L’intelligenza artificiale può essere creativa?

Un nuovo mondo: le tecnologie che stanno disegnando le fabbriche del futuro

La casa d’aste inglese Christie’s ha recentemente venduto quella che è stata definita la prima opera d’arte al mondo creata da Intelligenza Artificiale per oltre $400.000. Gli artisti si troveranno presto senza lavoro? E che ne sarà di cantautori, poeti e comici?

Di Pier Giuseppe Dal Farra, IoT Industry Business Expert di Orange Business Services

L’opera d’arte è stata creata utilizzando un algoritmo di apprendimento automatico sviluppato da un collettivo studentesco francese di nome Obvious. Hanno usato un tipo di AI chiamato GAN (generative adversarial network), composto da due algoritmi che lavorano insieme: uno crea idee mentre l’altro le giudica in un ciclo che continua fino a quando entrambi concordano che ciò che la macchina ha generato è accettabile.

Pur essendo certamente uno spartiacque in termini di denaro, questa non era la prima volta che un algoritmo veniva usato per generare arte. Il progetto AARON di Harold Cohen, che ormai dura da più di 20 anni, ha dimostrato che le macchine possono generare immagini piacevoli dotate di integrità stilistica.

Più recentemente, i ricercatori di Facebook e Rutger University hanno impiegato GAN per creare arte, mentre esistono già app che utilizzano l’intelligenza artificiale per modificare le foto fino a farle sembrare opere d’arte. Nel 2016, la Watson AI di IBM è stata persino utilizzata per creare un trailer cinematografico per Morgan, il film horror della 20th Century Fox.

Nel 2016, quando il campione di Go Lee Sodol è stato sconfitto dall’AI AlphaGo, ha detto: “Mi ha fatto mettere in discussione la creatività umana”.

L’ambito della machine intelligence e dell’informatica è in rapida evoluzione. Il settore del Big tech è impegnato nell’impiego dell’intelligenza artificiale per migliorare la fotografia creata dall’uomo, mentre quello della Salute Digitale vede sempre più esempi di tecnologie innovative in grado di fare qualsiasi cosa, dal valutare il rischio di cancro al quantificare un’emorragia.

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Cosa c’è in gioco?

È importante considerare in che modo l’AI costruisce queste creazioni. Nella maggior parte dei casi, le macchine sono programmate utilizzando modelli di apprendimento derivati dalle reti neurali combinati con enormi set di dati: si possono scansionare migliaia di immagini artistiche per dare alle macchine una serie di oggetti di riferimento su cui basare ciò che fanno. Il controllo dei dati utilizzati influisce sulle creazioni prodotte e sulle idee filosofiche fondamentali che rappresentano.

La maggior parte degli esempi di AI creativa finora menzionati riflettono i dati utilizzati per addestrarli. Ciò significa che mentre la loro espressione creativa può sembrare autentica, il contenuto effettivo è limitato dalle scelte precedenti, fatte quando l’AI è stata costruita. Ciò consente di controllare il processo creativo definendo ciò che è arte e ciò che non lo è. La famigerata Mostra d’Arte Degenerata della Germania nel 1937 mostra il pericolo che corriamo quando vengono bandite intere scuole di espressione artistica. Come si può addestrare l’intelligenza artificiale a creare un’arte libera da tali limiti?

“Molti studi hanno dimostrato che se addestri un sistema di apprendimento automatico in base a dati selezionati casualmente dal Web, si finisce con un sistema razzista, misogino e sessista, che è semplicemente lo specchio della nostra società”, ha detto Carlos Guestrin, Senior Director per Machine Learning e AI di Apple, al Summit Tech Cloud di Geekwire nel 2018.

L’impatto dei dati sui risultati è ben illustrato dalle famigerate schede Shirley utilizzate dalle aziende di elaborazione foto negli anni ’60 come riferimento durante lo sviluppo di immagini. Queste schede raffiguravano un modello dalla pelle molto chiara, il che significava che le immagini di chiunque avesse una tonalità della pelle più scure tendevano a risultare essere poco esposte durante il processo di stampa.

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“Non basta pensare ai dati che usiamo, ma anche a come questi dati riflettono la nostra cultura e i valori a cui aspiriamo”, ha osservato Guestrin.

Realtà aumentata

L’AI è già impiegata in una news room: Associated Press utilizza l’intelligenza artificiale per analizzare e scrivere rapporti basati sui comunicati stampa degli utili societari e per creare resoconti sportivi.

I template sono creati da redattori umani, e le storie scritte dalle macchine sono verificate dagli umani prima della pubblicazione, ma l’idea è che gli umani non debbano perdere tempo a scrivere queste storie ripetitive, permettendo ai giornalisti di talento di concentrarsi sulla ricerca, su interviste e altro.

“È un potenziamento della creatività: alla fine è l’essere umano a essere davvero creativo e parliamo piuttosto di come ottenere una migliore efficienza”, ha dichiarato John Smith, responsabile Multimedia and Vision di IBM Research.

Justin Hendrix, direttore esecutivo di NYC Media Lab, ha detto a PR Week: “Il lavoro del giornalista cambierà e le persone impiegheranno il loro tempo ad addestrare i computer a fare cose che in precedenza solo gli umani potevano fare, come setacciare documenti, guardare set di dati o rivedere filmati”.

Questo potenziamento creativo è forse l’ambito in cui vedremo più chiaramente un’influenza dell’AI sui settori creativi, almeno nei prossimi anni. L’AI può aiutare a trovare le migliori immagini scattate durante gli eventi, a identificare le riprese utilizzabili o a valutare la reazione del pubblico così da identificare quali artisti abbiano maggiori probabilità di avere successo.

L’intelligenza artificiale può anche generare nuove interessanti forme di creatività. Il laboratorio di informatica dell’Università di Toronto ha creato un’intelligenza artificiale che crea canzoni in risposta alle immagini scansionate. “Invece di acquistare una macchina per il karaoke che contiene melodie preimpostate, puoi creare il tuo karaoke a casa inserendo delle foto interessanti e invitando la macchina a generare musica per te”, ha detto Sanja Fidler, professore associato di Machine Learning e Computer Vision di di Toronto.

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Cos’è l’arte?

“È facile per l’AI inventare qualcosa di nuovo in modo casuale, ma è molto difficile che sia nuovo, inaspettato e utile”, afferma Smith di IBM.

Le macchine possono essere creative? In che misura la distinzione tra emozioni umane e valori di una società e il modo in cui  funziona l’intelligenza delle macchine può essere utilizzata per definire la differenza tra un oggetto creato e un altro? In che circostanza la persona che crea il codice che guida una macchina intelligente diventa l’artista e in quale momento l’espressione creativa diventa arte?

Queste non sono domande alle quali mi sento qualificato per rispondere, ma sembra inevitabile che il prossimo decennio vedrà un crescente utilizzo dell’AI nelle industrie creative. Il loro contributo dovrebbe lasciare i creativi liberi da molti compiti banali, in modo che possano concentrare le loro abilità sulla creazione di arte che definisce la condizione umana in un’epoca di macchine sempre più intelligenti.