Twitter: crescono le richieste dei governi

Gli organi di controllo hanno aumentato le domande di accesso ai dati personali degli utenti: boom di richieste da Russia e Turchia

Se i social network sono diventati specchio della nostra società, è quantomai logico che governi e istituzioni cerchino di analizzare qui le azioni di singoli, gruppi di fomentatori e possibili terroristi. Il problema è che per farlo mettono in discussione anche le libertà individuali di ognuno, violandone la privacy digitale. A seguito dello scandalo della NSA, le principali aziende operanti nel settore hi-tech hanno incentivato sempre di più l’utilizzo legale delle richieste per accedere ai dati dei loro utenti. Da anni Google pubblica il suo rapporto di trasparenza ma è dalla rivelazione del Datagate che il sistema ha assunto un significato maggiore, prendendo piedi anche in altri contesti.

Il trend: Italia positiva

Uno di questi è Twitter che ha appena rilasciato il suo nuovo report di trasparenza mettendo in risalto alcuni trend preoccupanti. Tra luglio e dicembre del 2014 il sito ha infatti ricevuto 2.871 domande di accesso, il 40% in più rispetto al primo semestre del 2014. In particolare alcune nazioni, complici le difficili situazioni sociali vissute all’interno del paese, hanno dato una forte accelerata alle richieste fatte alla piattaforma. La Russia è passata dalle zero domande tra gennaio e giugno del 2014 alle 108 nei successivi sei mesi; quelle della Turchia sono invece aumentate del 150% mentre uno dei pochi paesi ad aver ridotto le richieste è proprio l’Italia con le 10 del primo semestre alle zero del secondo.

Oggetto del desiderio

Quello che i governi chiedono a Twitter è di poter avere gli indirizzi email associati agli iscritti oltre ai loro indirizzi IP per motivi che vanno dal prosieguo di indagini per crimini già compiuti alla cosiddetta “sicurezza nazionale” a cui spesso si sono appellate l’americana NSA e la britannica GCHQ. Proprio in merito a queste ultime, Twitter da mesi sta cercando di ottenere il permesso di pubblicare le richieste mosse dal governo statunitense, un’azione che aumenterebbe il senso del controllo sulla privacy ma che potrebbe anche mettere in pericolo il lavoro di polizia, FBI e agenzie di sicurezza.

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