AEB innova l’eccellenza

AEB innova l’eccellenza

«Il vino è sicuramente uno tra i prodotti più iconici della nostra cultura, anche uno dei più globalizzati su scala mondiale negli scambi agroalimentari» – afferma Elena Guglierame, chief marketing & innovation officer AEB Group. «Il vino si produce e si consuma in tutti i continenti, e questo spiega il disperato bisogno di innovazione. In più, ci muoviamo in un quadro normativo e in un contesto socio-economico non semplice per l’intero settore».

Clima, costi e consumi rappresentano le sfide che il settore vinicolo deve affrontare. «Il clima ci espone a situazioni di forte incertezza. In Italia, la vendemmia di quest’anno è stata drammatica, così come quella dell’emisfero sud nei primi mesi dell’anno» – sottolinea Elena Guglierame. «La seconda sfida proviene dalla spinta inflazionistica che colpisce un comparto già in forte crisi di redditività e marginalità». A complicare ulteriormente la situazione, ci sono i cambiamenti nei consumi. In alcuni Paesi, la birra sta sorpassando il vino nei volumi di consumo. Inoltre, nuove bevande stanno entrando sul mercato. «Da tempo, la tendenza è bere meno e meglio, con fasce generazionali sempre più orientate verso il consumo di bevande a minor contenuto calorico, con meno zuccheri e minor grado alcolico».

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La sfida cruciale consiste nell’innovare mantenendo salda la connessione con la tradizione. «Dobbiamo declinare nel modo giusto il termine Heritage» – spiega Elena Guglierame. Mantenere e rispettare l’eredità culturale significa preservare le pratiche tradizionali, utilizzando nuove idee e approcci che possano garantire la sostenibilità e la rilevanza nel contesto attuale del mercato e delle preferenze dei consumatori. «AEB è nata 60 anni fa grazie al genio di due fratelli imprenditori pionieri nella produzione di biotecnologie con la messa a punto di pratiche e microrganismi che coadiuvano i processi naturali di trasformazione del vino, come lieviti, tannini, enzimi. Sono sostanze presenti sulla buccia e all’interno della polpa, selezionate e dosate con cura per consentirci di produrre un vino di qualità superiore e in grado di resistere alle insidie del tempo». La tecnologia – continua Elena Guglierame – è un alleato tanto incompreso quanto imprescindibile dell’innovazione. «Ci permette di tenere sotto controllo alcune situazioni e di intervenire tempestivamente. Non possiamo cambiare il clima. Però, possiamo accorgerci in anticipo di quel che sta succedendo all’uva o al mosto in fermentazione. Inoltre ci aiuta ad adeguare i piani di produzione e di controllo della qualità».

Il valore di esperienza e tecnologia per trasformare l’Heritage e diversificare i prodotti

Non solo. La tecnologia aiuta anche a condividere esperienze e conoscenze. «Strumenti di base come il CRM, ci hanno permesso di dialogare anche dall’altra parte del mondo con enologi storicamente meno preparati di quelli italiani, e di trasferire loro informazioni e conoscenze. Abbiamo osservato che alcuni mercati stanno puntando sempre più sulla produzione di nuove bevande. Lo scambio di informazioni ha stimolato l’ingegno e la creatività italiana, consentendoci di spostare l’attenzione dal prodotto al processo. In questo modo, abbiamo trasferito le nostre competenze in termini di conoscenza dei processi di fermentazione anche in altri settori». Un esempio tangibile di questo successo è riscontrabile nella produzione di birra artigianale, un settore in forte crescita, anche in Italia. «In molti casi – rileva Elena Guglierame – questo mercato è guidato da imprenditori con background nell’IT e nel design, caratterizzati da una conoscenza limitata dei processi tecnici. In questo contesto, il trasferimento del know-how è stato un elemento chiave per il successo di molte iniziative».

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