L’UE ripristina la multa milionaria a Intel

L’UE ripristina la multa milionaria a Intel

L’azienda avrebbe pagato i partner per ritardare il lancio di prodotti con i chip dei rivali

La Commissione Europea ha imposto una multa di 376,36 milioni di euro a Intel per aver bloccato le vendite di dispositivi alimentati da CPU x86 dei suoi concorrenti. Ciò pone fine a una parte della lunga battaglia antitrust tra la società e l’autorità europea. La Commissione aveva inflitto al produttore di chip una multa record di 1,06 miliardi di euro nel 2009, dopo aver stabilito che l’organizzazione aveva abusato della sua posizione dominante nel mercato. Si scopri che l’azienda offriva sconti e incentivi a produttori come HP, Dell e Lenovo per aver acquistato i suoi processori. La Commissione ha inoltre evidenziato come Intel abbia pagato i produttori per ritardare o cessare completamente il lancio di prodotti alimentati dalle CPU dei suoi rivali. Altre volte, avrebbe limitato i canali di vendita di tali prodotti. La Commissione definisce queste azioni “restrizioni”. Da allora il caso è passato attraverso diversi tribunali europei, dove entrambe le parti hanno presentato vari ricorsi. 

Nel 2017, la più alta corte dell’Unione Europea ha ordinato che la sanzione fosse riesaminata sulla base del fatto che la Commissione non aveva condotto una valutazione economica su come l’attività di Intel avesse influito sulla capacità dei suoi rivali di competere. La seconda corte più alta d’Europa, il Tribunale, ha poi deciso l’anno scorso che la Commissione non aveva effettivamente effettuato un’analisi del sistema di sconti dell’azienda. Di conseguenza, è giunta alla conclusione di non poter determinare in che modo gli incentivi offerti da Intel avrebbero influenzato i suoi concorrenti. Ha dunque cancellato la multa di 1,06 miliardi di euro di Intel, spiegando che non è nella posizione di determinare quanto effettivamente debba pagare, ma confermando la precedente decisione dei tribunali secondo cui le chiare restrizioni della società violavano le leggi dell’UE. 

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Nel suo annuncio, la Commissione Europea ha fornito alcuni esempi di come Intel abbia ostacolato le vendite di prodotti concorrenti. Apparentemente ha pagato HP tra novembre 2002 e maggio 2005 per vendere desktop aziendali basati su AMD solo a piccole e medie imprese e tramite canali di distribuzione diretta. Ha anche pagato Acer per ritardare il lancio di un notebook basato su AMD da settembre 2003 a gennaio 2004. Intel avrebbe poi spinto Lenovo nel ritardare di sei mesi il lancio di notebook basati su AMD. La Commissione ha da allora impugnato la decisione del Tribunale di respingere la parte del caso relativa agli sconti offerti da Intel ai suoi clienti. Intel non ha più presentato alcun ricorso. “Con la decisione odierna, la Commissione ha nuovamente imposto un’ammenda a Intel solo per la sua pratica di restrizioni” ha spiegato l’autorità.