Gianmarco Veruggio – Etica e trasformazioni tecnologiche

Gianmarco Veruggio - Etica e trasformazioni tecnologiche
Gianmarco Veruggio, scienziato robotico sperimentale

Non bisogna commettere l’errore di pensare al futuro imprigionati negli schemi del presente. L’AI cambierà tutto. La sfida più importante è quella per l’istruzione e l’educazione

«Il dibattito sulla eventuale “coscienza” delle macchine è chiaramente originato dalle caratteristiche proiettive della nostra imperfetta e parziale coscienza umana» – spiega Gianmarco Veruggio, scienziato robotico sperimentale, dirigente di ricerca del CNR e responsabile della Sede di Genova dell’Istituto di Elettronica e di Ingegneria dell’Informazione e delle Telecomunicazioni (CNR-IEIIT). «Le domande senza risposta sull’origine della nostra intelligenza si riverberano sulla costruzione di macchine a nostra immagine e somiglianza. In realtà, non c’è alcun presupposto scientifico a tali prodotti della fantasia e pertanto l’unico dibattito serio riguarda la direzione che l’umanità vuole dare allo sviluppo della robotica e dell’intelligenza artificiale. Per questo è nata la Roboetica, per costruire un’etica umana in grado di gestire questa rivoluzione nella direzione di un vero progresso umano e civile». Gianmarco Veruggio è poco interessato alle disquisizioni accademiche su cosa debba intendersi per intelligenza artificiale o robotica.

«Come robotico ricordo le discussioni dei primi anni 90 sul cosiddetto “intelligent control” contrapposto al cosiddetto “conventional control” o, una decina d’anni dopo, quelle interne alla Robotics and Automation Society per definire cosa fosse la robotica. Io sono affascinato dalla convergenza di robotica, AI, reti e big data, senza contare gli sviluppi nelle neuroscienze. Un melting pot straordinario, dove la sinergia tra queste tecnologie sta imprimendo un ritmo esponenziale al progresso tecnologico e alle possibili applicazioni. È fondamentale che le istituzioni comincino ad approfondire i numerosi temi etici, legali e sociali generati da questa epocale rivoluzione scientifica e tecnologica, di cui intravediamo oggi soltanto le prime timide avvisaglie».

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Ma per Veruggio non bisogna commettere l’errore di pensare al mondo del futuro imprigionati negli schemi del presente. «In realtà cambierà tutto. Cambierà la struttura della produzione e distribuzione dei beni e questo potrà avere un impatto sull’impostazione stessa dell’organizzazione sociale, il che – unitamente ad altri fenomeni di rilevanza epocale – potrà creare scenari nuovi e imprevedibili». Occorre quindi grande apertura mentale e capacità di comprendere e gestire la complessità. Non ci sono scorciatoie. Imparare nuovi linguaggi è l’unico modo per comprendere il mondo che cambia. Una convinzione che lo ha portato a fondare la Scuola di Robotica di Genova con l’obiettivo di colmare il gap tra scuola e innovazione. «Occorre molto impegno e una solida cultura – afferma Veruggio – per sperare di essere cittadini liberi di decidere il proprio futuro. Questo significa che la sfida più importante è quella per l’istruzione e l’educazione».