Finix, parte la sfida al mercato italiano

Finix, parte la sfida al mercato italiano

Completato il closing, il nuovo player si presenta come hub d’eccellenza e innovazione

«Non vogliamo essere un distributore. Né un system integrator o un service provider. E nemmeno una società di consulenza. La decisione che abbiamo preso è quella di diventare un centro di competenza. Un hub di eccellenza tecnologica». E’ con questo biglietto da visita che Pierfilippo Roggero, AD di Finix Technology Solutions, sceglie di presentare la strategia di sviluppo per i prossimi mesi della società nata dopo la dismissione della country italiana da parte della casa madre giapponese e la successiva acquisizione da parte di LIVIA Corporate Development SE di Fujitsu Technology Solutions Italia (FTS Italy), una delle maggiori società operanti nel campo dell’ICT.

FTS Italy ha chiuso lo scorso marzo l’anno fiscale con un giro d’affari di circa 160 milioni di euro. Numeri che fanno dire a Roggero che questa nuova avventura è sì una sfida ma non una scommessa al buio. Le carte a disposizione di Finix «sono una piattaforma tecnologica di eccellenza come quella di Fujitsu, con un’offerta ampia e articolata in ambito cloud, datacenter e storage e un accordo di esclusiva con il vendor giapponese che continuerà nel tempo» afferma l’AD. Da qui la convinzione che lo spazio non manchi per una realtà con queste caratteristiche. «In Italia manca un player in grado di offrire una serie di tecnologie e servizi innovativi come quelli che possiamo proporre. Elementi critici, soprattutto oggi, nei processi di trasformazione digitale. Su questa base abbiamo sviluppato la strategia di Finix. Oggi l’obiettivo è di concentrarci oltre che sulla tecnologia e i servizi correlati su tre aree specifiche: AI, cybersecurity e IoT. Aree peraltro strettamente collegate tra loro».

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Il comparto security – osserva Roggero – è quello che attrae gli investimenti maggiori, stimati in oltre 300 miliardi di euro entro il 2024. «Un settore nel quale le tecnologie e i servizi a essa associati sono forse uno degli elementi più importanti collegati all’AI. Analogamente nel campo dell’IoT vogliamo offrire una piattaforma che raccolga le informazioni provenienti da tutti i dispositivi connessi e quindi ricoprire anche in quest’area un ruolo di primo piano». Neppure l’affollamento del settore sembra spaventare il numero uno di Finix: «L’idea non è tanto quella di trasformarci in fornitori di componenti tecnologiche quanto di creare degli ambienti che possano aiutarci a indirizzare mercati specifici sui quali crediamo di avere maturato qualche competenza specifica». Una di queste è l’AI. «L’area in cui abbiamo le maggiori competenze» afferma Roggero. «Fujitsu ha investito molto in questo settore. E abbiamo già una serie di attività in corso con alcuni clienti importanti, pur se in fase embrionale. Anche in quest’ambito non vogliamo limitarci a Fujitsu come unica piattaforma ma ampliarla».

Confermata la decisione di non proporre più al mercato servizi gestiti, Roggero anticipa l’intenzione di disporre di incubatori d’eccellenza per le nuove tecnologie. «Ci stiamo preparando con nuove competenze. Per capire come possono essere utilizzate presso i nostri clienti, identificando uses cases sui quali utilizzare il nostro network di partner e diventare così un ecosistema di eccellenza per tecnologia e servizi. L’impegno definito è di introdurre ogni 6 mesi tecnologie innovative ed esclusive». Appoggiandosi a una struttura commerciale che già a partire dalle prossime settimane sarà rivista. Così come il programma di canale che sarà rimodulato inglobando quello di Fujitsu. Per creare un network di partner in grado di proporre anche altre tecnologie a clienti e prospect.

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