Il Regno Unito sorveglia gli immigrati dal 2013

In Italia sono i millennials i più sensibili a minacce online

I telefoni e portatili degli immigrati possono essere setacciati dalle forze dell’ordine grazie ad un emendamento del 1997

Una notizia che potrebbe gettare nuove ombre sulle modalità con cui le forze di polizia internazionali accedono ai dati personali, anche a quelli degli immigrati. Secondo quanto scritto dal Guardian infatti, da almeno tre anni gli ufficiali di Sua Maestà possono spiare smartphone e computer portatili di individui etichettati come rifugiati, senza che questi possano obiettare alcunché. A livello burocratico il Regno Unito ha tutte le possibilità per farlo grazie ad un emendamento del Police Act attivo dal 1997, ben 19 anni fa. Tale legge permette alle forze di polizia di intrufolarsi nei dispositivi dei richiedenti asilo, per i classici motivi di sicurezza.

Caso europeo

“Il Ministero dell’Interno ha confermato all’Observer che, dal 2013, gli addetti ai controlli sull’immigrazione detengono questa sorta di potere tecnologico, non solo a livello passivo (di controllo) ma anche attivo. Ciò comporta la possibilità di installare apparecchiature di spionaggio nelle case e auto degli immigrati, compreso l’hacking di telefonini e computer. Il portavoce dei liberali democratici, Alistair Carmichael, ha detto: “Per troppo tempo, una legislazione vaga e sorpassata ha permesso di sfruttare ed estendere i poteri del Ministero dell’Interno. Nessun parlamentare avrebbe mai immaginato che gli addetti all’immigrazione potessero hackerare smartphone e computer di persone potenzialmente indifese”. Non vi sono dichiarazioni da parte dell’Home Office britannico ma è alquanto chiaro che la questione della privacy è calda anche nel Vecchio Continente.

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