bufale – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 11:56:02 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png bufale – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Facebook compra Bloomsbury AI per combattere le fake news https://www.datamanager.it/2018/07/facebook-compra-bloomsbury-ai-per-combattere-le-fake-news/ Wed, 04 Jul 2018 09:37:10 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150628 La startup londinese entra nel giro del social network come parte degli sforzi per la lotta alle bufale tramite strumenti di intelligenza artificiale Facebook non ha mai nascosto di non avere la soluzione definitiva nella lotta alle fake news. In più di un’occasione il social network ha spiegato la necessità di ottenere un mix tra […]

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La startup londinese entra nel giro del social network come parte degli sforzi per la lotta alle bufale tramite strumenti di intelligenza artificiale

Facebook non ha mai nascosto di non avere la soluzione definitiva nella lotta alle fake news. In più di un’occasione il social network ha spiegato la necessità di ottenere un mix tra tecnologia e persone per giungere a risultati concreti, senza i quali non può esservi piattaforma impeccabile che tenga. Alcuni paradigmi però possono sicuramente accelerare il processo di individuazione e rimozione delle bufale. Ed è il caso dell’intelligenza artificiale che, tramite i suoi algoritmi avanzati di deep learning, ha tutte le carte in regola per imparare a riconoscere le fondamenta di una fake news, per penalizzarla online e renderla visibile solo a un numero ristretto di persone.

Un’iniziativa a cui Facebook darà maggior seguito grazie a Bloomsbury AI, una startup londinese acquisita da poco. Il campo di azione della compagnia è l’elaborazione del linguaggio naturale finalizzato alla realizzazione di software che possono rispondere a domande partendo dalla comprensione di un asset di documenti. In parole povere, una macchina è in grado di dire se quella che si trova finanzi è una bufala studiando la storia, i numeri e le evidenze su un tema.

Lotta al falso

L’obiettivo di Facebook è di avvalersi di tool del genere per impedire la diffusione delle fake news soprattutto in momenti particolari della società civile, come le elezioni, i referendum e le decisioni comunitarie. Non a caso, è nel periodo immediatamente precedente all’elezione di Donald Trump che gli analisti hanno individuato l’ascesa maggiore delle bufale, propinate soprattutto dalla Russia, con la volontà di destabilizzare l’opinione pubblica.

Quanto possa servire un metodo simile per la lotta al falso è un interrogativo concreto. Non esistono però, almeno ad oggi, soluzioni tout-court per bloccare la viralità di alcune notizie. Certi progetti di cui si è parlato in passato, come il pulsantino per indicare quali dei fatti che scorrono sul news feed non sono veri, non si sono ancora realizzati, probabilmente perché Zuckerberg crede che sia meglio migliorare gli automatismi online piuttosto che chiedere agli iscritti di agire direttamente nella segnalazione, anche perché in assenza di una tale attività, le bufale continuerebbero a circolare. E siamo di nuovo al punto di partenza, a quel necessario mix tra uomo e macchina che può invertire un trend ancora molto pericoloso.

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Dottor Google, ad Ancona il primo sportello anti-bufale https://www.datamanager.it/2018/05/dottor-google-ad-ancona-il-primo-sportello-anti-bufale/ Thu, 17 May 2018 12:05:44 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147811     Contro le fake news, consulenti a disposizione per fornire informazioni veritiere sulle malattie Sono quasi 9 milioni gli italiani che abboccano alle false informazioni in ambito sanitario e oltre 15 milioni quelli che cercano informazioni prestando scarsa attenzione alla fonte, incappando speso in enormi bufale. A cascarci sono soprattutto i millennials, che preferiscono […]

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Contro le fake news, consulenti a disposizione per fornire informazioni veritiere sulle malattie

Sono quasi 9 milioni gli italiani che abboccano alle false informazioni in ambito sanitario e oltre 15 milioni quelli che cercano informazioni prestando scarsa attenzione alla fonte, incappando speso in enormi bufale. A cascarci sono soprattutto i millennials, che preferiscono affidarsi a Dottor Google invece che a medici esperti.

Il boom delle cure fai-da-te

Ma in generale è cresciuto il numero di italiani che cerca cure fai-da-te sul Web (l’88% preferisce informarsi tramite il motore di ricerca), tanto che la ricerca ossessiva di malattie tramite Google è persino considerato un disturbo psicologico chiamato“cybercondria”, la versione tecnologica dell’ipocondria.

Per combattere questa pericolosa tenenza è stato presentato ieri dalla clinica oncologica dell’azienda ‘Ospedali Riuniti’ di Ancona uno sportello informativo all’interno del reparto dell’ospedale anconetano di Torrette, guidato dalla professoressa Rossana Berardi, attivo con personale medico, infermieristico e con volontari di alcune associazioni. E’ disponibile anche un sito internet, una casella di posta elettronica e un numero di telefono dedicato. Nei prossimi giorni sarà attiva anche la meditation room, una stanza dove esperti e pazienti possono parlare in totale riservatezza.

Una sfida difficile

La consulenza sarà disponibile tutte le mattine (oltre a due pomeriggi) per fornire informazioni sulla malattia in ambito oncologico, propedeutiche ad eventuali screening o ricoveri: «Nell’ultimo trimestre del 2017 – spiega Rossana Berardi – sono aumentate del 30% le ricerche su internet di informazioni legate al cancro: è una pessima notizia per noi. Anche a partire da questo dato, abbiamo deciso di impegnarci per invertire la tendenza». «In Italia 15 milioni di persone – aggiunge – si informano su internet per la loro salute e più della metà trovano informazioni sbagliate se non dannose; il 26% sceglie i motori di ricerca, il 21% Youtube e il 35% si affida a Facebook. Percentuali che salgono, in alcuni casi raddoppiano o addirittura triplicano, tra i più giovani». 

Michele Caporossi,  direttore generale dell’azienda ospedaliera spiega: «le fake news in sanità sono un grande nemico, nel settore oncologico come in quello delle campagne vaccinali. Il mondo non può essere indirizzato da branchi di ‘like’ e dai loro capobranco». «Dobbiamo affrontare una sfida difficile che forse non vinceremo, ma quanto meno possiamo dire di averci provato» sottolinea. «Internet è lo strumento più democratico mai creato forse – spiega il Rettore dell’Università Politecnica delle Marche, Sauro Longhi – ogni giorno si condividono masse di informazioni buone, ma anche cattive. In sanità il rigore scientifico è fondamentale». 

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Twitter pensa alla spunta blu per combattere le fake news https://www.datamanager.it/2018/03/twitter-pensa-alla-spunta-blu-combattere-le-fake-news/ Mon, 12 Mar 2018 14:25:10 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143265 Il social network aprirà il processo di verifica account per responsabilizzare più utenti e fermare la diffusione delle bufale Secondo un recente studio, su Twitter le fake news si propagano sei volte più velocemente delle notizie vere. La viralità del fenomeno non è facilmente arginabile dal microblog, che sta cercando vie alternative per ridurre il […]

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Il social network aprirà il processo di verifica account per responsabilizzare più utenti e fermare la diffusione delle bufale

Secondo un recente studio, su Twitter le fake news si propagano sei volte più velocemente delle notizie vere. La viralità del fenomeno non è facilmente arginabile dal microblog, che sta cercando vie alternative per ridurre il problema. Una soluzione potrebbe essere quella di aprire a chiunque il processo di ottenimento della famosa spunta blu al fianco del nome utente, per segnalare un account verificato. In questo modo, si darebbe maggiore responsabilità agli iscritti, incentivando la condivisione di notizie vere e non il rapido e diffuso sharing privo di qualsiasi fondamento. Lo ha spiegato durante un livestream il CEO Jack Dorsey: “Vogliamo essere uno dei servizi più affidabili al mondo e sappiamo che abbiamo molto lavoro da fare per arrivare a tale traguardo”.

Cosa sappiamo

La spunta di verifica è stata concessa in principio alle celebrità, come modo per far riconoscere ai fan un account originale da uno falso. Il programma è stato poi esteso ad altre figure, tra cui i giornalisti, ma è sempre rimasto esclusivo di certi utenti. Probabilmente il baffo blu non potrà essere richiesto da tutti ma comunque da persone attive nel mondo della comunicazione.

Il motivo è evidente: la validazione dei profili ha senso solo se vige la sua assenza per i migliaia di iscritti che usano il social per tenersi informati su quanto accade nel mondo. A differenza di Facebook, che ospitava una pagina ad-hoc su cui chiedere la verifica, Twitter ha sempre proceduto in autonomia, proseguendo nell’assegnazione secondo propri criteri. Non è chiaro cosa cambierà in futuro ma la lotta alle fake news passa anche da qui.

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Dottor Google, quasi 9 milioni di italiani abboccano a false informazioni https://www.datamanager.it/2017/12/dottor-google-quasi-9-milioni-italiani-abboccano-false-informazioni/ Fri, 15 Dec 2017 09:24:13 +0000 http://www.datamanager.it/?p=137588 Scarsa attenzione alle fonti e ingenuità per oltre 15 milioni di persone che cercano notizie mediche sul web Un’indagine del Censis rivela un quadro allarmante che riguarda un comportamento sempre più diffuso tra gli italiani, quello di ricercare informazioni di tipo medico sul web, incappando spesso in enormi bufale. I rischi di affidarsi a Dottor […]

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Scarsa attenzione alle fonti e ingenuità per oltre 15 milioni di persone che cercano notizie mediche sul web

Un’indagine del Censis rivela un quadro allarmante che riguarda un comportamento sempre più diffuso tra gli italiani, quello di ricercare informazioni di tipo medico sul web, incappando spesso in enormi bufale.

I rischi di affidarsi a Dottor Google

Del resto è cresciuto il numero di italiani che cerca cure fai-da-te su Google (l’88% preferisce informarsi tramite il motore di ricerca), tanto che la ricerca ossessiva di malattie tramite Google è persino considerato un disturbo psicologico chiamato“cybercondria”, la versione tecnologica dell’ipocondria.

Oltre 15 milioni di persone cercano informazioni prestando scarsa attenzione alla fonte, mentre Internet pullula di notizie false anche in ambito medico.

Lo studio realizzato da Assosalute rivela che sono circa 8,8 milioni le persone che hanno trovato sul web informazioni mediche sbagliate in tutto il corso dell’anno: studenti, anziani ma soprattutto 3,5 milioni di genitori che si sono affidati al web senza ricorrere al parere del medico.

Il ruolo del farmacista

Il 17% di chi cerca su Internet informazioni sulla salute consulta siti generici, il 2,4% i social network e solo il 6% siti istituzionali. In realtà oltre il 69% degli italiani dichiara di voler trovare informazioni certificate da esperti: richiesta che, come sostiene Marco Cossolo di Federfarma, potrebbe rigurdare il ruolo del farmacista, figura fondamentale nel fare da tramite tra medico e paziente. Secondo l’associazione di categoria, infatti,  “il rapporto tra internet, social e negozio fisico potrebbe essere  rinnovato per confutare le notizie false in circolazione”.

Questa professione riveste un ruolo importantissimo e lo dimostra il fatto che sempre più italiani decidono di curare piccoli disturbi come gastriti, mal di testa e influenza con cure fai-da-te. Tuttavia in Italia spendiamo in farmaci da banco il 39% in meno rispetto alla media europea.

Sarebbe importante che i farmacisti promuovessero proprio attraverso Internet un’informazione corretta, aiutando gli utenti a delle fake news.

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Tim Berners-Lee e il suo progetto contro le fake news https://www.datamanager.it/2017/03/tim-berners-lee-suo-progetto-le-fake-news/ Mon, 13 Mar 2017 13:21:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=120987 Il creatore del WWW, Tim Berners-Lee, ritiene che serva uno sforzo congiunto per fermare la disinformazione che corre su Internet Il World Wide Web festeggia 28 anni e il suo creatore, Tim Berners-Lee, ha colto l’occasione per esprimersi sul problema delle fake news. Le bufale in Rete sono talmente diffuse da spingere Facebook, Google, Snapchat […]

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Il creatore del WWW, Tim Berners-Lee, ritiene che serva uno sforzo congiunto per fermare la disinformazione che corre su Internet

Il World Wide Web festeggia 28 anni e il suo creatore, Tim Berners-Lee, ha colto l’occasione per esprimersi sul problema delle fake news. Le bufale in Rete sono talmente diffuse da spingere Facebook, Google, Snapchat e quasi tutte le aziende che fanno informazione su Internet a prendere provvedimenti. Il programmatore ammette che sarà un battaglia “di lungo termine” e che è possibile una deriva autoritaria in cui la censura prenderà il sopravvento.

Nel piano di Berners-Lee per fermare il dilagare della disinformazione la parola d’ordine è trasparenza. Il creatore del WWW ritiene che libertà di parola non significa poter condividere informazioni false e denuncia l’utilizzo di algoritmi che promuovono il click baiting e la diffusione di comunicazioni sensazionalistiche e in molti casi del tutto non verificate. Nel suo discorso il programmatore cita anche le forme “immorali” di pubblicità politica che hanno permesso al populismo di guadagnare consensi in tutto il mondo. Berners-Lee, che in passato ha fortemente criticato il diritto all’oblio, chiede quindi ai ricercatori e agli operatori di Internet di trovare nuovi strumenti per garantire la democraticità del web e allo stesso tempo un’informazione affidabile. Infine, il promotore della “Carta per i diritti di Internet” ritiene pericoloso che siano i governi a “stabilire quali notizie siano vere e quali no” alla luce dei numerosi scandali di spionaggio che hanno visto coinvolte le agenzie di sorveglianza.

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Salute, l’88% degli italiani preferisce Dottor Google https://www.datamanager.it/2017/01/salute-l88-degli-italiani-preferisce-dottor-google/ Fri, 27 Jan 2017 10:22:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=117967 Cresce il numero di italiani che cerca cure fai-da-te su Google, incappando spesso in enormi bufale Se a novembre del 2015 erano circa la metà gli italiani che si affidavano alla Rete per risolvere i propri problemi di salute, oggi sono più dell’88%, di cui il 93,3% donne. Il 44% ritiene che cercare informazioni di […]

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Cresce il numero di italiani che cerca cure fai-da-te su Google, incappando spesso in enormi bufale

Se a novembre del 2015 erano circa la metà gli italiani che si affidavano alla Rete per risolvere i propri problemi di salute, oggi sono più dell’88%, di cui il 93,3% donne. Il 44% ritiene che cercare informazioni di questo tipo su internet sia poco o per niente rischioso, mostrandosi indifferenti alle bufale che circolano su rete e social network. Quasi 1 su 2 si affida ai primi risultati dei motori di ricerca senza accertarsi della veridicità delle fonti.La ricerca ossessiva di malattie tramite Google è persino considerato un disturbo psicologico chiamato“cybercondria”, la versione tecnologica dell’ipocondria.
Questo quadro emerge da un’indagine di Ibsa foundation for scientific research, condotta su 802 persone e presentata in occasione del workshop ‘E-Health tra bufale e verita’: le due facce della salute in rete’, promosso insieme a Cittadinanzattiva.

Le fasce più propense

“L’enorme possibilità offerta dalla rete in tema di disponibilità di informazioni può trasformarsi in un pericolo se gli utenti non sono in grado di valutare l’affidabilità di quello che trovano – spiega Silvia Misiti, direttore Ibsa foundation for scientific research – Questo è tanto più vero quanto più sono delicate le aree oggetto delle ricerche. La decisione di iniziare dalle associazioni di pazienti è scaturita dal fato che rappresentano un anello di congiunzione sempre più prezioso tra il mondo dei medici e la necessità dei pazienti che rappresentano”.

La fascia di età 24-34 anni considera la Rete un aiuto ma si fida meno rispetto ai 45-54enni. “Diffidenti a priori” sono, invece, gli ultra 65enni. Enorme divario sul livello di istruzione: ricorrono a Dottor Google il 96% dei laureati contro il 24,5% di chi non è andato oltre la licenza elementare

Consigli anti-bufala

La difesa dalle bufale della Rete passa attraverso anche il primo decalogo sulla ‘health literacy’: prestare massima attenzione alle fonti, privilegiando le pagine ufficiali di organizzazioni riconosciute e affidabili; fare attenzione a forum e blog, che spesso non hanno nessuna affidabilità scientifica; controllare la data di pubblicazione dei contenuti cercando sempre quelli più recenti; evitare di cercare solo conferme; fare attenzione all’effetto paura che si innesca quando cerchiamo i sintomi.

Alcuni consigli riguardano il rapporto con il proprio medico: non esitare a chiedere di ripetere se il medico parla con termini troppo tecnici; ripetere quello che si è capito rispetto alla patologia e al percorso di cura prima di congedarci dal medico; capire a cosa servono i farmaci prescritti.

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Facebook lancia il Journalism Project https://www.datamanager.it/2017/01/facebook-lancia-journalism-project/ Thu, 12 Jan 2017 09:25:35 +0000 http://www.datamanager.it/?p=117016 Lo scopo è di aiutare le testate a sfruttare meglio la piattaforma di condivisione, supportando allo stesso tempo l’analisi delle bufale Zuckerberg in passato ha detto che Facebook non è una media agency. L’affermazione è stata da più parti contestata e probabilmente lo stesso Zuck non ne è così convinto. L’ultima mossa infatti attesta ancora di più […]

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Lo scopo è di aiutare le testate a sfruttare meglio la piattaforma di condivisione, supportando allo stesso tempo l’analisi delle bufale

Zuckerberg in passato ha detto che Facebook non è una media agency. L’affermazione è stata da più parti contestata e probabilmente lo stesso Zuck non ne è così convinto. L’ultima mossa infatti attesta ancora di più il ruolo della piattaforma all’interno dell’industria culturale globale, con la comprensione che sempre più dei mezzi classici, Facebook è diventato luogo primario di raccolta informativa, non solo da parte dell’utente medio. Nella giornata di ieri il team americano ha presentato Journalis Project, una serie di azioni che consentiranno all’azienda di supportare il lavoro dei giornalisti in rete e, allo stesso tempo, l’analisi di quali notizie sono false, dunque da evitare.

Come funziona

L’iniziativa si basa su tre pilastri fondamentali. Il primo guarda alla collaborazione con gli editori per la creazione di nuove modalità di pubblicazione dei contenuti. Il punto di partenza è Instant Articles, una delle modalità con cui le testate potrebbero guadagnare dalle condivisioni sul social. Il secondo è la formazione, ovvero Facebook fornirà ai professionisti una serie di strumenti per migliorare la diffusione degli articoli sul web. C’è già una partnership con Poynter, la più importante scuola di giornalismo americana per la definizione di un corso certificato. L’ultimo punto riguarda l’educazione degli utenti e la scelta di notizie che siano reali a scapito di quelle fake. Non è chiaro in che modo verrà seguito tale scopo ma oltre all’intelligenza degli algoritmi servirà anche un bel po’ di destrezza personale.

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La Germania multerà Facebook per le bufale https://www.datamanager.it/2016/12/la-germania-multera-facebook-le-bufale/ Mon, 19 Dec 2016 14:57:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=116002 Per ogni fake news postata online il social network potrebbe rischiare fino a 500.000 euro di multa Hai voluto la bicicletta? Ti tocca pedalare. Questo è il senso della proposta di legge attualmente in studio in Germania, dove i politici potrebbero mettere alle corde Facebook, costringendolo a setacciare ogni singolo post dei suoi iscritti. Il motivo? […]

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Per ogni fake news postata online il social network potrebbe rischiare fino a 500.000 euro di multa

Hai voluto la bicicletta? Ti tocca pedalare. Questo è il senso della proposta di legge attualmente in studio in Germania, dove i politici potrebbero mettere alle corde Facebook, costringendolo a setacciare ogni singolo post dei suoi iscritti. Il motivo? Una norma, avanzata dal partito socialdemocratico, che spiega come, ad ogni messaggio offensivo o falso, i gestori delle piattaforme social, rischiano una sanzione pecuniaria che può arrivare fino a 500.000 euro, oltre alla richiesta di cancellazione o modifica del contenuto. “In  compagnie come Facebook verrà richiesto di agire legalmente per difendere l’integrità di ciò che viene pubblicato” – dicono da Berlino, lasciando intendere che anche se il social non è una media company, come ha sottolineato in più di un’occasione Zuckerberg, ciò non vuol dire veicolare hate speech o forme di comunicazione non veritiera.

Cosa è successo

Ma come mai questa presa di posizione da parte della Germania? La questione pare essersi aggravata nel momento in cui Facebook ha deciso di affidare a terzi lo scouting di notizie da considerare come fake e dunque da eliminare dal sito. “La compagnia non ha voluto prendersi la responsabilità di gestire direttamente la ricerca di false notizie – ripetono i fautori della proposta – quindi se entro 24 ore dall’esame di un caso non si procede con la cancellazione del post, si potrebbe procedere con la multa. Inoltre, qualora si ritenga necessario, Facebook dovrà rimediare o correggere a quanto pubblicato, nello stesso periodo di tempo concesso”. La presa di posizione potrebbe dar vita a un contesto senza precedenti: sono 1,75 miliardi gli utenti di Facebook, di cui 36,8 milioni solo in Germania. La misura riguarda solo questi ultimi oppure ogni tipo di contenuto postato online? Le preoccupazioni, anche degli esperti giuridici, sono molte e non sembrano, al momento, vedere un chiaro orizzonte per ciò che avverrà.

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Facebook e Google tolgono la pubblicità alle bufale https://www.datamanager.it/2016/11/facebook-google-tolgono-la-pubblicita-alle-bufale/ Wed, 16 Nov 2016 18:30:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=113711 Facebook come Google eliminerà le campagne pubblicitarie nei portali che diffondono notizie false In questi giorni Facebook è stato accusato di aver favorito la vittoria di Donald Trump dando visibilità a notizie bufale o totalmente false. Il social network ha voluto chiarire la sua posizione tramite le parole del suo CEO Mark Zuckerberg ma ciò […]

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Facebook come Google eliminerà le campagne pubblicitarie nei portali che diffondono notizie false

In questi giorni Facebook è stato accusato di aver favorito la vittoria di Donald Trump dando visibilità a notizie bufale o totalmente false. Il social network ha voluto chiarire la sua posizione tramite le parole del suo CEO Mark Zuckerberg ma ciò non è bastato a spegnere la polemica. Facebook ha quindi deciso di seguire la strada già intrapresa da Google andando a colpire i creatori di contenuti e false informazioni sul vivo, ovvero nei guadagni. I messaggi pubblicitari all’interno di questi articoli verranno infatti oscurati.

“In accordo con le policy di Audience Network, non integriamo o mostriamo pubblicità nelle app e nei siti che pubblicano contenuti illegali, ingannevoli o fallaci, incluse le notizie false.  – afferma il social network – Sebbene fosse sottinteso, abbiamo aggiornato la policy per chiarire in modo esplicito che questo vale anche per le notizie false. Il nostro team continuerà ad esaminare attentamente tutti i potenziali editori e a monitorare tutti quelli già esistenti per garantirne la conformità”.

All’inizio della vicenda, Facebook era stato accusato di aver censurato le opinioni dell’ala conservatrice statunitense dai Trending Topics. L’azienda aveva quindi sostituito il suo team di redattori con un algoritmo, che sfortunatamente ha dato risalto alle bufale. Queste infatti risultavano i contenuti più popolari in quel momento e il software non ha potuto fare altro che dargli visibilità. Zuckerberg ha inizialmente affermato che fosse “folle” pensare che la sua azienda avesse favorito l’elezione di Trump e in seguito ha chiarito che “il 99% delle notizie diffuse Facebook sono autentiche” ma che comunque è “sempre più difficile identificare la verità”.

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Aids, il “paziente zero” è solo un’enorme bufala https://www.datamanager.it/2016/10/aids-paziente-zero-solo-unenorme-bufala/ Thu, 27 Oct 2016 12:27:55 +0000 http://www.datamanager.it/?p=112412 Smentita l’esistenza di un primo contagiato ufficiale dal virus dell’Hiv Secondo uno studio condotto dall’Università dell’Arizona di Tucson non esisterebbe affatto un primo “untore” ufficiale dell’Aids, nonostante le cronache mediche degli anni 80 indicassero in Gaetan Dugas il cosiddetto “paziente zero”, responsabile della prima diffusione del virus. Lo steward franco-canadese della compagnia aerea Air Canada […]

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Smentita l’esistenza di un primo contagiato ufficiale dal virus dell’Hiv

Secondo uno studio condotto dall’Università dell’Arizona di Tucson non esisterebbe affatto un primo “untore” ufficiale dell’Aids, nonostante le cronache mediche degli anni 80 indicassero in Gaetan Dugas il cosiddetto “paziente zero”, responsabile della prima diffusione del virus.

Lo steward franco-canadese della compagnia aerea Air Canada sarebbe stato il primo soggetto nel quale la malattia aveva raggiunto effettiva conclamazione e quindi il primo veicolo attraverso il quale il virus Hiv si sarebbe introdotto e diffuso negli Statti Uniti.

Il virus c’era già negli anni 70

Per anni Dugas è stato indicato dalle autorità sanitarie come il mezzo di trasmissione e contagio dell’Aids nel Nuovo Continente, a causa di un orientamento sessuale promiscuo, che avrebbe contribuito ad ampliare il novero dei primi contagiati, anche se inconsapevolmente.

Purtroppo Dugas, deceduto nel 1984 a causa della malattia, non potrà mai sapere di essere stato scagionato dal ruolo di “paziente zero” dallo studio che ha bollato come una gigante bufala medica questa convinzione. L’indagine ha ricostruito nel dettaglio lo sviluppo del virus Hiv negli Stati Uniti, giungendo alla conclusione che il microrganismo era già presente nel corso degli anni 70, arrivando dai Caraibi e rimanendo latente per qualche tempo prima di esplodere in tutta la sua virulenza.

I complessi studi coordinati dal professor Michael Worobey hanno portato gli autori a ricostruire le tappe evolutive del virus e a scagionare Gaetan Dugas dalle accuse che gli avevano conferito una fama negativa in tutto il mondo dopo il suo decesso, come una sorta di untore moderno rivelatosi in realtà il classico capro espiatorio di un male che ha ucciso tantissime persone in tutti il mondo. Di recente è stato dato il via libera alla sperimentazione di un farmaco che rende il virus Hiv incapace di trasmettersi attraverso gli organismi umani, favorendo così la prevenzione, che risulta ancora fondamentale. In California inoltre è stato avviato un progetto basato su una speciale pillola, che abbatte le probabilità di infezione da Hiv, per la cui prevenzione è stato prodotto in Italia un vaccino che sembra funzionare.

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