Assinform 2013: senza interventi l’ICT rischia grosso

Assinform 2013: senza interventi l’ICT rischia grosso

La realtà delle cifre del mercato italiano dell’ICT continua a essere aspra e in discesa, con pochi segnali di cambiamento che non siano legati a una stabilità politica ancora incerta a un mese dalle elezioni.

Alla sede milanese di Assinform, Paolo Angelucci, Giancarlo Capitani e Annamaria Di Ruscio hanno presentato in anteprima i dati del Rapporto 2013 dell’associazione confindustriale. Se il ruolo dell’economia digitale e dei dispositivi mobili si conferma anche in Italia come una grande opportunità di sviluppo, il traino non è marcato come in altre geografie. Accanto al consuntivo per il 2012, gli esperti di Assinform azzardano due scenari di previsione per il 2013: cercando di proiettare le attuali tendenze sia in un contesto di sostanziale continuità sia a fronte di possibili interventi, a partire dall’attuazione dell’Agenda Digitale.

Partiamo subito dai famosi numeri. Il Global Digital Market italiano chiude il 2012 con un volume complessivo di 68,14 miliardi di euro, in calo dell’1,8% rispetto al 2011. La stima effettuata da Assinform prevede un ulteriore aggravamento della situazione se non ci saranno interventi. Nel 2013 l’economia digitale italiana arriverebbe a valere 65,65 miliardi, con un preoccupante -3,6% rispetto al 2012. Se il governo e le imprese riusciranno a imboccare una svolta, le previsioni sono più ottimistiche: assisteremmo infatti a un calo più contenuto, pari al -1,5% per un valore 2013 di 67,11 miliardi di euro.

Un clima congiunturale così cupo stride con gli andamenti che Assinform misura per l’economia digitale mondiale. L’insieme dei quattro principali componenti del nuovo metro di misura inaugurato con il Rapporto Assinform del 2012 (Dispositivi e sistemi, Software e soluzioni ICT, Servizi ICT, Contenuti e pubblicità digitale) ha raggiunto su scala globale il valore di 4.219 miliardi, in crescita del 5,2% rispetto al 2011, con tutti e quattro i segmenti in crescita. Il confronto con quanto accaduto in Italia è una vera doccia fredda. Il mercato nazionale del personal computer, per numero di pezzi venduti, è il contrazione del 13,8% sul 2011. Molto positivi gli andamenti dei tablet, che sfiorano gli 800 milioni di valore, insieme agli eReader (uno dei pochi sottosegmenti che premiano l’Italia rispetto ai mercati internazionali) che hanno venduto per 120 milioni. Forte il calo anche per i dispositivi telefonici cellulari e le chiavette Internet, che perdono oltre un quarto dei valori di un anno prima. Qui le cifre sono più che compensate dai 2,32 miliardi generati dagli smartphone. Altro filone in controtendenza è quello degli apparecchi Smart Tv, con 910 milioni di fatturato. Altri segni positivi si riscontrano tra le infrastrutture ICT (reti fisse, mobili e tv), con +3,2%, il software e le soluzioni ICT “on premise” (+2,4%) e un quasi +10% della voce “cloud computing e data center” nel comparto “Servizi ICT”). Discreto il comportamento del segmento “Contenuti digitali” che cresce del 6% raggiungendo i 5,7 miliardi di valore. Nel complesso abbiamo quindi un paniere con tre ingredienti in crescita: Contenuti e pubblicità (+7,2%), Software e soluzioni ICT (+2,4%) e, malgrado le contrazioni, Dispositivi e sistemi (+0,01%). E un pesante -4,/% dei servizi ICT, che cubano poco più di 38 miliardi di valore contro i 40 del 2011.

In che cosa sperare? Secondo Giancarlo Capitani, a livello istituzionale i venti di ottimismo spirano in direzione dell’attuazione dell’Agenda Digitale e in generale da tutti gli aspetti innovativi dell’industria (nuovi prodotti e servizi, ampliamento della base di utenza nell’impresa, big data, social marketing e ovviamente cloud. Paolo Angelucci, dal canto suo, invoca una maggiore sensibilità da parte del governo (sempre che riesca a decollare), un impegno per l’aggiornamento infrastrutturale, formazione e sensibilità culturale nei confronti dei temi tecnologici e politiche di sostegno all’e-commerce e all’e-business in generale. Tra i possibili strumenti, Angelucci suggerisce il ricorso a emissioni obbligazionarie pubbliche a sostegno dei pagamenti dei crediti alle imprese, una versione “tecno” della legge Sabatini pensata nel 2010 per il comparto meccanico e l’applicazioni di concetti federativi tra le imprese (Smart Communities) per risolvere almeno in parte i problemi di un tessuto economico che non produce un sufficiente numero di grandi organizzazioni. Un monito viene rivolto da Angelucci anche alle aziende che partecipano ad Assinform e a tutte le imprese: maggiore allineamento con le attività in crescita, aumentare dimensioni e visibilità sui mercati esteri, diversificare nei segmenti più innovativi e, per questo, investire in ricerca e competenze.

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