Aruba, 200mila motivi per essere ottimisti

Aprirà a breve il Global Cloud Data Center in provincia di Bergamo, un polo che è la naturale conseguenza di un’espansione senza limiti

Aruba si prepara all’evento di apertura del data center campus più grande d’Italia a Ponte San Pietro, in provincia di Bergamo. 200mila metri quadri di superficie di cui 90mila dedicati a un imponente campus d’eccellenza. Il Global Cloud Data Center aprirà i battenti il 5 ottobre e segna una svolta importante per la compagnia nostrana, oramai un colosso dei servizi IT a tutto tondo.

Ne abbiamo parlato con Stefano Sordi, CMO di Aruba, che oltre a spiegarci il perché dell’enorme centro ci ha delineato gli sviluppi futuri soprattutto a fronte di grossi cambiamenti nel panorama europeo del digitale.

Partiamo dall’inizio: perché il Global Cloud Data Center?

«Per un’esigenza fondamentale: molti dei nostri clienti, i più grandi, hanno espresso negli anni la volontà di accrescere il loro business mantenendo l’offerta qualitativa di Aruba. Quando si parla di servizi digitali bisogna considerare la base su cui poggia un’infrastruttura che, con il tempo, ha bisogno di ampliarsi. La sede di Ponte San Pietro è quella che meglio di altre rispondeva ai bisogni di espansione dei nostri clienti, peraltro localizzando il data center in un punto strategico del Nord Italia».

In che senso?

«È pur vero che gli utenti che serviamo sono dislocati ovunque sul territorio ma la maggior parte dei big si trova tra il Centro e il Nord, per cui ci sembrava utile costruire in un punto facilmente raggiungibile la nuova architettura, così che potesse essere visitata senza grossi problemi».

Leggi anche:  OVHcloud Connect si evolve per supportare strategie ibride e multi-cloud

Più spazio per i server vuol dire anche l’arrivo di nuovi servizi più avanzati?

«L’idea è quella di posizionare sempre di più Aruba come leader nel mercato delle soluzioni enterprise. Siamo nati come web company, provider di servizi online, sia hosting che cloud e ICT security ma guardiamo oltre. Oggi riusciamo a gestire le richieste dei grandi clienti costruendo un’offerta dedicata e personalizzata. Quando in Italia, ma anche all’estero, c’è un azienda che non può più soddisfare autonomamente le proprie esigenze di gestione dell’infrastruttura IT, sa che in Aruba può trovare un partner ideale in grado di offrire oltre ai servizi di infrastrutturali classici come ad esempio la colocation personalizzata, anche soluzioni che vanno dalla data center extension al disaster recovery».

Perché un nuovo data center

Il nuovo, immenso, spazio a disposizione in quel di Bergamo è il completamento di un percorso avviato da Aruba qualche anno fa, quando si è avvertita l’esigenza di creare una struttura solida e strategica. «La necessità di un centro più ampio e localizzato in un punto cardine non è banale – prosegue Sordi – perché in questo modo possiamo risolvere meglio, con maggior efficienza,  le esigenze dei nostri clienti, realizzando architetture ibride, tra le più richieste, senza limiti di prestazioni, spazio e servizi assicurando così il successo a progetti di tutte le taglie anche a quelli di grande scala. I clienti che finora hanno vissuto una “segmentazione” dell’infrastruttura, perché si affidavano a provider diversi per tipologie di contenuti e servizi, ora possono tenere le loro informazioni tutte in un unico posto fisico, che li aiuterà a crescere, senza preoccupazioni di spazio e risorse, per i prossimi 20 o 30 anni».

Leggi anche:  Oracle Leader nel Magic Quadrant per le soluzioni Cloud dedicate alla gestione amministrativa e finanziaria

Energia pulita

Oltre al vasto territorio, il Global Cloud Data Center porta con sé una qualità non da poco: l’utilizzo di energia pulita. Ciò è reso possibile dall’acquisto di una centrale idroelettrica nei pressi del campus, che andrà a sommarsi agli impianti di accumulo fotovoltaico già presenti sui tetti della farm. Così si avrà un impatto ambientale minore di quanto previsto, grazie allo sfruttamento di energia pulita e rinnovabile.

Italia polo IT

Secondo Stefano Sordi, l’Italia diventerà sempre più un polo di interesse per il settore IT e dunque puntare su un data center così ampio nel nostro Paese porterà i suoi vantaggi. «Con l’affermazione della Brexit e dell’entrata in vigore del GDPR (dal 25 maggio 2018), i dati dei cittadini europei prodotti, gestiti e manipolati dalle aziende dovranno restare all’interno dell’Unione Europea. L’uscita di Londra dai paesi della cerchia ha causato un rapido fuggi-fuggi verso destinazioni che soddisfano i requisiti del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati. Si è creato un triangolo interessante che vede Parigi, Francoforte e Milano come nuovi baricentri dell’informatica continentale. Questo è il momento migliore per puntare su una nuova economia che dall’Italia guarda all’Europa».

Successo della PEC

Aruba non dimentica le sue origini soprattutto quando nel mezzo c’è un elemento, come la PEC, che è in grado di trasformare usi e costumi dell’italiano medio. «Si tratta di una bella realtà sia per Aruba che per tutta la penisola – conclude Sordi – circa il 40% degli oltre 5 milioni di utenti che oggi serviamo è di natura privata. Molti di questi hanno aperto una casella di posta certificata e ciò vuol dire che il messaggio veicolato dalla PEC, quello di uno strumento utile a velocizzare alcune operazioni, è giunto a destinazione perché ritenuto valido. La visione della nostra azienda è proprio questa: semplificare la vita delle persone, che si tratti di individui o imprese, sia per operazioni quotidiane che per attività che guardano al futuro, al cuore digitale del business».

Leggi anche:  Perché alle banche italiane serve una strategia di cloud ibrido