Sostenibilità, calcolo ad alte prestazioni e sicurezza: Equinix ridisegna l’infrastruttura digitale come piattaforma per abilitare resilienza e nuovi modelli di business
«Per leggere il futuro dei data center la parola chiave è factory» – spiega Claudia Vegni, regional sales director di Equinix. «Il cloud è invisibile ma sostanziale. Il data center non è più solo infrastruttura ma piattaforma strategica per la resilienza, la sostenibilità e la competitività delle imprese». Dalla “gravità” del dato alla “forza di attrazione” della factory, fino all’HPC che lavora all’edge: «Il data center consente all’AI di abilitare capacità di problem solving, con impatti anche sui territori, perché i campus diventano acceleratori di sviluppo».
L’Italia si conferma un mercato attrattivo per molti fondi stranieri che vedono l’opportunità di investire per aumentare il livello di connettività, potenza e intelligenza di calcolo. «Oggi quasi il 90% delle nuove infrastrutture digitali è concentrato al Nord, in particolare nell’area milanese, e i data center assumono la forma di veri e propri campus digitali, di factory dell’innovazione che devono abilitare modelli di business scalabili, resilienti e sostenibili».
La resilienza adattiva sopravanza il concetto di conformità – sottolinea Claudia Vegni. «Noi non incorporiamo resilienza, la disegniamo. Significa ottimizzare l’uso dell’energia e progettare infrastrutture con un approccio security by design». I fattori di maggiore complessità sono due: «Il capitale umano, per la carenza di competenze nelle infrastrutture critiche. Il quadro politico-regolatorio, perché genera instabilità e incertezza».
In questo scenario, la capacità di integrare connettività, piattaforme cloud-native sicure e calcolo ad alte prestazioni diventa decisiva ed è proprio questo il terreno sul quale Equinix opera con un’infrastruttura in grado di supportare processi decisionali data-driven.
Perché l’AI fallisce (e come evitarlo)
Oggi i progetti di AI rischiano di fallire o di restare confinati in silos. Occorre invece un approccio industriale. L’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane è ancora in una fase esplorativa: «Manca una progettualità sistemica, molti progetti sono proof of concept di pura automazione, mentre sono pochi quelli trasformativi a lungo termine».
Equinix ha già predisposto un’infrastruttura AI-ready per anticipare la maturazione della domanda. «Oggi dobbiamo capire come usare l’intelligenza artificiale e per cosa». La collaborazione di Equinix con grandi partner internazionali – dalle grandi telco alle big tech fino ai colossi dei chip come Nvidia – consente di modellare l’ecosistema per l’AI dei prossimi cinque anni, seguendo la bussola dei grandi produttori e utilizzatori di questa tecnologia. L’azione di Equinix sul mercato ha anche un aspetto educativo che trova concretezza con l’attività dei Solutions Lab che lavorano a stretto contatto con le aziende.
Calcolo, energia e spazio
Il tema energetico, in questo percorso di evoluzione, resta un nodo cruciale. «L’Italia ha il costo più alto dell’energia in Europa» – ricorda Claudia Vegni. «La libertà di collocazione dei workload di AI rischia di spingere lo sviluppo fuori dall’Europa, minando l’attrattività degli investitori tecnologici». La sfida di Equinix è di andare oltre i sistemi di liquid cooling. «Le soluzioni di raffreddamento sono già molto avanzate, ma la potenza di calcolo crescerà ancora». Nell’ecosistema digitale il data center non va certo inteso come un insieme di cavi e server, bensì come un motore adattivo. «La forza del modello factory sta proprio nella sua capacità di ricomporsi, scomporsi ed evolvere, adattandosi ai nuovi bisogni di calcolo, energia e spazio». In prospettiva, i Quantum Data Center rappresentano un fattore di efficienza: «Più potenza con meno hardware, consumi potenzialmente inferiori per calcoli ad altissima complessità, minore numero di server e rack, riducendo complessivamente ingombro infrastrutturale e footprint».


































