IDC Banking Forum 2014, investire in IT per far crescere il valore

Tra necessità di mercato e obblighi normativi, le ricette per il settore finanziario esposte all’evento tenutosi a Milano a Palazzo Visconti

“Progressive Modernization: le banche italiane verso il business digitale”. Il titolo scelto per l’edizione 2014 dell’appuntamento organizzato il 12 febbraio da IDC, per fare il punto sull’ICT nelle banche, non lasciava dubbi sulla necessità di dare una svolta a un settore ancora bisognoso di mettersi al passo con il futuro. E la presentazione di Alex Kwiatkowski, head Financial Insights Europe di IDC Financial Services, ha posto subito all’attenzione numerosi temi di riflessione. Iniziando da una buona notizia: il 2014 sarà un anno fondamentale per il settore finanziario e gli investimenti IT a sostegno di nuove iniziative cresceranno con un tasso composto (CAGR) del 2,71% nei prossimi cinque anni. Anche se modesta, si tratta pur sempre una crescita, viste le condizioni del mercato. I driver di questa crescita, secondo Kwiatkowski, saranno la pressione degli organismi regolatori del mercato, che impongono alle banche di conformarsi alle normative sempre più stringenti, la necessità di far crescere il valore verso i clienti e infine la ricerca di efficienza. L’equilibrio va insomma trovato tra le necessità obbligatorie, cioè la conformità normativa e la gestione del rischio, e quelle discrezionali, cioè il miglioramento dell’esperienza dei clienti e i recuperi di efficienza.

Gli investimenti tecnologici saranno quindi mirati a valorizzare i canali di interazione anche digitali con i client: al riguardo, Andrea Pettinelli, vice president financial services sector di IBM Global Business Services, ha sottolineato come, secondo una ricerca compiuta da IBM su quelle che sono le priorità dei CxO, il canale digitale crescerà del 63% nell’arco dei prossimi 3-5 anni, e che l’83% dei CIO investirà nella digitalizzazione sempre più spinta delle funzioni di ufficio. Inoltre, le banche porranno sempre più attenzione nelle tecnologie dei big data e di analisi predittiva, soprattutto per le attività di gestione del rischio, di riduzione delle frodi e di marketing sempre più mirato. Soprattutto quest’ultimo è un campo in cui molto lavoro deve ancora essere fatto, con numerose lezioni da trarre per esempio dalla GDO, la grande distribuzione organizzata. “Sono ancora molte le banche che non sanno sfruttare bene gli asset che hanno già in casa, come i big data: le varie Esselunga o Tesco sono invece molto all’avanguardia su questo fronte”, ha ricordato Paolo Cederle, CEO di UniCredit Business Integrated Solutions.

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Nuove reti, cloud e analytics

Tra gli interventi della giornata, da ricordare quello di Gianluca Pancaccini, CIO di Telecom Italia, che ha illustrato gli investimenti in fibra per le reti fisse, che vedono quest’anno oltre 100 città servite in ottica NGN, e per le reti mobili, che sempre nel 2014 vedrà arrivare al 60% la copertura outdoor in 4G. Ma non solo: “Se parliamo di cloud, che è un abilitatore fondamentale, noi siamo stati tra i primi a crederci, lanciando già nel 2010 l’offerta Nuvola Italiana, che oggi ci vede protagonisti del mercato con i nostri sette data center in Italia”, ha sottolineato Pancaccini, ricordando che si tratta di un mercato, quello dei public cloud services, che vedrà una crescita dal 2013 al 2016 con un CAGR del 28,4%, passando da 334 milioni di euro ai 908 attesi nel 2016.

Gli analytics sono invece stato il piatto forte dell’intervento di Beniamino De Simone, regional sales leader di SAS: “Oggi solo il 12% delle aziende utilizza efficacemente i dati come leva per il cambiamento strategico (fonte Economist Intelligence Unit, 2013), e questo da una misura dell’importanza degli analytics”, ha spiegato De Simone. Perché “i dati, che siano big o small, devono essere interpretati: il dato può essere usato in maniera tattica oppure utilizzato per fare qualcosa di innovativo. Serve quindi un’intelligenza, quasi nel senso letterale del termine, cioè di capacità di leggere dentro i dati, con un mix di competenze di business e di capacità analitiche”.