Pizzo elettronico

L’unità Hi-Tech della Guardia Civil ha messo a segno un bel colpo. Una sorta di pizzo elettronico veniva richiesto ai propri clienti da parte di un’azienda spagnola di informatica e programmazione.

Non c’era però alcun velato riferimento a possibili ritorsioni né tantomeno esplicite minacce a chi non intendeva aderire alla “proposta”.

Di gorilla pronti a menar le mani neanche l’ombra, di coltelli a serramanico nemmeno a parlarne… soltanto un tecnico – o forse qualcuno in più – con una borsa a tracolla e con dentro tutto l’occorrente: un notebook, una pen-drive e qualche DVD.

Gli stessi consumatori contattavano il rivenditore, saldavano quanto dovuto e – quasi doverosamente – ringraziavano anche per il celere intervento del tecnico.

In realtà il ricatto era ben celato dietro una vera e propria “bomba logica” abilmente occultata all’interno di un software.

La CIPSA, questo è il nome della società implicata nella vicenda comunicato dagli inquirenti, vende programmi gestione a piccole e medie imprese.

Fin qui nulla di male se non fosse per il fatto che l’applicativo sembrerebbe essere stato istruito per entrare in stallo ad una determinata data, paralizzando conseguentemente l’attività dell’utilizzatore, cui non rimaneva far altro che contattare il servizio clienti della CIPSA per richiedere un tempestivo intervento.

L’operatore che interveniva a risolvere il guasto, durante la riparazione, si preoccupava anche di spostare in avanti le lancette del timer della bomba in modo tale da innescarla nuovamente e prepararla perciò ad una futura esplosione.

In molti casi, comunque, già al primo intervento il tecnico – dopo aver propinato il conto – riusciva anche a strappare al preoccupato ed inconsapevole cliente un contratto di manutenzione.

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La vicenda, che sembrerebbe andare avanti dal lontano 1998, vedrebbe coinvolte almeno 1.000 persone, ree – per così dire – soltanto di aver acquistato il prodotto ma che ancora ignorano essere state truffate.

Una soffiata anonima inviata attraverso il web agli specialisti della “Benemerita” iberica ha portato alla luce questo semplice ma proficuo meccanismo truffaldino che assicurava ingenti introiti per i manager della società.

A quanto pare a seguito delle perquisizioni effettuate sarebbe stato sequestrato moltissimo materiale informatico e per tre dirigenti sarebbero scattate le manette.