Romano Prodi: Cina più mercato, Usa più Stato

«L’elezione di Obama e l’esito del Congresso del Partito Popolare cinese di domani decideranno il destino del mondo per i prossimi quindici anni». Lo ha detto Romani Prodi, in apertura della seconda giornata del World Business Forum di Milano

«La vittoria di Obama – secondo Prodi – ha un duplice significato economico e politico a livello globale. Gli Stati Uniti restano la più grande potenza, ma non possono più guidare le sorti del mondo da soli. I prossimi anni saranno all’insegna del co-protagonismo con il blocco Asiatico.

E il ruolo dell’Europa?

«La bilancia dei pagamenti europei è migliore di quella USA». Ma si sa che l’America quando ha un problema lo esporta come la democrazia. «In Europa siamo a un punto di non ritorno sulle politiche fiscali e di spesa pubblica».

Quanto peserà sulla vittoria di Obama l’ipoteca del Congresso in mano ai repubblicani?

«Avrà un peso nella velocità delle decisioni, ma Obama risponderà con il rilancio della politica industriale, che avrà un effetto positivo anche al di qua dell’oceano. Il recupero di forza sull’industria manifatturiera porterà a una rinascita del dibattito sulle politiche industriali in Europa».

E la Cina?

«La Cina ha scelto la strada del progresso senza avventura, continuerà nella direzione intrapresa con una maggiore velocità sulle riforme interne che saranno inevitabili.

La nuova governance cinese dovrà affrontare anche i temi dello stato sociale, dell’ambiente e non solo della produzione. Nei prossimi anni vedremo un mondo a diverse velocità. L’Europa avrà ancora il freno a mano tirato a causa della mancanza di decisione e di coesione politica. Il Primo ministro europeo resta il “signor spread” e sarà così almeno fino alle prossime elezione tedesche, che sbloccheranno la situazione.

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È possibile ricompattare lo spirto di coesione europeo?

Lo sblocco per il momento non è arrivato da un salto in avanti della democrazia europea ma dall’azione di un organismo tecnocratico come la Banca centrale europea.

L’Europa di domani?

Nessuno ha interesse alla distruzione dell’euro, che anche sulla Germania avrebbe effetti molto negativi. Il tema delle svalutazioni competitive è anacronistico. Ci saranno resistenze, come sempre nei processi di cambiamento, ma nel futuro avremo un’Europa più unita e più veloce nelle decisioni.