L’IT sostenibile

“Chiudete gli occhi e pensate a come dovrebbe essere il paese in cui vorreste vivere”. Faccio mia l’esortazione nell’apertura del libro “L’utopia sostenibile” (Laterza, 2018) di Enrico Giovannini, professore di Statistica Economica all’Università di Roma Tor Vergata, fondatore e portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile.

Nell’attuazione dell’Agenda 2030, la tecnologia può svolgere un ruolo fondamentale. Un cambio di paradigma che ha bisogno – però – di un cambio di mindset e di governance nella gestione dei processi economici. Una sfida che può essere vinta solo con l’impegno di tutte le imprese della Classifica TOP100, che quest’anno è giunta alla trentatreesima edizione. Sotto la spinta della digital transformation, i segnali di maggiore espansione e competitività del mercato arrivano dalle imprese che si posizionano all’apice della Classifica di Data Manager.

IBM, Accenture, Microsoft, Engineering, Zucchetti, Almaviva, SAP, Reply, Oracle, HPE conquistano le prime dieci posizioni, con Zucchetti – prima software house italiana – che scala ben 5 posizioni. Novità interessanti, anche nella classifica speciale Challengers, con Auriga, Di.Tech e Archiva che si fanno interpreti dell’innovazione e della creazione di valore nella relazione con il cliente. Riduzione dei costi, processi più efficienti, trasformazione delle organizzazioni e un nuovo modo di agire e trattare le informazioni. La rivoluzione digitale è un pilastro dello sviluppo. Le prime otto posizioni della Classifica TOP100, con un fatturato superiore ai 500 milioni di euro, rappresentano il 47% dei ricavi complessivi (circa 7 miliardi di euro). Le imprese con un fatturato inferiore ai 500 milioni di euro (92 posizioni) raggiungono nell’insieme il 53% della Classifica, con quasi 8,2 miliardi di euro. Quasi dimezzato il numero di imprese in retrocessione. In aumento, il numero di operatori con crescita a singola cifra (da 28 a 35) e quelli a doppia cifra (da 40 a 50).

La trasformazione digitale accelera il ridisegno delle architetture e l’adozione di nuovi modelli operativi. Come evidenzia IDC, l’anno 2018 è stato complessivamente un anno positivo per il settore IT con una crescita in tutti i comparti del mercato del Software. Il mercato dei Servizi IT, della Business Consulting e del BPO in Italia supera di più di due volte e mezzo quello del Software. I numeri delle aziende che offrono soluzioni e servizi digitali sono in aumento, con un incremento medio annuo dei ricavi che deve essere letto alla luce delle dinamiche del mercato negli ultimi cinque anni. Tra ritardi e accelerazioni improvvise, come quelle impresse dalla fatturazione elettronica e dagli investimenti per l’Impresa 4.0 – l’imperativo categorico è guardare il bicchiere mezzo pieno – soprattutto se consideriamo il confronto con gli altri paesi europei.

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Molti investimenti e progetti di digitalizzazione industriale avviati nel 2017 sulla spinta del piano nazionale Industria 4.0 sono stati fatturati nel 2018, accelerando l’espansione del mercato, che è più che raddoppiato negli ultimi quattro anni. Emerge il quadro di un tessuto industriale più consapevole dell’ampiezza del divario da colmare. Il settore finance cavalca la trasformazione digitale per rispondere alle nuove sfide del mercato. Di pari passo, si evolve la funzione IT. Abbracciare il cambiamento significa cambiare abitudini e modi di pensare. I CIO sono gli alleati più fedeli del CEO, nel loro triplice ruolo di service provider, business partner e digital leader. La PA è un driver cruciale dell’Italia digitale. «Ma serve una governance unica sull’Innovazione» – ha dichiarato Paola Pisano, ministro dell’Innovazione Tecnologica e della Digitalizzazione. Tutte le PA centrali e locali sono chiamate a comprendere che senza trasformazione digitale si influenza negativamente la crescita del Paese. Sostenibilità e business sono due aspetti strettamente correlati per governare la complessità. Ma siamo solo all’inizio. Pensare al futuro, imprigionati negli schemi del presente, è l’errore più comune. Forse, dobbiamo riflettere su che cosa significa veramente innovazione. Forse, dobbiamo fare come gli alberi: cambiare le foglie, garantendo agilità alla struttura; risolvere problemi con il minimo consumo di energia; distribuire l’intelligenza nelle radici, mantenendo il controllo a livello centrale.