Digital economy e digital jobs: come cambia il mondo del lavoro in Italia

Alla convention AICA 2016 si parla di formazione, certificazioni e skill necessarie per soddisfare le esigenze produttive del futuro

“All’interno di un mercato del lavoro in continua evoluzione, le nuove tecnologie permettono anche ai non vedenti di integrarsi e di svolgere attività avanzate, come mai prima d’ora”. Sono le parole di Franco Lisi, Direttore Scientifico dell’Istituto dei Ciechi di Milano che ha dato il via all’appuntamento “Digital for Job”, la convention 2016 organizzata da AICA, Associazione Italiana per l’informatica e il Calcolo Automatico. Dal 1961 AICA studia e analizza i filoni dell’innovazione tecnica, che solo successivamente sono stati inseriti nel contesto dell’ICT. Tra l’altro, promuove in Italia le certificazioni informatiche europee, le cosiddette patenti ECDL.

L’appuntamento che si è svolto presso l’Istituto dei Ciechi di Milano ha rappresentato un momento unico di riflessione sul mercato professionale in Italia, con particolare interesse al mondo dei giovani e al loro ingresso in vari settori produttivi. Lo ha spiegato Giuseppe Mastronardi, presidente di AICA e docente di Informatica Medica e Data Security presso il Politecnico di Bari: “Soggetti come AICA e relativi partner svolgono un ruolo fondamentale nell’accompagnare tutto il paese verso le prossime ere della digitalizzazione. Arrivare preparati, già all’università, non è più un’opzione ma una necessità per chi vuole farsi trovare pronto quando ci si inserisce in flussi di business che, troppo spesso, non aspettano che un ragazzo impari qualcosa di nuovo”.

E in questo, la tecnologia può fare molto. Computer, smartphone, tablet, sono strumenti che già fanno parte della quotidianità di tante persone. Sfruttarli non solo come passatempo ma in quanto dispositivo con cui abilitare competenze è semplice e quanto mai naturale. Lo sa bene Cineca, il Consorzio Interuniversitario senza scopo di lucro, che racchiude 70 atenei italiani, 6 enti di ricerca e il MIUR. “Le skill digitali ci appartengono – spiega David Vannozzi di Cineca – la generazione dei ragazzi che oggi frequentano le scuole dell’obbligo si troveranno domani a lavorare in contesti fortemente incentrati sul rapporto uomo-macchina. Interfacce software, hardware e decisioni dipenderanno sempre più dai computer, per cui bisognerà non solo saperli usare ma anche approcciare ambiti e paradigmi differenti. Come Cineca puntiamo molto sulla crescita del know-how tecnologico, cercando di incrementare la formazione in quelle aree che possono trarre un evidente beneficio dal cambio di passo hi-tech. Ciò si traduce in una collaborazione con AICA, che ha portato alla finalizzazione di tre accordi specifici. Il primo riguarda l’utilizzo dei badge per la registrazione dei titoli a scuola; il secondo l’uso della rete AICA per esami che valicano il settore informatico e l’ultimo il lancio del concorso Select the best, basato proprio sui moduli della Patente ECDL”.

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Ma la rivoluzione tecnologica porta con sé solo aspetti positivi? Secondo Pierfranco Camussone di SDA Bocconi non esattamente: “A causa dell’evoluzione, molti dei processi lavorativi stanno cambiando. Non è un passaggio indolore: l’origine del problema risale al 1911, ovvero alle idee di Henry Ford. Operai non specializzati, costi del lavoro minimi e razionalizzazione dei programmi hanno creato degli automatismi che hanno penalizzato fortemente la qualità di tante professioni. Non parliamo del prodotto finale ma dei metodi con i quali si arriva a un determinato risultato. Quando le conseguenze sono in un uso spregiudicato di computer, robot, Intelligenza Artificiale e algoritmi, non possiamo che essere preoccupati del posto che spetterà all’uomo-lavoratore. Una possibile soluzione potrebbero essere i cobot, ovvero i robot collaboratori che necessitano ancora dell’intervento di un operatore in carne e ossa”.

Di un domani più roseo è convinto Massimo Temporelli di The FabLab, che ha descritto in che modo le linee guida fornite sinora dall’innovazione richiedano una prospettiva che non può più seguire schemi precedenti: “L’approccio migliore è quello dei fisici, che grazie alle scoperte sull’Universo adattano sempre il loro pensiero a nuove configurazioni. Fondarsi su eventi storici non è possibile quando la tecnologia ha stravolto il panorama di riferimento, sia a livello scientifico che antropologico”.

Tornando a strumenti concreti, che saranno utili ai più giovani, Daniel Palmer, Head of Market Development della ECDL Foundation, ha presentato in anteprima la certificazione europea dedicata al Digital Marketing. Questa si rivolge a un target molto ampio: dagli imprenditori alle piccole imprese, passando per gli studenti e i professionisti della PA. “Le aziende di oggi richiedono sempre più personale con specifiche competenze digitali. I motivi sono chiari: informatica, robotica, elettronica, guidano l’economia e rappresentano il punto cardine per il business attuale e quello futuro. L’uso efficace di strumenti e tecniche di digital marketing permetterà, in particolar modo alle PMI, di avere una migliore presenza online, capitalizzando i vantaggi derivanti dai nuovi ambienti professionali. Con ECDL Digital Marketing rispondiamo a una tale esigenza, fornendo le skill necessarie per far evolvere alcuni ruoli, come le vendite, il marketing, le pubbliche relazioni e la comunicazione”.

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