L’Intelligenza Artificiale promette di cambiare per sempre le app

L’Intelligenza Artificiale promette di cambiare per sempre le app
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A cura di Bernardo Centrone, Country General Manager – Southern & Central Europe at Orange Business Services

Le app sono diventate una parte intrinseca della nostra vita quotidiana, ma preparatevi a dimenticare ciò che sapete, perché le applicazioni sono in procinto di mutare in qualcosa di molto diverso: una nuova tecnologia che utilizza l’apprendimento automatico e l’intelligenza artificiale sta per trasformare il modo in cui interagiamo con i nostri dispositivi mobili.

La preminenza delle app in ambito mobile sta per essere messa in discussione da nuovi modi di interagire e controllare gli oggetti connessi all’Internet of Things (IoT), che ci porteranno distanti dall’interfaccia app a cui siamo ormai così abituati.

Da cosa dipende la grande mutazione delle app? La maggior parte delle innovazioni in ambito mobile non avviene più dentro gli smartphone, bensì negli oggetti che comunicano con loro, secondo la società di analisi Gartner. Nel giro di soli due anni si prevede che il 25% delle nuove applicazioni mobili, per esempio, interagirà con dispositivi IoT.

Ma non è ancora tempo di consegnare le app ai libri di storia! “L’era post-app significa che ci saranno più dati e codice nel cloud e meno sul dispositivo, grazie al continuo miglioramento delle prestazioni della rete cellulare”, ha spiegato il vice presidente di Gartner David Willis, autore del rapporto.

Quindi non è un addio alle applicazioni – è, piuttosto, un benvenuto alle applicazioni sotto una nuova veste.

L’epoca dei VPA e dei bot

Nel futuro, la tecnologia mobile offrirà servizi diffusi a qualsiasi persona o cosa, 24/7. Gli utenti cercheranno servizi nuovi ed entusiasmanti per sfruttare le risorse degli onnipresenti cellulari, utilizzando tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale e l’elaborazione in linguaggio naturale.

Qui, Willis ritiene che gli assistenti personali virtuali (VPA), come Siri, Alexa e Google Now, insieme ai bot, assumeranno molte delle funzioni attualmente svolte dalle applicazioni. Useranno algoritmi di intelligenza artificiale e di apprendimento automatico per incamerare nuove informazioni: l’apprendimento automatico permetterà ai dispositivi di insegnare a se stessi semplicemente attraverso l’esposizione a nuovi dati.

I chatbot stanno già avendo un impatto nel mondo delle imprese. Sono essenzialmente programmi per computer che ci permettono di interagire con le applicazioni tramite una conversazione simulata. Le aziende stanno già sperimentando un misto di apprendimento automatico, elaborazione in linguaggio naturale e team di assistenza al cliente in tempo reale per rispondere alle richieste.

Ad esempio, WeChat di Tencent ha avuto un successo dirompente sul mercato cinese. Consente di eseguire una serie di attività che vanno dall’ordinare una pizza e chiamare un taxi al pagare la bolletta elettrica. Wechat aveva 697 milioni di utenti mensili attivi alla fine del 2015, secondo il suo rapporto annuale, e continua a crescere rapidamente.

Anche i VPA rendono la nostra vita più facile. Prendiamo Amazon Echo, per esempio: Alexa, il nome a cui risponde, può fare domande basate su informazioni e aiutarvi con gli acquisti su Amazon, incluso il riordino di merce ordinata di frequente. Oppure Siri integrata su Apple TV. Il VPA può fare di tutto, da trovare un film con un attore preferito a controllare il mercato azionario o il meteo, a rispondere a domande sullo sport.

A differenza di applicazioni semplici programmate dagli sviluppatori per fare un lavoro specifico, Chatbot e VPA possono lavorare attorno a noi, imparare cosa facciamo e conoscere le nostre simpatie e antipatie.

Con l’arrivo di VPA e bot, non è una sorpresa che i grandi nomi della Silicon Valley stiano investendo molto nel campo dell’intelligenza artificiale. Dal 2011, quasi 140 aziende private che operano nel campo delle tecnologie di intelligenza artificiale sono stati acquisite – più di 40 solo quest’anno, secondo CB Insights. Solo Google ha fatto undici acquisizioni. Microsoft ha fatto un passo ulteriore e ha creato una nuova business unit dedicata all’Intelligenza Artificiale che impiega 5.000 persone. Tutte queste società sono alla ricerca di un posto al sole sui nostri dispositivi intelligenti.

Che cosa significa per il business?

Willis avverte che i CIO e i responsabili IT devono padroneggiare la tecnologia mobile attuale, e al contempo prepararsi per quella che considera l’”era post-app”. Le organizzazioni dovranno migliorare la loro agilità, sviluppare nuove competenze, tenere d’occhio le opportunità in arrivo e, soprattutto, sviluppare una strategia di business digitale che comprenda queste diverse tecnologie.

Tuttavia, questa trasformazione nelle app non accadrà nel giro di un giorno. Gartner prevede che, almeno fino al 2018, le app resteranno ancora lo strumento preferito. Il motivo chiave è che forniscono ancora un’esperienza utente che “consente un’interazione e analisi dei dati sofisticate con un basso livello di rete e di elaborazione in background”.

Maturità del mobile e approcci tecnologici più avanzati stanno spingendo la trasformazione del mercato. Entro il 2020, IDC prevede che saranno in uso circa 6 miliardi di dispositivi mobili intelligenti. “La maturità, piuttosto che la capacità tecnica di rottura, sarà l’influenza primaria sulla forma che assumerà il mercato”, secondo John Jackson, vice presidente di ricerca per le piattaforme mobili collegati presso la società di ricerca IDC.

Ma dai chatbot di Facebook fino a Google Assistant è una corsa a sviluppare tecnologia che possa comprenderci e rispondere alle nostre esigenze in modo rapido ed efficiente. Siamo all’alba di una nuova era delle app super-intelligenti.


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Categorie: Software