Non più semplice backbone tecnologico, ma piattaforma intelligente capace di integrare cloud, sicurezza, dati e servizi gestiti. NovaNext ridefinisce il ruolo della rete come centro dell’impresa ibrida, tra resilienza, compliance e nuove competenze
«Non parliamo più di rete, sicurezza e cloud come domini separati. Oggi esiste un unico ecosistema operativo interconnesso». Cosimo Rizzo, system integrator director di NovaNext sintetizza così il cambio di paradigma che sta attraversando l’infrastruttura digitale delle imprese. Con clienti che spaziano dalla grande banca sistemica alle medie imprese italiane – target principale del gruppo – NovaNext punta a consolidare il suo posizionamento da integratore di tecnologia a orchestratore dell’ecosistema digitale. Se le SDN rappresentano l’infrastruttura abilitante di questo modello, la sovranità digitale ne è la cornice strategica e la formazione il moltiplicatore. Con una capacità di operare su tutto il territorio nazionale, la strategia di NovaNext si articola su tre direttrici – system integration, managed services e formazione – che riflettono la necessità delle imprese di costruire architetture integrate, governabili e misurabili in termini di impatto sull’organizzazione e sul business.
Secondo diversi analisti di mercato nel 2025 circa il 70% della spesa IT è transitato attraverso i system integrator. «La ragione è strutturale» – spiega Rizzo. «I system integrator non si limitano a implementare soluzioni, ma orientano le decisioni di investimento. Intercettano trend emergenti, selezionano tecnologie e le traducono in progetti concreti, soprattutto per il tessuto delle PMI che richiede rapidità di esecuzione, competenze trasversali e capacità di integrazione». L’AI agentica, la cybersecurity e i servizi IT gestiti guidano le prospettive di crescita e la rete diventa l’infrastruttura attiva e programmabile che abilita questi ambiti. La consulenza IT diventa centrale nelle strategie di trasformazione digitale con un focus crescente su change management e formazione, che emerge come priorità per un numero crescente di imprese. «Senza capitale umano adeguatamente formato l’innovazione resta un potenziale inespresso» – afferma Rizzo.
Architetture ibride sotto controllo
Nel portafoglio di NovaNext, la system integration rappresenta il cuore tecnologico. L’obiettivo non è solo implementare reti, piattaforme cloud o soluzioni di cybersecurity, ma disegnare ambienti interoperabili in cui infrastruttura, applicazioni e dati dialogano in modo fluido. Le aziende operano su architetture ibride e multi-vendor. La rete diventa il layer abilitante della data platform e della sicurezza. «Tutto quello che un tempo era progettato per silos oggi deve funzionare come un sistema unitario. Rete e applicazioni sono inseparabili» – spiega Rizzo. «Per questo serve un’infrastruttura affidabile, ma soprattutto governabile. Nel settore finanziario il tema è ancora più evidente. Le banche operano sotto vincoli normativi stringenti e non possono permettersi interruzioni di servizio. Resilienza significa zero downtime, compliance continua e visibilità totale». Il mercato globale, che impatta quello locale, prevede una crescita significativa delle reti SDN, guidata dalla necessità di automazione, flessibilità e integrazione. «La programmabilità è la chiave per scalare sicurezza e gestione dei dati» – osserva il manager. «La rete è il punto di visibilità che consente di controllare tutto. Senza un’infrastruttura solida, anche l’AI agentica in ambienti critici resta una promessa».
Multi-cloud, AI e crypto-agility
La seconda direttrice strategica dell’articolazione NovaNext è quella dei servizi gestiti, pensati per accompagnare le organizzazioni oltre la semplice manutenzione operativa. «Il modello è orientato al risultato di business più che alla sola continuità tecnica» – spiega Rizzo. «In un mercato in cui la carenza di competenze è strutturale, NovaNext propone servizi modulari e personalizzati, con un focus sull’automazione e sull’integrazione di strumenti open e proprietari, garantendo la governance su infrastrutture sempre più distribuite, e mantenendo il controllo su costi, performance e rischi».
Dal monitoraggio alla proattività business-driven, la differenza tra un servizio gestito tradizionale e uno orientato al business sta nell’adattabilità. «Il nostro approccio è tailor-made» – continua Rizzo. «Ogni cliente ha esigenze e livelli di complessità diversi». Monitoraggio, incident management, change management in ambienti multi-vendor e multi-cloud richiedono strumenti aperti e interoperabili. «Per questo abbiamo scelto un’architettura in parte basata su soluzioni open source, su cui stiamo lavorando per costruire un layer proprietario di intelligenza artificiale». La sfida è orchestrare ambienti eterogenei: «Le soluzioni AI native dei singoli vendor funzionano bene in contesti monomarca ma faticano a dialogare in ecosistemi complessi. Abbiamo assunto data scientist e ingegneri AI per sviluppare modelli capaci di adattarsi a scenari variegati e portare reale proattività».
Il ruolo del system integrator cambia nelle competenze e negli strumenti, ma resta invariato nella sua funzione: «Continuiamo ad accompagnare le aziende mentre la tecnologia evolve. Ma non ci limitiamo a gestire: interpretiamo, integriamo e governiamo esigenze e requisiti». Sul fronte della sicurezza post-quantistica, con l’orizzonte 2030 indicato come possibile punto di maturità delle prime applicazioni pratiche, le aziende devono iniziare a mappare i rischi.
«Qui il system integrator accompagna le aziende nell’analisi preventiva delle componenti critiche per garantire l’interoperabilità e la compliance, pianificare la transizione. Dal punto di vista dei servizi gestiti, la post-quantum security diventa un tema di monitoraggio della compliance evolutiva, aggiornamento continuo delle policy crittografiche, gestione lifecycle dei certificati e verifica della resilienza nel tempo. Chi governa reti, cloud e data platform deve iniziare oggi a progettare sistemi di crypto-agility, capaci di sostituire algoritmi senza rifare l’intera architettura».
Una delle ultime novità per NovaNext è il rafforzamento dei servizi di Governance, Risk & Compliance (GRC). La spinta normativa – in particolare la NIS2 – ha ampliato in Italia il numero di aziende coinvolte: da poche centinaia a decine di migliaia. Se il settore finanziario, già strutturato per via di normative come DORA, appare più maturo, manifattura e multi-utility stanno accelerando. «Molte aziende stanno correndo per adeguarsi, ma rispetto al GDPR c’è una differenza: la resilienza oggi è percepita come un’opportunità, non solo come un adempimento». NovaNext ha quindi consolidato competenze esistenti, aggiunto certificazioni e costruito un portafoglio consulenziale dedicato. «Il vero fattore abilitante sono le competenze» – afferma Rizzo. «La trasformazione tecnologica è anche trasformazione culturale. Le grandi imprese stanno investendo in programmi strutturati di upskilling. Le PMI cercano soluzioni più mirate, ma devono comunque preparare le persone a utilizzarle».
Il capitale umano della resilienza
Il terzo pilastro del modello operativo NovaNext è l’attività sinergica di formazione che distingue l’azienda nel panorama dei system integrator tradizionali. Ai progetti tecnologici NovaNext affianca una business unit dedicata all’education, con percorsi che spaziano dalla formazione certificata alle competenze emergenti, inclusi programmi su intelligenza artificiale, soft skill e trasformazione organizzativa. L’offerta formativa include sia cataloghi strutturati sia percorsi costruiti su misura, in collaborazione con HR e management, per allineare competenze e strategia.
NovaNext può contare su una divisione Education storica, evoluta nel tempo dalla formazione certificata tradizionale a percorsi su soft skill, AI tecnica, prompt engineering e utilizzo consapevole delle tecnologie generative. Oltre cento corsi dedicati all’AI e percorsi personalizzati costruiti insieme agli HR manager: «La formazione diventa leva di cambiamento organizzativo, non semplice aggiornamento tecnico» – afferma Rizzo. «L’obiettivo è coniugare collaborazione, sostenibilità e osservabilità tecnica, garantendo al contempo supporto IT adeguato alla fluidità operativa». La logica è chiara: «La trasformazione digitale non si consolida senza capitale umano adeguatamente preparato».


































