Giovanni Scrofani – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Fri, 28 Sep 2018 09:39:59 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Giovanni Scrofani – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Il senso di Twitter per il Porno https://www.datamanager.it/news/il-senso-di-twitter-il-porno-46437.html Mon, 27 May 2013 10:45:39 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/il-senso-di-twitter-per-il-porno/ Particolare scalpore hanno destato nelle scorse settimane le sortite digitali di Sasha Grey e Sara Tommasi, che per qualche giorno hanno strappato i temi di tendenza alle usuali parole d’ordine di politica e fanboy. Cerchiamo di comprendere un po’ meglio i primi passi del Twitter a Luci Rosse

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Particolare scalpore hanno destato nelle scorse settimane le sortite digitali di Sasha Grey e Sara Tommasi, che per qualche giorno hanno strappato i temi di tendenza alle usuali parole d’ordine di politica e fanboy. Cerchiamo di comprendere un po’ meglio i primi passi del Twitter a Luci Rosse.

L’ex-porno attrice Sasha Grey porta in Italia il suo DJ set, fa una comparsata a Radio Dee Jay e da Andre Diprè. I temi di tendenza di Twitter esplodono.

L’ex-soubrette Sara Tommasi, durante il proprio cammino di mistica redenzione, pensa bene di chiedere aiuto su Twitter a Papa Francesco e Barack Obama, per sponsorizzare il proprio film porno col disturbatore Paolini e Nando del Grande Fratello. I temi di tendenza di Twitter esplodono.

Sono due casi che raccontano parecchio sull’evoluzione dei linguaggi nei nuovi media.

Ogni tanto qualche tema di tendenza piccante salta fuori, ma per lo più ci si riduce a brevi rigurgiti di #tetteday e #pompinoday, che non escono dalla cerchia delle community, che li hanno generati.

Il caso di Sasha Grey e di Sara Tommasi è differente, perché innanzitutto è stato posto l’accento sulla carriera pornografica delle due, con diffusione di materiale spesso esplicito. La cosa divertente è stata che fondamentalmente gli utenti di Twitter, probabilmente senza capire, si sono esaltati per due tra i casi più controversi della cultura pop contemporanea.

Sasha Grey è una ragazza estremamente intelligente. Osservando in rete i suoi lavori è un’esegeta di quella particolare forma di comunicazione chiamata “avant pop”, in pratica comunica soprattutto con la fotografia suggestioni molto sofisticate in una cornice apparentemente pop. Musicalmente invece produce una banale forma di house music senza infamia e senza lode.

Quello che molti non sanno è che negli USA la giovane Sasha è stata oggetto di feroci critiche, perché quando giovanissima iniziò a fare porno le sue forme erano particolarmente acerbe. In una celebre puntata del “The Tyra Banks Show” venne ferocemente attaccata, perché fondamentalmente con le sue performance pornografiche ammiccava a scene di stupro di gruppo verso ragazzine in tenera età. In pratica Sasha Grey era una performer di un genere molto in voga di pornografia legale, che ammicca (esplicitamente) alla c.d. Child Pornography.

Nei temi di tendenza Sasha Grey è stata esaltata soprattutto per la sua carriera da porno attrice da parecchie persone, che assai probabilmente non avevano visto neppure un fotogramma della parte più estrema della sua carriera. L’intelligenza della Grey è stata quella di inondare letteralmente internet, finita la propria carriera pornografica, di immagini pop che la ritraggono come matioska russa, santa preda di mistici afflati, contadina, hipster… fino a sommergere il proprio passato e operare una vera e propria riscrittura di senso.

Su Sara Tommasi invece in Italia si è scritto di tutto: possibili disturbi mentali, possibili problemi di droga, la caduta dalle stelle televisive alle stalle dei set porno, il cammino di redenzione, la ricerca di un vero amore…

Si è molto riso delle deliranti richieste di aiuto a “spingere” il proprio porno avanzate da Sara Tommasi, inquadrandole come l’ennesimo delirio di una mente disturbata. Invece la Tommasi ha dimostrato una conoscenza del ciclo, con cui un elemento dai social media passa ai media tradizionali, degna dei migliori Guru della Silicon Valley. Praticamente a costo zero, formulando una surreale richiesta di endorsement rivolta a superstar mediatiche è riuscita per giorni a far parlare di sé, riuscendo a creare interesse sui canali di comunicazione virale e tradizionale per un prodotto di bassa macelleria, che altrimenti sarebbe passato sotto silenzio.

Sorprende che due esponenti di forme di pornografia considerate in passato squallide, che ritraggono ragazze che sembrano bambine e persone con disturbi mentali, alla fine passano nel grosso pubblico con una connotazione divertita e positiva. Forse sarà merito dell’intelligenza due protagoniste, capaci di ribaltare una serie di cliché e di sfruttare con intelligenza e ironia dinamiche mediatiche non proprio semplicissime.

Nell’underground si dice sempre che “il Porno è il motore dell’Internet”, sembra che sta diventando anche quello di Twitter.

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Twitter può influenzare la Politica? https://www.datamanager.it/news/twitter-pu-influenzare-la-politica-46429.html Mon, 27 May 2013 10:45:00 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/twitter-puo-influenzare-la-politica/ Dopo la travagliata elezione presidenziale una domanda che rimbalza ultimamente è se Twitter sia in grado di influenzare i Politici a prendere determinate decisioni. La mia personale esperienza col caso Gary McKinnon può offrire sorprendenti risposte

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Dopo la travagliata elezione presidenziale una domanda che rimbalza ultimamente è se Twitter sia in grado di influenzare i Politici a prendere determinate decisioni. La mia personale esperienza col caso Gary McKinnon può offrire sorprendenti risposte.

Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle con le Quirinarie hanno teso un trappolone al Partito Democratico: proporre la candidatura di Stefano Rodotà a Presidente della Repubblica.

Stefano Rodotà rappresentava una candidatura certamente interessante: una delle migliori menti della Sinistra italiana, insigne giurista, gradito alla galassia dei movimenti. Peccato per un dettaglio non da poco: Stefano Rodotà è dichiaratamente laico, leggi ateo.

La cosa in un partito largamente confessionale come il Partito Democratico qualche mal di pancia, ovviamente, l’ha creato. Peraltro Rodotà è sì un esponente di Sinistra, ma di una Sinistra ormai piuttosto eterodossa rispetto alla linea assunta negli anni dal Partito Democratico.

Il resto è il cupio dissolvi del Partito Democratico, capace prima di puntare sul candidato Marini, poi su Prodi, brucando entrambi in due giorni.

Seguono quindi una serie di polemiche in casa PD su come l’appoggio alla candidatura Rodotà espresso da parte della base su Twitter abbia influenzato negativamente i lavori parlamentari. Il tutto è bene espresso dall’onorevole Giuseppe Civati nel suo post “Tutta colpa vostra”.

Come sapete, sono tra quelli che ritengono che Twitter non sia di per sé in grado di “spostare voti”, se non integrato in una campagna di comunicazione dal vivo e attraverso i media tradizionali.

Eppure quando si parla di idoneità di Twitter a influenzare l’umore e talvolta le decisioni dei Politici, devo dire che lo strumento ha una certa potenza di fuoco nelle democrazie, che usano i nuovi media come strumento di generazione e analisi del consenso.

In pratica sono gli stessi Politici che, ritenendo che Twitter sposti voti e che sia espressione della parte meglio informata dell’opinione pubblica nazionale, attribuiscono ai pareri ivi espressi un peso molto maggiore delle accanite assemblee di sezione.

Il caso più emblematico, cui ho partecipato, fu quello di Gary McKinnon.

La storia è presto detta.

Gary McKinnon era un informatico britannico affetto da una forma di autismo, che alla ricerca di prove sull’esistenza degli UFO violò i siti di NASA e Pentagono. Gary non era un hacker, ma un banale smanettone che usando un programma disponibile in commercio sfruttò una serie di falle macroscopiche della sicurezza informatica USA (si parla addirittura di password in bianco).

Gary subì, giustamente, un processo in madrepatria, che gli comminò una serie di pene. Peccato che la cosa all’amministrazione USA non bastò e richiese che McKinnon venisse estradato in America, per essere processato come un “terrorista informatico”, rischiando decenni di carcere speciale.

A molte comunità di hacktivisti la cosa sembrò assolutamente grottesca, esageratamente punitiva, lesiva dei diritti dei disabili mentali, nonché atta a comprimere la sovranità nazionale degli stati europei.

Così svariate Community europee, soprattutto i Tweetstormers in Gran Bretagna e Gilda35 in Italia, ma anche molti Francesi e Portoghesi, iniziarono a tempestare gli account ufficiali dei politici britannici e quello del Ministero dell’Interno di tweet per la liberazione di Gary McKinnon .

Quindi iniziarono anche i primi esperimenti italo-britannici coi temi di tendenza riuscendo a rendere virale la notizia presso le rispettive comunità nazionali di Twitter. Modalità che nei mesi successivi vennero riprese in svariati paesi del mondo (v. Primavera Araba e Occupy Wall Street).

La pressione esercitata via Twitter iniziò a creare parecchi grattacapi alle Autorità britanniche, ben raccontate in un cablogramma successivamente reso pubblico da Wikileaks. Si stavano muovendo poche centinaia di attivisti, ma a tutti gli effetti si sentiva la pressione dell’opinione pubblica.

La pressione continuò con nuove mobilitazioni digitali via Twitter e con produzione di post su blog e testate online di svariate nazionalità.

Il risultato? Alla fine la Gran Bretagna fece l’auspicato scatto di orgoglio e negò l’estradizione di Gary McKinnon negli USA.

Stiamo parlando di una campagna via Twitter che non si è risolta nell’arco di una giornata, ma di qualcosa che ha mosso hacktivisti europei dall’autunno 2010 al novembre 2012. Tuttavia è innegabile come la pressione verso la politica si sia espressa soprattutto via Twitter.

Una storia che racconta come Twitter, se usato con determinazione, può diventare un importante strumento di pressione verso il mondo politico, proprio perché è uno dei luoghi in cui i giornalisti vengono a “cercare storie” e in cui si forma il “senso comune”.

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Twitter e la Sparatoria di Palazzo Chigi https://www.datamanager.it/news/twitter-e-la-sparatoria-di-palazzo-chigi-46369.html Mon, 27 May 2013 10:42:58 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/twitter-e-la-sparatoria-di-palazzo-chigi/ Durante l'insediamento del Governo Letta, la piazza antistante Palazzo Chigi diventa teatro di una sparatoria che lascia due Carabinieri gravemente feriti. L'attentatore, tale Luigi Preiti, sembra aver compiuto il gesto preda della disperazione. Le reazioni su Twitter

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Durante l’insediamento del Governo Letta, la piazza antistante Palazzo Chigi diventa teatro di una sparatoria che lascia due Carabinieri gravemente feriti. L’attentatore, tale Luigi Preiti, sembra aver compiuto il gesto preda della disperazione. Le reazioni su Twitter.

Dopo una travagliata elezione presidenziale, che ha lasciato disastrato il Partito Democratico, sotto l’alto patrocinio del Presidente Giorgio Napolitano, al suo secondo mandato, Enrico Letta sta giurando insieme con Ministri appartenenti anche al PDL, ai Montiani e ai Radicali.

Fuori, sulla piazza, esplodono dei colpi di pistola.

Due Carabinieri restano a terra gravissimi. Il primo colpito al collo, il secondo alle gambe.

L’attentatore viene subito arrestato.

La notizia subito esplode su Twitter.

E’ come assistere a un puzzle che lentamente si compone. Un puzzle fatto di foto del luogo dell’attentato, del ghigno allucinato dell’attentatore, di nomi delle vittime Giuseppe Giangrande e Francesco Negri, del nome dell’attentatore Luigi Preiti, di accuse, di malattie mentali prima date per acclarate poi smentite, di prese di distanza, di enfasi sulle origini calabresi dell’attentatore, di illazioni sul coinvolgimento delle ‘Ndrine, di drammi da abbandono coniugale, di accuse nemmeno velate alle responsabilità derivanti dalla violenza verbale del Movimento Cinque Stelle, di complotti stile “strategia della tensione reloaded“, di debiti al videopoker, di moventi politici, criminali, folli, suicidi…

Un puzzle che alla fine restituisce un quadro d’insieme folle e incoerente come il sorriso di Preiti all’atto dell’arresto.

Un fenomeno che desta una certa preoccupazione è il fatto che a fianco delle fisiologiche spacconate digitali, da più parti scorrendo la timeline emergono vere e proprie apologie di reato in favore dell’attentatore, colpevole solo di aver sbagliato il bersaglio: i Carabinieri, mentre andavano colpiti i politici. E’ un fenomeno preoccupante, perché manifesta una rabbia, che dalle suggestioni violente, sta passando ad una vera e propria mistica della violenza, come gesto di “soluzione finale” dei problemi.

Altra cosa veramente desolante sono gli scambi di accuse reciproche tra le diverse “tifoserie politiche” (elevarle al rango di fazioni sarebbe troppo generoso). Si assiste a una lunga gara a rivangare i gesti offensivi di sovente prodotti dai leader di Centrodestra (Gasparri, Santanchè e Bossi su tutti), le dichiarazioni simil guerra civile di Beppe Grillo, i vent’anni di antiberlusconismo che il Centrosinistra ha trasformato in una sorta di Götterdämmerung.

In questo vociare affannato, particolare eco hanno le parole del Presidente della Camera, Laura Boldrini, e del Leader Movimento 5 Stelle.

La prima con pochi tweet personali sa esprimere con grande umanità una varietà di considerazioni molto intense e condivisibili sulla vicenda:

#Sparatoria La violenza non deve e non può mai essere considerata tra le opzioni da percorrere per risolvere i problemi

Esprimo vicinanza e solidarietà alla donna e ai due Carabinieri feriti oltre che all’Arma dopo la #sparatoria davanti a #PalazzoChigi

Provo sgomento per carabinieri feriti a #PalazzoChigi: non è giusto che corrano rischi così grandi per la sicurezza di tutti

Chi ha sparato a #PalazzoChigi era disperato per perdita di lavoro. Urge dare risposte perché la crisi trasforma vittime in carnefici

#PalazzoChigi Bisogna stare vicini alla famiglia Giangrande e alla giovane figlia del brigadiere che solo 2 mesi fa ha perso la mamma.

#PalazzoChigi Mi auguro che si possa dare un segnale forte, che quando succede qualcosa ad un servitore dello Stato, lo Stato c’è.

Beppe Grillo, invece tramite un tweet e un breve post sul suo blog prende le distanze da ogni forma di esaltazione della violenza.

#sparatoria Piena solidarietà alle forze dell’ordine e speriamo che sia un episodio isolato e rimanga tale

C’è stato un attentato ai carabinieri davanti a Palazzo Chigi. Vorrei innanzitutto manifestare la mia solidarietà ai carabinieri, alle forze dell’ordine e ai parenti del carabiniere ferito gravemente. Ci discostiamo da questa onda che spero finisca lì perchè il nostro MoVimento non è assolutamente violento. Noi raccogliamo firme ai banchetti, facciamo referendum e leggi popolari. Piena solidarietà alle forze dell’ordine e speriamo che sia un episodio isolato e rimanga tale. (Solidarietà ai carabinieri)

E alla fine della giornata restano una marea di dubbi, un carabiniere che lotta per la vita, un Governo nato in una giornata terribile, un Paese che deve interrogarsi sulla necessità in frangenti così drammatici di abbandonare ogni forma di esaltazione della violenza.

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La decostruzione digitale di Morgan https://www.datamanager.it/news/la-decostruzione-digitale-di-morgan-46154.html Mon, 27 May 2013 10:42:06 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/la-decostruzione-digitale-di-morgan/ La popolarità ai tempi di internet è molto difficile da gestire. La storia dei problemi di salute e sentimentali di Marco Castoldi, in arte Morgan, è esemplare di come, purtroppo sempre più spesso, i social network rischiano di diventare un momento di de-costruzione dell’individuo

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La popolarità ai tempi di internet è molto difficile da gestire. La storia dei problemi di salute e sentimentali di Marco Castoldi, in arte Morgan, è esemplare di come, purtroppo sempre più spesso, i social network rischiano di diventare un momento di de-costruzione dell’individuo

Marco Castoldi è stato uno dei pochi cantanti “di rottura”, che ha prodotto la mia generazione. Nel suo periodo più felice e fecondo, quando negli anni ’90 militava con i Bluvertigo, ha scritto alcune pagine veramente notevoli della storia della musica italiana. Forse è stato l’unico realmente in grado di utilizzare in modo genuino e originale tecniche di avant-pop nel campo musicale italiano.

Pertanto non riesco a pensare a Morgan senza ricordare piccoli capolavori, che a distanza di parecchi anni ascolto ancora col medesimo piacere della mia giovinezza. Penso a “Iodio”, “LSD”, “La Crisi”, “Cieli Neri”, “Fuori dal Tempo” e tanti altri che hanno scandito tanti momenti della mia vita.

Col tempo Morgan è evoluto, è cambiato. Ha lasciato i Bluvertigo, si è gettato in relazioni sentimentali con regine dei rotocalchi, ha tentato una carriera solista con buon apprezzamento della critica, infine si è gettato nel mondo allucinato dei Talent Show.

Ovviamente tutto questo in un mondo drogato di tecnologia come il nostro non è senza conseguenze.

Questi pochi passaggi significano oggi essere (ri)mediato dal connubio tra televisione e nuovi media in un elemento di spettacolo permanente.

Il pubblico ne ha bisogno. Perché, come Morgan fa una battuta a X-Factor, i temi di tendenza si popolano di citazioni e reazioni. Perché ogni foto rubata da un paparazzo in atteggiamenti affettuosi con qualche cantante, attrice, o soubrette, diviene immediatamente elemento virale. Perché ogni possibile disavventura, o successo diviene materia di riflessioni interminabili.

Morgan ha il potere di emozionare il pubblico e di farlo reagire sui social media.

Questo è il suo miglior pregio, questa è la sua condanna.

Perché se il pubblico vuole qualcosa, ormai abbiamo schiere di professionisti pronti a servirgliela ad ogni ora del giorno e della notte.

Qualche giorno addietro, Marco Castoldi è stato ricoverato per un problema di salute… Subito Selvaggia Lucarelli, ex-fidanzata di Morgan, ne ha dato notizia via Twitter. Poi Asia Argento, ex-compagna di Morgan e madre della sua primogenita, ha polemizzato con la Lucarelli generando un notevole flame su Twitter… Poi Jessica Mazzoli, ex-concorrente di X-Factor, attuale compagna di Morgan e madre della sua secondogenita, ha proceduto a scaricarlo via Twitter e Facebook…

Questi pochi passaggi hanno attivato un circo mediatico assolutamente straordinario, in cui tutto è stato ridondato e amplificato, oltre i limiti della decenza e del buongusto.

Il problema è che quando una persona ha problemi di salute e psicologici, avrebbe bisogno innanzitutto di una cosa, per riprendersi: il silenzio.

Ricordo bellissime pagine di scrittori ricoverati per problemi affini a quelli di Morgan, che parlano dell’importanza che ebbe il silenzio nel ritorno alla salute mentale e fisica. Su tutti, gli immortali passaggi di Robert Pirsig nello “Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”. E tutti noi, chi più chi meno, abbiamo fatto esperienza di come in certi momenti, isolarsi ci consenta di ristabilire quelle energie interiori essenziali per il recupero del nostro equilibrio.

Ma ciò nel nostro allucinato Circo Mediatico non sembra essere possibile.

Quello che accade a Morgan mi ricorda in grande stile, ciò che accade spesso alle vittime del c.d. cyber bullismo. Spesso ciò che spinge molti giovani ad atti estremi come il suicidio, non è l’evento scatenante (la molestia di un pedofilo, uno stupro, lo stalking di un ex-fidanzato), ma l’impossibilità di un ritorno alla “vita normale”, che è impedita da un corpo sociale ormai drogato di narrazione permanente e spesso disumana.

Auguro a Marco Castoldi un po’ di silenzio e anonimato.

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Kim Jong Un: la minaccia nucleare incombe su Twitter https://www.datamanager.it/news/kim-jong-un-la-minaccia-nucleare-incombe-su-twitter-45719.html Mon, 27 May 2013 10:41:30 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/kim-jong-un-la-minaccia-nucleare-incombe-su-twitter/ Il dittatore nordcoreano Kim Jong Un minaccia di sferrare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti. Così su Twitter si respirano toni da black comedy degni de “Il dottor Stranamore” di Stanley Kubrick

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Il dittatore nordcoreano Kim Jong Un minaccia di sferrare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti. Così su Twitter si respirano toni da black comedy degni de “Il dottor Stranamore” di Stanley Kubrick.

Parliamoci mortalmente chiaro, il “Caro Leader” Kim Jong Un è uno dei personaggi che dominano le sottoculture, che abitano internet. Il giovane dittatore nordcoreano è oggetto di un vero e proprio culto con produzione di ogni genere di meme e beffa informatica possibile e immaginabile.

Molti non lo sanno ma il successo planetario di Gangam Style di Psy, ha ricevuto un generoso supporto da parte della community della image board 4Chan, stante la somiglianza tra il cantante sud coreano e Kim Jong Un. Uno dei meme preferiti dell’underground di internet è proprio il confronto tra il gaudente ambiente del K-pop sudcoreano, incarnato da Psy, e il triste e grigio clima da Cortina di Ferro della Corea del Nord, incarnato da Kim Jong Un. Lo scherzo, nato in opposizione al solito Justin Bieber, sì è spinto talmente in là che alla fine ha prodotto il video più visto di sempre su Youtube.

Esistono poi numerosi exploitable del “Kim Jong Un looking at Things”, ossia foto in cui il dittatore coreano osserva con il suo faccione sognante oggetti, animali e bambini. Foto pronte ad essere trasformate in buffonesche macro, con la banale aggiunta di testi riportanti domande tipo “Can I eat?” (posso mangiarlo?). Così internet è pieno zeppo di foto del dittatore coreano, ritratto in ogni possibile occasione.

Va detto peraltro che anche i media di regime di Cina e Corea del Nord ci mettono del loro. Quando la testata satirica Onion ha dedicato un servizio a Kim Jong Un come uomo più sexy del mondo del 2012, i media cinesi hanno abboccato riprendendo la notizia come un serio riconoscimento. Il tutto tra l’ilarità generale di mezzo mondo.

E non è finita qui. Quando la rivista Time ha avviato un contest online per nominare il personaggio dell’anno del 2012, la community di 4Chan si è di nuovo scatenata, cercando di promuovere in ogni modo la vittoria del “Glorioso Leader”. A un certo punto però vari media hanno mangiato la foglia e alla fine la consultazione online non è stata presa in considerazione ed invece del “Grande Condottiero” nordcoreano, ha vinto d’ufficio Barack Obama.

Fatte queste doverose premesse, per inquadrare l’humus culturale che col tempo si è creato attorno al “Caro Leader”, risulta facile comprendere perché su Twitter l’annuncio del dittatore di voler sferrare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti è stato accolto con toni splendidamente goliardici.

Chi si attendeva un “sentiment” caratterizzato da panico e ansietà, è rimasto completamente deluso.

C’è stata una vera e propria esplosione di motteggi, burle, fotomontaggi e meme, come ne ho davvero viste di rado. La minaccia nucleare di Kim Jong Un ha generato una deflagrante creatività, che ha illustrato con un sorriso agrodolce quanto velleitaria essa sia. L’aeronautica nordcoreana ridotta a lancio di aeroplanini di carta, la missilistica a giochi per l’infanzia attivati a pompa, la nautica a barconi pieni di derelitti. Il tutto ovviamente corredato da testi inneggianti a deliranti sfoggi di potenza in 140 caratteri.

Grazie a Kim Jong Un Twitter ha dato prova delle proprie potenzialità nel veicolare immagini fotografiche. Ero tra quelli che non erano rimasti positivamente impressionati dalla chiusura di Twitter all’importazione delle immagini di Instagram, ormai ridotte a un mero link esterno. A distanza di mesi devo ammettere che questa limitazione ha invece insegnato a parecchi ad utilizzare il social network come strumento di diffusione di foto e meme nativi.

E al carosello di cui sopra si è associata anche il collettivo Hacker di Anonymous, che per sferrare il proprio attacco alla presenza online di Kim Jong Un ha prevalentemente utilizzato l’arma dei meme.

Una cosa che mi ha sempre lasciato molto colpito dell’intelligenza collettiva espressa dai social media è sempre stato, come la minaccia Morte e Distruzione riesce ad attivare improvvisi e gustosissimi guizzi di creatività. Così Kim Jong Un ci ha insegnato, di nuovo, la grande lezione di Stanley Kubrick, ovvero come imparare a non preoccuparci e ad amare la bomba.

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Il Travaglio digitale di Formigli https://www.datamanager.it/news/il-travaglio-digitale-di-formigli-45568.html Mon, 27 May 2013 10:40:40 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/il-travaglio-digitale-di-formigli/ La curiosa vicenda del dissidio tra Marco Travaglio e Corrado Formigli svoltosi a mezzo stampa, SMS, via Twitter e infine Facebook… coinvolgendo anche il Presidente del Senato Piero Grasso. Quando le metodiche del flame tra influencer più sbracato diventano centrali nel dibattito pubblico

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La curiosa vicenda del dissidio tra Marco Travaglio e Corrado Formigli svoltosi a mezzo stampa, SMS, via Twitter e infine Facebook… coinvolgendo anche il Presidente del Senato Piero Grasso. Quando le metodiche del flame tra influencer più sbracato diventano centrali nel dibattito pubblico.

Riassumere questa la vicenda è abbastanza surreale, tuttavia è esemplare di come un certo approccio sbracato ai media digitali abbia spettacolarizzato, anche negli ambiti più professionali, ogni genere di piccolo dissapore professionale.

Tutto inizia con Marco Travaglio che durante il proprio monologo nel programma “Servizio Pubblico” di Michele Santoro, spara ad alzo zero contro la seconda carica dello Stato: “Grasso non è quello che molti grillini credono (omissis) Prima di essere magistrato, è un italiano, è molto furbo, è un uomo di mondo (omissis) Si è sempre tenuto a debita distanza dalle indagini sulla mafia e la politica”. Il giornalista ha fatto poi alcuni esempi. Grasso, ha detto, “ha fatto dichiarazioni in cui prendeva le distanze da Caselli, ha ottenuto applausi dal centrodestra. Ancora l’altro giorno Berlusconi ha detto che Grasso è tutt’altro che un brutto candidato alla presidenza del Senato, ha ottenuto addirittura dal centrodestra tre leggi per fare fuori Caselli e far passare Grasso alla procura nazionale antimafia. Leggi anticostituzionali che però Grasso ha utilizzato per diventare procuratore nazionale antimafia, mentre il governo faceva fuori il suo unico rivale“.

Fin qui nulla di nuovo, siamo di fronte all’esercizio delle usuali tecniche da navigato polemista, che hanno fatto la fortuna del celebre giornalista.

Tuttavia di fronte all’invito di Corrado Formigli (ex pupillo di Michele Santoro) di svolgere un faccia a faccia presso il proprio programma “Piazza Pulita”, si è scatenato un flame (rissa digitale), degno delle migliori manifestazioni del c.d. mud wrestling tra influencer.

Con un editoriale sul Fatto Quotidiano, Marco Travaglio accusa il collega di essersi intromesso in una vicenda che riguardava solo lui e il Presidente del Senato, di aver ricevuto un invito poco cortese nei modi. Tra le righe Travaglio insinuava che l’invito gli fosse stato da Formigli nella consapevolezza che non avrebbe partecipato, in quanto legato da un contratto di esclusiva col programma di Santoro.

E fin qui siamo al normale svolgimento del teatrino tra prime donne televisive.

Ma cosa era successo realmente?

Il buon Corrado Formigli aveva pubblicamente rivolto a Pietro Grasso e Marco Travaglio il 21 marzo questo garbato invito via twitter: “#Piazzapulita invita ufficialmente il presidente @Grasso_P e @marcotravaglio alla prossima puntata per un confronto aperto e leale”

Orbene ad un occhio disattento sembrerebbe un grande momento di giornalismo partecipativo. Peccato che mentre Pietro Grasso sporadicamente fa uso del proprio account, quello di Marco Travaglio è praticamente morto.

A pensar male sembrerebbe di trovarci di fronte a un tipico trucco da mud wrestler: ti scrivo su un canale che non usi.

Ovviamente Pietro Grasso risponde a Formigli, mentre Travaglio tace.

Cosa accade quindi? Che di fronte all’editoriale di Marco Travaglio, Corrado Formigli scrive un tweet di risposta a un inesistente messaggio di Travaglio: “@marcotravaglio ma che stai dicendo? Giovedì invitai entrambi @Graso_P ha risposto la mattina dopo su Twitter, tu no.” Della serie: Travaglio scrive formalmente un editoriale su un giornale cartaceo e Fromigli replica in via colloquiale su un account Twitter in disuso. Spettacolare.

Al che, visto che nel frattempo Travaglio ha scritto un altro editoriale sulla vicenda ancor più vibrato del precedente, il buon Corrado Formigli ha ritenuto opportuno puntualizzare il proprio punto di vista sulla vicenda…

Affidando a Facebook le proprie posizioni ripostandole via Twitter…

“Marco Travaglio mi chiede di fare un esempio delle sue fantasiose ricostruzioni. Eccolo servito. La sua ricostruzione sul mio passaggio a La7 è totalmente falsa. “Mentre Santoro e tutti noi, due anni fa, Formigli compreso, ci battevamo contro una proposta indecente di contratto con La7 che prevedeva la censura preventiva della rete e la manleva legale alla rete, lui si proponeva per condurre un talk show il giovedì sera al posto nostro” Falso. Completamente falso, da cima a fondo. Non vi fu mai alcun contatto fra me e La7 mentre Santoro conduceva la sua trattativa con la rete di Telecom. I miei primi contatti con La7 risalgono all’estate inoltrata del 2011, non solo quando fra Santoro e La7 si era consumata la rottura definitiva della trattativa. Ma anche dopo che il cda Rai aveva votato – era il 7 luglio 2011 – contro la possibilità di rientro di Santoro nella tv pubblica al prezzo simbolico di un euro, come proposto da Michele. Solo dopo allora iniziarono i miei contatti con La7. Travaglio su questa vicenda fa disinformazione pura. Se applica a tutti i suoi articoli questa precisione, stiamo freschi. Per inciso, sono pronto a sfidarlo su questo punto davanti a un Giurì d’onore, oppure in tribunale. Mi faccia sapere, io sono qui.“

Penso che la vicenda sia un assolutamente esemplare di come l’utilizzo dei nuovi media spesso crei una vera e propria regressione della comunicazione.

Le modalità con cui Formigli ha usato Twitter e Facebook sono tipiche di un meccanismo visto in modo molto insistito durante quest’ultima tornata elettorale. Si usano i nuovi media apparentemente come una sorta di canale più immediato di comunicazione. La realtà è che dietro c’è quasi sempre parecchio studio e il desiderio di utilizzare i social media come mero “gancio” per portare i media tradizionali sul pezzo.

Alla fine non sono riuscito a trattenermi ed ho dovuto concludere così.

 

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Black Mirror, quando il lato oscuro di Twitter invade la televisione https://www.datamanager.it/news/black-mirror-quando-il-lato-oscuro-di-twitter-invade-la-televisione-45537.html Mon, 27 May 2013 10:39:50 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/black-mirror-quando-il-lato-oscuro-di-twitter-invade-la-televisione/ La prima e seconda serie di Black Mirror, ideata e prodotta dal geniale Charlie Brooker, sono andate in onda su Sky. La serie britannica è riuscita in un esperimento davvero inedito: rendere sul piccolo schermo le tensioni e le inquietudini legate al mondo dei nuovi media e di Twitter in particolare

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La prima e seconda serie di Black Mirror, ideata e prodotta dal geniale Charlie Brooker, sono andate in onda su Sky. La serie britannica è riuscita in un esperimento davvero inedito: rendere sul piccolo schermo le tensioni e le inquietudini legate al mondo dei nuovi media e di Twitter in particolare.

Tutti i giorni maneggiamo il nostro “specchio nero”, quel piccolo diabolico device capace di restituire a noi stessi e al prossimo un oscuro riflesso del nostro vero essere.

L’abilità di Charlie Brooker è stata quella di essere riuscito a raccontare con magistrale perizia come questo riflesso possa essere potenzialmente distruttivo della nostra personalità, riuscendo a piegare la televisione a modalità di racconto inedite sulle inquietudini introdotte dalle nuove tecnologie.

Ogni episodio nell’arco di un’ora racconta una storia autoconclusiva completamente slegata dalle altre. Eppure al termine della visione delle due serie appare evidente come esista una sorta di “continuità laterale”, come se i vari episodi si svolgessero in momenti diversi della medesima distopia.

Il più riuscito della serie è sicuramente “Messaggio al Primo Ministro”, in cui viene raccontato come un folle provocatore, utilizzando le debolezze dello “sciame umano” presente su Twitter, riesce a costringere il Primo Ministro inglese ad avere un rapporto sessuale con un maiale in diretta nazionale. La storia racconta in modo esemplare come “leggere gli umori della gente” dai social media sia un esercizio in ultima analisi assolutamente suicida e come la coazione a “far girare la notizia” renda ormai impossibile una informazione ordinata.

Certamente “15 milioni di celebrità” è l’episodio che ho trovato più spassoso. In un futuro, che sembra la versione stilizzata della nostra società, il mondo è diviso in tre “caste”: gli obesi vestiti di giallo, che rappresentano gli strati più bassi della società e sono brutalizzati verbalmente e fisicamente, gli atleti vestiti di grigio che trascorrono la vita a pedalare su delle cyclette per alimentare l’elettricità del sistema, guadagnando “meriti” per comprare beni e servizi e infine le celebrità, libere di vestire in modo eccessivo. Il film racconta dapprima l’amore disinteressato del protagonista per un’aspirante cantante, che viene trasformata in una pornostar da un Talent Show tritacarne. Poi racconta la ribellione al sistema effettuata in diretta dal protagonista… che diventa elemento di palinsesto della televisione interattiva.

In “Ricordi pericolosi” viene raccontato un mondo in cui tramite chip sottocutanei è possibile registrare e cancellare i nostri ricordi, rendendoli immediatamente fruibili attraverso particolari device, o tramite una sorta di playback emozionale. Il film rende benissimo l’angoscia dell’impossibilità di dimenticare, attraverso il racconto di una crisi coniugale, che si sviluppa in un crescendo di playback, che gradualmente sgretolano ogni certezza.

Con “Torna da me” il tema delle informazioni che lasciamo su di noi in Rete si spinge verso una sorta di punto di non ritorno. Una ragazza apprende di essere rimasta incinta poco dopo la morte del proprio compagno. La protagonista attiva così un BOT, che dapprima risponde in modo coerente alle mail sulla base dello stile di scrittura sui social network adoperato dal defunto… poi inizia a dialogare per telefono analizzando il comportamento desumibile dalla quantità di video immessi nella cloud… infine irrompe nel mondo reale con esiti penosi. Un inquietante quadro delle tracce che lasciamo di noi sui vari social network.

“Orso Bianco” è una sorta di “Delitto e Castigo 2.0”, in cui l’elemento della “punizione catartica” diventa una sorta di spaventoso reality show senza fine. Come spesso avviene anche nel mondo attuale, al reo è sottratta ogni possibilità di riabilitazione e la sua distruzione sul piano psicologico diventa elemento di spettacolarizzazione e intrattenimento. La scena del “pubblico” che insegue l’assassina, riprendendola smartphone in pugno, mentre l’aguzzino la insegue, è estremamente potente e ben resa.

Molti hanno visto in “Vota Waldo!” un racconto del fenomeno del Grillismo. Il film racconta infatti di un comico fallito, che animando il meme di un orsetto blu, viene candidato alle elezioni sovvertendo i risultati elettorali col beneplacito di CIA e editori spregiudicati. In realtà a mio avviso il film parla piuttosto di un fenomeno che inizia a dilagare in ogni anfratto del globo con la creazione di “politici-meme” fungibili e intercambiabili, che fungono da cassa di risonanza delle parole d’ordine dello sciame digitale, in un continuo gioco al ribasso.

Insomma, una serie altamente consigliata per riflettere sui possibili incidenti di percorso cui ci può portare il feticismo tecnologico. Una serie che raccontando il futuro, racconta il nostro presente. Sei racconti che illustrano in modo magistrale le insidie del nostro quotidiano, in cui un ipertrofico tentativo di raccontarci, spesso genera un “oscuro riflesso”.

>> Vedi tutti gli altri articoli della rubrica “Cinguettii” a cura di Giovanni Scrofani

 

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PoliticsTTT/BO: ma Twitter sposta voti? https://www.datamanager.it/news/politicstttbo-ma-twitter-sposta-voti-45501.html Mon, 27 May 2013 10:39:08 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/politicstttbo-ma-twitter-sposta-voti/ Lo staff di Twitter Tips & Tricks ha organizzato in sei città l’evento PoliticsTTT. Un’occasione per parlare insieme delle modalità con cui la politica utilizza i social media, e Twitter in particolare, e cercare di rispondere alla domanda delle domande

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Lo staff di Twitter Tips & Tricks ha organizzato in sei città l’evento PoliticsTTT. Un’occasione per parlare insieme delle modalità con cui la politica utilizza i social media, e Twitter in particolare, e cercare di rispondere alla domanda delle domande.

Ho partecipato con molto piacere all’evento bolognese, perché in Emilia risiedono buona parte delle mie amicizie. Il (non)Backstage dell’evento l’ho raccontato con foto, video e content curation su Gilda35, qui mi sembra opportuno esporre in modo meno rapsodico la mia posizione sul tema.

Domanda a brucia pelo: “Twitter sposta voti?”

Risposta schietta: “No.”

Potrei concludere così la trattazione, ma sarebbe ingeneroso. Così andiamo con ordine.

Innanzitutto l’idea che un media possa incidere sui processi mentali di un individuo fino a sopprimerne la personalità è un delirio di onnipotenza di markettari tecno-esaltati e una autoassoluzione di mediocri politici incapaci di affrontare in una dimensione storica e ideologica i propri fallimenti di fronte al c.d. “berlusconismo televisivo”.

Ciò che sposta voti, come sanno anche le capre, sono le persone.

Ciò che sposta voti è la coerenza tra il contenuto, che viene comunicato, e le peculiarità del media utilizzato per comunicare. Il tutto tenuto conto che bisogna sempre considerare con quale delle proprie voci interiori sta parlando il “comunicatore”, per entrare in contatto con diversi stati mentali dei propri interlocutori.

In tal senso nessun media è idoneo a spostare voti, se non riempito di contenuti adeguati, se non utilizzato sfruttando al meglio le sue peculiarità, se non associato a una coerenza linguistica tra personalità di chi comunica e del recettore del messaggio.

Twitter assolve egregiamente alle proprie potenzialità politiche nel momento in cui se ne sfruttano appieno le potenzialità. Non esiste un nostro “Io” online diverso dall’offline. Twitter funziona bene quando racconta in modo coerente una persona, magari anche rivelandone aspetti inediti, ma non snaturandola. Twitter funziona bene quando non cerca di vendere idee politiche come fustini di detersivo, ma quando si sforza di diffondere notizie, generare “parole d’ordine”, mobilitare in senso sano.

Con i suoi pochi caratteri a disposizione, Twitter può essere un ottimo veicolo di piccoli concetti, che gioco forza si devono incardinare in una strategia più complessiva, di cui Twitter è solo uno dei momenti, che assolve a compiti ben precisi di “circolazione dell’informazione” e “narrazione in diretta”.

Ovviamente quanto sopra è tanto più funzionale quanto più si rispetta il fatto che Twitter è un media aperto e nel bene e nel male bidirezionale. Pertanto se non si vuol “rispondere”, aprire un canale su Twitter è uno degli esercizi più sterili che riesca a immaginare.

L’importazione forzata di modelli stranieri avviene poi senza spesso neppure aver capito le peculiarità della cultura politica in cui si incardinano certe strategie. Così ci troviamo di fronte a piccole pantomime del consenso, che mostrano l’entusiastica adesione di influencer e BOT, lasciando il potenziale elettore piuttosto seccato.

Aggiungo che se qualcosa “sposta voti” deve essere suscettibile di misurazione. Deve pertanto esistere la scientifica possibilità di misurare e pesare in relazione ad un dato evento su Twitter, come questo ha spostato le propensioni di voto. Al momento qualsiasi modello matematico per analizzare simili fenomeni si è tradotto in flop peggiori di quelli dei sondaggisti tradizionali.

Twitter è un canale per fare qualcosa che in politica non si fa più, ma che è il presupposto della creazione di un convincimento: dialogare.

Spostare voti? E’ compito dei militanti: in piazza, al bar, o davanti a un tablet.

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#HabemusPapam: il rito del Conclave al tempo di Twitter https://www.datamanager.it/news/habemuspapam-il-rito-del-conclave-al-tempo-di-twitter-45456.html Mon, 27 May 2013 10:38:30 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/habemuspapam-il-rito-del-conclave-al-tempo-di-twitter/ Per la prima volta Twitter ha raccontato in diretta gli eventi del Conclave e della nomina a Papa del cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio. Così Papa Francesco è stato salutato da genuino entusiasmo, qualche bonario sfottò e ridicoli tentativi di diffamazione. Una storia esemplare sulla comunicazione digitale

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Per la prima volta Twitter ha raccontato in diretta gli eventi del Conclave e della nomina a Papa del cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio. Così Papa Francesco è stato salutato da genuino entusiasmo, qualche bonario sfottò e ridicoli tentativi di diffamazione. Una storia esemplare sulla comunicazione digitale.

La prima immagine per descrivere questo Conclave è quel magistrale accostamento di foto, divenuto rapidamente virale su Facebook e Twitter, che mette a confronto l’elezione al soglio pontificio di Benedetto XVI nel 2005 e l’attuale elezione di Francesco.

Nel 2005 c’erano solo fedeli dallo sguardo rapito verso Piazza San Pietro… in realtà la foto non fu scattata al momento della salita al soglio pontificio di Papa Benedetto XVI, ma ai funerali del suo predecessore, ma ciò nulla toglie alla sua potenza evocativa…

Nel 2013 tutto è mediato da smartphone e tablet. Le persone osservano lo svolgersi della storia attraverso i propri device mobili. Tutto viene registrato, montato, diffuso e commentato nel suo divenire. Un oceano di dispositivi rivolti verso il balcone in attesa dell’annuncio.

In questa immagine è riassunta la vera rivoluzione operata dai Social Network nel nostro stile di vita. L’esistenza di ognuno diventa oggetto di narrazione permanente e condivisione. Nessun evento nella storia umana è stato oggetto di documentazione da così tanti punti di vista diversi.

Se gli storici del passato hanno sempre dovuto fronteggiare le difficoltà rappresentate dalla “scarsità delle fonti”, gli storici del futuro dovranno districarsi tra le complicazioni di una obiettiva “sovrabbondanza delle fonti”.

Che poi l’immagine sembra evocare anche quel passaggio molto caro a Philip K. Dick delle Lettere di San Paolo “vediamo oscuramente, come attraverso uno specchio“. Nella poetica di Dick questo passaggio stava a rappresentare l’emergere di un mondo distopico (il c.d. “Impero” della Trilogia di Valis), che si andava a sovrapporre alla “realtà interiore” delle cose confondendola e oscurandola a tal punto, che solo l’intervento della Grazia divina poteva far riemergere la Verità.

In pratica la descrizione del nostro mondo.

Le immagini di quei device, divengono rapidamente virali. Si diffondono, si replicano, vengono alterate, commentate riassemblate. E immediatamente in Rete vengono immessi spaventosi quantitativi di commenti fino a generare quel fenomeno che scherzosamente con la Community di Gilda35 chiamiamo Katzing, ossia l’umana tendenza a generare pseudo-informazioni che generano solo entropia e rumore.

Ebbene così non appena Papa Bergoglio ha assunto il nome di Francesco è stato un fiorire di articoli che raccontavano in una sorta di scatola cinese narrativa come la notizia abbia influenzato i temi di tendenza e abbia riverberato anche su altri social, come i VIP avessero raccontato l’evento sui social media, come l’account Twitter del Papa fosse un fake, come i cardinali abbiano usato Twitter per esprimere la propria gioia, come un importante opinion leader quale Flavia Vento abbia vissuto un afflato mistico cinguettante, come si ponga il tema importante del passaggio di credenziali delle varie declinazioni Pontifex (l’account ufficiale del Papa su Twitter)…

Insomma assistiamo alla ri-mediazione dei mass media tradizionali di Twitter, che diventa esso stesso “la notizia”… e arriviamo alla seconda immagine simbolo dell’avvio di questo pontificato.

Accade che dallo staff della Presidentessa argentina Cristina Fernández de Kirchner, per beghe interne al peronismo di destra/sinistra, inizino a circolare illazioni su presunte affinità elettive tra il nuovo pontefice e il dittatore Jorge Rafael Videla.

Ovviamente le suddette illazioni vengono corroborate da una foto che mostra il pontefice, mentre amministra i sacramenti al dittatore e da un vociare su una serie di dichiarazioni misogine…

Il summenzionato fotogramma, i link alle tesi dello staff di Kirchner spacciati come studi indipendenti, le “dichiarazioni misogene” rapidamente divenute un meme, fanno per giorni il giro della rete… salvo poi risvegliarsi tutti sudati e rendersi conto che si è trattato di pura diffamazione a mezzo stampa, che incardinatasi nel magico mondo dei social network produce gli effetti distorti ben descritti nel post di Simone Corami “Videla, Bergoglio e il Katzing” e di Paolo Attivissimo “La dichiarazione sessista attribuita a Papa Francesco”.

A parte la grettezza ideologica secondo cui l’unico vero oppositore a un regime dittatoriale, è l’oppositore morto e il sottile razzismo che associa automaticamente i Sudamericani a Repubbliche delle Banane, narcotraffico e machismo… colpisce l’assoluta assenza di una dimensione non dico neppure storica, ma perlomeno razionale.

Piuttosto che da storici, questi anni sembrano destinati ad analisi di neuropsichiatri dell’infanzia.

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Le strade senza uscita di #DirezionePD https://www.datamanager.it/news/le-strade-senza-uscita-di-direzionepd-45073.html Mon, 27 May 2013 10:37:05 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/le-strade-senza-uscita-di-direzionepd/ Periodicamente quando il Partito Democratico attraversa qualche momento di cruciale, esplode su Twitter l'enigmatico hashtag #direzionePD, che in questo periodo rappresenta alla perfezione il senso di smarrimento della Sinistra italiana

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Periodicamente quando il Partito Democratico attraversa qualche momento di cruciale, esplode su Twitter l’enigmatico hashtag #direzionePD, che in questo periodo rappresenta alla perfezione il senso di smarrimento della Sinistra italiana

Si sa, al Social Media Expert italico piace da impazzire giocare sulle assonanze, gli ossimori, le sinestesie, ecc… si sa, al Social Media Expert italico piace da impazzire rendere omaggio a semiologia, semantica, semiotica, ecc… così, solo per darsi quel tocco da bohémien evoluto sospeso tra Baudelaire e Umberto Eco.

Un hashtag come #direzionePD è da intendersi pertanto come un “arguto” tentativo da un lato di “raccontare i lavori degli apparati” della Direzione del Partito Democratico, dall’altro come una sorta di invito a “intraprendere la retta via” del Partito Democratico.

Nello scenario di acuta incertezza politica succeduto alle ultime elezioni, la riesumazione di questo hashtag è apparsa ai più altamente problematica.

Innanzitutto ha raccontato un Partito incapace di rinnovarsi di fronte alle istanze di “democrazia liquida” del Movimento Cinque Stelle. Tant’è che da più parti si ricomincia a guardare a Matteo Renzi. L’effetto avvertito dai più è stato quello di un Partito che si rinchiude nei propri luoghi di potere a leccarsi le ferite.

D’altro canto è emersa anche la debolezza della proposta politica di Pierluigi Bersani, che piuttosto che indicare chiaramente la via per uscire dall’empasse istituzionale propone una sorta di diagramma di flusso.

Gli otto punti di Bersani sono stati declinati in ogni genere di modalità digitale dal tweet all’infografica:

1. Fuori dalla gabbia dell’austerità.

2. Misure urgenti sul fronte sociale e del lavoro.

3. Riforma della politica e della vita pubblica.

4. Voltare pagina sulla giustizia e sull’equità.

5. Legge sui conflitti di interesse, sull’incandidabilità, l’ineleggibilità e sui doppi incarichi.

6. Economia verde e sviluppo sostenibile.

7. Diritti.

8. Istruzione e ricerca.

Della premiata serie dire tutto e dire niente.

Ne parlavo su Twitter qualche giorno addietro con Massimo “Supernauta” Metrangolo: il Partito Democratico sembra non avere la minima intenzione di dotarsi di una “Unique Selling Proposition” (USP), a differenza di Movimento Cinque Stelle e PDL, che sviluppano tutta la propria comunicazione attorno a questo principio.

La USP è un concetto molto vecchio, elaborato nella prima metà del secolo scorso da Rosser Reeves in ambito di comunicazione pubblicitaria. In sostanza è riassumibile:

1. Ogni campagna pubblicitaria deve proporre “un” beneficio per il consumatore.

2. Questo deve esser tale che la concorrenza non può offrirlo.

3. Il beneficio deve essere così forte da poter spingere milioni di consumatori all’acquisto.

Per intenderci, la USP durante la campagna elettorale del Movimento Cinque Stelle era “Tutti a Casa” e quella del PDL era “Vi rimborsiamo l’IMU“. Concetti semplici, chiari e di forte presa verso il proprio bacino elettorale di riferimento.

Bisogna ammettere che ormai le categorie del marketing spiegano meglio i fenomeni politici delle scienze politiche. Il cittadino elettore e il cittadino consumatore sono esattamente la medesima persona. Peraltro, quando si utilizzano per comunicare con questo soggetto politico/economico i medesimi media, con cui vengono veicolati messaggi commerciali (ivi inclusi i social media), ridicolo pensare che si attivino neuroni differenti.

Ancora oggi, nonostante i reiterati contatti con il Movimento Cinque Stelle, un punto di contatto appare lontano… E forse Matteo Renzi, che di comunicazione ne capisce qualcosa, ben dice quando richiama il Partito a cercare un punto di contatto sull’abolizione del finanziamento Pubblico ai Partiti.

Qualcosa di molto più concreto ed edibile di “riforma della politica e della vita pubblica“.

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