Quando l’IT diventa partner del business

Consolidare l’infrastruttura tecnologica, completare il portafoglio applicativo e supportare il processo di internazionalizzazione. Questi sono i punti chiave della strategia IT di Chiesi Farmaceutici a supporto della crescita

 

Umberto Stefani, CIO del Gruppo ChiesiFondato nel 1935 a Parma (Italia), il Gruppo Chiesi (www.chiesigroup.com) ha realizzato nel 2011 un fatturato di 1.057 milioni di euro, in crescita del +4,1% rispetto all’anno precedente.

Il Gruppo, i cui principali settori di attività sono nelle terapie respiratorie e nelle aree di medicina specialistica, ha attualmente 25 filiali in tutto il mondo ed è presente in oltre 60 Paesi con i suoi farmaci, prodotti presso gli stabilimenti di Parma, Blois (Francia) e Santana de Parnaiba (Brasile). Nel 2011, gli investimenti in R&S hanno raggiunto 169,3 milioni di euro, pari al 16% del fatturato, un livello che l’azienda intende mantenere nei prossimi anni. Le attività di R&S a Parma, Parigi, Rockville (USA) e Chippenham (UK) sono rivolte a programmi pre-clinici, clinici e registrativi del Gruppo. Alla fine del 2011, il personale del Gruppo Chiesi ha superato le 3.800 unità, più di 320 delle quali svolgono attività di R&S. Si stima che le vendite totali 2012 abbiano superato i 1.100 milioni di euro. Ma qual è il supporto dato dai sistemi informativi alla crescita dell’azienda? Abbiamo girato la domanda a Umberto Stefani, CIO del Gruppo Chiesi.

 

Data Manager: Come sono organizzati i sistemi informativi e quali sono i servizi che devono garantire?

Umberto Stefani: L’organizzazione dei sistemi informativi ha una responsabilità a livello corporate. Partiamo da un’unità centrale che, oltre che garantire la progettazione e il corretto funzionamento dei servizi informatici a supporto dell’Italia, ha il compito di definire il sistema di governance dei sistemi informativi di tutto il Gruppo.

Ogni affiliata, in funzione della dimensione, ha una sua unità locale con una dipendenza funzionale verso il centro. Questo significa condividere budget, progetti, competenze. I nostri processi interni sono assolutamente integrati, abbiamo un budget dei sistemi consolidato, un unico portafoglio progetti e un processo di gestione della domanda.

La direzione centrale è composta da:

• Un’unità tecnologica che definisce, all’interno del sistema di governance, l’architettura dell’infrastruttura tecnologica, gli standard, le policy e le linee guida di funzionamento validi per tutto il Gruppo. Ha poi il compito di garantire l’evoluzione e il funzionamento delle infrastrutture e dei processi attivi in Italia, avvalendosi di servizi esterni (outsourcing) adottati con un approccio selettivo in funzione delle opportunità.

Leggi anche:  NetApp, Matt Watts è il nuovo Chief Technology Officer EMEA

• Un’unità applicativa, composta da ICT business analyst/project manager, che presidia i processi di business, ognuno per la sua parte di competenza, in termini di gestione della domanda, definizione del portafoglio progetti, conduzione dei progetti e supporto applicativo.

• Un’unità dedicata alla business intelligence con il compito di garantire l’architettura dell’informazione, il catalogo dei report, il glossario degli indicatori di performance.

• Alcune funzioni di staff quali: quality assurance, security, budget & control.

Quali sono le difficoltà legate all’erogazione dei servizi a cura dei sistemi informativi in una realtà industriale e multinazionale?

Più che di difficoltà parlerei di sfide. La prima vera sfida è stata – ed è ancora – quella di garantire un impianto complessivo dei sistemi informativi, coerente con quanto il business si attende in termini di continuità, di copertura, di performance, in un contesto sia interno, sia esterno sempre più complesso. Abbiamo individuato tre principi-guida forti che sono alla base della nostra strategia, del nostro sistema di governance e delle nostre iniziative: semplificazione, standardizzazione, integrazione.

I processi di business escono dai confini nazionali, sono sempre più integrati, necessitano di informazioni affidabili provenienti dalle fonti più varie. Per rispondere a questo abbiamo bisogno di creare un linguaggio comune, di uno standard di comunicazione e di database comuni e condivisi. E’ molto difficile, se non impossibile, soddisfare questa necessità se ogni affiliata ha i suoi sistemi locali. Dobbiamo semplificare il contesto applicativo, consolidando e centralizzando.

Quali sono i principali progetti realizzati e quali quelli futuri?

In questi ultimi anni abbiamo lavorato su tre fronti:

• rafforzamento dell’infrastruttura tecnologica con progetti di consolidamento: storage, database, server virtualization che ci ha permesso di semplificare l’architettura rendendola più gestibile e più robusta. Questo ci ha consentito di migliorare sensibilmente la business continuity. Abbiamo appena completato un progetto di revisione dell’infrastruttura a livello di Gruppo, definendo un’unica active directory per la gestione delle applicazioni e dei profili, un unico dominio di posta (chiesi.com), un unico sistema di messaggistica e di videocomunicazione.

Leggi anche:  Nicola Grassi nuovo Responsabile Procurement di TIM

• Completamento del portafolio applicativo con iniziative progettuali in aree precedentemente poco supportate o supportate in maniera piuttosto frammentata dai sistemi informativi. Citerei alcuni progetti di successo quali: implementazione di un sistema mes (manufacturing execution system) a supporto della produzione, implementazione di una piattaforma HR che ci ha consentito di eliminare una miriade di piccole applicazioni, diverse implementazioni in ambito ricerca e sviluppo per la gestione dei progetti R&D, della documentazione, dei casi avversi (farmacovigilanza) e dei dati della discovery.

• Internazionalizzazione. Abbiamo ridefinito la nostra strategia di Gruppo, ripensando l’architettura applicativa in funzione dell’evoluzione della struttura dei processi di business. Il peso della componente internazionale per il Gruppo Chiesi ha raggiunto circa il 70%, questo ha portato a ridefinire alcuni processi fondamentali in ottica corporate: il processo previsionale, il processo produttivo, il modello di controllo. A questo scopo, abbiamo avviato un progetto di trasformazione dei sistemi informativi basato sulla piattaforma SAP. La prima fase del progetto, che prevedeva l’implementazione di SAP per l’Italia con la definizione di un modello corporate, è stata completata. Il 2 gennaio 2013 siamo andati live con il sistema a copertura di tutti i processi (vendita e distribuzione, acquisti, produzione e qualità, magazzini, contabilità e controllo di gestione). Ci stiamo adesso preparando ai progetti di roll out nelle affiliate internazionali: partiremo a metà anno con la Francia.

La vostra azienda è in prima linea anche sul tema della corporate social responsibility. Qual è la sinergia con l’IT?

Il Gruppo Chiesi dedica una particolare attenzione alle persone. Questa idea occupa un ruolo di primo piano tra i valori del Gruppo e trova applicazione sia nel business, sia nelle iniziative riconducibili alla responsabilità sociale di impresa. Tra queste, la tutela ambientale, la sicurezza e le iniziative che la direzione farmaceutica Italia e numerose affiliate hanno messo in atto a favore dei dipendenti, di particolari categorie di pazienti o per la tutela dell’ambiente.

Leggi anche:  L’approccio verticale per colmare il digital mismatch

Corporate Information e Communication Technology contribuiscono direttamente alle iniziative di responsabilità sociale distribuendo a titolo gratuito i personal computer utilizzati dall’azienda, revisionati e ancora efficienti a scuole o enti senza fine di lucro. Anche le consociate intraprendono iniziative a favore di questi ultimi soggetti: Chiesi Germany ad esempio collabora con la scuola omnicomprensiva Geschwister-Scholl di Amburgo raccogliendo in appositi contenitori cellulari da smaltire e cartucce di stampanti vuote, per riciclare questi preziosi materiali. Per ogni cartuccia, la scuola guadagna da 30 a 60 punti ambiente, per un cellulare 200. La scuola scambia poi questi punti con materiali per l’insegnamento.

Come vede l’evoluzione del ruolo del CIO?

Questa domanda mi viene rivolta da molti anni. Sono stati scritti libri, fatti convegni, discussioni a non finire con le più varie interpretazioni. Io definirei il ruolo del CIO, quantomeno nella mia azienda, con una semplice frase: “Essere partner del business”. Ruolo che però non è – e non deve essere – solo del CIO, ma di tutta l’organizzazione dei sistemi informativi.

Questo vuol dire mantenere un costante allineamento con il business: la nostra architettura (tecnologia, applicazioni, informazione, sicurezza) deve essere assolutamente coerente con l’architettura dei processi di business. Questo approccio rispecchia la nostra vision. Vogliamo costruire un rapporto di partnership con il business basato sulla fiducia e sulla capacità di creare valore comprendendone i bisogni e proponendo soluzioni anche innovative.

 

Umberto Stefani STORY

Umberto Stefani è nato a Parma nel 1959, sposato, ha due figli. Laurea in Ingegneria Elettronica presso l’Università di Bologna nel 1986. Dal 1986 al 1988 ha lavorato presso l’Università di Parma con una borsa di studio IBM. Dal 1988 al 2004 ha lavorato in Barilla occupandosi per otto anni delle filiali Internazionali. Dal 2004 a oggi ricopre il ruolo di chief information officer di Chiesi Farmaceutici Spa.