Google conferma la chiusura di Project Dragonfly

Google conferma la chiusura di Project Dragonfly

Il tanto discusso motore di ricerca adattato alla Cina non si farà, anche a seguito delle pressioni dei dipendenti

Google ha confermato che Project Dragonfly, il piano per creare una versione censurata del suo motore di ricerca per il mercato cinese, non si farà. I progetti segreti hanno causato un sacco di respingimento da parte del pubblico e, cosa più importante, i dipendenti hanno organizzato diverse proteste per invitare la compagnia a sopprimere  l’iniziativa.

Sebbene il progetto sia effettivamente morto da un po’, visto che non se ne parlava più e la stessa società tendeva ad evitarne i discorsi, la mancanza di qualsiasi parola ufficiale ha alimentato le teorie sul fatto che avrebbe continuato a svilupparlo. Ma ora Buzzfeed riporta le frasi che Karan Bhatia di Google ha espresso al Comitato giudiziario del Senato degli Stati Uniti: “Abbiamo chiuso Project Dragonfly”.

Cosa succede adesso

Google ha cercato un ritorno in Cina da quando è uscita dal paese nel 2009. Ma Dragonfly è stato immediatamente definito “inquietante”, per le preoccupazioni sulla capacità del governo cinese di attingere ai dati per monitorare il comportamento dei cittadini e per la possibile (ossia “certa”) manipolazione contro realtà dei fatti, con Pechino che avrebbe indirizzato direttamente cosa fosse lecito riportare nei risultati di ricerca e cosa no.

Se realizzato, Dragonfly avrebbe offerto una piattaforma specchio del cosiddetto “Great Firewall”, che blocca i contenuti considerati sovversivi dal governo. Ciò include la maggior parte dei social network, fornitori di notizie tra cui la BBC e siti di riferimento come Wikipedia, considerati come “disinformazione”. Allo stato attuale, l’unico motore di ricerca liberamente disponibile in Cina è Bing di Microsoft, anche se oscura tutto ciò che il regime considera “non-cinese”.

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