sviluppatori software – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:13:48 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png sviluppatori software – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Google rilascia la beta finale di Android P https://www.datamanager.it/2018/07/google-rilascia-la-beta-finale-di-android-p/ Fri, 27 Jul 2018 18:30:04 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152255 La pubblicazione della versione definitiva avverrà in tarda estate ma solo dopo la correzione di tutti gli eventuali bug riscontrati dagli sviluppatori A distanza di qualche settimana dalla più recente beta, Google pubblica un’altra versione di test di Android P. Il sistema operativo verrà rilasciato, a tutti, verso la fine dell’estate ma l’obiettivo di Big […]

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La pubblicazione della versione definitiva avverrà in tarda estate ma solo dopo la correzione di tutti gli eventuali bug riscontrati dagli sviluppatori

A distanza di qualche settimana dalla più recente beta, Google pubblica un’altra versione di test di Android P. Il sistema operativo verrà rilasciato, a tutti, verso la fine dell’estate ma l’obiettivo di Big G è quello di ottenere ben prima gli eventuali suggerimenti e, soprattutto, le indicazioni di bug, da parte degli sviluppatori, audience principale per questo tipo di release. In un post che annuncia il nuovo firmware, il vicepresidente di Android, Dave Burke, spiega che la Beta 4 (o Developer Preview 5) include una UI definitiva, cioè la stessa che vedremo su Pistachio tra un mese. Ciò vuol dire che anche se il sistema operativo vedrà alcune modifiche prima dell’implementazione completa, l’interfaccia utente rimarrà quella della preview attuale, integrata poi su Android 9.0.

Verso la pubblicazione

“La Beta 4 è l’ultima anteprima che precede il rilascio ufficiale di Android P più avanti questa estate – ha detto Burke – invito gli sviluppatori a provare le loro app e a compilare gli aggiornamenti in tempo per la pubblicazione, così da permettere agli utenti di godere delle innovazioni portate da Android P”. L’update di prova è già disponibile per la famiglia di smartphone Pixel, mentre lo sarà per i partner del programma nelle prossime settimane. Tra questi ricordiamo Sony Xperia XZ2, Xiaomi Mi Mix 2S, Nokia 7 Plus, Oppo R15 Pro, Vivo X21, OnePlus 6 e Essential PH-1.

Tra le novità principali di Pistachio c’è il supporto al notch in stile iPhone X, funzioni di intelligenza artificiale, nuove gesture e un focus sul corretto utilizzo del cellulare, in particolare tramite un menu dove sarà possibile visualizzare le volte in cui si è sbloccato lo schermo e il tempo speso su ogni app. L’obiettivo? Spingere gli utenti ad abbassare i numeri mostrati, riducendo l’attivazione del dispositivo e l’accesso alle applicazioni, anche a quelle preferite.

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Magic Leap One è più vicino https://www.datamanager.it/2018/07/magic-leap-one-e-piu-vicino/ Mon, 09 Jul 2018 13:35:14 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150895 Il produttore ha promesso di mostrare in settimana una demo live di ciò che saranno in grado di fare gli occhialini, la cui versione per sviluppatori sarà distribuita entro l’anno C’è molta attesa intorno ai Leap One, gli occhialini di mixed reality che Magic Leap ha in cantiere oramai da un po’. Forse per riaccendere […]

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Il produttore ha promesso di mostrare in settimana una demo live di ciò che saranno in grado di fare gli occhialini, la cui versione per sviluppatori sarà distribuita entro l’anno

C’è molta attesa intorno ai Leap One, gli occhialini di mixed reality che Magic Leap ha in cantiere oramai da un po’. Forse per riaccendere l’interesse intorno all’oggetto, il produttore ha promesso che in settimana mostrerà una demo vera di ciò che gli aggeggi possono fare, probabilmente attraverso un webcast trasmesso dagli Stati Uniti, dove c’è il quartier generale.

Durante la sessione di questi giorni, Magic Leap dovrebbe anche svelare le caratteristiche tecniche del prodotto che, già dall’apparenza, si distingue nettamente da gadget simili, come gli Hololens. L’appuntamento è online l’11 luglio, per seguire live dal canale YouTube della compagnia la trasmissione in streaming.

Cosa sappiamo

I Leap One sono certamente un device interessante anche perché sinora si conosce davvero poco a riguardo. In un’era pervasa dal un flusso continuo di informazioni online, è stato davvero difficile mantenere il riserbo sugli occhialini, tanto da renderli oggetti quasi di culto da parte degli appassionati di realtà miste. A differenza delle soluzioni AR più convenzionali, pare che la tecnologia di Magic Leap sia in grado di sovrapporre oggetti del mondo reale con trame virtuali, in modalità continua, ottenendo interazioni più intuitive e naturali.

Varie agenzie hanno già messo le mani sul kit Developer Version che, stando alle tempistiche, dovrebbe arrivare in maniera più ampia entro la fine del 2018, ma nessuno può divulgare nulla prima di un via libera ufficiale da parte del produttore. Difficile dire quando, e se, ci sarà mai una Consumer Edition, ma i tempi sembrano ancora acerbi per una rivoluzione casalinga del genere, se non a prezzi abbordabili per la massa. Il che è assai improbabile.

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DevOps, tra benefici e sfide cresce l’interesse delle aziende https://www.datamanager.it/2018/06/devops-tra-benefici-e-sfide-cresce-linteresse-delle-aziende/ Wed, 13 Jun 2018 14:15:11 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149581 Le iniziative di digital transformation contribuiscono all’adozione di metodologie avanzate per lo sviluppo e la gestione del ciclo di vita delle applicazioni, ma sono ancora poche le aziende che adottano una strategia DevOps integrata e coordinata tra tutte le LoB Le aziende utilizzano un mix di metodologie differenti per lo sviluppo del software e per […]

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Le iniziative di digital transformation contribuiscono all’adozione di metodologie avanzate per lo sviluppo e la gestione del ciclo di vita delle applicazioni, ma sono ancora poche le aziende che adottano una strategia DevOps integrata e coordinata tra tutte le LoB

Le aziende utilizzano un mix di metodologie differenti per lo sviluppo del software e per l’application lifecycle management (ALM), da quelle più tradizionali a quelle maggiormente avanzate, ma mostrano una crescente propensione verso modelli agili e verso il DevOps in particolare, con un conseguente progressivo abbandono di metodologie tradizionali, come quella “a cascata” (waterfall). L’interesse per il DevOps è in crescita, soprattutto per quelle aziende che sono oggi chiamate a offrire sul mercato prodotti e servizi di qualità, in maniera sempre più rapida e con cicli di aggiornamento continui, per rispondere a crescenti requisiti di user experience e affidabilità. Il DevOps rappresenta l’integrazione ideale tra i processi di sviluppo applicativo e le IT operation a diversi livelli, con un forte impatto sulla cultura IT e di business, sui workflow di processo, sulla gestione delle infrastrutture, così come su creazione, sviluppo e rilascio delle applicazioni stesse.

UNA STRATEGIA DEVOPS PER TRAGUARDARE LA DX

IDC definisce il DevOps come una metodologia, una serie di practice e un set di tecnologie abilitanti in grado di “unificare” – in maniera altamente collaborativa – i diversi team responsabili della creazione end-to-end e della delivery di soluzioni applicative per il business. I team aziendali coinvolti includono quelli del design, dello sviluppo, del testing, della gestione dei processi e del portfolio applicativo, dell’area deployment e delle operations. Questi gruppi condividono, in un approccio ideale, metriche e responsabilità, e lavorano come un team unico. Le aziende di tutti i settori industriali e di tutte le dimensioni sentono oggi più che mai la necessità di adottare un approccio di questo tipo, per abilitare un business agile, in grado di accelerare l’innovazione e la trasformazione digitale. Le tecnologie della Terza Piattaforma (cloud, mobile, social, big data e advanced analytics) sono ormai pervasive in quasi tutte le attività aziendali e i processi di business (marketing, produzione, assistenza clienti), trainate anche dagli acceleratori dell’innovazione, quali IoT, cognitive computing, augmented & virtual reality, robotica o next-generation security. Queste tecnologie contribuiscono alla continua crescita degli applicativi aziendali e richiedono un continuo e progressivo aggiornamento degli stessi, con l’obiettivo di supportare e abilitare le nuove esigenze del business e dei processi, sia di back end sia di front office. Affidarsi a metodologie e servizi della tipologia DevOps permette di aumentare la velocità e la frequenza dei rilasci applicativi, di aumentare la sicurezza dei dati e di ottimizzare i costi, riducendo il numero di errori e difetti di sviluppo.


#whatsUp #DevOps Cresce l’interesse ma aziende ancora fase esplorativa @IDCItaly
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UN MERCATO MONDIALE IN CRESCITA

I driver che spingono l’adozione di servizi e prodotti DevOps sono rintracciabili principalmente nella possibilità di fornire una maggiore qualità in termini di servizio alle linee di business, una riduzione dei costi associati allo sviluppo e alla manutenzione del software, una maggiore velocità di rilascio applicativo, che permette alle aziende di essere agili e “responsive” sia verso i clienti interni sia verso i clienti esterni. Tutti questi fattori stanno contribuendo a trainare il mercato del software DevOps, che nello specifico comprende diverse porzioni del mercato del software: IT system e service management software, software per l’application lifecycle management e piattaforme applicative, inclusi servizi di public cloud che abilitano lo sviluppo e l’automazione del ciclo di vita del software, attività di release management e monitoring, nonché l’automazione di infrastrutture. L’insieme di questi prodotti e servizi contribuisce, in maniera congiunta, alla trasformazione e all’integrazione delle diverse fasi di sviluppo, test, quality, release, update e monitoraggio delle applicazioni.

IDC stima un mercato mondiale per il software DevOps del valore di 2,9 miliardi di dollari nel 2017, con un tasso di crescita per i prossimi 5 anni (CAGR) del 17,6%. Dalle diverse ricerche condotte da IDC, ci si aspetta che dal 2018 le aziende che adotteranno un approccio agile DevOps, riferito ai propri processi, unitamente alle tecnologie abilitanti, aumenteranno del 50% il rilascio di codice applicativo, riducendo i periodi del rilascio stesso, passando dagli attuali sei o tre mesi, a rilasci mensili o settimanali. La domanda per software DevOps e servizi di public cloud registrerà una forte crescita nei prossimi anni, trainata anche dall’adozione di tecnologie open source (tool, piattaforme e automazione) che contribuiscono a facilitare lo sviluppo di una cultura collaborativa, grazie alla possibilità di accedere a software community-based con vantaggi per le aziende in termini di riduzione dei costi, maggiore innovazione e flessibilità.

VISIONE INTEGRATA

Ancora poche le aziende che oggi hanno una “vision” integrata e coordinata tra diverse LoB. In base a una recente ricerca condotta da IDC a livello internazionale, le aziende dichiarano che oggi utilizzano il DevOps per gestire circa il 25% delle proprie applicazioni; nel giro di 5 anni si arriverà a una quota pari a 1/3 delle applicazioni gestite attraverso questo modello. Nonostante molte aziende si trovino ancora in una fase “esplorativa” per quanto riguarda l’implementazione di una strategia DevOps, emerge un forte interesse orientato allo sviluppo di competenze e ad attività pilota per implementare questa metodologia, anche se si tratta ancora di iniziative limitate ad alcune linee di business. Risulta, infatti, ancora marginale un approccio al DevOps integrato e coordinato tra IT e tra le diverse linee di business: la difficoltà a implementare una strategia di questo tipo sembra essere principalmente influenzata da fattori culturali e di leadership, ma anche da una carenza di competenze da parte delle risorse interne, da processi rigidi e dalla mancanza di tool adeguati. Vi sono evidenti difficoltà inoltre nel far evolvere gli applicativi di back-end tradizionali, come gli ERP, o i sistemi legacy/mainframe, che ancora ospitano software fondamentali per il funzionamento di processi “core” aziendali. Infatti, nel far evolvere le proprie metodologie di sviluppo e di gestione del ciclo di vita delle applicazioni, le aziende dovranno necessariamente includere questa tipologia di applicazioni e di sistemi IT, per abilitare un approccio realmente integrato e collaborativo, in grado di “incorporare” l’innovazione a tutti i livelli aziendali.

Diego Pandolfi research and consulting manager di IDC Italia

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WWDC 2018: vedremo i nuovi MacBook https://www.datamanager.it/2018/05/wwdc-2018-vedremo-i-nuovi-macbook/ Tue, 29 May 2018 18:00:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148480 Lo store online ha messo “in attesa” alcuni modelli probabilmente per evitare acquisti che, dopo la conferenza di giugno, subiranno un ribasso sul prezzo Il 4 giugno comincia la Worldwide Developers Conference di Apple. Come ogni anno, sono attese novità lato software ma anche hardware. Questa edizione potrebbe essere una delle più interessante del recente […]

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Lo store online ha messo “in attesa” alcuni modelli probabilmente per evitare acquisti che, dopo la conferenza di giugno, subiranno un ribasso sul prezzo

Il 4 giugno comincia la Worldwide Developers Conference di Apple. Come ogni anno, sono attese novità lato software ma anche hardware. Questa edizione potrebbe essere una delle più interessante del recente passato visto che gli appassionati si attendono dei corposi aggiornamenti sul fronte computer e notebook. In particolare, la Mela avrebbe intenzione di svelare la nuova famiglia di MacBook e un dettaglio sul sito attuale sarebbe la conferma di tutto ciò. La compagnia ha infatti messo in attesa alcuni modelli indicando come prima data di spedizione la fine della WWDC 2018. Questo non è un indizio probante al 100% ma la sensazione è che la mossa serva a impedire agli utenti di comprare un esemplare che tra solo qualche giorno subirà, probabilmente, un ribasso di prezzo.

Cosa sappiamo

Non è chiaro quali modelli otterranno un aggiornamento e in cosa consista tale upgrade ma l’attesa maggiore è sull’integrazione dei Coffee Lake di Intel di ultima generazione o, addirittura, i primi device con CPU proprietaria anche se un panorama del genere è più probabile nel 2019. Del resto, sono passati praticamente 12 mesi dall’ultimo refresh dei MacBook quindi un lancio in quest’ottica è quasi obbligato sulla tabella di marcia di Apple.

Molto di più lo è un arrivo del MacBook Pro, la cui più recente rinfrescata risale addirittura al 2016, una vera e propria era tecnologica, soprattutto se la si considera tramite la legge di Moore. Appuntamento dunque al 4 giugno quando Cupertino introdurrà le novità dell’hardware e focus particolari sulle prossime versioni di iOS, macOS, tvOS e watchOS, per un sistema operativo sempre più integrato e interoperabile.

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Apple: da luglio tutte le app supporteranno il notch https://www.datamanager.it/2018/05/apple-da-luglio-tutte-le-app-supporteranno-il-notch/ Wed, 09 May 2018 13:29:58 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147152 La compagnia invita gli sviluppatori ad aggiornare le applicazioni tramite l’SDK di iOS 11, che prevede il supporto alla tacca di iPhone X C’è una data, luglio 2018, l’ultima utile per consentire agli sviluppatori e software house di aggiornare le proprie app pubblicate su App Store. Da quel momento infatti, Apple potrebbe eliminare dal negozio […]

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La compagnia invita gli sviluppatori ad aggiornare le applicazioni tramite l’SDK di iOS 11, che prevede il supporto alla tacca di iPhone X

C’è una data, luglio 2018, l’ultima utile per consentire agli sviluppatori e software house di aggiornare le proprie app pubblicate su App Store. Da quel momento infatti, Apple potrebbe eliminare dal negozio digitale i lavori che non sono compilati con l’SDKdiffuso insieme a iOS 11, il primo e unico cioè che prevede il supporto al notch di iPhone X, la tanto amata-odiata tacca superiore. In una nota inviata ai developer, la Mela ha invitato all’update, necessario per portare le app su un nuovo livello interattivo, reso possibile proprio dalla nocca di Ten. Sappiamo infatti che con l’introduzione del più recente iPhone, molte piattaforme hanno riscontrato problemi di visualizzazione perché incapaci di gestire correttamente la finestra del telefonino, che in alto prosegue senza soluzione di continuità, estendendo l’area a disposizione del touch ma con il bisogno di organizzare meglio quanto succede nel momento in cui si scorre l’interfaccia fino in cima.

Cosa succede

Per evitare che le cose vadano avanti in questo modo, cioè con gli utenti iPhone X penalizzati dall’assenza di un supporto funzionale dei software che usano di più, Apple ha deciso di porre un limite agli sviluppatori. “iOS 11 offre funzionalità innovative e un App Store ridisegnato. Le tue app possono offrire esperienze più intelligenti, unificate e coinvolgenti con Core ML, ARKit, le nuove API per fotocamere, domini SiriKit e l’integrazione di Apple Music.

Per questo, a partire da luglio 2018, tutti i software per iOS inviati per il controllo devono essere realizzati tramite l’SDK di iOS 11 e supportare il Super Retina display dell’iPhone X” – ha scritto l’azienda. Qualcuno ha preso le recenti indicazioni della Mela come una conferma che la strategia lato smartphone andrà nettamente in direzione notch, nel senso di una standardizzazione dei prodotti nel prossimo futuro. Se questo voglia dire che la prossima gamma di telefonini avrà lo stesso form factor di X non è detto ma è chiaro che il rivoluzionario device del 2017 avrà un successore, ispirando forse anche il comparto tablet.

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Facebook rende PyTorch 1.0 open source https://www.datamanager.it/2018/05/facebook-rende-pytorch-1-0-open-source/ Tue, 08 May 2018 18:00:01 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147107 Il framework AI potrà essere utilizzato dagli sviluppatori per creare software più intelligenti, tutto a vantaggio del social network Se il successo di Facebook si deve soprattutto ai suoi iscritti, gran parte delle migliorie arrivano dalla comunità di sviluppatori al servizio di Mr. Zuck. E presto, questi potranno contare su un framework ancora più avanzato, […]

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Il framework AI potrà essere utilizzato dagli sviluppatori per creare software più intelligenti, tutto a vantaggio del social network

Se il successo di Facebook si deve soprattutto ai suoi iscritti, gran parte delle migliorie arrivano dalla comunità di sviluppatori al servizio di Mr. Zuck. E presto, questi potranno contare su un framework ancora più avanzato, dal nome PyTorch 1.0. Si tratta del portafoglio di codici su cui il social network basa i progetti più lungimiranti, principalmente potenziati dal machine e deep learning. Se integrato con le linee di Caffe2 e di ONXX; l’Open Neural Network Exchange promosso da Facebook e Microsoft, PyTorch 1.0 può dar vita a scenari interessanti in cui l’Intelligenza Artificiale si integra in vai campi dell’interazione condivisa della rete social per definizione.

Futuro in divenire

Rendere la piattaforma open source, dunque a disposizione di ogni sviluppatore, è un passo fondamentale per ricercatori e developer. Il motivo? Beh, normalmente creare un progetto AI richiede un impegno, anche in termini di tempo, considerevole. Questo perché bisogna prima allenare gli algoritmi in un ambiente idoneo e poi mettere assieme i codici all’interno di un pacchetto pubblicabile e usufruibile dagli utenti. PyTorch 1.0 include entrambi i contesti, fornendo sia la parte di training che quella di deployment, così da offrire un ecosistema completo e funzionale.

“Con PyTorch 1.0, gli esperti AI potranno sperimentare semplicità e velocità nelle operazioni, tramite un client ibrido e accessibile. La tecnologia già potenzia molti prodotti di Facebook, incluse le opzioni di traduzione, circa 6 miliardi al giorno” – ha spiegato Bill Jia, vice presidente della divisione infrastruttura del gruppo. PyTorch 1.0 sarà disponibile nel corso dei prossimi mesi in versione beta con già alcuni modelli di machine learning, tool, dataset e librerie a disposizione di sviluppatori indipendenti e software house.

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Magic Leap ha un portale per gli sviluppatori AR https://www.datamanager.it/2018/03/magic-leap-un-portale-gli-sviluppatori-ar/ Thu, 22 Mar 2018 10:01:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144189 La compagnia rilascia l’sdk della sua piattaforma di creazione app per ampliare il portfolio in vista del lancio dei visori Leap One I Leap One sono sono stati spediti agli sviluppatori e beta tester sin dal 2016. Il vero banco di prova sarà quando i visori potranno essere acquistati dai consumatori finali, una data al […]

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La compagnia rilascia l’sdk della sua piattaforma di creazione app per ampliare il portfolio in vista del lancio dei visori Leap One

I Leap One sono sono stati spediti agli sviluppatori e beta tester sin dal 2016. Il vero banco di prova sarà quando i visori potranno essere acquistati dai consumatori finali, una data al momento sconosciuta ma che un indizio rende più vicina. Stiamo parlando del rilascio, da parte del produttore Magic Leap, dell’sdk di sviluppo di app e giochi per la piattaforma proprietaria. Lo scopo è ampliare il portfolio dei software attuali portando il numero delle applicazioni ben oltre le decine odierne, proprio in vista del lancio consumer degli occhialini che si pongono a metà strada tra i Google Glass e gli HoloLens di Microsoft.

Portale dedicato

Insieme all’sdk, la compagnia ha ufficializzato l’arrivo del creator portal, una sorta di store dove gli sviluppatori possono dare un occhio ai programmi dei colleghi e pubblicare i propri. La parte interessante è un emulatore, chiamato Magic Leap Simulator, che permetterà di provare il comportamento di un’app come si si indossassero concretamente i visori. Stando alle ultime indiscrezioni, il 2018 dovrebbe essere l’anno buono per lo sbarco dei Leap One nei negozi. Non si hanno informazioni certe né su date che paesi e prezzi del modello, che dovrebbe comunque essere oltre i 1000 euro, considerando che in tempi recenti l’azienda non ha rimandato al mittente gli accostamenti a un prodotto di fascia alta fatti al suo device.

Di fatto, i Leap One potrebbero essere gli iPhone X della realtà aumentata, un dispositivo unico e per ora inimitabile. Il dubbio è sempre lo stesso: i consumatori sono pronti per gadget del genere e, soprattutto, pagheranno cifre del genere per portarsi a casa qualcosa che al momento useranno solo in maniera limitata durante le attività quotidiane? Un quesito a cui non si può rispondere, non prima di aver testato con concretezza il mercato.

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Google lancia ARCore 1.0 su Android https://www.datamanager.it/2018/02/google-lancia-arcore-1-0-android/ Wed, 28 Feb 2018 19:00:10 +0000 http://www.datamanager.it/?p=142363 L’SDK per la creazione di contenuti per la realtà aumentata è stato aggiornato ed è ora disponibile su scala globale. Supporta tredici dispositivi Più o meno in concomitanza con l’ARKit di Apple, Google aveva presentato ARCore, il suo ambiente di sviluppo per progetti di realtà aumentata. Se la Mela ci ha messo relativamente poco per […]

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L’SDK per la creazione di contenuti per la realtà aumentata è stato aggiornato ed è ora disponibile su scala globale. Supporta tredici dispositivi

Più o meno in concomitanza con l’ARKit di Apple, Google aveva presentato ARCore, il suo ambiente di sviluppo per progetti di realtà aumentata. Se la Mela ci ha messo relativamente poco per passare dalla teoria alla pratica, Big G si è presa un tempo maggiore soprattutto a causa del vasto ecosistema di Android. Da qualche giorno finalmente l’SDK di ARCore è disponibile per tutti gli sviluppatori, con un framework che dovrebbe facilitare lo slancio definitivo della augmented reality in ambito mobile. Ad oggi sono tredici gli smartphone Android supportati dall’AR: Pixel, Pixel XL, Pixel 2, Pixel 2 XL, Galaxy S8, S8+, Note8, S7 e S7 Edge, LG V30 e V30+, Zenfone AR e OnePlus 5. Presto però il numero di device crescerà notevolmente, vista la partnership stretta in Cina con Huawei e Xiaomi.

AR a go-go

La piattaforma di sviluppo ARCore era stata rilasciata mesi fa a un ristretto numeri di beta tester, sviluppatori che avevano potuto sperimentare le potenzialità dei contenuti immersivi senza l’ausilio di occhialini o visori esterni. Come già visto per Apple, le opportunità della visione aumentata sono davvero tante, dalle app per l’interior designer ai videogame, per finire con la formazione professionale e l’educazione. Insieme all’apertura dell’SDK, con l’aggiornamento 1.0, Google ha anche migliorato la tecnologia Google Lens, che resta in fase di preview.

Nell’ottica di Big G, questa diventerà una porta di accesso verso elementi digitali ospitati nel mondo fisico, come post-it slavati virtualmente su bacheche, percorsi appuntati per strada e traduzioni istantanee a cartelli e segnali stranieri. Una soluzione simile a Bixby, l’assistente virtuale di Samsung che, con il lancio degli S9 e S9+, ha beneficiato di un update con cui riesce non solo a riconoscere luoghi e oggetti ma anche a tradurre testi e persino elencare le calorie presenti in un piatto. Magie e percorsi del machine learning per la massa.

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Il prossimo Google I/O sarà dall’8 al 10 maggio 2018 https://www.datamanager.it/2018/01/prossimo-google-sara-dall8-al-10-maggio-2018/ Fri, 26 Jan 2018 19:00:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=139691 Per la terza volta consecutiva lo scenario della kermesse di Big G sarà lo Shoreline Amphitheatre nel quartier generale di Mountain View Google ha pubblicato il sito di I/O 2018, l’annuale conferenza che dedica agli sviluppatori delle piattaforme che gestisce. In realtà, col tempo, la kermesse è diventata di interesse pubblico, vista l’occasione di mostrare […]

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Per la terza volta consecutiva lo scenario della kermesse di Big G sarà lo Shoreline Amphitheatre nel quartier generale di Mountain View

Google ha pubblicato il sito di I/O 2018, l’annuale conferenza che dedica agli sviluppatori delle piattaforme che gestisce. In realtà, col tempo, la kermesse è diventata di interesse pubblico, vista l’occasione di mostrare a tutti, presenti e collegati in diretta web, le più recenti novità in fatto di software e hardware, ad esempio la flotta di smartphone Pixel e gli accessori a corredo, svelati in anteprima e poi snocciolati nel dettaglio durante un evento ad-hoc a ottobre.

Quest’anno dunque il Google I/O si terrà dall’8 al 10 maggio, sempre presso lo Shoreline Amphitheatre di Mountain View, quartier generale della compagnia che fa parte del gruppo Alphabet. Dopo una serie di incontri a San Francisco, dal 2016 è questa la meta scelta da Big G per radunare i suoi developer.

Le novità

È forse troppo presto per elencare i progetti più interessanti che scopriremo a maggio ma ci sono elementi ciclici che non potranno mancare. Tra questi la prossima versione di Android, lettera in codice P, di cui Google potrebbe mostrare i primi screen e funzionalità più rilevanti. Di certo, ci sarà un focus particolare su Assistant e l’integrazione in sistemi operativi per dispositivi mobili ma anche IoT, dopo il debutto a bordo di Home, lo speaker domestico già in vendita negli USA.

Non dimentichiamoci poi di Daydream, la piattaforma di realtà virtuale che sinceramente ci aspettavamo giungesse su molti più telefonini nel corso del 2017, fermandosi solo a una manciata di prodotti e peccando nella promessa di democratizzare l’accesso ai mondi 3D tramite un’interfaccia unica e comune ai diversi brand.

Se la storia insegna qualcosa, è probabile che le registrazioni per I/O 2018 si apriranno nelle prossime settimane, per cui chi fosse interessato dovrebbe dare un occhio periodico sia al sito che all’account Twitter @GoogleDevs, sempre lesto a comunicare notizie a riguardo. Giusto per completezza, è bene ricordare che Il prezzo di un singolo biglietto non è proprio economico: 900 dollari in forma piena, 300 dollari per gli studenti, quelli della scorsa edizione.

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Raspberry presenta Pi Zero WH https://www.datamanager.it/2018/01/raspberry-presenta-pi-zero-wh/ Wed, 17 Jan 2018 19:00:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=139050 Una nuova versione del mini PC più amato dagli smanettoni, con connettore GPIO a 40 pin già saldato e pronto all’uso Sempre più semplice, sempre più dedicato alla formazione. La Raspberry Foundation ha presentato Pi Zero WH, una nuova scheda, un mini PC, pronto all’uso, più dei modelli precedenti. Quello che cambia, rispetto alle generazioni […]

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Una nuova versione del mini PC più amato dagli smanettoni, con connettore GPIO a 40 pin già saldato e pronto all’uso

Sempre più semplice, sempre più dedicato alla formazione. La Raspberry Foundation ha presentato Pi Zero WH, una nuova scheda, un mini PC, pronto all’uso, più dei modelli precedenti. Quello che cambia, rispetto alle generazioni passate, è la presenza del connettore GPIO a 40 pin già saldato, dunque un motivo in più per i meno esperti di avvicinarsi al mondo dei makers e dello sviluppo hardware e software. Non è questo l’unico punto di differenziazione, visto che Pi Zero WH integra anche la connettività Wi-Fi e Bluetooth, senza necessità di agganciare connettori esterni e moduli ulteriori. La compattezza, come sempre, la fa da padrone, tanto da rendere la board ancora una volta la scelta migliore per l’home developing domestico.

Meno di 20 dollari

Pi Zero WH non è una scheda completa come Raspberry Pi 3 ma va decisamente incontro alle esigenze degli early adopters. Basti pensare che ha un prezzo di 18 dollari, qualcosa in più del modello W da 10 dollari ma con l’evidente vantaggio del già citato GPIO a 40 pin. C’è da dire che l’aggiunta rappresenta comunque una riduzione del costo necessario ad ottenere un mini computer completo, considerando anche che con la pre-saldatura gli utenti Windows e Mac possono accedere alle funzionalità ad essa collegate senza dover passare per il protocollo SSH. WH non è di certo un prodotto rivoluzionario ma un’ulteriore opzione nel vasto mondo del fai-da-te che Raspberry ha contribuito a consolidare. Già disponibile online per il pre-ordine, la schedina si compra a questo indirizzo.

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