Smau 2012 chiude i battenti: 53mila e 500 visitatori

La visita del leader del Carroccio, Roberto Maroni – che ha stretto le mani a molti imprenditori lombardi e ha consegnato il Premio Innovazione ICT a dodici imprese virtuose – ha caratterizzato l’ultimo giorno della vetrina italiana dell’ICT. Sull’ipotesi di una possibile candidatura alla guida della Regione Lombardia, l’ex ministro dell’Interno non si è sbilanciato e ha dichiarato che ne sarebbe «onorato». L’edizione di Smau 2012 ha segnato – così – l’inizio della corsa per la poltrona di Governatore.

Smau ha chiuso i battenti, con 53mila e 500 visitatori (mille e 500 in più della passata edizione), 500 espositori e 600 workshop, ma la sfida delle tecnologie digitali e dell’innovazione per il rilancio dell’economia del Paese continuerà nel 2013, quando dovremo mettere a bilancio 48 miliardi di euro per rispettare il patto di stabilità.

Con quali conseguenze sui consumi, le imprese e il rilancio che il Paese attende?

Sarebbe bello se si potesse fare di più e meglio con meno risorse pubbliche a disposizione.

 

Sarebbe bello se l’Agenda Digitale, con 20 miliardi di euro di riduzione dei costi potesse garantire anche i 5 miliardi di maggiori entrate per la pubblica amministrazione in 3 anni.

 

Sarebbe bello se la politica facesse un passo indietro e le imprese due passi in avanti. Sarebbe bello se la carta sparisse veramente dagli uffici e la trasparenza – con gli open data – fosse la base per costruire un nuovo rapporto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni.

 

Sarebbe bello dire basta ai progetti pilota nella PA che restano isole nell’oceano dell’analfabetismo digitale. Sarebbe bello se i confini delle smart city non coincidessero con i limiti geografici dei comuni. Sarebbe bello se il disegno fatto alla lavagna di un Paese moderno e innovativo coincidesse con la realtà di tutti i giorni.

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Sarebbe bello se tra strategia ed esecuzione non ci fosse la stessa differenza che passa tra il dire e il fare.

 

Sarebbe bello se l’Italia e gli italiani, trovassero la forza per riscattarsi dall’immagine di popolo di corrotti e corruttori, di furbi abili nell’arte dell’intrigo.

 

Sarebbe bello ripartire da manifattura e politica industriale, per recuperare crescita, lavoro e competitività.

 

Sarebbe bello se l’innovazione cambiasse la vita delle persone alla catena di montaggio e sarebbe bello se gli operai delle fabbriche non dovessero scegliere tra salute e lavoro. Sarebbe bello se il decreto sulla corruzione non fosse una coperta corta da tirare da tutte le parti. La legalità è come una catena che tiene insieme economia e sviluppo. Tutti facciamo parte di questa catena. Basta che un solo anello sia debole per mettere a rischio il sistema. L’illegalità ruba il lavoro ai giovani, altera la libera concorrenza tre le imprese. I comportamenti e le singole pratiche fanno la differenza. Sarebbe bello se le ombre di infiltrazione mafiose sui cantieri di Expo 2015 fossero spazzate via. Sarebbe bello se la crisi fosse finalmente capita e superata. Per tenere insieme un Paese ci vuole il coraggio di fare scelte alternative, non solo impopolari. I tecnici hanno dimostrato che essere buoni ragionieri non serve, se non si misurano gli effetti dei tagli a livello macroeconomico. Ci vorrebbero economisti alla Keynes, ma lo abbiamo mandato in soffitta con la legge del pareggio di bilancio in Costituzione.

Dobbiamo cercare le ragioni della crisi nella irresponsabilità dei comportamenti, se non vogliamo fare come Don Ferrante e aspettare che le cose ritornino come erano prima. Non sarà così. L’innovazione, la legalità e la responsabilità esercitata dai cittadini sono la chiave di volta di un sistema economico sociale e “intelligente”. La cittadinanza sociale deve precedere quella economica. Bisogna uscire dalla contrapposizione tra Stato e Mercato. Bisogna uscire dalla visione risarcitoria di un “welfare state” in grado di intervenire solo dopo e anche male, per porre rimedi a situazioni che si sarebbero potute evitare, con un maggior controllo sul rispetto delle regole.

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Sarebbe bello se tra le start up finaliste della prima edizione del Premio Lamarck ci fossero le grandi imprese di domani. Sarebbe bello se il digital divide non lasciasse nessuno indietro. Sarebbe bello se l’impresa diventasse davvero semplice. Sarebbe bello se la disoccupazione tra i giovani diminuisse, perché un Paese che vuole crescere ha bisogno di talenti nuovi. Sarebbe bello se la spending review non coincidesse con un taglio orizzontale dei costi. Sarebbe bello guardare al 2013 con ottimismo e l’innovazione non fosse solo una parola, ma una pratica diffusa a tutti i livelli.

Sarebbe bello se la tecnologia eliminasse gli sprechi, le inefficienze e gli abusi. Sarebbe bello se il decreto sulla crescita diventasse subito attuativo, senza ritardi e lungaggini.

Sarebbe bello se il cambiamento mettesse al centro la società, le persone non solo gli strumenti. Sarebbe bello, sarebbe un nuovo inizio…

E permettetemi una ultima considerazione – sono certo che l’amministratore delegato di Smau, Pierantonio Macola, non me ne vorrà: Sarebbe bello se i ministri intervenissero ai convegni, non con una telefonata old style, ma in video conferenza. E sarebbe bello se alla prossima edizione di Smau 2013 noi giornalisti potessimo lavorare in mobilità always-on e i gli espositori potessero fare networking non solo via sms.

 

 

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