Cosa ha insegnato Beppe Grillo (e Gianroberto Casaleggio)

Abbiamo analizzato negli scorsi articoli come la comunicazione digitale di questa tornata elettorale sia stata caratterizzata da una fortissima tendenza a ridondare il messaggio televisivo, sforzandosi di enfatizzarne toni e parole d’ordine. Una sola realtà ha creato un corto circuito mediatico: il Movimento 5 Stelle

Prima di procedere nella trattazione devo fare due necessarie premesse.

Scrivo questo articolo prima di conoscere l’esito delle elezioni. Non so se il Movimento 5 Stelle è primo partito e si appresta in qualche modo ad essere forza di governo, se ha fatto solo il “botto” a livello di voti diventando una forza politica, con cui tutti da domani mattina dovranno fare i loro conti, se si è ammosciato come un soufflé mal riuscito.

Francamente non mi interessa, conta quanto sono riusciti a fare Grillo e Casaleggio a livello di comunicazione, marcando in modo netto e a mio avviso efficace le proprie differenze.

Altra premessa: non sono un “Grillino”, cui francamente preferisco il termine “militante del M5S”, né trovo convincenti a livello di contenuti le proposte dei Beppe Grillo. Tuttavia ritengo che in questo periodo sia stato commesso un po’ ovunque un notevole errore di valutazione nel “soppesare” la comunicazione del Movimento 5 Stelle: fermarsi alla “sparata del giorno di Beppe”, senza valutare cosa accadeva al contorno.

Ma andiamo con ordine.

Il primo aspetto che balza agli occhi leggendo gli umori della Rete è come Beppe Grillo si sia affidato in modo trasparente ad un’agenzia di comunicazione, la celebre Casaleggio Associati, sopportando anche gli strali e le invettive che a questa provenivano da più parti. Di norma in Italia quando un politico affida a qualcuno la propria comunicazione digitale avviene tutto a un livello carbonaro, per cui solo tra addetti ai lavori si ha un quadro chiaro di ciò che bolle in pentola. La coerenza con cui è stato portato avanti il progetto Grillo-Casaleggio alla fine ha creato valore. E come si è potuto assistere nel comizio di Piazza San Giovanni ha evocato anche il c.d. “tema dell’amicizia virile”, che quando si devono serrare i ranghi genera sempre un valore aggiunto. I due hanno dato l’immagine di un movimento compatto e coerente, mentre gli altri partiti si muovevano ai margini di guerre intestine.

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Il secondo aspetto è rappresentato dal fatto che Casaleggio nel proporre Grillo non l’ha snaturato, cercando di offrirne un’immagine addomesticata. Sono state accuratamente esaltate le caratteristiche dell’uomo Beppe Grillo: folle e ispirato mentre arringa la folla con toni eccessivi, pacato, dialogante e quasi paterno mentre conversa coi militanti nei video virali. Una lezione che gli esegeti di emoticon e memetica spiccia dovrebbero tenere a bene a mente.

La continua, e astuta, fuga dalla visibilità televisiva, ha ottenuto un duplice effetto. Da un lato Grillo sottraendosi al “teatrino televisivo” ha rinforzato nella base la percezione dell’uomo che non scende a compromessi. Quando furbamente ha disertato l’evento con Sky, mentre gli avversari politici gridavano che si sottraeva al dibattito, i militanti ne esaltavano la volontà di mantenersi “puro”. Evitare la sovraesposizione televisiva l’ha così sottratto sia agli imbarazzanti attacchi di una stampa sempre attenta a trovare magagne, sia agli inevitabili scivoloni connessi al vivere perennemente davanti alle telecamere. D’altro canto è riuscito anche nell’impresa di rompere la narrazione comune agli altri partiti che usano il digitale come megafono della televisione. Brillando per la propria assenza, è riuscito a portare al centro dell’attenzione televisiva le istanze che si generavano nel dialogo con la base. Così la televisione ha finito per diventare il megafono delle parole d’ordine generate sul Blog, nei MeetUp e nei vari social network.

Aspetto a mio avviso centrale è il fatto che Beppe Grillo e Casaleggio Associati hanno creato un intero ecosistema di conversazioni, che si sviluppano attorno alla proposta politica del Movimento 5 Stelle. Nel guardare al Movimento ci si sofferma sempre sul Blog e sulle posizioni del Leader, senza guardare l’enorme massa di quotidiane conversazioni che i militanti sviluppano autonomamente in ogni canale possibile. Come in ogni partito ci sono personaggi più o meno folkloristici, ma paradossalmente si perdono nel volume di conversazioni generate. Va notato poi come Blog, social network, forum dedicati, rappresentano un momento della comunicazione, in cui l’adunata dal vivo diventa non solo elemento aggregatore, ma vero e proprio evento produttivo di contenuti virali. Ha fatto molta più comunicazione dal vivo il “digitale” Beppe Grillo degli altri politici. Una lezione che i “tecno-esaltati” dovrebbero tenere a mente.

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Insomma qualunque sia il risultato numerico raggiunto da Beppe Grillo è stata scritta a mio avviso una pagina interessantissima di cultura digitale, che andrebbe studiata accuratamente e compresa appieno da tutte le forze politiche. Forse è stato definito un nuovo standard.

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