Cresce il rischio cyber: le identità alimentate da AI aumentano rapidamente, ma solo l’1% delle aziende adotta accessi privilegiati Just-in-Time

Cresce il rischio cyber: le identità alimentate da AI aumentano rapidamente, ma solo l’1% delle aziende adotta accessi privilegiati Just-in-Time

Secondo la nuova ricerca CyberArk, almeno la metà degli accessi privilegiati del 91% delle aziende è always-on, con “privilegi ombra” e strumenti frammentati che incrementano e accelerano i rischi

CyberArk, leader globale nell’identity security, presenta i risultati di una nuova ricerca in cui emerge un divario significativo tra la fiducia delle aziende nei loro programmi di accessi privilegiati e la realtà delle loro pratiche quotidiane, in un momento in cui l’AI estende rapidamente la superficie di attacco focalizzata sulle identità.

Nonostante il 76% delle organizzazioni dichiari che le proprie strategie di gestione degli accessi privilegiati (PAM) siano pronte per ambienti AI, cloud e ibridi, in molte continuano a fare affidamento in modo significativo su presupposti di accesso sempre attivo, inizialmente concepiti per ambienti operativi molto meno dinamici di quelli attuali.

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Le aziende sovrastimano la loro preparazione per AI e cloud

Lo studio, che ha coinvolto 500 professionisti negli Stati Uniti attivi in ambito PAM, identità e infrastrutture, mette in luce come, sebbene gli sforzi di modernizzazione siano indubbiamente in corso, pochissime aziende abbiano ancora adottato modelli di accesso adattivi e a tempo limitato, allineati ai principi Zero Trust.

I risultati principali evidenziano che:

  • Solo l’1% ha implementato completamente un moderno modello di accesso privilegiato Just-in-Time (JIT).
  • Nel 91% dei casi, almeno la metà degli accessi privilegiati è always-on, con accesso illimitato e persistente a sistemi sensibili.
  • Il 45% applica agli agenti AI gli stessi controlli di accesso privilegiato utilizzati per le identità umane.
  • Il 33% dichiara di non disporre di chiare policy di accesso per l’AI.

Privilegi ombra e proliferazione di tool accelerano i rischi

La ricerca evidenzia il problema diffuso e crescente dei “privilegi ombra” — account e secret privilegiati non gestiti, sconosciuti o non necessari che si accumulano silenziosamente nel tempo.

  • Il 54% delle aziende scopre ogni settimana account e secret privilegiati non gestiti.
  • L’88% gestisce due o più strumenti di sicurezza delle identità, creando una frammentazione che introduce punti ciechi.
  • Il 66% afferma che le tradizionali revisioni degli accessi privilegiati ritardano i progetti.
  • Il 63% ammette che i dipendenti aggirano i controlli per procedere più rapidamente.
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“Ambienti dinamici e in continua evoluzione comportano un cambiamento radicale della natura degli accessi privilegiati e delle modalità con cui questi possono essere protetti,” dichiara Matt Cohen, CEO di CyberArk. “Con solo l’1% delle aziende che ha implementato in modo completo un modello di accesso Just-in-Time, è evidente che una modernizzazione del settore sia ormai indispensabile. Se agenti AI e identità non umane assumono compiti sempre più sensibili, applicare i giusti controlli dei privilegi per ogni identità — e governare ogni azione privilegiata — è ora essenziale.”

Per ridurre il rischio e supportare l’innovazione su larga scala, le aziende dovrebbero concentrarsi sull’evoluzione delle modalità di applicazione degli accessi privilegiati, senza però abbandonare i controlli fondamentali:

  • Ridurre al minimo i privilegi permanenti, implementando accessi dinamici e basati sul rischio.
  • Adottare accesso Just-in-Time automatizzato e orchestrato per azioni sensibili o ad alto rischio.
  • Applicare controlli dei privilegi appropriati a tutte le identità umane, macchina e AI, sulla base di contesto e rischio.
  • Semplificare e consolidare le piattaforme di identità per migliorare visibilità e governance.