Le elezioni americane? Le più “cybersicure” della storia

Le elezioni americane? Le più “cybersicure” della storia
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Lo dice il presidente dell’agenzia federale per la sicurezza informatica USA: il CISA

Come risposta alle affermazioni di Donald Trump, fatte senza alcuna prova, sulla validità delle elezioni americane appena concluse, un insieme di funzionari ha firmato una dichiarazione congiunta della Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA) , che fa parte del Department of Homeland Security. In essa, i membri del Comitato esecutivo del Consiglio di coordinamento del governo per le infrastrutture elettorali (GCC) afferma: “Le elezioni del 3 novembre sono state le più sicure nella storia americana. 

Non ci sono prove che il sistema di conteggio abbia cancellato o perso voti, cambiato preferenze, o n qualche modo compromesso la situazione”. Una mossa che evidentemente va contro le affermazioni dell’esistenza di prove a sostegno di attività di manomissione del voto. I firmatari della dichiarazione includono membri e board dell’associazione nazionale dei direttori delle elezioni statali e dell’associazione nazionale dei segretari di Stato, organizzazioni che gestiscono le elezioni a livello statale.

Stando alla Reuters, il direttore del CISA, Christopher Krebs, avrebbe detto in privato che si aspetta di essere licenziato per la sua posizione a sostegno dell’integrità dei risultati elettorali. Lo stesso sito web del CISA respinge i brogli sulle elezioni, mentre Krebs ha twittato su alcune delle affermazioni “senza senso” di Trump e sostenitori, ricordando di non credere ad ammissioni infondate sulle macchine per il voto, realizzate con il solo scopo di far perdere il presidente uscente, Donald Trump. 

«Tutti gli stati con risultati testa a testa nella corsa presidenziale del 2020 hanno registrazioni cartacee di ogni voto, consentendo la possibilità di tornare indietro e contare ogni scrutinio se necessario. Questo è un ulteriore vantaggio per la sicurezza e la resilienza. Uj processo che consente l’identificazione e la correzione di eventuali errori. Ad ogni modo, non ci sono prove a sostegno della tesi che farebbe credere che la corsa alla presidenza sia illegittima oggi» si legge nella nota.

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