Ask For Me, il social network che alimenta il cyberbullismo

A quattro anni di distanza dal suo lancio avvenuto il 16 giugno 2010 ad opera di Klaves Sinka, “Ask For Me” – abbreviato Ask.fm – torna a far parlare di sé, soprattutto per le preoccupazioni legate al cyberbullismo dilagante, che il social network alimenterebbe

La finalità del sito è piuttosto semplice e immediata: porre delle domande sul profilo degli altri utenti. Per rispondere tuttavia è necessario registrarsi e avere un età minima di almeno 13 anni, come specificato nelle ‘condizioni di utilizzo’ del sito. Ed è proprio questa libera e incontrollata interazione ‘domanda-risposta’ a facilitare e fomentare il fenomeno sempre più preoccupante del cyberbullismo, nonostante il sito si sia difeso da queste accuse affermando che esiste una «funzione di reporting». Ad oggi tuttavia non sembra che i violenti insulti di cui è popolato il social network, in alcuni casi addirittura contenenti minacce di morte esplicite, siano stati mai cancellati. Le conseguenze di quest’odio dilagante tra adolescenti sono spesso drammatiche; ne è un tragico esempio i caso di Hannah Smith, quattordicenne del Leicestershire suicidatasi il 2 agosto 2013 a causa di insulti e inviti all’autolesionismo scritti sul suo profilo di Ask.fm. La drammaticità del caso aveva spinto il premier David Cameron a chiedere di boicottare il sito, definendolo «pieno di odio». Decisamente urgente e attuale sembra quindi la proposta di legge del PD di rimuovere dalla Rete tutti i contenuti lesivi, annunciata due giorni fa da Alessandra Moretti e pensata soprattutto per la tutela dei minori, spesso bersaglio più fragile e vulnerabile agli insulti rispetto agli adulti.

Odio e aggressività tra i minori

«La possibilità di essere volgari, aggressivi e soprattutto di insultare anonimamente sono tra le modalità di relazioni tra le più diffuse su Ask, specialmente tra i giovani di età compresa tra i 12 ed i 16 anni»: così afferma Yasmin Abo Loha, coordinatrice dei programmi di Ecpat (organizzazione che si occupa di difendere i bambini e gli adolescenti dallo sfruttamento sessuale). «I ragazzi – aggiunge la coordinatrice – oltre a dare prova di maleducazione, ignorano le conseguenze che le loro parole possano avere sulla loro vittima e soprattutto il fatto che l’insulto sia di dominio pubblico. I conseguenti episodi di cronaca che hanno riportato suicidi, non solo in Italia, ma anche all’estero, non sembrano purtroppo essere un deterrente».

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Dati preoccupanti 

Non è certo la prima volta che il social Ask è oggetto di attenzione da parte di Ecpat, che ha condotto uno studio in una scuola romana coinvolgendo 6 classi delle terze medie.

Secondo i risultati della ricerca Ask sarebbe preferito dai minori rispetto a Facebook per divertirsi e avere relazioni anonime, un momento di evasione libera, probabilmente un luogo dove sfogarsi senza filtri. Un altro dato preoccupante è  quello legato al sesso: il 60% del campione intervistato da Ecpat dichiara infatti di aver ricevuto richieste o commenti a sfondo sessuale su Ask. Stessa percentuale per chi dichiara di aver letto insulti e commenti offensivi nei confronti di conoscenti. Soltanto il 4% dichiara di esserne stato vittima; un altro dato inquietante? Nessuno dichiara di aver mai insultato o offeso qualcuno.