Esprinet: non solo smart working ma formazione e conoscenza dei rischi

Esprinet: non solo smart working ma formazione e conoscenza dei rischi
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Damiano Vico ci racconta in che modo il ricorso massimo al lavoro agile sta modificando le strategie del distributore, partner strategico della digitalizzazione italiana

È innegabile come l’adozione di massa dello smart working in Italia abbia rappresentato uno switch fondamentale verso la digitalizzazione delle imprese. Più di quanto avvenuto negli scorsi anni, la risposta all’emergenza pandemica ha accelerato i processi, persino verso i temi sin troppo trascurati della sicurezza. L’utilizzo massivo dello smart working, passato in pochi giorni dall’essere un’opportunità per pochi a una necessità per molti, ha messo in forte risalto alcuni aspetti fondamentali legati ai flussi di business odierno.

«Mentre il mondo è concentrato sull’emergenza sanitaria, il cybercrime ha la possibilità di farsi sempre più aggressivo aumentando in modo esponenziale ogni genere di attacco» ci spiega Damiano Vico, Business Unit Coordinator, Enterprise Security di V-Valley, Esprinet. «I problemi più noti e maggiormente evidenziati in questo periodo sono quelli legati ai malware o mail di phishing che hanno come punto di ingresso le comunicazioni legate all’emergenza sanitaria, si pensi ad esempio alle false donazioni. Gli attacchi agli endpoint, in molti casi, sono la porta di ingresso in quanto i dispositivi non più all’interno della rete aziendale o i sistemi di video conferenza diventando maggiormente vulnerabili».

A fronte di ciò, le aziende italiane si sono mostrate realmente preparate a implementare soluzioni di cyber security verso i dispositivi degli utenti ora utilizzati fuori dal perimetro dell’ufficio? «La reattività, in questo periodo storico, è proporzionale all’attenzione nel periodo “pre-Covid”. In altre parole, molte compagnie hanno reagito velocemente e in modo efficace nel prevedere strumenti e comportamenti che tutelassero le organizzazioni dagli attacchi esterni mentre altre, meno sensibili, hanno mantenuto un comportamento neutro, rendendole più vulnerabili in una situazione di smart working forzato». Come specifica Vico, il tema della sicurezza informatica però non si limita solo all’adozione di strumenti tecnologici comunque necessari alla protezione delle organizzazioni ma riguarda anche i comportamenti dei singoli utenti. Quindi è necessario prevedere percorsi di formazione adeguati, oltre che affidarsi a partner competenti in grado di approcciare lo scenario della cybersecurity in maniera olistica.

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Andando nello specifico di Esprinet, in che modo il gruppo ha affrontato l’emergenza? «Esprinet utilizzava lo smart working per tutti i suoi dipendenti già da qualche anno. Un progetto pilota, partito a inizio 2020, prevede la possibilità di lavorare da casa fino a due giorni alla settimana per tutti i dipendenti dell’organizzazione. Eravamo e siamo abituati al lavoro agile e quindi l’emergenza non ha modificato la nostra continuità di business. Abbiamo però modificato il nostro modo di parlare ai clienti, di comunicare, di fornire supporto. Solo nel mese di marzo ci sono stati più di 30 webinar, garantendo un contatto quotidiano a partner e vendor. Si sono moltiplicate le web-conference, le video chiamate, i momenti di formazione e training. In sintesi, abbiamo reso “virtuali” molte delle attività che in precedenza venivano svolte “sul campo” senza rinunciare a nessuna di quelle ritenute strategiche».