BITTORRENT: NON SOLO FILM E CANZONI….

 

L’esclusiva Università statunitense di Harvard è stata vittima di un clamoroso furto di notizie personali dei propri studenti.

L’astuto furfante, piuttosto che infrangere il vetro della finestra dalla quale irrompere nella segreteria dell’ateneo, si è avvalso di un piede di porco digitale per scardinare le misure di sicurezza del server web della facoltà delle “Arti e Scienze” e, comodamente seduto su una poltrona davanti ad un monitor, ha fatto incetta del prezioso contenuto del database.
Dai preliminari accertamenti, sembrava emergere che si fosse trattato semplicemente di una bravata, tuttavia le successive indagini, purtroppo, hanno dimostrato come, invece, l’intrusione avesse permesso l’accesso anche a informazioni decisamente riservate.
Il server, infatti, è risultato essere custode delle pratiche inerenti le richieste di ammissione e di alloggiamento di circa 10.000 candidati e almeno 6.600 sono i soggetti che si sono visti violati i propri dati: generalità, recapiti telefonici e telematici, studi pregressi, numero di previdenza sociale e da ultimo la matricola universitaria. Addirittura di 13 persone sono state rivelate anche le loro condizioni di salute, nella fattispecie allergie alimentari.
La presidenza, scusandosi per l’accaduto, ha assicurato che verranno presi immediatamente adeguati provvedimenti per impedire il verificarsi di ulteriori incidenti.
In aggiunta, preoccupato dalla possibilità che l’intruso possa aver copiato e diffuso indiscriminatamente i database, l’istituto ha messo gratuitamente a disposizione degli sventurati discenti i servizi di “ID theft recovery” offerti dalla Kroll Inc..
La cosa imbarazzante è stata che il cyber-pirata, oltre condividere nel conosciuto network peer-to-peer – BitTorrent – il cospicuo bottino di ben 125 megabyte di identità – così come si era temuto –, ha anche allegato un testo con cui ha reso note le motivazioni del suo gesto: voler dimostrare le scarse capacità degli amministratori di rete nella gestione del server.
Malauguratamente, però, l’hacker non ha considerato come il suo comportamento abbia esposto a possibili frodi i veri danneggiati in questa vicenda – gli studenti –, che non potranno far altro che assistere inermi sulla sponda del torrent(e) alla propagazione – praticamente perpetua – dei loro connotati nella rete di sharing.
Stavolta, però, – in contrasto con il detto cinese – l’attesa non sarà ripagata dal passaggio del cadavere del nemico.

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