L’imperativo dell’innovazione e il ruolo dei CIO

Il deficit di innovazione ha radici culturali e induce molte imprese italiane a sottovalutare i potenziali di rinnovamento e creazione di valore dell’IT. «Le soluzioni CA Technologies aiutano ad automatizzare i processi ripetitivi e a gestire al meglio l’innovazione ottenuta grazie alle risorse rese disponibili per perseguire obiettivi di crescita, produttività e competitività» afferma Pierpaolo Taliento, vice president Southern Europe di CA Technologies Italia.

Le aziende italiane sono in ritardo in termini di innovazione, impiego di nuove tecnologie e produttività. Le statistiche che evidenziano tale arretratezza rispetto ad altre nazioni sono un dato preoccupante che non deve essere sottovalutato e dovrebbe indurci a considerare l’innovazione dell’ICT come una priorità assoluta per il sistema Italia.

Secondo i dati Eurostat, l’Italia è agli ultimi posti tra i Paesi europei (a 27) nella classifica degli indici di produttività oraria del lavoro. Il confronto tra 2001 e 2011 espresso in euro generati per ora di lavoro vede – per esempio – la Germania crescere da 38,2 a 42,3, mentre in Italia la produttività passa da 32.3 a 32.5, restando sostanzialmente la stessa.

 

Pierpaolo Taliento, vice president Southern Europe di CA Technologies ItaliaTra i diversi fattori che hanno contribuito al deficit di innovazione nazionale c’è la dimensione delle nostre imprese, ancora troppo piccole, e il suo rapporto con il mercato. Su 4,4 milioni di imprese italiane, il 94,8% ha meno di 10 addetti, mentre le grandi (con più di 250 addetti) sono solo tremila e 500. Ma secondo l’Istat le cosiddette microimprese che rappresentano poco meno della metà degli occupati, generano solo il 25,5% del valore aggiunto realizzato. Nelle grandi imprese invece si concentrano il 18,9% degli addetti e il 30,4% del valore aggiunto.

Nelle piccole come nelle grandi imprese la produttività è correlata a due fattori condizionanti. Uno interno, riferito ad aspetti come la gestione dell’azienda, l’organizzazione del lavoro, gli investimenti infrastrutturali e finanziari. L’altro “contestuale”, che definisce cioè la sfera in cui le aziende si trovano a operare, rendendo ancora più complesso il quadro dei possibili interventi: parliamo della burocrazia, delle infrastrutture, del sistema dei finanziamenti e dell’accesso al credito.

Le questioni di natura endogena sono quelle che interessano maggiormente un vendor come CA Technologies (www.ca.com/it), perché dalle soluzioni tecnologiche che CA Technologies mette a punto per la gestione, l’ottimizzazione e la messa in sicurezza delle infrastrutture informatiche, può derivare uno stimolo ai cambiamenti organizzativi che possono impattare molto positivamente sui gap messi in evidenza dalle statistiche.

«Il contributo delle nuove tecnologie ai cambiamenti auspicati a livello di operatività è ostacolato da fattori di natura non solo finanziaria, o di “costo della trasformazione”» – afferma Taliento. Come confermano due indagini svolte da CA Technologies sulla necessità di innovare i processi aziendali e sui ruoli e le aspettative dei chief information officer delle imprese, il potenziale innovativo delle tecnologie viene spesso vanificato da una serie di errate percezioni da parte del top management e dal mancato coinvolgimento dei responsabili informatici nella definizione delle strategie di business.

Studi come l’indagine che CA Technologies ha recentemente commissionato, intitolata The Future Role of the CIO – Digital Literacy, rivelano però un altro aspetto. «Dal dialogo con i responsabili informatici delle aziende – aggiunge Taliento – si capisce che, troppo spesso, nelle organizzazioni le risorse umane incaricate della gestione dell’information technology sono considerate come dei semplici “specialisti”». Si tratta di una percezione fuorviante – afferma il dirigente europeo di CA Technologies – legata a scenari evolutivi ormai profondamente mutati. «Nella prima fase dell’automazione del lavoro, l’informatica veniva giudicata un costo, necessario quanto si vuole ma pur sempre una voce di spesa, non un asset strategico. A ben guardare, era un’opinione basata su circostanze legate alla gestione di una informatica molto complessa, una tecnologia che assorbiva tutte le capacità e le energie dei chief information officer e dei suoi collaboratori».

Leggi anche:  Ingenico: Paolo Temporiti nuovo CSO

La portata del cambiamento che ha investito in questi anni la tecnologia ha finito per sfuggire all’attenzione dei manager che – oggi – tendono a sottovalutare quanto l’innovazione sia critica per il successo della loro azienda. «Su un campione di quasi 700 chief information officer intervistati in 22 nazioni (Italia compresa) – fa notare Taliento – un quinto ribadisce che il top management non sa valutare correttamente l’impatto delle tecnologie più nuove ed emergenti, finendo così per sprecare importanti occasioni di crescita ed espansione competitiva e qualitativa della rispettiva azienda».

Non solo. Una percentuale piuttosto significativa, circa il 35% dei CIO italiani interrogati, ritiene per esempio che nonostante il positivo impatto di tecnologie particolarmente dirompenti, come il cloud computing, il resto del management aziendale continua a non considerare l’IT un asset strategico. Quasi due terzi degli intervistati ritengono che in azienda l’informatica non sia sfruttata al meglio e le motivazioni sono uniformemente distribuite: il management non capisce il valore che la tecnologia porta già all’azienda, o sottovaluta la capacità della tecnologia di contribuire alla crescita del business – oppure – identifica l’IT come uno dei tanti “costi di esercizio”.

Che cosa manca per colmare certi gap, per restituire a chi gestisce un’azienda la visuale più corretta sull’impatto delle tecnologie, per avvicinare i responsabili informatici ai meccanismi decisionali, alle scelte che riguardano il presente e soprattutto il futuro di una azienda? Taliento esorta innanzitutto a intraprendere le iniziative necessarie per colmare il divario che separa la classe manageriale da una cultura digitale più costruttiva, che dia al top management la capacità di individuare, organizzare, comprendere, valutare e analizzare le informazioni, utilizzando le nuove tecnologie digitali. In questo fondamentale processo di trasformazione culturale, la missione fondamentale del CIO è cercare di trasferire all’interno dell’organizzazione – fino ai livelli manageriali più alti – i valori dell’innovazione tecnologica.

Il modo più efficace per favorire il trasferimento di conoscenza, gettando un ponte culturale tra le funzioni operative e tecnologiche di una organizzazione – aziendale o burocratica – è il coinvolgimento dei responsabili informatici a un livello più strategico. Il CIO e il suo dipartimento devono essere chiamati a partecipare alle decisioni di business, suggerendo proattivamente nuovi indirizzi e nuove opportunità.

Nel passato – forse – un tale coinvolgimento sarebbe stato impensabile. Oggi, soluzioni quali quelle di CA Technologies permettono di affrontare la complessità in modo molto più efficace, dando al dipartimento IT una capacità gestionale capillare, facilitata da una serie di automatismi, capace di rispondere a tutte le esigenze del business: rapida implementazione di nuovi servizi, user friendlyness, sicurezza dei dati e delle identità digitali, conformità con le leggi vigenti. CA Technologies è in grado di offrire ai CIO una piena capacità di governo adeguata alla nuova realtà del cloud computing, dove infrastrutture, spazio di archiviazione e applicazioni, pur poggiando su un substrato fisico concreto e potente, sono dinamicamente erogati sottoforma di servizi e questi servizi sono facili da configurare, rapidi da implementare e capaci di adattarsi ai volumi, ai gusti e alla stagionalità tipici di un mercato sempre più globalizzato e competitivo.

Armato di strumenti di controllo e governance tanto sofisticati, il CIO acquisisce un ruolo di orchestratore di progetti e servizi basati su infrastrutture tecnologiche eterogenee, siano essi erogati direttamente dai data center aziendali o acquisiti e integrati dalle “nuvole” di operatori e service provider esterni. E avrà a disposizione tempo ed energie sufficienti per dialogare alla pari con il management e svolgere il suo nuovo mestiere di intermediario e promotore di innovazione. «Dal nostro punto di osservazione, i CIO collaborano sempre di più con i colleghi del top management e sono più consapevoli delle strategie aziendali di quanto non fossero dieci o vent’anni fa. Eppure, devono ancora lottare contro la convinzione che la tecnologia, pur creando efficienze nei processi, non è in grado, da sola, di generare valore. Le soluzioni di CA Technologies possono contribuire a cambiare questa percezione, liberando nuove risorse ed energie e innescando nell’azienda un ciclo virtuoso capace di stimolare crescita, produttività e competitività» – conclude Taliento.

Leggi anche:  Brad Maiorino nuovo Chief Strategy Officer di FireEye

Come è strutturata concretamente l’attuale offerta di soluzioni che CA Technologies è in grado di fornire ai suoi clienti per ottimizzare, automatizzare e proteggere le infrastrutture in uso, liberando al contempo risorse da destinare a progetti innovativi e all’innovazione in generale? La risposta è affidata a Luca Rossetti, nel suo ruolo di customer solutions architect, una nuova figura professionale che CA Technologies ha concepito proprio per aiutare la clientela a una lettura più trasversale di un catalogo di soluzioni organizzato oggi in tre aree principali: Accelerate, Transform e Secure. «L’azione svolta dal solutions architect – spiega Rossetti – è molto ampia e punta a tradurre in maniera efficace le tecnologie acquisite e messe a punto da CA Technologies in nuovi spazi di innovazione e a gestire tali spazi. Negli ultimi cinque anni, la crisi economica ha portato a un appiattimento o addirittura a una contrazione delle risorse finanziarie e di personale impegnate sul fronte dell’ICT aziendale. Tuttavia, la domanda da parte del business per la creazione e la fruizione di nuovi prodotti o servizi è sempre più forte. Sui CIO pesa la necessità di colmare un divario in cui gioca il giustificato desiderio di sfruttare opportunità come la mobilità di dipendenti e clienti, il boom dei social network e delle nuove forme di marketing, o di fenomeni come il BYOD. Senza però smettere di razionalizzare, ottimizzare e fare di più con meno risorse». Il riallineamento del portafoglio CA Technologies serve proprio a perseguire l’obiettivo di affiancare le aziende impegnate nella trasformazione delle loro infrastrutture nel passaggio fondamentale dalla mera gestione verso una tecnologia veramente in grado di portare innovazione a ogni livello.

«Accelerare – prosegue Rossetti – significa rendere più rapido e al tempo stesso qualitativamente migliore il processo di creazione di nuovi servizi. Il concetto di trasformazione implica la possibilità di riallocare, grazie all’automazione, le risorse che prima si destinavano al controllo di operazioni ripetitive e non-core verso compiti molto più strategici e a valore. La messa in sicurezza, infine, va ben al di là dei tradizionali ambiti della protezione perimetrale ed è sempre più interconnessa con la salvaguardia del patrimonio informativo aziendale, delle identità, delle autorizzazioni all’accesso a determinati dati, della compliance, del risk management». La sicurezza, insomma, non deve limitarsi a erigere le solite barriere, ma deve fare da chiave per spalancare nuovi spazi di mercato e di relazione con l’esterno.

Per Rossetti, uno dei concetti più interessanti è la virtualizzazione dei servizi, un segmento particolarmente innovativo dell’application lifecycle management, che CA Technologies ha aperto con la recente acquisizione di ITKO e della sua piattaforma LISA. «Preferisco parlare di concetto piuttosto che di prodotto perché il fatto di poter “virtualizzare” un servizio e – cioè – creare un oggetto capace di comportarsi esattamente come un servizio soggetto a determinati vincoli di costo o di disponibilità nel tempo, può rivoluzionare lo sviluppo del software». Le diverse fasi di sviluppo includono la stesura di nuovo codice, diverse procedure di testing (unit, integration, non regression, user acceptance) e infine il roll out. Grazie alla Service Virtualization, i team di sviluppo e di testing dispongono di un motore di virtualizzazione che non riguarda solo l’astrazione delle risorse fisiche, ma funziona al livello superiore di servizio. «Un esempio viene da uno dei nostri clienti bancari, che per mettere a punto un nuovo prodotto doveva eseguire una serie di test che comportavano l’accesso a una rete di autorizzazione ai pagamenti. Grazie a CA LISA, nel ciclo di sviluppo questo servizio è stato virtualizzato, senza più costi o limiti temporali di impiego per il cliente, con evidenti vantaggi in termini di rapidità di implementazione». Per quanto si possa pensare che organizzazioni aziendali molto grandi dispongano di ambienti di testing infiniti, il problema di una infrastruttura di testing del tutto simile al cosiddetto ambiente di produzione è reale e l’approccio della “Service Virtualization”, con cui CA Technologies ha anticipato tutti i suoi concorrenti, può risultare decisivo in un mercato che premia l’ottimizzazione e la disponibilità quasi immediata di nuovi prodotti.

Leggi anche:  BeSight sceglie Duccio De Rosa come Chief Marketing Technologist

Nell’ambito della sicurezza informatica, una delle tendenze emergenti riguarda il controllo dell’adozione, spesso in logica pay per use, di strumenti e servizi web da parte di diversi dipartimenti aziendali. «Un caso molto interessante – osserva Rossetti – è il social media marketing, il coinvolgimento di comunità come Facebook nelle attività di promozione e commercializzazione dei prodotti o servizi di un’azienda. In questo senso, soluzioni di single sign-on e di federation permettono ai CIO di essere proattivi nei confronti dei responsabili del marketing, offrendo nuove opportunità di reclutamento di nuovi clienti attraverso forme di integrazione sicure». L’esempio fatto da Rossetti, centrato su soluzioni come CA SiteMinder e CA Advanced Authentication suite, riguarda in questo caso il sito di un’importante casa automobilistica che consente al visitatore di registrarsi con le credenziali Facebook. «I visitatori del sito condividono così con il costruttore tutte quelle attività, i “like”, i commenti che il marketing potrà mettere in relazione con comportamenti di acquisto individuali a offerte che sono poi veicolate attraverso il sito aziendale. Si possono davvero creare nuove opportunità di comunicazione e marketing. Il messaggio ancora una volta è che la sicurezza informatica non è solo un mero perimetro di difesa, ma un abilitatore di business».

Non solo. «L’adozione di strumenti social non riguarda solo l’integrazione di risorse dall’esterno – spiega Rossetti – ma anche gli strumenti di gestione che appartengono alla tradizione di CA Technologies, che oggi evolvono con la recente acquisizione di una piattaforma di gestione infrastrutturale, CA NimSoft – la quale rende possibile la condivisione, attraverso interfacce collaborative, di informazioni riguardanti i servizi IT – mentre un forte contributo all’ottimizzazione e alla trasformazione delle infrastrutture viene dai prodotti di Application Performance Management e Portfolio Transformation, in altre parole, da tutto ciò che riguarda la gestione del patrimonio applicativo e di servizi e progetti di tipo non soltanto informatico bensì organizzativo. Penso per esempio a una serie di funzionalità offerte dalla nostra piattaforma CA Clarity, che aiutano l’azienda a comprendere quali applicazioni interne possono essere portate verso il cloud, con significativi vantaggi in termini di razionalizzazione».

Sempre nell’ambito della trasformazione, anche CA NetQos lavora per la cosiddetta “service assurance”. La disponibilità di soluzioni della corporation conferma il suo tradizionale impegno nei confronti dei sistemi mainframe con l’obiettivo di offrire soluzioni che facilitano la gestione del mainframe anche in relazione alla graduale scomparsa di competenze specifiche nella nuova generazione di tecnici. «Il mainframe continua a essere presente nelle grandi aziende, ma i nuovi informatici non hanno competenze o esperienza diretta. La nostra mission è creare strumenti che rendano più semplice la gestione di questi sistemi in modo da migliorarne il governo insieme alle moderne infrastrutture distribuite, riducendo l’impegno di risorse. In direzione di un ulteriore risparmio e dell’efficientamento del data center – conclude Luca Rossetti – troviamo poi tutte le nuove soluzioni della recente famiglia orientata alla gestione dei consumi energetici e della sostenibilità, che comprende prodotti come CA ecoMeter e CA ecoGovernance, perché l’informatica più moderna e aperta all’innovazione non può prescindere dalla tutela dell’ambiente e dalle regole della green economy».