” apparso sulla pagina a lui dedicata sull’enciclopedia online, che ha recentemente lanciato la funzione Nearby. Il Tribunale di Roma il 20 giugno scorso ha dato ragione a Wikimedia.

Wikimedia non è responsabile dei contenuti

La Corte capitolina ha sottolineato come su Wikipedia, che conta più di un milione di pagine in Italia, sia specificato più volte che essa fornisce solo la piattaforma su cui inserire le informazioni. Se queste siano corrette o meno non è sua responsabilità. La logica open souce infatti impone che siano gli utenti a correggere eventuali errori e quindi Previti avrebbe dovuto segnalare ai moderatori italiani la parte ritenuta diffamante oppure provvederne lui stesso alla cancellazione.

“Decisioni come quelle del Tribunale civile di Roma in questo caso aiutano a garantire la sopravvivenza di Wikipedia, – fanno sapere dalla fondazione – ed è per questo motivo che la decisione non è solamente una vittoria per Wikimedia Foundation, ma anche per tutti coloro che usano i progetti Wikimedia”.

Una sentenza molto simile ha riguardato il sito di file sharing Rapidgator, bloccato dalla Guardia di Finanza insieme ad altri 27 portali che offrivano lo stesso servizio per la presenza di un file pirata.

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