L’IT che cambia il lavoro più della politica

L’IT che cambia il lavoro più della politica
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Quanta vita mettiamo nel lavoro che svolgiamo ogni giorno in azienda? E quanto impegno costa trovare l’equilibrio tra sfera personale e sfera lavorativa? Collaboration, automazione, intelligenza artificiale e smart working modificano profondamente l’operatività dell’impresa. Non si tratta più e solo di strumenti “salva-tempo” o di trovare il giusto equilibrio tra vita privata e lavoro ma di un nuovo modello di lavoro. Adattarsi ai cambiamenti, alle nuove tecnologie, ai nuovi processi e metodi può rivelarsi particolarmente complicato. Bisogna cambiare il modo di operare per adattarsi velocemente ai mutamenti.

Il cambiamento passa prima dalle persone. Il ruolo dell’ICT diventa strategico come “agente di cambiamento” che guida l’evoluzione di un’organizzazione, anche se nella maggioranza delle imprese italiane, c’è molta difficoltà a passare dalla logica del controllo alla logica della responsabilità sugli obiettivi. La tecnologia assume un ruolo fondamentale di supporto e permette alle persone di interagire in modo continuo, di scambiarsi conoscenza, di comunicare in maniera rapida. L’azienda estende i propri confini oltre lo spazio fisico, i dipendenti si trovano distribuiti sul territorio, lavorano da casa, necessitano di condividere informazioni e documenti. L’ICT diventa il fattore abilitante di questa nuova modalità di lavorare, fuori e dentro i confini fisici dell’azienda, e con tutto l’ecosistema di oggetti connessi. Realtà virtuale e realtà aumentata, comprese. In questo ecosistema, lo smartphone continua a svolgere un ruolo di hub della mobilità sempre in continua evoluzione e dove non si può mai parlare di maturità. Flessibilità degli spazi fisici e flessibilità dell’organizzazione del lavoro.

Negli USA, un lavoratore del terziario spreca in media settemila dollari all’anno per inefficienze nella ricerca e l’archivio di documenti. Fluidificare i processi significa essere più efficienti e le soluzioni di collaboration nei prossimi anni continueranno ad attirare l’attenzione delle medie e grandi aziende. L’innovazione tecnologica incide sulla trasformazione del lavoro più della politica che fatica a governare i fenomeni in atto. Disintermediare può essere un modello per sbloccare la situazione. La tecnologia ci viene in aiuto, ma possiamo chiedere direttamente al dipendente di interagire con l’azienda e di scegliere per sé la forma di lavoro e di welfare che più si avvicina alle sue esigenze. Un dipendente felice è un dipendente fedele e più efficiente. La parola chiave è virtual company. Stiamo andando verso una mobilità multimodulare con una logica incrementale. E il cloud si trascina dietro tutto. Ma la sicurezza resta la priorità numero uno. L’ufficio in casa è considerato un benefit che il collaboratore riceve assumendosi personalmente la responsabilità dell’ergonomia e delle spese di telecomunicazione. Le esperienze dal punto di vista dello smart working in Edenred sono ancora in divenire.

Stiamo attraversando un vero e proprio stravolgimento del business, del rapporto con i clienti oltre le divisioni tra B2B e B2C, e ci stiamo avvicinando sempre di più a coloro che sono i veri beneficiari dei nostri servizi: i singoli dipendenti dei nostri clienti. Edenred sta vivendo una trasformazione analoga alla digitalizzazione dei servizi di pagamento. In questo senso il cambiamento ha una matrice più culturale che tecnica, e richiede una duplice spinta “dal basso” verso una piena adozione dei nuovi paradigmi e “dall’alto”, con un commitment e una leadership forte. La collaborazione digitale deve appartenere a tutti, capi e decisori compresi.

Davide Blanchetti, ICT manager di Edenred Italia


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Categorie: Cio