Trusted Alliance, la tecnologia diventa geopolitica

Trusted Alliance, la tecnologia diventa geopolitica
Munich Security Conference 62esima edizione

Sovranità, supply chain, AI e cloud. Dopo la globalizzazione del mercato, arriva la globalizzazione della sicurezza digitale: le tech company si alleano

La Security Conference è uno dei principali forum globali dedicati al cluster sicurezza-difesa-geopolitica. Dal 1963 si tiene ogni anno a Monaco di Baviera. L’ultima edizione dal 13 al 15 febbraio 2026. Nata come conferenza sulla sicurezza transatlantica durante la Guerra Fredda, si afferma come piattaforma globale di influenza politica e diplomazia soft che riunisce capi di governo, ministri degli Esteri e della Difesa, organizzazioni internazionali e grandi aziende.

Memorabile nel 2007, e forse in qualche modo profetico, il discorso di Vladimir Putin molto critico verso l’ordine mondiale guidato dagli USA. Dopo l’invasione dell’Ucraina, Monaco diventa il luogo in cui viene comunicato il rafforzamento del fianco orientale NATO.

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Se il contesto fa il messaggio, è facile capire perché la nascita della Trusted Tech Alliance (TTA), annunciata a lato della conferenza di Monaco, va inserita esplicitamente nel perimetro della sicurezza strategica, non solo del business. All’apertura dell’ultima edizione, sono 15 le aziende leader del settore tecnologico firmatarie (Anthropic, AWS, Cassava Technologies, Cohere, Ericsson, Google Cloud, Hanwha, Jio Platforms, Microsoft, Nokia, Nscale, NTT, Rapidus, Saab, SAP).

Tre giorni dopo si aggiunge ASML. Ma perché nasce la TTA? Scopo dichiarato: promuovere un ecosistema digitale affidabile, trasparente e resiliente basato su principi condivisi di trasparenza, sicurezza, governance etica, protezione dei dati e catene di fornitura solide.

SICUREZZA E FIDUCIA

L’alleanza si presenta come architettura globale “like-minded”. Il profilo è “cooperativo” come risposta a un mondo globalizzato ma segnato da tensioni geopolitiche nel settore tecnologico (digital sovereignty, sicurezza nazionale, blocchi commerciali e rivalità di potere tecnologico); dominanza di pochi grandi provider (cloud/AI) che crea dipendenze critiche; pressioni normative sull’AI, la sicurezza dei dati e la supply chain.

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Oltre alle dichiarazioni di intenti, quali potrebbero essere gli interessi industriali in gioco? Con tecnologie che attraversano più settori e paesi, l’alleanza offre una piattaforma privata per definire standard di interoperabilità, sicurezza e compliance. Il fronte comune globale rafforza l’attrattività verso clienti istituzionali, contrastando le normative troppo “nazionalistiche” che frammentano il mercato.

Nelle dichiarazioni ufficiali dei firmatari ufficiali, “sicurezza” è il termine più presente in assoluto. E questo sta a indicare prima di tutto che la TTA nasce in un contesto percepito come rischioso o instabile. Il secondo termine più usato è “fiducia” e compare in relazione ai clienti, alle istituzioni pubbliche, ai sistemi di AI e come prerequisito della crescita economica. La trasparenza compare solo tre volte, come complemento alla sicurezza. È interessante notare che non compaiono riferimenti diretti alla concorrenza, non si parla esplicitamente di regolazione antitrust e non vengono menzionate minacce specifiche.

DAI CHIP AL CLOUD

I blocchi “trusted-tech” possono diventare leve geopolitiche e industriali. Un precedente storico simile è il Trusted Computing Group che nasce 23 anni fa proprio con l’obiettivo di creare standard di “trusted computing hardware”. Se guardiamo alla composizione attuale, il criterio più che geografico appare immediatamente strategico: aziende che coprono l’intero stack tecnologico (dai chip all’infrastruttura cloud, software e AI) e che operano in paesi politicamente allineati o partner tra loro. La lista include aziende di molte nazionalità diverse.

Presenti società provenienti da USA, Canada, UK, Svezia, Finlandia, Germania, Corea del Sud, India, Africa e Giappone. Seguendo la logica di completare la catena tecnologica, rafforzare il peso geopolitico del blocco e aumentare la credibilità su sicurezza e sovranità, l’alleanza è destinata a espandersi. Quali potrebbero essere i prossimi ingressi? Come completamento naturale del fronte occidentale, si potrebbe pensare a Intel, Oracle, Cisco, OpenAI e CrowdStrike (USA), mentre sul fronte europeo potrebbe estendersi a Mistral, Orange, OVHcloud (Francia) e Aleph Alpha (Germania). In Italia, la combinazione più plausibile sarebbe un mix pubblico-privato: Leonardo (difesa/cyber), con TIM o Fastweb (reti), Engineering e Almaviva (cloud e software). Ma nulla di ufficiale, solo congetture.

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