Il commercialista è sempre più digitale e la sua professione sempre più moderna. Ma i giovani la scelgono?
Per decenni il commercialista è stato percepito come il “custode degli adempimenti”, il professionista a cui affidare dichiarazioni, bilanci e scadenze fiscali. Oggi questa rappresentazione è sempre più superata, anche se non del tutto scomparsa. La trasformazione digitale – dalla fatturazione elettronica alla contabilità automatizzata, fino all’adozione del cloud e dell’intelligenza artificiale – sta infatti ridefinendo profondamente il ruolo del professionista.
Lo Studio digitalizzato
In uno studio realmente digitalizzato, la contabilità è integrata e automatizzata, le dichiarazioni derivano da flussi di dati continui e il valore del commercialista non risiede più nell’esecuzione operativa, ma nella capacità di analizzare le informazioni, interpretarle e trasformarle in consulenza strategica.
Questa evoluzione non è teorica, ma già concreta grazie a piattaforme digitali avanzate come quelle di Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia, sviluppate attorno all’ecosistema cloud Genya. In questo contesto la digitalizzazione non si limita all’introduzione di nuovi strumenti, ma comporta un ripensamento complessivo del modello operativo dello studio. L’automazione dei processi riduce tempi ed errori, mentre l’integrazione tra contabilità, fatturazione elettronica e dichiarativi elimina duplicazioni e disallineamenti. Ne deriva una conseguenza diretta, il professionista può dedicare più tempo ad attività a maggior valore aggiunto, come la consulenza e il supporto decisionale.
A ciò si aggiunge la disponibilità di dati in tempo reale, resi accessibili attraverso dashboard e indicatori di performance che consentono di monitorare con continuità l’andamento delle imprese clienti.
L’importanza della collaborazione digitale con clienti e team
Anche la collaborazione evolve, grazie a strumenti cloud che facilitano lo scambio documentale e la relazione continuativa con le aziende. L’intelligenza artificiale rafforza ulteriormente questo scenario, supportando l’importazione automatica dei dati, l’individuazione di anomalie e la formulazione di suggerimenti operativi, contribuendo al tempo stesso a garantire una compliance normativa sempre aggiornata.
Nonostante queste opportunità, l’adozione del cloud tra i commercialisti italiani resta ancora parziale. Solo circa un terzo degli Studi opera pienamente in questo modello. Questo dato evidenzia come il potenziale della trasformazione digitale sia ancora lontano dall’essere pienamente espresso.
Il paradosso italiano che registra più laureati, meno commercialisti
È proprio qui che emerge il principale paradosso della professione. Mentre il ruolo del commercialista evolve e si arricchisce di contenuti sempre più strategici, la sua attrattività tra i giovani appare in calo.
Secondo il Rapporto 2025 della Fondazione Nazionale dei Commercialisti, gli iscritti all’albo registrano una lieve diminuzione, i praticanti sono sempre meno e le abilitazioni si riducono nel tempo, nonostante il numero di laureati in discipline economiche continui a crescere. Si crea così un evidente disallineamento tra la domanda di competenze e la capacità della professione di attrarre nuove generazioni.
Alla base di questa dinamica vi è una frattura tra percezione e realtà. Da un lato esiste ancora l’immagine di una professione tradizionale, centrata sugli adempimenti e poco innovativa; dall’altro si sta affermando un modello completamente diverso, caratterizzato da processi digitali integrati, utilizzo di tecnologie avanzate e una forte componente consulenziale. Le soluzioni tecnologiche rendono oggi possibile questo secondo modello, ma la loro diffusione non è ancora uniforme e questo contribuisce a mantenere viva una percezione superata della professione.
Le ragioni per cui molti giovani esitano a intraprendere questa carriera sono in parte strutturali, come la lunghezza del percorso di accesso, ma anche culturali, legate al ritardo digitale di una parte degli studi e alla concorrenza di carriere percepite come più innovative. Proprio per questo diventa necessario riposizionare il commercialista come professionista dei dati, capace di interpretare la complessità economica e supportare le decisioni delle imprese.
Le piattaforme digitali evolute stanno già accelerando questa trasformazione, convertendo la contabilità in informazione, l’adempimento in insight e il dato in leva decisionale. In questo scenario il commercialista diventa sempre più un analista e un consulente strategico, in grado di accompagnare le imprese in contesti economici complessi e in continua evoluzione.
La professione, dunque, non è in declino, ma si trova in una fase di transizione ancora incompiuta. Le tecnologie dimostrano che il lavoro operativo può essere automatizzato e che il valore si sta spostando verso attività ad alto contenuto intellettuale. La vera sfida riguarda la velocità con cui gli studi riusciranno ad adottare questo nuovo modello.
È proprio su questo terreno che si giocherà anche la capacità di attrarre i giovani, sempre più orientati verso professioni in cui tecnologia, dati e strategia rappresentano elementi centrali.


































