Per fortuna non era protetto

Per una volta l’incauta non protezione di un telefono cellulare ha avuto un risvolto positivo, una banda di pedofili è stata sgominata…

Tutela della privacy, come riuscire a proteggere i propri dati, sistemi di sicurezza ad ogni costo: sono questi gli avvertimenti che regolarmente si incontrano navigando nella Rete.

Da ogni angolo balzano fuori proposte e consigli su metodologie ed accorgimenti che possono mettere al riparo da occhi indiscreti i nostri segreti o quanto meno ciò che vogliamo rimanga riservato.

La preoccupazione di vedersi violata la propria sfera privata è quasi diventata un incubo per qualcuno.

Per fortuna, però, – e questa volta è proprio il caso di dirlo – non tutti ancora hanno a cuore questa problematica.

Il fatto risale al Febbraio del 2009, una vicenda come un’altra: lo smarrimento del telefono cellulare.

Una storia che a molti sarà accaduta: in quei momenti il primo pensiero va alle centinaia di contatti accumulati in anni e sfumati in un battibaleno.

La prima cosa da fare si sa: contattare il proprio apparecchio mobile con la speranza che qualcuno non ne sia già diventato il proprietario, ma che, invece, sia in attesa di ricevere quella chiamata che gli consentirà di individuare il legittimo possessore per riconsegnarglielo prontamente.

Ad essere protagonista dell’increscioso episodio – almeno per lui e non per la perdita dell’apparato – è Michael Fraser, un cinquantenne inglese della contea di Durham.

Poco più di un anno fa, per l’appunto, mentre si trovava su un autobus, forse a causa di alcune difficoltà nei movimenti dovute alla sua sedia a rotelle, lasciava sul mezzo pubblico il suo telefono.

Leggi anche:  Schneider Electric è membro fondatore di ISA Global Cybersecurity Alliance

Il conducente, una volta giunto al capolinea, rinveniva il gadget elettronico e, correttamente, visto che non era impostata alcuna protezione o blocco che potesse impedire l’accesso ai contenuti, iniziava a consultarli per capire chi potesse averlo dimenticato.

Ma, dopo aver rovistato in tutte le cartelle, lo consegnava ad un agente del primo posto di Polizia.

La solerzia e l’onestà dell’autista lo avevano indotto a recarsi presso gli uffici della Pubblica Sicurezza per fare in modo che si riuscisse a rintracciare il titolare, ma non certo perché gli venisse riconsegnato: la memoria era piena zeppa di immagini pedopornografiche.

Subito sono scattate le indagini che – con l’operazione denominata “Cammell” – ha portato alla scoperta di una rete distribuita in tutto il Regno Unito che era dedita scambiarsi questo genere di materiale sia attraverso i ricevitori mobili sia con i computer.

Le attività investigative avviate su scala nazionale hanno portato ad inchiodare altri 70 pervertiti, di cui diversi già incriminati dalle Forze dell’Ordine per fatti analoghi.

In questi giorni si stanno celebrando i processi nei confronti di questi orchi e Fraser ha già ammesso le proprie colpe.