Studio Storti – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Sun, 07 Oct 2018 16:42:21 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Studio Storti – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Studio Storti presenta ZeXtras Suite 2.0 per Zimbra Open Source https://www.datamanager.it/2015/05/studio-storti-presenta-zextras-suite-2-0-per-zimbra-open-source/ Tue, 05 May 2015 15:21:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=74236 L’estensione ideale per Zimbra Collaboration Server Studio Storti, distributore esclusivo di ZeXtras Suite, la soluzione software modulare che trasforma Zimbra Open Source in una suite di collaborazione di classe enterprise superiore a qualsiasi concorrente, annuncia la release 2.0 con una serie di importanti novità nel motore di astrazione OpenZAL, che permette lo sviluppo di estensioni […]

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L’estensione ideale per Zimbra Collaboration Server

Studio Storti, distributore esclusivo di ZeXtras Suite, la soluzione software modulare che trasforma Zimbra Open Source in una suite di collaborazione di classe enterprise superiore a qualsiasi concorrente, annuncia la release 2.0 con una serie di importanti novità nel motore di astrazione OpenZAL, che permette lo sviluppo di estensioni e di integrazioni, e nelle funzioni, con la VideoChat, la sincronizzazione delle cartelle condivise anche su dispositivi mobili e l’ottimizzazione dei tempi di importazione/ripristino del backup.

ZeXtras Suite 2.0 è stata rilasciata dopo un anno di sviluppo intensivo e quasi due mesi di beta pubblica. La nuova versione introduce diverse nuove funzioni volte a rendere il prodotto ancora più efficiente e vicino alle necessità degli utenti, con particolare attenzione al modulo ZeXtras Mobile per la sincronizzazione dei dispositivi mobili tramite il protocollo Exchange ActiveSync.

“ZeXtras Suite 2.0 supera di gran lunga ogni altra soluzione opensource o proprietaria, e risponde alle richieste della legge in termini di adozione da parte della pubblica amministrazione in Italia”, afferma Paolo Storti, AD di Studio Storti. “Insieme a Zimbra Open Source, ci permette di soddisfare con successo le esigenze di circa 400 enti pubblici, con oltre 50.000 caselle di posta elettronica, come testimonia il livello di fidelizzazione superiore al 99%”.

ZeXtras Suite si integra con Zimbra Open Source e fornisce un alto numero di fuzioni aggiuntive tramite i suoi moduli: ZeXtras Chat per l’Instant Messaging; ZeXtras Backup, per la salvaguardia a caldo e in tempo reale di domini, caselle di posta e configurazioni; ZeXtras Mobile, per la sincronizzazione push di posta, calendari, rubriche e task; ZeXtras Powerstore, per la gestione gerarchica dello storage con una riduzione fino al 50% dello spazio occupato su disco; e ZeXtras Admin, per la delega dei diritti di amministrazione.

“La collaborazione con Studio Storti, il nostro distributore italiano, ci permette di focalizzare la nostra attenzione sulle funzionalità più richieste dagli utenti, per offrire un prodotto sempre allineato alle esigenze del mercato. In questo momento, stiamo lavorando alla reingegnerizzazione del modulo ZeXtras Backup per la prossima release, prevista entro la fine dell’anno”, commenta Cine, community manager di ZeXtras. “I risultati, con oltre mezzo milione di mailbox installate su un totale di 6 milioni a livello globale, confermano la validità della partnership”.

ZeXtras Suite 2.0 viene installato direttamente sul server Zimbra Open Source, ed è disponibile immediatamente.

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ZeXtras Suite, i numeri del successo https://www.datamanager.it/2014/12/zextras-suite-i-numeri-successo/ Mon, 15 Dec 2014 14:21:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=66588 Sono passati più di tre anni dal lontano giugno 2011, quando sul mercato è arrivata la prima versione di ZeXtras Suite, l’estensione per Zimbra Collaboration Suite che ha rivoluzionato il mondo degli utilizzatori di Zimbra Rendendo disponibile agli utenti Zimbra Open Source Edition funzionalità di classe enterprise, con caratteristiche uniche e nettamente superiori rispetto alla […]

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Sono passati più di tre anni dal lontano giugno 2011, quando sul mercato è arrivata la prima versione di ZeXtras Suite, l’estensione per Zimbra Collaboration Suite che ha rivoluzionato il mondo degli utilizzatori di Zimbra

Rendendo disponibile agli utenti Zimbra Open Source Edition funzionalità di classe enterprise, con caratteristiche uniche e nettamente superiori rispetto alla versione commerciale di Zimbra e a ogni possibile script disponibile sul mercato, ZeXtras ha segnato nuovi standard di eccellenza.

ZeXtras è l’unica ad aver reso possibile un backup in tempo reale che garantisce la possibilità di non perdere alcun dato, di integrare ogni dispositivo mobile nativamente con la suite di collaborazione per gestire in semplicità calendari, rubriche e posta, il tutto in modalità push.

 

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Ha inoltre introdotto la diffusissima ZeXtras CHAT che consente agli utenti di relazionarsi in modo più veloce e informale, grazie a una chat integrata nell’interfaccia di Zimbra, accessibile anche da client xmpp standard e utilizzabile sul proprio dispositivo mobile.

Queste sono solo alcune delle caratteristiche che rendono unica e inimitabile ZeXtras Suite e che hanno consentito di conquistare un mercato molto ampio nel mondo, pari a più di cinque milioni di utenti, guadagnando la fiducia di più di duemila clienti tra cui agenzie governative di alto livello nel mondo, nonché importanti università e istituti di ricerca. Un altro importante traguardo raggiunto da ZeXtras, unico nel suo genere, è il tasso di rinnovo di oltre il 95 per cento che sancisce, in modo inequivocabile, la qualità del prodotto e la fiducia che questo si è guadagnato sul mercato.

Paolo Storti, amministratore di Studio Storti

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Più libertà e potenza https://www.datamanager.it/2014/11/liberta-potenza/ Thu, 20 Nov 2014 09:38:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=64290 Con l’Italian Summit 2014, ZeXtras consolida il successo. ZeXtras Suite è il più potente e diffuso prodotto per la gestione enterprise di infrastrutture Zimbra anche in Italia ZeXtras Suite – l’estensione professionale per Zimbra Open Source con le numerose funzionalità enterprise come l’unico backup caldo in tempo reale con demoltiplica e compressione – porta Zimbra […]

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Con l’Italian Summit 2014, ZeXtras consolida il successo. ZeXtras Suite è il più potente e diffuso prodotto per la gestione enterprise di infrastrutture Zimbra anche in Italia

ZeXtras Suite – l’estensione professionale per Zimbra Open Source con le numerose funzionalità enterprise come l’unico backup caldo in tempo reale con demoltiplica e compressione – porta Zimbra Open Source al vertice dei prodotti di posta e collaborazione per sicurezza e funzionalità.

A consolidare questo enorme successo, contribuisce anche il modulo mobile che, attraverso l’ultima versione del protocollo Activesync, consente la sincronia push di posta, calendari e contatti con tutti i cellulari, garantendo anche l’uso delle ultime tecnologie di provisioning e di remote management dei dispositivi. Completano le potenzialità, i moduli di amministrazione distribuibile, la gestione multistorage con demoltiplica e compressione oltre al modulo ZeXtras Chat che integra in Zimbra un sistema di instant messaging, fondamentale per molte organizzazioni e attualmente non disponibile in nessuna altra versione di Zimbra.

A conferma di questi importanti risultati, sulla base di un recente studio effettuato su un campione di più del 50% delle pubbliche amministrazioni italiane, risulta che chi ha scelto Zimbra ha optato per le seguenti versioni: Network (10%), Open Source (32%), Open Source+ ZeXtras (58%).

open source

 

La rete dei Partner

Giunti ormai alla soglia dei 5 milioni di utenti nel mondo, ZeXtras ha deciso di focalizzare la sua attenzione sulla rete dei partner organizzando degli eventi gratuiti per le aziende del settore nella sua nuova sede in centro a Milano; il primo si è svolto con grande successo il 29 ottobre, con lo scopo di presentare la soluzione sotto ogni aspetto, non solo commerciale, ma soprattutto tecnico grazie alle due sessioni di formazione su installazione e utilizzo.

Mercato in crescita

Con più di mezzo milione di licenze e rispetto a una crescita media internazionale superiore al 50% annuo, l’Italia è il quarto mercato mondiale per ZeXtras, evidenziando una crescita nettamente superiore alla media. La sfida per i prossimi anni è quella di puntare a portare l’Italia al primo posto come mercato di riferimento per ZeXtras Suite.

Per raggiungere questo stimolante obiettivo, ZeXtras ha deciso di puntare su un canale di specialisti che già lavorano con la soluzione Zimbra e coinvolgendo anche tutti quelli che vogliono iniziare a farlo.

Gli ZeXtras Summit sono solo uno dei modi per fornire supporto e formazione – sempre a titolo gratuito – ai partner che decideranno di scommettere sul “cavallo vincente”.

Potenzialità di sviluppo

Il mercato Zimbra in Italia ha una potenzialità di sviluppo enorme, soprattutto nel mondo delle PMI che rappresentano la quasi totalità e che richiedono soluzioni di nuova generazione con sempre più particolare attenzione al budget. La valutazione da effettuare ora è quella della versione di Zimbra da scegliere. Le opzioni si dividono tra Zimbra in versione Commerciale, Zimbra in versione Open Source oppure Zimbra Open Source in aggiunta a ZeXtras Suite. Quest’ultima soluzione consente di avere il più elevato livello di funzionalità al prezzo più conveniente e questo spiega, in modo inequivocabile, il motivo del successo rispetto alle alternative.

Paolo Storti, amministratore di Studio Storti

 

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Zimbra GPL https://www.datamanager.it/2014/10/zimbra-gpl/ Fri, 10 Oct 2014 14:03:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=62767 Si apre un mondo di possibilità alla portata di tutti Il periodo tra la fine di agosto e gli inizi di settembre ha riservato una grande quantità di novità e sorprese per il mondo degli utilizzatori di Zimbra. La più evidente è il rilascio della versione 8.5, la prima e attesissima, della nuova gestione di […]

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Si apre un mondo di possibilità alla portata di tutti

Il periodo tra la fine di agosto e gli inizi di settembre ha riservato una grande quantità di novità e sorprese per il mondo degli utilizzatori di Zimbra. La più evidente è il rilascio della versione 8.5, la prima e attesissima, della nuova gestione di Zimbra Inc.

Tra le novità tecniche e non solo, segnaliamo l’inizio del progetto per la gestione del client web con la modalità offline, resa disponibile dai nuovi browser e dalle tecnologie html5.

Ma la più grande rivoluzione ci viene riservata dal cambio di licenza del prodotto!

Zimbra è un prodotto dual-license, distribuito sia in versione commerciale-proprietaria sia in versione Open Source. Fino alla versione 8, la licenza applicata era la ZPL (Zimbra Pubblic License),in altre parole una MPL (Mozilla Pubblic License) modificata per garantire ulteriori diritti all’azienda.

Questa discussa licenza non è mai stata iscritta nell’elenco delle licenze “OSI” in quanto non è mai stata ritenuta una licenza Open Source completamente aderente alla definizione.

Oggi, dalla versione 8.5 di Zimbra, il core sarà rilasciato sotto licenza GPLv2, mentre la parte di interfaccia, sotto CPAL v1, per riservarsi l’ulteriore diritto di attribuzione.

La scelta in questo caso ha varie interpretazioni e vari risvolti per gli utenti di Zimbra.

Chi vuole pensare male rispolvererà il discorso che la precedente ZPL – utilizzata da Zimbra stessa nel suo progetto – non era compatibile con la maggior parte del codice Open Source di terze parti; o che si tratta solo di una strategia di marketing per dare l’impressione di essere “veramente Open” dopo un periodo di governo VMware in cui la versione Open Source di Zimbra veniva spacciata come la “versione di prova”.

Chi, come me invece, crede nei risvolti positivi, guarderà solo alle opportunità di questo cambiamento.

Passando alla GPL, si apre un mondo di possibilità a terzi per espandere, integrare e migliorare il prodotto, nella sua versione Open Source.

A tutti ormai è noto l’enorme successo avuto da ZeXtras con ZeXtras Suite, il prodotto che espande Zimbra Open Source con funzionalità enterprise come backup a caldo, mobile push, hsm, chat, junior admin e altro ancora. Ora questa possibilità, prima riservata a poche aziende con ingenti capitali da investire in ricerca e sviluppo, si espande a tutti grazie alla nascita di OpenZAL, in contemporanea al rilascio di Zimbra 8.5. OpenZAL è un layer di astrazione per Zimbra Collaboration che consente a tutti di scrivere facilmente estensioni o integrazioni di Zimbra senza preoccuparsi della compatibilità con le versioni passate e future.OpenZAL mette a disposizione una serie di API per integrarsi a ogni livello e con ogni versione di Zimbra occupandosi di mantenere coerenza e compatibilità con tutte le versioni, dalla 6.0.7 all’ultima disponibile.Si tratta di una pietra miliare per gli sviluppatori di integrazioni per Zimbra che prima dovevano compilare in decine di versioni differenti e rincorrere le modifiche introdotte mensilmente nel codice.

OpenZAL distribuito sotto licenza GPLv2 è un progetto nato e finanziato da ZeXtras che ha riversato quattro anni di know-how nell’integrazione con Zimbra per favorire la nascita e lo sviluppo di un ecosistema di estensioni e integrazioni che rendano Zimbra Collaboration sempre più completo e integrato grazie alle comunità di sviluppatori di progetti Open Source.

Paolo Storti, amministratore di Studio Storti

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Perchè la PA non può usare Gmail? https://www.datamanager.it/2014/09/perche-pa-non-puo-usare-gmail/ Fri, 05 Sep 2014 10:13:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=60166 La questione della privacy e la moneta di scambio delle informazioni nella società dei dati A cura di Paolo Storti, amministratore di Studio Storti Cos’è la privacy e quali principi è necessario rispettare? Chi e perché deve rispettare la normativa sulla privacy? Sono alcune delle domande a cui risponde il D.L. n.196/2003 che fornisce inoltre […]

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La questione della privacy e la moneta di scambio delle informazioni nella società dei dati

A cura di Paolo Storti, amministratore di Studio Storti

Cos’è la privacy e quali principi è necessario rispettare? Chi e perché deve rispettare la normativa sulla privacy? Sono alcune delle domande a cui risponde il D.L. n.196/2003 che fornisce inoltre valide indicazioni sulla protezione dei dati per tutte quelle realtà pubbliche e non, che intendono esternalizzare alcuni servizi informatici o adottare nuovi modelli organizzativi. Particolarmente interessato all’argomento è il servizio di gestione della posta elettronica che vede sempre più soluzioni affacciarsi nel mercato.

Ma allora, qual è il prezzo della privacy? La risposta ci arriva da Carlo Piana, avvocato ed esperto di diritto delle nuove tecnologie e fondatore di Array (network di legali specializzati in ICT Law) in collaborazione con Simone Aliprandi, anch’egli avvocato e con all’attivo un dottorato di ricerca in Società dell’informazione.

Privacy come moneta di scambio? – «La privacy – spiegano entrambi – è un tema non da poco, dato che i dati e le informazioni che riguardano la vita delle persone sembrano essere il bene di scambio per eccellenza nel mercato dei servizi Internet. Pensare che servizi come Facebook e Gmail siano gratuiti per il semplice fatto che non richiedono una transazione monetaria è una delle grandi ingenuità dei nostri tempi. La forza di questo modello non è tanto infilare dei banner pubblicitari nei siti (che a ben vedere è alla portata di tutti), quanto far apparire il banner giusto, alla persona giusta, nel momento giusto e nelle modalità giuste. E per fare questo devi sapere davvero tante cose sui tuoi singoli utenti».

Ma come si fa a farsi dare tutte queste informazioni dagli utenti? Secondo Carlo Piana e Simone Aliprandi, la cosa è semplice. «Basta offrire un servizio estremamente “cool” e dichiarare che è gratis. E basta che i potenziali utenti clicchino su “accetta” alla fine di un lungo e noioso testo in linguaggio “legalese” scritto a corpo 4. Si chiama libertà di autodeterminazione, cioè quel principio che permette a individui adulti e nel pieno delle loro facoltà di disporre dei loro diritti e dei loro beni. Il gioco è fatto».

In questo scenario, si inseriscono alcuni casi in cui la libertà di scelta dell’utente è ancor più complessa. Uno dei casi più “mastodontici” è tornato di recente agli onori della cronaca con la migrazione di molti atenei italiani dal loro vecchio sistema di posta elettronica a Gmail, aderendo all’offerta educational predisposta specificamente per scuole e università.

«A rendere ancora più delicata la questione – fanno notare Piana e Aliprandi – è il fatto che in casi del genere, la privacy in gioco non è quella di privati cittadini, ma quella di utenti di un pubblico servizio, i quali da un momento all’altro, senza molta possibilità di scelta e con pochi giorni di preavviso, trovano la loro vecchia casella email universitaria convertita in una casella Gmail. La decisione è stata presa nei piani alti dell’ateneo e presentata agli utenti a giochi fatti. Non siamo quindi di fronte a un individuo che liberamente cede la sua privacy in cambio di un servizio gratuito, ma di un ente pubblico (sostenuto anche e soprattutto dalle tasse versate dagli utenti stessi) che cede la privacy dei suoi utenti a un soggetto privato».

Come uscirne? -Alcuni suggeriscono che basterebbe fare una gara a evidenza pubblica per raccogliere e confrontare le offerte di vari fornitori di servizi mail. Certo, in linea di principio è così, ma i due esperti fanno notare che la gara dovrebbe avere tra i suoi parametri di valutazione principali anche le policy sulla privacy.

E a ben vedere – come spiegano Carlo Piana e Simone Aliprandi – se si tira in ballo la privacy (e qui non vedo come si possa farne a meno) «bisogna farlo seriamente, considerando tutte le sue sfaccettature e tutte le regole poste per la sua salvaguardia: dalla nomina del responsabile del trattamento, a una piena informativa dei soggetti a cui verrà dato accesso ai dati, dal confinamento dei dati all’interno dell’Europa, all’effettiva possibilità di ottenerne la cancellazione e anonimizzazione definitiva. Queste regole, come sappiamo, sono ben più stringenti in ambito europeo piuttosto che in ambito statunitense; ciò nonostante, i soggetti Usa devono tenerne conto quando operano nell’Unione europea. Che questi soggetti non conoscano o facciano finta di non conoscere queste norme è un conto; ma che anche le istituzioni pubbliche locali (come nel caso descritto le università) concedano loro di agire così indisturbate è tutt’altra faccenda».

[ L’intervista è tratta da un articolo di MySolution Post pubblicato sotto licenza CC-by-sa nella rubrica dell’avv. Carlo Piana in collaborazione con l’avv. Simone Aliprandi ]

 

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LibreOffice nella PA https://www.datamanager.it/2014/07/libreoffice-pa/ Fri, 11 Jul 2014 16:00:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=57895 Dieci motivi per scegliere il risparmio, l’accessibilità e la qualità delle soluzioni open Di Paolo Storti, amministratore di Studio Storti In questo numero vogliamo parlare di produttività individuale Open Source e in particolare del software LibreOffice. Nato nel 2011 dal fork del vecchio progetto OpenOffice.org, oggi LibreOffice conta numeri importanti, sia come utilizzatori sia come […]

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Dieci motivi per scegliere il risparmio, l’accessibilità e la qualità delle soluzioni open

Di Paolo Storti, amministratore di Studio Storti

In questo numero vogliamo parlare di produttività individuale Open Source e in particolare del software LibreOffice. Nato nel 2011 dal fork del vecchio progetto OpenOffice.org, oggi LibreOffice conta numeri importanti, sia come utilizzatori sia come sviluppatori e contributi apportati al software.

Negli ultimi 12 mesi, sono stati circa 320 gli sviluppatori che hanno apportato oltre 26mila modifiche al codice di LibreOffice.

In Europa, la suite LibreOffice è utilizzata da strutture di primaria importanza come: il governo francese con 15 ministeri (e 500mila utenti), la regione di Valencia in Spagna (con 120mila utenti), il ministero della Difesa in Olanda (con 45mila utenti), il sistema degli ospedali di Copenhagen (con 25mila utenti) e il comune di Monaco di Baviera (con 15mila utenti). Questo, per parlare solo dei progetti di maggiori dimensioni.

Questi importantissimi risultati si sono ottenuti grazie alla compatibilità con tutti i sistemi operativi: Microsoft Windows, GNU/Linux e Apple OSX e ha come primo evidente vantaggio quello di eliminare i costi d’acquisto di licenza software, vantaggio che, in ottica spending review è sicuramente non trascurabile non solo per un privato o un’azienda ma soprattutto per un ente pubblico.

PANORAMA ITALIANO

Per quanto riguarda la situazione italiana, vanno inoltre considerati alcuni fattori specifici come l’art. 68 del CAD e la circolare 63/2013 dell’AgiD che impongono agli enti di selezionare e preferire prodotti Open Source, ma soprattutto, l’articolo 52 del CAD che impone a tutte le pubbliche amministrazioni l’utilizzo di formati aperti per lo scambio dei documenti. Questi sono solo alcuni dei vantaggi che nel mondo stanno portando sempre più utilizzatori a scegliere di usare la suite LibreOffice per la propria attività; scelta guidata da motivazioni e valori sia etici sia economici, sempre con la certezza di poter disporre del prodotto con il maggior supporto di formati al mondo che può contare sul maggior numero di sviluppatori a garanzia del suo imponente sviluppo.

Nella pubblica amministrazione italiana, si è visto il passaggio a LibreOffice di molti enti, tra i quali – solo per citarne alcuni – troviamo: le province di Bolzano, Cremona, Macerata e Milano; i comuni di Este, Padova, Piacenza, San Benedetto del Tronto, Scandiano, Spotorno e Todi; i comuni dell’Alto Adige e l’azienda sanitaria locale di Bolzano oltre a tutte quelle attualmente in corso di passaggio alla soluzione.

MIGRAZIONE E FORMAZIONE

Nel 2013, Studio Storti, unica azienda italiana, è entrata nell’Advisory Board di LibreOffice e ha creato la divisione specifica che garantisce agli enti un processo professionale, certo e certificato per la migrazione e la formazione. Tale divisione è composta dal personale più qualificato esistente in Italia con esperienza pluriennale sulla migrazione di PA a LibreOffice e, grazie ad accordi con i soggetti leader della community LibreOffice, assicura il massimo supporto possibile per soddisfare ogni necessità nei vari livelli di servizio proposti: progettazione, migrazione, formazione, deployment, assistenza, helpdesk, bugfixing, custom build.

 

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Studio Storti annuncia ZeXtras Suite 1.8.17 per Zimbra Open Source Edition https://www.datamanager.it/2014/06/studio-storti-annuncia-zextras-suite-1-8-17-per-zimbra-open-source-edition/ Thu, 26 Jun 2014 13:55:52 +0000 http://dmo4.datamanager.it/?p=53962 Studio Storti annuncia una nuova versione di ZeXtras Suite, di cui è distributore esclusivo per l’Italia, per Zimbra Open Source Edition, con nuove funzionalità di sicurezza e sincronizzazione avanzata per smartphone, miglioramenti al backup continuo in tempo reale di posta e rubrica ZeXtras Suite offre anche funzioni avanzate di amministrazione e gestione dello storage. “ZeXtras […]

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Studio Storti annuncia una nuova versione di ZeXtras Suite, di cui è distributore esclusivo per l’Italia, per Zimbra Open Source Edition, con nuove funzionalità di sicurezza e sincronizzazione avanzata per smartphone, miglioramenti al backup continuo in tempo reale di posta e rubrica

ZeXtras Suite offre anche funzioni avanzate di amministrazione e gestione dello storage. “ZeXtras Suite trasforma Zimbra Open Source nella più avanzata tra le soluzioni di collaborazione sul mercato” afferma Paolo Storti, AD di Studio Storti. “Zimbra Open Source Edition con ZeXtras Suite è stata già adottata da oltre 4 milioni di utenti nel mondo, e in Italia è la soluzione open source più diffusa nella pubblica amministrazione con oltre 400.000 utenti”.

ZeXtras Suite

Le nuove funzionalità di ZeXtras Suite sono indirizzate in modo particolare alla mobilità, in quanto consentono da una parte una sincronizzazione completa – con funzionalità push – della posta elettronica, dell’agenda e dei contatti, in modo da consentire all’utente di lavorare in modo trasparente con il PC o lo smartphone, come se fossero un unico strumento, e dall’altra funzioni di chat che arricchiscono la posta elettronica con la possibilità di comunicare in tempo reale. Tra l’altro, la chat è compatibile con il protocollo standard XMPP, per cui si integra anche con altri sistemi di instant messaging.

Per quanto riguarda il backup, le funzionalità di backup continuo in tempo reale non solo della posta elettronica, dell’agenda e della rubrica dei contatti, ma anche degli attributi (lettura di un messaggio, modifica dello stato di un appuntamento, eccetera), sono state ulteriormente ottimizzate. Grazie all’integrazione con ZeXtras Suite, Zimbra Open Source Edition è l’unico sistema di collaborazione sul mercato a offrire un backup continuo in tempo reale in contrapposizione al classico backup giornaliero (con un significativo vantaggio in termini di sicurezza).

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Spending review – Innovazione e risparmio nella PA https://www.datamanager.it/rivista/spending-review-innovazione-e-risparmio-nella-pa-57077.html Thu, 12 Jun 2014 10:57:48 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/06/spending-review-innovazione-e-risparmio-nella-pa/ La spending review obbliga a una riduzione di costi, ma l’innovazione tecnologica può migliorare i livelli di servizio e aiutare a semplificare le relazioni tra PA, cittadini e imprese: diversi progetti già sviluppati negli anni lo confermano. Tra le misure per contenere i costi dell’ICT: l’utilizzo dell’open source, il cloud computing, l’enterprise mobility e i […]

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La spending review obbliga a una riduzione di costi, ma l’innovazione tecnologica può migliorare i livelli di servizio e aiutare a semplificare le relazioni tra PA, cittadini e imprese: diversi progetti già sviluppati negli anni lo confermano. Tra le misure per contenere i costi dell’ICT: l’utilizzo dell’open source, il cloud computing, l’enterprise mobility e i nuovi modi di lavorare abilitati dalla uc&c, la razionalizzazione dei data center, la digitalizzazione di fatture e pagamenti  

 

Spending review  Innovazione e risparmio nella PANonostante i recenti sforzi per mantenere la spesa pubblica italiana sotto controllo, ancora oggi questa risulta superiore alla media dei paesi dell’area euro, anche se la spesa per consumi finali di beni, servizi e sussidi, escludendo quindi il costo del debito pubblico accumulato dal 1970, è inferiore alla media degli stessi paesi. «Il peso del debito, in combinazione con la corruzione, gli sprechi e le frodi – spiega Massimiliano Claps, research director di IDC (www.idc.com/italy) – sta costringendo il governo italiano a prendere in considerazione ulteriori ingenti tagli alla spesa pubblica tanto che, nel mese di marzo, ha pubblicato un rapporto di revisione della spesa, la cosiddetta spending review, volta a individuare potenziali programmi di ottimizzazione dei costi: l’obiettivo è il contenimento dei costi, perseguito con l’analisi delle componenti di spesa, degli sprechi e delle inefficienze».

Per Francesco Calcagni, territory manager Triveneto di FINCONS GROUP (www.finconsgroup.com), il contenimento della spesa nella PA implica due elementi: «La capacità di programmare attentamente le risorse da impiegare e la ricerca di maggiori margini di efficienza». La spending review prevede infatti l’adozione di innovazione tecnologica per aumentare l’efficienza: «La sfida è risparmiare mantenendo, se non addirittura migliorando, il livello di servizio e gli standard di efficienza della PA. Modernizzare il Paese fa risparmiare e l’innovazione può consentire riduzione dei costi degli uffici, centrali e periferici, aumento dell’efficienza dei dipendenti, anche grazie a nuove procedure più snelle, semplificazione delle relazioni tra PA, cittadini e imprese». Ma è possibile modernizzare il Paese senza conoscere e controllare tutte le voci di spesa? «La PA affronta una svolta epocale riguardo ai conti pubblici e alla razionalizzazione della spesa» – risponde Manola Rossetti, amministratore delegato di SESA Business Solutions (www.sesabs.com). «Tanti ministeri ed enti pubblici affrontano il controllo di gestione e il monitoraggio della spesa in maniera destrutturata con processi di approvazione e rendicontazione a volte troppo complessi e/o non sufficienti. Non si conosce quanto la “PA della porta accanto” spende per lo stesso bene e non si conosce la composizione e il reale valore del patrimonio umano. Nella PA, gli aspetti organizzativi sono stati nel tempo troppo legati alla politica. La corretta gestione per obiettivi misurabili del personale, la conoscenza del costo del singolo servizio, la condivisione in trasparenza dei risultati, la pianificazione degli investimenti e la valutazione dei rischi operativi sono i fattori innovativi che possono coniugare modernizzazione e spending review. I nostri sistemi di corporate risk management integrano dati provenienti dai sistemi gestionali e li traducono in informazioni rispondenti in tempo reale alle esigenze dell’utenza interna ed esterna. La componente analitica consente di evidenziare anche per la PA il rischio operativo e di valutare azioni di miglioramento della spesa. Disfunzioni procedurali, il personale, l’informatizzazione e gli eventi esogeni – come per esempio il contenzioso legale – sono alcuni indicatori di rischio gestiti nella soluzione per supportare il cambiamento della PA e la riduzione della spesa».

Spending Review 2014

Secondo Massimiliano Claps di IDC, la spending review resa nota in marzo evidenzia potenziali risparmi ingenti fin da quest’anno, che vengono da riforme strutturali e non da semplici aggiustamenti della situazione. «L’impatto di queste misure sugli investimenti ICT del settore pubblico rientra in due grandi categorie: risparmi sui costi dell’ICT e risparmi resi possibili da nuove soluzioni ICT. Nel primo caso, i budget ICT potrebbero essere ridotti attraverso misure, come la rinegoziazione del contratto, la centralizzazione degli appalti, la limitazione delle consulenze, il consolidamento e la razionalizzazione di beni e servizi. Rientra in questa categoria il consolidamento dei data center, una delle iniziative già avviate nel 2013. Nel secondo caso, l’ICT potrebbe essere usato come leva per ridurre i costi operativi, richiedendo così ulteriori investimenti o governance più efficace per aumentare il rapporto qualità-prezzo di competenze informatiche, beni e servizi esistenti».

La riorganizzazione degli enti periferici, con l’eliminazione delle province e il consolidamento di una serie di altre agenzie governative, di dipartimenti e di enti locali avranno per IDC un impatto negativo sulla dimensione complessiva degli investimenti ICT del settore pubblico. Al tempo stesso, le riorganizzazioni potranno essere un catalizzatore di domanda per fornitori di soluzioni IT che supportano servizi di razionalizzazione e consolidamento di asset.

La spending review prevede anche ingenti risparmi dalla digitalizzazione della PA: la fatturazione elettronica farà risparmiare 936 milioni di euro, i pagamenti elettronici 1.320 milioni, la razionalizzazione dei data center centrali, che dovrebbero passare dai 79 attuali a meno di dieci, permettendo così risparmi per 300 milioni di euro. Secondo IDC, la razionalizzazione dei data center pone diverse sfide: innanzitutto, gli sforzi per il change management interno, che devono tener conto dell’IT governance frammentato e delle architetture legacy. L’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) ha già inventariato i data center e fornito le linee guida per la razionalizzazione, ma resta da vedere chi sarà lo sponsor e avrà il mandato per l’esecuzione del piano. In aggiunta, mentre il change management rallenta il processo, il mercato della tecnologia si evolve rapidamente, quindi i primi investimenti nella virtualizzazione e nella migrazione delle applicazioni potrebbero essere resi presto obsoleti dal cloud computing.

 

Casi di successo

Negli anni scorsi, la PA ha sviluppato progetti che hanno consentito risparmi economici, migliorando nel contempo efficienza e livelli di servizio. Come ci racconta Roberto Patano, senior manager systems engineering di NetApp Italia (www.netapp.com/it), l’azienda ospedaliera (AO) di Desio e Vimercate virtualizza e mette in sicurezza i dati clinici grazie a NetApp e VEM. Per supportare la digitalizzazione di tutta la documentazione sanitaria con conservazione sostitutiva a norma di legge e, in parallelo, garantire un efficiente servizio di supporto alla complessa attività ospedaliera, l’AO di Desio e Vimercate ha sviluppato in collaborazione con NetApp e VEM sistemi un progetto di consolidamento e rinnovo tecnologico della propria infrastruttura informatica, investendo in tecnologie di virtualizzazione per razionalizzare e centralizzare la propria infrastruttura IT. «La nuova infrastruttura basata su tecnologia NetApp – spiega Patano – ha consentito una maggiore flessibilità nella gestione delle risorse informatiche e una maggiore affidabilità dei sistemi al fine di garantire il massimo livello possibile di continuità operativa. Inoltre, attraverso la riduzione del numero di server fisici e la scalabilità dell’infrastruttura, è stato possibile un risparmio dei costi legati alla manutenzione e agli investimenti in nuovo hardware. La nuova struttura IT virtuale permette di supportare così la complessa attività dell’azienda ospedaliera che, essendo ormai interamente digitalizzata, necessita di un livello di servizio 24 ore su 24 senza interruzioni. La stessa infrastruttura permette all’azienda ospedaliera di programmare con serenità l’evoluzione ulteriore dei propri servizi informativi e consente di offrire servizi applicativi ad altre strutture in ottica di cloud privato interaziendale. Con questo progetto, l’AO di Desio e Vimercate dimostra come una PA possa diventare a sua volta esempio di efficienza e fornitore di servizi verso altre strutture, ottimizzando l’utilizzo dell’esistente e accelerando il ritorno sull’investimento tecnologico». Un altro progetto interessante ci viene raccontato da Francesco Calcagni di FINCONS GROUP. Si tratta dell’adozione della piattaforma da parte di un gruppo di comuni del Nord Italia che ha consentito ai quattro enti partecipanti di condividere un’infrastruttura unica (predisposta per la gestione multi-ente), permettendo non solo la distribuzione del costo di fornitura su una base più ampia, ma anche di attivare un confronto virtuoso tra i funzionari dei diversi enti sull’applicazione del sistema di controlli interni.

Il progetto ha permesso di definire un set di indicatori di benchmarking sui processi e sui servizi di maggior rilevanza per la popolazione (supportando di conseguenza l’analisi dei processi per organizzare il lavoro mutuando l’esperienza più performante); di sostituire metodi empirici di corresponsione delle indennità di risultato con un modello automatico di valutazione individuale; di predisporre il raccordo tra programmazione e obblighi di pubblicazione; e di impiegare i contenuti dei report nei processi di comunicazione istituzionale. «Un intervento ICT che ha garantito quindi ottimizzazioni organizzative importanti, fornendo delle leve che hanno reso più efficienti i processi» – commenta Calcagni. «PerformPA è la soluzione integrata, modulare e web oriented di FINCONS GROUP che consente di disporre, tramite diversi livelli di personalizzazione, di tutti gli strumenti di gestione, monitoraggio e reporting per lo sviluppo dell’intero ciclo della performance previsto dal D.Lgs. 150/2009».

Anche Paolo Bertolini, responsabile area ricerca e sviluppo di Trentino Network (www.trentinonetwork.it), racconta un’esperienza interessante: «Nella PA trentina, innovazione e risparmio sono due facce della stessa medaglia grazie ai progetti e strumenti tecnologici realizzati e diffusi da Trentino Network, società di sistema della Provincia Autonoma di Trento. Primo fra tutti l’introduzione della tecnologia VoIP per le telefonate che ha consentito negli ultimi sei anni un elevato risparmio, passando da quasi 400mila euro di spese in canone di manutenzione annuo a 43.250 euro (risparmio annuo di quasi 90%). Questo grazie alla dismissione di diverse centraline telefoniche. A ciò si deve poi aggiungere il risparmio e l’efficienza introdotti dall’innovativo sistema informatico E-works che consente di realizzare comunicazioni via chat, via telefono e anche videoconferenze, condividendo con gli altri utenti le applicazioni presenti sul proprio computer e i file di lavoro. Nel 2012, l’E-works è stato introdotto all’interno della PA trentina e in pochi mesi ha raccolto ben 1.890 utenti. I dati d’uso dell’E-works raccolti nel 2013 dimostrano un elevato risparmio in termini di ore lavoro. Nell’arco di un anno, sono state realizzate ben 5.073 sessioni (422 al mese) composte in media da due, tre persone per sessione con ben 1.194 ore di conversazione (100 ore al mese). Il che significa un risparmio in termini di ore lavoro pari a 2.537 ore all’anno, vale a dire 317 giorni lavorativi».

L’Open Source

Il contenimento dei costi della PA può esser fatto anche utilizzando soluzioni open source. Per Paolo Storti, amministratore di Studio Storti (www.studiostorti.com), la scelta di soluzioni aperte per la PA è favorita da numerosi fattori. «Oggi, a differenza del passato – spiega Paolo Storti – sono disponibili tecnologie leader del proprio settore rilasciate con licenze open source (OS) che permettono la scelta del prodotto di miglior qualità senza dubbi sulla diffusione o il timore di optare per una soluzione di ripiego. Inoltre, la continua richiesta di risparmi sulla spesa trova la sua naturale applicazione nel taglio dello spreco per l’acquisto di licenze commerciali, in favore di importanti software rilasciati con licenza OS. A questa svolta epocale, segue la presa di coscienza del legislatore che, grazie al Codice Amministrazione Digitale, obbliga la valutazione del software OS relegando a opzione marginale la scelta di prodotti proprietari. Di fatto, solo quando sia impossibile selezionare un software OS o sottoposto a riuso, è consentito con le dovute motivazioni, adottarne uno commerciale». Particolare attenzione va rivolta ai software dual license che, nella loro versione proprietaria vanno equiparati a software commerciali, come chiarisce la circolare 63-2013 dell’Agid. «è evidente che per quanto riguarda le aree di implementazione, la parte infrastrutturale come la rete, la posta elettronica e il web – oggi terreno di netta superiorità dell’open source – sono il punto di partenza per ottenere eccellenza tecnologica e risparmio economico. Anche la componente di produttività individuale, grazie a strumenti come LibreOffice, consente di aderire agli standard aperti, ottenere un elevato risparmio economico e avere funzionalità equivalenti o superiori rispetto a MS Office».

L’opinione dei fornitori

Per Ruggero Fortis, direttore generale di Solutions 30 Italia (www.solutions30italia.it), il principio della spending review è quello di identificare e tagliare spese che non contribuiscono a raggiungere gli obiettivi che sono stati affidati alle diverse amministrazioni. E per questo, Solutions 30 si caratterizza per l’analisi e l’abbattimento delle componenti di spesa in diversi settori. «Facendosi carico dell’installazione e dell’assistenza tecnica – afferma Fortis – Solutions 30 garantisce, con interventi in loco e in remoto, la corretta funzionalità dei sistemi informatici, di telefonia e telecomunicazioni, di stampanti, di contatori intelligenti, di terminali POS e di sistemi multimediali, sia intervenendo alla presenza di guasti sia effettuando riprogrammazioni mirate ad anticipare eventuali disservizi che comportano costi alle aziende. Lavorando come partner dei principali fornitori di soluzioni informatiche, Solutions 30 permette alle aziende di esternalizzare i costi di assistenza, facendo in modo che siano controllabili e ottimizzabili grazie a contratti chiari e trasparenti. La disponibilità del servizio in ogni momento e in ogni luogo favorisce la mobility e il telelavoro, due modalità operative che consentono alle aziende di risparmiare sui costi. Anche nel settore dell’energia, Solutions 30 si posiziona come partner di alto valore aggiunto. Gli specialisti dell’azienda si occupano dell’assistenza agli apparati destinati alla comunicazione e al monitoraggio degli smart meters installati su tutto il territorio italiano e si impegnano a fornire in ogni momento l’adeguata qualità del servizio in tutta sicurezza, intervenendo sui sistemi di lettura dei consumi per migliorare l’efficienza dell’erogazione energetica al fine di garantirne costantemente l’affidabilità, controllare e contenere i costi».

Centralizzare e consolidare le risorse IT, ottenere la loro massima ottimizzazione e l’adeguamento alle normative vigenti per quanto riguarda il disaster recovery e la data protection sono i problemi inizialmente riportati dai clienti di Veeam Software (www.veeam.com/it) nel settore della PA, come ci racconta Gianluca Mazzotta, EMEA presales director della società. «Veeam è protagonista come soluzione di riferimento di tutte e tre le richieste, grazie a una serie di soluzioni costruite appositamente per la virtualizzazione, facili da utilizzare, e che esaltano il valore della infrastruttura già posseduta e garantiscono la continuità di business. Il nostro ben noto prodotto di data protection “Veeam Backup and Replication” è una delle soluzioni più gettonate dalla PA in quanto capace di soddisfare pienamente le citate necessità, associandole a una offerta commerciale particolarmente vantaggiosa e agevolata per la PA stessa. Alcuni esempi concreti sono le nostre funzionalità di accelerazione di banda che presso tanti enti della PA hanno permesso la rapida implementazione di progetti di DR da tempo rimasti nel cassetto. Oppure la facilità con cui è possibile centralizzare il backup di sedi ed enti remoti, grazie alla particolare architettura del software. A questo si aggiunge la libertà per i nostri clienti di scegliere l’hypervisor che più si adegua alle loro necessità di budget: Veeam offre pieno supporto a entrambe le piattaforme VMware o HyperV. Stiamo tra l’altro preparando grandi novità per l’immediato futuro, con l’avvento di Veeam Backup and Replication v8».

Secondo Piergiorgio Licciardello, senior consultant supply chain collaboration di Di.Tech (www.ditechonline.it), una parte rilevante dei costi di un’impresa è legata alle relazioni con i propri partner commerciali, come lo scambio di informazioni, i processi di fornitura e i contenziosi che impegnano risorse dell’impresa in onerose attività a basso valore aggiunto. «La PA non fa eccezione. Qualsiasi ente pubblico si avvale di fornitori per l’acquisto di materiali, servizi e prestazioni professionali» – afferma Licciardello. «Un’impresa sanitaria – che si relaziona con migliaia di fornitori, di natura variegata, sia in termini di tipologia di fornitura sia di dimensione aziendale, dalla multinazionale del farmaco al piccolo artigiano – ha per ciascuno di questi rapporti diverse attività manuali: emissione di ordini, immissione fatture ricevute, gestione e conservazione di documenti cartacei. Potrebbe ottenere grandi benefici gestendo tutte queste attività in digitale con risparmi fino a 10-12 euro a fattura. Di.Tech, con la soluzione di portale collaborativo, integrata con il sistema di interscambio (SdI) creato da Sogei, consente alla PA di attivare relazioni digitali con i propri fornitori e ottenere i benefici dell’automazione dei flussi e della conservazione digitale dei documenti, senza richiedere ai propri partner pesanti investimenti in tecnologia. La piattaforma OpenBusiness di Di.Tech gestisce direttamente su web gli ordini a fornitore, il caricamento dei DDT e delle fatture, la riconciliazione automatica e il controllo dei montanti di spesa nonché l’invio in conservazione elettronica dei documenti». Anche Pipeline (www.pipeline.it), fin dal 2008, tramite le soluzioni IT Management e On-site training intensivo, aiuta con successo la PA nella razionalizzazione della spesa pubblica.

«L’esperienza e l’uso di strumenti integrati porta benefici con un break even tra i tre e i sei mesi» – afferma Giuseppe Nocita, amministratore delegato della società. «Interventi più strutturali sono effettuabili a step in presenza di contratti di IT Management esterni. Un mix di strumenti di monitoraggio e automazione dei processi IT in logica ITIL e l’uso della metodologia Service Map per definire su cosa è basata l’erogazione di un servizio documentandola e consentendo la gestione dei cambiamenti è la base; unendola poi all’utilizzo di sistemi di ticketing centralizzati multiservizio di tipo opensource o di brand come Symantec, strumenti di reporting e proattivi di tipo open source e strumenti su cloud come Office 365 e Azure (public o hybrid) e/o su piattaforme di IaaS per applicazioni proprietarie o specifiche, i risparmi diventano consistenti e crescenti.

La possibilità, in aggiunta, di virtualizzare le applicazioni software e farle utilizzare su piattaforma SaaS condivisa è un’ulteriore area di risparmio. Casi di successo sono la messa su cloud di aule didattiche per scuole superiori e università, la messa in hybrid cloud per personale di amministrazione e altri casi simili. Il training operativo in affiancamento consente poi passaggi indolori e risparmi pressoché immediati su diverse voci come sostituzioni hardware e riparazioni, personale “viaggiante”, azioni correttive, azioni di ripristino funzionale e dati…».

Ad oggi – però – il problema non è solo spendere meno, ma ottenere maggiori benefici a fronte di una spesa che deve obbligatoriamente contrarsi, come spiega Pier Luigi Montanaro, presidente di Keen Consulting (www.keenconsulting.it). Cloud e pay-per-use sono le parole d’ordine attuali: «Keen Consulting da oltre un anno ha arricchito la sua offerta di soluzioni extended enterprise specializzandosi nella fornitura di software e servizi nell’ambito dell’asset management & sustainability e dell’energy performance management, grazie alla piattaforma Infor EAM di cui Keen Consulting è reseller partner. Keen è identificabile come il partner ideale della PA che vuole razionalizzare la spesa per la manutenzione del patrimonio della collettività per ridurne l’impatto energivoro. Da sei mesi, Keen è al lavoro a quattro mani con la PA locale nell’ambito di una serie di sperimentazioni nei comuni dell’area barese per identificare una piattaforma condivisa finalizzata alla gestione intelligente del patrimonio cittadino secondo una logica di manutenzione predittiva. Tale tipo di manutenzione permetterà di abbattere i costi fino al 20%, grazie alla piattaforma SW Infor EAM che già aderisce ai più recenti e severi standard dettati dalle normative ISO50001 e ISO55000. L’offerta di Keen Consulting è assolutamente in linea con cloud e pay-per-use: la piattaforma business cloud di Infor, sulla quale è facile implementare Infor EAM, garantisce un accesso immediato alla soluzione senza necessità di investire tempo e denaro nella creazione dell’infrastruttura HW. Inoltre, la logica di acquisto delle licenze software è stata sostituita dalla logica delle sottoscrizioni, che non richiedono più contributi una tantum e dispendiosi canoni ripetitivi, ma semplicemente rappresentano i “biglietti di accesso” al sistema pay-per-use. Le sottoscrizioni inoltre permettono una flessibilità di utilizzo maggiore rispetto alle classiche utenze nominali (o sessioni) software, massimizzando l’efficienza della spesa IT nella PA».

Il nuovo modo di lavorare per rivoluzionare la PA

Nell’ambito della spending review, il ruolo di un fornitore di soluzioni tecnologiche è fornire agli enti della pubblica amministrazione centrale e locale gli strumenti per accelerare il processo di modernizzazione e migliorare l’efficienza, in modo da rendere più efficaci i rapporti tra le organizzazioni, nazionali e internazionali, e le interazioni con cittadini e imprese. Prima ancora di parlare di tecnologie, è fondamentale riflettere su come oggi si lavora, sulle forme e gli strumenti d’interazione tra i dipendenti, sull’apertura a fenomeni tecnologici e sociali come la consumerizzazione, il BYOD e l’ingresso nel mondo del lavoro della generazione 2.0.

L’ultimo decennio ha visto progressi tecnologici incredibili che promettono un modo di lavorare migliore, più fluido e dinamico, in un mondo iper-connesso orientato alla mobilità e alla collaborazione. Anche nella PA, un numero crescente di dipendenti agisce spesso lontano dalla propria scrivania, e ha comunque bisogno di efficaci strumenti e applicazioni di comunicazione e collaborazione.

Molte organizzazioni operano però in un ambiente caratterizzato da tecnologie frammentate, processi non ottimizzati e utenti che non riescono a esprimere tutte le potenzialità. È quindi fondamentale supportarle in modo concreto nel raggiungere una migliore produttività. Questo è l’obiettivo di quello che chiamiamo il nuovo modo di lavorare: #NW2W (the new way to work).

Unify (www.unify.com/it), già nota come Siemens Enterprise Communications, fornisce soluzioni di comunicazione e collaborazione in grado di realizzare conversazioni più coinvolgenti ed efficaci. In modo integrato, attraverso diversi canali, piattaforme e media. Per un modo di lavorare mobile e realmente collaborativo. Questo implica unificare reti di comunicazione, strumenti e applicazioni in modo che i membri di un team possano lavorare in modo più produttivo, ovunque si trovino. Significa integrare vari modi di comunicare, voce, video e testi, ma anche social media e messaggistica.

Le nostre soluzioni garantiscono tre elementi fondamentali per un’effettiva collaborazione all’interno di un team: l’integrazione di tutti i contenuti della comunicazione; un’esperienza di utilizzo coinvolgente che spinge l’utente all’adozione; un’integrazione naturale nei processi operativi dell’ente. Il risultato è un reale miglioramento delle funzioni svolte e dei servizi erogati.

Unify continua nel processo d’innovazione, con un nuovo grande progetto realizzato con il contributo di clienti e consulenti. Ansible è una piattaforma di collaborazione dinamica, una nuova generazione di soluzioni per il coinvolgimento in tempo reale degli utenti.

Ansible mette insieme il flusso quotidiano delle comunicazioni e le trasforma in conversazioni ricche e significative. Lavorando in modo naturale, senza discontinuità, attraverso una molteplicità di canali e strumenti, fornisce una vista unica e integrata di ogni conversazione, fornendo un adeguato contesto informativo e la traccia del percorso conoscitivo, in modo da accrescere il valore di ogni interazione. Tutto questo in modo intelligente, intuitivo e personale. È una visione unificata e sicura, per il nuovo modo di lavorare.

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Non è più tabù. O quasi… https://www.datamanager.it/rivista/non-pi-tab-o-quasi-56357.html Mon, 19 May 2014 11:06:49 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/05/non-e-piu-tabu-o-quasi/ L’Open Source si fa strada nei processi della pubblica amministrazione e inizia ad avere importanti fondamenta normative di Paolo Storti, amministratore di Studio Storti Dal 2005, anno in cui entra in vigore il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), fino alla pubblicazione della circolare n. 63/2013 che detta le linee guida per la valutazione comparativa prevista dall’art. […]

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L’Open Source si fa strada nei processi della pubblica amministrazione e inizia ad avere importanti fondamenta normative

di Paolo Storti, amministratore di Studio Storti

Paolo Storti, amministratore di Studio StortiDal 2005, anno in cui entra in vigore il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), fino alla pubblicazione della circolare n. 63/2013 che detta le linee guida per la valutazione comparativa prevista dall’art. 68, i prodotti Open Source hanno raggiunto una maturità tecnica e una diffusione tali da renderli spesso leader del loro settore. Anche l’attuale situazione economica ha giocato un ruolo importante: la crescente necessità di ridurre i costi strutturali e la necessità di lavorare con standard aperti, hanno portato finalmente i legislatori a dettare regole per standardizzare il processo di selezione del software da parte della PA.

In base all’ultima versione del CAD, esiste l’obbligo di effettuare una valutazione comparativa tecnico-economica tra soluzioni proprietarie e software libero o a codice sorgente aperto e – solo nell’impossibilità, debitamente motivata – ad accedere a soluzioni Open Source o riusabili, è giustificata l’acquisizione di software proprietari.

L’art. 68 del CAD infatti sancisce che “le pubbliche amministrazioni acquisiscono programmi informatici o parti di essi nel rispetto dei principi di economicità e di efficienza, tutela degli investimenti, riuso e neutralità tecnologica, a seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico tra le seguenti soluzioni disponibili sul mercato: software sviluppato per conto della pubblica amministrazione; riutilizzo di software o parti di esso sviluppati per conto della pubblica amministrazione; software libero o a codice sorgente aperto; software fruibile in modalità cloud computing; software di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d’uso; software combinazione delle precedenti soluzioni”.

Utilizzare un prodotto Open Source vuol dire svincolarsi dal costo di licenza per l’utilizzo di un software e, nel rispetto delle normative sulle licenze d’uso del prodotto, ne permette la ridistribuzione, la personalizzazione o l’integrazione con software di terze parti.

Taglio dei costi

Per la PA, l’Open Source permette un taglio delle spese correnti imputate a bilancio: elimina il costo di licenza per il regolare utilizzo dei prodotti informatici e ne riduce i costi di supporto che naturalmente anche il software Open Source richiede per sfruttarlo al meglio.

A differenza dei prodotti proprietari, l’aggiornamento di un software Open Source non richiede ulteriori costi aggiuntivi offrendo il vantaggio di utilizzare un prodotto sempre al passo con i tempi.

E’ chiaro che per la PA, utilizzare un software libero significa adempiere alla normativa vigente, fornire al cittadino dei formati aperti e consultabili, risparmiare denaro pubblico, creare e mantenere posti di lavoro e sviluppare l’indotto, ciò consente di rimettere in circolo le risorse investite avvalendosi di professionalità locali di eccellenza, e creando così anche un ritorno in tassazione e PIL.

Questo però va fatto con l’attenzione e la consapevolezza di quanto offre il mercato e nel rispetto della normativa, per fare scelte mature e consapevoli senza incorrere in “errori” come nel caso citato dalla circolare 6 dicembre 2013 n.63 che al punto 4.1.1 specifica che “possono appartenere alla famiglia dei software proprietari anche alcuni applicativi nominalmente dichiarati liberi, quali ad esempio MySQL, Zimbra, Alfresco. Infatti i titolari del copyright di questa tipologia di software, anche se rilasciato sotto condizioni copyleft, quindi di software libero, possono distribuirli con una doppia licenza, di cui una proprietaria e una di software libero. La licenza proprietaria è legata tipicamente ai livelli garantiti di assistenza, oppure alla possibilità di includere il prodotto in opere derivate altrettanto proprietarie (opzione che sarebbe esclusa se si facesse affidamento sulla licenza copyleft)”.

Da questa importante dichiarazione si evince chiaramente che la versione proprietaria di un software come Zimbra va trattata come un normale software proprietario e vi si deve quindi preferire per norma la versione Open Source, eventualmente corredata da prodotti e servizi che ne completino le funzionalità ove richieste e/o mancanti.

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Studio Storti. L’open source nella PA diventa realtà https://www.datamanager.it/rivista/studio-storti-l-open-source-nella-pa-diventa-realt-55502.html Thu, 17 Apr 2014 13:47:18 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/04/studio-storti-lopen-source-nella-pa-diventa-realta/ Il contesto normativo non solo stimola l’adozione di soluzioni open source nella PA ma lo impone: un’evoluzione che si rivela strategica per ogni ente   Finalmente dopo molti anni in cui se ne parla, il software open source è entrato nella pubblica amministrazione e si contano già numerosi casi di successo che oltre a consentire […]

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Il contesto normativo non solo stimola l’adozione di soluzioni open source nella PA ma lo impone: un’evoluzione che si rivela strategica per ogni ente

 

Paolo Storti fondatore di Studio StortiFinalmente dopo molti anni in cui se ne parla, il software open source è entrato nella pubblica amministrazione e si contano già numerosi casi di successo che oltre a consentire ingenti risparmi economici, garantiscono allo stesso tempo anche miglioramenti in termini di efficacia ed efficienza. Ne abbiamo parlato con Paolo Storti, fondatore di Studio Storti (www.studiostorti.com), società leader in questo segmento di mercato, che a partire dal prossimo numero racconterà l’evoluzione di questo mondo in una rubrica dedicata.

 

Data Manager: Qual è lo stato dell’arte dell’adozione del software open source nella PA?

Paolo Storti: In questi ultimi anni, abbiamo assistito a una modifica sostanziale dell’approccio al mondo open source da parte delle pubbliche amministrazioni italiane.

Nel 1997, quando iniziai a occuparmi di questa tematica e fino ai primi anni 2000, l’approccio era orientato a una visione di tipo sperimentale e pionieristico, e onestamente anche l’offerta del tempo era classificabile come tale. Vi erano molti progetti molto ben strutturati e tecnicamente validi, ma con una scarsa attenzione all’esperienza utente e alla semplicità di utilizzo che rimanevano prerogative del software commerciale, relegando il mondo dell’open source ai soli tecnici.

Nella seconda metà degli anni 2000, è iniziata la vera rivoluzione dell’offerta open source orientata a creare prodotti non solo paragonabili ai simili prodotti commerciali, ma puntando spesso a superarli in funzionalità e in semplicità di utilizzo. Anche in questa fase – però – l’attenzione è stata troppo puntata sulla gratuità del software, spingendo il concetto di “Free Software” come software gratuito, insinuando così spesso anche il dubbio di una sua più scarsa qualità.

Il grosso obiettivo raggiunto oggi dal software open source nelle PA è quello di riuscire a passare inosservato o “dato per scontato”. Questa fase quindi segna la fine dell’era dei tecnici e l’inizio di un approccio orientato all’utente che l’utente stesso vive con naturalezza.

La normativa italiana è adeguata?

Il periodo che stiamo vivendo è ricco di fermento e di interesse attorno al tema delle soluzioni open source con la presa di posizione anche delle istituzioni, un pò per la raggiunta maturità del mercato e dell’offerta e un pò per le stringenti politiche di spending review in cui ci troviamo.

Il Codice dell’Amministrazione Digitale, già in vigore dal 2005 e rafforzato nel 2012 dal governo Monti, chiarisce come la scelta di prodotti open source sia obbligatoriamente da preferire alle soluzioni proprietarie. Il concetto è approfondito anche dall’Agenzia per l’Italia Digitale che ha emanato una circolare (63/2013) in cui definisce come debba essere fatta la comparazione tra le soluzioni.

L’unico problema che posso riportare in questo periodo è legato alla disponibilità del software stesso. In alcuni campi, il software open disponibile è di alta qualità, fortemente presente, referenziato e ottimamente assistito da aziende e community. Di contro, in alcuni campi applicativi completamente scoperti è presente un’offerta non paragonabile per qualità o supporto alle equivalenti commerciali.

Qual è la situazione del mercato?

Il mercato delle soluzioni open source ha una storia travagliata e – negli anni passati – abbiamo assistito alla rincorsa di prodotti proprietari allo scopo di dimostrarne almeno l’equivalenza tecnica e la convenienza economica. Oggi, la situazione è capovolta, la superiorità tecnica in molti campi è certificata e la sua preferibilità da un punto di vista normativo è chiara pur mantenendo sempre un profilo di costo complessivo nettamente più conveniente. Il punto più spinoso di questo mercato è la polverizzazione della sua offerta in una miriade di micro società locali con poca focalizzazione e scarse risorse. Gli ultimi dati disponibili evidenziano – infatti – come, più del 95% dell’offerta, sia effettuata da società con meno di cinque addetti. Studio Storti si posiziona come caso di particolare interesse in quanto si può far forte di una serie di record assoluti: opera solo nel settore dell’open source per la pubblica amministrazione da più di 15 anni; è specializzata solo su tre aree di business ben definite; è la più grande azienda italiana nel settore dell’open source per la pubblica amministrazione sia come numero di addetti sia come numero di clienti; gestisce soluzioni open source per più di 300 enti pubblici in Italia.

 

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