Cina, gli acquirenti di smartphone dovranno registrare il proprio volto

Huawei Mate 20 e Mate 20 Pro certificati in Cina
i Huawei Mate 20 e Mate 20 Pro di Huawei arriveranno il 16 ottobre

Entro la fine del 2020 il paese punta ad avere oltre 500 milioni di videocamere e sistemi di riconoscimento facciale

La Cina ha inasprito le norme sui contratti di telefonia mobile, includendo anche il riconoscimento facciale. La norma, entrata in vigore lo scorso fine settimana, impone che tutti i nuovi acquirenti debbano effettuare una scansione del volto per verificare che siano la stessa persona sul loro documento di identità governativo. Nonostante ciò, Pechino assicura che “proteggerà i diritti legittimi” degli utenti ma non ci giureremmo. Le più recenti regole rappresentano l’ultimo di una lunga serie di mosse per sdoganare in maniera più ampia il riconoscimento facciale già usato largamente nel paese. Il più notevole è il cosiddetto “credito sociale”, che può portare a essere evitato dalla società civile per comportamenti antisociali, registrati su un account digitale.

Oltre ogni dubbio

Altrove, la scansione del volto è stata utilizzato per valutare i livelli di coinvolgimento dei bambini a scuola e per dimostrare l’identità online prima di utilizzare un sito. L’idea è molto vantaggiosa per i controllori locali: tutte queste immagini stanno creando una libreria senza rivali in quanto a dati, anche con l’intento di migliorare il riconoscimento nei sistemi informatici. Il governo ha già installato 117 milioni di telecamere TVCC, un numero che, se confrontato con uno dei paesi europei che ne ha di più, il Regno Unito, fa rabbrividire: in terra d’Albione ci sono 6 milioni di device. Entro la fine del 2020, il titolo di nazione più sorvegliata andrà dunque alla Cina, che intanto spinge per avere altri 400 milioni di telecamere.

Non a caso, il circondario di Pechino conta alcune delle aziende tecnologiche di riconoscimento facciale più avanzate al mondo. Non sorprende che molte di loro siano nella black list stilata mesi fa dal Dipartimento del Commercio USA e dal presidente Trump.

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