Intelco, l’integrazione che fa la differenza

Intelco, l’integrazione che fa la differenza

Know-how, software e servizi per gestire e presidiare tutti i processi HR. L’AD Andrea Plebani apre le porte della sede bresciana. Un concentrato d’arte e funzionalità, verso il futuro della gestione del capitale umano

Distinguersi nel folto mondo della gestione e amministrazione del personale non è semplice. Intelco, azienda bresciana nata nel 1985, non solo ci ha provato ma è riuscita negli anni a ritagliarsi un posto di rilievo in un segmento sfidante e in continua evoluzione. Si fa anche fatica a inquadrare il business del gruppo in un settore ben preciso, viste le innumerevoli opportunità di intervento rese possibili da un’idea mai banale di approccio al cliente, che sa andare oltre il prodotto per offrire un servizio, anzi un ecosistema entro cui, una volta entrati, non si vuole più uscire, coccolati da un partner che è una vera e propria famiglia, nell’accezione più italiana del termine. La dinamicità e la voglia di fare di Intelco viene trasmessa alla perfezione da Andrea Plebani, fondatore e amministratore delegato della società.

Un uomo che, per sua stessa ammissione – «non ha mai smesso di sognare» – ponendosi sempre nuovi obiettivi non solo commerciali ma di visione. Nasce così il nuovo corso di Intelco, che si rispecchia in toto nella sede di Gussago, alle porte di Brescia, un quartier generale che non può essere inteso come “ufficio”, non nella sua declinazione classica. «Siamo una famiglia e come tale vogliamo comportarci verso le nostre maestranze» – spiega Plebani. «L’idea di realizzare un luogo di lavoro che fosse aperto, a misura d’uomo anche per contrastare i veloci tempi moderni, ci ha permesso di mettere a frutto in maniera concreta il modello che abbiamo di impresa. Dalle postazioni alle sale riunioni o di svago, il concetto è che ogni singolo elemento non si trova in un determinato posto per caso ma è parte integrante dell’ambiente, funzionale nella sua interezza, non solo per ciò che può offrire ma anche per la sua sola presenza».

Non a caso, la sede nasce dal concetto di “Inthouse”, un progetto pensato per far sentire le persone e i clienti a proprio agio, come se fossero a casa, e su “Inteam”, una serie di attività volte a valorizzare il capitale umano, con percorsi di crescita e formazione, anche incentrati sulle soft skills. Il tutto a braccetto con il cloud, considerato che nella “casa” di Intelco non ci sono data center o server di scorta, con la nuvola sempre presente a rispondere alle esigenze di collaborazione, produttività e creatività. Attualmente, Intelco eroga i propri servizi grazie al supporto di 80 maestranze con l’obiettivo di raggiungerne 120 nel giro di un anno e mezzo. Un termine che vedrà prima l’ampliamento della struttura, capace di arrivare a 2.200 metri quadri, all’interno di un open space che sembra una galleria d’arte post moderna. «Abbiamo pensato a ogni particolare per far sentire le persone a loro agio» – afferma Plebani. «Se non tratti bene le tue maestranze come puoi pensare che queste possano raggiungere gli obiettivi condivisi? Migliorare la qualità del lavoro e creare un ambiente piacevole consente di raggiungere importanti risultati professionali, con ricadute positive sulle performance dell’azienda».

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Distinguersi dalla concorrenza

Torniamo al punto iniziale: possiamo inserire l’operato di Intelco dentro canoni definiti? La risposta è no. Il core business dell’azienda è il servizio erogato tramite la piattaforma Iris, fulcro centrale della gestione e amministrazione del personale ma si tratta solo della punta di un iceberg ben più strutturato e complesso. «Attualmente, copriamo oltre 40 moduli applicativi differenti – spiega Plebani. Andiamo dalla produzione di cedolini e atti amministrativi, fino alla governance delle identità delle maestranze, sempre guardando all’innovazione e al futuro del lavoro. Basti pensare a un nostro cliente che ha deciso di trasformare centinaia di smartphone nelle chiavi di accesso ai tornelli, interfacciando questi con le operazioni MES dei macchinari in azienda e incrociando i dati periodici per capire come ottimizzare le attività, sempre tenendo ben in mente l’importanza della risorsa impegnata, i compiti assegnati e della privacy». Ma si va ben oltre: Intelco gestisce alcune delle pratiche che riguardano l’esercizio autostradale di una delle tratte più trafficate del territorio Italiano, innovando le metriche di un soggetto privato che di fatto interessa un ambito prettamente pubblico, quello delle arterie stradali nazionali. Competenze e unicità sono le parole chiave che definiscono il percorso di crescita dell’azienda. «È inutile girarci attorno» – afferma Plebani. «I nostri competitor sono molto bravi, ed è proprio per questo che Intelco, per competere, ha dovuto superare i propri limiti, lavorando sodo non solo per rispondere ai bisogni del territorio ma anche per prevenirli» come?  «Sviluppando continuamente soluzioni utili alla reale innovazione del nostro Paese partendo dai processi Hr. Mi riferisco proprio alle opportunità offerte dai servizi che evito di definire “software” perché, sebbene possano essere utilizzati in maniera indipendente, sono parte di un ecosistema più ampio che rappresenta un unicum nel panorama italiano». Ed è questo continuo mettersi in discussione che ha reso Intelco un outsider di livello superiore, un’alternativa rispetto ai modus operandi tradizionali che, una volta “sperimentata” apre a scenari applicativi di cui si scorgeva appena il contorno all’orizzonte.

«L’approccio camaleontico è essenziale. Siamo noi che dobbiamo adattarci al cliente e non viceversa. Entriamo nel suo quotidiano per conoscerlo al meglio e dunque soddisfare le sue necessità. E lo facciamo in maniera semplice e veloce» – l’AD. «Dopo una prima impostazione delle anagrafiche e le altre informazioni distintive di un’azienda, tutte le implementazioni che ne conseguono non richiederanno che un’attivazione rapida, perché automatizzata». Ascoltando le parole di Plebani viene in mente la logica informatica dei microservizi, moduli che risplendono di luce propria ma che, all’occorrenza, è possibile interconnettere per restituire una percezione più ampia di una piattaforma, completa nella sua totalità, fruibile nelle singole parti. «Per questo parliamo di copertura, sia tecnologica che umana. Possiamo rispondere alle esigenze delle procedure e della gestione delle persone, perché l’una non esclude l’altra, anzi la integra».

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La consulenza strategica

Un tassello ulteriore che completa l’offerta di Intelco è la consulenza. Si tratta di un ramo operativo svolto dai consulenti del lavoro e suddiviso in tre livelli. Il primo comprende le metodiche interne per la messa a regime delle maestranze e della piattaforma. Il secondo, sempre interno, è volto a rispondere alle domande che arrivano dai lavoratori mentre un terzo guarda all’esterno. Un esempio, che caratterizza l’univocità del servizio consulenziale di Intelco, è la gestione adottata dagli studi professionali, che possono avere conoscenze e competenze in certi ambiti, come il giuslavoristico, ma che non potranno mai arrivare alla consulenza amministrativa. Qui arriva Intelco che può fornire suggerimenti su flussi e processi, aprendo ulteriormente gli interventi sul mercato, sempre in una prospettiva di integrazione.

«Non ci sostituiamo all’utente ma lo aiutiamo a raggiungere i suoi obiettivi, liberandolo di quelle operazioni che lo impegnavano o che semplicemente non seguiva, perché privo delle capacità interne per farlo. Non possiamo più pensare al lavoro di un’azienda come slegato nelle sue varie sfaccettature. Possiamo interfacciarci con tutti gli ERP, a partire da SAP, in tutte le sue versioni, usato dall’80% dei nostri clienti, Work Day, SuccessFactors, ecc.. Utilizziamo una tecnologia di interfacciamento basata su web services che, sempre in ascolto, processano i dati e li trasformano in decisioni». Andrea Plebani è ben conscio del fatto che ciò che crea davvero valore per un fornitore di tecnologia è la capacità di saper utilizzare quella tecnologia per migliorare la vita delle maestranze attraverso l’integrazione continua. «Non esistono più realtà come la nostra» – conclude Plebani. «Siamo i più grandi tra i piccoli e i più piccoli tra i grandi. Avendo ingegnerizzato il processo di sviluppo del nostro software, abbiamo il vantaggio di essere produttori del sistema che noi stessi usiamo. C’è chi vende un pacchetto definito e chi mette in circolo un ciclo continuo che guarda ai processi dell’azienda a 360 gradi».