Check Point Secure: tutte le tendenze della sicurezza

Protezione del mondo post-pandemia
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E’ al tavolo della cybersecurity che si gioca parte del futuro di aziende e organizzazioni

Supportare aziende e organizzazioni a governare il boom del digitale e del lavoro agile convincendole dell’importanza della sicurezza in questo importante passaggio; evolvere con la trasformazione delle aziende in termini di consolidamento dell’offerta e al tempo stesso specializzazione e attenzione precipua al cloud e ai servizi gestiti. E’ su questi i temi – emersi nel corso di Check Point Secure, evento annuale dedicato a partner, clienti, e IT manager – che i vendor di sicurezza dovranno fornire risposte rapide e incisive alla massa di aziende investite dalla transizione forzata al digitale imposta dall’emergenza sanitaria.

Attenzione al cliente

«Le aziende sono da sempre customer centric» rileva Marco Urciuoli, Country Manager Check Point Italia.  «La pandemia però ci ha fatto comprendere l’importanza di instaurare una relazione con cliente. Relazione che rischia di interrompersi perché dobbiamo fare attenzione al distanziamento sociale». Un problema, soprattutto oggi che le aziende hanno schiacciato a fondo il pedale della trasformazione digitale. «La trasformazione ha riguardato un po’ tutti» rileva Urciuoli. «Alcune realtà erano già pronte prima della pandemia. Aziende snelle già abituate a lavorare per obiettivi, strutturate per avere un management remoto. Per altre invece spostare tutta o quasi la forza lavoro ha richiesto uno sforzo imponente. Perché solo una piccola quota di lavoratori era in smartworking. L’evoluzione della pandemia ha costretto le aziende ad adeguarsi in tempi brevi per riprendere l’operatività». Tutti oggi si chiedono in che misura l’innovazione forzata introdotta dalla pandemia è qui per rimanere. Secondo una ricerca commissionata da Check Point, il 33% dei rispondenti ritiene che l’impatto del coronavirus sui sistemi IT sarà permanente mentre un 63% del campione ritiene che si consoliderà la commistione tra tecnologie ormai entrate nel quotidiano e questa nuova normalità ibrida. Fatta di un numero crescente di meeting con Zoom e la caduta verticale dei viaggi di lavoro.

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L’impatto del Coronavirus sui sistemi IT

«Tecnologie che avrebbero dovuto essere messe in sicurezza da tempo» osserva David Gubiani, Regional Director Sales Engineering Check Point Italia. «Mentre in realtà solo di recente ci si è resi conto delle loro vulnerabilità». La necessità di ritornare operativi in fretta ha relegato ancora una volta la security in secondo piano. Costringendo le aziende a inseguire. Sicuramente si sono aperti dei buchi nella sicurezza e altri se ne presenteranno. Che spianeranno la strada a nuovi attacchi. «In questi mesi – prosegue Gubiani – abbiamo assistito a una vera e propria impennata del phishing. Anche se ne parliamo da 20 anni rimane ancora uno dei vettori più sfruttati e da solo rappresenta il 94% degli attacchi». Una tecnica utile – ricorda Gubiani – per infettare il maggior numero possibile di device organizzati in botnet per poi sfruttarli in attacchi successivi. Un vero e proprio mercato in cui la potenza di chi attacca si misura anche dal numero di macchine infettate che si riescono a controllare. Ad esempio per propagare i ransomware. «Una minaccia che rimane grave. Perché spesso non si posseggono né un sistema di backup efficiente né le risorse che permettono di ripristinare l’operatività nel breve». Il consiglio, reiterato in tutte le salse, di non pagare ha spinto l’evoluzione del ransomware verso la double extortion: furto e crittografia dei dati e la minaccia di renderli pubblici.

Cambio di passo nella strategia di sicurezza

Basterà tutto questo per spingere le aziende ad aggiornare la loro strategia di cybersecurity? «Magari non così velocemente come vorremmo noi vendor» afferma Gubiani. «E’ probabile che le aziende più strutturate durante questi mesi si siano preoccupate soprattutto di verificare la resilienza della propria infrastruttura di fronte ai nuovi carichi di lavoro generati ad esempio dallo smartworking. Per molte altre però la pandemia ha indotto a uno spostamento deciso su tecnologie legate al cloud. Perciò sono convinto – conclude Gubiani – che la strategia cambierà nel tempo perché chi ha l’infrastruttura tenderà a muoversi verso il cloud, più dinamico e agile».

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